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Pruriti scientifici: il dualismo (Micro e Macrocosmo) di Ilia Musco

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per compiere i miracoli della Cosa-Una”.

Ermete Trismegisto (Secondo Principio della Tavola Smeraldina)

 

Francesco Franz Amato Pruriti scientifici: il dualismo (Micro e Macrocosmo) di Ilia MuscoCon questo articolo – il primo di una serie dedicata al dualismo – iniziamo una riflessione per delineare un punto d’incontro tra scienza e filosofia, consapevoli che né l’una né l’altra possano essere fine a sé stesse ma entrambe sono parte di un unico percorso evolutivo.

Un modo per ritornare alle origini della conoscenza quando, secondo il mito, scienza filosofia e religione formavano un “unicum” al quale avevano accesso solo pochi eletti (iniziati, sacerdoti, custodi del sapere) i quali avevano il compito di guidare un’umanità bambina nei sui primi timidi passi.

Le leggi del Microcosmo sono speculari a quelle del Macrocosmo, si legge nella Tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, e su questo postulato si sono successivamente sviluppate le religioni, i percorsi spirituali e le visioni filosofiche, da Oriente ad Occidente.

La vita appare caratterizzata dall’esistenza di una ricorrente dualità, che si manifesta attraverso infinite coppie di elementi: giorno-notte, maschio-femmina, piacere-dolore, vita-morte, finito-infinito… Il processo di evoluzione contiene al proprio interno un terzo elemento irrinunciabile che dalla contrapposizione di tesi e antitesi, per usare la terminologia di Hegel, porta  alla sintesi.

Si tratta dell’irresistibile spinta, insita nella Natura, al superamento della separazione, con la fusione tra gli opposti, che nella vita animale si manifesta attraverso l’istintiva spinta verso l’accoppiamento. L’essere umano, all’apice della piramide evolutiva, ha la possibilità di una maggiore consapevolezza di sé rispetto al mondo animale. Egli infatti, oltre che di un corpo governato dagli istinti, è dotato di una mente in grado di concepire l’Unità, filosoficamente definita come un assoluto immanifesto, e di un cuore in grado di provare una forte spinta verso la fusione nell’amore.

Quindi, sebbene la vita si manifesti attraverso una molteplicità di fenomeni, è importante capire se il mondo che ci circonda è costituito da entità ben distinte tra loro, oppure interdipendenti, in quanto manifestazioni di una causa prima non direttamente visibile. In altre parole, vogliamo comprendere se la natura intrinseca della dualità sia reale, cioè oggettiva, oppure, per usare un linguaggio tipico della tradizione orientale, sia il risultato di una percezione illusoria, legata al punto di vista soggettivo dell’osservatore.

Senza la dualità non esisterebbero vita e movimento e senza movimento non potremmo definire il concetto di tempo. Il tempo, infatti, non esiste in senso assoluto ma solo in relazione al movimento, ad  un processo di cambiamento osservabile e misurabile. A differenza di un ipotetico spazio vuoto, che idealmente possiamo immaginare esistente a priori, un tempo vuoto assoluto corrisponde matematicamente ad un singolo istante infinito, un non-tempo.

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I dubbi esistenziali: le dimensioni contano? – By Sting

Francesco Franz Amato I dubbi esistenziali: le dimensioni contano?   By StingUltimamente le mie frequentazioni femminili stanno languendo un po’, per cui ho il tempo di dedicarmi a letture più… impegnative; e L’universo elegante di Brian Greene ne fa parte.

E’ un libro che, a mio parere, ha il pregio di esporre teorie “di frontiera” della fisica con un linguaggio chiaro che compensa molto bene i passaggi a volte ostici, per chi come me non mastica la matematica. Tra l’altro ne è stato tratto un bel documentario, per chi faticasse a leggere..

Vengono spiegate, dall’immensamente grande all’infinitamente piccolo, le teorie di Galileo, di Einsten fino al regno della meccanica quantistica, dove spazio, tempo, e perfino la stessa forma fisica non hanno più il significato che siamo usi attribuir loro. Teoria delle stringhe, universi multidimensionali (fino a 11 dimensioni),  “arrotolati” su sè stessi, che permeano la trama di questo universo, in “gomitoli” mostruosamente piccoli.

Un passaggio mi ha colpito nel profondo: a queste scale, (di Planck, ovvero 10 elevato alla -33)  le leggi fisiche che noi conosciamo, semplicemente cessano di funzionare.

Le particelle, o gli universi costituenti l’Universo sono così piccoli che se li portassimo alle dimensioni di una mela, un singolo atomo, per mantenere la proporzione, raggiungerebbe le dimensioni dell’Universo conosciuto. Roba da far girare la testa molto più della bionda del terzo piano…

E poi le teorie sui buchi neri, per i quali si comincia a ipotizzare che corrispondano, in “altri” Universi, a buchi bianchi, che immettono la materia che i “nostri” buchi neri inghiottono, veri e propri ponti tra universi paralleli. Leggi il resto di questo articolo »

Ricerca della verità e meditazione 19 – La respirazione, e allora?

Francesco Franz Amato Ricerca della verità  e meditazione 19   La respirazione, e allora?L’uomo oggi mediamente non sa respirare. O meglio, si limita a farlo in modo completamente meccanico, ovvero seguendo semplicemente quello che gli viene richiesto in quel momento dal livello di sforzo intrapreso.

Quando è in condizioni di quiete però ecco che il respiro piano piano si riduce fino ad un debole, superficiale ansito.

Ma i polmoni sono fatti per essere riempiti, non parzialmente.

Avete mai provato a sentire l’odore che ha l’aria contenuta in una gomma? Disgustoso, vero?
Il motivo è che l’aria che sta in un pneumatico è sempre quella, e quindi si becca quelle piccole particelle di gomma (le stesse che generano l’odore), che si mescolano con essa.

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Ricerca della Verità e meditazione 14 – Ancora sul dubbio

Francesco Franz Amato Ricerca della Verità e meditazione 14   Ancora sul dubbioLo spazio aperto dal dubbio dura pochissimo. Di fatto appena il tempo sufficiente a che la mente tenti in qualche modo di chiuderlo. Ma ciò non toglie che uno spazio effettivamente si crei, sempre più grande ad ogni dubbio.Questo spazio viene genericamente chiamato curiosità, e normalmente rimane confinato ad alcuni episodi della vita, per lo più macroscopici.

Occasionalmente però questa curiosità impatta con qualcos’altro. Una truttura interiore un po’ più complessa, che accetta stimoli provenienti anche da altre fonti oltre a quelle usuali del cibo, della mente o del piacere fisico.

Allora scatta qualcosa. Una specie di ricerca a 360 gradi, per cui tutto quello che c’è è soggetto a indagine. A furia di dai e dai, questa ricerca arriva a procurare al ricercatore il dubbio che non possa esistere solo quello che si vede, che esista qualcosa al di là della sicurezza e del cibo, al di là del sesso e del calcio, delle veline e del denaro.

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Ricerca della Verità… Alex Bellini, navigatore solitario, a proposito di solitudine.

A proposito della solitudine, vi segnalo questo bel post sul Blog di Adea Edizioni… parla di Alex Bellini, quel pazzo furioso che sta attraversando l’Oceano su una barca a remi, da solo.

E’ un taglio interessante quello dell’articolo…

La ricerca della Verità

La domanda è vecchia come il mondo, e credo vada oltre quella che oggi conosciamo come umanità. Una domanda che risale sicuramente a quando per la prima volta un uomo (neanderthal o sapiens poco importa) si è chiesto cosa ci stesse a fare in questo mondo.Oggi le risposte sono multiple e articolate: per lo più orientate alla sicurezza, alla ricchezza materiale, o alla felicità con la propria donna o con la propria famiglia.Ma la domanda, mi pare ovvio, non può ricevere una risposta così limitata, all’arco di una vita la cui durata è ridicolmente breve, specialmente se vista su scala cosmica.

