Biopillola contraccettiva. sarà anche senza ormoni… ma non è acqua fresca.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Compare sull’ANSA la notizia di uno studio svedese su alcuni meccanismi cellulari sfruttabili per la contraccezione.
La sintesi dello studio è che alterando una proteina presente sulla membrana degli ovuli femminili, gli spermatozoi non sarebbero più in grado di penetrare all’interno, evitando così la fecondazione (sintesi molto… sintetica, ovviamente).
Noto due cose interessanti nella diffusione di questa notizia. La prima è il titoplo dello strillo:
“SI STUDIA ‘BIOPILLOLA’ CONTRACCETTIVA SENZA ORMONI”.
E’ un titolo come sempre più spesso accade, quanto meno fuorviante.
Tanto per cominciare nessuno sta studiando un farmaco… stanno ancora a cercare di capire come fa uno spermatozoo a entrare in un ovulo. E poi, quell’uso del prefisso “Bio”, ormai lo mettono dappertutto… manco fosse il detersivo dell’uomo in ammollo, Bio-presto. Non c’è nulla di naturale in quello che eventualmente potrebbero fare in questo caso.
Alterare una proteina sulla membrana di una cellula, senza avere le idee perfettamente chiare di cosa questo implichi a livello di biochimica complessiva di un essere umano, equivale a pensare di spostare un transistor sulla piastra madre di un pc senza averne mai visto uno. Come minimo qualcosa non funzionerà come prima, e un corpo umano è molto più complesso di un computer.
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Medicina, Sperimentazione e Nuovo Oscurantismo
Scritto da: Sting in Articoli, Medicina, Medicine alternative --->
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La medicina ufficiale continua a guardare con il naso storto ogni metodo di cura che non preveda l’uso di farmaci.
Ovvio, è controllata dalle case farmaceutiche, che la finanziano con gli introiti della vendita dei medicinali che assumiamo, con o senza “suggerimento” medico, pagando direttamente o indirettamente tramite il S.S.R.
Sono venuto oggi per caso a conoscenza di un intervento “sperimentale” effettuato nel 2005, che consiste nel trattare i reumatismi con un’ impianto di piccoli grani d’oro puro negli stessi punti dell’agopuntura.
L’intervento è riuscito perfettamente ed ha avuto “risultati superiori alle aspettative”.
Il paziente, molto anziano, che non riusciva praticamente più a camminare, ha ripreso a muoversi ed a condurre, prima che un tumore al pancreas lo finisse dopo ben 2 anni, una vita pressoché normale.
Non si dica che ha influito l’effetto placebo perché il paziente era un leone asiatico ospite del bio parco di Roma.
(more…)
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Giu’ le mani dai bambini! Al Gaslini show nefasto di una casa farmaceutica. Core business: psicofarmaci.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Ricevo un comunicato stampa davvero singolare, mi arriva per vie di interposte persone dall’associazione “Giù le mani dai bambini”, che trovate a questo indirizzo, un gruppo di professionisti, a prima vista abbastanza seri da farsi venire un dubbio, ogni tanto.
Il fatto: il 15 novembre, all’ospedale Gaslini di Genova (struttura pubblica) si tiene una conferenza/convegno, sul tema di quella cazzata definita ADHD, ovvero “Attention Deficit Hyperactivity Disorder” (Disturbo da mancanza di attenzione e iperattività).
Cos’è questa puttanata? Nient’altro che una sigla per definire quei bambini, che essendo provvisti di riserve di energia un po’ più profonde della media, tendono a non cagare chi li annoia a scuola, e in più piantano un casino infernale. Sono sempre esistiti. Pierino la peste, Gian Burrasca… avete presente? Gli è andata bene a non vivere oggi.
Perchè se ai loro tempi al massimo si sarebbero beccati uno scapellotto, oggi rischierebbero di vedersi riempiti di psicofarmaci, dato che qualche furbone ha deciso che quello dei bambini è un settore di clienti perfetti: abbondanti, ignoranti (per forza, a quell’età) e completamente fiduciosi dei propri genitori o del medico di famiglia. (more…)
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Contro le nevrosi compulsive, psicologia e educazione mentale? No… pillola di nalmafene.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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La segnalazione arriva da Anna.
Ormai è pratica alquanto diffusa, a quello che mi è dato di capire, anche se non ho trovato grandi dati su cui basarmi.
Esiste una serie di farmaci narcotici, che vengono usati per “curare” degli schemi comportamentali giudicati patologici. Uno di questi si chiama nalmafene, è un parente stretto di Narcan e altri agonisti/antagonisti oppioidi. La sperimentazione inizia nel 2006.
Nel cervello umano esistono dei recettori, ovvero delle cellule che hanno come unico scopo nella vita quello di fornire un punto di aggancio per altre sostanze, e consentir loro di fare quello che devono fare.
Credo che bene o male tutti abbiano sentito parlare delle endorfine, sostanze simili alla morfina che vengono prodotte in modo edogeno dal corpo umano. Le endorfine sono degli oppioidi correlati al meccanismo del piacere. Per farle funzionare il cervello utilizza dei recettori appositi. Questi stessi recettori sono quelli che vengono saturati dalle droghe derivati dagli oppioidi, e che hanno un ruolo fondamentale nel produrre la dipendenza nei tossicodipendenti.
