Alitalia: io li licenzierei tutti, dal primo all’ultimo
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Se fossi il direttore del personale di Alitalia lascerei a casa tutti coloro che stanno mettendo in piedi la ridicola protesta di questi giorni.
Questa gente, con la pippa che il loro lavoro è particolarmente stressante, stanno piantando un casino perchè trovano ingiusto un provvedimento che li lascia a casa, e questo lo potrei capire.
Quello che non capisco è che il provvedimento li lascerebbe si a casa, ma con SETTE ANNI DI STIPENDIO PAGATO ALL’80%!
Ma cosa cazzo si lamentano? Facciamogli due conti in tasca ad un pilota Alitalia (per quanto possibile, vista la cortina di fumo dietro cui vengono celate le reali retribuzioni).
Tra paga base e indennità, più o meno nascoste, la retribuzione media di un pilota della nostra compagnia di bandiera è di circa 121.000 euro lordi l’anno (dati presi da questo articolo del Sole 24 Ore, che suggerisco di leggere). Facciamo il caso di un pilota che lavora da cinque anni in questa compagnia (è un’anzianità media).
Al modico compenso di 121.000 euro l’anno, considerando la maturazione di una sola mensilità annuale come TFR, e 14 mensilità retribuite annuali, fanno circa 43.000 euro lordi di TFR.
Quindi un pilota che oggi viene lasciato a casa, se ne uscirà con circa 17.000 euro di liquidazione, e gli verrà corrisposto per 7 anni uno stipendio netto pari a circa 2.700 euro al mese.
Il tutto per non fare un cazzo.
Queste persone si ostinano a piantare i bastoni tra le ruote dell’azienda, ma soprattutto tra le ruote di tutti quelli che per sfiga devono volare con Alitalia.
Io fossi il direttore del personale farei come fece credo Bush, di fronte allo sciopero dei vigili del fuoco: li licenzierei tutti in tronco, sostituendo tutti nel giro di quindici giorni. Certo, così mi toccherebbe lavorare, ma solo per due settimane. E poi, sai che risparmio?
Tag Technorati: Alitalia, sciopero piloti, CAI
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Alitalia, Sabelli molla il tavolo delle trattative: i sindacati lo hanno esasperato
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E’ sul Giornale di oggi:
Sabelli, AD del CAI, nella notte si è rotto i maroni dei continui ostruzionismi dei sindacati, e successivamente ha anche rotto la trattativa.
I sindacati continuano ad opinare su permessi, ferie, e quant’altro gli passi per la testa in merito di motivi per non lavorare. Poi si incazzano se Sabelli risponde no alle loro richieste. Appunto, richieste. Non ordini.
I sindacati in Italia devono capire che fare richieste è lecito, ma la natura stessa di una richiesta implica la possibilità di una risposta negativa.
Invece le parti sociali insistono a voler avere un posto a tavola e poteri decisionali, cosa che da che mondo è mondo non sta (o non dovrebbe stare) nelle loro caratteristiche.
Alitalia non è più una compagnia aerea, ma un campo sportivo per partite di potere, dove da una parte c’è il CAI che vuole prendere la compagnia e farla rendere un minimo (forse), dall’altra i sindacati preoccupati di perdere il proprio potere, in rappresentanza di dipendenti a loro volta preoccupati esclusivamente di non doversi stancare troppo.
Prendiamo Alitalia, buttiamola via e facciamone una nuova. Ci costa di meno.
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Alitalia. Berlusconi salta i sindacati. Era ora.
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Era l’unico modo. Parlare direttamente con i piloti e il personale di volo e fregarsene dei sindacati. Ieri sera il governo ha ricominciato la trattativa, parlando direttamente con i dipendenti di Alitalia che più piantano casino, ma sempre meno dei sindacati, che in Italia ormai sono una forza politica e politicizzata, contro quello che dovrebbero essere, e che hanno raggiunto il massimo del ridicolo con Epifani che due giorni fa ha dichiarato in un’intervista che loro erano aperti all’ipotesi del compratore estero, quando appena pochi mesi prima hanno fatto saltare la vendita con Air France.
Era ora per far andare in porto una trattativa, ma ancora non riesco a capire perchè questa azienda dovrebbe essere salvata a tutti i costi. Un’azienda che ci “costa” più di 2.000.000 di euro al giorno, con debiti talmente grandi che nessun piano aziendale potrà mai sperare di rifondere. Con piloti che hanno lo stipendio più alto d’Europa e che lavorano meno di tutti gli altri, e prezzi dei voli interni fuori dal mercato.
Questa azienda dovrebbe essere lasciata fallire o venduta. Punto.
Ma volendo salvarla (e ribadisco, non capisco perchè sprecare così tanto denaro), questa era l’unica mossa possibile.
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Alitalia, voli a terra dal 2 Ottobre. E i dipendenti festeggiano
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Solo in Italia può succedere.
L’azienda sta per chiudere. Arriva un’altra azienda che si offre di comprare tutto e dare 7 anni di stipendio all’80% a coloro che lascerà a casa, di dare una partecipazione agli utili ai dipendenti che rimangono, e di sanare il debito.
Risposta? I dipendenti festeggiano quando i sindacati hanno fatto così tanto ostruzionismo che l’offerta viene ritirata.
Certo che una massa di gente così fuori di testa non l’avevo mai vista.
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Alitalia, CAI e sindacati. Risultato: tutti giù per terra.
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E ti pareva… ti pareva che tanto per cambiare i sindacati non devastassero qualcosa.
Gli aerei di Alitalia sono a terra. Ma i sindacati no. Loro non vogliono essere il “capro espiatorio”. Non credo che siano tali.
Credo che siano semplicemente la causa del ritiro del CAI, e di conseguenza del fallimento finale di Alitalia.
Il che non è necessariamente un male.
Quando un’azienda non rende più di quello che spende, normalmente la si chiude. Il titolare deposita i libri in tribunale e i dipendenti si trovano un altro lavoro.
Perchè per Alitalia no?
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Alitalia e sindacati: adesso “era meglio Air France”
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L’ultima volta Air France l’hanno affondata senza pietà. Adesso che le cose vanno peggio e Alitalia ci costa quelle nonsoquantecentinaiadimigliaia di euro al giorno, solo perchè esiste, Air France invece andava bene.
Una volta in più i sindacati azzoppano l’economia italiana.
Questa istituzione obsoleta e dannosa, mantiene il suo potere solo grazie alla solita, fottuta ricerca della sicurezza. L’italiano medio sta ancora alla ricerca del “posto sicuro” dello “stipendio fisso”. Provate a licenziare qualcuno perchè non produce, e danneggia la vostra azienda. Un attimo e vi ritrovate il sindacalista di turno sull’uscio, ringhiante e sbavante rottweiler.
Ovunque nel mondo, se non lavori non ti pagano. Tranne che in Italia, dove l’assistenzialismo la fa da padrone, e una volta che hai un contratto a tempo indeterminato con qualcuno, puoi tranquillamente sbattertene, perchè al minimo del tuo impegno nessuno ti potrà mai sbattere fuori. La cosa magari va bene per il tuo mutuo, ma per la tua azienda è un’autentica palla al piede. Se trovano uno che va meglio di te non lo possono usare al posto tuo.
E’ inutile che poi si gridi allo scandalo quando le aziende usano i tutti i trucchi e le scappatoie per non assumere le persone. Quando un’assunzione diventa un salasso più che un investimento, se il mio scopo è fare soldi (e questo DEVE essere lo scopo di un imprenditore), farò di tutto per evitarlo, dove possibile.
E se l’azienda che ti paga lo stipendio non può fare nulla per togliersi di torno chi non la fa crescere, alla fine chiuderà i battenti, e tanti saluti anche al tuo posto fisso.
Il sindacato aveva originariamente una sua ben precisa motivazione all’esistenza: difendere il lavoratore dal sopruso e dalla vessazione, ben presenti in quei tempi, attraverso il coordinamento e la conoscenza delle leggi.
Oggi i sindacati sono diventati un’istituzione politica, responsabile dei contratti a livello nazionale (che poi non valgono nulla perchè le uniche retribuzioni che li seguono sono praticamente quelle del settore pubblico, e le ONLUS perchè gli conviene assai), e la cui unica preoccupazione è quella di conservare il posto di lavoro a chiunque ce l’abbia già, a dispetto.di qualunque evidente buon senso commerciale.
L’Alitalia è una compagnia completamente andata: costi stellari, esuberi di personale, sprechi in ogni angolo (a partire dallo stipendio dell’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, pari a 2 milioni e 786mila euro l’anno nel 2006). Salvarla per ego nazionalista è semplicemente idiota. Buttiamola nel cesso, faciamone un’altra, mettiamoci a capo una classe dirigente che sappia fare il suo mestiere, e che abbia uno stipendio calibrato con una formula che contempli principalmente due fattori: l’utile netto e il ritorno d’investimento sulle spese sostenute. Assumiamo tutti i lavoratori che in Alitalia hanno acquisito una vera esperienza e mandiamo gli altri a cercarsi un lavoro (come tutti, con ammortizzatori sociali di sei mesi e non di 7 anni). Vuoi scommettere che in cinque anni l’Alitalia non se la ricorderà più nessuno?
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