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Aikido: nonostante quello che si pensa, una vera arte marziale.

Dopo aver nota­to quan­to sia faci­le per le per­so­ne che vedo­no fil­ma­ti sull’Aikido, pen­sa­re che “quel­li che vola­no” lo fac­cia­no per puro com­pia­ci­men­to e quin­di che l’ef­fi­ca­cia del­le tec­ni­che non sia rea­le, ho deci­so di dedi­ca­re qual­che post a que­sta magni­fi­ca arte mar­zia­le che ho avu­to la for­tu­na di pra­ti­ca­re per mol­ti anni.

Tanto per comin­cia­re, l’ai­ki­do non è un’ar­te mar­zia­le nel comu­ne sen­so con cui si inten­de que­sto termine. 

L’aikido nasce come una via, un modo per rea­liz­za­re qual­co­sa nel­la vita. Essenzialmente come le altre arti mar­zia­li (il ter­mi­ne “do” in fon­do ai vari nomi signi­fi­ca appun­to “via”, “sen­tie­ro”), ma con una pro­pen­sio­ne mol­to mag­gio­re allo svi­lup­po inte­rio­re di chi la pra­ti­ca e un’as­so­lu­ta man­can­za intrin­se­ca di sco­po bel­li­co

Ueshiba Morihei, il fon­da­to­re e crea­to­re dell’Aikido, arri­vò a codi­fi­car­ne le tec­ni­che fon­da­men­ta­li a segui­to di un’e­spe­rien­za inte­rio­re for­tis­si­ma che coro­nò un per­cor­so plu­ri­de­cen­na­le nel­lo stu­dio del­le varie for­me di combattimento.

Ueshiba Morihei nella sua vecchiaia

Il carat­te­re for­gia­to da due guer­re, una serie di gra­di altis­si­mi in mol­te altre arti mar­zia­li (gra­di con­qui­sta­ti in un’e­po­ca in cui non veni­va­no elar­gi­ti facil­men­te come oggi), rese­ro que­st’uo­mo un “con­cen­tra­to” di espe­rien­za mar­zia­le

Come lo stes­so Ueshiba nar­ra nel­le sue memo­rie, un gior­no, pas­seg­gian­do nel suo giar­di­no, ebbe una sor­ta di illu­mi­na­zio­ne.

“Una neb­bia dora­ta avvol­se il mio cor­po mostran­do­mi tut­te le mie meschi­ni­tà ed ingan­ni. Vidi la mia for­ma come quel­la di un esse­re dora­to; l’intero ope­ra­to del cosmo mi appar­ve per­fet­ta­men­te chia­ro. Vidi che io sono l’universo e mi fu chia­ra la natu­ra del­la crea­zio­ne; la via di un guer­rie­ro è mani­fe­sta­re l’amore divi­no, uno spi­ri­to che abbrac­cia e nutre tut­te le cose. Vidi che la mia dimo­ra era l’intero uni­ver­so e il sole, la luna e le stel­le era­no i miei inti­mi amici.”

La natu­ra di una simi­le espe­rien­za è ovvia­men­te fuo­ri dal­l’or­di­na­rio. Evidentemente que­st’uo­mo toc­cò qual­co­sa al pro­prio inter­no, spe­cial­men­te da quel­lo che si leg­ge nel­la pri­ma fra­se, in cui dice che ebbe la visio­ne di tut­te le sue meschi­ni­tà ed ingan­ni

Per chiun­que cono­sca qual­co­sa di ricer­ca del­la veri­tà que­sto è uno dei risul­ta­ti più bel­li da rag­giun­ge­re. Il pun­to in cui ti vedi per quel­lo che sei e non per quel­lo che pen­si di esse­re

Ueshiba non era evi­den­te­men­te uno qual­sia­si già pri­ma di que­sta rea­liz­za­zio­ne, ma mi pare chia­ro che dopo diven­tò qual­co­sa di anco­ra più raro. 

L’Aikido nasce da que­sta visio­ne, dal­la con­sa­pe­vo­lez­za rag­giun­ta da que­st’uo­mo che indub­bia­men­te non era una con­sa­pe­vo­lez­za ordi­na­ria

E que­sto è a tut­ti gli effet­ti rifles­so nel­l’ar­chi­tet­tu­ra del­le tec­ni­che e dai movimenti. 

Movimenti che ovvia­men­te sono riscon­tra­bi­li in mol­te altre tra­di­zio­ni e meto­di ma con una dif­fe­ren­za: la con­ca­te­na­zio­ne di even­ti che gene­ra­no

L’Aikido non è subi­to effi­ca­ce in una ris­sa da stra­da. Occorrono mol­ti anni di stu­dio per­chè que­sto avven­ga e que­sto per diver­si aspetti.

