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Il suono: mantra Aum eseguito in Kargiraa
Il canto armonico, in tutti i suoi stili e sottostili, è molto antico. Presso il popolo tibetano entra a gran diritto nella tradizione non solo religiosa, in cui viene utilizzato per il canto dei mantra, ma anche in quella medica.
Nella medicina tibetana, infatti, il suono viene utilizzato moltissimo, specialmente nelle varianti del canto armonico, per produrre effetti vibratori precisi che, interferendo con l’energia della persona, ne possono ristabilire l’armonia, quando ad esempio questa sia stata inficiata da ferite o malattie.
Ci ho messo molti anni ad acquisire questa tecnica, detta “Kargiraa”. Nonostante a molti venga istintiva, per me non è stato così e fintanto che non ho potuto ascoltarla direttamente dalla voce di un Maestro, non sono mai riuscito a produrla correttamente.
Ho fatto da poco questa incisione, utilizzando la tecnica in questione, per tentare di riprodurre una qualità a me molto cara, per diversi motivi. La condivido in questo spazio.
Gli armonici acuti e alti che si sentono in diverse fasi sono prodotti spontaneamente dall’interazione delle varie tracce. Come sempre, il file è a vostra completa disposizione per il download nella pagina dedicata al suono. Per andarci cliccate qui e seguite le istruzioni in loco. Per ascoltare invece, cliccate semplicemente sul player all’inizio dell’articolo.
Il canto gregoriano incontra quello armonico. David Hykes in “Kyrie Fragments”
Il brano in realtà dura praticamente il doppio. Ma nella seconda parte l’influenza del canto Gregoriano è così forte… così meravigliosamente armonica che non ho potuto resistere. E la commistione con il canto armonico durante tutta l’esecuzione raggiunge veramente un apice epocale nell’ultimo minuto e mezzo.
Difficile sentire qualcosa di altrettanto bello. Davvero difficile!
L’uso del suono nelle arti marziali. Kobudera.
Difficile da trovare menzionato in giro per la rete, questa particolare branca del ninjutsu trae direttamente origine dalla casta degli Yamabushi.
Asceti guerrieri antecedenti all’avvento dei samurai, questi monaci, ancora oggi esistenti, erano noti per indagare aspetti rituali e “magici” relativi alle forze naturali. Il loro dominio sul corpo fisico è abbastanza leggendario, e nella tradizione legata a questo aspetto hanno molta attinenza con alcuni Sadu che in India passano anni e anni nel tentativo, spesso efficace, di far fare al loro corpo cose incredibili.
Ovvio che lo scopo non è di certo quello di mettere in piedi delle esibizioni, per quanto straordinarie, quanto quello di affermare e travalicare l’impermanenza e l’illusione della materia.
Gli Yamabushi praticano alcune forme di allenamento e di arti marziali che non stenterei a definire ancestrali, in un ambito fortemente esoterico, all’interno del quale l’indagine interiore si orienta più verso forme di pratiche druidiche e sciamaniche.
Il contatto e la penetrazione nei regni delle leggi sconosciute di questo mondo porta gli Yamabushi lungo quasi tutta la storia orientale ad affiancare ed aiutare re ed imperatori, ma anche filosofi e religiosi.
Ancora oggi, pur essendo un evento abbastanza raro, alcuni superstiti di questa setta lasciano il loro eremitaggio per “scendere in città”. Quando questo accade il rispetto che viene tributato a questi uomini è enorme.
Di fatto comunque, alla base della dottrina praticata dagli Yamabushi troviamo lo Shugendo, una corrente del Buddhismo Shingon. La derivazione dal buddhismo tantrico Vajrayana è in questo caso diretta, proveniendo dal fondatore, Kukai, che importò dalla Cina quanto appreso di quegli insegnamenti più di 1.200 anni or sono, dai maestri indiani trapiantati in quella terra.
Nella dottrina degli Yamabushi lo Shugendo si fonde con lo Shintoismo e il risultato è una serie di pratiche ancora oggi abbastanza sconosciute. Come se non bastasse, l’isolamento degli Yamabushi portò ad una modificazione sostanziale sia delle pratiche che della dottrina e del pensiero, fino a punti ad oggi non conosciuti.
Quello che si sa è che il Ninjutsu prese a piene mani da queste pratiche, favorito da una vicinanza con gli Yamabushi di cui non conosco i motivi. Nella visione del ninjutsu, completamente scevra della morale, dell’etica e della visione dei samurai (che peraltro non erano certo degli stinchi di santi), l’utilizzo di forme di combattimento non era legato ad una visione mistico-religiosa, quanto mistico-pratica. Si usava quello che serviva e basta.
