Contena: 30 anni in galera, assolto per non aver commesso il fatto. E con questo fanno due in un mese.
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Eh già… con questo fanno due. Prima fu Domenico Morrone, vicenda già commentata in un post precedente. Oggi sul corriere ne arriva un altro: Melchiorre Contena. Arrestato nel 1977, esce dopo trent’anni, a fine della pena, perchè finalmente al terzo grado di giudizio si stabilisce che “NON HA COMMESSO IL FATTO”.
Adesso voglio vedere se anche a lui lo stato concederà il risarcimento miliardario concesso a Morrone o farà manfrina, approfittando del fatto che quest’uomo probabilmente adesso dello stato non ne vuole più sapere.
La cosa più scioccante è che alla fine quest’uomo deve trent’anni in carcere in quanto accusato da Andrea Curreli. Un pastore con una fedina penale lunga un chilometro, nel frattempo regolarmente deceduto.
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Una risposta da Cicero alla domanda di Franz sulla responsabilità della magistratura
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Faccio l’Avvocato penalista (per fortuna e purtroppo).
Per “fortuna”, perché pur non avendo mai avuto la vocazione per questa professione mi sono trovato nella possibilità di usare uno “strumento” che mi ha fatto “entrare” in vicende ove la parte umana non era mai esclusa.
“Purtroppo”, perché ho potuto assistere, con troppa frequenza, a esiti processuali che con la Giustizia nulla avevano a che vedere.
1. L’argomento provocato dall’articolo è sicuramente delicato e presenta molte sfaccettature possibile oggetto di facili strumentalizzazioni.
2. Da tecnico processuale qualcuno potrebbe dire che il sistema Giustizia “ha funzionato” perché alla fine la “giustizia ha trionfato” (ergo è stata accertata la verità).
3. Oggetto di un qualunque processo infatti, e credo non vi sia dubbio sul punto, è l’accertamento della verità, e cioè di ciò che è oggettivamente avvenuto, nonché di quello che viene definito dai tecnici, elemento psicologico, cioè l’effettivo atteggiamento volontario o meno dell’autore del presunto reato.
4. La procedura penale ha lo scopo di dare regole affinché questi accertamenti avvengano nel rispetto di un contraddittorio (attenuato in passato e oggi, si dice, molto più presente).
5. In realtà, il vero problema è che il servizio Giustizia pur imbalsamato e regolamentato da “regole”, è utilizzato da uomini (Magistrati, nelle loro varie funzioni, e Avvocati).
6. La qualità del contraddittorio, cioè ciò che dovrebbe portare all’accertamento della verità (quella reale o quella processuale ?), è il frutto delle capacità dei protagonisti nonché dei loro “poteri”.
7. Ora: che l’uomo possa sbagliare è … umano; ma che l’uomo che utilizza il delicato strumento processuale (delicato per gli effetti, intendo) debba essere preparato è cosa che appare ovvia (ma che ovvia in realtà non è).
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Domenico Morrone, innocente in galera: lo Stato gli riconosce 4,5 milioni di euro. Ma lui si è fatto 15 anni di carcere.
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Sono quelle notizie che ti fanno venire il tremore al culo. La trovate qui, su “il Giornale” di oggi. Il Sig. Domenico Morrone, si è fatto 15 anni di galera ingiustamente. Adesso lo Stato lo risarcisce con 4,5 milioni di euro ma lui, e giustamente aggiungo vuole fare il culo anche ai magistrati che lo condannarono per nulla.
La storia è di quelle che fanno venire veramente i brividi. Nel 1991 quest’uomo viene arrestato mezz’ora dopo un duplice delitto: due giovani ammazzati per strada. Lo acchiappano e lo sbattono in galera. Al processo è pieno di testimoni che lo scagionano, ma i testimoni vengono accusati di falsa testimonianza e condannati a loro volta per questo.
Nel ‘96 spuntano due pentiti che lo scagionano a loro volta, ma non si sa perchè anche loro non vengono ascoltati. Due sentenze della corte di cassazione annullarono quella di condanna della corte d’assise, ma lui venne ugualmente condannato a 21 anni, non si sa perchè. Anzi gli affibbiarono 20 mesi per calunnia per avere accusato i magistrati di aver trascurato le dichiarazioni dei pentiti.
Quest’uomo aveva 26 anni quando entrò in carcere, oggi ne ha 43. Avete idea di cosa può aver passato?
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A Verona il sindaco decide di colpire la prostituzione nelle case. Vorrei proprio sapere come farà…
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Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, già noto per aver messo in piedi tutta una serie di ordinanze a parer mio quanto meno discutibili, adesso vuole emetterne un’altra, che colpisca “la prostituzione all’interno delle case”.
Mi piacerebbe proprio sapere come riuscirà a mettere in piedi qualcosa che sia applicabile. Per fare irruzione all’interno di un’abitazione ci vogliono motivi seri, checchè se ne possa pensare. E poi, una volta “irrotti”?
Poniamo il caso di una donna single, che abita in centro a Verona. Una sera organizza una cena a casa sua, con un bel pezzo di maschio conosciuto da qualche parte. Come farà la polizia a dimostrare che i due stanno avendo un incontro a pagamento invece che del legittimo, sacrosanto sesso?
Per dimostrare la prostituzione occorre che ci sia l’evidenza di una forma di pagamento. E quella come se la procurano? Installano telecamere nascoste nelle case dei single? E nelle camere d’albergo? E come faranno a distinguere l’incontro clandestino di due amanti qualsiasi da quello del puttaniere incallito con relativa mercanzia?
Non mi stancherò mai di ripeterlo: il decreto Maroni ha messo in mano un mitra a dei bambini.
Tag Technorati: Flavio Tosi, Verona
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Zitti zitti, alla camera stanno cercando ancora di fregare i blog!
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E’ di lunedi questo articolo di Luca Spinelli su Punto Informatico.
In sintesi, si parla del decreto incula-blog, partorito sotto la legge Prodi, poi grazie a Dio defunto per la caduta del governo, con il quale appunto si tentava di fare sodomia dei blogger, costringendo il diario personale su internet a rientrare sotto la categoria del “prodotto editoriale” invece che quella del “dico quel cazzo che mi pare perchè la Costituzione me ne da il diritto!”
Adesso si scopre che il bastardo DDL sta ancora girando per la camera, nel silenzio più totale.
I blog sono rimasti una delle poche fonti di libera espressione in questo paese ormai più simile ad uno stato di polizia che ad una democrazia (finisce tutto in “zia”, ma non è che il possibile parentado mi consoli).
Se questo DDL divenisse effettivo (cosa probabile, dato che in Italia ormai non si muove più nulla) i blog dovrebbero fare veri e propri salti mortali per mantenere la propria indipendenza, e possibilità di esprimere opinioni e pensieri sulle cose di tutti i giorni.
E’ un problema grosso… molto grosso. Consiglio di leggere l’articolo citato. E’ illuminante!
Tag Technorati: Blog, libertà, espressione
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Privacy: da Strasburgo regole per Facebook e Social Network. L’incompetenza regna sovrana anche là.
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L’ANSA batte la notizia in questo strillo.
Ritengo si tratti dell’ennesimo caso di regolamentazione prodotta da un branco di incompetenti che non hanno nulla di meglio da fare se non legiferare in merito a qualcosa senza pensare a quello che fanno.
La legislazione in questione infatti, impone ai social network di rendere inaccessibili ai motori di ricerca le informazioni sensibili senza il consenso dell’utente.
Non c’è molto da dire.Mi sembra evidente che se uno mette qualcosa sul We,b specialmente in un ambito come quello in oggetto non lo fa di certo per renderlo privato.
L’essenza stessa del Social Networkingè la condivisione di quanto messo in rete. E’ ovvio quindi che la regolamentazione proposta è stupida, inutile, e soprattutto dannosa, dato che praticamente obbligherebbe i provider ad implementare sistemi di controllo della privacy costosi e complessi, sistemi che poi gli utenti renderebbero totalmente inutili dando il proprio consenso alla condivisione di ogni aspetto in ogni caso.
E mi sembra ovvio. Se così non fosse non avrebbero scelto facebook come luogo di espressione.
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Danilo Giuffrida, 26 anni, gay: e lo stato per questo gli vuol sospendere la patente. Ma non oggi, qualche anno fa…
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La leggo sull’ANSA.
Un tizio si presenta alla visita di leva, dichiara di essere gay, e per tutta risposta le autorità gli vogliono sospendere la patente per “disturbo dell’identità sessuale”.
Notizia esplosiva? No. Una bella manipolazione mediatica.
La vicenda deve obbligatoriamente prendere le sue origini molto tempo fa, quando ancora il servizio di leva era obbligatorio. Oltretutto la patente a questo signore non è mai stata sospesa.
Ma casualmente la notizia arriva alla ribalta oggi, che siamo al ricorso dello stato contro il ricorso presentato dal danneggiato. Stiamo parlando di anni.
Certo, ai tempi di avvenimento dei fatti la cosa non avrebbe fatto notizia. Oggi invece, che la cosa assume tinte libidinosamente scandalistiche, spunta la notizia sull’ANSA. Che ovviamente se ne guarda bene dal mettere nel testo qualsiasi riferimento temporale.
Occhio a quello che si legge.
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Carfagna vs Guzzanti. La querela al posto di raccogliere la sfida.
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Una volta, quando ero ragazzo, se c’era un problema con qualche coetaneo, si faceva una bella litigata. Magari anche una sana scazzottata. Poi, sfogata la faccenda, si andava al bar, ci si beveva un birra (spesso con qualche dente dondolante da ambo le parti) e la faccenda finiva lì.
Il giorno dopo, amici come prima. O magari nemici per la vita… perchè no?
Sabina Guzzanti attacca Mara Carfagna in un suo spettacolo. Gliene dice di tutti i colori. A torto o a ragione. Sta di fatto che le arriva una querela con richiesta di danni da un milione di euro, e poi la Carfagna va in tv e la definisce “instabile”.
E’ una cosa assurda. Il calendario di Mara lo conosciamo tutti. Che sia una bella donna e anche molto sexy è di dominio pubblico. Ma lei segue qualche consulente d’immagine, si fa tagliare i capelli, e va in giro con quegli occhioni sgranati e l’espressione attonita che spesso esibisce.
Cazzo! Ma questa donna è giovane, potrebbe fare tanto in un governo intasato da ultra sessantenni dalle idee a dir poco antiquate. E invece rinnega una parte di lei, come se non esistesse, e ne esibisce un’altra, che potrà anche essere sua, ma di fatto non le rende alcuna grazia.
Se invece di cercare di cambiare un’immagine, avesse fatto le stesse cose con la sua solita grinta, con la sua normale espressione, sarebbe stata più credibile. Avrebbe avuto lo stesso numero di critiche, ma sicuramente molta più gente disposta ad ascoltarla. Perchè sarebbe stata più vera.
E se invece di querelare Sabina le avesse risposto per le rime, magari con gli stessi strumenti, avrebbe avuto un consenso bestiale. Invece no, sceglie la via della battaglia legale. E’ più comoda, non ci si sporca le mani, e da lo stesso l’idea di aver reagito.
Anche se alla fine non si è fatto proprio nulla, se non pararsi dietro il codice civile.
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Sudan come Roma: vietato andare in giro con vestiti provocanti
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E’ sul Giornale: in Sudan la polizia ha fermato (è un euforismo) 35 donne perchè andavano in giro con pantaloni troppo aderenti minacciando la sicurezza.
A Roma arrestano le donne se vanno in giro in minigonna lungo la strada.
Effetti di un DDL (quello di Maroni) che ha dato ai sindaci (in questo caso Alemanno) carta bianca su qualsiasi porcata gli venisse in mente, grazie anche a un altro DDL (quello della Carfagna).
Ecco a voi Roma come il Sudan.
Non c’è proprio nessuna ma nessuna differenza.
Cerchiamo di rendercene conto.
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Crisi mutui: il signoraggio questo sconosciuto 5 - Anatocismo
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Dicesi “anatocismo” la capitalizzazione degli interessi su un capitale, allo scopo di far sì che quegli stessi interessi (assieme al capitale stesso) producano altri interessi.
L’anatocismo è oggi regolarmente praticato dalle banche, con la capitalizzazione trimestrale di debiti e crediti. Un classico esempio sono gli interessi passivi su fido, che vengono accorpati al debito, e al successivo trimestre generano a loro volta un passivo maggiore del precedente.
Questa cosa venne resa legale sotto il governo d’Alema, quando venne emesso il cosiddetto “decreto salvabanche”. Solo che doveva essere norma transitoria. Negli anni successivi, sia la Consulta con questo decreto, e successivamente con quest’altro, apportano modifiche sostanziali alla legge di cui sopra.
Il tutto viene quindi regolamentato dalla legge 281/98 oltre a quelle già citate.
Quindi attenzione, perchè sebben differente dall’usura (che è un illecito penale), l’anatocismo è e rimane comunque un illecito (amministrativo), peraltro ancora oggi reolarmente praticato dalle banche.
Volendo estendere un po’ (forzatamente, lo ammetto) questo concetto, lo possiamo trovare tranquillamente applicato alle “tasse sulle tasse”, regolarmente imposte su carburanti, tabacco e alcoolici, in cui l’IVA viene applicata non già esclusivamente sul valore della merce, ma sullo stesso già gravato dalle accise, determinando di fatto l’aggravamento dell’IVA che viene calcolata su valore più tasse già applicate.
Per un esempio, potete fare riferimento a questo mio post precedente.
- CONTINUA -
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Tabelle informative sul tasso alcolico. Come applicano la legge in veneto.
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Le famose tabelle informative sul tasso alcolico, obbligatorie per legge, da pubblicare nei locali.
Grazie Paola!
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Matteoli: scatola nera per le auto. Così chiunque saprà i cazzi nostri.
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Quest’uomo è incredibile. Non gli bastano i Tutor per sapere la velocità media, gli autovelox usati dai comuni per riempire le casse in perdita, i corsi di recupero per i punti patente e tutto quello che i governi si sono inventati nel corso degli anni per ciucciarci i soldi dalle tasche (e poi prestarceli con gli interessi). No, adesso vuola anche sapere dove andiamo, cosa facciamo con la macchina, dove siamo in ogni momento, se sorpassiamo, se suoniamo il clacson.
Ed è inutile che venga a dire che i dati saranno custoditi e non trasmessi da qualche piccola scheda GSM del cazzo nascosta nella scatola nera messa sull’auto. Sappiamo tutti che fine faranno quei dati. In mano a qualche figlio di puttana che se ne farà quello che vorrà.
Io dal mio canto se troverò una scatola nera sulla mia auto la brucerò all’istante col napalm.
E tanti saluti al ministro Matteoli.
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Multa a Milano per consumo di droga in luogo pubblico
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Alè. Maroni colpisce ancora (o meglio il suo decreto) e i sindaci non sanno più cosa inventarsi per farsi pubblicità. In questo caso la Moratti arriva a varare un’ordinanza per cui decide di mettere fuori legge a Milano il consumo di stupefacenti in pubblico.
Ora, se uno si buca per strada, di fatto non è un bello spettacolo, e vagamente si può anche pensare a pericoli per la salute dei passanti.
Ma in questo caso il decreto non fa distinzioni. Vale anche per le droghe leggere, ergo per gli spinelli, che proprio non costituiscono di per se alcun rischio per chi passa lì vicino. E oltretutto, se non vado errato, la legge stabilisce che il consumo personale non è punibile.