Il pri­mo è quel­lo tec­ni­co; i movi­men­ti dell’Aikido sono mol­to com­ples­si e devo­no esse­re ese­gui­ti con gran­dis­si­ma atten­zio­ne e pre­ci­sio­ne, altri­men­ti risul­ta­no sem­pli­ce­men­te inu­ti­li.

Il secon­do ma non meno impor­tan­te è inve­ce quel­lo che la pra­ti­ca di que­sti movi­men­ti costrui­sce all’in­ter­no di chi li esegue. 

In qual­che modo è come se le tec­ni­che agis­se­ro sul­l’in­ter­no del pra­ti­can­te, strut­tu­ran­do­ne un livel­lo di com­pren­sio­ne diver­so, in un pro­ces­so abba­stan­za len­to ma costan­te.

Ad un cer­to pun­to que­sto effet­to può sta­bi­liz­zar­si in uno sta­to diver­so e il pra­ti­can­te “esce” dal­lo sche­ma del­la pura tec­ni­ca per entra­re in quel­lo che la tec­ni­ca por­ta con se’.

E’ da qui in poi che la cosa diven­ta effi­ca­ce anche in una ris­sa da stra­da. Diviene vera­men­te dif­fi­ci­le, ad esem­pio, met­te­re il pra­ti­can­te fuo­ri equi­li­brio, per­chè il suo pun­to di equi­li­brio non è più sta­ti­co, ma si muo­ve, fluen­do nel­lo spa­zio nel­le tre dimen­sio­ni in una dina­mi­ca con­ti­nua ed armo­ni­ca che lo ren­do­no in costan­te “cadu­ta libera”. 

In un cer­to sen­so si par­la del­lo stes­so equi­li­brio di una sfe­ra; potre­te col­pir­la, lan­ciar­la o fare qua­lun­que cosa, ma una sfe­ra non può “cade­re”. Può solo “roto­la­re” e, anche quan­do lascia­ta cade­re in ver­ti­ca­le, col­pi­rà il ter­re­no roto­lan­do, non pian­tan­do­si su uno spigolo. 

- Continua

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10 Comments

  1. sytry82 ha detto:

    Bel post! Resta il fat­to che tut­te le arti mar­zia­li sono alta­men­te edu­ca­ti­ve e per nien­te “vio­len­te”. Chi le pra­ti­ca lo sa bene.

    • Franz ha detto:

      Grazie! Sull’altamente edu­ca­ti­vo con­cor­do. Sul non vio­len­to, dipen­de da chi le inse­gna. Negli sta­ti uni­ti ti assi­cu­ro che l’i­sti­ga­zio­ne alla vio­len­za nel mon­do del­le arti mar­zia­li è la norma.

  2. GIUSEPPE ha detto:

    Informazioni mol­to uti­li. E’ vero che una del­le cose più dif­fi­ci­li, per ognu­no di noi, è rico­no­sce­re le pro­prie meschi­ni­tà e la “fal­sa” visio­ne che abbia­mo di noi stes­si. Effettivamente è una tap­pa mol­to impor­tan­te per un “ricer­ca­to­re”. Conosco e con­di­vi­do anche il valo­re del­le disci­pli­ne mar­zia­li “inte­rio­ri” che, oltre a met­ter­ci in gra­do di difen­der­ci, ci offro­no un meto­do di “lavo­ro” su noi stes­si. Il mio pre­ce­den­te dub­bio (sul fil­ma­to) nasce­va dal fat­to che mi sem­bra­va di nota­re una cer­ta accon­di­scen­dan­za nel far­si affer­ra­re e sca­ra­ven­ta­re lon­ta­no. Avendo fre­quen­ta­to un po’ di “pale­stre” ho nota­to come mol­ti allie­vi, sug­ge­stio­na­ti dal nome del mae­stro, si fac­cia­no fare da que­st’ul­ti­mo tut­to quel­lo che gli aggra­da. Ciò non toglie che vi sono Maestri che pos­seg­go­no effet­ti­va­men­te capa­ci­tà supe­rio­ri. Io per­so­nal­men­te, duran­te un semi­na­rio di Fire Power, ho visto Filippo fare diver­si pas­si indie­tro, fino qua­si a cade­re, dopo un “lie­ve” toc­co di Andrea. Ma quel­lo l’ho visto con i miei occhi, e non vi era accon­di­scen­den­za. Comunque, gra­zie per le pre­ci­sa­zio­ni. Vuol dire che gra­zie alla pro­vo­ca­zio­ne ci godre­mo altri tuoi bei post. Un saluto.

