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Montagna. Un’immagine

È inte­res­san­te osser­va­re d’estate la nuda pie­tra del­la mon­ta­gna dolo­mi­ti­ca che, immo­bi­le, si inse­ri­sce come un anti­co testi­mo­ne fra la mac­chia ver­de di lari­ci e abe­ti e il cie­lo azzur­ro inten­so, tin­to qui e lì dal can­do­re imma­co­la­to di qual­che nube di passaggio.

Se c’è una par­ti­co­la­re zona mon­tuo­sa dove amia­mo recar­ci di fre­quen­te, al rin­no­var­si di quell’incontro scor­ge­re­mo sem­pre i mede­si­mi avval­la­men­ti, gli stes­si cana­lo­ni, le soli­te cre­ste dal­la for­ma irre­go­la­re e immutata.

È un incon­tro, quel­lo con le vet­te, che ci ras­si­cu­ra ad ogni occa­sio­ne poi­ché le ritro­ve­re­mo del tut­to inal­te­ra­te, soli­de e alte­re, mae­sto­se, pos­sen­ti, in un mon­do nel qua­le, inve­ce, ogni cosa è in con­ti­nua evoluzione.

Gli albe­ri non sono più quel­li, il bosco ha già pre­so for­me leg­ger­men­te diver­se, la “regi­na dei boschi” ormai è un ricor­do lon­ta­no (nome che fu dato all’abete più alto del bosco; supe­ra­va in altez­za gli altri così tan­to da esse­re ben visi­bi­le anche in lon­ta­nan­za). Fu col­pi­ta da un ful­mi­ne in una not­te impie­to­sa duran­te un vio­len­to temporale.

Distogliendo da lì lo sguar­do per rivol­ger­lo alla val­la­ta, esso si per­de­rà pre­sto nel ricor­do di bam­bi­ni diven­ta­ti adul­ti, adul­ti diven­ta­ti anzia­ni.

E anzia­ni che non ci sono più; è rima­sta di loro la memo­ria inde­le­bi­le dei vol­ti sca­va­ti dai fred­di inver­ni, del loro gesti­co­la­re, sor­ri­de­re, incu­pir­si. Dei loro dram­mi e dei loro amo­ri.tramonto in montagna

Ogni ango­lo del pae­se li richia­ma alla memo­ria; il ricor­do ha per­du­to la niti­dez­za di un tem­po assu­men­do il color sep­pia di una vec­chia foto­gra­fia, ma ha man­te­nu­to intat­to il trat­to carat­te­ri­sti­co di ognu­no di loro.

Esso rima­ne vibran­te nell’aria come un’impronta che testi­mo­nia l’insostituibile uni­ci­tà di cia­scu­no. Il cuo­re allo­ra si riem­pie di nostal­gia poi­ché trop­po bre­ve è sta­to il tem­po tra­scor­so assie­me, trop­po disat­ten­to l’ascolto dei loro rac­con­ti, trop­po spes­so abbia­mo rite­nu­to quel­le esi­sten­ze scon­ta­te ed eter­ne come eter­na è la mon­ta­gna che sovra­sta la val­le e che sem­bra, con la sua pre­sen­za, voler­la pro­teg­ge­re e rassicurare.

E allo­ra potrem­mo sen­tir­ci sopraf­fat­ti dal­la sen­sa­zio­ne di prov­vi­so­rie­tà e potrem­mo sen­ti­re il desi­de­rio di appar­te­ne­re per un momen­to a quel­la roc­cia, dive­ni­re per qual­che ora par­te di essa, iner­pi­can­do­ci su sen­tie­ri che furo­no aper­ti un tem­po da cac­cia­to­ri loca­li e ora bat­tu­ti da rari turisti.

Potremmo arri­va­re in cima e di las­sù immer­ger­ci nel silen­zio che offre l’ambiente, per­ce­pi­re il pro­fu­mo di resi­na pro­ve­ni­re dal bosco sot­to­stan­te, ascol­ta­re il ver­so caco­fo­ni­co di una cor­nac­chia che sci­vo­la leg­ge­ra e nera da sem­bra­re un monito.

Lì dove l’aria è più sot­ti­le, anche il pen­sie­ro si fa più rare­fat­to. Piano, pia­no si pro­du­ce al nostro inter­no un pic­co­lo spa­zio di silen­zio che ren­de più niti­do ogni segre­to cela­to nel cuo­re; quel cuo­re che la men­te tan­to spes­so vor­reb­be zit­ti­re poi­ché egli, così genui­na­men­te, sa met­te­re a nudo il nostro sen­ti­re più profondo.

In quel momen­to potrem­mo scor­ge­re, anche solo per pochi istan­ti, una inti­ma veri­tà: NOI sia­mo i testi­mo­ni di quel solen­ne edi­fi­cio, testi­mo­ni del­la bel­lez­za che si spa­lan­ca davan­ti ai nostri occhi… se solo sapes­si­mo guar­da­re, se solo sapes­si­mo ascol­ta­re!

NOI tran­si­tia­mo attra­ver­so l’esistenza, uni­ci custo­di del­la nostra testi­mo­nian­za e tra­ghet­ta­to­ri nel tem­po del suo inti­mo auten­ti­co ricor­do per offrir­la, pri­ma o poi, in un gior­no vici­no o lon­ta­no, chis­sà dove. Chissà Dove…

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8 Comments

  1. Fede ha detto:

    o gene­ro­sa misti­ca poe­tes­sa: quan­do ho fini­to di leg­ge­re que­ste tue splen­di­de not­tur­ne righe mi sono accor­to che qua­si toc­ca­vo il soffitto :-)))
    Buonanotturna continuazione!

  2. Ilia ha detto:

    Complimenti Valeria, scri­vi vera­men­te bene. Ma da chi hai imparato?
    Leggere le tue sug­ge­stio­ni è vera­men­te un piacere.
    Ciao, alla prossima.

    • Valeria ha detto:

      Grazie infi­ni­te Ilia e Fede. Non ho idea di dove ho impa­ra­to; a dire il vero non sape­vo nem­me­no di aver imparato…
      Non sto scher­zan­do… dico il vero! Com’è stra­na la vita :oogle: