Oggi sul Corriere compare la notizia. Pietro Valsecchi, urante un dibattito su RaiSat Extra, in diretta da Venezia sbotta:
“Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate pure i libri di testo che costano un sacco di soldi!”
Era ora! Finalmente uno che ha un minimo di notorietà, un minimo di possibilità di comunicazione efficace si decide a dire chiaro e tondo quello che tutti pensiamo del diritto d’autore.
Riporto un articolo comparso su Punto Informatico. Si commenta da solo. Okkio!!!
Washington ha attivato il Grande Fratello globale
Da ieri la backdoor di Stato è aperta: tutti gli operatori di rete, qualunque provider di qualsiasi genere, hanno installato strumenti che facilitano le intercettazioni delle attività Internet. E la cosa non riguarda i soli utenti americani.
Tutti gli operatori di rete statunitensi, i fornitori di accesso e di servizi online, i provider di servizi VoIP, le aziende del broad band e quelle del cavo, società satellitari e molte università: da ieri tutti questi soggetti negli Stati Uniti sono tenuti per legge a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet.
Lo ha ricordato ieri Wired che parla di Giorno dell’Intercettazione di internet, in uno scenario atteso da tempo e che le nuove leggi rendono reale.
Si tratta, come noto, degli effetti dell’estensione alla rete delle norme sulle intercettazioni, che già da più di dieci anni obbligano i fornitori di servizi voce tradizionali a facilitare il lavoro di monitoraggio delle conversazioni da parte della polizia.
Sebbene questo possa avvenire solo dietro mandato di un giudice, non sono mancati i casi in cui la polizia federale ha utilizzato il sistema per velocizzare indagini ottenendo i permessi a posteriori. Un quadro che ora si ripresenta, preoccupando i molti che già preconizzano l’avvento di nugoli di cybercop dediti all’osservazione delle attività online di utenti ancora non formalmente indagati. Questo è, peraltro, quanto avviene in molti paesi, un malcostume ben noto, dove l’autorizzazione a raccogliere le prove viene rilasciata a prove già acquisite, illegalmente.
Inutile dire che c’è anche chi sottolinea come la semplicità delle intercettazioni sia destinata a fornire ai detentori del diritto d’autore nuove armi per chiedere più ficcanti indagini sulle attività online degli utenti. Basterà loro la compiacenza di un tribunale per ottenere dati ed informazioni che consentano di costruire procedimenti ad hoc basati, anziché su attività investigative, sull’intercettazione pura e semplice delle attività degli utenti.
“Rendere la sorveglianza più veloce e più facile - sottolinea Wired - offre alle forze dell’ordine di ogni genere nuove ragioni per evitare il tradizionale lavoro di indagine e preferire lo spionaggio”. Come già avvenuto per le intercettazioni telefoniche, il numero di operazioni di questo tipo, secondo gli esperti, non potrà che aumentare di anno in anno.
Ciò che preoccupa gli utenti americani dovrebbe però preoccupare anche moltissimi utenti di altri paesi. Una parte consistente del traffico Internet globale, infatti, passa sulle reti americane ed è ora gestito da operatori con la backdoor a stelle e strisce. Per non parlare della quantità di attività Internet mantenuta da utenti di mezzo mondo su server statunitensi, ora soggetti al nuovo sistema di monitoraggio. Ritenere una garanzia il fatto che un tribunale americano debba dare il suo via libera al monitoraggio delle attività web, soprattutto per gli utenti non americani, è dunque del tutto improponibile.”
“Le societa private non possono spiare sistematicamente la Rete per individuare gli utenti che si scambiano file musicali o giochi su Internet.” Corriere della Sera di oggi. Echeccazzo!!! Avevo ragione o no?
Peccato che il Garante per la Privacy si sia espresso proprio con queste parole iniziali: “Le società private”. Certo, perchè invece lo Stato può fare quello che gli pare e piace.
Sempre più ci addentriamo nell’orwelliano paesaggio, di uno stato controllore, che intromette il suo naso ovunque. E si arroga il diritto esclusivo di fare ciò. Con la scusa dell’ordine pubblico, praticamente ogni genere di controllo sta diventando lecito. Negli Stati Uniti ti prendono le impronte biometriche appena entri in aeroporto “per garantire che sarai proprio tu a salire sull’aereo, e poi i dati saranno cancellati entro 24 orre”. Si, e io ci credo.
