La strana correlazione tra Sole e radioattività
Un fenomeno noto dal 2010 ma che ancora non trova una spiegazione soddifacente. Innanzitutto un brevissimo spiegotto: le sostanze radioattive, proprio a causa della loro attività, tendono nel tempo a trasformarsi in altre sostanze, interti o meno radioattive. Il tempo in cui avviene questa trasformazione viene definito “tempo di decadimento”, e la sua durata dipende da ogni sostanza.
In realtà sarebbe meglio parlare di “emivita”. Ovvero di quanto tempo è necessario perchè una massa di una data sostanza dimezzi la sua componente radioattiva.
Ad ogni modo il tempo di decadimento o emivita che dir si voglia è una caratteristica estremamente stabile negli isotopi radioattivi, tanto che alcuni di essi, come il celeberrimo carbonio 14, sono usati per la datazione di periodi storici proprio perchè è noto il loro tempo di decadimento.
Orbene, dal 2010 questa certezza non è più così precisa. Diversi scienziati hanno infatti notato che vi era una strana fluttuazione dei tempi di decadimento di diverse sostanze che stavano maneggiando in quel momento nel corso dei loro esperimenti.
Tali fluttuazioni, gira che ti rigira, sono risultate in stretta correlazione con il Sole e con l’attività del nucleo solare, anche se, a tutti gli effetti, nessuno ha ancora capito in che modo avvenga questa interazione.
L’unica spiegazione che si sono dati è una possibile anche se inspiegabile interazione con i materiali fissili da parte di flussi di neutrini. La cosa risulta particolarmente strana, in quanto il neutrino sembrava finora essere la particella più snob di tutte, ovvero quella che la materia quasi non la caga manco di striscio.
E infatti, il Dott. Jenkins, uno dei primi a notare il fenomeno ha commentato prosaicamente: “Quello che stiamo dicendo è che qualcosa che non interagisce praticamente con niente e per nulla, sta sostanzialmente cambiando qualcosa che non dovrebbe poter cambiare“.
La notizia, del tutto ignorata dai media europei, non deve sembrare così poco significativa. Innanzitutto perchè, quando verrà confermata, potrebbe mandare all’aria tutti i sistemi di datazione basati sul carbonio e isotopi vari, sia nelle indagini storiche che in quelle giuridiche (il carbonio14 viene utilizzato per datare cadaveri, ad esempio).
E secondariamente perchè si parla di un’interazione del Sole con il nostro pianeta di cui ancora nessuno (o quantomeno pochi) si era reso conto, un’interazione comunque abbastanza potente da cambiare addirittura il tempo in cui un materiale si trasforma in un altro.
Non mi pare roba da poco, no?
Articoli correlati:Il colore blu e la via del cuore
E’ un sentire un po’ particolare. Ha dato origine al blues (da “blu”, appunto).
In italiano non è un’espressione molto utilizzata. Il significato è molto, molto più profondo di quello che si potrebbe immaginare.
Non ha a che vedere con la tristezza, anche se in parte è così. Non ha nemmeno a che vedere con la maniconia, anche se in parte è così.
Il blu è un colore davvero unico. E’ il colore del cuore (non a caso è anche il colore di base di questo blog). Ed è anche il colore del cielo di notte, un attimo prima che diventi davvero buio.
Sentirsi blu ha a che vedere con tutto questo. Con il cuore soprattutto.
Il blu è un colore, ma è anche una qualità. Quando ti immergi nel cuore, tutto diventa blu. Uno spazio blu è quello che si apre. Un corridoio blu è quello che percorri.
E quando sfoci in quello spazio, il blu è il colore di cui si illumina la tua anima.
Difficile da spiegare; se il blu è il colore allora “um” è il suono. E la qualità è una sorta di commozione, che porta lacrime ne salate ne dolci. Quelle lacrime che, anch’esse, sono il secreto e il segreto del cuore.
Entrare nel blu non è un percorso facile; è segnato dalla solitudine, da un vuoto pericoloso e da una sorta di dolore costante, lì, al centro del petto. Una via diretta, che per questo non conosce consolazione, ne riposo.
