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Le armi uccidono

Rice­vo la segna­la­zio­ne e volen­tie­ri con­di­vi­do quan­to di segui­to. Si trat­ta di un argo­men­to che più vol­te ho soste­nu­to, ma su cui mai ho potu­to effet­tua­re un’a­na­li­si appro­fon­di­ta. Si trat­ta di un arti­co­lo invia­to­mi da un mio caris­si­mo ami­co, scrit­to da Car­lo Sta­gna­ro, che inve­ce effet­tua la sud­det­ta ana­li­si con gran­de pro­fes­sio­na­li­tà, pro­fon­di­tà e dovi­zia di par­ti­co­la­ri, uni­ta a una mole di dati impressionante.
I miei rin­gra­zia­men­ti per la segnalazione.

Con­di­vi­do in pie­no quan­to espres­so nel­l’ar­ti­co­lo, per la cui scrit­tu­ra rin­gra­zio il Sig. Sta­gna­ro, pur non aven­do rice­vu­to diret­ta auto­riz­za­zio­ne alla pubblicazione.

Le armi uccidono 

di

Car­lo Stagnaro

Nulla di più scontato e, al tempo stesso, nulla di più falso. Non le armi, oggetti inanimati e privi di volontà, ma gli uomini uccidono. Eppure su tale affermazione emotiva e irrazionale, affascinante nella sua semplicità, poggiano le fondamenta tonnellate di retorica e, ciò che è più grave, larga parte della legislazione Italiana ed Europea (ma anche Americana) che rende difficile quando non impossibile per un cittadino onesto possedere un’arma, portarla e “Dio non voglia” usarla. Eppure, non ci vuole molto a falsificare l’equazione, purtroppo molto in voga, secondo cui più armi significherebbero più violenza.

Le gran­di tra­ge­die che ci ven­go­no nar­ra­te dal­la stam­pa non si svol­go­no mai nei poli­go­ni di tiro o in altri cir­co­li di per­so­ne arma­te. Esse acca­do­no sem­pre nei luo­ghi più impen­sa­ti: per stra­da, a scuo­la, tra le quat­tro mura dome­sti­che. Lad­do­ve for­se l’unico uomo arma­to è l’aggressore e spes­so nep­pu­re lui, visto che le cro­na­che ci rac­con­ta­no di omi­ci­di effe­ra­ti com­piu­ti gra­zie a col­tel­li o taglie­ri­ni e, c’è da scom­met­ter­ci, le armi impie­ga­te per com­pie­re delit­ti non sono mai legal­men­te pos­se­du­te. I cri­mi­na­li se ne fre­ga­no del­le leg­gi, altro che sto­rie. I nume­ri, d’altra par­te, nel­la loro cru­dez­za smen­ti­sco­no l’intera mon­ta­gna di pre­giu­di­zi con­tro le armi da fuo­co e cia­scu­no di essi. La loro lezio­ne, anzi, è che lad­do­ve i cit­ta­di­ni han­no la pos­si­bi­li­tà di armar­si libe­ra­men­te, i cri­mi­na­li fan­no la vita gra­ma. Per dir­la col gran­de scrit­to­re Robert Hein­lein, “una socie­tà arma­ta è una socie­tà edu­ca­ta”. La mag­gior par­te degli stu­di su que­sti temi si con­cen­tra su pro­ble­mi spe­ci­fi­ci ed è dif­fi­ci­le ave­re uno sguar­do d’insieme sul­la que­stio­ne. For­tu­na­ta­men­te, è dispo­ni­bi­le per gli uten­ti del­la rete un docu­men­to mol­to ampio, inti­to­la­to Gun Fac­ts e cura­to dall’instancabile Guy Smith, che perio­di­ca­men­te aggior­na il pro­prio lavo­ro e rac­co­glie la mag­gior par­te del­le infor­ma­zio­ni di cui dispo­nia­mo. Così, si sco­pre ad esem­pio che, seb­be­ne negli Sta­ti Uni­ti il nume­ro di pisto­le in cir­co­la­zio­ne sia più che rad­dop­pia­to negli ulti­mi trent’anni, sia i sui­ci­di che gli omi­ci­di (com­mes­si con pisto­le o sen­za) sono rima­sti stabili.

