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Ricerca della Verità: il silenzio quantico e la dilatazione dell’intervallo.





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E’ pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re, all’in­ter­no di una con­di­zio­ne di silen­zio, una sor­ta di dila­ta­zio­ne del­lo spa­zio di espe­rien­za. Come se il tem­po si pol­ve­riz­zas­se.

Imma­gi­na­te del­l’ac­qua che scor­re velo­ce in un tor­ren­te di mon­ta­gna, un po’ come i pen­sie­ri ed il rumo­re che ci per­se­gui­ta­no nel­la vita di tut­ti i gior­ni. Dif­fi­ci­le riflet­ter­si in una cosa simi­le, no? La nostra imma­gi­ne sareb­be con­fu­sa dal con­ti­nuo cam­bia­re del­la super­fi­cie liqui­da.

Ades­so imma­gi­na­te que­st’ac­qua impe­tuo­sa e cao­ti­ca che ini­zia a ral­len­ta­re; sic­co­me fa mol­to fred­do, l’ac­qua ini­zia a gela­re, per­chè per­de ener­gia. La nostra imma­gi­ne rifles­sa dal­la super­fi­cie del­l’ac­qua diven­ta più niti­da, anche se anco­ra mol­to con­fu­sa. Quan­do l’ac­qua è total­men­te fer­ma si ghiac­cia com­ple­ta­men­te, tra­sfor­man­do­si in uno spec­chio. La nostra imma­gi­ne a que­sto pun­to è pra­ti­ca­men­te per­fet­ta.

Pos­sia­mo para­go­na­re que­sto pro­ces­so a quel­lo che è pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re quan­do si entra nel silen­zio. Ma non è fini­ta! Imma­gi­na­te di poter fare a pez­zi que­sto gran­de bloc­co di ghiac­cio luci­do come uno spec­chio. Ogni fram­men­to riman­de­reb­be un rifles­so diver­so.

Un po’ come potrem­mo per­ce­pi­re il tem­po se, anzi che sen­tir­lo come un flus­so con­ti­nuo, appun­to, potes­si­mo spe­ri­men­tar­lo come un sus­se­guir­si di istan­ti. L’i­stan­te per sua natu­ra non ha dimen­sio­ne, e per noi non è pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re un sin­go­lo istan­te (i fisi­ci lo chia­me­reb­be­ro “quan­to”) di tem­po, così come i fram­men­ti di ghiac­cio non pos­so­no ave­re dimen­sio­ne nul­la.

Tut­ta­via, la natu­ra quan­ti­ca del­la per­ce­zio­ne, a vol­te si rive­la. Vuoi per una bot­ta di culo, o vuoi per­chè inve­ce il culo te lo sei fat­to in anni di stu­dio di una tec­no­lo­gia inte­rio­re capa­ce di por­tar­ti a que­sto. Sta di fat­to che a vol­te può acca­de­re che il silen­zio diven­ti così pro­fon­do, che la per­ce­zio­ne si distac­chi sia dal­la men­te che dal­le emozioni.

Ma la men­te è quel­la che pre-vede, quel­la che si pre-occu­pa, quel­la che crea model­li per inter­pre­ta­re la real­tà. La men­te vive nel futu­ro. Così come le emo­zio­ni nasco­no sem­pre dal pas­sa­to, dal ricor­do anche se vici­nis­si­mo. Se in que­sta con­di­zio­ne in cui non hai più pas­sa­to ne futu­ro, e il cor­po resta immo­bi­le, allo­ra la per­ce­zio­ne è con buo­na appros­si­ma­zio­ne nel pre­sen­te, e sen­za men­te ed emo­zio­ni, anche la memo­ria stac­ca la spina.

Allo­ra può esse­re pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re un pre­sen­te istan­ta­neo, con­cen­tra­to in un uni­co quan­to tem­po­ra­le, il cui suc­ces­so­re non è garan­ti­to, e nep­pu­re pro­ba­bi­le, sola­men­te poten­zia­le, di cui non ci fre­ga nulla.

All’os­ser­va­zio­ne inte­rio­re, in una simi­le con­di­zio­ne, la per­ce­zio­ne del pre­sen­te diven­ta pun­tua­le, istan­ta­nea. L’as­sen­za del mec­ca­ni­smo mne­mo­ni­co all’in­ter­no del pro­ces­so per­cet­ti­vo pro­du­ce una costan­te “con­cen­tra­zio­ne” del­la per­ce­zio­ne all’i­stan­te osservato.

La per­ce­zio­ne di que­sti istan­ti esce quin­di dal con­ti­nuum espe­rien­zia­le comu­ne­men­te spe­ri­men­ta­bi­le, per entra­re in una dimen­sio­ne in cui non vi è vera e pro­pria con­ti­nui­tà di ciò che si osser­va, quan­to la con­ti­nua “cam­pio­na­tu­ra” di istan­te dopo istan­te, come se si pas­sas­se da un fram­men­to di ghiac­cio all’al­tro, ogni vol­ta sen­za memo­ria di quel­lo pre­ce­den­te, e sen­za aspet­ta­ti­va di quel­lo successivo.

Que­sta sor­ta di “quan­tiz­za­zio­ne” per­cet­ti­va, può arri­va­re ad un pun­to in cui il silen­zio diven­ta anco­ra più pro­fon­do, e l’i­stan­te cono­sce una sor­ta di dila­ta­zio­ne. La per­ce­zio­ne istan­ta­nea, quan­ti­ca, assu­me un carat­te­re liqui­do, e il “quan­to” di espe­rien­za si dila­ta, come se l’e­spe­rien­za in sè, volen­do­le dare una con­no­ta­zio­ne tem­po­ra­le, si allun­gas­se, o come se la per­ce­zio­ne fos­se in gra­do di abbrac­cia­re un più dila­ta­to inter­val­lo di osser­va­zio­ne. Come se si “zoo­mas­se” su uno dei fram­men­ti di ghiac­cio, poi su un altro, e così via.

Que­sto tipo di espe­rien­za può por­ta­re ad una sor­ta di “cir­co­lo vir­tuo­so” all’in­ter­no del qua­le pro­fon­di­tà del silen­zio e dila­ta­zio­ne del­l’in­ter­val­lo si poten­zia­no l’un l’al­tro e, in alcu­ni rari casi, alla ces­sa­zio­ne del silen­zio stesso.

Quan­do que­sto acca­de l’os­ser­va­to­re si tro­va pro­iet­ta­to in un mon­do di per­ce­zio­ne pura e acce­de ad una dimen­sio­ne di com­pren­sio­ne e per­ce­zio­ne inte­rio­re che al momen­to nes­su­no stru­men­to è in gra­do di rile­va­re, ma che è in gra­do di cam­bia­re una vita.

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