Una stella ci mette qualche milione di anni per formarsi. Le galassie più vecchie esistono da miliardi di anni… di fronte a tutto questo, come si fa a pensare che la risposta possa essere relativa a qualcosa la cui durata, quando va bene e solo nei paesi industrializzati, non supera gli 80 anni?

E’ proprio su questa considerazione che sono nate ed hanno fatto la loro fortuna le varie religioni conosciute. Dalla vita eterna di quella cattolica alle vergini dell’Islam, dal ritorno non ancora avvenuto del salvatore ebraico al Ragnarok del politeismo nordico. Tutto improntato a cercare di capire se e cosa ci può essere che vada oltre questo misero e fallace involucro di carne con data di scadenza inclusa.

Ecco da dove nasce, purtroppo sempre più raramente e con sempre meno energia la ricerca della Verità. Ma non la verità locale, quella di largo consumo e a buon mercato delle quattro o cinque preghiere giornaliere ad un Dio antropomorfico (e purtroppo sempre di sesso maschile), quanto la Verità vera, la verità univoca, come la definisce Alan Altieri, quella Verità che sta dietro alle apparenze, e che sia in grado di dare un significato ad un’intera esistenza.

Questo nostro mondo ormai è inflazionato di piccole, limitatissime verità, i cui contorni si sfumano sempre di più e sempre più spesso nella menzogna, quando addirittura non vengono da essa soppiantata.

Simboli sacri e antichi più dell’uomo, presi e girati ad uso e consumo del profitto di pochi, o peggio della guerra (a volte addirittura “santa”). Violenze e soprusi da parte di governi che invece che alla crescita ed al servizio del popolo sono dediti unicamente all’arricchimento dei propri componenti.Uomini di scienza e di potere che fanno di tutto per imporre il dogma del proprio credo anzichè impiegare le proprie risorse per il bene comune.

E cittadini del mondo che seguitano a confondere l’autorità con la verità, quando dalla verità segue obbligatoriamente l’autorità, mentre non tutte le autorità derivano dalla verità.

Persone che continuano ad ignorare ciò che sta accadendo, accontentandosi di sempre meno per il quieto vivere, di persistere in un’esistenza priva di qualunque significato reale, ma tanto comoda.

La verità ha il brutto difetto di non farsi trovare facilmente, è vero… ma se non iniziamo a cercarla, lei non verrà di certo a trovare noi.

Usare internet: le informazioni ci sono, ma bisogna metterle assieme

Troppa informazione uguale nessuna informazione. E’ uno dei teoremi di base dell’information technology.

E’ ovvio: se si cerca qualcosa che c’è, ma è “affogato” in mezzo a un miliardo di stronzate che non c’entrano nulla, sarà difficile trovarlo.

Ma l’interessante è che l’informazione, da qualche parte c’è. Magari frammentata, magari divisa in dieci pagine diverse, ma c’è.

Per trovarla occorre molta pazienza, una discreta testardaggine, e un po’ di tecnica. Le prime due non sono affar mio, ma per la terza, posso dire come faccio io.

1) Uso Google. Ma so che questo motore presenta per primi i risultati più “popolari”. La posizione in classifica delle pagine presentate, dipende in alcuni casi dalla loro popolarità, che viene dedotta dal numero di link che puntano ad esse. Faccio un esempio: se esiste un sito che dice che il pianeta Terra è in realtà un cubo, e viene linkato in 100.000 siti (magari proprio per dire che è un sito assurdo), Google lo piazzerà in classifica prima di un sito che invece dice che la Terra è tonda, ma viene linkato solo da 50.000.
Un altro criterio è quello commerciale.Google metterà prima i risultati provenienti da siti commerciali

(provare per credere: cercate “rana” su Google. La prima voce sono i ravioli omonimi.)