Lo Stato italiano è il depositario di quasi tutte le banche di dati personali, sensibili e non, prodotte sul territorio nazionale.
Teoricamente non dovrebbe farci nulla, se non conservarle al riparo dagli sguardi indiscreti. Peccato però che la tentazione fa l’uomo ladro, e come si fa a resistere alla tentazione di incrociare i dati del fisco con quelli dell’ACI, i dati di Alitalia con quelli di Google e così via? Navighiamo in retem prenotiamo il nostro volo per Londra sul sito Ryan Air, et voilà: quindici giorni dopo casualmente ci arriva una mail da un misterioso operatore turistico che ci fa un’offerta stracciata per un week-end all’Hilton di Londra. E questo è nulla.
Mai sentito parlare di Echelon? Si, vero? Se no andate qui e se non vi basta (come non dovrebbe) andate a leggervi questa bella tesi di un laureando dell’Università di Padova. Ma questa sera sono molto stanco. Prossimamente su questo blog qualcosa in merito “scriverog” (scusate ma non me ne veniva una migliore. Buona notte.
L’articolo 21 della Costituzione Italiana, recita in prima riga come segue:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Da queste parole prende spunto il “diritto morale d’autore”, che garantisce a chiunque il cosiddetto “diritto d’inedito”.
Da questo diritto morale, discende gran parte della legislatura odierna in merito alla tutela della paternità di un’opera d’ingegno. Il “diritto d’autore” in senso lato, appunto.
Ho citato il termine paternità dell’opera. Il diritto privato sull’argomento sancisce il diritto di chi produce un’opera d’ingegno ad esserne indicato come l’autore, e anche al contrario, che non sia possibile attribuire a qualcuno l’opera di qualcun altro.
In realtà però, ciò di cui vorrei fare oggetto il presente articolo, è quella parte legislativa che riguarda i termini dello sfruttamento economico di un’opera. Allo stato attuale delle cose, la legge vigente è la num. 633 del 22 aprile 1941. Se volete vederne il testo originale lo trovate qui. Di fatto in questa legge, l’autore è indicato come l’unico depositario dei proventi derivanti dallo sfruttamento dell’opera in tutti i campi.
Di fatto, secondo questa legge, solo l’autore ha il diritto di pubblicare, riprodurre, rappresentare, mostrare… quello che volete, la sua opera.
Ed è proprio qui, che vorrei gridare un grandissimo “ma vaffanculo, autore. Te e i tuoi diritti!”. Ma non perchè io sia contrario al fatto che qualcuno che inventa qualcosa di utile, o anche solamente bello, ci possa guadagnare sopra. Mi sembra sacrosanto. Quello che mi fa profondamente vorticare i didimi, è che con questa scusa invece, chiunque abbia un po’ di cinismo in riserva, può permettersi di ricattare l’umanità, o di fatto limitare la circolazione di una forma d’arte che dovrebbe invece appartenere a tutti. Certo, nel caso di alcune opere, occorrerebbe una legge che tutelasse il pubblico, più che l’autore, ma nel resto dei casi, questa legge è una ghigliottina, un fuoco di sbarramento alla diffusione di ciò che è bello.
Facciamo un esempio. su youtube, circa due anni fa comparve un video postato da tal Jerryc, un ragazzo di 25 anni, che aveva scritto un arrangiamento rock del famosissimo Canone di Pachelbel, e aveva deciso di postarlo così, per il semplice gusto di pubblicare una propria opera. Poco tempo dopo compare una risposta, sempre in video di un altro giovanissimo chitarrista, pseudonimo funtwo, che esegue lo stesso arrangiamento con una maestria e un cuore davvero incredibili, tanto è vero che questo particolare video è stato visto ad oggi quasi 40 milioni di volte. Ma non è finita. Passa poco tempo e spunta un altro ragazzino, al secolo Mattrach, che a sua volta riprende l’arrangiamento di JerryC e lo elabora, con una tecnica che posso solo definire da paura. . Se avrete la pazienza di ascoltare i tre arrangiamenti uno dopo l’altro, vi renderete conto del miracolo che ha avuto luogo: l’evoluzione di un’idea, per il solo fatto di essere stata resa pubblica. Cosa che non sarebbe stata possibile se JerryC avesse deciso di trattenere a sè i diritti d’autore per l’arrangiamento.