Quindi da un lato vorrei capire perchè un sindaco può decidere che una legge a Milano non vale. Dall’altro voglio vedere come cazzo faranno i vigili a decidere se chi sta rollandosi una sigaretta lo fa con normale trinciato apposito o con della monumentale maria.
Vuoi vedere che adesso devi anche dimostrare cosa stai fumando?
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Se
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Se una sera non ne puoi più e decidi di andare a puttane, da oggi ti denunciano, e vai in galera (anche la prostituta, ma non te la mettono nella stessa cella).
Se fai qualche battuta pesante sul Capo dello Stato e ti chiami Beppe Grillo non ti fanno un cazzo perchè sei un comico, ma se ti chiami Sabina Guzzanti e ne fai una sul Papa, ti denunciano e vai in galera.
Se vuoi farti dare la pillola del giorno dopo ti tocca fare il cammino di Santiago tre volte, perchè ti trovi sempre un obiettore in mezzo alle palle, e al decimo ospedale lo prendi a calci, ti denunciano e vai in galera.
Se vuoi abortire in pace devi dichiarare guerra a mezzo ospedale che tenta in tutti i modi di portarti oltre termine. E se lo fai oltre termine ti denunciano e vai in galera.
Se vuoi morire in pace devi pregare che ti rimanga almeno la forza per metterti in bocca una 45 e premere il grilletto perchè se no ti costringono a vivere anche se non tene frega più un cazzo.
Se vuoi portare un’arma per difenderti, non puoi perchè per avere un permesso del genere devi essere praticamente già stato ammazzato, e se ti beccano senza permesso vai in galera.
Se in ufficio guardi per più di tre secondi una donna è molestia sessuale e vai in galera
Se dai del ladro a un ladro vai in galera.
Se mandi qualcuno a fare in culo vai in galera.
Se sei alto un metro e 70 e bevi un bicchiere di vino e ti beccano mentre guidi, ti dicono che sei ubriaco, ti sequestrano la macchina e la patente, ti tocca fare le riunioni terapeutiche presso gli alcolisti anonimi, e vai in galera.
Se quando parli al telefono non stai attento alle parole che usi e il maresciallo che ascolta la conversazione male interpreta, finisci in galera.
Se dici che un personaggio pubblico è uno stronzo ma tutti gli altri la pensano diversamente e tu sei l’unico sano, vieni denunciato per diffamazione e vai in galera.
Se dedichi la tua vita alla difesa del cittadino, e fai il poliziotto o il carabiniere, non ti pagano un cazzo, rischi ogni giorno la vita, e se spari a un criminale vai in galera.
Se hai bisogno di un prestito lo puoi ottenere solo se dimostri di non averne bisogno. E se ti incazzi ti denunciano per turpiloquio e vai in galera
Se sei donna e ti violentano, è perchè te la sei cercata con la tua femminilità, e magari finisci pure in galera per istigazione a delinquere.
Se una donna vuole denunciare un uomo che la perseguita la polizia non può fare niente se praticamente quello non la violenta. E se quella da giù di testa e decide di spaccargli tutti i denti in proprio, finisce in galera. E quando esce lui la violenta e poi invoca l’infermità mentale.
Se tuo figlio si incazza perchè gli molli due pappine perchè non studia, e ti denuncia per violenza sessuale, tu finisci in galera.
Se vuoi evitare di addormentarti al volante e morire di noia, andando a 130 all’ora da Napoli a Milano, non puoi perchè c’è il tutor e l’autovelox, e sei un criminale, anche se il 46% degli incidenti mortali lo provocano i camion.
Se non guadagni un cazzo col tuo lavoro, perchè la crisi c’è per tutti, ma per gli studi di settore dovresti guadagnare quanto Berlusconi, sei tu che devi dimostrare di NON aver guadagnato e perchè.
