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Psicofarmaci: in aumento tra i giovani italiani

La noti­zia la pub­bli­ca ieri l’AN­SA, dicen­do che la per­cen­tua­le di gio­va­ni dai 15 ai 16 anni che si “fan­no” di psi­co­far­ma­ci è aumen­ta­ta.

Ok, ma di quan­to? E rispet­to a quando?

Noti­zie come que­sta mi fan­no gira­re le pal­le, a pro­po­si­to di super­fi­cia­li­tà e fazio­si­tà. A cosa mi ser­ve sape­re che dei gio­va­nis­si­mi si fan­no di più, se non so quan­to e rispet­to a quan­do?

Non è pos­si­bi­le estra­po­la­re alcu­na rea­le infor­ma­zio­ne da una noti­zia lan­cia­ta così, se non quel­la erra­ta di una popo­la­zio­ne di gio­va­nis­si­mi rovi­na­ti nel­l’in­ti­mo. Il che non è!

Que­sto è un esem­pio di quan­to dice­vo ieri nel post sul­la super­fi­cia­liz­za­zio­ne. Que­sto gene­re di lan­ci, appa­ren­te­men­te pro­fon­di, per­chè snoc­cio­la­no alcu­ne cifre, in real­tà non han­no sen­so. Però chi li scri­ve e li pub­bli­ca se ne fre­ga alta­men­te. Da nota­re che sul con­su­mo di alco­li­ci stra­na­men­te l’ar­ti­co­lo è inve­ce estre­ma­men­te pre­ci­so.

Per for­za! L’al­cool è un argo­men­to su cui insi­ste­re, è di moda. Gli psi­co­far­ma­ci inve­ce, dato che li fic­ca­no in boc­ca pure ai bam­bi­ni evi­den­te­men­te van­no bene!

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