Come un giornalista può inventarsi le notizie: il caso del barbone massacrato dal figlio illegittimo
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Che bello! Per una volta un giornalista che ne sputtana un altro! Leggete questo articolo su “il Giornale”.
Racconta di come la notizia che qualche giorno fa ha imperversato sufficientemente sulla stampa italiana, sia quasi completamente inventata, ricostruita sul falso.
Quella del barbone pestato a sangue dal figlio illegittimo e frustrato, bla bla… L’unica cosa vera della notizia infatti è il pestaggio del barbone. Tutto il resto pare sia stato inventato di sana pianta dal giornalista redattore, per una propria libidine personale di apparire.
Mi sono sempre chiesto quale fosse la molla che spinge certi pennaioli a scrivere cazzate talmente evidentemente tali da scadere nel ridicolo. Adesso, grazie a questo articolo ho capito, vera o no la storia che vi si racconta.
Una volta in più è quella cosa chiamata “riconoscimento”.
Provate ad immaginare che un giorno, senza motivo alcuno, improvvisamente nessuno più si accorga della vostra presenza. Quando parlate nessuno da’ l’impressione nemmeno di sentirvi. Nessuno vi vede, il telefono squilla sempre a vuoto; insomma, per gli altri esseri umani non esistete.
Quanto tempo ci mettete ad impazzire? Poco, credo.
Questo perchè il bisogno di essere riconosciuti dagli altri è uno di quei bisogni psicologici fondamentali, che pur non appartenendo alla categoria di quelli irrinunciabili, come quello di respirare e di nutrirsi, non sono facilmente estirpabili dalla psiche umana.
Il problema è che questi bisogni generano quella che viene definita spesso identificazione, ovvero l’immedesimarsi completamente, con conseguente completa perdita di se stessi, nell’oggetto del desiderio (o del bisogno).
(more…)
Invia per email
Ricerca della verità: sesto senso e acqua calda: li hanno scoperti tutti e due…
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Mi sono fatto quattro grasse risate ’stavolta! L’articolo è su “La Stampa” del 23 Dicembre. Lo trovate qui.
In sintesi, c’è un tizio che ha perso la vista in seguito ad un incidente e che adesso “vede” lo stesso. Gli esperimenti cui è stato sottoposto hanno dimostrato che il suo cervello reagisce alle espressioni del viso di un interlocutore, e messo a camminare in un corridoio pieno di ostacoli si è districato abilmente senza beccarne uno.
Se da un lato posso dire “Ooooh! Era ora che ci arrivassero!”, dall’altro mi viene da morire dal ridere.
Insomma… chiunque abbia praticato seriamente arti marziali per un periodo sufficientemente lungo di tempo sa che è possibile tranquillamente intuire il colpo in arrivo a volta anche prima che parta.
In più la storia delle stesse arti marziali è piena di riferimenti a grandi combattenti in grado di battersi a occhi bendati, o di colpire con una freccia un uccellino senza nemmeno vederlo.Il sesto senso è qualcosa che tutti sanno che esiste, che bene o male tutti hanno sperimentato almeno una volta nella vita.
Il problema è che il pensiero “scientifico” tradizionale sta ancora nella fase in cui se non riesce a misurare qualcosa, allora non esiste.
Invia per email
Ricerca della verità: Sissi, Romy Schneider e lo Zen. Non c’entra un cazzo. direte voi… e invece si
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
C’entra… c’entra, certo che c’entra. Perché aujourd’hui, qualcosa si è perso.
Potrà non sembrare vero, ma guardando oggi la sempiterna, immancabile, replica di Sissy con Romy Schneider, a me è sembrato lampante.
Vi è stato un tempo in cui i Re erano Re, il Popolo era il Popolo, e… la Luce era la Luce. Esattamente come le montagne. Prima erano montagne. Adesso non lo sono più.
E così, con questo avvicinamento del mondo mentale, ciò che era, momentaneamente non lo è più. O forse farei meglio a dire non momentaneamente. Perchè non vi è più in questo momento il senso di ciò che deve essere, sommerso com’è da ciò che è giusto, e ciò che giusto non pare.
