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Un collegamento – By Valeria

Francesco Franz Amato Un collegamento   By ValeriaIo ho un caro amico. A dire il vero non si sono mai fatte lunghe chiacchierate assieme, ci siamo sempre incontrati… da lontano.

Infondo lo conosco poco, non so esattamente dove abita, non so come sia fatta la sua casa, non so nemmeno che stipendio guadagna.

So così poco di lui che nessuno mi crederebbe se io dicessi che è un amico.

Eppure io sento così.

Ci sono persone che conosciamo da tanto tempo, sappiamo di loro tante cose, ma ciò che vediamo è solo lo strato superficiale.

Non le sentiamo e loro non sentono noi anche se magari si sbracciano in saluti affettuosi quando ci incontrano; ma non ci stanno vedendo, non veramente.

Incontriamo persone e stabiliamo rapporti umani a volte anche di tutto rispetto, ma esse sono e resteranno per sempre delle sconosciute.

Questo perché non abbiamo ascoltato il loro cuore, e loro non hanno ascoltato il nostro. Abbiamo riso e scherzato con loro. A volte litigato. Ma l’immagine che ne abbiamo è come quella impressa su una lastra fotografica: a due dimensioni.

Magari non ci piace ammetterlo per timore della solitudine. Ma quella solitudine, anche se non possiamo accettarla, c’è tutta.

Raramente può capitare un incontro straordinario, ma potremmo rimanere indifferenti perché il più delle volte non lo sappiamo ascoltare.

Non sappiamo ne vogliamo guardare in profondità: restare in superficie è più facile, meno doloroso.

Gli addii non costano nulla, gli incontri non temono le inevitabili, successive, separazioni.

Ciascuno rimane chiuso nel proprio guscio, ancorato all’idea che ha elaborato dell’altro. E tutto si consuma lì, sulla superficie.

Gioie e dolori sono solo immagini della fantasia. È sufficiente infatti un piccolo evento, un’emozione nuova, per spostare tutta l’attenzione altrove e chi credevamo amico scompare rapidamente nell’ombra, uscendo inesorabilmente dai nostri pensieri, dal nostro campo di percezione.

Ma con gli amici veri, quelli “del cuore”, il collegamento non s’interrompe mai.

Loro rimangono accanto a noi, anche se non ce lo diciamo, o non lo manifestiamo apertamente.

Loro lo sanno, noi lo sappiamo, e tanto basta.

Voi ci credereste che esistono amicizie di questa natura?


 

Tracce di Profumo: incontro di anime – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: incontro di anime   By ValeriaIeri sera osservavo una coppia seduta al tavolo di un bar.

Lui guardava un televisore acceso ma, io credo, senza realmente vederlo. Lei dopo un po’, annoiata o forse intristita, prese dalla propria borsa un libro e si mise a leggere.

Nei loro volti non v’era traccia di quella complicità che si può assaporare anche nel silenzio, e dal semplice piacere di condividere un istante della propria vita in cui si è paghi ciascuno della presenza dell’altro.

Nei loro occhi c’era una enorme distanza. Forse ciascuno di loro era immerso nei propri inconfessabili sogni, lontano anni luce dal “sentire” l’altro e dell’altro. Troppo lontano da quell’incontro di anime che riempie il cuore del percepire il magico incanto della vita che scorre.

Osservarli induceva a chiedersi cosa avrebbero fatto loro delle loro vite se – anche soltanto per un momento – avessero potuto osservare se stessi non emotivamente, non come mero esercizio mentale, ma semplicemente con lucida percezione di quel che stavano esprimendo i loro volti.

Forse, il semplice atto di “vedere”, di vedersi dall’esterno, avrebbe potuto dissipare molti dubbi.

Avessero potuto, anche solo per pochi minuti, vedere il vuoto dei loro occhi, l’assenza di empatia, la mancanza di intensità, lontano da tutto il carico emotivo di sensi di colpa e autocommiserazione, avrebbero avuto la grande occasione di comprendere semplicemente “ciò che è”.

Allora ogni reciproca finzione, ogni obbligo che ciascuno forse sentiva nei confronti dell’altro, ogni paura di dover affrontare una presunta solitudine nel caso ciascuno avesse preso la propria strada, tutto questo sarebbe crollato di colpo.

Perché? Non è forse già solitudine quella in cui si trovavano immersi?

“Prendere atto” è l’unica possibilità di cambiamento. Fino a quando ci si lascia condizionare dalle opinioni di se stessi e dell’altro, dai pantani emotivi, fin tanto che si rimane compressi fra il bisogno di fuga e il timore di essere giudicati e aggrediti dall’altro, non si può che continuare a vivere quella solitudine.

A volte un desiderio quasi involontario staziona nella nostra mente…

Vorremmo qualcosa per noi nello svolgersi della nostra esistenza senza osare confidarlo neppure a noi stessi, quasi che in questa vita così spesso dolorosa e sofferente nostro malgrado, desiderare qualcosa di bello possa costituire una sorta di errore, di sbaglio.

Molte persone che dichiarano di “sapersi accontentare” in realtà vivono una vita separata al loro interno: da un lato il loro vivere quotidiano e ordinario, dall’altro l’idea, il sogno, l’aspettativa di un’altra esistenza, producendo così una sorta di stallo nel quale vivono senza passione il loro presente e non osano costruire un futuro soddisfacente.

Chissà, tutto questo forse accade a causa di quel senso del peccato instillato dalla nascita. O per mille altre ragioni. Ma tant’è, e ciascuno costruisce la propria prigione e, quel che è peggio, anche quella dell’altro componente della coppia, intrappolato nella stessa logica e prigioniero della paura di aver disatteso i desideri del primo, di aver disilluso, di non essere stato all’altezza delle aspettative, finendo con l’inseguire un bisogno di conferme più che un vero desiderio di amare ed essere amati.

Poi un giorno subentra la vecchiaia, lenta eppure inesorabile, e allo stesso tempo troppo rapida perché ogni momento di vita sognata e non vissuta, ogni istante dal quale si vorrebbe “scivolare fuori” nel più breve tempo possibile, funge da acceleratore del “tempo soggettivo” che comincia a scorrere rapido come un treno in corsa. E ci si trova ormai al capolinea con il rimpianto negli occhi, con la consapevolezza di un tempo orami giunto al termine.

Sopraggiunge quella vecchiaia che si pensava non dovesse arrivare mai, con i figli ormai lontani, e la certezza di non aver vissuto le poche cose che si sono desiderate veramente e che avrebbero reso la propria vita degna di essere vissuta.

A volte soltanto allora ci si accorge che il cammino intrapreso era obbligato solo nella propria mente, si diventa consapevoli di aver lasciato andare la propria vita alla deriva e di averci trascinando altre vite vincolandole a un’illusoria idea di giustizia, producendo invece sofferenza in se stessi e attorno a se…

Ed esaurendo ogni possibilità di vero “incontro di anime”, vincolandosi ad una esistenza immersa nella più completa solitudine…

 

Tracce di Profumo. Dispersione – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Dispersione   By ValeriaQuando ero bambina raramente accadeva: sedevo sul bordo del mio letto, magari in un momento di particolare calma durante il quale, in famiglia, ogni altro componente era assorto in una sua propria attività che andava dalla lettura di un libro al riposino pomeridiano.

Il clima (nei miei ricordi spesso soleggiato ed estivo) e l’inattività del momento favorivano in me una sorta di concentrazione nel nulla fare. Osservavo le venature del pavimento in marmo come se le stessi vedendo per la prima volta e, dopo un po’, provavo qualcosa che allora definivo “Io sono io”, una sorta di riconoscimento per il quale non trovavo parole che potessero rappresentarlo.

Un sentirmi che prescindeva dal mio aspetto fisico, dal contesto sociale, culturale e perfino storico in cui mi venivo a trovare. Mi “sentivo” e basta.

Sentivo il mio respiro fluire naturalmente, non era necessario porvi attenzione per ascoltarlo; e altrettanto naturalmente percepivo ogni parte del mio corpo, e ogni suono provenire dall’esterno, come se tutto fosse semplicemente “ciò che era”, tutto fluiva nel tempo mentre io mi immergevo in una osservazione senza tempo.

Forse tutti noi durante l’infanzia abbiamo sperimentato simili momenti. Purtroppo, una volta adulti, raramente riusciamo a ricordarli.

L’adolescenza e l’età adulta mi portarono fuori da questa sorta di presenza.

Mi lasciai convincere, e quindi assorbire, dal mondo “là fuori” che continuamente offriva a piene mani stimoli sempre nuovi di cui nutrirmi, seducenti o spiacevoli che fossero.

Tecnologia e consumismo aggiungevano altro carico di esperienze contribuendo ad una sorta di “dispersione”: programmi televisivi sempre più frequenti, mezzi di trasporto sempre più disponibili e rapidi, centri commerciali carichi di qualunque bene di consumo, discoteche assordanti. Stimoli provenienti da tutte le parti e inevitabilmente condizionanti.

Un continuo stordimento per la mente che non terminava di volere qualcosa e già aveva posato la sua attenzione su qualcos’altro.

Ma io dov’ero?

Quella parte di me che avrebbe dovuto consapevolmente prendere o lasciar andare, saper distinguere fra un vero desiderio e un bisogno indotto, l’avevo completamente perduta.

Ma, per fortuna, non irrimediabilmente.

Ciascuno di noi ha sue proprie attitudini, e desideri che gli sono peculiari. La vita spesso offre la possibilità di sperimentare ciò che corrisponde a quanto vibra profondamente in noi.

La difficoltà consiste nel riconoscere l’eccezionalità quando si presenta e comprendere che in quell’istante il “destino” ci sta offrendo la rara opportunità di vivere una vita degna di essere vissuta.

Ma in mezzo a tutta la confusione di emozioni offerte, di condizionamenti subiti, di richieste, di aspettative di altri, di ciò che dovremmo e non dovremmo essere, delle nostre convinzioni in merito a ciò che è “giusto” e ciò che non lo è, come fare a comprendere? A riconoscere le “nostre” porte?

Come fare per individuarle? E costruire le condizioni più favorevoli per varcarle?

Come distinguere il “nostro treno”, fra miliardi di treni in arrivo e in partenza ogni giorno?

E come fare per scendere da quello sbagliato senza farci prendere da quel panico che ci indurrà o a fare avventati  salti nel vuoto dal treno in corsa (facendoci un gran male), o a rimanere irrimediabilmente intrappolati su quella carrozza, con il naso incollato al finestrino e il pensiero rivolto a ciò che di più importante per noi stiamo lasciando andare per sempre?

Credo che solo un vero desiderio infonda la sufficiente forza e creatività necessarie a produrre un cambiamento, a spostare qualcosa col giusto equilibrio.

Ma il desiderio può nascere solo da una mente tranquilla, limpida.

Nasce da uno spazio di silenzio, durante una notte stellata, durante un’alba quieta.

Non c’è ragionamento che possa aiutarci a catturare quel desiderio.

Il desiderio sorge spontaneamente da acque non agitate, da uno stato di calma, di abbandono, da una ricerca di verità, dalla sete di esserci, di essere fieri di ciò che siamo.

Esso emerge allora inaspettato dal fondo del nostro oceano immoto, come il sommergibile del Capitano Nemo, e quando raggiunge la superficie del lago, non potremo più mentire a noi stessi.

Potremo solo direzionare le nostre energie verso l’intenzione di espanderlo, di comprenderlo e, infine, esaudirlo. Ritrovando nella “giusta azione” noi stessi e un senso a tutte le cose.

 

Tracce di Profumo: Mondiali – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Mondiali   By Valeria

Io non amo il gioco del calcio, anzi, lo trovo un po’ noioso. Ma i mondiali li guardo… quando gioca l’Italia.

Ciò che mi appassiona molto è percepire, durante la partita, quel propagarsi di uno stato emotivo generalizzato e “unidirezionato”.

Un’emozione simultanea, che segue di frazioni di secondo l’azione sul campo da gioco.

Un’emozione così forte da spandersi nell’aria, diffondersi nell’etere, attraversare i muri delle case.

Come una sola onda…

Sembra compiersi un piccolo miracolo, reso possibile dalla diffusione in tutte le case dell’evento calcistico che pare assumere la funzione di “germe di cristallizzazione” dell’emotivo umano, di veicolo di emozioni che si direzionano e si stabilizzano tutte contemporaneamente su un pensiero comune e stabile e, se la Nazionale vince, perfino (e soprattutto) positivo.

Molti anni fa mio padre ricordava spesso che nei tempi della sua infanzia, durante i quali si viveva il momento di massima crisi sociale ed economica, di crollo di valori e (purtroppo) di una guerra mondiale imminente, fra le persone si era diffuso un fanatismo esasperato per il gioco del calcio.

Fatto che lui giudicava come il segnale dell’impoverimento delle menti umane. E forse aveva anche ragione.

Non considerava però – forse per esservi stato lui stesso immerso – quel senso di isolamento che, durante i momenti di crisi, spesso accompagna il genere umano.

In tali momenti c’è un bisogno esasperato di contatto con gli altri che viene tuttavia inibito da una sorta di apatia, di “stallo emozionale”.

Ci si incontra, si esce con amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro, ma qualcosa blocca il flusso emotivo tra individui impedendo loro di toccarsi in profondità.

Aumenta la diffidenza interpersonale e quando si interagisce con persone che sembrano vibrare sulla propria corda, ci si domanda dov’è il “trucco”.

Ecco che allora aggregarsi attorno a un semplice evento calcistico, lontano per sua natura da componenti emotive più raffinate e profonde,  riproduce quel bisogno di “unità positiva” che infondo l’individuo cerca da sempre.

È come se per una manciata di minuti si aprisse una porta che consente al flusso di emozioni di transitare da un essere all’altro, senza però quelle implicazioni “profonde” che producono, nei momenti bui, la paura della delusione, il senso di perdita, di inadeguatezza, il timore di una sconfitta.

Certamente è soltanto un surrogato di un potenziale umano che ha ben altre possibilità di interazione, ma è indubbiamente (e tragicamente) un segno dei tempi.

 

Tracce di Profumo: un personaggio in cerca d’autore – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: un personaggio in cerca dautore   By ValeriaA volte le circostanze ci costringono a rivisitare tutti i passi compiuti. A osservarli in un modo nuovo, diverso.

Può accadere attraverso un incontro che produce un dolore.

Per esempio con persone che si muovono cadendo da un bisogno a un altro senza valutare e pesare le loro azioni, spesso estreme, e che per conseguenza oscillano dirigendosi ora in una direzione ora nel suo opposto.

E si può rimanere sorpresi dal loro apparente equilibrio, dal loro saper elargire istanti di affetto incondizionato, dell’immagine che sanno dare di se esteriormente così ampia ed evoluta.

Recitano invece una parte nella quale probabilmente si sono esercitate per tutta la vita cercando un antidoto al vuoto interiore.

L’antidoto lo cercano attraverso il riconoscimento degli altri, rispecchiandosi e perdendosi nel proprio bisogno di gratificazione e approvazione.

Credono di poter colmare il proprio baratro assorbendo l’energia di chi quel vuoto, con discrezione e fatica, ha saputo almeno in parte riempire.

E invece ricadono rapidamente, inevitabilmente, profondamente, nella loro solitudine.

Spesso hanno molto letto, hanno accumulato tante idee e nozioni su come colmare “l’insostenibile leggerezza dell’essere” e si sono illuse che una semplice lettura serale, da sola,  possa arricchire la loro esistenza.

Evolvere invece, o comunque camminare in quella direzione, richiede ben altro lavoro.

Richiede soprattutto possedere il coraggio di guardare in faccia il proprio baratro, imparando a riconoscerlo e, un po’ alla volta, a trasformarlo.

Trascinarci gli altri, in quel baratro, non serve a nulla. Produce solo altra sofferenza, altre macerie da cui poi diventa sempre più difficile risollevarsi.

Il coraggio. Il contrario della paura. O meglio il coraggio di guardare in faccia la paura. E la volontà di camminare con coerenza, almeno di provarci ma continuamente, quotidianamente, malgrado la paura. Tutto questo fa la differenza. Leggi il resto di questo articolo »

 

Tracce di profumo: occhi grandi – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di profumo: occhi grandi   By ValeriaUna signora oggi si è sentita male, nel suo appartamento.

C’è stato parecchio trambusto: reperire la famiglia che tiene copia delle chiavi di casa, chiamare il pronto soccorso, avvisare la figlia…

La signora era caduta a terra e non riusciva a rialzarsi, e si levava un lamento straziante da quel corpo accasciato al suolo.

Ma quel che più di ogni altra cosa mi ha impressionata sono stati i suoi grandi e celesti occhi che un tempo forse fecero tremare più di qualche cuore.

Oggi sembravano quelli di Frodo dopo che venne colpito alla spalla dalla lama di un Nazgul, gli occhi della paura e dell’assenza, una voragine di vuoto.

A volte è necessario cogliere qualcosa per comprendere il suo contrario.

Come provare la sete per poter  apprezzare il piacere di bere dell’acqua limpida e fresca.

È stato doloroso leggere la sofferenza scolpita sul volto della signora. Ma vedere l’abisso dell’inconsapevolezza contenuto nei suoi occhi è stato se possibile, addirittura traumatico.

Ho visto lo sguardo non sguardo, lo sguardo di chi non è lì, di chi è già scivolato lontano.

E forse già da molto tempo…

Quegli occhi grandi e vuoti li ho osservati per la prima volta in questa difficile giornata.

Eppure, ripensandoci, già in passato, quando le condizioni fisiche della signora erano buone, quello sguardo era tutto lì, già perduto nei meandri della mente, già precipitato negli abissi imperscrutabili di stati emotivi che, come maremoti, travolgono e lentamente uccidono.

Occhi che è impossibile strappare alla loro prigione.

In fondo, quanti ne vedo ogni giorno…

 

Tracce di Profumo. Partenza – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Partenza   By ValeriaQuando è imminente una partenza tutto si “assottiglia”. O almeno io sento così.

Prendiamo le distanze da ciò che ci circonda e che, per un po’ di tempo (lungo o breve), ci era divenuto familiare. Iniziamo dunque a interporre una barriera protettiva fra noi e l’ambiente che stiamo per lasciarci alle spalle.

I momenti che precedono il commiato hanno così il sapore della pausa, vengono percepiti (a volte anche dolorosamente) come una sorta di sospensione fra l’attimo presente e quello che si trova nel nostro immediato futuro.

Può succedere allora che molti dettagli che ancora non avevamo notato diventino improvvisamente evidenti eppure, in qualche misura, irrilevanti.

Ce ne stiamo separando e questo ce li fa osservare forse per la prima volta e pur tuttavia con un certo distacco.

Si potrebbe desiderare di rimuovere quell’improvviso  senso di “mancanza” ma è difficile.

Infatti, il momento che precede un commiato è uno dei pochi durante i quali barare con se stessi, evitare di ascoltarsi, può diventare un’impresa davvero ardua.

Accade alla fine di una vacanza, a volte anche sul finire di una sola giornata trascorsa in luoghi dove siamo stati particolarmente bene. Accade quando una persona a noi cara parte. Accade quando avvertiamo emotivamente una separazione come definitiva.

Ci sono rari momenti durante la nostra esistenza in cui accade e basta. Semplicemente nella nostra mente.

Non dobbiamo andare da nessuna parte, non è in procinto un addio, eppure percepiamo quella stessa “qualità emotiva”.

Restiamo in ascolto del contesto in cui siamo calati in assorto silenzio e, in fondo al cuore, sentiamo quel mondo non appartenerci più.

Normalmente non si dà ascolto a queste percezioni; e tuttavia molto spesso potrebbero rivelare una precisa, intima aspirazione al mutamento, una spinta ad un cambiamento radicale.

Si trattasse anche “solo” di un cambiamento interiore, questo segnale andrebbe ascoltato.

Potrebbe rappresentare l’espressione di un importante desiderio di trasformazione oppure la percezione di una metamorfosi è già in atto.

Magari, ascoltando questi attimi con lucida onestà, l’imminente fase di transizione ci coglierebbe meno impreparati, potremmo essere più forti nel gestirla, nell’accettarla, nell’andare oltre e affacciarci al nuovo.

Infondo si sa, la vita è impermanenza.

 

Tracce di Profumo: Vuoto – By Valeria

Il Vuoto del SilenzioEcco di nuovo quel senso di vuoto.

Si espande e tutto ciò che mi circonda sembra assottigliarsi. Tutto appare improvvisamente remoto e irraggiungibile.

I suoni, le parole delle persone, i loro volti che ti guardano ma non ti vedono, i loro sguardi perduti in un sogno, la loro forza assorbita dall’immaginazione.

I loro pensieri altrove, già troppo lontani, finiti in luoghi a me inaccessibili, su territori inesplorabili.

Esistere… cosa significa?

Non si tratta forse di una particolare luce negli occhi che si sprigiona? Luce che esprime il desiderio di aderire alla vita? Qui e ora? Di fare delle scelte, a volte sagge, altre forse avventate o stupide?