2) Sfrondo i link inutili. Per togliere dei risultati, è sufficiente aggiungere il segno “-” davanti alla parola che NON voglio trovare. Ad esempio, cercando “viagra”, se aggiungete “-online”, il motore non vi presenterà nessun risultato comprendente siti che lo vendono in linea.

3) A questo punto dipende da cosa sto cercando. Mediamente arrivati a questo punto i risultati di Google sono sufficientemente ristretti per cominciare ad esaminarli. Il gioco comincia qui, bisogna cominciare a leggere. Il che implica:
a) Collegare il cervello. Se il sito dice evidenti castronerie, lo casso e passo al prossimo.
b) Calibrare l’importanza e l’affidabilità del sito. Se a scrivere è un giornalista, attenzione. Non risponde in primis di quello che dice. Ma è anche vero che se è un buon giornalista, e scrive di un argomento scottante, avrà prima controllato le fonti. Lo faccio anche io, controllando le sue affermazioni con una nuova ricerca su Google, proprio di queste ultime.
c) Capire se il contenuto è originale o arriva da qualcun altro. Capita molto spesso, che una notizia particolarmente “agreable” parta da un singolo sito, e venga poi riportata in mille altre pagine web. In questo caso viene in aiuto il breve riassunto che Google fornisce subito sotto il link. Se ottengo cento risultati, ma i riassunti citano parole simili o uguali, allora probabilmente la fonte è una sola, e tutti gli altri si sono limitati ad un veloce “copia e incolla”. E’ utile allora rintracciare la pagina originale, perchè molto probabilmente citerà le vere fonti.

Quello che conta, è non farsi fregare dal motore di ricerca, ma usarlo correttamente. Può succedere così che si trovino correlazioni tra fatti anche lontanissimi tra loro, ma che danno un quadro d’insieme significativo su ciò che cerchiamo

Un libro interessante: I Maestri – di Mauro Maggio

Francesco Franz Amato Un libro interessante: I Maestri   di Mauro Maggio

 

I MAESTRI – di Mauro MaggioAdea Edizioni


Un uomo che ha viaggiato da sempre, alla ricerca di qualcosa di cui appena intuisce l’esistenza, e che dopo anni di raccolta di informazioni, tante da riempirgli la mente, si imbatte in alcune esperienze che ne trascendono l’ordinarietà, incontrando esseri che finalmente gli permettono di raggiungere quella visione da tanto cercata e mai raggiunta. Pochi episodi, ultimi di una catena lunghissima che danno il senso all’intera sua vita, spalancandogli le porte di quello che potrà, forse, essere un altro capitolo della sua ricerca, questa volta però illuminato e diretto con precisione, e non più caratterizzato dal brancolare nel buio.

A metà tra il romanzo e il racconto lungo, è un’opera leggibile e godibile. Il testo scorre senza intoppi, anche se interrotto qua e là da termini forse un po’ troppo sottolineati, e conduce la lettura senza picchi e senza valli, attraverso un’uniformità emotiva fino alla fine.

Nonostante in alcuni punti la narrazione sembri forse un po’ forzata nel voler evocare costantemente una qualità definita, la semplicità del linguaggio, del tutto scevro da tentativi di imposizione assolutistica di contenuti o forme, consente un’immersione rapida in un mondo a tratti moderno, a tratti decisamente d’altri tempi, in cui il viaggio era la cosa importante, e non la fretta di arrivare.

E proprio questa possibilità d’immersione è la caratteristica principale del testo, che consente così, nell’assenza di esposizioni fredde e dogmatiche, di assaporare un profumo particolare, che tende a titillare il cuore, nonostante i fatti narrati possano sembrare in alcune parti del tutto inverosimili. Profumo che ha il merito di far sorgere quell’interrogativo che forse più di tutti ha la capacità di cambiare una vita:

“Perchè no?”

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"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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