Se non vado errato in quei casi il corpo reagisce all’ingresso di eroina generando un gran numero di questi recettori, sempre di più. Ragion per cui ai primi stadi di
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Medicina Complementare, Agopuntura, Omeopatia etc.: la Lombardia è avanti, grazie a Umberto Fazzone
Scritto da: franz in Agopuntura, Articoli, Medicina, Medicine alternative, Omeopatia, Shiatzu --->
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Indagando sulla situazione delle medicine complementari in Italia, ho avuto una bella sorpresa, trovando questa pagina.
In essa si legge come la Regione si stia muovendo in un modo decisamente anomalo per l’Italia bigotta e Aulin-dipendente:
“La Regione Lombardia, con l’obiettivo di tutelare la salute di tutti quei cittadini che scelgono la Medicina Complementare (MC), sta sviluppando un percorso normativo che, partendo dagli studi osservazionali, arrivi a disciplinare l’intera materia.”
Un miracolo allo stato puro.
Praticamente a partire da Febbraio 2000, con questa delibera, la Regione ha disposto tutta una serie di studi in cui fosse possibile osservare, con parametri sicuramente più oggettivi di quelli degli studi sponsorizzati dalle onnipresenti case farmaceutiche, i risultati di trattamenti con Agopuntura, Omeopatia, Shiatsu, Riflessologia… insomma tutte quellemedicine cosiddette “alternative” ma cui guarda caso sempre più gente, stufa dei danni dei farmaci, ma soprattutto della loro inefficacia in un numero sempre crescente di casi, si va rivolgendo da una decina d’anni a questa parte.
Tra le altre cose ho trovato un riferimento a questo interessante documento dell’OMS (in italiano), riguardo l’aumento dei casi di reazioni avverse ai farmaci.
Nel passo successivo, del Marzo 2002, la Regione inserisce la Medicina Complementare nel proprio Piano
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Glutine, intolleranza, morbo celiaco, vaccino in arrivo… mi viene un dubbio
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Ma siamo sicuri che ce la stiano raccontando giusta?
Tanto per iniziare c’è una bella differenza tra “morbo celiaco” (o celiachia) e intolleranza al glutine. Ma mi chiedo: solo 50 anni fa quante erano le persone celiache o intolleranti?
E’ un bel casino scoprire oggi se questo problema stia aumentando perchè i giornali ne parlano, o se i giornali ne parlino perchè sta aumentando.
Ragionando con logica però, e a quanto si può reperire come dati, sembra che l’intolleranza al glutine stia proprio aumentando. Ma se qualche anno fa questa “patologia” aveva un incidenza molto inferiore, cos’è cambiato?
Ho cercato in giro, e ho scoperto che il glutine non è presente solo come componente naturale in alcuni alimenti, ma viene utilizzato come elemento a se’ stante in una marea di preparati alimentari. Sostanzialmente di glutine, se non venisse “additivato” dappertutto, ce ne sarebbe molto di meno.
A questo punto, mi faccio venire un dubbio (si, proprio come il motto del blog).
Ma il glutine, in assenza di reazioni immunitarie patologiche, fa male o fa bene?
Non è che l’aumento di consumo di glutine ha fatto sì che nel corpo di alcune persone la presenza di questo elemento raggiugesse livelli patogenici?
E’ di questi giorni la notizia della sperimentazione umana di una cura contro intolleranza al glutine e celiachia. Si tratta di un prodotto (ovviamente artificiale) che rimodulerebbe il sistema immunitario dei celiachi per convincerlo ad accettare il glutine.
Ora, nella mia logica, delle due l’una:
a) il glutine è un elemento dannoso in sè per tutti (e non solo per i celiachi e gli intolleranti)
b) il sistema immunitario di celiachi e intolleranti è guasto
Nel secondo caso, siamo sicuri che sia così? Il fatto che sempre meno persone lo tollerino, significa che l’esagerata reazione immunitaria al glutine è effetto di qualcos’altro, qualcosa che di fatto: o guasta il sistema immunitario, oppure guasta qualcos’altro,
Quindi, in entrambi a) e b) esiste una causa, collegata al glutine che lo rende dannoso per l’essere umano, solo che qualcuno reagisce peggio degli altri e sviluppa una malattia autoimmune, gli altri no (ma magari soffrono di altri casini che non sappiamo essere connessi al glutine).
Se non ho ragionato male (il che può essere), alla fine stiamo cercando di convincere il sistema immunitario che una cosa dannosa è invece normale.
Mi pare sinceramente una stronzata!
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Antibiotici: funzionano sempre meno… lo dice anche il Lancet
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Grazie Francesca per la segnalazione!
L’articolo su Repubblica è qui per chi lo vuol leggere.
In sintesi a furia di usare gli antibiotici per ogni cagata, e non solo quando veramente sono indispensabili, finalmente si viene a sapere “ufficialmente” (ma la cosa è nota da anni) che lo sviluppo di ceppi batterici e microorganici in genere, resistenti agli antibiotici è più rapido di quanto non sia la produzione di nuovi antibiotici.
E per forza!
Una marea di gente ha l’abitudine (ovviamente fomentata dai medici) di prendere antibiotici in qualunque momento si ritrovi con un problema fisico.
Hai l’influenza? Vai coll’antibiotico, hai il raffreddore? Giù botte! Il bambino ha mal di gola? Et voilà, come te lo farcisco…
Gli antibiotici dovrebbero essere considerati farmaci di emergenza, non qualcosa da trattare alla leggera. Oltretutto, contro le infezioni virali sono TOTALMENTE inefficaci, anzi, controproducenti, perchè massacrando intestino e fegato, debilitano ulteriormente le difese naturali.
Ma se lo dici a quelli che li usano nei casi sopra citati, ti rispondono “Eh, ma serve per prevenire le sovrainfezioni batteriche”
Ma quali sovrainfezioni… e poi basta con ’sta cazzo di prevenzione esasperata. Fra un po’ ti spareranno nella culla per prevenire la tua morte! Se verrà la sovrainfezione staremo a vedere, se l’influenza durerà quattro giorni invece di due chissenefrega…
Invece stiamo tutti qui, a farci di farmaci, col risultato che funzionano sempre di meno, e anche i n quei limitati e rari casi in cui sarebbero indispensabili… non fanno più un cazzo!
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Omeopatia: polemiche sull’efficacia. Ma chi era il medico?
Scritto da: franz in Articoli, Medicina, Omeopatia --->
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E’ da un po’ che sulla rete e sui giornali si leggono un sacco di polemiche sull’omeopatia, grazie a questo articolo del Lancet, la “prestigiosa rivista” della medicina ufficiale.
In sintesi, l’articolo commenta i risultati di un singolo studio, che dimostrerebbero come gli effetti dell’omeopatia non si discostino da quelli dei placebo di controllo.
Lo studio citato sul Lancet, non è nemmeno uno studio vero. E’ pubblicato da un pirla qualunque, che non ha nemmeno fatto esperimenti di suo, ma ha semplicemente messo insieme un centinaio di studi fatti da altri. Dopo aver scartato quelli secondo lui “fatti male”, questo figuro, ha deciso che i risultati rimasti dimostrano che l’omeopatia non funziona.
Le case farmaceutiche la dovrebbero finire di prendere le persone per il culo.
L’omeopatia funziona. Io ne ho le prove, perchè molte volte mi sono curato con quella, anche se più spesso con l’agopuntura. E non ho dubbi in merito all’efficacia di nessuna delle due.
Il fatto è che non è facile curare con l’omeopatia, e non è che se hai una laurea in medicina allora automaticamente sei un buon omeopata, o un buon agopuntore.
Non diversamente dall’agopuntura, anche nel caso dell’omeopatia, occorrono molti anni di studio e di pratica, per arrivare ad utilizzarne efficacemente i rimedi, essendo moltissimi i fattori da tenere presente per una corretta diagnosi ed un’altrettanto corretta prescrizione. Non si può pensare di usare un rimedio omeopatico come si usano i farmaci ordinari, i principi sono totalmente diversi, e non si può pensare di prescrivere un rimedio omeopatico come un normale farmaco, dato che nell’omeopatia il sintomo da curare è spesso l’ultimo fattore tenuto in conto.
Mi sembra quindi assurdo e anche prova di evidente mala fede, andare a dire che una cosa non funziona sulla base di un singolo studio, prodotto mettendo insieme altri studi, ovviamente fatti nel passato.
Perchè il Lancet e tutti quelli che lo citano, non provano a prendere dei veri omeopati, non dei medici prezzolati, e gli fanno condurre un trial serio, magari su un migliaio o più di pazienti?
Mi sembra ovvio… perchè se poi viene fuori che l’omeopatia funziona, tutto il sistema farmaceutico attuale dimostrerebbe la propria falsità, crollando miseramente!
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Brunetta incipit: online i CV dei chirurghi
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale --->
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Eccola l’ennesima dall’ANSA:
Brunetta si è chiesto” perché uno deve leggersi tutto sullo yogurt o sul succo di frutta e poi non sapere nulla su chi ti opera”.
Quindi dal prossimo anno il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, vuole rendere pubblici anche i curricula e gli score professionali dei chirurghi. Lo ha annunciato lo stesso ministro intervenendo a Radio Radicale.
Si, bravo. E poi perchè non mette in linea anche i loro orari, così qualche paziente incazzato, a torto o a ragione, farà prima a farli fuori.
Cazzo ma ’sta gente si rende conto di quello che dice? Ma Brunetta perchè non mette in linea il suo e quello di tutti i suoi colleghi di CV?
E poi, qualcuno sa come vengono calcolati gli “score” professionali? Io non ancora ma adesso mi documento.
No, perchè se gli score vengono calcolati con la stessa efficienza media del Servizio Sanitario Nazionale, come minimo siamo rovinati…
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Agopuntura: perchè no?
Scritto da: franz in Agopuntura, Articoli, Medicina, Medicine alternative --->
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Difficile datare l’inizio della storia dell’agopuntura. Il primo testo che ne codifica alcuni principi è il NEI CHIN SU WEN, del 200 a.c., ma se ne trovano tracce risalenti a periodi tra il 3000 e il 4000 a.c.