Dalla vicinanza di cui sopra con gli Yamabushi, due correnti principali, “Kobudera” e “Jaho” rappresentano nel ninjutsu le due espressioni della stessa energia, l’una “Yin” e l’altra “Yang”, concetto che in occidente porta alla distinzione tra bene e male, grazie alla morale cattolica, ma che in tutto l’oriente non ha assolutamente questa valenza.
A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.
L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me… spero che piaccia anche a voi.
Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.
Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.
Per ascoltare cliccate sul player.
Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.
Bella la vita quando…
Qualche volta scende un particolare stato di calma, come se qualcuno recitasse un mantra per noi.
La calma è talmente profonda che sembra di poter percepire, per alcuni attimi, la sensazione della sospensione del tempo.
Tutto scorre ugualmente, ma non al nostro interno. Oppure, tutto scorre ma ci attraversa come noi fossimo porte immobili, testimoni del fluire degli eventi.
Il silenzio si spande nell’aria e, come una foto in bianco e nero, produce contrasti tanto forti con i suoni da generare una percezione uditiva a due tonalità.
Lo spazio attorno a noi sembra rarefarsi e tutto diventa bello come bere l’acqua da una fontana.
Come salire su una piccola leggera imbarcazione a vela ed essere trasportati da un tenue brezza.
Bello come sentirsi cullare dal delicato movimento del mare.
Ci si sente leggeri come un petalo di rosa che si stacca dal bocciolo e cade, lentamente, assecondando la resistenza dell’aria e, con un movimento lento e sinuoso, ruota, scivola per poggiare infine sul terreno fertile e umido.
Bello come una pioggia sottile che bagna delicatamente il bosco il quale, grato, spande il suo profumo nell’aria.
Bello come la vita quando non ci scordiamo di amarla…
In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum
è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.
“In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.
La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.
Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.
Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.
Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »
Il suono di un mantra può non essere una parola.
L’utlizzo del suono come vibrazione non prevede obbligatoriamente l’uso di bijia mantra o di parole sanscrite di significato compiuto. Di fatto si possono utilizzare anche delle vocali o delle consonanti.
In questo esempio, ho utilizzato la vocalizzazione delle lettere “A” e “U” per produrre una sorta di variazione maggiore-minore. Lo uso quando voglio entrare in uno stato di maggior calma.
L’uso degli armonici iniziali invece rappresenta una specie di “stacco”, come un segnale che si entra in un’altra vibrazione rispetto alla condizione avuta fino a quel momento.
Come sempre il brano l’ho prodotto personalmente, se desiderate usarlo sul vostro blog o sito web vi prego solo di citare la fonte.
Se desiderate scaricare il brano lo trovate qui. (Per scaricarlo fate click destro sul link e scegliete “Salva destinazione con nome…” o similia)
Il mantra AUM eseguito come un’onda continua.
Mi è capitato di sentirlo qualche settimana fa. Ci ho messo un po’ a capire come veniva eseguito, ’stavolta.
In questo caso invece di praticarlo all’unisono, alcune vocalizzazioni iniziano mentre le altre finiscono. Il risultato è un ritmo sinusale che ricorda quello di un’onda lunga sulla spiaggia. Questo tipo di esecuzione ha la peculiarità di produrre una quantità di armonici spontanei davvero ragguardevole.
Come per tutti gli altri di questa serie l’ho inciso personalmente con parecchio lavoro, perciò se lo usate in un vostro sito web o blog, vi prego di citare la fonte.
Se vi interessa lo potete scaricare qui.
Mi scuso con chi finora non è riuscito a scaricarlo dal link sopra. Ho fatto un errore di digitazione. Adesso comunque è a posto. Grazie ad Aldo per la segnalazione di errore.
Tecnologia interiore: un mantra che sentivo.
Non ha un nome. Non so dirvi nulla. Io lo uso per entrare all’interno.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.
Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte.
Tecnologia Interiore: il mantra Iesu. Qualcosa che tocca veramente il cuore.
Non fa parte dei Bija Mantra. Non fa parte nemmeno dei mantra tradizionalmente eseguiti. E’ però un mantra a me estremamente caro.
Nella vita, a volte succedono cose strane, come il ritrovarti senza volerlo in lande sconosciute del Cuore, per cui il prezzo del biglietto d’ingresso può essere molto alto e quello di uscita ancora di più. Tanto da non avere di che pagarlo.
E’ in momenti così che uso immergermi in questo mantra; non allevia la tristezza, il vuoto che mi capita di toccare.
Ma per un istante… aiuta.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.
Prima che ve lo chiediate, la bella voce femminile che, con tanta dolcezza, accompagna e chiude questa esecuzione è quella della mia compagna.
Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte:
Tecnologia interiore: il mantra AUM
Questo non fa parte dei cosiddetti “Bijia Mantra“, anche se la sillaba AUM è considerata il vertice della rappresentazione vibratoria. E’ un mantra particolarissimo, la cui esecuzione richiede un po’ di intonazione da parte di chi lo esegue.
E’ infatti difficile che tutti arrivino comodamente alla stessa estensione, in basso o in alto. Occorre quindi, quando utilizzato non in “assolo”, che chi lo emette scelga una tonalità armonica con quella degli altri.
L’esecuzione che vi presento utilizza un tamburo come “metronomo”, oltre ad alcuni interventi di canto armonico ordinariamente non utilizzati in questo mantra.
Può essere un po’ diversa dalle solite, melense esecuzioni da new age… ma credo che abbia molto più senso.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.
Se a qualcuno interessa, lo può scaricare direttamente dal link seguente (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se volete usarlo sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:
Tecnologia interiore: un’esecuzione del mantra OM.
E’ un mantra un po’ particolare, dato che li racchiude tutti, come se tutti gli altri fossero armonici di questo suono, ma è anche il più conosciuto. Per questo ho scelto questa registrazione come primo esempio pratico.
Ho scelto un’esecuzione abbastanza particolare, forse un po’ “forte”, ma il mantra OM non ha nulla a che vedere con qualcosa di debole, anzi; esprime tutta la bellezza di questo universo. E come tale è qualcosa di estremamente stabile, forte, continuo.
La potete ascoltare cliccando sul player qui sotto. Provate, se volete e potete, ad ascoltarlo ad un volume medio, per tutta la durata del brano (sono circa 12 minuti).
Al termine, fate attenzione a quello che si è prodotto nella stanza in cui lo avete fatto suonare. Noterete sicuramente qualcosa di diverso. Un silenzio profondo forse, o una calma inusitata.
Quando praticato da più persone, le singole note, emesse in modo asincrono, si uniscono in un’unica vibrazione che a sua volta può dare origine a pulsazioni, armonici, variazioni di intensità e di tonalità. Ma la nota di fondo rimane sempre la stessa.
E’ qualcosa di straordinario praticare questo mantra. Occorrerebbe davvero provare, almeno una volta.
Per perdersi in questa immensa vibrazione, alla fine della quale, paradossalmente, si trova il silenzio assoluto.
L’utilizzo di questo mantra apporta significative modificazioni alla qualità vibratoria di un ambiente, portandola ad una diversa condizione. Condizione ovviamente non rilevabile strumentalmente ma percepibile da chiunque non abbia delle grosse fette di prosciutto su occhi e orecchie.
Per inciso, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate. Se a qualcuno interessa, lo può scaricare dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome…” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:
Tecnologia interiore: i mantra, questi sconosciuti.
E’ difficile per un occidentale non cascare nell’identificazione della parola Mantra con il più famoso di questi, ovvero il mantra Om. Ma soprattutto è difficile non identificarlo con l’aspetto new age dello stesso, purtroppo.
La New Age, come già detto in precedenza, è stata forse una delle più grosse rovine per tutto ciò che ha a che vedere con la ricerca della verità. Non perchè i contenuti di quel movimento fossero falsi, quanto per l’incredibile superficialità e, in molti casi, fuorviante idiozia, con cui vennero acquisiti e, di conseguenza, presentati.
Purtroppo a fare le spese di questa idiozia e sciatta romanticheria sono stati proprio quei contenuti che, per la loro profondità, possono toccare l’emotivo. Uno per tutti, il caso dei mantra.
E’ tale l’ignoranza sull’uso del suono per ottenere un effetto oggettivo che persino su wikipedia, dove si trova una [slider title="definizione abbastanza esatta e approfondita del temine"] La parola mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati (liberare). Il mantra si può quindi considerare come un suono in grado di liberare la mente dai pensieri.[/slider], manca un pezzo.
E’ vero: ripetere mentalmente un mantra ha l’effetto di liberare la mente dai pensieri vaganti. Ma dato che l’effetto si può ottenere ripetendo qualunque frase (anche “mi piace bere la coca cola” va bene se ripetuta abbastanza a lungo), viene da chiedersi perchè un popolo dalla spiritualità così profonda come quello indiano, abbia creato diverse tecniche di vocalizzazione e diverse sillabe da “cantare” ad alta voce. Leggi il resto di questo articolo »








