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Sei gradi di separazione. Tra noi e chiunque altro.

Fri­gyes Karin­thy nel 1929 scris­se un rac­con­to: “Cate­ne”. Fu il pri­mo a ipo­tiz­za­re che tra una qual­sia­si per­so­na del nostro pia­ne­ta e un’al­tra non ci fos­se­ro più di cin­que inter­me­dia­ri. Da allo­ra, diver­se dimo­stra­zio­ni pra­ti­che si sono sus­se­gui­te, fino al 2006, anno in cui due ricer­ca­to­ri di Micro­soft rile­va­ro­no che la media di pas­sag­gi tra uten­ti di MSN era pari a 6,6. Vi sono diver­se dimo­stra­zio­ni di que­sta teo­ria (det­ta anche “teo­ria del mon­do pic­co­lo”) ma per colo­ro che ama­no tra­stul­lar­si con la mate­ma­ti­ca indi­co i lavo­ri di Paul Erdos sui gra­fi casua­li, e gli espe­ri­men­ti di Dun­can Watts e di Stan­ley Mil­gram, pub­bli­ca­ti su Scien­ce nel 2003.

Sostan­zial­men­te la cosa è così: tra chiun­que di noi e chiun­que altro, in un’i­po­te­ti­ca cate­na di cono­scen­ze, non ci sono più di altre cin­que per­so­ne. Uno dei corol­la­ri più inte­res­san­ti di que­sta teo­ria, è che nul­la dipen­de dal livel­lo socia­le o dal luo­go di resi­den­za degli inter­me­dia­ri, cosa che tro­vo for­se più signi­fi­ca­ti­va del­l’in­te­ra teoria.

Sei gra­di di sepa­ra­zio­ne sono pochis­si­mi. Lo sa bene chi si occu­pa di viral mar­ke­ting, il cui mec­ca­ni­smo di dif­fu­sio­ne è basa­to pro­prio sul­la teo­ria del mon­do pic­co­lo.

Ma allo­ra per­chè anche le per­so­ne non rie­sco­no a comu­ni­ca­re nel­lo stes­so modo? Insom­ma, alla fine baste­reb­be­ro sei pas­sag­gi e, per esem­pio, potrei insul­ta­re como­da­men­te Bep­pe Gril­lo. Altret­tan­ti e far pre­sen­te a Maro­ni che con la sua deci­sio­ne di dare car­ta bian­ca ai sin­da­ci ha, de fac­to, lega­liz­za­to anco­ra più fol­lia… Insom­ma se è così faci­le par­la­re con chiun­que, per­chè non lo facciamo?

Io cre­do che si trat­ti di ener­gia. Cre­do che occor­ra che chi fa par­ti­re il mes­sag­gio, abbia abba­stan­za ener­gia per far­lo arri­va­re fino in fon­do alla cate­na, moti­van­do­ne ogni sin­go­lo “nodo”. In caso con­tra­rio, il mes­sag­gio ad un cer­to pun­to si per­de per­chè l’in­ter­me­dia­rio si stu­fa e non lo passa.

For­se però, c’è un altro metodo.

Se ogni “nodo”, come in una rete infor­ma­ti­ca, si occu­pas­se di dare al mes­sag­gio solo l’e­ner­gia neces­sa­ria a moti­va­re il pros­si­mo, allo­ra il “pac­chet­to” tra­smes­so potreb­be arri­va­re a desti­na­zio­ne sospin­to di vol­ta in vol­ta dal­l’e­ner­gia solo del­l’ul­ti­mo mittente.

Cre­do che que­sto sia un meto­do migliore.

Ma occor­re mol­to tem­po. E mol­ta pazienza.

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