Una pratica che trova riscontri anche in Egitto nei Papyrus Ebera, datati 1550 a.c., e in altre regioni e popolazioni del mondo, quali il Sud Africa, l’Arabia, l’India e il Brasile.
Il principio alla base è qualcosa che da sempre permea completamente tutta la cultura orientale. L’energia e la sua armonia.
Energia vitale che fluisce all’interno dell’essere umano come in tutto il resto, con i suoi ritmi, e i suoi canali. Un’alterazione di questa circolazione energetica produce una disarmonia, che poi si riflette sul corpo dando origine a patologie.
Come sempre, nelle medicine più antiche, l’uomo viene visto globalmente, e non come un insieme di sintomi. Allo stesso modo, il disturbo e la patologia vengono visti come conseguenza di un’alterazione più interna e più “intrinseca”.
Il fluire dell’energia vitale avviene all’interno di canali detti meridiani, lungo i quali alcuni punti chiave forniscono il bersaglio per l’infissione dell’ago, che può così riequilibrare quanto squilibrato, e quindi sanare quanto ammalato.
Ovviamente la medicina occidentale non può nemmeno lontanamente ammettere questi principi, ma grazie al cielo, non può nemmeno permettersi di negare l’evidenza di qualcosa che funziona.
Il problema è il solito. Siccome non sono ancora nati gli strumenti materiali per rilevare l’energia di cui sopra, allora essa non esiste.
Come dire: “La vostra medicina che esiste da 5.000 anni è una stronzata. Noi si che sappiamo tutto”
Secondo gli irriducibili del cosiddetto metodo scientifico, il modo in cui gli uomini si sono curati da sempre, fino all’arrivo dei primi farmaci “veri” era una stronzata. Fa nulla se l’erboristeria, la fitoterapia, l’agopuntura e l’omeopatia si basano praticamente tutte sugli stessi principi, pur sviluppandosi in regioni diverse e lontane tra loro migliaia di chilometri, a secoli di distanza, e se questi principi si ritrovano paro paro nei più antichi testi filosofici e religiosi che sia stato dato di rinvenire finora.
Non tanto tempo fa, la medicina ufficiale basava le proprie terapie su poco o nulla: salassi, cataplasmi, e pochi principi attivi. Manco a dirlo crepavano tutti. Ma era la medicina ufficiale, e se ti azzardavi ad usare qualche altro sistema, finivi al rogo.
Oggi che i roghi non si possono più fare (colpa del caro petrolio, mi verrebbe da dire), la messa al bando arriva comunque, magari da un articolo sulla “prestigiosa e autorevole rivista”, o da un’intervista in televisione di questo o quel barone della medicina.
Qualcuno ancora ci casca, ma fortunatamente molti altri no, scoprendo che con due aghi messi al posto giusto, gli passa il mal di testa che li tormenta da tre giorni.
Senza prendere un antidolorifico, e senza effetti collaterali.
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Test clinici, farmaci e placebo. Una montagna di balle.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Sono andato ad indagare su cosa siano e come vengano svolti i test clinici sui nuovi farmaci.
Tanto per iniziare c’è da chiarire che non esiste un farmaco privo di effetti collaterali. La prima parte della sperimentazione, consiste proprio nel determinare quanto un farmaco sia tossico. Nelle successive fasi, i cosiddetti “trials” (test clinici), si cercherà di capire quanto un farmaco sia davvero efficace, e se la sua efficacia superi la gravità degli effetti collaterali.
Un test clinico, implica normalmente che i pazienti soggetti della sperimentazione vengano divisi in due gruppi. Al primo viene somministrato il nuovo farmaco, al secondo un farmaco preesistente, notoriamente già efficace (e già qui mi viene da ridere), oppure un placebo, ovvero un preparato totalmente inattivo.
Quando questo trial viene eseguito senza che i pazienti sappiano se riceveranno un farmaco o un placebo, si dice studio “a cieco”. Quando neppure chi somministra la cura sperimentale sa se sta dando il farmaco o il placebo, si parla di “doppio cieco”. La differenza statistica tra le percentuali di miglioramento dei due gruppi dice se un farmaco è efficace o no. Notare che basta che la differenza superi pochi punti percentuali perchè un farmaco venga giudicato efficace.
Ora, quello di cui dobbiamo renderci conto è che questi “trials” costano un mucchio di soldi. Un esorbitante mucchio di soldi. Quindi nella sperimentazione in questione si cercano regolarmente degli sponsor. Casualmente questi sponsor sono quasi sempre le case farmaceutiche stesse. Quindi si parte già con un piede sbagliato: non ha senso che a fornire i fondi per sperimentare l’efficacia di un farmaco sia la stessa azienda che lo produce. Mi sembra abbastanza ovvio.
Un’altra cosa interessante è che non tutti i nuovi farmaci vengono sperimentati a cieco o doppio cieco. Il che significa che non per tutti viene stabilito l’effettivo risultato contro un gruppo di controllo trattato a placebo o con un farmaco già esistente.