Ora, spostiamo il nostro orizzonte, dalla musica, a qualcos’altro. Per esempio ai farmaci. Anche loro sono coperti dal diritto d’autore, (che in questo caso assume il nome di brevetto) tanto è vero che ogni volta che prendiamo un’aspirina andiamo a mettere qualche soldino in tasca al signor Bayer (o al signor Sterling negli USA). Ma vi rendete conto? L’aspirina non è altro che acido acetilsalicilico. Un’acido che si trova in natura, in particolare, come dovrebbe fare intuire il nome, nel salice, più precisamente nella sua corteccia. Un rimedio citato da Erodoto, è già noto agli assiri, ai sumeri e agli indiani d’america.
Poi arriva una casa farmaceutica qualsiasi, e si ascrive il diritto di farlo pagare a tutti. Ma siamo diventati matti? No, secondo me solo coglioni!
Non voglio qui trattare di farmaci e case farmaceutiche (ma ci potete giurare che prima o poi mi ci metto…), perciò ritorno alla musica.
Un CD musicale oggi costa cifre variabili, dai 25 ai 40 €, a seconda della confezione. Ecco come si fa a limitare la circolazione della musica. Basta mangiarci sopra in tanti. Troppi. Produrre mille copie di un CD in proprio, compreso di confezione completa di libretto interno, costa circa un Euro a pezzo. Qualcuno mi spiega (ma sul serio, dati alla mano) COME CAZZO SI FA AD ARRIVARE A 30 Euro????????
Altra stronzata: sempre in nome del fottutissimo diritto d’autore, dal 2003 esiste una legge (applicata solo in Italia e in Francia) secondo la quale, presumendo che prima o poi su un CD vergine ci andrà a finire materiale protetto, allora c’è da pagare una tassa sul futuro utilizzo illegale del supporto, pari a circa 0,3€ a cd (+IVA, ovvio; altro primato dell’Italia, l’unico paese al mondo in cui si pagano le tasse sulle tasse). Il bello è che questa tassa la pagano anche quelli che stampano CD perfettamente legali!!! In proposito segnalo l’illuminante intervista di Mario Ruffili a Mario Pissetti, presidente dell’Asmi, che trovate qui.
Poi spunta il genio, il Ministro Giuliano Urbani, che recependo la tendenza delle major discografiche, promuove un decreto per la protezione del diritto d’autore anche sulla diffusione online. Risultato: le opere d’ingegno circolano sempre di meno. E si, perchè prima di questa disgraziatissima legge, nessuno aveva nulla da dire se chi condivideva in rete un’opera, lo faceva senza fini di lucro. Poi, alle ultime tre parole viene sostituita l’espressione “profitto personale”. Fatto il giochetto. Qualunque programma peer-to-peer mette immediatamente in condivisione verso l’esterno ciò che scarica verso l’interno. Quindi si ricade nell’ambito della legge Urbani, che ha rilevanza penale.
Ma come fanno direte a sapere che io scarico musica? Semplice: utilizzando programmi di sniffing, che analizzano il vostro traffico di rete e quello che ci passa dentro. Ma è legale usare programmi di questo genere? La risposta è NO! NO, PORCA PUTTANA!!!! Non è legale sniffare il traffico di rete altrui. Lo dice la legge italiana, cazzo! Si vedano gli articoli 614, 615, 615 bis e 615ter, codice penale, cap. 2, sez IV, “Dei delitti contro la inviolabilità del domicilio”, con specifico riferimento alla violazione di sistemi informatici e all’intrusione nella nostra vita privata! Capito? PRIVATA!!!!
Ecco a cosa serve il diritto d’autore: a legalizzare lo sfruttamento a scopo di lucro di opere d’ingegno, che per loro natura dovrebbero essere solo ed esclusivamente patrimonio dell’umanità.
Ripeto, non vedo perchè l’autore di una tale opera non ci debba guadagnare, ma dove sta scritto che gli altri non devono poterne godere se non pagano?
Ecco perchè in sintesi qui esprimo la mia personale opinione: