Articoli marcati con tag ‘Tecnologia interiore’
Un articolo di rara chiarezza sullo Yoga
Di articoli sullo Yoga magari se ne leggono tanti. C’è quello mistico, quello scientifico, quello devozionale… Oggi però ho letto un articolo sul blog di Cathe.
Non ho una grande esperienza in merito ma, per quello che posso capire, raramente ho letto qualcosa di così chiaro ed equilibrato.
Una sintesi che normalmente nasce solo quando qualcuno comprende veramente quello che sta facendo.
Si intitola “Yoga: imparare a stare in piedi” e lo trovate qui.
Se non lo leggete, vi perdete qualcosa.
quando si tratta di restare a lungo nelle posture o asanas, tutti pensano sia facile perchè richiama il concetto di passività ma non vi è niente di facile ne di veramente passivo nel voler essere passivi.
A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.
L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me… spero che piaccia anche a voi.
Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.
Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.
Per ascoltare cliccate sul player.
Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.
In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum
è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.
“In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.
La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.
Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.
Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.
Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »
Dal suono alla vibrazione
Nello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.
Ma da tutti gli altri punti di vista?
In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.
Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.
Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.
Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse. Leggi il resto di questo articolo »
Speed Stacking: lo sport del centro motore
Una specialità nata negli Stati Uniti. Il gioco consiste nell’impilare (Stacking) dei bicchieri di plastica in una configurazione predeterminata nel minor tempo possibile.
Se pensate che i filmati siano accelerati guardate le persone e i segnatempo e vi accorgerete che si muovono normalmente. Sono proprio i piccoli concorrenti a muoversi con una velocità assolutamente fulminea.
Un esempio di cosa possa fare un centro motore ben addestrato.
Tecnologia interiore. Errore e differenza: la concezione emotiva impedisce la crescita.
Errore viene da errare; vagare senza una meta. Un significato emotivamente negativo che non fa altro che trarre in inganno.
Partiamo dall’errore in senso scientifico. L’errore è la differenza tra una dimensione e la misurazione che se ne può fare. L’errore nullo in questo caso, quindi la misura esatta, non esiste. Esiste il caso in cui la differenza tra misurazione e oggetto della stessa diventa trascurabile.
Esistono interi trattati su questo argomento, soprattutto sul problema di quando definire “trascurabile” una differenza. Come si può ben immaginare, un errore di pochi millimetri su distanze astronomiche può senz’altro essere trascurabile ma più ci si avvicina al limite tra una situazione ed un’altra e meno l’errore diventa trascurabile.
Alla fine l’errore è la differenza tra la realtà e la percezione che ne abbiamo. Potremo affinare la nostra percezione ma fintanto che verrà mediata dai sensi ci sarà sempre una differenza tra ciò che percepiamo e ciò che esiste.
La percezione della differenza allora può realmente venirci in aiuto. La differenza tra percezione e percepito non può essere qualcosa di coglibile tramite i sensi. La differenza non è una grandezza fisica. La percezione della differenza è proprio la coscienza dell’errore, inteso come separazione tra realtà e percezione.
La concezione emotiva della differenza (e quindi dell’errore) porta inevitabilmente al senso di colpa, all’autocommiserazione e a tutta una serie di conseguenze emotive che non fanno altro che aumentare la distanza tra noi e la realtà, ovvero l’errore.
L’errore quindi ha una sua funzione importantissima: quella di farci cogliere la differenza tra percezione e realtà. Cogliere appieno questa differenza significa inevitabilmente ampliare la nostra percezione al punto da includere l’errore e quindi annullare la differenza, tutta o in parte a seconda di quanto profonda ed oggettiva sia stata la nostra percezione.
Comprendere un errore non significa quindi cogliere la differenza tra giusto e sbagliato, ma tra realtà e percezione.
Il suono di un mantra può non essere una parola.
L’utlizzo del suono come vibrazione non prevede obbligatoriamente l’uso di bijia mantra o di parole sanscrite di significato compiuto. Di fatto si possono utilizzare anche delle vocali o delle consonanti.
In questo esempio, ho utilizzato la vocalizzazione delle lettere “A” e “U” per produrre una sorta di variazione maggiore-minore. Lo uso quando voglio entrare in uno stato di maggior calma.
L’uso degli armonici iniziali invece rappresenta una specie di “stacco”, come un segnale che si entra in un’altra vibrazione rispetto alla condizione avuta fino a quel momento.
Come sempre il brano l’ho prodotto personalmente, se desiderate usarlo sul vostro blog o sito web vi prego solo di citare la fonte.