Ma qui la cosa si fa interessante. Non molto tempo fa, nel 2003 per la precisione, il Sig. Allen Roses, vicepresidente mondiale del settore genetica della GlaxoSmithKline, uno dei colossi farmaceutici, affermò pubblicamente che “la maggior parte dei loro farmaci era efficace in una percentuale variabile dal 30 al 50% dei casi trattati” (trovate QUI l’intervista originale). Giusto per dare un’idea, i farmaci indicati alla sezione oncologia risultano efficaci nel 25% dei casi trattati. Il Sig. Roses continua nella sua intervista spiegando che si tratta di una cosa ben nota tra tutte le case farmaceutiche, ma che ovviamente non viene rivelata al pubblico.
Ma parliamo dell’effetto placebo. Questo “misterioso” effetto, è conosciuto da centinaia d’anni. Sostanzialmente è quell’effetto per cui ti danno acqua e zucchero dicendoti che è un farmaco potentissimo e tu guarisci.
L’effetto placebo varia in misura incredibile a seconda di un mucchio di fattori: il luogo, la persona, il tipo di patologia per cui lo si studia… ma una cosa è certa: l’effetto c’è nonostante qualche idiota ancora si ostini a dire che non esiste. Credo che in un caso o nell’altro più o meno tutti lo abbiano sperimentato.
Orbene, esistono alcune classi di patologie in cui il miglioramento dietro somministrazione di un semplice placebo supera la percentuale dell’80%. Per molte altre vi sono percentuali oscillanti dal 20% a oltre il 60%. Trovate la tabella in questa pagina.
Risulta ovvio a questo punto che se l’effetto in questione deriva dal fatto che il paziente “sa” che gli viene dato un farmaco efficace, allora lo stesso effetto deve entrare in gioco quando si somministra un farmaco “vero”. Ma se la maggior parte dei farmaci è inefficace in più della metà dei pazienti, qualcuno mi spiega che differenza passa tra questi farmaci e il placebo?
Un’altra osservazione: l’effetto placebo varia in modo sensibile a seconda della zona del mondo in cui lo si misura, e indipendentemente da ciò per cui lo si misura. Vale a dire: se ad esempio si fa uno studio a doppio cieco su un nuovo farmaco ad Hong Kong, la percentuale di miglioramento nel gruppo trattato con il placebo è del 30%. Se la stessa cosa si fa in Finlandia la percentuale sale al 70%. Quindi, a meno di non conoscere esattamente le percentuali di sensibilità al placebo della zona in cui viene condotto il trial per un dato farmaco (sempre che sia un trial a cieco o doppio cieco), quel trial non è significativo.
E’ chiaro che l’efficacia di alcuni farmaci non può essere negata. Ma è altrettanto chiaro che per molti altri vale quanto segue:
1) Nessun farmaco è privo di effetti collaterali. Al massimo si dice che tali effetti sono inferiori ai benefici portati dall’uso del farmaco stesso.
2) La ricerca sui nuovi farmaci viene finanziata quasi esclusivamente dalle case farmaceutiche che li producono.
3) Anche i test clinici volti a determinare l’efficacia di un farmaco vengono finanziati quasi esclusivamente dalle case farmaceutiche che li producono.
4) I suddetti test clinici molto raramente vengono effettuati a doppio cieco.
5) Quand’anche lo sono la percentuale di efficacia non è affidabile per la variabilità della sensibilità della popolazione all’effetto placebo.
6) Uno dei maggiori dirigenti della Glaxo ha ammeso pubblicamente che la maggior parte dei farmaci sul mercato funziona in meno della metà dei casi, percentuale paragonabile tranquillamente a quella di un effetto placebo.
Ma davvero volete continuare a ingozzarvi di Aulin?
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Vaccino anti influenza: solo una questione di soldi.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Lo avevo già detto in questo articolo: il motivo alla base di tanto clamore ogni anno sul vaccino antinfluenzale è essenzialmente economico. Riporto un stralcio di un lancio dell’AGI:
-… (AGI) - Vilamoura, 15 set. - Se si adotta la vaccinazione contro il virus dell’influenza, che ogni anno tra morbosita’ e mortalita’ coinvolge dal 5 al 30% della popolazione mondiale, per la fascia piu’ produttiva della popolazione, quella dai 50 ai 64 anni, si ottiene un abbattimento dell’assenteismo per giorni persi pari al 70%. E parallelamente una stessa percentuale si avrebbe di riduzione sui costi diretti ed indiretti che oscillano dai 535 milioni ai 3,3 miliardi di euro in Germania, dai 390 mln ai 2,4 mld di euro in Francia, Italia e Regno Unito e tra i 275 mln e 1,7 mld per la Spagna. E’ questo in sintesi l’aspetto piu’ interessante di uno studio condotto su 8 paesi europei tra i quali l’Italia e i maggiori paesi industriali del mondo (Usa, Cina, India, Canada) e oggetto di riflessione da parte della terza Conferenza europea sull’influenza (Eswi), in corso a Vilamoura in Portogallo. -
Ma dato che ci siamo, perchè non dare una seria occhiata a questo documento: Considerazioni sull’efficacia del vaccino antinfluenzale:
In sintesi qui si dice che il vaccino suddetto negli over 65, ha un’efficacia che varia dal 21% al 58% nella prevenzione dell’influenza, mentre ha un’efficacia del 26% (o meglio: dal 12 al 38%) nel prevenire le complicazioni fatali, e del 42% (o meglio: dal 24 al 55%) nel prevenire le morti per tutte le cause. In sintesi questo articolo ci dice che se tutta la popolazione over 65 venisse vaccinata, probabilmente si avrebbe un tasso inferiore di morti per complicanze che va dal 24 al 55%, vale a dire circa da 1600 a 3685 unità.