Il rispetto tra uomo e donna. Tra Re e Regina, tra compagno e compagna, tra chi serve e chi Serve.
Quel rispetto che ai tempi di Sissy, forse veramente era appannaggio di una cultura e di una sensibilità regali, e che oggi, come il frutto di un’agave, abbisognano del sacrificio e della morte di chi li contiene, per ritornare ad “inquinare” questo mondo.
Quale uomo oggi sacrificherebbe la propria felicità e la propria vita ad una ragion di stato, che di “ragion” non ha più nemmeno una parvenza. Eppure vi è stato un momento in cui il sangue e la passione erano tanto forti che persino un monarca poteva rinunciare a vedere la propria figlia e la sua stessa compagna, in nome di ciò che doveva essere fatto, e al diavolo ciò che era giusto.
Tempi andati, certo… rarefatti, forse.
Un passaggio obbligato oggi, quello in cui le montange non sono più tali, e neppure i Re.
Ma se lo Zen non mente, e per sperimentazione personale so che non lo fa, le montagne torneranno ad essere tali… un giorno.
Tag Technorati: Romy Schneider, Sissi, Ricerca della verità
Invia per email
La legge di minor resistenza
Scritto da: Sting in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
E’ quasi Natale,
Milano è più
caotica e nebbiosa che mai.
Cammino, circondato da un caos che mi spinge
ad osservare intorno con attenzione, in una condizione di sempre
maggior introiezione. Osservo le movenze distratte e frettolose dei passanti, i loro sguardi.
Poi, di colpo, in un paio di occhi, non so neanche il perché, vedo il percorso dell’essere umano. E mi si stringe lo stomaco.
Il desiderio di sentirsi protetti, di stare comodi, di sfuggire ai conflitti, di nascondersi al confronto. Vedo come questi legittimi desideri
nascondano un pericolo enorme, la ricerca continua della “minor resistenza”.
E la ricerca della minor resistenza non è compatibile con l’autodeterminazione. Noi, l’essere umano, seguiamo il sentiero più facile, non
scegliamo una direzione. Diciamo ciò che è socialmente accettato, che ci fa sembrare simpatici, che ci inserisce in un “contesto”, non ciò che pensiamo.
Frequentiamo persone e ambienti comodi, che non ci facciano
correre il rischio di metterci in gioco.
E siamo diventati talmente bravi a farlo, che ci siamo autoconvinti che è proprio quel che vogliamo.
Così, come l’acqua che scorre giù per una china, come una biglia che rotola, veniamo incanalati e condotti in solchi già tracciati, dall’ opportunità, da forze
esterne a noi; deviati da ostacoli che sono lì per caso. E poi ci diciamo che è proprio quella la strada che vogliamo percorrere, che è proprio quella la meta
che ci eravamo prefissati. E lo andiamo a raccontare agli altri, finché una convinzione comune diventa realtà.
Andiamo verso il basso perché la gravità ci muove, e invece di prenderne atto, e magari
rammaricarci perché non godremo i panorami di montagna, affermiamo che non ci interessano, che vogliamo stare a
valle, o addirittura non sospettiamo neanche l’esistenza delle montagne. Stiamo a casa, o tra amici compiacenti, invece di ascoltare i sempre più flebili
richiami del cuore, che ci porterebbero a fare cose “discutibili”, “rischiose”, “fuori dal coro”.
Stavo per aggiungere molte altre considerazioni conseguenti, ma termino qui, con la speranza che qualcuno che legge, anche solo
uno tra migliaia, possa “risuonare” a queste quattro parole, ci rifletta, possa magari condividerle, non con me,
ma con altre biglie che rotolano, perché queste possano, in futuro, arrivare a godere dei vasti orizzonti
che solo dalla cima di un monte si possono ammirare.
Buon Natale.
