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Articoli marcati con tag ‘Tecnologia interiore’

Proteggere ciò che inizia

Francesco Franz Amato Proteggere ciò che iniziaL’ho imparato sulla mia pelle. Proteggere ciò che iniziamo, fino a che l’intero processo non si sia consolidato.

Vale per tutto, naturalmente, ma molto di più per tutto quello che riguarda il nostro interno.

Quando qualcosa nasce, ha sempre bisogno di protezione. Che sia un essere vivente, un’idea, un sentire o un progetto, quando “parte”, possiede una sua sorta di energia potenziale; l’energia che gli servirà per arrivare a compimento è già tutta contenuta in una specie di”spazio potenziale”.

Più tardi, se l’energia potenziale iniziale era sufficiente, il tutto prenderà piede, avrà radicato solide radici nella realtà e allora le cose cambieranno, l’energia necessaria gli arriverà dalle interazioni con l’ambiente e… se son rose fioriranno, come si suol dire.

Ma se l’energia iniziale, chiamiamola “energia di lancio” è appena sufficiente, oppure viene dissipata inutilmente nelle primissime fasi di vita, allora le probabilità di arrivare ad una certa maturità auto rigenerante sono tagliate in partenza, e il tutto è destinato a naufragare.

Fateci caso. Avete un’idea, cominciate a pensarci, definite piani e possibili variazioni; in alte parole, progettate qualcosa. Fino a che state zitti, e non ne parlate, la cosa può morire per motivi oggettivi (era un’idea non buona), ma anche proseguire, costruendosi pian piano nella vostra mente.

E più vi cresce all’interno, più sembra acquisire già un corpo suo, una sua ragion d’essere. Poi la mettete in atto. Ecco, in quel passaggio, nell’attimo in cui l’idea si trasferisce dal mondo del potenziale a quello effettivo, tutta l’energia, tutta l’intenzione, tutto il cuore che ci avete messo si realizza nella materia.

E’ nato qualcosa. Ne seguite le prime fasi, la crescita, il lancio in società… ed ecco che il progetto realizzato inizia a muoversi con le sue gambe. Da questo momento in poi la sua energia non è più quella con cui è nato, ma un’altra, qualcosa di cui il progetto si nutre per i fatti suoi.

Ma provate anche solo a parlarne, a chiedere l’opinione di qualcuno prima di quel momento e molto probabilmente la cosa naufragherà miserabilmente. Prima rendete pubblica una cosa in potenza e peggiore sarà il rischio che non veda mai la luce.

Se ci fate caso i quattro paragrafi precedenti possono essere riferiti a qualunque cosa. Ad un figlio, un nuovo rapporto amoroso, l’idea per un nuovo libro, ma anche un progetto di vita, qualcosa che avete semplicemente in mente di fare.

Oppure un nuovo percorso interiore. Se ne parlate quando è troppo presto, avrete la massima probabilità di disperderne l’energia e vederlo morire ancora prima che diventi reale.

Le cose nuove vanno sempre protette, mantenute occulte quanto più possibile, all’interno. Solo dopo, quando saranno pronte per camminare con le loro gambe, allora si che potrete, anzi dovrete manifestarle, dar loro spazio e rilievo.

Perchè paradossalmente, a quel punto avranno ancora bisogno della vostra energia, ma se questa non verrà riconosciuta… allora ci sarà il rischio che il vostro sentire non trovi apparentemente riscontro. Con la conseguenza che con l’andare del tempo la vostra energia se ne andrà da qualche altra parte.

E tanti saluti.




Un articolo di rara chiarezza sullo Yoga

Francesco Franz Amato Un articolo di rara chiarezza sullo YogaDi articoli sullo Yoga magari se ne leggono tanti. C’è quello mistico, quello scientifico, quello devozionale… Oggi però ho letto un articolo sul blog di Cathe.

Non ho una grande esperienza in merito ma, per quello che posso capire, raramente ho letto qualcosa di così chiaro ed equilibrato.

Una sintesi che normalmente nasce solo quando qualcuno comprende veramente quello che sta facendo.

Si intitola “Yoga: imparare a stare in piedi” e lo trovate qui.

Se non lo leggete, vi perdete qualcosa.

quando si tratta di restare a lungo nelle posture o asanas, tutti pensano sia facile perchè richiama il concetto di  passività ma non vi è niente di facile ne di veramente passivo nel voler essere passivi.

A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.

Pieghe nella notte

L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me…  spero che piaccia anche a voi.

Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.

Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.

Per ascoltare cliccate sul player.

Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.


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In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

Francesco Franz Amato In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum

è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.

In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.

La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.

Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.

Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.

Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »

Dal suono alla vibrazione

Francesco Franz Amato Dal suono alla vibrazioneNello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.

Ma da tutti gli altri punti di vista?

In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.

Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.

Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.

Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse. Leggi il resto di questo articolo »

Speed Stacking: lo sport del centro motore

Una specialità nata negli Stati Uniti. Il gioco consiste nell’impilare (Stacking) dei bicchieri di plastica in una configurazione predeterminata nel minor tempo possibile.

Se pensate che i filmati siano accelerati guardate le persone e i segnatempo e vi accorgerete che si muovono normalmente. Sono proprio i piccoli concorrenti a muoversi con una velocità assolutamente fulminea.

Un esempio di cosa possa fare un centro motore ben addestrato.

Tecnologia interiore. Errore e differenza: la concezione emotiva impedisce la crescita.

errore: inutile disperarsiErrore viene da errare; vagare senza una meta. Un significato emotivamente negativo che non fa altro che trarre in inganno.

Partiamo dall’errore in senso scientifico. L’errore è la differenza tra una dimensione e la misurazione che se ne può fare. L’errore nullo in questo caso, quindi la misura esatta, non esiste. Esiste il caso in cui la differenza tra misurazione e oggetto della stessa diventa trascurabile.

Esistono interi trattati su questo argomento, soprattutto sul problema di quando definire “trascurabile” una differenza. Come si può ben immaginare, un errore di pochi millimetri su distanze astronomiche può senz’altro essere trascurabile ma più ci si avvicina al limite tra una situazione ed un’altra e meno l’errore diventa trascurabile.

Alla fine l’errore è la differenza tra la realtà e la percezione che ne abbiamo. Potremo affinare la nostra percezione ma fintanto che verrà mediata dai sensi ci sarà sempre una differenza tra ciò che percepiamo e ciò che esiste.

La percezione della differenza allora può realmente venirci in aiuto. La differenza tra percezione e percepito non può essere qualcosa di coglibile tramite i sensi. La differenza non è una grandezza fisica. La percezione della differenza è proprio la coscienza dell’errore, inteso come separazione tra realtà e percezione.

La concezione emotiva della differenza (e quindi dell’errore) porta inevitabilmente al senso di colpa, all’autocommiserazione e a tutta una serie di conseguenze emotive che non fanno altro che aumentare la distanza tra noi e la realtà, ovvero l’errore.

L’errore quindi ha una sua funzione importantissima: quella di farci cogliere la differenza tra percezione e realtà. Cogliere appieno questa differenza significa inevitabilmente ampliare la nostra percezione al punto da includere l’errore e quindi annullare la differenza, tutta o in parte a seconda di quanto profonda ed oggettiva sia stata la nostra percezione.

Comprendere un errore non significa quindi cogliere la differenza tra giusto e sbagliato, ma tra realtà e percezione.

Leggi il resto di questo articolo »

Il suono di un mantra può non essere una parola.

L’utlizzo del suono come vibrazione non prevede obbligatoriamente l’uso di bijia mantra o di parole sanscrite di significato compiuto. Di fatto si possono utilizzare anche delle vocali o delle consonanti.

In questo esempio, ho utilizzato la vocalizzazione delle lettere “A” e “U” per produrre una sorta di variazione maggiore-minore. Lo uso quando voglio entrare in uno stato di maggior calma.

L’uso degli armonici iniziali invece rappresenta una specie di “stacco”, come un segnale che si entra in un’altra vibrazione rispetto alla condizione avuta fino a quel momento.

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Come sempre il brano l’ho prodotto personalmente, se desiderate usarlo sul vostro blog o sito web vi prego solo di citare la fonte.

Se desiderate scaricare il brano lo trovate qui. (Per scaricarlo fate click destro sul link e scegliete “Salva destinazione con nome…” o similia)

Una notte di vento. Ero lì, immobile…

Francesco Franz Amato Una notte di vento. Ero lì, immobile...…accanto ad una donna. Lei respirava lieve, nel sonno.

Io non dormivo: ascoltavo.
Ascoltavo il suono del vento fuori dalla finestra, tra gli alberi. Un soffio discontinuo, ineguale e senza ritmo. Più vicino, quello del respiro della donna accanto a me, ritmico, regolare, e placido.

Forse fu la differenza tra i due suoni, o forse la straordinaria somiglianza che trovai in essi. Fatto sta che mi trovai a percepire lo spazio che c’era tra me e il vento come qualcosa di pieno.

Come se fossi stato in tutto quello spazio, come se il vento fosse stato sulla mia pelle, anzi che tra le fronde degli alberi.

Più lontano, il suono della pioggia che avanzava in un fronte lento.

Anche quel suono mi rapì e ancora riempii tutto lo spazio che vi era tra me e la pioggia. Il vento ora era dentro di me, mentre la pioggia mi bagnava la pelle.

Poi, in quella notte magica, ogni singola goccia d’acqua diventò me. E allora vidi con la pioggia. Il suono di ogni goccia formava un’immagine, come in quel film in cui Devil vede il volto della donna amata grazie al suono della pioggia sul suo viso.

Ma in quel momento non fu solo questione di suono. Fu questione di unità. Ero quella pioggia, ero ogni goccia. E tutte quelle gocce toccavano qualcosa.

La foresta nera dormiva sotto quell’acquazzone e per un singolo, meraviglioso istante, potei percepirla all’interno. Quanta armonia. Quante leggi espresse. Quante impressioni in quel singolo, velocissimo momento di presenza.

E quanta fatica, quanto dolore, quanta sofferenza… per arrivarci.

Per poi vederlo andar via… l’istante successivo.

Luce e Suono. Solo vibrazione.

Francesco Franz Amato Luce e Suono. Solo vibrazione.E’ una cosa che può capitare. Rimanere assorbiti all’interno per un tempo sufficiente per cui il chiacchiericcio meccanico del pensiero, piano piano scemi verso il nulla.

E’ in quei momenti che il silenzio improvvisamente ti avvolge. Una cosa strana, perchè parte dall’interno, ma poi finisce per includerti.

All’interno di questa dimensione inusuale, cui non si è avvezzi per nulla, la cui ricerca ti impegna per anni senza darti mai un minimo di garanzia, non è raro trovare qualcosa da ascoltare.

Altri timpani entrano in vibrazione, timpani collegati direttamente al cuore. Un altro suono, che non è detto venga da te, si fa strada e ti porta, a volte mano nella mano, a volte spingendo più di un treno, in una caverna all’interno. Uno spazio che non si sa nemmeno di poter contenere.

E in questo spazio quel suono improvvisamente si dilata, come una luce che si accenda e diventi sempre più grande.

Suono e luce, due aspetti della vibrazione.  A volte, ma solo a volte, se ne può toccare l’identità.

Suono e luce superano i confini del corpo, e ti portano con loro, verso… un altro spazio, un’altra velocità, un’altra frequenza, in cui la luce non viaggia, semplicemente è. Ovunque. Identica. Un unico oceano di luce, in cui  non si può che annegare.

E dolce è il naufragio, quando finalmente non vi è più “io” a guardare, ma solo luce.

Per tutti. Da sempre lì. Nel silenzio.

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"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

..........

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