    • Franz ha detto:

      Si, quel­lo che dici sul­la con­di­scen­den­za è spes­so riscon­tra­bi­le, anche se spes­so essa nasce in modo incon­sa­pe­vo­le. Parlerei più di sug­ge­stio­ne, in quei casi.
      Per quan­to riguar­da ciò che tu hai nota­to, vedrai che in uno dei pros­si­mi post tro­vi la ragio­ne, che risie­de pro­prio in quell’ ”ogget­ti­vi­tà” che menziono.
      Ciao

  3. Inenascio Padidio ha detto:

    Franz, l’e­spe­rien­za visio­na­ria del mae­stro Ueshiba Morihei somi­glia mol­to alla mia espe­rien­za del divi­no. Egli ha mani­fe­sta­to l’a­mo­re divi­no con l’Arte mar­zia­le, men­tre a me è sta­to dato di mani­fe­star­lo con la Sapienza, tan­to gran­de da ren­de­re stol­ti, al mio cospet­to, i più acu­ti pen­sa­to­ri, in pri­mis in Italia, l’a­ma­bi­lis­si­mo “Amico par­ti­co­la­re” (così elet­to ne’ LA DIVINA COMMEDIA BIS), Emanuele Severino. Un salu­to cir­co­la­re. :smirk: :smirk: :smirk: :smirk:

    • Inenascio Padidio ha detto:

      Nessuno, dico NESSUNO, può lamen­ta­re di non poter mani­fe­sta­re l’Amore divi­no. Per esem­pio, pro­prio te Franz, come lo mani­fe­sti? Lo mani­fe­sti nel­la cono­scen­za e pra­ti­ca del­la “Tecnica infor­ma­ti­ca”, che io non rie­sco mini­ma­men­te a con­ce­pi­re, pro­prio come tu non potrai mai con­ce­pi­re la mia “Sapienza”. Ognuno ha i pro­pri talen­ti rice­vu­ti in dono dall’Architetto Celeste.

  4. Sifu Lorenzo ha detto:

    Salve a tutti.
    Ho deci­so di par­te­ci­pa­re alla discus­sio­ne per­chè in par­te appro­vo ciò che dice Franz e in par­te ciò che con­tro­bat­te Inenascio Padidio.
    L’arte mar­zia­le odier­na è spic­ca­ta­men­te muti­la­ta del­la com­po­nen­te eso­te­ri­ca, e solo in alcu­ni casi rima­ne un vago sen­ti­men­ta­li­smo spirituale.
    Il vero eso­te­ri­smo, in real­tà, è ben altra cosa da ciò che è più pro­ba­bi­le tro­va­re in seno alla Marzialità, ossia il misticismo.
    Così come è vero che la tra­smis­sio­ne eso­te­ri­ca, nel­l’e­po­ca alta­men­te invo­lu­ti­va del kali Yuga,non può che dir­si inter­rot­ta (e se si tro­va qual­che cate­na intat­ta di qual­che grup­po filia­to regoar­men­te a tra­di­zio­ni Originali allo­ra è per­chè il kar­ma lo con­sen­te) allo stes­so modo però vi è da dire che il Ueshiba non è sta­to pro­pria­men­te il peg­gio­re tra gli inse­gnan­ti di arti marziali.
    Non è for­se infat­ti pre­fe­ri­bi­le un movi­men­to, sep­pur sepa­ra­to dal­la vera tra­di­zio­ne, che spin­ga l’in­di­vi­duo ad un par­zia­le risve­glio del­la coscien­za, che inve­ce un fiu­me tor­bi­do di movi­men­ti asso­lu­ta­men­te invo­lu­ti che ridu­ca­no l’ar­te mar­zia­le a sport olimpici?
    Non voglio esser tedio­so, ne appa­ri­re in alcun modo oltrag­gio­so nei con­fron­ti di que­sto o quel mae­stro, ma per con­clu­de­re il mio inter­ven­to con­si­glio viva­men­te di pre­fe­ri­re, in caso si sia desi­de­ro­si di entra­re in una pale­stra, un’ar­te mar­zia­le ad uno sport da combattimento(kick boxing, pugi­la­to etc.), ma se si vuo­le par­la­re di ricer­ca del­la Verità e di Esoterismo allo­ra sug­ge­ri­rei non tan­to que­sta o quel­l’ar­te mar­zia­le, ma tan­ta buo­na volon­tà e voglia di far chia­rez­za per lo meno su que­sti termini.
    Cordialmente, Sifu Lorenzo