E invece troppo spesso quella luce si spegne, assorbita nel baratro denso della paura. Paura di un cammino non compreso, della solitudine, della sconfitta, della morte.

Quanta solitudine in quegli sguardi persi nel vuoto, quanto bisogno di affetto e calore, bisogno di percepire la complicità di un amore, speranza di poter essere ascoltati e compresi.

Ma rompere quell’ isolamento sembra davvero un’impresa impossibile, la più ardua, la più ardita.

In un attimo eccoci soli un’altra volta, immersi nella confusione del mondo, assorbiti da tante cose da fare. Tutto pur di sottrarci a quel silenzio che chiede risposte a troppe domande.

Domande inevase, dubbi che non trovano soluzione.

Ma intanto il tempo scorre e noi, inchiodati ai nostri piccoli e grandi drammi interiori, ancora una volta abbiamo perduto il nostro treno…

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Tracce di Profumo. Parole effimere. – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Parole effimere.   By ValeriaSu questo pianeta si parla troppo, e spesso ci si parla addosso.

Di parole che vibrano su corde negative ce ne sono in abbondanza e non vale certo la pena di evocarle.

Ma frequentemente alcuni dispensano intere frasi elargendole come perle di saggezza, di conoscenza, di amore, di affetto. Sembra un bene questo ma non sempre lo è…

Tutti parlano ma pochi si domandano quale effetto produrranno i loro discorsi in chi, magari ingenuamente, ne viene investito.

In pochi si domandano se il significato più profondo di quanto stanno esprimendo corrisponde veramente al loro sentire, pochi si prendono la responsabilità delle loro asserzioni, pochissimi sanno ascoltarsi abbastanza onestamente da comprendere se saranno poi in grado di sostenere le loro parole con i fatti.

A volte anche le frasi più belle, le frasi d’amore, di gratitudine, di stima, possono diventare come lame acuminate per la persona a cui sono dirette, il giorno in cui essa scoprirà, suo malgrado, che sono state dette per gioco, per voluttà o, peggio, per convinzione di elargire attimi di piacere o di gioia nel nostro sensibile e attento ascoltatore.

Come Dei magnanimi, alcune persone credono forse di donare momenti di calore e luce, gratificanti e curativi per l’animo di chi li riceve.

In realtà quelle persone esprimono solamente il bisogno di gratificare se stesse.

Ma il momento della verità arriva sempre.

Allora il mirabile oratore si trasformerà improvvisamente in un male oscuro che ha ferito e umiliato.

Quelle parole acquisteranno il sapore della maldicenza, della superficialità, della assoluta mancanza di compassione.

Produrranno un forte dolore in chi le ha ricevute. Apriranno ferite che non rimarginano, ferite profonde, ferite dell’anima. Le più difficili da curare. Impossibili da cancellare.

Cicatrici che lasceranno tracce profonde e indelebili

Ogni tanto, prima di aprire la bocca, molti dovrebbero farsi delle domande.

Ma forse la loro intrinseca natura egocentrica e superficiale gli potrebbe impedire di elaborare qualsiasi considerazione minimamente profonda e benevola.

A queste persone consiglio un gioco. Consiglio loro di immaginare che gli effetti della devastazione che producono, del dolore, della delusione più profonda, riecheggino per l’eternità.

Lo facciano questo gioco, provino a fare un piccolo sforzo di immaginazione. E allora forse, prima di elargire doni inesistenti, prima di offrire scatole vuote, prima di propagandare se stessi diffondendo dolci e amorevoli falsità, magari penseranno. Per un momento, rifletteranno.

Immaginando quegli effetti che essi stessi hanno prodotto come scolpiti per sempre nell’etere e nel cuore del loro bersaglio, potrebbe aprirsi un piccolo varco di compassione nel loro cuore inaridito e spento.

Attraverso questo “esercizio di stile”, magari con gli anni, con l’età che avanza, la vecchiaia, la malattia, la sofferenza, impareranno a distinguere fra il vero amore per il prossimo che, come luce divina, nutre la vita, e l’effimera luce della vanità che uccide.

 

Tracce di Profumo. Il Nulla – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Il Nulla   By ValeriaUna nostalgia che nasce da lontano mi ha trasportata su questo litorale e ora ascolto il suono delle onde del mare che ritma la mia vita.

Vedo le mie orme sul terreno e il lungo cammino già percorso. E mi fermo a pensare…

A volte dimentico di esistere, lo sguardo perso in un sogno…

Altre alzo gli occhi e cerco di penetrare l’esistenza.

In quegli istanti scorgo il mare in tutto il suo splendore, la sua lucentezza, la sua forza, la potenza. Osservo le sue acque calme e limpide o le ondate della tempesta.

Ma vedo ancora più lontano, fino all’orizzonte.

Oltre, il nulla.

Quel nulla che inquieta, che impone domande, che non concede risposte.

Nulla silenzioso e paziente, che mantiene sempre la stessa distanza; anche io decidessi di spingermi in mare aperto, di corrergli incontro. Sempre la stessa distanza…

Forse può essere esplorato solo allargando i miei orizzonti, forse desidera che la mia anima si lasci toccare.

Allora la mente si svuota in atteggiamento di profondo ascolto, il corpo è saldo eppure morbido, la mia presenza stabile si immerge in uno stato di totale abbandono…

Lo sguardo si confonde con il mare:

Fai dunque di me ciò che credi. E sia quel che deve essere…”.

 

Tracce di Profumo: Il tempo è adesso. – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Il tempo è adesso.   By ValeriaCi sono istanti della nostra vita di completa espansione durante i quali noi, immersi in una sorta di tempo senza tempo, assorbiamo ogni goccia del presente che ci circonda portandolo all’interno, dilatandolo. Momenti in cui non abbiamo occhi abbastanza per guardare, polmoni sufficienti ad inspirare.

Sembra la descrizione di uno stato alterato della mente tanto ci siamo disabituati a viverlo.

Eppure, cercando nel nostro passato, lontano passato, possiamo facilmente ricordare di averli sperimentati.

Ricordo un pomeriggio piovoso, a casa di una zia. Attraverso i vetri delle finestre della sua cucina guardavo il giardino fiorito ed il melo carico di frutta. Nella stanza si diffondeva il profumo che la terra restituisce  quale ringraziamento alla pioggia che la nutre,  la disseta, la irrora.

L’ambiente si era riempito della gioia sprigionata dal terreno, dai fiori bellissimi, dall’albero che levava i suoi rami, se possibile, ancora più in altro, e da ciascun filo d’erba che aveva intensificato la sua verde colorazione.

E noi ridevamo. Io bambina, lei anziana. Complici, agli antipodi della vita e proprio per questo entrambe capaci di ascoltare quella gioia. Lei perché non aveva più nulla da perdere, io perché avevo ancora tutto da scoprire.

Quel momento non aveva confini, non aveva ne impegni ne pesi, non aveva paure ne aspettative.

Era solamente l’attimo. E bastava a se stesso.

Poi  la vita prende ad accelerare. Prima nella ricerca di sempre nuove esperienze, poi nella fuga da nuove possibili delusioni.

Ma accelera. E noi perdiamo ogni goccia di profumo. Qualcuno vive nel ricordo, molti hanno del tutto dimenticato.