Se desiderate scaricare il brano lo trovate qui. (Per scaricarlo fate click destro sul link e scegliete “Salva destinazione con nome…” o similia)
Una notte di vento. Ero lì, immobile…
…accanto ad una donna. Lei respirava lieve, nel sonno.
Io non dormivo: ascoltavo.
Ascoltavo il suono del vento fuori dalla finestra, tra gli alberi. Un soffio discontinuo, ineguale e senza ritmo. Più vicino, quello del respiro della donna accanto a me, ritmico, regolare, e placido.
Forse fu la differenza tra i due suoni, o forse la straordinaria somiglianza che trovai in essi. Fatto sta che mi trovai a percepire lo spazio che c’era tra me e il vento come qualcosa di pieno.
Come se fossi stato in tutto quello spazio, come se il vento fosse stato sulla mia pelle, anzi che tra le fronde degli alberi.
Più lontano, il suono della pioggia che avanzava in un fronte lento.
Anche quel suono mi rapì e ancora riempii tutto lo spazio che vi era tra me e la pioggia. Il vento ora era dentro di me, mentre la pioggia mi bagnava la pelle.
Poi, in quella notte magica, ogni singola goccia d’acqua diventò me. E allora vidi con la pioggia. Il suono di ogni goccia formava un’immagine, come in quel film in cui Devil vede il volto della donna amata grazie al suono della pioggia sul suo viso.
Ma in quel momento non fu solo questione di suono. Fu questione di unità. Ero quella pioggia, ero ogni goccia. E tutte quelle gocce toccavano qualcosa.
La foresta nera dormiva sotto quell’acquazzone e per un singolo, meraviglioso istante, potei percepirla all’interno. Quanta armonia. Quante leggi espresse. Quante impressioni in quel singolo, velocissimo momento di presenza.
E quanta fatica, quanto dolore, quanta sofferenza… per arrivarci.
Per poi vederlo andar via… l’istante successivo.
Luce e Suono. Solo vibrazione.
E’ una cosa che può capitare. Rimanere assorbiti all’interno per un tempo sufficiente per cui il chiacchiericcio meccanico del pensiero, piano piano scemi verso il nulla.
E’ in quei momenti che il silenzio improvvisamente ti avvolge. Una cosa strana, perchè parte dall’interno, ma poi finisce per includerti.
All’interno di questa dimensione inusuale, cui non si è avvezzi per nulla, la cui ricerca ti impegna per anni senza darti mai un minimo di garanzia, non è raro trovare qualcosa da ascoltare.
Altri timpani entrano in vibrazione, timpani collegati direttamente al cuore. Un altro suono, che non è detto venga da te, si fa strada e ti porta, a volte mano nella mano, a volte spingendo più di un treno, in una caverna all’interno. Uno spazio che non si sa nemmeno di poter contenere.
E in questo spazio quel suono improvvisamente si dilata, come una luce che si accenda e diventi sempre più grande.
Suono e luce, due aspetti della vibrazione. A volte, ma solo a volte, se ne può toccare l’identità.
Suono e luce superano i confini del corpo, e ti portano con loro, verso… un altro spazio, un’altra velocità, un’altra frequenza, in cui la luce non viaggia, semplicemente è. Ovunque. Identica. Un unico oceano di luce, in cui non si può che annegare.
E dolce è il naufragio, quando finalmente non vi è più “io” a guardare, ma solo luce.
Per tutti. Da sempre lì. Nel silenzio.
La legge di minima azione. Ovvero… perchè si tende a non fare un cazzo.
In questo articolo la notizia di una ricerca molto interessante, il cui risultato ha stupito anche gli addetti ai lavori.
L’essere umano è in grado di sviluppare la capacità di vedere nell’oscurità utilizzando le onde sonore come fanno i pipistrelli.
Più precisamente è stato dimostrato che è possibile con l’allenamento sviluppare la capacità di percepire l’ambiente che ci circonda sfruttando il ritorno del suono prodotto dallo schioccare della lingua.
Attraverso un costante allenamento di sole 2 ore giornaliere per circa 4 settimane, è possibile riuscire a distinguere marciapiedi ed alberi. Il maggior esperto di questo metodo è Daniel Kish, un uomo cieco fin dalla nascita che, sviluppato questo metodo fin da piccolo, riesce ad andare in bicicletta, giocare a palla ed ha addirittura ottenuto il brevetto di accompagnatore per non vedenti.
Le potenzialità dell’essere umano sono incredibili ed affascinanti. “VOLERE È POTERE” dice un antico detto.
Normalmente l’essere umano è passivo, poco efficace nel realizzare i propri propositi perchè non è abbastanza motivato e così non riesce a concentrare abbastanza energia in un unico punto per il tempo necessario a rompere il muro delle difficoltà che ogni risultato richiede per essere conseguito. Leggi il resto di questo articolo »
Tecnologia interiore e meccanica motoria: lento è preciso, preciso è veloce.
Qualunque sequenza di movimenti, se ripetuta un numero sufficiente di volte, viene memorizzata e attivata successivamente senza più bisogno dell’intervento cosciente in ogni singola fase.
E’ il principio di qualunque addestramento fisico, marziale, militare o ginnico. O anche lavorativo, come nel caso del video seguente:
Questo è quello che ritengo si possa definire un caso di “addestramento volontario del centro motore“. La ragazza infatti, intervistata, ha dichiarato di essersi accorta che l’atto meccanico della timbratura poteva essere velocizzato apportando piccole modifiche ai movimenti ed è arrivata così ad eseguire quel singolo movimento ad una velocità impensabile per altre persone.
Ma il centro motore può anche diventare una brutta bestia! Se in fase di acquisizione della sequenza motoria si commette un errore e lo si ripete, anche questo verrà memorizzato e successivamente, diventerà molto arduo convincere il centro motore a cambiare la sequenza.
Ecco perchè è molto importante, quando si apprende un nuovo movimento per noi importante, farlo dapprima molto lentamente e con la maggior precisione possibile.

Successivamente, quando la sequenza sarà perfettamente archiviata nel centro motore, sarà possibile aumentarne la velocità quasi a piacere, sempre tramite la ripetizione aggiungendo però una consapevole azione di accelerazione.
Ecco perchè, come dice lo sniper protagonista in Shooter addestrando il suo amico all’arte del tiro di precisione,
“Lento vuol dire preciso, preciso vuol dire veloce“
Tecnologia interiore: la ricerca dell’oggettivo. Una definizione difficile.
Se andiamo a prendere il significato del termine “oggettivo“, troviamo un’interessante definizione:
Che ha per fondamento la realtà stessa.
Ma possibile che manco il dizionario alla fine riesca a dare una definizione seria di questo termine?
Santo cielo, tutto ha per fondamento la realtà stessa. Il problema è la percezione che si ha di questo tutto. Si può percepire qualunque cosa ma alla fine lo si fa normalmente mediante i sensi. E chiunque sa che i sensi non sono la realtà. Per un essere umano, la percezione della realtà è lontana quanto la Luna per una pulce (a meno che questa non si infili tra i peli pubici di un’astronauta).
I sensi trasmettono al cervello, mediante neurotrasmissione, una modulazione di impulsi elettrici. Il cervello ricostruisce, sulla base di una “mappa interna”, quello che i sensi gli inviano.
Tecnologia interiore: informatica mentale e meccanica emotiva.
(Continua dal post precedente) Tanto si può paragonare il funzionamento della mente a quello di un computer, quanto molto spesso si può fare quasi la stessa cosa con le emozioni.
L’emotivo, così come sperimentato nella maggior parte dei casi, è qualcosa di estremamente superficiale, automatico e non molto raffinato.
Per fare un esempio: se la domenica e il lunedi fioriscono i programmi che parlano di calcio, non è un caso, o una questione di vicinanza temporale con le partite.
L’italiano medio considera il calcio un argomento di cui veramente vale la pena di parlare e discutere, anche per giorni e giorni, mentre se cercate di farlo parlare di qualcosa che riguardi le sue emozioni… vi parlerà di quanto si è incazzato per la perdita della partita da parte della sua squadra!
Il problema è che, oggi come oggi, la sensibilità, la profondità emotiva e il culto del bello sono stati sostituiti da valori molto, molto più superficiali. E il numero di persone che cerca nella vita qualcosa di più elevato, di diverso dalla semplice sopravvivenza, è in costante calo.
Esistono quindi due aspetti da indagare: il perchè di questa superficializzazione e come opporvisi.
Tecnologia interiore e informatica: meccanica mentale.
Quando avevo 12 anni, mio padre mi mise davanti ad un terminale remoto (per l’epoca all’avanguardia) collegato con un mainframe IBM. E’ stato lì che mi ha rovinato, perchè da allora non ho mai smesso di studiare i computer.
