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Autostrade, finanziamenti, autogrill, panini e cessi (scusate l’accosto)

Mi tro­va­vo sul­l’au­to­stra­da Mila­no Vene­zia, cir­ca tre chi­lo­me­tri pri­ma del­lo svin­co­lo per la tori­no bre­scia viag­gian­do a 120 Km/h, quan­do improv­vi­sa­men­te la moto ha ini­zia­to a imbar­da­re come una mat­ta, met­ten­do­si ad oscil­la­re in modo pericoloso.

Ho visto la fian­ca­ta del tir che sta­vo sor­pas­san­do venir­mi incon­tro, e di col­po il viag­gio non mi è più sem­bra­to così bello.

Comun­que ho sem­pli­ce­men­te lascia­to il gas, e il ral­len­ta­men­to ha inter­rot­to l’oscillazione.

Sape­te cos’e­ra acca­du­to? Ho imbroc­ca­to una di quel­le dan­na­te unghia­tu­re nel­l’a­sfal­to che da un po’ di tem­po atten­ta­no alla vita di noi moto­ci­cli­sti. Solo che que­sta è lun­ga parec­chie deci­ne di metri e lar­ga abba­stan­za per far­ci entra­re tut­to il pneu­ma­ti­co ante­rio­re di una Har­ley (per chi non si inten­des­se di que­sti splen­di­di mez­zi, guar­da­te la foto e poi dite­mi se vi sem­bra una ruotina).

Ho rischia­to parec­chio sta­vol­ta, per­chè non me l’a­spet­ta­vo, e per un paio di secon­di non ho capi­to cosa stes­se acca­den­do. E se non aves­si qual­che anno di biruo­ta sul­le spal­le… Meglio non pen­sar­ci. Anzi no! Ci pen­so ecco­me! E avver­to tut­ti i moto­ci­cli­sti cui può capi­ta­re di leg­ge­re que­sto blog di que­sto pericolo.

E non solo.

Citan­do Joe­le Dix (un gran­de, vera­men­te un gran­de…) mi fa inc…zare sape­re che il paga­men­to del bal­zel­lo al casel­lo (la rima bacia­ta non è per nul­la ricer­ca­ta) pos­sa assur­ge­re all’of­fer­to­rio a fine mes­sa fune­bre, in memo­riam del moto­ci­cli­sta che come sem­pre vie­ne dimen­ti­ca­to da Auto­stra­de per l’Italia.

Que­sti signo­ri se la tira­no alla gran­de, incas­sa­no milio­ni di euro di pedag­gio, milio­ni di euro di finan­zia­men­ti, e ci dan­no del­le auto­stra­de su cui l’u­ni­co ser­vi­zio vera­men­te effi­cen­te sono gli auto­ve­lox (e rida­gli con lo spil­lag­gio dal portafogli).

D’in­ver­no i can­tie­ri si spre­ca­no, gli asfal­ti sono mas­sa­cra­ti dal gelo, aper­ti in due dal­le piog­ge tor­ren­zia­li, e loro cosa ti dico­no? Con gran­de fie­rez­za “Abbia­mo ste­so asfal­to drenante”.

Ma cer­to che l’a­ve­te ste­so, pec­ca­to che al di là del­le con­si­de­ra­zio­ni eco­no­mi­che que­sto fat­to dovreb­be esse­re la rego­la, la con­di­tio mini­ma, non moti­vo di van­to come se ave­ste fat­to il mira­co­lo di San Gennaro.

Con tut­ti sol­di che vi dia­mo, (l’i­ta­lia è l’u­ni­co pae­se in euro­pa dove il pedag­gio per le moto è lo ste­so che per le auto), dovre­ste ave­re a cuo­re la nostra salu­te, il nostro com­fort di viag­gia­to­ri extra lusso.

E inve­ce? Ave­te mai pro­va­to ad entra­re in un auto­grill (quel­li con la A gran­de, A come Affan..) in pie­na esta­te? Voi scen­de­te dal­l’au­to, aria con­di­zio­na­ta a regi­me medio, ma comun­que la schie­na è suda­ta, non ce n’è.

Entra­te in un auto­grill… e BANG! Una bot­ta a 18 gra­di drit­ta nel­lo sto­ma­co. Col­ti da imme­dia­to sov­ver­ti­men­to inte­sti­na­le non pote­te aste­ner­vi e cor­re­te alla ricer­ca del bagno.

Pas­sa­te la bar­rie­ra uma­na degli otto­cen­to schia­maz­zan­ti alun­ni del­la gita par­roc­chia­le che fan­no coda per il panoz­zo improv­vi­san­do un incon­tro di rug­by, schi­va­te l’in­ser­vien­te che por­ta un mastel­lo pie­no di coto­let­te per l’A­pol­lo (anco­ra sur­ge­la­te, pesa­no un chi­lo l’u­na, lui ne ha den­tro cin­quan­ta, e davan­ti a voi crol­la al suo­lo col­pi­to da ernia), final­men­te gua­da­gna­te l’ingresso.