Ma questo studio viene confutato da questo articolo, pubblicato dai ricercatori della School of Public Health dell’Universita’ di Alberta, che dice, testuali parole: ”Negli ultimi due decenni i tassi di vaccinazione degli over 65enni negli Usa e’ passato dal 15% al 65% ma non vi e’ stata nessuna riduzione dei ricoveri e delle morti non correlate con l’influenza”.
Un altro aspetto interessante è il procedimento con cui vengono fabbricati i vaccini antinfluenzali. Non sono riuscito a trovare quasi nulla. L’unica cosa chiara è che il virus viene incubato nelle uova di pollo e poi stecchito con agenti chimici (ma non chiedetemi quali).
Gli effetti collaterali a quanto ci dicono sono praticamente nulli, un po’ di nausea, qualche irritazione, forse un modesto e passeggero rialzo febbrile. Salvo, in una percentuale inferiore a 1 su 100.000 casi, lo sviluppo di una noiosa reazione avversa: la sindrome di Guillan - Barre, una sindrome che sviluppa paralisi progressiva degli arti. Nelle forme acute arriva alla paralisi totale in 24 ore. La buona notizia è che è curabile, la brutta notizia è che nonostante le cure, il 5% delle persone colpite muore lo stesso, e un numero non specificato a distanza di tre anni soffre di una debolezza muscolare residua che li costringe a ricorrere ad ausili ortopedici (stampelle, tutori e via dicendo).
Se una percentuale di 1 su 100.000 viene definita “rara”, come mai esiste questo studio clinico che nei risultati evidenzia una “sostanziale differenza statistica” di incidenza della Sindrome suddetta nei pazienti trattati con vaccino antinfluenzale, e invita ad approfondire le cause di questa differenza?
Tra l’altro, mi sembra che la storia sia andata in loop. Nel 2005 si sono ripetute le stesse frasi e le stesse storie. E già in quell’anno, negli Stati Uniti, notoriamente paranoici sull’argomento farmaci, c’erano forti dubbi sull’utilità del vaccino antinfluenzale. (Vedi questo articolo dell’Espresso)
Per finire, tornando alla rarità della Sindrome di Guillain Barre: sarà anche 1 caso su 100.000, ma se quello sfigato finito in carrozzella per far risparmiare qualche euro al sistema sanitario fossi io mi girerebbero violentemente i coglioni.
A voi no?
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Puttanate mediche: sopra i 60 battiti al minuto sei a rischio infarto.
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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Eccola la cagata medica di stagione. Da dove arriva? Ovviamente dal Lancet, la rivista più gettonata dalla classe medica quando ne stanno pensando una delle loro, che mediamente significa che devono vendere questo o quel farmaco.
Stavolta hanno deciso che se hai più di 60 battiti al minuto, sei a rischio infarto.
La notizia, prontamente riportata dai giornali, spiega che la cosa emerge da uno studio pubblicato su circa 11.000 persone con problemi coronarici. Un paio di medici fanno uno studio a doppio cieco con un farmaco che abbassa la frequenza cardiaca. Ovviamente le percentuali di sopravvivenza tra i pazienti trattati con il farmaco sono più alte. Per corroborare la teoria, altrettanto ovviamente però occorre che la frequenza considerata normale (e ovunque leggi ti dicono che è un numero che varia a seconda dell’età e della costituzione fisica) diventi improvvisamente troppo alta per tutti, indistintamente, e per corredare la notizia citano il caso di un atleta olimpico che ha una frequenza a riposo di 28 pulsazioni al minuto (notare che Fausto Coppi, da tutti conosciuto come atleta dal cuore estremamente lento, faceva segnare 40 pulsazioni, e già veniva indicato come eccezionale).
Bontà loro, i signori medici indicano sul Lancet la frequenza massima per tutti, quella sotto la quale non sei a rischio di infarto e problemi coronarici: 60 battiti al minuto.
In nessun caso i giornalisti si sono preoccupati di specificare se si parlava di frequenza media, massima o a riposo. Se è la frequenza a riposo ci può anche stare. Peccato che in questo caso sia quella misurata con il paziente sdraiato, rilassato, e in quella posizione da un tot di tempo. Vale a dire una frequenza che non avrà MAI nel corso della giornata. Nemmeno quando si siede sul cesso.
Se si parla di frequenza massima o media invece, è proprio malafede. Il cuore umano sano è molto regolare, è vero. Ma è anche vero che qualunque movimento fisico, emotivo o anche solo mentale, induce un’immediata variazione nel ritmo delle pulsazioni. Se solo vediamo passare per strada un bell’esemplare dell’altro sesso, le pulsazioni aumentano immediatamente. Se stiamo camminando rilassati, siamo già almeno al 15% di pulsazioni in più rispetto alla condizione di riposo.
Se camminimamo un po’ in fretta, o facciamo due rampe di scale, o qualcuno in ufficio ci fa girare i coglioni, ecco che le pulsazioni schizzano alla grande. Tanto più quanto meno siamo allenati.
