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Articoli marcati con tag ‘suono’

Il suono: esercizio di canto armonico in Sigit

Francesco Franz Amato Il suono: esercizio di canto armonico in SigitIl suono è suono.

Che si tratti di un mantra, come nei post precedenti, o di un canto, come quello che vi propongo oggi.

La linea di base sfrutta armonie di quinta e nona maggiore e l’utilizzo di diverse vocali per “aprire” o “chiudere” l’impatto emotivo, mentre la linea melodica acuta è ottenuta con la tecnica classica del canto armonico detta “Sigit”.

Il risultato sono quei suoni flautati estremamente acuti che hanno inizio circa a 1:50 per proseguire fino alla fine dove rimangono in “assolo” per qualche tempo.

In questo caso si tratta proprio di un esercizio, nulla di particolare quindi, ma mi faceva piacere condividerlo come sempre in questo spazio.

Come tutti gli altri brani da me registrati è a disposizione nell’apposita pagina, da cui potete anche scaricarlo, alle condizioni riportate in loco.

Per ascoltare cliccare sul player qui sotto (non appena si carica…)

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Il ruggito di una pantera. La dice tutta…

PANTERAL’unica volta in cui ho potuto vedere una pantera nera dal vivo è stato al parco delle Cornelle, vicino a Bergamo.

In quell’occasione ho potuto anche sentirne il ruggito.

Impressionante come un animale non così grande come una tigre o un leone possa sprigionare tanto “volume di fuoco” in un singolo ruggito!

Dato che ho trovato una registrazione sul web, ve la propongo qua sotto.

Mettete a manetta le casse e preparatevi.

Se avete bambini nei dintorni sarà meglio che li facciate sloggiare o che usiate le cuffie.

Se qualcuno volesse una definizione del significato di “intensità”… credo che troverà in questa breve registrazione un’utile indicazione.

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Il suono nelle arti marziali. Il tau tau e lo shamanesimo cinese

Francesco Franz Amato Il suono nelle arti marziali. Il tau tau e lo shamanesimo cineseDifficile parlare dello shamanesimo, se non partendo dagli albori.

La tradizione shamanica è molto antica. Anzi, forse una delle più antiche forme riguardanti il mondo dell’intangibile. Si trovano tracce di questa cultura risalenti addirittura a poco dopo la comparsa dell’Homo Sapiens, nel neolitico e nel mesozoico.

Lo Shamanesimo è diffuso in tutto il mondo, dalla cultura Inuit a quella sudafricana e da quella Giapponese a quella Nord Americana.

Lo Shamano, figura chiave, è di fatto colui (o colei) che si occupa di comunicare per conto della tribù con il mondo degli spiriti. Per fare questo utilizza diverse metodiche, dall’assunzione di sostanze allucinatorie alla pratica di riti di ogni tipo.

La sostanza tuttavia non cambia. Lo scopo è quello di dialogare con il mondo dell’intangibile. Il che può far facilmente comprendere come e perchè questa tradizione si sia sviluppata nella quasi totalità delle popolazioni antiche. Superstizione o religione, percezione o paura, sfido chiunque a non aver sentito almeno una volta nella vita il bisogno di pregare una qualunque forma di presenza superiore.

In Cina, in particolare, lo Shamanesimo ha la storia scritta più antica che si conosca. Risaliamo addirittura al sedicesimo secolo prima di Cristo. Come forma di comunicazione con il mondo dell’invisibile, proprio in Cina, o meglio in Mongolia, lo shamanesimo “inquina” diverse tradizioni influenzando movimenti importanti come la tradizione Bon e persino il Buddhismo Tibetano, specialmente in Nepal, Tibet e Mongolia, appunto, dove durante la dinastia Yuang e Qing diviene, insieme a quest’ultimo, una forma di religione ufficiale.

Lo Shamanesimo si evolve, ovviamente, rispetto alla preistoria, ma il succo rimane sempre quello; il contatto con il mondo sottile. I fini e gli scopi di questi contatti sono ininfluenti e possono essere sia benigni che maligni. Vale a dire che parliamo di magia nera, bianca o rossa senza distinzione; essendo il contatto dipendente dal singolo individuo, gli scopi e le conseguenze di tale contatto dipendono unicamente dalla natura dello Shamano.

