Articoli marcati con tag ‘Privacy’
Google ci riprova: la foto in home page potrebbe diventare pubblica senza autorizzazione!
Oggi ho aperto Google per una ricerca e mi sono trovato una foto di sfondo a tutto schermo.
Subito sotto la casella di ricerca un’invito a scegliere la mia foto di sfondo. C’è la possibilità di scegliere un’immagine dal proprio computer o dal proprio album Picasa.
Il che sarebbe anche carino, se non fosse per quella frase:
“Seleziona solo immagini per cui hai confermato l’autorizzazione all’utilizzo”
A casa mia questo può solo significare una cosa: che l’immagine che caricheremo, oltre che depositata nei meandri di Mountain View, potrebbe essere resa pubblica senza che possiate intervenire.
Ricordate le ultime, fantastiche mosse di Google e poi ditemi se questa secondo voi non è l’ennesima puttanata per raccattare informazioni sul prossimo!
Privacy: la nuova barzelletta nell’era della globalizzazione
La privacy non esiste, cerchiamo di ficcarcelo in testa. O meglio: esiste, ma solo per il comune cittadino.
“Beh, cosa c’è di male?” direte voi.
C’è di male che la frase va letta in questo senso:
“Chiunque è libero di farsi i cazzi nostri ma noi non siamo liberi di farci quelli degli altri”
Fateci caso: qualunque governo si riempie la bocca con parole indignate contro Google o altri sistemi come Facebook, Buzz, etc. etc. ma poi, quando si tratta di acquisire sistemi per farsi i cazzi del cittadino è in prima fila a reclamare la sua fetta di tecnologia.
E’ ridicolo, e sottolineo ridicolo, pensare che qualunque governo abbia a cuore la privacy del popolo, quando è ovvio che è il primo, diretto interessato a qualunque sistema per ficcare il naso nella vita privata di chiunque.
L’informazione è potere, signori miei. Se sai, puoi. Se non sai non puoi.
Chiara l’equazione?
Quindi se pensate che qualcuno sia veramente interessato a difendere la vostra privacy, vi invito a svegliarvi il prima possibile e a realizzare che quel qualcuno è unicamente interessato a difendere la propria esclusiva nel poter invadere la suddetta privacy.
Il 30% dei siti web utilizza Google Analytics, un sistema per la raccolta statistica dei dati di chi naviga. La Germania ha già dichiarato guerra a questo sistema di raccolta di informazioni che sfrutta il sito che lo ospita per raccogliere un’immensa mole di dati sul navigatore. Una mole di dati su cui non vi è nessun filtro, nessuna garanzia sulla destinazione dei dati stessi.
Nessuno sa veramente quali dati raccolga Google Analytics e a chi li invii. E qualcuno qui ancora crede alla privacy.
Bene, per tutti coloro che ancora credono in questa cosa, faccio notare che il termine “privato” viene usato indifferentemente per indicare qualcosa di personale o per indicare qualcuno a cui viene tolto qualcosa.
Tutto chiaro, cari i miei “privati” cittadini?
Google Buzz: okkio alle impostazioni di privacy
L’avevo notato questa mattina, attivando l’opzione, così come avevo notato che non era facile accorgersene.
Se attivate il servizio Buzz su Gmail, attenzione all’impostazione della privacy.
Già, perchè tanto per cambiare Google ci riprova a fare il grande fratello del cazzo e, a meno che non specifichiate altrimenti, pubblicherà sul vostro Google Account l’elenco di coloro che seguite e di coloro che vi seguono.
Il che non sarebbe un male se non fosse che i nominativi di default già impostati da Google sono quelli delle persone con cui scambiate più informazioni (in modo particolare se usate forsennatamente la chat di google).
Buzz non è un social network, i contatti che seguite o che vi seguono sono tutti di persone in qualche modo collegate a voi tramite qualche applicativo google: mail, youtube o altro. Quindi la mappatura dei vostri contatti che ne deriva è estremamente pericolosa se resa pubblica, perchè rivela informazioni vitali sulle vostre conoscenze più intime.
Ad ogni modo, nel caso vi fosse sfuggita, come è probabile, l’impostazione in questione, potete comunque cambiarla.
Per farlo, andate alla pagina del vostro profilo (tipicamente: http://www.google.com/profiles/vostronomeutente) e in alto a destra cliccate su “Modifica Il Profilo”.
Web security. Tecniche di occultamento
Dato che qualcuno ha scritto chiedendo delucidazioni in merito, posto subito un seguito all’articolo di ieri, dedicato alla navigazione sicura.
Intendiamoci subito: non esiste un modo totalmente anonimo di navigare. Esistono diversi livelli di occultamento distinti dal costo che andrebbe sostenuto per svelare un’identità.
Mi spiego meglio. Se chi “spia” le vostre mosse lo fa per esigenze commerciali, sarà disposto a spendere poco per avere i vostri dati. Questo perchè a nessuno frega nulla di voi in particolare. I dati di uno specifico utente non sono rilevanti. Lo sono quelli di qualche decina di migliaia di utenti. Se voi non siete tra quelli, non se ne accorgerà nessuno.
Quando il singolo utente diventa oggetto di interesse allora i motivi possono essere vari. Tralasciando quelli illeciti, esistono sempre lo spionaggio industriale, sociale o militare. In questo caso i modi e i sistemi per sorvegliare qualcuno sono tali e talmente sofisticati che non rientrano nello scopo di questo post.
Quello di cui parleremo in questo articolo saranno le tecniche di occultamento che ognuno può mettere in atto per evitare di finire nel calderone dei database mondiali ad ampio spettro.
Innanzitutto, se avete già depositato i vostri dati anagrafici su qualche sito… siete già fregati al 90%.
La vostra identità è nota e molto probabilmente è già ridondata in almeno un centinaio di database diversi. Però c’è ancora qualcosa da fare.
Per cominciare, non usate Internet Explorer. Cambiate browser. Usate Firefox o Opera (esiste anche una versione per Windows). Disabilitate la cronologia, il completamento automatico degli indirizzi e attivate la cancellazione totale di tutti i cookies a fine sessione. Esistono anche diversi add-on molto utili per questo.
A Dorentrup in Germania accendono i lampioni con il cellulare. In Italia sarebbe un disastro.
Descritto in questo articolo del Corriere. L’amministrazione comunale ha messo a disposizione dei cittadini un servizio gratuito mediante il quale chi ne ha bisogno può richiedere l’accensione dell’illuminazione stradale con uno squillo di cellulare. I lampioni si accendono dopo pochi secondi sul percorso e si spengono automaticamente dopo 15 minuti.
Il sistema è completamente automatico e permette un risparmio a dir poco furibondo sulle bollette, perchè in assenza di telefonate l’illuminazione stradale rimane spenta.
Ve lo vedete cosa accadrebbe in Italia con un servizio simile? Leggi il resto di questo articolo »
I pericoli dei social networks: ingegneria sociale, dati personali
Nel film “Point Break”, Keanu Reeves, per entrare in contatto con Patrick Schwayze, sfrutta un semplice principio di ingegneria sociale; accertato che una certa ragazza è amica di Schwayze, cerca nel suo passato in rete e, scoperto che i suoi genitori sono morti in un incidente aereo, si inventa una storia parallela, grazie alla quale riesce a convincere la ragazza a insegnargli il surf, e ad entrare così in contatto con il proprio bersaglio.
Come si legge in questo articolo di Paolo Raviola, l’unico vero scopo di esistenza in vita dei vari Social Network, i cui costi di gestione sono stellari, è quello di raccogliere dati sugli utenti, in modo da costruire banche dati da vendere al miglior offerente, a prezzi vari a seconda del livello di dettaglio delle identità.
EntityCube: il motore di ricerca Microsoft cina per tracciare le relazioni in rete
Ricevo la segnalazione dal mio sempre solerte ISP Massimo, indago e inorridisco!
Questo articolo di Punto Informatico (sempre grande qualità da parte di questi signori) segnala il progetto di Microsoft (guarda caso nella fattispecie la sede di Pechino, che coincidenza), per la realizzazione di EntityCube, un motore di ricerca in grado di “inferenziare” e tracciare entità connesse tra loro sulla rete.
Detto in parole povere, stanno trovando il modo per aggregare tutte le attività di una stessa persona sulla rete. Poniamo il caso di questo blog. Uno di voi scrive un commento con un nickname che usa anche su altri blog e forum. Su altri siti invece usa un altro nickname ma lo fa, ad esempio, mettendo la stessa mail, o usando lo stesso pc.
Facebook: i pericoli dei social networks e il loro scopo occulto
Di cose da dire su questo argomento ce ne sono parecchie. Per iniziare da qualche parte, sulla versione italiana di Facebook, le “Condizioni” che vengono accettate in fase di sottoscrizione dell’account, poi sono “tagliate”. Non potete più leggerle in italiano.
Nel famoso “contratto di adesione” quello che tutti devono accettare se vogliono avere uno spazio su facebook, una delle clausole ultime, quelle che, per sfinimento, mediamente nessuno legge, dice:
Submissions
You acknowledge and agree that any questions, comments, suggestions, ideas, feedback or other information about the Site or the Service (”Submissions”), provided by you to Company are non-confidential and shall become the sole property of Company. The Company shall own exclusive rights, including all intellectual property rights, and shall be entitled to the unrestricted use and dissemination of these Submissions for any purpose, commercial or otherwise, without acknowledgment or compensation to you.
