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Ricerca della verità: perchè il silenzio è così importante

Nel­lo scor­so post, ho affer­ma­to che nel silen­zio è con­te­nu­ta una pos­si­bi­li­tà di per­ce­pi­re qual­co­sa di diver­so. Que­sto aspet­to è mol­to impor­tan­te, per­chè è l’uni­co che può deter­mi­na­re una diver­sa pre­sen­za nel­l’es­se­re umano. 

Il pen­sie­ro mec­ca­ni­co non si può inter­rom­pe­re da subi­to, il cer­vel­lo uma­no è una mac­chi­na fat­ta per pen­sa­re, e fin­tan­to che fun­zio­na farà il suo lavo­ro; oltre che coor­di­na­re tut­te le atti­vi­tà del cor­po quin­di, anche il pen­sie­ro con­ti­nue­rà ad anda­re con il pilo­ta auto­ma­ti­co. Quel­lo che pos­sia­mo fare è distac­car­ce­ne, entra­re in una con­di­zio­ne in cui tut­te que­ste paro­le, tut­to que­sto chiac­che­ric­cio, per­den­do pro­gres­si­va­men­te impor­tan­za, per­do­no anche di for­za.

Allo­ra si che diven­ta­no rari i pen­sie­ri. La men­te, se non la si ascol­ta, pia­no pia­no smet­te di voler­si per for­za far sen­ti­re, e di con­se­guen­za i pen­sie­ri mec­ca­ni­ci ini­zia­no a dira­dar­si, fino a vol­te a scom­pa­ri­re del tutto. 

E’ que­sto quel­lo che inten­do per silen­zio; una con­di­zio­ne di assen­za di quel “rumo­re” men­ta­le che ci accom­pa­gna sem­pre, 24 ore su 24, anche men­tre dor­mia­mo (sal­vo rari momen­ti in cui que­sta fun­zio­ne vie­ne fisio­lo­gi­ca­men­te meno).

All’in­ter­no di que­sto silen­zio, diven­ta­no pos­si­bi­li mol­te cose. Per esem­pio è pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re un pen­sie­ro volon­ta­rio, luci­do, estre­ma­men­te con­cen­tra­to, e per lo più inden­ne da distra­zio­ni di sor­ta, qua­li quel­le che ordi­na­ria­men­te impe­di­sco­no la con­cen­tra­zio­ne vera, quel­la che per­met­te di rag­giun­ge­re risul­ta­ti pra­ti­ci sorprendenti. 

Oppu­re è pos­si­bi­le che la per­ce­zio­ne del tem­po cam­bi, ren­den­do­ci capa­ci di pen­sa­re più rapi­da­men­te; una sor­ta di alle­na­men­to che, in situa­zio­ni di emer­gen­za con­sen­te di pen­sa­re mol­to in fret­ta e non di rado di cavar­ci dai guai, esco­gi­tan­do una solu­zio­ne al pro­ble­ma in tem­pi fulminei. 

Que­sti tut­ta­via sono solo effet­ti col­la­te­ra­li, anche se mol­to pia­ce­vo­li, del vero van­tag­gio del silen­zio che, come già det­to, con­si­ste nel­la pos­si­bi­li­tà di ascol­ta­re que­gli stra­ti più inter­ni del nostro esse­re, ordi­na­ria­men­te non avver­ti­bi­li a cau­sa del sovra­stan­te rumo­re.

Una del­le pri­me cose che è pos­si­bi­le spe­ri­men­ta­re in una con­di­zio­ne di simi­le con­cen­tra­zio­ne, è l’al­te­ra­zio­ne del­la per­ce­zio­ne tem­po­ra­le. E’ come se il tem­po in qual­che modo acqui­sis­se una sor­ta di riguar­do nei nostri con­fron­ti, men­tre le nostre sen­sa­zio­ni si espan­do­no, e lo spa­zio di espe­rien­za subi­sce una cer­ta dila­ta­zio­ne.

Allo­ra anche le sen­sa­zio­ni cam­bia­no, e con esse può sor­ge­re la capa­ci­tà di “vede­re” le nostre emo­zio­ni, solo per fare un esem­pio, come se fos­se­ro un film. Una sor­ta di distac­co che ci con­sen­te di vede­re le nostre rea­zio­ni e in mol­ti casi di impe­dir loro di avve­le­nar­ci la vita, quan­do si trat­ti di emo­zio­ni negative. 

In que­sta con­di­zio­ne si spe­ri­men­ta cioè uno spa­zio diver­so, all’in­ter­no del qua­le è pos­si­bi­le cre­sce­re, anche dal pun­to di vista uma­no. Potrem­mo dire che in uno sta­to di silen­zio, comin­cia ad esse­re pos­si­bi­le “sen­ti­re” in modo diverso.

Più pro­fon­do e rea­le.

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2 Comments

  1. Umberto Veronesi ha detto:

    Bene. L’e­spe­rien­za del silen­zio così inte­so è estre­ma­men­te libe­ra­to­ria. Ed è un’e­spe­rien­za che nal­la mia vita man­ca da trop­pi anni, così tan­ti che oggi mi doman­do se sarei anco­ra in gra­do di rivi­ver­la con la faci­li­tà di un tem­po. Riguar­do alla per­ce­zio­ne del Tem­po inve­ce mi hai dato uno spun­to, che tra­sfor­mo in doman­de che ti por­go: 1) che dif­fe­ren­za c’è tra la per­ce­zio­ne del Tem­po e la per­ce­zio­ne del muta­men­to di noi stes­si e di ciò che ci cir­con­da? Esi­ste­reb­be la pri­ma sen­za la secon­da? Sono la stes­sa cosa? 2) esat­ta­men­te, che cosa inten­di per Tem­po? Esi­ste­reb­be il con­cet­to di Tem­po in assen­za di moto espan­sio­ni­sti­co del­l’U­ni­ver­so? La velo­ci­tà di allon­ta­na­men­to dal Big Bang è lo scor­re­re del Tem­po? Mi aspet­to di leg­ge­re un Signor Post sul­l’ar­go­men­to, che poi ho degli spun­ti da aggiun­ge­re… Gra­zie anco­ra e buo­na giornata.

    • franz ha detto:

      Intan­to ti rispon­do al pun­to 1, ovvia­men­te per quan­to riguar­da la mia espe­rien­za, poi arri­ve­rà anche il… “signor post”, alme­no spero!

      La que­stio­ne sul­la per­ce­zio­ne pre­su­me sem­pre ovvia­men­te che ci sia qual­cu­no che percepisce.
      Per quan­to mi riguar­da, la per­ce­zio­ne del tem­po cam­bia con la velo­ci­tà con cui rie­sco ad acqui­si­re impres­sio­ni. Diver­sa velo­ci­tà, diver­sa per­ce­zio­ne del­la velo­ci­tà del tem­po, di con­se­guen­za diver­sa per­ce­zio­ne del­la velo­ci­tà del mutamento.
      In ter­mi­ni fisi­ci, il tem­po e lo spa­zio deter­mi­na­no la velo­ci­tà. Ma se la mia con­sa­pe­vo­lez­za muta, cam­bie­rà la mia capa­ci­tà di assor­bi­re impres­sio­ni. Nel­lo stes­so “tem­po”, a mag­gior con­sa­pe­vo­lez­za cor­ri­spon­do­no mag­gio­ri impres­sio­ni rac­col­te. Per­ciò non riten­go che la per­ce­zio­ne del tem­po e quel­la del muta­men­to sia­no la stes­sa cosa. Quan­to­me­no, per quel poco che ho potu­to spe­ri­men­ta­re, le varia­zio­ni nel­la per­ce­zio­ne del­la velo­ci­tà non coin­ci­do­no strettamente.

      In ter­mi­ni asso­lu­ti comun­que, ed estra­po­lan­do in modo pura­men­te razio­na­le, il muta­men­to impli­ca una suc­ces­sio­ne di even­ti. Da un pun­to di vista qua­dri­di­men­sio­na­le, quin­di fuo­ri dal con­ti­nuum tem­po­ra­le, tut­ti gli even­ti acca­do­no nel­lo stes­so istan­te. Ergo sen­za il tem­po non vi può esse­re muta­men­to poi­chè tut­to già “è”.
      Per lo stes­so ragio­na­men­to, una simi­le con­di­zio­ne di tota­le “atem­po­ra­li­tà” cre­do pos­sa esse­re attri­bui­bi­le sola­men­te in un uni­co pun­to. Non so se voglia­mo chia­mar­lo divi­no o altro, ma cre­do che quel “pun­to” sia l’u­ni­co a poter spe­ri­men­ta­re tut­to e tut­to assieme.
      Quin­di una con­di­zio­ne alquan­to lon­ta­na dal­la pos­si­bi­li­tà di spe­ri­men­ta­zio­ne umana.