Non vi è alcun lega­me, dun­que, tra que­sti feno­me­ni e non è cor­ret­to affer­ma­re che in una socie­tà arma­ta sui­ci­di ed omi­ci­di ten­da­no ad aumen­ta­re. Anzi, secon­do i dati del Dipar­ti­men­to di Giu­sti­zia Ame­ri­ca­no, il rischio di feri­men­to duran­te un’aggressione per una don­na che non oppon­ga alcu­na resi­sten­za è 2.5 vol­te più gran­de che nel caso di resi­sten­za arma­ta; la resi­sten­za sen­za armi è 4 vol­te più peri­co­lo­sa che la resi­sten­za con le armi. Per un uomo, i due rap­por­ti assu­mo­no rispet­ti­va­men­te i valo­ri di 1 .4 e 1 .5. Inol­tre, secon­do il cri­mi­no­lo­go Gary Kleck nel 98% dei casi è suf­fi­cien­te che la vit­ti­ma di un’aggressione bran­di­sca una pisto­la per­ché il cri­mi­na­le desi­sta dal­le pro­prie inten­zio­ni. Que­sto signi­fi­ca che nel 98% del­le aggres­sio­ni con­tro uomi­ni arma­ti, il delin­quen­te fa un buco nell’acqua e, ciò che è più impor­tan­te, non vi è alcu­no spar­gi­men­to di san­gue. Inu­ti­le chie­der­si qua­le sia tale per­cen­tua­le nel caso in cui la vit­ti­ma sia disar­ma­ta. Inve­ro, la sem­pli­ce pos­si­bi­li­tà che in una casa sia­no pre­sen­ti del­le armi dimi­nui­sce note­vol­men­te il rischio che i suoi abi­tan­ti cor­ro­no ogni gior­no e ogni not­te. In Cana­da e Gran Bre­ta­gna, dove la rego­la­men­ta­zio­ne sul­le armi è assai strin­gen­te, qua­si la metà dei fur­ti nel­le abi­ta­zio­ni avvie­ne in pre­sen­za dei pro­prie­ta­ri, che quin­di cor­ro­no un serio peri­co­lo. Per con­tro, negli Sta­ti Uni­ti la per­cen­tua­le di “hot bur­gla­ries” (come vie­ne defi­ni­to que­sto gene­re di cri­mi­ni) è appe­na del 13%.

