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Tempo, ritmo e percezione

Par­la­re di segna­le oggi non è dif­fi­ci­le. Segna­le stra­da­le, segna­le tele­fo­ni­co, segna­le di peri­co­lo… tut­ti san­no che cos’è un segna­le. Ma in real­tà non è vero. Per­chè ciò che si cono­sce in real­tà è il risul­ta­to di un segna­le. Ma cosa sia vera­men­te un segna­le, non è cosa così cono­sciu­ta. Un segna­le è defi­ni­to come la varia­zio­ne nel tem­po del­lo sta­to fisi­co di un siste­ma. Anda­re qui e ora a par­la­re del­la teo­ria dei segna­li, non ha sen­so, e non è nel­lo sco­po di que­sta pic­co­la rifles­sio­ne meta­scien­ti­fi­ca; ma un pic­co­lo aspet­to di essa è mol­to inte­res­san­te. Vie­ne defi­ni­to cam­pio­na­men­to. Anche qui occor­re una pic­co­la pre­ci­sa­zio­ne. Il cam­pio­na­men­to è una tec­ni­ca che con­sen­te di con­ver­ti­re un segna­le con­ti­nuo in uno discre­to, misu­ran­do­ne l’am­piez­za ad inter­val­li fis­si. Pri­ma del­l’av­ven­to del­la regi­stra­zio­ne digi­ta­le, un segna­le sono­ro, per pren­der­ne uno ad esem­pio, veni­va regi­stra­to in modo “ana­lo­gi­co”. Vale a dire che si uti­liz­za­va un siste­ma per cui un suo­no, indu­cen­do una vibra­zio­ne nel­la mem­bra­na di un micro­fo­no, pro­du­ce­va una varia­zio­ne in un segna­le elet­tri­co. Que­sta varia­zio­ne si riflet­te­va nel­la varia­zio­ne di poten­za di un elet­tro­ma­gne­te, il qua­le a sua vol­ta fis­sa­va que­ste varia­zio­ni nel­lo stra­to di fer­ri­te dispo­sto su un nastro che gli scor­re­va sot­to. Il per­cor­so oppo­sto con­sen­ti­va la ripro­du­zio­ne del segna­le ori­gi­na­rio, tra­mi­te altoparlanti.

Oggi, il siste­ma di regi­stra­zio­ne digi­ta­le in real­tà si limi­ta a regi­stra­re l’al­tez­za del segna­le sono­ro (e la sua fre­quen­za) ad inter­val­li rego­la­ri. In altre paro­le, ad ogni inter­val­lo pre­fis­sa­to, vie­ne scrit­ta… una cop­pia di nume­ri (sto sem­pli­fi­can­do, non me ne voglia­no i tec­ni­ci). Il teo­re­ma del cam­pio­na­men­to, facen­te par­te del­la suc­ci­ta­ta teo­ria dei segna­li, ci con­sen­te tra le altre cose di cono­sce­re qua­l’è il nume­ro mini­mo di vol­te in un secon­do con cui pos­sia­mo regi­stra­re un segna­le sen­za distor­cer­lo. Ma ci con­sen­te anche di esse­re sicu­ri che esi­ste una fre­quen­za di cam­pio­na­men­to (il nume­ro di vol­te di cui sopra) con la qua­le sicu­ra­men­te è pos­si­bi­le rap­pre­sen­ta­re fedel­men­te un segnale.

Il nume­rel­lo 44,1 Khz (o a vol­te 48 Khz) scrit­to sul retro dei let­to­ri MP3, o dei let­to­ri di CD por­ta­ti­li o da casa, si rife­ri­sce pro­prio a que­sta fre­quen­za di cam­pio­na­men­to. Ad esem­pio, 44,1 Khz sta a signi­fi­ca­re che il segna­le audio vie­ne cam­pio­na­to (in ripro­du­zio­ne o regi­stra­zio­ne) 44.100 vol­te al secon­do (o 48.000 nel secon­do caso).

Ciò che acca­de è un bar­ba­truc­co. La tec­no­lo­gia ha sco­per­to il siste­ma di ingan­na­re il siste­ma ner­vo­so, e di emet­te­re un segna­le discre­to (44.100 cam­pio­ni in un secon­do), facen­do cre­de­re al nostro cer­vel­lo di sta­re ascol­tan­do un segna­le con­ti­nuo (il bra­no musicale).