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L’uso del suono nelle arti marziali. Kobudera.

Francesco Franz Amato Luso del suono nelle arti marziali. Kobudera.Difficile da trovare menzionato in giro per la rete, questa particolare branca del ninjutsu trae direttamente origine dalla casta degli Yamabushi.

Asceti guerrieri antecedenti all’avvento dei samurai, questi monaci, ancora oggi esistenti, erano noti per indagare aspetti rituali e “magici” relativi alle forze naturali. Il loro dominio sul corpo fisico è abbastanza leggendario, e nella tradizione legata a questo aspetto hanno molta attinenza con alcuni Sadu che in India passano anni e anni nel tentativo, spesso efficace, di far fare al loro corpo cose incredibili.

Ovvio che lo scopo non è di certo quello di mettere in piedi delle esibizioni, per quanto straordinarie, quanto quello di affermare e travalicare l’impermanenza e l’illusione della materia.

Gli Yamabushi praticano alcune forme di allenamento e di arti marziali che non stenterei a definire ancestrali, in un ambito fortemente esoterico, all’interno del quale l’indagine interiore si orienta più verso forme di pratiche druidiche e sciamaniche.

Il contatto e la penetrazione nei regni delle leggi sconosciute di questo mondo porta gli Yamabushi lungo quasi tutta la storia orientale ad affiancare ed aiutare re ed imperatori, ma anche filosofi e religiosi.

Ancora oggi, pur essendo un evento abbastanza raro, alcuni superstiti di questa setta lasciano il loro eremitaggio per “scendere in città”. Quando questo accade il rispetto che viene tributato a questi uomini è enorme.

Di fatto comunque, alla base della dottrina praticata dagli Yamabushi troviamo lo Shugendo, una corrente del Buddhismo Shingon. La derivazione dal buddhismo tantrico Vajrayana è in questo caso diretta, proveniendo dal fondatore, Kukai, che importò dalla Cina quanto appreso di quegli insegnamenti più di 1.200 anni or sono, dai maestri indiani trapiantati in quella terra.

Nella dottrina degli Yamabushi lo Shugendo si fonde con lo Shintoismo e il risultato è una serie di pratiche ancora oggi abbastanza sconosciute. Come se non bastasse, l’isolamento degli Yamabushi portò ad una modificazione sostanziale sia delle pratiche che della dottrina e del pensiero, fino a punti ad oggi non conosciuti.

Quello che si sa è che il Ninjutsu prese a piene mani da queste pratiche, favorito da una vicinanza con gli Yamabushi di cui non conosco i motivi. Nella visione del ninjutsu, completamente scevra della morale, dell’etica e della visione dei samurai (che peraltro non erano certo degli stinchi di santi), l’utilizzo di forme di combattimento non era legato ad una visione mistico-religiosa, quanto mistico-pratica. Si usava quello che serviva e basta.

Dalla vicinanza di cui sopra con gli Yamabushi, due correnti principali, “Kobudera” e  “Jaho” rappresentano nel ninjutsu le due espressioni della stessa energia, l’una “Yin” e l’altra “Yang”, concetto che in occidente porta alla distinzione tra bene e male, grazie alla morale cattolica, ma che in tutto l’oriente non ha assolutamente questa valenza.

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L’uso del suono nelle arti marziali. Il Kiai Jutsu

Francesco Franz Amato Luso del suono nelle arti marziali. Il Kiai JutsuUn altro aspetto decisamente arrivato “debosciato” in occidente è quello legato al suono nella tradizione marziale. La trasliterazione fumettistica ha infatti indotto a credere che l’uso della voce durante il combattimento marziale fosse qualcosa di simile ad un grido di guerra, utilizzato con l’intento di indurre spavento o esitazione nell’avversario.

Ovviamente nulla di più superficiale e lontano dalla realtà quanto questa visione dell’urlo prodotto con il suono del nome, “Kiai“, appunto.

La tecnica sonora delle arti marziali è giunta fino a noi quasi esclusivamente dalla tradizione giapponese. Ma in realtà il combattimento e le relative arti sono qualcosa di molto più antico, proveniente spesso da tradizioni di cui si è addirittura persa la memoria.