Un son­dag­gio con­dot­to nel­le car­ce­ri ame­ri­ca­ne tra i dete­nu­ti ha rive­la­to che que­sti ulti­mi, nell’esercizio del­la loro “pro­fes­sio­ne”, temo­no di gran lun­ga di più i cit­ta­di­ni arma­ti che non la poli­zia, Il caso del­la Gran Bre­ta­gna, poi, è par­ti­co­lar­men­te istrut­ti­vo. Tale pae­se ha pro­gres­si­va­men­te intro­dot­to nor­me sem­pre più seve­re, fino al pun­to che, oggi, è vir­tual­men­te impos­si­bi­le per un pri­va­to cit­ta­di­no pos­se­de­re armi per dife­sa per­so­na­le. Ciò nono­stan­te, come ha dichia­ra­to Bob Elder del­la “Feli­ce Fede­ra­tion”, “Le nostre dure leg­gi non sem­bra­no ave­re alcun effet­to”. In Inghil­ter­ra le armi sono sta­te usa­te con sco­pi aggres­si­vi per 2648 vol­te nel 1997 e per 3685 neI 2000. Può esse­re inte­res­san­te nota­re che, del­le 20 zone con il più bas­so nume­ro di armi legal­men­te dete­nu­te, ben 10 pre­sen­ta­va­no una cri­mi­na­li­tà al di sopra del­la media; al con­tra­rio, del­le 20 zone con il mas­si­mo nume­ro di armi lega­li, solo due si tro­va­va­no in quel­la situa­zio­ne. In gene­ra­le, il nume­ro di cit­ta­di­ni arma­ti è dimi­nui­to e ogni gene­re di cri­mi­ne vio­len­to è aumen­ta­to. Que­sto dato, peral­tro, ne ricor­da un altro ana­lo­go. Secon­do un’indagine con­dot­ta dall’FBl sul­le cit­tà ame­ri­ca­ne più sicu­re, sei di esse si tro­va­no ” incre­di­bil­men­te ” nel­la stes­sa con­tea, quel­la di Oran­ge, Cali­for­nia. Una del­le poche in cui, in quel­lo Sta­to, i cit­ta­di­ni pos­so­no otte­ne­re sen­za trop­pi pro­ble­mi un per­mes­so di por­to d’armi per auto­di­fe­sa. Può esse­re uti­le anche ricor­da­re il caso del­la leg­ge del­la Flo­ri­da, che ren­de­va il per­mes­so di por­to occul­ta­to acces­si­bi­le pra­ti­ca­men­te a chiun­que dispo­nes­se di alcu­ni requi­si­ti ogget­ti­vi (la fedi­na pena­le puli­ta, tra gli altri). Ebbe­ne, i dati del Dipar­ti­men­to di sta­to del­la Flo­ri­da mostra­no che, dall’inizio dell’esperimento nel 1987 al giu­gno 1993, sono sta­ti richie­sti 160.823 per­mes­si, di cui solo 530 (ovve­ro lo 0.33%) sono sta­ti nega­ti per l’assenza del­le qua­li­fi­che neces­sa­rie: il che sug­ge­ri­sce che la leg­ge ha favo­ri­to pro­prio colo­ro che inten­de­va favo­ri­re, i cit­ta­di­ni one­sti. Solo 16 per­mes­si, vale a dire un cen­te­si­mo dell’1%, sono sta­ti revo­ca­ti a cau­sa dell’uso cri­mi­na­le del­le armi da fuoco.

Inu­ti­le dire che, da allo­ra, il cri­mi­ne vio­len­to è dimi­nui­to. In gene­ra­le, all’aumentare del nume­ro di pisto­le i cri­mi­ni con­tro la pro­prie­tà ten­do­no a dimi­nui­re (i cri­mi­na­li cer­ca­no di agi­re quan­do le loro vit­ti­me sono assen­ti, per esem­pio). Un’inchiesta con­dot­ta nel­lo Sta­to di New York ha rile­va­to che cir­ca l‘81% dei “buo­ni sama­ri­ta­ni” cioè di quan­ti han­no soc­cor­so per­so­ne minac­cia­te da un aggres­so­re, era in pos­ses­so di un’arma da fuo­co. Vigliac­che­ria da par­te dei cit­ta­di­ni disar­ma­ti? Man­can­za di viri­le corag­gio? Può dar­si. Cer­ta­men­te razio­na­li­tà. Se le pro­ba­bi­li­tà di suc­ces­so sono più ele­va­te, è più faci­le che un pas­san­te inter­ven­ga in aiu­to di una per­so­na aggre­di­ta. Vale a con­fer­ma­re que­sta affer­ma­zio­ne il fat­to che, a Chi­ca­go, i civi­li arma­ti han­no ucci­so per moti­vi giu­sti­fi­ca­ti il tri­plo dei cri­mi­na­li vio­len­ti ucci­si dal­la poli­zia. In gene­ra­le, i civi­li arma­ti han­no ucci­so, cat­tu­ra­to, feri­to o alme­no allon­ta­na­to gli aggres­so­ri nel 75% dei casi di scon­tro vio­len­to, con­tro il 61 % del­la poli­zia. Non sem­bra esse­re cor­ret­ta nep­pu­re l’opinione, assai dif­fu­sa, che le armi sia­no ogget­ti così “dif­fi­ci­li” da maneg­gia­re da pro­dur­re chis­sà quan­ti inci­den­ti. Negli Sta­ti Uni­ti, dal 1965 a oggi il nume­ro di armi da fuo­co in cir­co­la­zio­ne é sali­to da cir­ca 90 milio­ni a oltre 200 milio­ni. Per con­tro, il nume­ro di inci­den­ti mor­ta­li dovu­to a un loro uso erra­to è sce­so da qua­si 2.500 a meno di 1.500 all’anno. Tut­to que­sto sen­za tene­re con­to dell’aumento demo­gra­fi­co che, se fos­se­ro fon­da­te le pre­oc­cu­pa­zio­ni dei libe­ra­li, avreb­be dovu­to pro­dur­re cata­stro­fi imma­ni. La lezio­ne che si deve dedur­re da que­sti dati è che non vi è alcu­na rela­zio­ne (nel­la peg­gio­re del­le ipo­te­si) tra il nume­ro di armi in cir­co­la­zio­ne e il loro impie­go erra­to. In Ame­ri­ca un nume­ro com­pre­so tra 60 e 65 milio­ni di cit­ta­di­ni pos­sie­do­no oltre 200 milio­ni di armi da fuo­co (tra cui 60–65 milio­ni di pisto­le). Le armi per dife­sa per­so­na­le sono cir­ca l’11% del tota­le (il 13% tra le pisto­le). Meno del­lo 0.2% del­le armi (0.4% del­le pisto­le) vie­ne impie­ga­to a sco­pi cri­mi­na­li, men­tre ogni anno esse ven­go­no uti­liz­za­te per legit­ti­ma dife­sa da cir­ca 645.000 per­so­ne (cir­ca l‘1% dei pos­ses­so­ri di armi, pari cir­ca allo 0.35% del­le armi in cir­co­la­zio­ne) e per qua­si due milio­ni di vol­te. Anche a una pri­ma occhia­ta, dun­que, sono evi­den­ti due fat­ti: che la lar­ghis­si­ma mag­gio­ran­za dei pos­ses­so­ri di armi (99.8%) sono per­so­ne one­ste e che le armi da fuo­co ven­go­no impie­ga­te per usi legit­ti­mi qua­si il dop­pio del­le vol­te in cui ven­go­no uti­liz­za­te per sco­pi criminosi.

