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Biennale di Venezia: superficialità totale anche nell’arte – By Ilia

Merda d'artistaCome si leg­ge sul Corriere è al via la Biennale di Venezia, con l’esposizione del­le ope­re d’arte di diver­si arti­sti con­tem­po­ra­nei, di cui si pos­so­no vede­re alcu­ne imma­gi­ni all’interno del articolo.

Tra le più pro­vo­ca­to­rie si pos­so­no ammi­ra­re fin­ti cada­ve­ri avvol­ti in un telo (il tut­to in mar­mo di Carrara), un cor­po di gom­ma che come mor­to gal­leg­gia in una pisci­na, spec­chi infran­ti, ed altre cose alquan­to inna­tu­ra­li e tal­vol­ta deci­sa­men­te sgra­de­vo­li.

La super­fi­cia­li­tà dila­gan­te di que­sta epo­ca, di cui ha più vol­te par­la­to Franz, non può non coin­vol­ge­re anche l’arte, allon­ta­nan­do­la sem­pre di più da un’idea di armo­nia e dal ten­ta­ti­vo dell’artista non solo di espri­me­re se stes­so, ma anche di susci­ta­re nel­lo spet­ta­to­re qual­co­sa che lo emo­zio­ni pro­fon­da­men­te, in gra­do a vol­te anche di elevarlo.

Da ormai mol­to tem­po l’arte ha per­so con­tat­to con la cono­scen­za vera, quel­la cono­scen­za di prin­ci­pi e di meto­do­lo­gie che per­met­te a chiun­que la pos­seg­ga di pro­dur­re in manie­ra scien­ti­fi­ca e ripro­du­ci­bi­le effet­ti sul­la mate­ria, sull’emotivo e sul­la men­te del­lo spet­ta­to­re.

Pensiamo per esem­pio alle cat­te­dra­li goti­che, alla sen­sa­zio­ne che sono in gra­do di pro­vo­ca­re in chiun­que vi entri all’interno e sia mini­men­te in uno sta­to di ascol­to rispet­to all’ambiente, indi­pen­den­te­men­te dal col­le­ga­men­to sog­get­ti­vo di tro­var­si in un luo­go di culto.

Stiamo par­lan­do di “Arte Oggettiva”, come la chia­ma Gurdjeff nel libro “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto”, dove in par­ti­co­la­re si fa rife­ri­men­to ad una musi­ca che è in gra­do di pro­dur­re pre­ci­si effet­ti fisi­ci, cioè di distrug­ge­re costru­zio­ni o ucci­de­re per­so­ne, ma anche in gra­do di edi­fi­ca­re e curare.

pieta-michelangeloNon può esse­re altri­men­ti, una cono­scen­za è tale se può esse­re usa­ta sem­pre nel­le due dire­zio­ni, una costrut­ti­va e l’altra distruttiva.

A que­sto pun­to pro­via­mo a chie­der­ci: qua­le lin­guag­gio sta die­tro una cono­scen­za che si pos­sa defi­ni­re ogget­ti­va? Secondo la mia espe­rien­za di Ricercatore, sia in ambi­to scien­ti­fi­co che inte­rio­re, tale lin­guag­gio non può che esse­re la Matematica. La mate­ma­ti­ca infat­ti è un lin­guag­gio che ci per­met­te di descri­ve­re la real­tà che ci cir­con­da in base alle leg­gi che la gover­na­no, indi­pen­den­te­men­te dal­la sog­get­ti­vi­tà emo­ti­va di chi ope­ra con tale linguaggio.

La mate­ma­ti­ca è uni­ver­sa­le, non cam­bia a secon­da del­le cul­tu­re, non si modi­fi­ca a secon­do del­le epo­che sto­ri­che, fa par­te del modo del­le idee di cui par­la­va Platone, esi­ste già di per se, è la “Matrix” (cioè la matri­ce) che sta die­tro alla nostra per­ce­zio­ne sog­get­ti­va del­la real­tà. Scopo del ricer­ca­to­re è esplo­rar­ne le infin­te stan­ze diven­tan­do­ne sem­pre più padro­ne, ed uti­liz­zan­do­ne i risul­ta­ti per inte­ra­gi­re con la real­tà, supe­ran­do i limi­ti che pri­ma di sco­prir­ne le leg­gi era­no invalicabili.

Nel 700’ Newton for­mu­lo mate­ma­ti­ca­men­te la descri­zio­ne del­la Forza di Gravità, che descri­ve il cam­po gra­vi­ta­zio­na­le gene­ra­to da un cor­po dota­to di una cer­ta mas­sa. Da que­sta sem­pli­ce for­mu­la, che tut­ti abbia­mo stu­dia­to a scuo­la, met­ten­do­la in rela­zio­ne con i prin­ci­pi del­la dina­mi­ca descrit­ti da equa­zio­ni mate­ma­ti­che, è pos­si­bi­le cal­co­la­re la velo­ci­tà di fuga che biso­gna impri­me­re ad un raz­zo per far­lo usci­re dal cam­po gra­vi­ta­zio­na­le ter­re­stre. E così l’uomo è anda­to sul­la luna.

Il mec­ca­ni­smo quin­di è chia­ro, cono­sce­re le leg­gi per supe­ra­re il limi­te descrit­to dal­le leg­gi stes­se, e poter­si eman­ci­pa­re. Questo vale sem­pre, nel mon­do este­rio­re come in quel­lo interiore.

Per muo­ver­si in que­sto sen­tie­ro è neces­sa­ria però una cer­ta sete di cono­scen­za, lega­ta al quel sen­so di irre­quie­tu­di­ne che indu­ce a non accon­ten­tar­si del­le rispo­ste scon­ta­te, che spin­ge a far­si del­le doman­de, sul come e sul per­ché del­le cose. E fac­cia­mo atten­zio­ne all’ordine di que­ste due paro­le fon­da­men­ta­li, pri­ma il “come” e poi il “per­ché”: solo quan­do si capi­sce come fun­zio­na qual­co­sa se ne può capi­re anche la moti­va­zio­ne che ne sta die­tro, non viceversa.

Questo è l’errore tipi­co del­le per­so­ne dif­fi­den­ti, pri­ma di com­pren­de­re il come voglio­no sape­re il per­ché, e così a vol­te, per pau­ra di esse­re fre­ga­ti come dice­va Franz par­lan­do del­le set­te, si per­do­no l’opportunità di sco­pri­re qual­co­sa che potreb­be cam­bia­re loro la vita.

Ora per con­clu­de­re mi fac­cio una doman­da: c’è qual­co­sa di tut­to que­sto nel­le ope­re espo­ste alla Biennale di Venezia? Non so voi, ma io non ne vedo nean­che l’ombra.

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4 Comments

  1. blushaft ha detto:

    Ciao Ilia…bello e corag­gio­so il tuo articolo.…in effet­ti il con­cet­to di bel­lez­za ed armo­nia più clas­si­co si è per­so sem­pre più in con­for­mi­tà alle epo­che più o meno buie…
    Ritengo per­so­nal­men­te che qual­sia­si cosa pos­sa diven­ta­re arte per­chè dipen­de da come lo si fa e non da cosa si fa.…
    Avere tra­sce­so in sè ed espri­mer­lo nel­la mate­ria è cosa di pochi e sem­pre lo sarà…come anche la cono­scen­za da te citata…è un cibo per pochi…
    Dietro la mate­ma­ti­ca vi sta una men­te … ed una men­te sog­get­ti­va non può spie­ga­re l’og­get­ti­vo… come la men­te non può cura­re se stes­sa etc… per­chè si fon­da sul prin­ci­pio del­la dualità…
    Occorrono altri stru­men­ti per son­da­re …è come esse­re davan­ti ad un ocea­no con una bot­ti­glia in mano e voler riem­pi­re la bot­ti­glia con tut­to il liqui­do pre­sen­te davan­ti ai nostri occhi.…
    Un saluto…
    Wfal

  2. Ilia ha detto:

    Grazie tan­te del com­men­to. Permettimi una pre­ci­sa­zio­ne. Certo occor­ro­no stru­men­ti oltre la men­te dua­le per son­da­re vera­men­te, qual­co­sa di più di una men­te sog­get­ti­va. La cono­scen­za di un lin­guag­gio ogget­ti­vo come la mae­ma­ti­ca però può aiu­ta­re alla com­pren­sio­ne se una per­so­na è vera­men­te alla ricer­ca, facen­do­gli sfio­ra­re a vol­te livel­li di com­pren­sio­ne che il suo sta­to rea­liz­za­to­io da solo non gli permetterebbe.
    Un saluto…

  3. blushaft ha detto:

    Un lin­guag­gio può esse­re oggettivo…?
    o per sua stes­sa natu­ra è per for­za soggettivo…?
    da dove sca­tu­ri­sce il linguaggio.…?
    quin­di se par­lia­mo di lin­guag­gio par­lia­mo di men­te dua­le o no ?
    Un con­to è capi­re e qui entra in cam­po la sola mente…
    un con­to è la com­pren­sio­ne dove una giu­sta dose di ragio­ne e sen­ti­men­to entra­no in gioco.…
    quin­di con la sola men­te è pos­si­bi­le com­pren­de­re o solo capi­re qualcosa ?
    si può arri­va­re a sfio­ra­re livel­li in cui si è capi­to qual­co­sa in modo innimaginabile.…
    ma un altra cosa è la comprensione…
    dif­fi­cil­men­te si può com­pren­de­re qual­co­sa che già non si contiene ?
    e se così fos­se livel­li di com­pren­sio­ne e sta­to rea­liz­za­ti­vo dovreb­be­ro esse­re disgiunti…?
    quin­di ripe­tia­mo la doman­da, la cono­scen­za di un lin­guag­gio come la mate­ma­ti­ca può aiu­ta­re alla com­pren­sio­ne o a capire ?

    • franz ha detto:

      La mente…mente, e capi­re spes­so pre­clu­de la stra­da del­la comprensione.
      D’altronde inve­ce dopo com­pren­sio­ne si apre la stra­da per capire.
      E’ una que­stio­ne di comu­ni­ca­zio­ne tra stru­men­ti diver­si. La men­te, assog­get­ta­ta al cuo­re, è uno stru­men­to for­mi­da­bi­le per la comprensione.
      Quando la men­te dimen­ti­ca il cuo­re, ed è pro­get­ta­ta per far­lo, allo­ra la com­pren­sio­ne è impe­di­ta e l’e­spe­ri­re si tra­sfor­ma in mero sape­re. Impermanente ed inutile.
      Diversa è for­se la que­stio­ne del lin­guag­gio, il cui sco­po dovreb­be esse­re quel­lo di tra­sfe­ri­re, di for­ni­re un ter­re­no comu­ne tra due inter­lo­cu­to­ri. La mate­ma­ti­ca esu­la da que­sto con­cet­to, quan­do pren­de in con­si­de­ra­zio­ne il tut­to di un continuum.
      Quando non pre­ten­de di ridur­re a model­lo una real­tà altri­men­ti estre­ma­men­te complessa.
      In fin dei con­ti fino­ra, e per quan­to mi è dato di capi­re dal­le mie scar­se cono­scen­ze, la mate­ma­ti­ca è anco­ra map­pa e, in quan­to tale, non potrà mai esse­re il ter­ri­to­rio, nep­pu­re per atto magico.
      Ma la mate­ma­ti­ca di fron­tie­ra, quel­la che vie­ne in que­sti tem­pi svi­lup­pa­ta, si avvi­ci­na mol­to ad una descri­zio­ne seria del­la real­tà. Il pro­ble­ma è che man­ca­no dei pezzi.
      Faccio un esem­pio, trat­to dal­l’a­na­li­si mate­ma­ti­ca. Quando nel­lo stu­dio del­la fun­zio­ne si ope­ra il cosid­det­to “pas­sag­gio al limi­te”, in real­tà si met­te in cam­po un’o­pe­ra­zio­ne di “com­pren­sio­ne”, che per­met­te di effet­tua­re il sal­to dal mon­to quan­ti­co a quel­lo continuo.
      La mate­ma­ti­ca è par­ti­ta dal­la descri­zio­ne del con­ti­nuo, per poi appro­da­re all’in­fi­ni­ta­men­te pic­co­lo, con la mec­ca­ni­ca quan­ti­sti­ca, ed ora ha esu­la­to da que­sto ambi­to ristret­to, per ope­ra di stru­men­ti di cal­co­lo sem­pre più raffinati.
      La mate­ma­ti­ca del­l’u­ni­ver­so non può che esse­re ogget­ti­va. Ciò che è sog­get­ti­vo è in real­tà il nostro uti­liz­zo del­lo stru­men­to mate­ma­ti­co, anco­ra limitato.