Se sei un medico e sei onesto e non fai fare tremila lastre, TAC, RMN ed esami a uno che ha il mal di schiena e quello due giorni dopo viene fuori che ha un tumore, sei tu colpevole di negligenza e finisci in galera. Se invece gli prescrivi tutti gli esami, sei uno che truffa lo stato e finisci in galera, e quell’altro il tumore ce l’ha lo stesso ma almeno ti sei tolto la soddisfazione di vederlo crepare come un cane.
Se sei in coma da venti anni non possono porre fine alla tua vita in modo piacevole con una overdose di eroina. Devono lasciarti crepare di fame e di sete, perchè se no è omicidio e finiscono in galera.
Se decidi che ne hai piene le palle di tua moglie che non te la da, ma non gliela puoi chiedere perche se no ti denuncia e vai in galera, di tuo figlio che non fa un cazzo dalla mattina alla sera ma non lo puoi prendere a calci nel culo perchè se no ti denuncia e vai in galera, e chiedi il divorzio, ti tocca pagare una barca di soldi ogni mese alla tua ex-moglie che non farà mai più un cazzo per il resto della sua vita, e se tu cerchi di rifarti una vita non puoi perchè non c’hai più un centesimo, e se a questo punto dici al giudice che la tua ex moglie è una zoccola, lui ti denuncia, tu finisci in galera e lui ti tromba pure la ex moglie.
Se fai un massaggio a qualcuno sulla spiaggia, ma non hai minimo tre lauree sei pericoloso per la salute, ti denunciano e finisci in galera.
Se scarichi dalla rete un film perchè ne hai piene le palle di pagare 40 euro un DVD quando ti va bene, ti denunciano e vai in galera.
Se nonostante tutto questo non fai ancora nulla e ti accontenti di vedere la tua vita che passa senza che nemmeno te ne accorgi, allora non ti denunciano, non vai in galera…
…ma mi piacerebbe capire cosa cazzo vivi a fare!
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A Dubai la benzina costa 28 centesimi al litro.
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E’ una cosa che ho scoperto ieri. E allora mi è venuta la voglia di capire un po’ di più sulla composizione del prezzo della benzina.
Nel 2004, il costo di estrazione di un barile di petrolio (circa 160 litri) era pari al massimo a 1,5 dollari. A voler esagerare poniamo pure che a oggi i costi siano decuplicati: 15 dollari al barile. Per ragionare in euro convertiamo al valore odierno (0,68 circa) e arriviamo a 10 euro al barile, cioè 6 centesimi al litro.
Da un barile di petrolio si ottengono circa 55 litri di benzina e 54 di gasolio. Il resto diventa kerosene, plastica e un sacco di altre materie.
Per comodità (anche se è proprio un’approssimazione) facciamo pure 110 litri di benzina, e 50 litri di kerosene. Buttiamo pure via i 50 litri di altre cose, e ipotizziamo che 10 euro sia il costo del petrolio necessario a raffinare 110 litri di benzina. Il costo della materia prima per un litro di benzina diventa di 9 centesimi (ma esagerando come degli aerei).
Resta ora da calcolare il costo di raffinazione di un litro di benzina, operazione praticamente impossibile. Ci ho provato in tutti i modi ma occorre avere due lauree: una in ingegneria mineraria e l’altra in economia internazionale. Perciò prendo la via più breve.
Se a Dubai un litro di benzina costa 28 centesimi, ipotizzando che i benzinai arabi siano tutti dediti alla beneficenza, e vivano d’aria, il costo di produzione, detratta la materia prima non può essere più di 19 centesimi al litro. (28 del prezzo - 9 del costo della materia prima)
Ora la quotazione Platts (il prezzo internazionale della benzina) è oggi di circa 995 dollari per tonnellata che convertito in euro/litro fa 49 centesimi al litro.
Guarda un po’, la benzina viene valutata già 21 centesimi in più, solo perchè la si vende sul mercato internazionale. Stiamo già parlando quindi di un prezzo quasi raddoppiato a causa delle speculazioni borsistiche.