Dal 1900 a oggi il nume­ro di omi­ci­di in Ame­ri­ca è cre­sciu­to note­vol­men­te. A ini­zio seco­lo, esso era di cir­ca i per ogni 100,000 abi­tan­ti all’anno (tut­ti i dati sugli omi­ci­di, da qui in poi, van­no inte­si rife­ri­ti al sin­go­lo anno e fat­ta 100.000 la popo­la­zio­ne dell’area inte­res­sa­ta). All’epoca, non vige­va alcun tipo di rego­la­men­ta­zio­ne. Sal­vo casi ecce­zio­na­li, ovun­que negli Sta­ti Uni­ti chiun­que pote­va acqui­sta­re una qua­lun­que arma da fuo­co. Da lì agli anni ‘30, gli omi­ci­di aumen­ta­ro­no in manie­ra espo­nen­zia­le, sfio­ran­do la rag­guar­de­vo­le cifra di 10 ogni 100.000 abi­tan­ti. Qua­si tut­ti gli stu­dio­si sono con­cor­di nel sot­to­li­nea­re la “curio­sa” coin­ci­den­za di que­sta cre­sci­ta con la mas­sic­cia immi­gra­zio­ne dall’Europa e la con­se­guen­te urba­niz­za­zio­ne. Nel 1933 ven­ne abo­li­to il proi­bi­zio­ni­smo. Da quell’anno al 1958 gli omi­ci­di si dimez­za­ro­no. In quel momen­to era anco­ra pos­si­bi­le acqui­sta­re armi da fuo­co sen­za alcun gene­re di limi­ta­zio­ne. Va nota­to che, ter­mi­na­ta la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, die­ci milio­ni di sol­da­ti ritor­na­ro­no a casa, con­ser­van­do però un alto nume­ro di armi. In que­gli anni si toc­ca­ro­no i livel­li di omi­ci­di più bas­si dal 1915. Pur­trop­po, fu pro­prio in que­sta situa­zio­ne di appa­ren­te tran­quil­li­tà che accad­de­ro due fat­ti poli­ti­ci di incre­di­bi­le impor­tan­za. Da un lato, si ini­zia­ro­no a intra­ve­de­re i pri­mi bar­lu­mi del­la impro­dut­ti­va e, anzi, dan­no­sa “guer­ra alla dro­ga”, una sor­ta di rie­di­zio­ne del vec­chio proi­bi­zio­ni­smo. Dall’altro, nel 1968 ven­ne appro­va­to il Gun Con­trol Act. pri­mo embrio­ne di leg­ge con­tro le armi. A que­sto si som­ma una secon­da onda­ta migra­to­ria. Non stu­pi­sce, a que­sto pun­to, sco­pri­re che da allo­ra a oggi gli omi­ci­di sono aumen­ta­ti qua­si sen­za tre­gua sal­vo cono­sce­re una nuo­va dimi nuzio­ne negli anni ‘90, in con­co­mi­tan­za con un nuo­vo aumen­to degli acqui­sti di armi. E impor­tan­te anche esa­mi­na­re la distri­bu­zio­ne degli omi­ci­di non nel­la loro evo­lu­zio­ne nel tem­po, ma in un dato momen­to. Pare ragio­ne­vo­le, ad esem­pio, con­fron­ta­re que­gli sta­ti che impon­go­no rego­la­men­ta­zio­ni one­ro­se con quel­li che inve­ce lascia­no mag­gio­re liber­tà. Nono­stan­te sia vigen­te una nor­ma­ti­va fede­ra­le, infat­ti, gli sta­ti han­no in Ame­ri­ca una gran­de auto­no­mia e, di fat­to, pos­so­no eser­ci­ta­re poli­ti­che com­ple­ta­men­te diver­se l’uno dall’altro.