Invia per email
Ricerca della verità e meditazione 20 - Lo spazio di esperienza
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Se qualcuno ha provato a mettere in atto il giochetto suggerito negli scorsi post di questa serie, si sarà accorto probabilmente che qualcosa succede. Già… ma cosa?
Quando ho iniziato io, qualche annetto fa ormai, una delle prime cose di cui mi sono accorto è stata… che c’erano molte più cose di cui accorgersi!
Viene da ridere detto così, ma la verità è proprio questa. Quando aumenta la percentuale di tempo passata in uno stato di veglia, aumenta ovviamente anche il numero di impressioni che siamo in grado di accumulare all’interno di una giornata, nel senso che se uno non si fa portare via da quello che gli accade, e non ci si perde in mezzo, avrà la possibilità di sperimentare più cose intorno e dentro di sé.
Ora immaginiamo di muoverci fisicamente in una stanza. Se noi non potessimo uscire da quella stanza, quello sarebbe lo spazio a nostra disposizione, giusto?
Proviamo ad estendere questo concetto, e a sostituire al termine “movimento” il termine “esperienza” (che poi non cambia di molto).
Lo “spazio dell’esperienza” potrebbe essere allora definito come “l’insieme di tutto ciò di cui possiamo accorgerci”.
Se con un piccolo trucco mentale come quello suggerito negli scorsi post di questa serie iniziamo ad accorgerci per esempio di una nostra espressione di cui non eravamo consapevoli, o di una posizione che tendiamo ad assumere spesso, ecco che il nostro “spazio di esperienza” è cresciuto di un piccolo “tot”. (more…)
Invia per email
Ricerca della verità e meditazione 19 - La respirazione, e allora?
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
L’uomo oggi mediamente non sa respirare. O meglio, si limita a farlo in modo completamente meccanico, ovvero seguendo semplicemente quello che gli viene richiesto in quel momento dal livello di sforzo intrapreso.
Quando è in condizioni di quiete però ecco che il respiro piano piano si riduce fino ad un debole, superficiale ansito.
Ma i polmoni sono fatti per essere riempiti, non parzialmente.
Avete mai provato a sentire l’odore che ha l’aria contenuta in una gomma? Disgustoso, vero?
Il motivo è che l’aria che sta in un pneumatico è sempre quella, e quindi si becca quelle piccole particelle di gomma (le stesse che generano l’odore), che si mescolano con essa.
Invia per email
Ricerca della verità e meditazione 18 - per stare qui (ora)
Scritto da: franz in Articoli --->
Invia per email
Se qualcuno ha provato a fare l’esperimento del post precedente, avrà sicuramente notato che i risultati sono a volte stupefacenti.
Qualcuno in effetti mi ha scritto (in privato, per cui non rivelerò il nome neppure sotto tortura) dicendomi che ha avuto giusto il tempo di pensare “Ok, lo faccio” per poi trovarsi alle otto di sera, in treno mentre tornava a casa, con la curiosa sensazione di aver dimenticato di fare qualcosa. La stessa persona diceva nella sua mail:
“E’ stato incredibile. Ho provato a ricostruire i ricordi che avevo della giornata, dal momento in cui mi sono detta quella cosa, fino a quel momento, e mi è venuto il dubbio di essere stata drogata. Era proprio come avevi detto tu. Andando a ritroso avevo giusto un flash di quando ho timbrato il cartellino in uscita, e qualcosa durante il pomeriggio, quando ho chiamato mio figlio, e in un paio di altre occasioni. Tutto il resto era solo la “sensazione” di ricordare qualcosa, ma nulla di preciso. Io pensavo che fossi uno scemo qualsiasi, ma quando mai mi è saltato in mente di provare a fare quello che proponevi! Adesso per citare il tuo motto, ho il dubbio che tu abbia ragione, e la cosa mi rende ababstanza nervosa. Che fare?”
Ecco! Questa, detective, è la domanda giusta! (per citare “Io, Robot”).
Credo che la risposta a questa domanda possa essere una sola: Nulla, quanto meno dal punto di vista delle azioni fisiche.