Una via che però ti regala un calore tutto tuo, che nessuno ti può togliere ma che, per contro, ti fa sentire molto di più il freddo. Più sei caldo dentro, più il freddo fuori diventa avvertibile. Blu uguale cuore. Cuore uguale calore. Calore come quello del sole, che scalda tutti ma non può essere scaldato da nessuno se non da se’ stesso.
La via del Cuore è anche la via del Sole.
Se a qualcuno venisse la tentazione di imbarcarsi su questa strada… un avvertimento: è meravigliosa, ma fai attenzione.
Perchè rischi di farti davvero male.
Dammi retta!
Articoli correlati:Sole e melanoma: ci vogliono tutti bianchicci e lattiginosi
Arriva l’estate e ricominciano gli articoli “stagionali” sui media, quelli di cui ormai, a quanto pare, non se ne può più fare a meno. E giù a rompere i maroni con i consigli per il caldo, per l’afa, per i colpi di sole, per il mare… e ovviamente parte la solita campagna di demonizzazione del sole come causa del melanoma.
La base di questa menata pazzesca è rappresentata dalla statistica, che vede l’aumento del melanoma particolarmente marcato in quelle popolazioni maggiormente esposte ai raggi solari.
Peccato che ci si dimentichi di un dato fondamentale: il fototipo, vale a dire la tipologia di pelle, che nelle suddette statistiche rappresenta un parametro fondamentale, dal quale si deduce che la maggiore incidenza è in quelle persone dal fototipo estremamente chiaro (e infatti le popolazioni più colpite sono quelle dei paesi nordici e dell’Australia, tutte popolazioni dalla pelle molto chiara ed estremamente sensibile ai raggi solari).
Un’altra cosa di cui tutti gli articoli sull’argomento si dimenticano accuratamente di fare menzione è l’intermittenza.
In altre parole, le statistiche sopra esposte valgono nel momento in cui le persone si espongono raramente al sole. Infatti tutti quelli che per lavoro al sole si espongo costantemente (tipo i pescatori, per esempio) non presentano affatto un aumento proporzionale di questa patologia.
Sempre per rimanere nel campo della superficialità, in nessun articolo si cita l’importanza della luce solare diretta nella produzione di vitamina D, essenziale alla vita umana e che non viene prodotta se non sotto l’azione della luce solare diretta. Checchè se ne dica, l’uomo si nutre di luce.
E non di quella emanata dallo schermo del PC, ma di quella prodotta dal sole.
Se le persone prendessero l’abitudine di esporsi con maggior regolarità alla luce, invece di stare sempre tappate in casa o in ufficio, ecco che la sopracitata “intermittenza” di esposizione, verrebbe improvvisamente a calare, cosa per cui probabilmente anche l’aumento di incidenza seguirebbe a ruota.
Siamo alle solite: la statistica idiota guida agli articoli da idioti o da ignoranti. Il problema non è la luce solare, ma il fatto che per il 90% del nostro tempo non ne assorbiamo abbastanza. Prova ne sia il fatto che coloro che per lavoro stanno sempre al sole soffrono proporzionalmente molto meno di melanoma di quanto non accada a tutti gli altri.
A questo punto logica vorrebbe che il suggerimento fosse quello di esporsi più spesso e regolarmente alla luce solare, evitando di farlo solamente in quei quindici striminziti giorni di vacanza.
Ma la logica e il sapere ormai sono svaniti dalla stampa, completamente sepolti dal “politicamente corretto” e dalla superficialità più becera.
Io personalmente cerco di stare alla luce il più possibile, durante tutto l’anno. E cerco pure di mantenere i miei melanociti belli in forza e cazzuti, facendoli lavorare appena possibile.
E di articoli come questo, me ne sbatto profondamente i coglioni.
Articoli correlati:Vedere la luce? Per noi uomini è praticamente impossibile!

Per l’essere umano, vedere la luce è sostanzialmente impossibile. Possiamo vedere gli oggetti, il mondo che ci circonda, ma vedere la luce in se’ non è possibile. L’unico modo che abbiamo per vederla è di guardare direttamente una fonte di luce.
Il che, se parliamo di luce solare, si traduce in un danno oculare dopo non molti secondi oppure in un danno immediato e completo se la cosa avviene senza il filtro dell’atmosfera.
Questo fatto mi ha dato da pensare: se non c’è qualcosa che la riflette o la filtra, la luce è, di fatto, invisibile.
Possiamo trovarci anche in uno spazio direttamente irraggiato dal sole ma, se lo spazio è vuoto, allora la luce, a meno che appunto non osserviamo direttamente la fonte, non è visibile.
O meglio, la luce è visibile in se’ ma noi non riusciamo a vederla. Quindi, per l’essere umano, la luce può essere vista solo se riflessa o rifratta in qualche modo.
E questa è una considerazione davvero forte. Noi cerchiamo la luce, ne abbiamo bisogno da un punto di vista anche solo vitale. Ma non possiamo vederla.
Non solo: nel momento in cui ne osserviamo la fonte primaria, cioè il sole, se lo facciamo senza adeguati filtri perdiamo immediatamente la vista. Le retine si bruciano. E noi diventiamo ciechi!
A ben vedere questa cosa è davvero straordinaria: perchè estendendo il concetto si possono capire diverse cose della vita che ci toccano da vicino.
Ad esempio riflettendo proprio sul fatto che nella materia la luce ha bisogno di qualcosa che la rifletta per diventare visibile, cioè manifesta. Altrimenti esiste lo stesso, ma nessuno la può vedere (rimane cioè non manifesta).
Oppure (considerando che, se si guarda direttamente la luce, questa ci brucia senza pietà), apprendere che la luce deve in qualche modo “abbassarsi” ad un livello inferiore per non nuocere proprio a coloro che di lei hanno un bisogno irrinunciabile. Solo grazie all’atmosfera infatti, noi possiamo bearci del nostro bel bagno di sole, senza che lo stesso si trasformi in un barbecue istantaneo!
E quest’ultima cosa è comune a tutte le religioni, fedi e filosofie; dio è inconoscibile e non sperimentabile. Proprio lui che è la fonte di tutto… non è conoscibile.
La cosa si trasmette giù giù fino alla materia, riflettendosi nell’inosservabilità del Sole senza filtrarne la luce (il che, sostanzialmente implica averne una visione parziale).
Il che ci porta alla conclusione finale, ovvero la natura dell’illusione come percezione parziale di ciò che davvero esiste.
Tiè! Beccatevi questa!
Articoli correlati:Flash del giorno: proteggetevi dal sole. Anzi no, abbronzatevi…
E’ una vita che ci rompono i coglioni con la storia che prendere il sole troppo spesso aumenta il rischio di melanoma.
Tutte le estati tocca sorbirsi almeno una decina di servizi idioti sui vari TG che intervistano “l’esperto” di turno che ce la mena per un quarto d’ora, terrorizzandoci sui rischi del sole.
E noi tutti lì a chiederci come mai allora contadini e pescatori riescono a sopravvivere…
Adesso invece hanno scoperto che prendere il sole protegge dal melanoma, purchè lo si prenda costantemente.
Ragazzi, prendete una decisione chiara.
Oppure fatevi una sambuca, che è meglio!
Ci muoviamo nel suo campo di azione – By Giuseppe
Anni fa ho passato (per lavoro) una estate in un villaggio turistico in riva al mare.
Amavo, a fine giornata, andare a contemplare il tramonto.
Sedevo per lungo tempo a guardare il Sole che obliquo “sembrava” declinare all’orizzonte, fino a scomparire nel mare striato di arancione e oro.
Dico “sembrava” perché io vedevo chiaramente che non era il Sole a muoversi in giù, bensì la Terra a muoversi lentamente rispetto all’astro infuocato.
In quel particolare punto da cui osservavo il fenomeno mi era facile rendermi conto di questo dato di fatto – saputo solo teoricamente dalla maggior parte delle persone, ma quasi mai “visto” coi propri occhi -, anche perché rimanevo a lungo ad osservare attentamente.
Questa percezione era facilitata dal fatto che vi era una baia che sembrava più bassa rispetto al mio punto di osservazione e ad alcuni cumuli di nubi sottili e luminose che regolarmente accompagnavano i tramonti formando piccole isolette attorno al Sole, dando perciò l’impressione che il vero “mare infuocato” fosse il cielo intorno al Sole e che l’astro poggiasse dolcemente sull’azzurro del cielo screziato di nubi.
In quella condizione vedevo chiaramente che la nostra stella era ferma (almeno rispetto alla Terra) e che era invece il nostro pianeta a muoversi obliquamente verso l’alto a sinistra, rispetto al Sole.
Insomma, mi era molto più facile del solito vedere chiaramente che siamo noi che ci muoviamo nel suo campo di azione (o di influenza).
Il Sole è il centro del sistema solare.
Questo teoricamente è risaputo ma, riuscire a scorgere direttamente, coi propri occhi un frammento di questa verità, ti dà un senso di “espansione coscienziale” incredibile.
Naturalmente non ero nuovo a questo tipo di visione in 3D. Sin da bambino vedevo, sempre in circostanze favorevoli, lo spazio tra me e il Sole.
Col tempo, grazie alla meditazione (e a qualche benedizione dei miei Maestri, perché non dirlo?), ho cominciato a percepire sempre più chiaramente (con sensi più sottili) che esiste “un Sole” ancora più sottile da qualche parte. Non vedo esattamente la sua collocazione né riesco a identificare la suo “dimensione” ma, scusate se mi ripeto, sempre quando le circostanze sono favorevoli ne sento l’energia tutto intorno e dentro di me.
La sento esattamente come si può sentire gli effetti fuori e dentro di noi dell’energia del Sole “materiale”, anche ad occhi chiusi.
In quei momenti sento che ci muoviamo nel campo di azione di “Qualcosa” o “Qualcuno” di immensamente più amorevole, antico e potente del Sole fisico e mi sento attraversare dalla sua calda energia.
Ecco l’immensa portata del sedere semplicemente e rimanere attenti e presenti, in una calma vigilanza.
Quando i filtri o le corazze dei pensieri e di un emotivo chiuso e bloccato si aprono, ci apriamo alla percezione della Sua calda energia.
Che è come (e molto, molto più) di un caldo abbraccio.
E siamo finalmente in unità, in Amore.
E non c’è più nemmeno bisogno di pratiche di respirazione perché questo immenso dono venga a noi. Perché entra da ogni poro della pelle o addirittura da una sostanza più sottile.
Che ci impregna sin nel profondo.
Nessuno sforzo da compiere.
Nulla da cercare, da conquistare.
Solo lasciare che avvenga.
Lasciarsi attraversare.
E in quei momenti può accadere che
quell’immenso dono si cristallizza
in una lacrima, pura e luminosa.
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Ieri è comparso un triangolo sul Sole… e nessuno si fa venire un dubbio?
La notizia non ha avuto grande risonanza sulla stampa. E sui siti specializzati trova comunque poca eco.
Eppure ieri, nella corona del Sole, è comparso un triangolo grande quasi quanto la metà dell’astro. Ora, potrebbe anche trattarsi di una bufala. Se così fosse però si tratterebbe di uno scherzo fatto direttamente dalla NASA.
Sul sito del Centro Goddard infatti, le foto del fenomeno ci sono eccome (quantomeno fino al momento della scrittura di questo post), anche se, curiosamente, non sono così facili da trovare.
Dal punto di vista fisico si tratterebbe di una zona della corona solare di temperatura più “fredda” rispetto al resto della regione.
Quello che voglio proprio vedere (sempre che non venga spacciata per bufala anche questa notizia), è come faranno a spiegare l’incredibile precisione geometrica della forma, sostanzialmente un triangolo isoscele quasi perfetto.
Un triangolo che, secondo le prime misurazioni, sembrerebbe essere un perfetto triangolo aureo, ovvero il triangolo iscritto al centro di un pentagono regolare, figura da sempre esemplificatrice del rapporto aureo (argomento su cui consiglio questo bell’articolo di Fabio Marinelli)
Le foto sono state scattate alle 15.45 UT, ovvero 16.45 ora italiana.
L’unica menzione sui giornali italiani è quella di una “curiosa anomalia” sulla superficie solare.
All’anima della “curiosa anomalia”!!!!!
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