I tre sta­ti con leg­gi più restrit­ti­ve sono (tra paren­te­si il nume­ro di omi­ci­di ogni anno, per 100.000 abi­tan­ti): Cali­for­nia (12.7); llli­nois (11 .3); Mary­land (11 .7). Gli sta­ti con leg­gi più tol­le­ran­ti: lda­ho (1 .8); Iowa (2.0); Mai­ne (1 .2). Tali dati si rife­ri­sco­no al 1991. Per fare un con­fron­to, nel­lo stes­so anno in Ita­lia si sono regi­stra­ti 3.3 omi­ci­di ogni 100.000 abi­tan­ti, in Ger­ma­nia 3.0 (in real­tà tale con­fron­to è poco signi­fi­ca­ti­vo, in quan­to biso­gne­reb­be pren­de­re in esa­me mol­ti altri fat­to­ri: tra cui, però, è di par­ti­co­la­re impor­tan­za la pre­sen­za in Ame­ri­ca, e spe­ci­fi­ca­men­te in alcu­ni sta­ti, di nutri­te mino­ran­ze etni­che, i cui mem­bri dimo­stra­no, secon­do le sta­ti­sti­che, una spic­ca­ta pro­pen­sio­ne alla vio­len­za). Con­tra­ria­men­te a quan­to si cre­de poi, le armi sono mol­to in bas­so nel­la lista del­le cau­se di mor­te in Ame­ri­ca. Con rife­ri­men­to al 1991, ad esem­pio, con meno di 33.000 vit­ti­me esse occu­pa­no il quin­di­ce­si­mo posto, poco dopo il dia­be­te e gli inci­den­ti auto­mo­bi­li­sti­ci (dodi­ce­si­ma e undi­ce­si­ma cau­sa di mor­te) e mol­to dopo l’alcol (quin­ta). Si pen­si inol­tre che ogni anno in Ame­ri­ca si sui­ci­da­no cir­ca 30.000 per­so­ne, il 60% del­le qua­li (18.000) uti­liz­za un’arma da fuo­co. Non vi è ragio­ne di rite­ne­re che esse non si sareb­be­ro sui­ci­da­te in assen­za di una pisto­la o un fuci­le. Le mor­ti attri­bui­bi­li diret­ta­men­te alle armi da fuo­co, dun­que, di fat­to si ridu­co­no a 15.000, scen­den­do ben più in bas­so nell’ambito di que­sta par­ti­co­la­re clas­si­fi­ca. In tale nume­ro sono com­pre­si gli omi­ci­di “legit­ti­mi” com­mes­si dal­la poli­zia o dai cit­ta­di­ni per legit­ti­ma dife­sa. Pur­trop­po non è dispo­ni­bi­le tale dato. Sap­pia­mo però che, som­man­do­lo agli omi­ci­di non legit­ti­mi e depu­ran­do­lo dai casi in cui le armi da fuo­co non ven­go­no impie­ga­te, esso rag­giun­ge la cifra di cir­ca 13.500. Sup­po­nia­mo che il 50% di tali omi­ci­di fos­se­ro evi­ta­bi­li (sti­ma per ecces­so). Ricor­dan­do­ci che, a cau­sa degli inci­den­ti nell’uso di armi da fuo­co, muo­io­no ogni anno 1.500 per­so­ne e assu­men­do che tut­te que­ste mor­ti sia­no attri­bui­bi­li alla libe­ra cir­co­la­zio­ne del­le armi (ipo­te­si assur­da), si con­clu­de che, per col­pa del­le armi, muo­io­no ogni anno cir­ca 8.500 per­so­ne. Tut­to que­sto in un pae­se con più di 270 milio­ni di abi­tan­ti, nel qua­le ogni anno gli erro­ri medi­ci sono all’origine di oltre 90.000 deces­si e gli inci­den­ti auto­mo­bi­li­sti­ci di qua­si 50.000 dipar­ti­te. E’ que­sta for­se una ragio­ne per proi­bi­re le auto­mo­bi­li o chiu­de­re gli ospedali?