Adesso vediamo in Italia cosa succede a questi 49 centesimi. Bisogna aggiungere le accise (le tasse).
Ad essi vanno sommate quindi (in lire per litro, tenetevi forte…):
1.9 per finanziare la guerra in Abissinia
14 per la crisi di Suez
10 per il disastro del Vajont
10 per l’alluvione di Firenze
10 per il terremoto del Belice
99 per il terremoto del Friuli
75 per il terremoto in Irpinia
205 per la missione in Libano (la prima)
22 per la missione in Bosnia
Abbiamo un totale di 447 lire per litro, pari a 23 centesimi di euro. Ci aggiungiamo le ultime due accise, 2 centesimi per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, e una misteriosa accisa per il rinnovo degli autobus inquinanti, dall’importo non quantificato. La somma fa 25 centesimi certi più un’accisa ignota (l’ultima)
Quindi: 49 centesimi il costo sul mercato internazionale + 25 di accise, siamo a 74 centesimi al litro.
Aggiungiamo ora il margine lordo delle compagnie (stimato, perchè nessuno lo conosce veramente): 8% nel 2007, facciamo 10% nel 2008. Andiamo a circa 82 centesimi. Adesso aggiungiamo i costi di stoccaggio e trasporto (anche questi stimati: 16 centesimi al litro). Arriviamo a 98 centesimi.
Adesso aggiungiamo l’IVA su tutto (eh si, paghiamo anche le tasse sulle tasse, unico paese al mondo). 98 cent. + 20%…
uguale 1,176 euro. Di cui 65 centesimi di costi fissi, e il resto tasse conosciute.
Ok. Ma allora, se il prezzo della benzina alla pompa è di circa 1,5 euro al litro…
Qualcuno mi spiega dove cazzo sono andati a finire i 32 centesimi che mancano?
Mi sembra ovvio che se li cucca qualcuno ma chi? La componente fiscale dichiarata sul prezzo della benzina è del 59%, che su 1,5 euro al litro fa 0,885.
Di questi, 0,526 li abbiamo trovati. Aggiungiamo 0,32 e cosa abbiamo? 0,856. Bingo!!!
Lo stato si becca su un litro di benzina quasi il 60% di cui il 36% costituito da accise che non hanno più alcun senso, e il resto… mancia!
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Legge di domanda e offerta: matematica dell’avidità
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Microeconomia:
dicesi “domanda” la richiesta di un determinato bene da parte del “mercato” (ovvero l’insieme dei consumatori).
dicesi “offerta” la quantità di un determinato bene messa sul mercato da chi quel bene lo produce
La domanda varia con una certa elasticità in rapporto al prezzo, secondo una curva genericamente negativa.
L’elasticità di una domanda, indica con quale ampiezza la stessa risponde al variare del prezzo.
In pratica:
1) normalmente la richiesta di un bene diminuisce all’aumentare del prezzo.
2) l’ampiezza di questa diminuzione può essere maggiore o minore, a seconda di quanto il bene sia considerato fondamentale. Si va da una elasticità nulla a un’elasticità infinita (entrambe teoriche).
Un buon esempio di elasticità molto bassa, tanto da essere considerata nulla, è quella del petrolio. In questo caso infatti la domanda varia pochissimo al variare del prezzo. Si tratta di un bene considerato “di prima necessità”.
Un buon esempio di elasticità molto alta, può essere quello delle auto di fascia medio bassa. Se una marca aumenta troppo il prezzo, il mercato si sposta su quella di prezzo più basso.
Entrambe le cose possono essere rappresentate da due curve (una a testa), su un grafico. L’incrocio delle curve, determina il prezzo.
E qui parte l’inculata…
L’offerta varia sulla base di molti parametri, ma alla fine è quella che determina il prezzo, a seconda della quantità.