(more…)
Invia per email
Ricerca della verità e meditazione 17 - Non riusciamo a stare qui e ora
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
E’ vero.. provateci. Provate a concentrarvi su una cosa qualunque… su un orologio da parete ad esempio. Può essere un ottimo inizio. Per me è stata una folgorazione.
E’ semplice: trovate un orologio da parete, di quelli con le lancette dei secondi, e tentate di pensare esclusivamente all’orologio per più di trenta secondi. Nella maggior parte dei casi si scoprirà che è semplicemente… impossibile!
La prima volta che ci ho provato, dopo un giro di lancetta dei secondi ero tutto trionfante, perchè avevo pensato solo a quello. Alla lancetta dei secondi.
Salvo poi scoprire che i giri erano stati quattro, e che non avevo minimamente idea di cosa mi fosse passato per il cervello nei tre minuti mancanti.
Capito? Non solo non ero riuscito a mantenere l’attenzione per trenta secondi, ma addirittura la mia testa se n’era talmente partita che non mi ero nemmeno accorto che se ne fosse andata. Non parliamo poi di sapere quale fosse stato l’oggetto dei miei pensieri nel tempo mancante. Non l’ho mai scoperto!
Quello che ho scoperto nel momento in cui ho tentato questo semplice esperimento però, è stato determinante. E’ stato il momento in cui mi sono accorto, per così dire, che veramente la nostra vita passa in un lampo.
Lo fa perchè in confronto ai momenti in cui ci perdiamo, in cui la nostra mente e i nostri pensieri vagano rimbalzando sulle sponde del biliardo cosmico, il tempo in cui siamo veramente qui, coscienti anche solo parzialmente di ciò che ci accade, è davvero esiguo.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 16 - Una necessaria osservazione
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Il fatto è che per come siamo messi oggi, in occidente è veramente molto difficile darsi da fare sulla linea di una qualsiasi ricerca. In Italia in particolare modo. E’ difficile perchè comunque la possibilità di andare fuori strada è piuttosto elevata.
Credo che questo sia dovuto al fatto che l’uomo occidentale oggi è talmente svuotato dal punto di vista interiore, che la sola idea di poter guardare qualcosa che fino a poco prima non vedeva gli risulta talmente aliena da renderlo addirittura idiosincrasico a questo. Una specie di sindrome di Stoccolma maturata nei confronti del nulla.
Ne “La storia infinita”, il nulla che minaccia di distruggere fantasilandia è figlio della perduta capacità dell’uomo di sognare. Io credo che nella realtà, il nulla sia figlio della perduta capacità dell’uomo di osservare.
Osservare ciò che ci accade è estremamente importante, altrimenti presto o tardi il famoso dubbio di cui ho parlato nei post precedenti… si annulla.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 14 - Ancora sul dubbio
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Lo spazio aperto dal dubbio dura pochissimo. Di fatto appena il tempo sufficiente a che la mente tenti in qualche modo di chiuderlo. Ma ciò non toglie che uno spazio effettivamente si crei, sempre più grande ad ogni dubbio.Questo spazio viene genericamente chiamato curiosità, e normalmente rimane confinato ad alcuni episodi della vita, per lo più macroscopici.
Occasionalmente però questa curiosità impatta con qualcos’altro. Una truttura interiore un po’ più complessa, che accetta stimoli provenienti anche da altre fonti oltre a quelle usuali del cibo, della mente o del piacere fisico.
Allora scatta qualcosa. Una specie di ricerca a 360 gradi, per cui tutto quello che c’è è soggetto a indagine. A furia di dai e dai, questa ricerca arriva a procurare al ricercatore il dubbio che non possa esistere solo quello che si vede, che esista qualcosa al di là della sicurezza e del cibo, al di là del sesso e del calcio, delle veline e del denaro.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 13 - Il dubbio
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
La ricerca della verità implica che si sia pervenuti in qualche modo a mettere in dubbio la realtà di ciò che si sperimenta ordinariamente. Che si sia cioè in quella terra di nessuno in cui l’apparenza si rivela come tale, ma ri-velandosi appunto non faccia vedere quello che nasconde.