Che non sia pos­si­bi­le rin­trac­cia­re alcu­na cor­re­la­zio­ne posi­ti­va tra il nume­ro di armi e gli omi­ci­di è evi­den­te anche con­fron­tan­do i dati rela­ti­vi a diver­si pae­si del mon­do. E, allar­gan­do lo sguar­do al cri­mi­ne vio­len­to in gene­ra­le, sco­pria­mo che Austra­lia e Inghil­ter­ra, i pae­si for­se con le leg­gi più dure al mon­do ver­so i pos­ses­so­ri di armi da fuo­co, gui­da­no que­sta poco glo­rio­sa clas­si­fi­ca, che vede inve­ce in posi­zio­ni “ono­re­vo­li” pae­si carat­te­riz­za­ti da una radi­ca­ta “cul­tu­ra del­le armi” come Sta­ti Uni­ti e Sviz­ze­ra. E non è un caso che que­ste due nazio­ni sia­no anche quel­le comu­ne­men­te rite­nu­ti “più libe­re” sul­la fac­cia del­la Ter­ra. Seb­be­ne sia azzar­da­to ten­ta­re di trac­cia­re un lega­me tra il nume­ro di cit­ta­di­ni arma­ti e il gra­do di liber­tà poli­ti­ca di una nazio­ne, è indub­bio che le armi pri­va­ta­men­te dete­nu­te costi­tui­sca­no, per così dire, una poliz­za assi­cu­ra­ti­va con­tro la tiran­ni­de. E anche un anti­do­to a essa: solo un cit­ta­di­no arma­to può fare appel­lo all’antico e nobi­le dirit­to del tiran­ni­ci­dio. D’altronde, que­sto pun­to era per­fet­ta­men­te chia­ro ai Padri Fon­da­to­ri degli USA. che infat­ti vol­le­ro inse­ri­re nel­la Costi­tu­zio­ne l’esplicita garan­zia che i cit­ta­di­ni non sareb­be­ro sta­ti disar­ma­ti. Ed era pure evi­den­te ai tan­ti dit­ta­to­ri il cui avvi­cen­dar­si alla gui­da dei rispet­ti­vi Sta­ti ha scan­di­to il san­gui­no­so rit­mo del ven­te­si­mo seco­lo. L’Unione Sovie­ti­ca ha appro­va­to il con­trol­lo del­le armi nel 1929. Dal 1929 al 1953 cir­ca ven­ti milio­ni di dis­si­den­ti poli­ti­ci, inca­pa­ci di difen­der­si, sono sta­ti ster­mi­na­ti. La Tur­chia lo ha fat­to nel 1911 e dal 1915 al 1917 un milio­ne e mez­zo di Arme­ni, inca­pa­ci di difen­der­si, sono sta­ti ster­mi­na­ti. La Cina ha pro­mul­ga­to leg­gi con­tro la libe­ra cir­co­la­zio­ne del­le armi da fuo­co nel 1935 e dal 1948 al 1976 ven­ti milio­ni di anti-comu­ni­sti cri­stia­ni, dis­si­den­ti poli­ti­ci e grup­pi rifor­mi­sti, inca­pa­ci di difen­der­si, sono sta­ti ster­mi­na­ti. La Ger­ma­nia lo ha fat­to nel 1938 e dal 1939 al 1945 tre­di­ci milio­ni di Ebrei, Zin­ga­ri, mala­ti men­ta­li e altri “popo­li imba­star­di­ti” sono sta­ti sterminati.

Il Gua­te­ma­la ha fat­to la stes­sa cosa nel 1964 e dal 1964 ai 1981 un milio­ne di India­ni Maya, inca­pa­ci di difen­der­si, sono sta­ti ster­mi­na­ti. L’Uganda a sta­bi­li­to il gun con­trol nel 1970 e dal 1971 al 1979 tre­cen­to­mi­la cri­stia­ni, inca­pa­ci di difen­der­si, sono sta­ti ster­mi­na­ti. La Cam­bo­gia lo ha fat­to nel 1956 e dal 1975 al 1977 un milio­ne di “bor­ghe­si” e intel­let­tua­li sono sta­ti ster­mi­na­ti. In tut­to fan­no oltre cin­quan­ta­cin­que milio­ni di per­so­ne inno­cen­ti mas­sa­cra­te dai loro stes­si gover­ni: che per far­lo han­no pri­ma reso indi­fe­si i pro­pri cit­ta­di­ni con­fi­scan­do o vie­tan­do le armi da fuo­co. Una cifra infi­ni­ta­men­te supe­rio­re a tut­ti i mor­ti dovu­ti a un uso “civi­le” (acci­den­ta­le o dolo­so, legit­ti­mo o ille­git­ti­mo) del­le armi da fuo­co. L’Italia, per par­te sua, ha intro­dot­to le pri­me nor­me con­tro il pos­ses­so pri­va­to di armi da fuo­co nel 1931, nel bel mez­zo di un perio­do che non si può cer­to defi­ni­re come il più libe­ro del­la nostra sto­ria. Le armi pri­va­ta­men­te dete­nu­te, dun­que, sono un segno di liber­tà e di auto­no­mia. La boc­ca di un fuci­le segna chia­ra­men­te il limi­te del­la pro­prie­tà pri­va­ta, signi­fi­ca che la casa è, per così dire, ter­ri­to­rio con­sa­cra­to e la sua soglia non può esse­re var­ca­ta da per­so­ne inde­si­de­ra­te se non a loro rischio e peri­co­lo. La can­na di una pisto­la infi­ne comu­ni­ca for­te e chia­ro agli uomi­ni poli­ti­ci che essi non han­no alcun dirit­to di improv­vi­sar­si tiran­ni. Per usa­re le paro­le di Charl­ton Heston, pre­si­den­te dell’americana Natio­nal Rifle Asso­cia­tion, “Non ci sono armi buo­ne. Non ci sono armi cat­ti­ve. Un’arma nel­le mani di un uomo cat­ti­vo è una cosa cat­ti­va. Un’arma nel­le mani di un uomo buo­no non è una minac­cia per nes­su­no. Eccet­to che per gli uomi­ni cattivi”.

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3 Comments

  1. pretoriano ha detto:

    FRANZ .…armia­mo­ci e abbat­tia­mo un pò di cine­si in Tibet!!!!

  2. pretoriano ha detto:

    …eh che caz­zo ABBATTIAMOLI qua.…