E lì resta­te. Il bagno degli uomi­ni è “momen­ta­nea­men­te fuo­ri ser­vi­zio, ci scu­sia­mo per l’inconveniente”.

Loro chia­ma­no incon­ve­nien­te la mar­cia su Roma che si sta svol­gen­do nel vostro colon tra­sver­so, in dire­zio­ne del retto.

E voi che inve­ce sie­te uomi­ni illu­mi­na­ti, vi fion­da­te nel bagno del­le signo­re, tra urla a metà tra lo scan­da­liz­za­to e lo spe­ran­zo­so. Distrat­ta­men­te vi chie­de­te che cosa ci sarà da scan­da­liz­zar­si, dato che non ave­te il pisel­lo di fuo­ri, e che una vol­ta nel locu­lo chiu­de­re­te la por­ta, ma è solo un attimo.

Per­chè imme­dia­ta­men­te dopo, imper­so­na­te l’e­toi­le di Holi­day On Ice, sci­vo­lan­do su uno stra­to di acqua leg­ger­men­te visci­da, ed evi­tan­do una cadu­ta da Twin towers solo gra­zie a un dop­pio Axel ese­gui­to con rara maestria.

Vi fer­ma­te ansi­man­ti, e con la coda del­l’oc­chio vede­te la giu­ria inter­na­zio­na­le che alza le palet­te con i voti. Ral­le­gran­do­vi per il die­ci pie­no, final­men­te vi infi­la­te in un bagno. Chiu­de­te la por­ta.… e man­ca il bloc­co di chiusura.

Con una silen­zio­sa pre­ghie­ra al dio degli sfin­te­ri usci­te e rien­tra­te come dei ful­mi­ni nel locu­lo adia­cen­te. Lì il bloc­co c’è, ma man­ca la car­ta igie­ni­ca. Ok, nien­te pani­co fuo­ri e den­tro di nuo­vo. C’è il bloc­co, c’è la car­ta, ma c’è anche un enor­me stron­zo che gal­leg­gia orgo­glio­so al cen­tro del water ottu­ra­to. Quar­ta usci­ta e rien­tro, que­sta vol­ta sie­te deci­si a tutto.

E final­men­te ce la fate. Dopo die­ci minu­ti di sfor­zi e pre­ghie­re alter­na­ti usci­te dal locu­lo, sot­to lo sguar­do impar­zia­le del­la giu­ria inter­na­zio­na­le che sta­vol­ta inve­ce vi squa­li­fi­ca per esi­bi­zio­ne fuo­ri tem­po mas­si­mo, e usci­te fish­ciet­tan­do impavidi.

Lan­cia­te uno sguar­do di mal­ce­la­to disgu­sto alla signo­ra che leg­ge la set­ti­ma­na enig­mi­sti­ca davan­ti a un piat­ti­no da caf­fè pie­no di mone­te da due cen­te­si­mi, ed ecco che i 18 gra­di vi aggre­di­sco­no di nuo­vo. Ma que­sta vol­ta sie­te com­ple­ta­men­te fra­di­ci per la fati­ca impro­ba appe­na sfan­ga­ta, e la bron­co­pol­mo­ni­te non ve la toglie nessuno.

Tra un col­po di tos­se e uno star­nu­to vi avvi­ci­na­te alla cas­sa, e ordi­nan­do un caf­fè chie­de­te gen­til­men­te all’in­ser­vien­te se gli sem­bra sano uno sbal­zo ter­mi­co di ven­ti­due gra­di tra ester­no ed interno.

Lui vi squa­dra, e laco­ni­co vi risponde:

“Ah, noi non pos­sia­mo fare nul­la. se vuo­le le chia­mo il responsabile”.

Per­chè no? Vi accin­ge­te all’at­te­sa. Dopo die­ci secon­di bec­ca­te con la coda del­l’oc­chio un tizio vesti­to in modo ele­gan­te, con giac­ca e cra­vat­ta che si diri­ge ver­so di voi.
Poi però si fer­ma a met­te­re a posto i biscot­ti, per ripren­de­re l’avanzata.

Inspi­ra­te per il caz­zia­to­ne immi­nen­te, et voi­là, lui si fer­ma a met­te­re a posto le caramelle.

Voi espi­ra­te per man­te­ne­re la cal­ma, e lui si fer­ma a met­te­re a posto i giornali.

Ormai lo sta­te squa­dran­do con furia a mala­pe­na trat­te­nu­ta, e a lui squil­la il cellulare.

Dopo cir­ca die­ci minu­ti di avan­ti indie­tro per il nego­zio, final­men­te chiu­de il cel­lu­la­re, vi si avvi­ci­na, ten­de la mano, e con sor­ri­so a tren­ta­due den­ti vi dice:

“Buon­gior­no, sono il respo­na­bi­le, come pos­so esser­le utile?”.

All’in­ter­no del vostro cam­po visi­vo si for­ma una sce­na simi­le a Ter­mi­na­tor, e il vostro com­pu­ter inter­no vi man­da in sovrim­pres­sio­ne tut­ti gli insul­ti e le bestem­mie del vostro immen­so vocabolario.

Ma sie­te un esse­re civi­le, quin­di pre­me­te il tasto “dele­te”, e con la mas­si­ma cor­te­sia gli espo­ne­te le vostre osser­va­zio­ni sul­l’a­ria condizionata.

Lui vi ascol­ta sem­pre sor­ri­den­do affa­bi­le (e a voi vie­ne il dub­bio che sia sta­to col­to da pare­si spa­sti­ca), e al ter­mi­ne vi spiega:

“Ma vede caro signo­re, il pro­ble­ma è che la leg­ge sta­bi­li­sce chia­ra­men­te qua­li devo­no esse­re le con­di­zio­ni in cui un lavo­ra­to­re deve svol­ge­re le sue man­sio­ni. Lei vie­ne da fuo­ri, ed è quin­di nor­ma­le che sen­ta un po’ di sbal­zo, ma pen­si ai nostri pove­ri addet­ti, loro sono chiu­si qui den­tro, e per loro la tem­pe­ra­tu­ra è anzi fin trop­po ele­va­ta. Vede bene quin­di che noi non fac­cia­mo altro che appli­ca­re la legge.”

Un atti­mo, vi chi­na­te per rac­co­glie­re la man­di­bo­la e lui spa­ri­sce, dan­zan­do leg­gia­dro come nel lago dei cigni, la cra­vat­ta aleggiante.

In sin­te­si, ave­te appe­na rischia­to di far­ve­la addos­so, ave­te appe­na cor­so ogni sor­ta di rischio bat­te­rio­lo­gi­co per evi­ta­re un disa­stro, vi sie­te bec­ca­ti una bron­co­pol­mo­ni­te, e ave­te appe­na sen­ti­to che Auto­grill Spa è lie­ta di acco­glier­vi nei pro­pri pun­ti di risto­ro. Ma che tie­ne mol­to di più alla salu­te (in modo peral­tro alquan­to dub­bio) dei suoi lavo­ra­to­ri, che a quel­la di tut­ti quel­li come voi che paga­te lo sti­pen­dio degli stessi.

E ades­so dite­mi un po’: vi sem­bra stra­no che Auto­stra­de per l’I­ta­lia se ne fre­ghi alta­men­te di un pro­ble­ma all’a­sfal­to che rischia ogni gior­no di ammaz­za­re qualcuno?

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4 Comments

  1. antonio ha detto:

    Com­pli­men­ti Franz ! Scri­vi prprio bene .

  2. Franz ha detto:

    Gra­zie!!!

  3. Francesca ha detto:

    Caro Franz,

    ben det­to e mol­to ben rac­con­ta­to, la pen­na si fa sem­pre più calda…!!
    Aven­do avu­to l’op­por­tu­ni­tà di risie­de­re in altri pae­si euro­pei (Regno Uni­to e Ger­ma­nia), pos­so solo aggiun­ge­re che l’I­ta­lia è uno dei pochi (pochis­si­mi?) in cui si paga un pedag­gio auto­stra­da­le. For­se sareb­be anche accet­ta­bi­le, se il ser­vi­zio non fos­se sem­pre di qua­li­tà deci­sa­men­te sca­den­te. Hai fat­to caso che i lavo­ri in cor­so fer­vo­no soprat­tut­to nei perio­di del­le vacan­ze? Sei già sta­to for­tu­na­to a riu­sci­re ad entra­re in un Auto­grill la dome­ni­ca. Spes­so mi è capi­ta­to di inse­guir­li per chi­lo­me­tri e chi­lo­me­tri, nel­la spe­ran­za di non esse­re costret­ta a far­mi lar­go come nel­la giun­gla più selvaggia…
    Pur­trop­po que­sta è solo una goc­cia nel vasto ocea­no di dis­ser­vi­zi e spe­cu­la­zio­ni in cui ver­sa la nostra pove­ra nazione.
    E non si vede alcu­na luce in fon­do al tunnel…

    Anco­ra com­pli­men­ti per il tuo blog!

    Fran­ce­sca

  4. Gortex ha detto:

    Diver­ten­te.

    Diva­ga­zio­ni sul tema del­le più varie, ma alla fine l’ac­co­sto stron­zo-auto­tra­de spa non è mica male.

    Que­sti tra poco ci pela­no anche il culo!!!

    poli­ti­can­ti inu­ti­li e dan­no­si, fate nel­la vostra vita una cosa decen­te … a quan­do la fine del casello?!?

    fac­cia­mo come in Sviz­ze­ra, paghia­mo un tan­to all’an­no e fine.

    faci­le, no?