Qualche anno dopo, quando iniziai a studiare la natura interna del sistema umano, mi resi conto di quanto fosse in realtà stretto il parallelismo tra sistemi informatici e la mente umana. Cosa logica peraltro, considerato che i primi sono stati e vengono tutt’ora modellati proprio sugli schemi meccanici umani.
La nostra psicologia, le nostre reazioni emotive, quando non strutturate o dirette con cognizione di fatto, rispondono agli stimoli esattamente come un computer: meccanicamente. La mente umana è binaria, tanto quanto quella informatica. Poco importa che il nostro cervello possieda una struttura tridimensionale; la mente ordinaria non può fare a meno di funzionare in termini di “si” o “no”.
Fortunatamente però l’uomo ha qualcosa in più rispetto alla macchina. Peccato che, nonostante quello che la maggioranza di noi ritiene, questo qualcosa sia solo a livello potenziale. Una possibilità che, se non adeguatamente sviluppata, rimarrà tale senza speranza.
Tecnologia Interiore: a Salsomaggiore conferenza di Andrea Di Terlizzi
Domenica 17 Maggio alle ore 15,00 si terrà al Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme una conferenza sulla tecnologia interiore.
Il relatore è Andrea Di Terlizzi, uno dei massimi conoscitori della materia in Europa e nel mondo, autore del libro “L’ultimo Segreto“.
L’ingresso è libero e gratuito.

Tecnologia Interiore. Una prima definizione.
Con il termine di tecnologia, grazie alla superficialità cui spinge l’attuale sistema socio-culturale, si intende quasi esclusivamente ciò che ha a che vedere con l’elettronica; informatica, trasmissioni, internet, multimedia, comunicazioni etc. etc.
Il termine “Tecnologia” implica però una definizione più estesa, riferendosi di fatto allo “studio e conoscenda della tecnica“. Il termine “Tecnica” ha a sua volta un’accezione comune abbastanza ristretta, se confrontata con il reale significato di “insieme delle regole pratiche da applicare nell’esecuzione di un’attività manuale o intellettuale“.
La “Tecnologia” è quindi lo studio delle regole da applicare per eseguire un’attività manuale o intellettuale. In sintesi potremmo definire la “Tecnologia” come lo studio delle regole che occorre applicare per fare qualsiasi cosa.
Per “Tecnologia Interiore” intendiamo quindi una cosa molto semplice (dal punto di vista della definizione): l’insieme di regole (o “tecniche”) da applicare per interagire con ciò che sta al nostro interno. Leggi il resto di questo articolo »
Ricerca della Verità: il silenzio quantico e la dilatazione dell’intervallo.
Terminavo il post precedente affermando che è possibile sperimentare, all’interno di una condizione di silenzio, una sorta di dilatazione dello spazio di esperienza. Come se il tempo si polverizzasse.
Immaginate dell’acqua che scorre veloce in un torrente di montagna, un po’ come i pensieri ed il rumore che ci perseguitano nella vita di tutti i giorni. Difficile riflettersi in una cosa simile, no? La nostra immagine sarebbe confusa dal continuo cambiare della superficie liquida.
Adesso immaginate quest’acqua impetuosa e caotica che inizia a rallentare; siccome fa molto freddo, l’acqua inizia a gelare, perchè perde energia. La nostra immagine riflessa dalla superficie dell’acqua diventa più nitida, anche se ancora molto confusa. Quando l’acqua è totalmente ferma si ghiaccia completamente, trasformandosi in uno specchio. La nostra immagine a questo punto è praticamente perfetta.
Possiamo paragonare questo processo a quello che è possibile sperimentare quando si entra nel silenzio. Ma non è finita! Immaginate di poter fare a pezzi questo grande blocco di ghiaccio lucido come uno specchio. Ogni frammento rimanderebbe un riflesso diverso.
Un po’ come potremmo percepire il tempo se, anzi che sentirlo come un flusso continuo, appunto, potessimo sperimentarlo come un susseguirsi di istanti. L’istante per sua natura non ha dimensione, e per noi non è possibile sperimentare un singolo istante (i fisici lo chiamerebbero “quanto“) di tempo, così come i frammenti di ghiaccio non possono avere dimensione nulla.
Tuttavia, la natura quantica della percezione, a volte si rivela. Vuoi per una botta di culo, o vuoi perchè invece il culo te lo sei fatto in anni di studio di una tecnologia interiore capace di portarti a questo. Sta di fatto che a volte può accadere che il silenzio diventi così profondo, che la percezione si distacchi sia dalla mente che dalle emozioni.