Senza scomodarsi tanto, basta osservare come le arti marziali giapponesi derivino quasi per intero da quelle cinesi, le quali a loro volta hanno tratto spesso origine dagli insegnamenti esoterici della vicina India.

Ricordo molto bene quando il maestro Tada Hiroshi, allora “solamente” 8° Dan di Aikido nonche direttore tecnico per l’Italia, disse in un suo discorso che non aveva mai capito l’Aikido fino a che non glielo aveva spiegato un maestro di Yoga, presso cui aveva poi studiato per mesi.

Nel corpus di insegnamento delle arti marziali, il suono e l’uso della voce non avevano certo un ruolo secondario, anzi… la voce, vista come strumento perfetto per modulare una vibrazione sonora, diventava spesso un modo per trasferire energie vibratorie particolarmente assonanti e, come nell’uso dei Mantra, atte a produrre effetti precisi.

In campo marziale, una sola sillaba, pronunciata con la corretta cordinazione interna, può sortire effetti anche letali. Un default del nervo vago con conseguente arresto cardiaco immediato non è cosa così difficile da produrre, conoscendo l’opportuna tecnica vocale (e possedendo ovviamente anche il corretto addestramento)

Il termine Kiai in realtà non è quindi un’onomatopeica definizione della vocalizzazione utilizzata ma semplicemente il nome dato ad un insieme di tecniche vocali particolari: il kiai-jutsu.

Odiernamente questo nome è stato trasportato a definire un insieme di tecniche curative che interagiscono su punti simili a quelli dell’agopuntura e dello shiatsu.

Kiai è una parola formata da due sillabe: “KI” il cui ideogramma rappresenta l’energia interna e “AI“, che significa armonia. Come nell’ AIKIDO ma invertite di posizione.

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A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.

Pieghe nella notte

L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me…  spero che piaccia anche a voi.

Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.

Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.

Per ascoltare cliccate sul player.

Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.


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Voca People: non uno strumento… solo voci. Ma che voci!

La genesi erano i Manhattan Transfer ma qui si esagera veramente. In particolare da 1:52 in poi… con Billie Jean! Sono bravissimi! Solo i Take 6 gli tengono testa (ma chissà se esistono ancora…)

In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

Francesco Franz Amato In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum

è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.

In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.

La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.

Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.

Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.

Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »

Dal suono alla vibrazione

Francesco Franz Amato Dal suono alla vibrazioneNello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.

Ma da tutti gli altri punti di vista?

In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.

Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.

Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.

Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse. Leggi il resto di questo articolo »

Acqua e vibrazioni

Solo un piccolo video a sostegno del post di ieri sulla vibrazione.
Qui abbiamo una goccia d’acqua che, reagendo a diverse frequenze sonore, va a formare forme geometriche molto precise.
Lo stesso di quello che succede per le forme di Chadni generate dalla polvere su una lastra messa in risonanza.

Dalla vibrazione al suono

vibrazione e teoria delle stringheNei post precedenti sullo stesso argomento, abbiamo visto come la materia sia considerabile uno stato particolare dell’energia, di fatto un rallentamento di una frequenza vibratoria, che man mano che diminuisce diviene sempre più densa fino ad assumere quelle caratteristiche che conosciamo come proprie della materia.

Il fatto di considerare la materia non più come oggetto ma come stato, ci permette di ampliare il nostro possibile spazio di esperienza di diverse grandezze.

Primo fatto non trascurabile fra tutti, quello di poter trascendere i sensi ordinari per poter condividere la nostra percezione. Come dimostrato in questo post infatti, i sensi forniscono una mappa assolutamente inesatta della realtà, una mappa già obsoleta nel momento stesso in cui si forma ma soprattutto difficilmente comunicabile a causa della soggettività della percezione sensoriale.

E questo solo per stare nel campo dei sensi. Di fatto però esistono altre strutture, ordinariamente considerate interiori ma che tali non sono, che si frappongono tra la realtà e la percezione da parte nostra; il pensiero, le emozioni, le considerazioni, la morale, i condizionamenti etc. etc. etc.

Queste strutture, altrettanto illusorie che i sensi, sono sottoposte all’errore ancora più che questi ultimi e quindi, aggiungendo errore ad errore, di fatto allontanano sempre più le nostre percezioni dalla realtà.

Tutto questo insieme di “generatori di errore” però ha una cosa in comune con la realtà: ne fa parte. Transitoriamente, parzialmente e inutilmente… ma ne fa parte.

Esiste quindi la possibilità di utilizzare i sensi e le altre strutture per un contatto, a patto di non cascare nella trappola di credere fermamente che sia tutto lì. Leggi il resto di questo articolo »

Il mantra AUM eseguito come un’onda continua.

Mi è capitato di sentirlo qualche settimana fa. Ci ho messo un po’ a capire come veniva eseguito, ’stavolta.

In questo caso invece di praticarlo all’unisono, alcune vocalizzazioni iniziano mentre le altre finiscono. Il risultato è un ritmo sinusale che ricorda quello di un’onda lunga sulla spiaggia. Questo tipo di esecuzione ha la peculiarità di produrre una quantità di armonici spontanei davvero ragguardevole.

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Come per tutti gli altri di questa serie l’ho inciso personalmente con parecchio lavoro, perciò se lo usate in un vostro sito web o blog, vi prego di citare la fonte.

Se vi interessa lo potete scaricare qui.

Mi scuso con chi finora non è riuscito a scaricarlo dal link sopra. Ho fatto un errore di digitazione. Adesso comunque è a posto. Grazie ad Aldo per la segnalazione di errore.

Tecnologia interiore: un mantra che sentivo.

Non ha un nome. Non so dirvi nulla. Io lo uso per entrare all’interno.

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Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.

Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte.

Mantra Senza nome 1

Tecnologia Interiore: il mantra Iesu. Qualcosa che tocca veramente il cuore.

Non fa parte dei Bija Mantra. Non fa parte nemmeno dei mantra tradizionalmente eseguiti. E’ però un mantra a me estremamente caro.

Nella vita, a volte succedono cose strane, come il ritrovarti senza volerlo in lande sconosciute del Cuore, per cui il prezzo del biglietto d’ingresso può essere molto alto e quello di uscita ancora di più. Tanto da non avere di che pagarlo.

E’ in momenti così che uso immergermi in questo mantra; non allevia la tristezza, il vuoto che mi capita di toccare.

Ma per un istante… aiuta.

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Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.

Prima che ve lo chiediate, la bella voce femminile che, con tanta dolcezza, accompagna e chiude questa esecuzione è quella della mia compagna.

Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte:

Mantra Iesu


Tecnologia interiore: il mantra AUM

Questo non fa parte dei cosiddetti “Bijia Mantra“, anche se la sillaba AUM è considerata il vertice della rappresentazione vibratoria. E’ un mantra particolarissimo, la cui esecuzione richiede un po’ di intonazione da parte di chi lo esegue.

E’ infatti difficile che tutti arrivino comodamente alla stessa estensione, in basso o in alto. Occorre quindi, quando utilizzato non in “assolo”, che chi lo emette scelga una tonalità armonica con quella degli altri.

L’esecuzione che vi presento utilizza un tamburo come “metronomo”, oltre ad alcuni interventi di canto armonico ordinariamente non utilizzati in questo mantra.

Può essere un po’ diversa dalle solite, melense esecuzioni da new age… ma credo che abbia molto più senso.

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Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.

Se a qualcuno interessa, lo può scaricare direttamente dal link seguente (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se volete usarlo sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:

Aum Mantra

Tecnologia interiore: un’esecuzione del mantra OM.

Francesco Franz Amato Tecnologia interiore: unesecuzione del mantra OM.E’ un mantra un po’ particolare, dato che li racchiude tutti, come se tutti gli altri fossero armonici di questo suono, ma è anche il più conosciuto. Per questo ho scelto questa registrazione come primo esempio pratico.

Ho scelto un’esecuzione abbastanza particolare, forse un po’ “forte”, ma il mantra OM non ha nulla a che vedere con qualcosa di debole, anzi; esprime tutta la bellezza di questo universo. E come tale è qualcosa di estremamente stabile, forte, continuo.

La potete ascoltare cliccando sul player qui sotto. Provate, se volete e potete, ad ascoltarlo ad un volume medio, per tutta la durata del brano (sono circa 12 minuti).

Al termine, fate attenzione a quello che si è prodotto nella stanza in cui lo avete fatto suonare. Noterete sicuramente qualcosa di diverso. Un silenzio profondo forse, o una calma inusitata.