Due gior­ni fa, mi sono tro­va­to su una stra­da di mon­ta­gna, un misto stret­to, con la mia moto, men­tre ascol­ta­vo del­la musi­ca (rigo­ro­sa­men­te rock) . A metà del per­cor­so il let­to­re MP3 si è sca­ri­ca­to, e la musi­ca è fini­ta. Ho con­ti­nua­to nel­la gui­da, ma per qual­che secon­do ho nota­to che le pie­ghe non veni­va­no più così bene. Quel­lo che man­ca­va, ho osser­va­to, era il rit­mo. Rit­mo che fino a quel momen­to era sta­to scan­di­to dai bra­ni che ascol­ta­vo. Que­sto mi ha fat­to riflet­te­re, per­chè difat­to non è che affron­tas­si le cur­ve a rit­mo di musi­ca. Era un’al­tra sor­ta di “rit­mo” quel­lo che sta­vo usan­do, un rit­mo gene­ra­to a sua vol­ta da quel­lo del­la musi­ca, ma che nul­la ave­va a che vede­re con que­st’ul­ti­mo. Allo­ra ho pro­va­to a ripro­dur­re men­tal­men­te l’ul­ti­mo bra­no ascol­ta­to, e ad osser­va­re come cam­bia­va il mio modo di gui­da­re. Le pie­ghe sono tor­na­te ad esse­re buo­ne, ma soprat­tut­to “armo­ni­che”. Ciò che inter­ve­ni­va, rispet­to a pri­ma era che nel­la mia men­te esi­ste­va un “rit­mo” di base. Rit­mo che ho osser­va­to veni­re “divi­so” in inter­val­li più bre­vi o più dila­ta­ti, ma sem­pre armo­ni­ci con la strut­tu­ra stra­da­le, e in qual­che modo con la strut­tu­ra del “rit­mo” base. Come se la men­te ed il cen­tro moto­re, in qual­che modo stes­se­ro “cam­pio­nan­do” la per­ce­zio­ne ambien­ta­le e la pro­pria rispo­sta moto­ria sul­la base del rit­mo fon­da­men­ta­le, ma aumen­tan­do o ridu­cen­do la fre­quen­za di cam­pio­na­men­to a secon­da del­la varia­zio­ne del trac­cia­to stra­da­le. Que­sto mi ha fat­to riflet­te­re anche sul fat­to che la nostra men­te si com­por­ta nel­lo stes­so modo. Noi cam­pio­nia­mo la real­tà come per­ce­pi­ta dai sen­si fisi­ci, per­chè il nostro cer­vel­lo è digi­ta­le. Non è un siste­ma con­ti­nuo. La nostra men­te ordi­na­ria non è altro che un regi­stra­to­re digi­ta­le che “cam­pio­na” la real­tà, con un fre­quen­za tut­ta sua. La memo­ria poi inter­vie­ne, e ci da’ l’im­pres­sio­ne di con­ti­nui­tà. Ma l’e­la­bo­ra­zio­ne dei dati rice­vu­ti da par­te del­la men­te rima­ne cam­pio­na­ta. Mag­gio­re la fre­quen­za, miglio­re la per­ce­zio­ne del­la real­tà. Ma sem­pre una per­ce­zio­ne “discre­ta” del­la stes­sa. Cioè fon­da­men­tal­men­te falsa.

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6 Comments

  1. B.B. ha detto:

    Non sarà dun­que che anche ciò che chia­mia­mo sen­ti­men­ti sono “cam­pio­na­men­ti” di sin­go­li impul­si (ricor­di, insight, attac­ca­men­ti vari, maga­ri anche semi kar­mi­ci, allar­ghia­mo­ci…) cui sia­mo noi a dare una con­ti­nui­tà? Se fos­se così, i nostri «Ti amooooo» sono echi di fram­men­ti sen­za né capo né coda. Sareb­be una con­so­la­zio­ne, per­ché allo­ra, quan­do quel­l’a­mo­re così “uni­ver­sa­le” fini­sce, allo­ra sarò cer­to che nul­la è anda­to per­du­to. Per­ché nul­la era sta­to. Un sem­pli­ce MP3 can­cel­la­to dal­la memo­ria di mas­sa per far posto ad altri brani…

  2. Alb ha detto:

    Secon­do me dovre­ste fare entram­bi un sal­to a Lourdes!

  3. blushaft ha detto:

    chiu­do gli occhi…
    ma con­ti­nuo a vede­re i con­tor­ni, le forme…i colori…
    fin da bam­bi­no fac­cio que­sto gioco…
    cio’ sedi­men­ta den­tro me…
    li riapro…e poi li richiudo…in continuo…
    gli occhi non sono mai total­men­te aperti.…
    la mia men­te non rico­no­sce il rea­le dall’irreale…
    ma il rico­no­sce­re que­sto mi per­met­te di addestrarla…

  4. fantomas ha detto:

    Blu­shaft, deci­di­ti una buo­na vol­ta, con que­sti occhi. Fai veni­re la con­giun­ti­vi­te: aper­ti, chiu­si, metà aper­ti: e poi par­la­no del­le stra­gi del saba­to sera!

  5. blushaft ha detto:

    hai ragio­ne fantomas
    …non ci ave­vo pensato…
    grazie.…
    non ave­vo col­to la tua rifles­sio­ne… nel mio scritto…
    au revoir

  6. Sting ha detto:

    Meno male…! Anche a me non veni­va­no le pie­ghe, diven­ta­vo mat­to: for­cel­la, gom­me, asset­to e.. mi è basta­to cam­bia­re musi­ca di sottofondo!!!
    Poi, ripor­tan­do que­sta bat­tu­ta nel­la Vita, mi sono accor­to che, a vol­te, si può pro­se­gui­re dav­ve­ro con mag­gior armo­nia “sin­to­niz­zan­do­si” con un rit­mo più ampio, meno iste­ri­co, sen­za dover stra­vol­ge­re trop­pe cose.
    Gra­zie Franz!