Perchè l’ho scritto in inglese? Perchè curiosamente nelle pagine italiane lo scritto è stato troncato! Ecco cosa c’è scritto:
Materiali inviati
Comprendi e accetti che tutte le domande, commenti, consigli, idee e altre informazioni riguardanti il Sito o il Servizio (
Capito il giochino? Quando vi iscrivete accettate delle condizioni che poi non riuscite più a trovare, se non come ho fatto io, impostando la lingua a “English” e andando a cliccare in fondo alla pagina, sulla destra, alla voce “Terms”. Di seguito una traduzione forse non da manuale ma abbastanza esatta delle condizioni in inglese:
Materiali inviati
Riconoscete e accettate che qualunque domanda, commento, suggerimento, idea, consiglio o ogni altra informazione sul sito o sul servizio di pubblicazione, fornita da voi alla Compagnia (Facebook) è da considerarsi non confidenziale e diventerà di unica proprietà della Compagnia stessa. La Compagnia riterrà diritti esclusivi, comprensivi di ogni diritto di proprietà intellettuale, e sarà autorizzata all’uso e alla pubblicazione senza alcuna restrizione di questi materiali, per qualunque scopo, commerciale o altro, senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte vostra e senza dovervi alcuna forma di ricompensa.
Tutto chiaro? In sintesi, qualunque cosa mettete su Facebook diventa automaticamente di proprietà loro, che ne faranno quello che vorranno, senza chiedervi nulla e senza pagarvi una lira!
Geolocation, un rischio per la privacy. Ma quale privacy?
Geolocation, ovvero un sistema per localizzare qualcuno sulla faccia della terra.
Fino a poco tempo fa non era pensabile, oggi è più o meno la norma. L’articolo su ANSA di ieri lascia il tempo che trova, lanciando l’allarme sul fatto che i servizi in questione rischiano di invadere la nostra privacy.
Il punto è identico a quanto riguarda le armi. A tutti gli effetti, gli unici a non poterci fare nulla siamo noi, privati cittadini. Tutte le istituzioni, bene o male, possono invece sapere tutto di tutti. Forse non ancora in Italia, ma nel resto del mondo è garantito al limone verde.
Non passerà comunque molto tempo prima che anche da noi la tracciabilità diventi totale. Basta aspettare un minimo di livello di integrazione tra i network dei vari servizi, ed il gioco è fatto.
Facciamo un esempio: vi svegliate al mattino e accendete il cellulare: la rete telefonica vi individua immediatamente in base alla cella di trasmissione. Comunque non c’era bisogno di accendere il cellulare, dato che ormai spero non sia più un segreto per nessuno che anche con l’apparecchio spento l’antenna rimane comunque alimentata.
Ad ogni modo uscite di casa, andate al bar, e per farlo passate davanti alla banca. Il vostro volto viene ripreso dalle telecamere di sicurezza esterne. Il software di riconoscimento facciale effettua una scansione per vedere se la vostra faccia appartiene a qualche terrorista. Voi intanto prelevate 100 euro al bancomat. Il vostro movimento di conto corrente viene registrato sui computer della banca, e il saldo disponibile della vostra tessera aggiornato sul territorio nazionale.
Dopo il caffè salite sulla macchina, quella con l’antifurto satellitare, e lei comunica immediatamente a tutto l’universo che vi state spostando, insieme al cellulare. Imboccate l’autostrada, e il telepass vi apre il passaggio, non prima ovviamente di aver comunicato a tutta la rete autostradale che siete passati di lì, ovviamente insieme al cellulare e all’antifurto satellitare.
Leggi il resto di questo articolo »
Cellulari come spie: l’sms che viene dal freddo li trasforma in “piccoli fratelli”
I cellulari non sono altro che piccoli computer dalle funzioni limitate. Come tali hanno un sistema operativo. E come tali possono essere programmati per fare virtualmente qualsiasi cosa. Il fatto che ieri quelli del tg siano addirittura andati ad intervistare il garante della Privacy su questo argomento è quasi esilarante.
Le intercettazioni telefoniche possono essere messe in piedi in qualsiasi punto della trasmissione dati tra due cellulari, ma di fatto gli unici due punti che garantiscono di poter avere la continuità di ascolto sono due: l’apparecchio e la centrale del gestore. Tutti gli altri sono fallaci. La cella cambia quando il cellulare si sposta, e se si sposta a velocità sufficientemente elevata non è possibile seguirlo con i normali protocolli.
Ma un cellulare non è altro che una banalissima radio ricetrasmittente, con un portata (nemmeno troppo) limitata. La voce nel protocollo GSM viene digitalizzata e criptata con una chiave abbastanza semplice in termini di sicurezza, che non è altro che una combinazione del seriale dell’apparecchio e di quello della SIM.
Decriptare il traffico vocale mentre passa dal telefono alla cella di riferimento è uno sforzo inutile. Basta andare alla fonte (il gestore) con un’ordine giudiziario, e il gioco è fatto.
Ma siccome un privato non può fare questo, ecco che diventa importante l’altro punto fisso del traffico: il telefono stesso.
Il sistema operativo dei cellulari si è evoluto in pochi anni in modo piuttosto forte, per poter supportare le funzionalità avanzate dei nuovi apparecchi: trasmissione dati veloce, servizi push per la lettura delle email e quant’altro, al punto che il 99% dei cellulari sul mercato oggi hanno sistemi operativi che non sfigurerebbero nemmeno su computer di discreta potenza.
E’ qui che si generano le falle. Il sistema operativo Symbian, forse il più diffuso in assoluto, imperante sia sui Nokia che su altre marche, è pieno di