La struttura della mente umana è molto complessa. Chi nel campo dell’informatica abbia mai cercato di accostarsi alle reti neurali (pallidissimo tentativo di imitare la struttura di funzionamento del cervello umano), sa che essa funziona esclusivamente in modalità binaria. Vero o Falso, Si o No, 0 o 1.
Nonostante l’elaborazione dei concetti, e il funzionamento siano paralleli, consentano cioè l’elaborazione di più segnali contemporaneamente, l’elaborazione di un singolo pensiero non può assolutamente prescindere da una logica binaria.
Ho parlato solo di pensiero. In realtà a tutti è capitato di sperimentare un terzo stato mentale, al momento ancora del tutto precluso per qualunque elaboratore complesso: quello del dubbio. Ma se la mentre è capace di dire solo “SI” e “NO”, come mai a noi invece capita di dire “BOH”?.
Evidentemente perché qualcos’altro è entrato in gioco. Il dubbio, questo sconosciuto, è un vero e proprio stato dell’uomo, ma non della mente. Il dubbio è lo stato risultante dall’incontro della mente con le emozioni.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 10 - la sfiga della vanità
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Già il termine “vanità” si autodenuncia: vano come inutile, vacuo, vuoto.
Tanto è vero che il termine vano si usa anche per indicare un locale vuoto. Nel nostro caso occorre proprio fare un ragionamento binario. La vacuità che rischia di riempire così tanto un uomo che alla fine lo stesso si trova vuoto.
Non stiamo qui parlando ovviamente della vanità estetica, o che fa riferimento a chi si vanta di un proprio attributo, quanto di quella vanità che induce un essere umano a pensare di sapere tutto su se stesso e su ciò che lo circonda.
L’inganno su se’ stessi insomma. Già perchè alla fine, la prima verità da ricercare, o meglio quella da cercare con più energia ed accanimento, è quella su chi si sia realmente, ed è mediamente qui che casca l’asino (in senso strettamente metaforico).
Per le sfighe elencate nei post precedenti, generalmente pochissimi o nessuno si mette a cercare la verità su se stesso, perchè semplicemente… non ritiene che ne esista una diversa da quella che già conosce.
Qui non si parla di scoprire chi o cosa si sia stati in altre vite. Si parla di scoprire chi si sia in questa.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 9 - Quel che resta del giorno
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
E’ un vecchio film, con Antony Hopkins, ma rende l’idea.
Quel che resta di una giornata, tolti i momenti di buio, di cui non ricordiamo quasi nulla, è veramente poca cosa. Una manciata di minuti, forse. In molti casi pochi secondi.
Anna (sempre gentilissima), mi segnala questo articolo, pubblicato sul sito dell’ordine dei medici di Palermo, in cui si parla del meccanismo di fissaggio dei ricordi a breve termine, ovviamente dal solo punto di vista fisiologico.
I neuroni di cui si parla nello scorso post, sono costantemente in fermento, fissando tramite dendriti nuove connessioni con altri neuroni. In questo modo, alterando la mappatura del segnale elettrochimico all’interno del cervello, i ricordi possono essere fissati, oppure svanire, allorquando un dendrita decade, e il segnale non può più seguire quel determinato percorso, associato a quel determinato ricordo.
Questa però è la parte fisica. Resta ovviamente da chiedersi “perchè” un meccanismo fisiologico interviene per annullare un ricordo piuttosto che un altro.
L’attenzione, che potremmo anche definire consapevolezza, è quella cosa che fa la differenza. Se il ricordo di un evento su cui ci siamo distratti è destinato a svanire, la prova è evidente; il cervello va al risparmio ed elimina il “file” inutile. La nostra esperienza va così persa. Finita. Kaputt.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 8 - La sfiga della memoria
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
Esiste un organo all’interno del nosto corpo. Un prodigioso elaboratore parallelo, detto cervello. Oltre a tutte le altre montagne di cose che lo compongono, gli elementi che riguardano praticamente tutti i processi che vi hanno luogo sono fondamentalmente due: neuroni (cellule) e assoni (collegamenti fra cellule). Questa prodigiosa massa spugnosa che alloggia all’interno del cranio, è stata studiata in lungo e in largo, con tutto quello che abbiamo a disposizione, ma ancora nasconde la maggior parte dei suoi segreti.
Uno di questi segreti è chiamato memoria. Poco si sa ancora di come questi pochi grammi di materia riescano a registrare tutto quello che accade nell’arco di una vita, per lunga che sia, ma quel poco che conosciamo ci ha consentito di costruire delle macchine dal funzionamento simile, i computer.
E in effetti il parallelo tra la memoria informatica e quella umana non è così azzardato. Certo, il computer è una macchina seriale, in cui il segnale entra sempre dalla stessa parte ed esce sempre da quell’altra, dopo essere stato elaborato, mentre il cervello è una macchina prettamente non-neumaniana, basata sulla topologia del segnale da elaborare.
Ma anche così non abbiamo proprio detto nulla. Non sappiamo più o meno un tubo, se non che noi “ci ricordiamo” di quello che accade. O quantomeno crediamo che sia così.
La realtà è che il nostro ricordo cosciente di ciò che ci accade, è limitato a pochi sprazzi, flash di avvenimenti, intervallati da periodi di tempo molto lunghi, in cui non ci ricordiamo di nulla, se non in modo estremamente vago. A volte un evento, fisico o emotivo, riportano a galla un ricordo sopito, ma il più della nostra giornata giace perso in mezzo ai neuroni.
Invia per email
Ricerca della Verità e Meditazione 7 - una risposta a Highlander: la sfiga della libertà
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
The_highlander, nel suo commento al post ultimo su Berlusconi, cita l’omniconosciuto motto secondo cui la nostra libertà termina dove inizia quella dell’altro. Questa è a parer mio una delle più grosse sfighe che l’uomo sia riuscito a piantarsi nel cervello. In realtà infatti questo luogo comune ce lo pianta dritto nel culo.
Come possiamo sapere dove inizia la libertà altrui? E soprattutto: perchè la mia libertà dovrebbe finire lì?
Per anni mi sono sentito dire questa stronzata, e per anni tutte le volte che la sentivo mi incazzavo come una vipera senza sapere perchè. Poi un giorno ho capito: la nostra libertà finisce esattamente dove noi permettiamo che finisca. Cioè nella stragrande maggioranza dei casi prima ancora di iniziare.
Invia per email
Ricerca della Verità e Meditazione 6 - la sfiga della ricerca della sicurezza
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
E’ un’altra delle grandi sfighe del nostro secolo: la ricerca della sicurezza, e per conseguenza diretta, quella del controllo.
Lo si legge ovunque, si respira praticamente dappertutto.
L’occidentale ha una paura fottuta di soffrire: per la morte, le malattie, la mancanza di soldi, d’amore, di sesso, di libertà, per la legge, per le ingiustizie, per il cibo, per gli incidenti, per il terrorismo, per qualunque cosa.
Il concetto di sofferenza viene allontanato come il diavolo in persona. La ricerca della sicurezza non è altro che la manifestazione della paura della sofferenza.
Invia per email
Ricerca della Verità e Meditazione 5 - la sfiga della televisione e, dietro, quella del denaro
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
<
L’ha detto la tv.
Quante volte abbiamo sentito questa frase. Una frase becera, che dona ad un oggetto inanimato, una semplice scatola, accozzaglia di circuiti neppure complessi, autorità sovrana e maestria sul pensiero.
Almeno si dicesse che l’ha detto il tal tizio in tv. No. E’ la televisione a parlare, rendendosi così ricettacolo delle convinzioni di chiunque venga presentato in quel riquadro più o meno grande, e acquisendo autonomia e globalità intellettiva ed espressiva.