Ma allora che senso ha pubblicare una notizia del genere, e in questo modo?
Da tempo sostengo che l’informazione pubblica è solo una forma occulta di pubblicità. Non credo che in questo caso l’omissione sul tipo di frequenza sia casuale. E’ che togliere questa piccola informazione era funzionale alla notizia.
Già l’anno scorso per qualche mese i giornali hanno battuto sulla questione della pressione (se avevi 120-80, fino al giorno prima eri normale. Il giorno dopo eri iperteso). Risultato: un buon aumento nelle vendite dei farmaci antiipertensivi (e contemporaneamente in quelle di Viagra, dati gli effetti collaterali dei suddetti).
Stavolta cosa avremo? Non lo so, ma basta stare a vedere se la notizia verrà inseguita e ricalcata nei prossimi giorni, per capire se serviva qualcosa da mettere tra un articolo sportivo e l’altro, o invece c’è da vendere qualche nuovo farmaco.
Basta aspettare.
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Influenza: sorpresa, il vaccino non serve a un cazzo!
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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La notizia arriva dagli Stati Uniti, ed è particolarmente “agreable” considerato l’attaccamento di quella nazione alla medicina classica.
Cito direttamente l’ANSA:
(ANSA) - ROMA, 29 AGO - Il vaccino anti-influenzale protegge da specifici ceppi della malattia ma non riduce il rischio mortalita’ generico negli anziani. E’ quanto affermano i ricercatori della School of Public Health dell’Universita’ di Alberta. ”Negli ultimi due decenni - afferma Dean Eurich, coordinatore dello studio - i tassi di vaccinazione degli over 65enni negli Usa e’ passato dal 15% al 65% ma non vi e’ stata nessuna riduzione dei ricoveri e delle morti non correlate con l’influenza”.
Vale a dire che il vaccino funziona contro i virus, è vero, ma alla fine non serve a una beata favazza!
Vediamo se tra pochi giorni (approssimativamente meno di un mese) assisteremo ai soliti strilli d’allarme sul TG, che invitano tutti a correre ad ammazzarsi di vaccino antinfluenzale.
Garantito al limone.
Mi ricordo due anni fa.
Il TG1 cominciò in Settembre, promettendo un’influenza pesantissima; “correte tutti a vaccinarvi”.
A Ottobre altrettanto, a Novembre, dato che qualcosa era accaduto ma non troppo, i media cambiarono il tono, dicendo che “quei pochi casi non erano vera influenza, ma sindrome influenzale diversa da quella canonica! Correte tutti a vaccinarvi prima che arrivi quella vera”.
Poi a Dicembre lo stesso. A Gennaio strombazzarono il primo caso della vera influenza, isolato non so dove. Correte a vaccinarvi, il virus ormai è qui.
A Febbraio, dato che praticamente ancora non era successo nulla, si inventarono che le scorte di vaccino stavano per finire. A Marzo, ovviamente non si fecero più sentire.
All’epoca mi chiesi quanto avevano ricavato le case farmaceutiche da quegli strilli isterici. Oggi ancora non lo so, ma sono pronto a scommettere che la notizia sopra riportata non verrà tanto pubblicizzata.
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La legge del tutto o nulla
Scritto da: Cathe in Articoli, Attualità: commenti e visione personale, Medicina --->
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I primi medici ricercatori, per comprendere il funzionamento del sistema nervoso, studiavano le reazioni prodotte sui nervi di una rana decerebrata dopo l’applicazione di stimolazioni elettriche. Così facendo, si scoprì l’esistenza di una soglia di intensità oltre la quale per tutte le stimolazioni si genera un’identica risposta, indipendentemente dal tempo di applicazione e di stimolazione: elettrica, chimica o meccanica.
Tutti gli stimoli che hanno un’intensità inferiore alla soglia non sono in grado di produrre alcuna risposta, anche se la stimolazione si protrae per ore intere. In definitiva non esiste una modulazione della risposta: questa o c’è o non c’è. E’ la stessa legge che nel mondo informatico viene definita sistema bianrio: c’è = 1, non c’è = 0. E’ la base sulla quale il nostro organismo è in grado di rispondere alle stimolazioni esterne e interne, e sulla quale si organizza il complesso del sistema nervoso. In altre parola è la “legge del tutto o nulla“.
Se l’intensità impiegata per seguire la nostra strada nella vita è insufficiente, non produce nessuna risposta, non serve a nulla, è tempo sprecato; non riusciamo a “passare la soglia”. Tutti abbiamo avuto modo di sperimentare almeno una volta nella vita l’intensità giusta, e la qualità che immediatamente questo ha generato in noi; la ricordiamo con precisione, perchè ha prodotto in noi un cambiamento oggettivo, osservabile. Oggi mi guardo indietro e vedo solo quei brevissimi lampi di crescita, e posso affermare che senza intensità il tempo è buttato via, e con esso ogni opportunità di evoluzione.
Ma cosa ci impedisce di essere intensi? Mi sono chiesta, perchè tanta fatica in una cosa che apparentemente sembra così semplice?