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Quando praticato da più persone, le singole note, emesse in modo asincrono, si uniscono in un’unica vibrazione che a sua volta può dare origine a pulsazioni, armonici, variazioni di intensità e di tonalità. Ma la nota di fondo rimane sempre la stessa.

E’ qualcosa di straordinario praticare questo mantra. Occorrerebbe davvero provare, almeno una volta.

Per perdersi in questa immensa vibrazione, alla fine della quale, paradossalmente, si trova il silenzio assoluto.

L’utilizzo di questo mantra apporta significative modificazioni alla qualità vibratoria di un ambiente, portandola ad una diversa condizione. Condizione ovviamente non rilevabile strumentalmente ma percepibile da chiunque non abbia delle grosse fette di prosciutto su occhi e orecchie.

Per inciso, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.  Se a qualcuno interessa, lo può scaricare dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome…” o simili).  Se lo usate sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:

Om Mantra

Tecnologia interiore: i mantra, questi sconosciuti.

Francesco Franz Amato Tecnologia interiore: i mantra, questi sconosciuti.E’ difficile per un occidentale non cascare nell’identificazione della parola Mantra con il più famoso di questi, ovvero il mantra Om. Ma soprattutto è difficile non identificarlo con l’aspetto new age dello stesso, purtroppo.

La New Age, come già detto in precedenza, è stata forse una delle più grosse rovine per tutto ciò che ha a che vedere con la ricerca della verità. Non perchè i contenuti di quel movimento fossero falsi, quanto per l’incredibile superficialità e, in molti casi, fuorviante idiozia, con cui vennero acquisiti e, di conseguenza, presentati.

Purtroppo a fare le spese di questa idiozia e sciatta romanticheria sono stati proprio quei contenuti che, per la loro profondità, possono toccare l’emotivo. Uno per tutti, il caso dei mantra.

E’ tale l’ignoranza sull’uso del suono per ottenere un effetto oggettivo che persino su wikipedia, dove si trova una [slider title="definizione abbastanza esatta e approfondita del temine"]  La parola mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati (liberare). Il mantra si può quindi considerare come un suono in grado di liberare la mente dai pensieri.[/slider], manca un pezzo.

E’ vero: ripetere mentalmente un mantra ha l’effetto di liberare la mente dai pensieri vaganti. Ma dato che l’effetto si può ottenere ripetendo qualunque frase (anche “mi piace bere la coca cola” va bene se ripetuta abbastanza a lungo), viene da chiedersi perchè un popolo dalla spiritualità così profonda come quello indiano, abbia creato diverse tecniche di vocalizzazione e diverse sillabe da “cantare” ad alta voce. Leggi il resto di questo articolo »

Il suono: osservazioni di un suonatore. By Umberto

Francesco Franz Amato Il suono: osservazioni di un suonatore. By UmbertoL’utilizzo prevalente che si fa della musica.. è quello di nutrirsi di emozioni.

Se osserviamo la cosa dettagliatamente possiamo inoltre notare che ricerchiamo emozioni che vanno di pari passo con il nostro stato d’animo del momento.

Siamo così attaccati alle nostre emozioni, soprattutto quelle negative o a momenti di autocommiserazione che una musica troppo allegra, che testimonierebbe la presenza di una volontà di reagire ad una identificazione, ci infastidisce! Leggi il resto di questo articolo »

Il suono: La Toccata e Fuga trascritta per orchestra da Stokowski

Voi direte: ma come, ancora?
Si, ancora, perchè questo video ha una regia perfetta che segue la direzione d’orchestra. Vale la pena di osservarla, per qualcosa che dirò nel prossimo post.

Il suono: Karl Richter nella Toccata e Fuga in Re Minore.

J. S. Bach la compose nel primo decennio del ‘700 e da allora la fama di questa composizione è dilagata ovunque. Qui abbiamo Karl Richter, forse il miglior interprete di Bach, che la esegue con una maestria incomparabile, su un organo meraviglioso. Buon ascolto!

La gnocca del momento
gngal2310
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Un post scelto a caso...
Questo l’ho scritto io:
"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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Se volete potete leggere qui i primi due capitoli.

Se per caso volete ordinarlo invece cliccate sull'immagine della copertina.
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