La televisione ormai è un membro della famiglia, più importante di chiunque altro. Il vero “pater familias”.
Nelle strisce di Bonvi, gli improbabili soldatini delle Sturmtruppen la definivano l’arma finale del dottor Goebbels, e la usavano per minacciare i prigionieri sfortunati con la promessa della replica di Rischiatutto. Oggi potrebbero fare la stessa cosa con La Talpa, e sarebbe perfetto.
Lo scanalamento selvaggio, lo zapping folle sembra rappresentare mediamente il massimo momento di relax della giornata.
Non so per quale strana alchimia, ma la televisione e soprattutto i programmi “informativi”, hanno tolto a tutti la voglia di andare a cercarsi le informazioni, quelle vere. Forse i tempi dell’Istituto Luce sono abbastanza lontani per cui si sia perso il concetto di propaganda di regime, non lo so.
Fatto sta che l’italiano medio tende a bersi qualsiasi stronzata esca dallo scatolotto maledetto come pura verità colata.
Invia per email
Ricerca della Verità e meditazione 4 - La sfiga del metodo scientifico
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
<
Abbiamo visto come New Age e Cattolicesimo abbiano assieme costruito la più errata delle immagini per quello che rifuarda la meditazione.
Un ulteriore sfiga per questa antica scienza, viene paradossalmente… proprio dalla scienza.
Il cosiddetto metodo scientifico, che in sè non avrebbe grandi problemi, dimostra tutti i suoi limiti quando viene applicato a qualcosa che per sua natura è difficilmente misurabile con gli strumenti “fisici” a nostra disposizione.
Nessuno probabilmente si sognerebbe oggi di dire che la corrente elettrica è frutto di magia, poichè abbiamo gli strumenti atti a misurare questa energia. Ma fino a pochi anni fa (anche solo sulla scala umana), questa forza, che poteva manifestarsi solo
Invia per email
Ricerca della Verità… Alex Bellini, navigatore solitario, a proposito di solitudine.
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
<
A proposito della solitudine, vi segnalo questo bel post sul Blog di Adea Edizioni… parla di Alex Bellini, quel pazzo furioso che sta attraversando l’Oceano su una barca a remi, da solo.
E’ un taglio interessante quello dell’articolo…
Invia per email
La solitudine non è isolamento
Scritto da: franz in Articoli, La Ricerca della Verità --->
Invia per email
<
Prendo ancora volentieri spunto dalla bella poesia di Diego, “Scivola“, perchè quello della solitudine mi è tema assai caro.
Spesso la solitudine viene confusa con l’isolamento. Ma mentre quest’ultimo è una condizione fisica, la solitudine è a parer mio uno stato dell’essere.
L’etimologia della parola è interessante: dal latino “solus”, per la maggior parte forma di “sollus” che significa intiero, a sè stante.
La parola non contiene in sè il concetto di separazione, anche se alcuni ce lo vogliono vedere. Separare viene dal latino “Se” con “parare” ovvero una particella che indica “divisione”, con un termine che significa appaiare, mettere assieme, unire, ma anche “preparare”
Da qui il significato di rompere un’unione, separare appunto.
Ma essendo abituato a giocare con i suoni, in queste due parti della parola preferisco vedere la particella “se” non già come negazione ma come quello che è: appunto “se” inteso come pronome personale.
Allora separarsi assume il significato di preparare se stessi, realizzare se stessi, accezione che trova conferma in molti aspetti della vita umana, in cui la separazione è il passo propedeutico ad un cambiamento della vita. La separazione dalla madre alla resezione del cordone ombelicale, quella dal corpo al momento della morte, quella dai genitori quando si va a vivere da soli, quella dal partner nel momento in cui si perde l’identità del proprio spazio esperienziale, e così via.
La separazione peraltro implica che prima di essa vi sia unità. Ecco che quindi il distacco da qualcosa cui si è uniti ancora di più rafforza il concetto di autoriconoscimento. E per lo stesso motivo, presenta un forte (more…)
Invia per email