Siamo stati cresciuti con frasi del tipo:
“non ti stancare troppo” - (ovvero sei autorizzato a oziare)
“non fare il passo più lungo della gamba” - (ovvero non osare superare le tue paure)
“fai quello che puoi” - (ovvero non pensare di poter migliorare)
“non importa vincere ma partecipare” - (tanto si suppone che tu perda)
“non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca” - (ma poi perchè no?)
Siamo stati educati ad accontentarci di quello che abbiamo, avere troppe pretese nella vita significa non essere umili. E’ una questione di morale! E questa morale, di origine fondamentalmente religiosa, è così profondamente radicata in noi da non essere neanche più riconoscibile. Ci hanno messo un freno a mano tirato di serie. Noi siamo abituati a giudicare la nostra velocità dal rumore del motore. Così quando il freno a mano è tirato noi pensiamo di essere in quinta, mentre siamo solo in seconda.
“Chi va piano, va sano e va lontano”. Non va da nessuna parte, per la miseria! E comunque non arriva in tempo!
Questa educazione non ha fatto che generare un’immensa paura di vivere e un’altrettanto immensa paura di morire. Vedere questa paura, vedere da cosa si scatena, vedere il limite della nostra idea di noi stessi permette di trovare l’energia per andare oltre, la stessa che utilizzano i bambini e che tutti noi ricordiamo e che consente di trovare l’intensità necessaria alla nostra crescita, e di non sprecare il nostro tempo.
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Riporto un comunicato dell’AGI di oggi:
(AGI) - Chicago - Appena 48 ore di digiuno sono sufficienti perche’ i topi in laboratorio non risentano delle pesanti ricadute della chemiotepia. Lo rivela un sensazionale studio di un’equipe di scienziati dell’University of Southern California, guidati da un biologo italiano, Valter Longo, che ha proprio utilizzato il digiuno per contrastare gli effetti della chemio. L’equipe guidata dallo scienziato italiano ha messo a punto un metodo che, non solo promette di rivoluzionare la lotta contro i cancro, ma potrebbe anche consentire le dosi di chemioterapia senza effetti secondari. Il ricercatore italiano ha scoperto che sottomettendo un organismo -per ora, i test in laboratorio sono stati realizzati solo sulle cavie- le cellule sane concentrano le loro scarse energie sulla sopravvivenza, il che le rendi piu’ resistenti alla chemioterapia rispetto a quelle cancerose. La ricerca, cominciata 4 anni fa, e’ stata pubblicata sulla rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) Early Edition e e’ stata accolta negli ambienti medici con grande attenzione. “Tutti cercavano la bacchetta magica che danneggiasse solo le cellule tumorali e non attaccasse quelle sane. La nostra proposta e’ diversa: perche’ non lasciare tranquille le cellule cancerose e proteggere le restanti dalla chiemioterapia?”: cosi’ l’autore della ricerca, Valter Longo, spiega la riflessione che ha dato il via al suo lavoro. L’utilizzo del digiuno presuppone una rivoluzione copernicana nella terapia del cancro. “Di solito un oncologo dice che una buona alimentazione aiuta a superare il cancro, ma da un punto di vista dell’invecchiamento, e’ noto che la restrizione calorica favorisce la conservazione delle cellule”, spiega lo scienziato, specialista in geriatria. Per ora gli esperimenti sono stati fatti solo sulle cavie ma hanno dato risultati strabilianti: “Abbiamo usato dosi molto alte di chemio, osservando gli animali correre come se niente fosse”. Nei prossimi mesi dovrebbero partire i test sugli esser umani su malati di cancro in California e Longo sembra molto ottimista: “Nonostante le differenze tra l’organismo degli esseri umani e quello dei topi, il principio sotteso alla teoria deve funzionare perche’ il comportamento delle cellule sane e delle cellule cancerose e’ molto simile”. Le cavie utilizzate “nono mostravano segni di stress o dolore” dopo il trattamento chemioterapico, nonostante fossero stati sottoposti a dosi superiori 3/4 volte a quella massima consentita negli umani. Dopo 2 giorni di digiuno, i topi perdevano il 20 per cento del peso e lo riguadagnavano nei 4 giorni successivi alla chemioterapia; quelli che digiunavano per 60 ore, ne perdevano il 40 per cento, ma lo recuperavano in una settimana. Oltre la meta’ delle cavie che non sono state messe a digiuno sono decedute per il cancro, le sopravvissute hanno perso il 20 per cento del peso dopo la cura. Solo uno dei 28 topini messi a digiuno e’ morto. (AGI)
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La Baxter richiama il prodotto Heparin
Scritto da: Franz in Articoli --->
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ROCKVILLE, Md., Feb. 28 — Baxter Healthcare Corporation ha ritirato dal mercato il suo prodotto Heparin, dopo la segnalazione di 448 casi di reazione avversa, incluse 4 morti.
Il Dr. Kweder and Michael Rogers, direttore delle indagini per la Food and Drug Administration americana dicono che la causa del problema non è ancora stata identificata, ma che le indagini sono focalizzate sulla fabbirca situata in Cina dove viene elaborata la materia grezza, derivata dall’intestino dei maiali.
Un articolo sul New York Times evidenzia come la fornitura dei maiali in questione provenga da un nugolo di piccoli allevamenti a conduzione familiare.
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