Carichi di pesi e frustrazioni viaggiamo portando fardelli che hanno completamente sostituito la gioia del presente.

Come sistemi chiusi non comunichiamo più con l’esterno, non ascoltiamo più la forza misteriosa della vita.

Ma se potessimo riappropriarci qualche volta, anche per soli pochi minuti, di istanti di completa immersione nel presente, produrremmo un contatto talmente profondo e intimo con noi stessi da toccare corde da tempo assopite e vibranti del piacere di esistere.

 

Tracce di Profumo. Naufraghi – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Naufraghi   By ValeriaSiamo come naufraghi trasportati dalla corrente e abbandonati sulla battigia ancora lambita dalle acque impetuose.

Naufraghi…  senza sapere perché,  ignari di tutto, eppure il cammino ha già avuto inizio.

Passo dopo passo, senza bussola e senza indicazioni, compiamo il grande viaggio.

Senza una meta ci addentriamo nelle terre paludose e dense delle nostre emozioni, alla ricerca di un istante di gioia, di gocce di piacere, di un sorriso regalato.

Ci addentriamo nel sottobosco intricato e fitto dei nostri recinti mentali, alla ricerca di comprendere qualcosa, alla ricerca di un pensiero illuminato.

E invece, dopo pochi passi, ci siamo già perduti.

Naufraghi senza dimora alla ricerca di un riparo per la notte, di un rifugio sicuro, accogliente e caldo come quello contenuto nel nostro atavico ricordo.

Naufraghi che cercano la luce ed incontrano il buio di altri naufraghi arrivati prima di loro; e seguendone le tracce, finiamo col credere che quella sia la sola, unica strada percorribile.

Naufraghi sofferenti, prigionieri nella stretta gabbia soffocante delle proprie convinzioni. E quando passa noi accanto una possibilità, i nostri occhi non la sanno cogliere, non sanno discernere.

Non colgono lo splendore, il profumo sublime, la bellezza, il bagliore lucente…

E tuttavia, a volte, qualcuno ha il coraggio, o l’ingenuità o forse la follia di cercare un principio luminoso, e allora cerca con tutte le sue forze di vincere la gravità, di raddrizzare la schiena, di elevarsi, di assaggiare la gioia.

Quella gioia intima, luce che si diffonde in se stessi…

Quando qualcuno tenta di privarcene sta solo cercando la nostra sottomissione…

Eppure sulla riva siamo approdati tutti insieme, come gocce dello stesso mare, come frammenti della stessa Anima. Se potessimo ricordarlo forse riusciremmo a vederci, ascoltarci, a toccare i nostri cuori.

Allora sarebbe più facile infrangere quella prigionia che ci fa sentire così soli, separati, e ci fa credere le nostre vite senza scopo.

 

Tracce di Profumo. Pensiero impossibile – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Pensiero impossibile   By ValeriaIo non so perché devo stare in questa ristretta prigione, non comprendo le ragioni per le quali devo occupare lo spazio ristretto del mio piccolo corpo quando c’è un intero universo a disposizione.

Non capisco perché devo muovermi nello ristretto ambito delle mie mappe mentali e nei luoghi ripetitivi delle mie emozioni.

Ho voglia di correre, di camminare in regioni inesplorate, di percorrere territori sconosciuti.

Di liberarmi da questi vincoli di carta pesta.

Tutta la mia vita mi passa davanti in pochi minuti.

Dispongo di una manciata di tempo per rompere catene che mi fanno sentire continuamente in apnea, per sciogliere finalmente la tensione in un volo liberatorio, ampio, evoluto. Ma non c’è tempo.

Non può essere tutto qui, non ha alcun senso.

Dove si trova la porta? Dove sono i confini?

Ma… va bene a tutti così? Va bene a tutti questo lasciarsi morire ogni minuto dentro i propri conflitti, soffocati dalle proprie abitudini, compressi in una esistenza dove tutto sembra già deciso, stabilito? Dove il binario è uno solo possibile e il percorso sembra segnato dalla nascita alla morte?

Va bene a tutti camminare come automi in mezzo ad altri automi con occhi spenti e rassegnati?

A nessuno viene un dubbio? E quando quel dubbio arriva, c’è qualcuno che lo libera anziché reprimerlo con un rapido gesto?

Ma in effetti…:

“E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio” (Albert Einstein)

 

Tracce di Profumo. Nelle mie mani petali di rosa – By Valeria

RosaIl profumo si spande nell’aria come un’offerta.

Ne osservo l’intenso colore rosso, la forma morbida e regolare, la superficie vellutata; sembrano piccole onde che si propagano nel palmo della mano.

La vita ha toni accesi, così forti che solo un cuore ardito ne può sostenere la vista.

Quell’ardimento ciascuno di noi lo ha portato in se stesso quando era fanciullo ma il tempo, poi, lo ha trasformato.

Le intemperie, le delusioni, la noia, il rumore di quest’epoca che non accorda una tregua, non concede pause o silenzi, hanno trasformato il desiderio di farsi attraversare dalla vita in paura di esserne toccati, anche solo sfiorati.

Ma nell’ascolto immoto, raccolto, a volte lo si può ritrovare, soltanto lasciando che il silenzio agisca a suo modo.

E nel lasciarlo espandere, può affiorare un ricordo lontano, memoria di tempi  remoti, traghettatore di un antico messaggio.

Dal profondo del proprio essere  emerge qualcosa; una sorta di relitto che riaffiora portando con se il sapore di epoche austere nelle quali bellezza, forza, tragedia, volontà, tutto era contenuto in pochi gesti, in pochi atti decisi e semplici.

Allora sopraggiunge la certezza che… si, si può fare.

 

Tracce di Produmo: quiete – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Produmo: quiete   By ValeriaA volte le parole si esauriscono.

Il silenzio diventa necessario, come immergersi nelle acque limpide di un mare calmo.

Questo silenzio conduce oltre il fronte degli eventi, in luoghi inaccessibili alla mente, in ampi spazi di possibilità.

È come la quiete dopo la tempesta o la calma nell’occhio del ciclone.

O come una foglia, che si stacca dall’albero perché ha esaurito il suo tempo.

Cade lentamente, ondeggia, tocca il suolo. E lì rimane adagiata, immobile.

In questo istante, in cui apparentemente nulla accade, si creano le condizioni per un nuovo ciclo.

È seducente sostare in questa terra di mezzo… come un seme sepolto in un campo coperto di neve… che si prepara al nuovo…

 

Tracce di profumo – Onda Emotiva By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di profumo   Onda Emotiva By Valeria


Ascolto il silenzio in silenzio

Ricordi affiorano nella notte

Ci fu un luogo remoto nel quale

tutto doveva ancora accadere.


Adesso le pieghe del tempo

sono come rughe scolpite

dall’oceano in tempesta,

immutabili note vibranti.


L’aria profuma di mare.

Ho colto una rosa per te

con la levità di un bambino

e osservo una lucida goccia

di sangue mentre scivola lenta

sulla pelle liscia della mia mano.


A volte la ferita più piccola

produce un intenso dolore,

un desiderio che prende

forma è vivo colore.


E la gioia mi sorprende.



Ascolto il silenzio in silenzio

Ricordi affiorano durante notte

Ci fu un luogo remoto nel quale

tutto doveva ancora accadere.

Adesso le pieghe del tempo

sono come rughe scolpite

dall’oceano in tempesta,

immutabili note vibranti.

L’aria profuma di mare.

Ho colto una rosa per te

con la levità di un bambino

e osservo una lucida goccia

di sangue mentre scivola lenta

sulla pelle liscia della mia mano.

A volte la ferita più piccola

produce un intenso dolore,

un desiderio che prende

forma è vivo colore.

E la gioia mi sorprende.

 

Tracce di Profumo. E’ come volare nella nebbia – By Valeria

volare nella nebbiaÈ soltanto acqua, in una delle sue tante forme…  È costituita da minuscole goccioline sospese nell’aria.

Gli oggetti sono avvolti in un alone biancastro e la visibilità risulta ridotta, le forme appaiono quasi ammorbidite, il tempo sembra subire una breve sospensione.

Una sensazione di silenzio si diffonde attorno a noi e ci raggiunge anche all’interno.

Quando la nebbia è molto fitta produce un misto di disorientamento, piacere, senso del mistero.

Osservo attraverso un ricordo ma non riesco a vedere nitidamente, i particolari sfumano nelle pieghe del tempo; vorrei sapere, ma non so. Vorrei capire, ma non capisco.

Qualcosa che non avevamo previsto arriva talvolta come una semplice brezza marina e può dissolvere la foschia, mostrare verità dimenticate, far vibrare corde assopite.

Può possedere un potere sorprendente. Le immagini si fanno più nitide, le linee nette.

Alzarsi in volo allora consente di cogliere con lo sguardo ogni cosa, i dettagli rimpiccioliscono ma il mondo si manifesta in tutta la sua ampiezza, e bellezza.

Un ampio respiro ci riempie i polmoni, ampio come tutto ciò che gli occhi riescono a abbracciare, ampio come tutto ciò che il cuore riesce a percepire.

Passato, futuro e ogni distanza sembrano, per un istante, raccogliersi in un unico punto, e una gioia incontenibile ci pervade.

L’aria rarefatta e fredda ha un sapore marziale.

Noi siamo, e soltanto siamo, sospesi nell’aria senza un dubbio, con la sola forza dell’intensità.

Ma poi la brezza cala, la nebbia si sparge ovunque, e di nuovo un timore ci assale. Quando si perde l’orizzonte, tutte le comunicazioni devono essere in chiaro.

Fa che il mio cuore non perda la traccia affinché il ritorno mi conduca all’antica dimora.

 

Tracce di Profumo: Avatar – By Valeria

Avatar: la dolcezza di NeytiriAnch’io, come molti di noi, ho visto Avatar.

Bella la sceneggiatura, trama stile fumettone americano. Più o meno quel che mi aspettavo di vedere.

E comunque a me è piaciuto (se non altro perché il commento di mia figlia è che in questo film gli umani ci fanno una figura di m…., e se questo è il messaggio arrivato ad una quattordicenne, non mi sembra poi male).

Ma… c’è un ma.

La trama (come altre centinaia simili) separa nettamente il bene dal male, i buoni dai cattivi, i giusti e gli ingiusti.

Il bene sta tutto da una parte e il male tutto dall’altra. E fin qui concediamoci questa approssimazione…

Gli esseri dalla parte del bene sono coesi e solidali fra loro solo con qualche rara incomprensione, ma i dubbi e la diffidenza svaniscono rapidamente come neve al sole.

I cattivi anche se la intendono alla grande.

Ecco, qui davvero mi perdo. Per analoghe ragioni mi confondevano da bambina le favole di allora che contenevano tutte o quasi il medesimo messaggio.

Insomma, io questa cosa della coesione davvero la devo ancora vedere. E si non ho più dieci anni… da un bel po’.

Nel mondo reale, se le persone fondamentalmente ingiuste trovano un collante negli interessi derivanti dalle loro malefatte (ma anche in questo caso spesso fanno a coltellate fra loro), molte persone o categorie di persone che tendono in cuor loro a qualcosa di giusto, genuino, pulito, luminoso, sono – se possibile – ancor meno coese.

Insomma, gli interessi uniscono più dei giusti principi. E anche gli interessi fanno fatica (e per fortuna!) .

Ora due sono le cose: o i giusti principi non esistono ed esistono invece dichiarazioni di principio alle quali fondamentalmente le persone non credono, e quindi viene meno la ragione prima che dovrebbe caratterizzare la coesione fra loro, oppure (e forse sarebbe anche peggio) le persone con un cuore non si riconoscono.

Dico che sarebbe anche peggio perché, se le persone che hanno un cuore non si riconoscono tanto facilmente, allora il loro cuore evidentemente non lo ascoltano per nulla o quasi; ascoltano più che altro il loro ego molto fiero del “grande cuore” che portano in se, ma del tutto insensibile ai cuori altrui.

Quel che ho più apprezzato del film è il significato del saluto: “IO TI VEDO” usata dai Na’vi, che non significa “vedo il tuo corpo con i miei occhi” bensì “ti sento…ti osservo…ti vivo”.

Un saluto che si posa addosso dolcemente come una carezza.

 

Tracce di Profumo. Sostanza emotiva. By Valeria

Ambra e sostanza emotivaL’ambra è una resina fossile.

Milioni di anni fa, colando lungo il tronco delle conifere, imprigionava insetti ed altri animali di piccole dimensioni soffocandoli e conservandoli nel tempo pressoché intatti.

Come insetti inclusi nell’ambra, noi viviamo inglobati in una densa, fluida sostanza emotiva. Ci nutriamo di emozioni, ne gioiamo e ne soffriamo, rimanendone costantemente invischiati.

Ne risulta impedito qualsiasi movimento.

La vita attorno a noi è continuo mutamento eppure noi sostiamo in ciò che siamo sempre stati, solamente con qualche ferita e qualche ruga in più.

L’indurimento della resina e la sua trasformazione in ambra è un particolarissimo processo di fossilizzazione che la rende trasparente abbastanza da consentire, spesso, di vedere anche a occhio nudo gli organismi conservati al suo interno.

Anche noi, come insetti intrappolati, fluttuiamo nella nostra sostanza emotiva della quale, trovandoci completamente immersi, non abbiamo percezione.

Non sappiamo modificare nel tempo i nostri gesti meccanici, le nostre reazioni, il linguaggio che adoperiamo, la percezione che abbiamo del mondo.

Qualsiasi trasformazione è inibita.

Se fosse possibile emergere, anche solo per pochi momenti, potremmo renderci conto della terribile sensazione di attrito che questa “materia densa” produce, come un immenso centro attrattore nel quale tutta l’energia vitale si dissolve.

In conseguenza di ciò, ogni azione “alternativa” a quanto rientra nei nostri schemi psichici appare impossibile, irrealizzabile; ogni evoluzione solo una possibilità posticipata a domani.

Non appena si emerge, la vita riprende movimento, vigore.

Passione, intensità, volontà, prendono il sopravvento sulle convinzioni della mente, sulle paure e i sui nostri assoluti.

La nostra esistenza allora si trasforma dall’impossibile al possibile, dal “domani forse accadrà” al “io sono adesso”, “il nuovo è soltanto ora”.

Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’umanità” (Neil Armstrong)


 

Tracce di Profumo: Ombra e Polvere. By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Ombra e Polvere. By ValeriaQuanto tempo calpestato, quanti passi mossi a caso nel mio passato…

Un nuovo anno è giunto, con tutto il suo carico di aspettative, con le sue zavorre e i buoni propositi.

Adesso, per un attimo, cala un silenzio particolare nel quale posso muovermi liberamente, posso raccogliere le idee e fare il punto dei miei luoghi comuni.

Un torrente ha la strada segnata, segue il percorso di minor resistenza.

Scenderà a valle secondo un tracciato che non ha scelto lui, che segue precise leggi, che sarà influenzato da gravità, attrito, ostacoli, permeabilità o meno del terreno, pendenza e da molti altri fattori.

Proseguirà la sua corsa nel medesimo letto per lungo tempo e, nel tempo, scaverà sempre più nel terreno scavando così senza sosta il solco del suo destino.

Forse soltanto un’onda di piena, una spaventosa, imprevedibile onda di piena gli consentirà di rompere qualche argine naturale e il torrente allora potrà scendere libero verso valle, dividersi in mille rivoli, riunirsi, riprendere compatto la sua corsa lungo nuovi sentieri, verso altri avvallamenti ed altre praterie.

Ma quanto dolore in quell’onda di piena che avrà fatto scempio dei luoghi in cui, tranquillo, il torrente è transitato per tanto tempo.

Metafora della vita? Forse si.

Per anni e anni incontriamo persone, luoghi, avvenimenti, ostacoli, novità interessanti o seducenti eppure tutto questo soltanto sporadicamente induce una mutazione interiore.

Le nostre “mappe interiori” rimangono sostanzialmente immutate, i nostri schemi mentali identici, ogni nuova esperienza la useremo sostanzialmente per convalidare la nostra visione soggettiva del mondo, le nostre convinzioni già radicate e le nostre paure.

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Tracce di Profumo: Paradiso Perduto by Valeria

Brooke-shields-in-laguna-bluSe solo fosse possibile, vorrei prendere per mano un amico un po’ nostalgico e portarlo a spasso fra suoi ricordi…

Egli ritiene il suo passato remoto, quello della sua infanzia, il “vero paradiso”.

Vorrei condurlo in quel paradiso affinché possa svelare il lavoro fatto dal tempo che – per effetto della distanza – ha ricostruito eventi, rimarginato cicatrici, epurato momenti belli e profumati del dolore inteso e acuto che un bambino sa provare.

Forse così ricorderebbe la tristezza che scava solchi profondi nel cuore di un bambino quando egli vive un’ingiustizia, o quando scorge fra le pieghe di un sorriso forzato la tristezza negli occhi di un genitore, o ancora quando si vede immerso in questo mare e sa di non poter decidere, di non poter disporre della propria vita come vorrebbe, di essere soggetto ai cambiamenti di umore di un adulto che lo sta sgridando per nulla, che non lo ascolta veramente, non sa amarlo per quello che è.

Veramente l’infanzia è quel paradiso che ricordiamo?

Io penso di no.

Il paradiso che ricordiamo è la mente pulita di un bambino, la capacità di stupirsi non ancora perduta, la semplicità con cui egli scivola nella vita senza ma e senza se, il coraggio di prendere saldamente in mano le redini dei suoi sogni e del suo sentire più profondo.

Quando il tempo ci restituisce un ricordo, questo assomiglia alla nostra immagine ritratta in una vecchia foto: ci vediamo più giovani e più belli di come realmente ci  sentivamo a quel tempo e in quelle vesti, ma non abbiamo la più pallida idea di quale fosse il nostro stato d’animo al tempo in cui fu scattata.

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Tracce di Profumo. Bolle di Sapone. By Valeria

bolle di saponePasso dopo passo, giorno dopo giorno, profumo di pioggia e di bosco, fragranza della notte, il terreno si inerpica e io salgo; faticosamente, ma salgo.

Mi domando dove vado; dove il destino, silenziosamente, mi sta conducendo.

Mi sento come un cieco che prosegue il suo viaggio nel cuore della notte e non sa perché.

Muove il bastone nel vuoto e si convince solo di quel che il bastone tocca.

Il resto semplicemente non sa che c’è.

Incontro tante persone in cammino, come me…

Ciascuno è chiuso nella propria “bolla di soggettività”, ciascuno convinto del proprio punto di vista, della propria interpretazione, a volte solo temporanea (e passa dunque da una convinzione ad un’altra), altre permanente.

Come bolle di sapone, si scontrano, rimbalzano, a volte scoppiano ma i loro cuori non si toccano mai.

Ci sono solo gradi diversi di convincimenti.

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Tracce di Profumo. Cercando un libro… by Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Cercando un libro... by ValeriaHo sognato che stavo cercando un libro.

Un antico libro dalle pagine ingiallite e fragili, profumate di polvere e umidità.

Mi trovavo in una affollata libreria del centro cittadino, bersagliata da una esplosione di colori, improbabili best seller, inutili oggetti regalo, rumore del continuo vociferare e musica diffusa in sottofondo.

La gente collezionava pacchetti natalizi; una affannata raccolta di regali dell’ultimo momento da scartare sotto un albero senza poesia ne calore, senza gioia ne vera intenzione.

Una tradizione ormai privata del potere magico del rituale e trasformata in operazione commerciale.

Quella congestione di oggetti, emozioni, frustrazioni e tanta fretta mi impediva di orientarmi, di capire dove cercare.

Mi rivolsi ad una commessa che, a giudicare dall’espressione, aveva perduto ogni possibilità di contatto con i clienti e perfino con se stessa; agiva come un automa e, su mio suggerimento, digitò sulla tastiera di un computer una parola chiave per individuare la collocazione del libro.

Ma l’esito della ricerca fu piuttosto confuso, uscirono argomenti e titoli correlati, voci simili e testi suggeriti. Lei mi guardò assente e disse: “Provi da quella parte”.

Con un sospiro rassegnato iniziai a girovagare a caso nella libreria sperando più che altro in un colpo di fortuna.

D’improvviso mi trovai di fronte una porta che conduceva ad una sala semideserta e silenziosa.

Entrai.

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Tracce di profumo. Recuperare la vista – by Valeria

Guardare non è sempre vedereLa prima volta che sentii qualcuno sostenere che le persone fondamentalmente “dormono” sinceramente mi domandai perché non dovrebbero.

Mi sembrava che “addormentarsi” di continuo potesse costituire un buon anestetico per non soffrire troppo.

La sofferenza è di tutti, anche dei ricchissimi e dei fortunati che comunque dovranno fare i conti con le delusioni, le malattie e infine la morte.

Non trovai allora, di fronte a quelle parole, motivi sufficientemente validi per considerare utile aprire gli occhi più che tanto e guardarsi attorno con maggiore attenzione.

Mi venne in mente, invece, un film visto molti anni fa: un bambino cieco avrebbe potuto recuperare la vista se sottoposto ad un delicato e costoso intervento chirurgico; la famiglia non disponeva del denaro necessario ma in qualche modo riuscì a racimolare l’intera somma, l’intervento fu eseguito e riuscì perfettamente.

Il chirurgo raccomandò poi il ragazzo di non fissare a lungo il sole perché l’intensità luminosa avrebbe reso vana l’operazione rendendolo nuovamente cieco.

Ma in pochi giorni quel bambino vide molte cose brutte attorno a se che la sua cecità  gli aveva risparmiato.

E così decise di fissare il sole abbastanza a lungo da perdere la vista nuovamente e irrimediabilmente.

Trovo che la metafora sia molto aderente a quel che facciamo tutti (o quasi) ogni giorno.

In fondo (ritenevo allora) sapere, avere una visione più nitida degli eventi della vita, aggiunge dolore al dolore.

Devo dire che nel tempo mi sono profondamente ricreduta.

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Tracce di profumo: Il Progetto – By Valeria

pioggia feliceContinua a piovere. Incessantemente.

L’acqua che cade sembra voler lavare il cielo e la terra, e in effetti l’atmosfera si ripulisce e il terreno assorbe nuovo nutrimento.

Solo gli uomini sembrano attraversare l’acqua incuranti.

Aprono i loro ombrelli; sbuffano “ancora pioggia”, come se nelle giornate di sole fossero veramente più felici.

Attraversano l’esistenza con espressione rassegnata. Per qualcuno la rassegnazione si è trasformata in un ghigno di cinismo stampato sul volto, altri hanno l’aria di voler dire “vabbè sopportiamo anche questo giorno”.

A ben guardare non si capisce cosa non va nelle loro vite. Tutto e niente.

Sono su un treno in corsa, transitano per le stazioni senza guardarle, non si guardano neppure fra loro mentre occupano lo stesso scompartimento.

Seguono un programma televisivo, o sfogliano un giornale illustrato, navigano in internet, ascoltano musica a tutto volume sparata nelle orecchie dalle cuffie collegate al loro iPod… ma sono tutti profondamente soli.

Quando incontrano qualcuno che conoscono e loro malgrado sono costretti a salutare, entro due minuti al massimo hanno già guardato l’orologio. Hanno fretta di andarsene, hanno sempre tanta fretta. Il tempo sembra non bastargli mai.

Non progettano più niente.

Forse temono di mettersi alla prova, temono che il progetto non vada a buon fine.

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Tracce di profumo: Notturno by Valeria

aishwarya-rai (6)E’ un punto, un piccolo punto che si espande più velocemente di quanto io non riesca a razionalizzare.

È un istante, un magico istante durante il quale tutto si trasforma: l’emotivo vuole la sua parte in questa storia e in un attimo io mi trovo a camminare per strada rapita da un sogno.

Cerco di riportare l’attenzione al rumore dei miei passi sul selciato. Non basta, allora ascolto il respiro, lo porto in basso, mi guardo le mani…

Io sono qui accidenti; qui, non lì. Ma è difficile.

L’emotivo si annoia e vuole giocare. Ma lo so per esperienza che poi tutto scappa dalle mani troppo in fretta; la pretesa di governare un’emozione liberata sembra perfino assurda.

Torno con la mente al presente, al qui e ora.

È solo un sogno, mi dico, non correrci dietro, non ha alcun senso.

Ma il mio cuore è gonfio e ha voglia di ridere.

Com’è che alla fine tutto si riduce sempre e soltanto a un dovere?

Guadagnare uno stipendio, interagire con tanta gente ingrigita e spenta, e poi fare le solite cose; tutti i giorni uguali a se stesse.

Ma perché non concedersi un attimo di riposo? Una piccola vacanza simbolica? Perché non regalarsi un sogno ad occhi aperti mentre lo sguardo si posa su un nulla qualsiasi oltre i vetri della finestra e la pioggia scende copiosa?

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Tracce di Profumo: l’ultimo treno. By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: lultimo treno. By ValeriaLa mia immagine è riflessa nell’acqua… Io chi sono?

Per molto tempo mi sono specchiata in occhi estranei cercando di scorgervi frammenti della mia anima.

Ma vi trovavo soltanto turbolenze della mente; oggi in un modo, domani in un altro.

Un cammino tortuoso e incomprensibile, una intricata foresta di opinioni, giudizi, preconcetti, convenienze…

E dunque, io chi sono?

Tutto brulica di vita, ma io questa vita non la capisco.

Le urla di bambini durante il gioco… bimbi che ad occhi adulti sembrano tanto innocenti…

Ma in molti di loro già dimorano i semi della crudeltà.

Provo ad immaginare il pianeta Terra visto da lontano; un puntolino blu nell’universo che ruota nel silenzio degli spazi siderali.

Da quell’immensità silenziosa è impossibile capire questo brulicare scomposto che ogni giorno si compie sotto il sole.

Io questo gioco crudele davvero non lo comprendo…

Un giorno ho incontrato occhi nei quali non riuscivo a specchiarmi.

Speravo di trovare lì delle risposte e invece quegli occhi non davano ne segni di incoraggiamento e nemmeno di celato rimprovero.

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Qualcos’altro di nuovo è arrivato: Tracce di profumo, a cura di Valeria

Monte PianaAppassionata di montagna, chimica esperta, praticante di Yoga da diversi anni, Valeria ha già scritto parecchie volte su Franz’s Blog, accettando di recente di diventarne una collaboratrice fissa.

Da parte mia posso solo dire di essere estremamente contento di questa collaborazione, come di quella di Ilia, che va ad arricchire ulteriormente i contenuti e gli orizzonti di questo blog.

Il suo “angolo” si chiama “TRACCE DI PROFUMO”, e gli articoli di questo ambito passeranno come per “pruriti scientifici” in home page per poi essere raccolti nella pagina omonima dedicata che trovate nel menù, subito a destra di “pruriti scientifici”.

Il perchè del titolo, sia del primo articolo che della rubrica, lo spiega lei, qui di seguito. Vi lascio quindi alla lettura.

Grazie mille, Valeria e in bocca al lupo per la tua rubrica.

Franz

TRACCE DI PROFUMO

Franz iniziò a pubblicare i miei articoli in questo blog praticamente per caso.

A volte accade che stiamo convogliando gran parte delle nostre energie nel rincorrere qualcosa che riteniamo vitale per noi.

Poi un giorno, per pura fatalità, può capitare l’occasione di impegnarci in qualcos’altro di totalmente diverso e del tutto inatteso.

Potremmo allora scoprire che a questa attività ci dedichiamo con sorprendente quanto insospettabile piacere.

E così è accaduto a me producendo gli articoli finora scritti per questo blog.

La scrittura riveste un fascino particolare ma ciò che fin dal tempo in cui ero molto giovane ho sempre trovato estremamente seducente è l’idea delle combinazioni e della casualità.

Mi riferisco al fatto che con sole 21 lettere dell’alfabeto si può scrivere la lista della spesa ma anche la Divina Commedia, così come una sequenza di caratteri del tutto senza senso.

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Tracce di Profumo

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