In pratica:
Data una quantità di un bene disponibile sul mercato, se l’offerta è superiore alla domanda, il prezzo scenderà (la svendita), viceversa, se la domanda è superiore all’offerta, il prezzo aumenterà, in misura maggiore con il bisogno di quel bene.
Ho scritto “bisogno” in rosso perchè è l’elemento chiave nell’inculata di cui sopra. Il bisogno determina quanto un bene venga richiesto. Di conseguenza, non avendo la maggior parte di noi potere sull’offerta, la domanda è l’unica cosa su cui possiamo agire.Sui beni primari c’è poco da fare: il bisogno di acqua, carburante, cibo, abiti con cui coprirsi, non è discutibile.
Ma su tutto il resto si!
Noi non abbiamo bisogno di champagne per dissetarci, ma di acqua. Non abbiamo bisogno di un cellulare da 500 euro per comunicare, ma di un telefono. Non abbiamo bisogno di una Mercedes per andare a lavorare ma di un’auto (se non è mercedes è audi, o bmw…)
Quelli che percepiamo come bisogni irrinunciabili sono molto spesso libidini inconsulte scatenate ad arte da quella pubblicità da cui nemmeno seduti sul cesso possiamo più sfuggire.
E questa è cosa ben conosciuta da chi gestisce il mercato. Gli oggetti oggi hanno un ciclo di vita brevissimo. Si chiama obsolescenza pianificata. Ovvero io che costruisco il tal oggetto, so benissimo che fra cinque anni tu che l’hai comprato non ne potrai fare a meno. Allora lo faccio in modo che non duri più di tale periodo, così poi tu ne comprerai un altro.
Noi però possiamo spezzare questo circolo vizioso. Sfuggendo alla moda, anche senza sottrarci alla ricerca del bello, del piacere e della raffinatezza.
Il nostro fruttivendolo ha avuto una crisi d’identità e si crede un orefice? Mandiamolo a cagare, spiegandogli l’uso che può fare delle carote al prezzo a cui pretende di venderle lui.
Abbiamo voglia di una sogliola ma il super ne vende solo a confezioni da due? Piantiamo un casino fino a che non ci danno una singola sogliola, e se non lo fanno non compriamola.
Il venditore di telefoni non ha il modello da 150 euro che vogliamo noi e insiste per venderci quello da 400? Spieghiamogli che può farne lo stesso uso delle carote del fruttivendolo.
Il nostro macellaio aumenta i prezzi della carne perchè tutti vanno da lui? Spieghiamogli (in modo che tutti sentano nel negozio) che il suo concorrente vende la stessa carne ancora al prezzo vecchio e noi andremo da lui.
Il prezzo lo fa chi crede di essere in regime di monopolio, o chi veramente lo detiene. Non crediamo a quei deficenti dell’Istat che dicono che l’inflazione in Agosto è calata. Non è vero! Il prezzo dei carburanti ha fatto finta di scendere di pochi millesimi per poi risalire di alcuni centesimi. L’inflazione non può calare a queste condizioni.
Compriamo l’auto di cui abbiamo bisogno, non quella dei nostri sogni (che poi non sono nemmeno nostri), e non perchè i posaceneri di quella vecchia sono pieni, ma perchè il costo per chilometro è diventato troppo elevato.
Occorre far precipitare la domanda, per far scendere il prezzo. Scriviamo ai giornali, scriviamo ai forum su internet, sui blog, che vogliamo un’auto elettrica. Qualche produttore snifferà l’affare e forse funzionerà.
Da soli non riusciamo a combinare nulla. Ma se aspettiamo che sia qualcun altro a cominciare per poi aggregarci siamo fregati.
Ma questo è un altro paio di maniche.
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Carburanti: rivalsa sulla robin tax
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Il prezzo del petrolio cala. Quello di benzina e gasolio anche, ma non con lo stesso ritmo. Oggi sul Corriere, un articolo spiega come siano calati di ben dieci cent. al litro, rispetto ai primi di Luglio. E questo, secondo le compagnie petrolifere sarebbe un segno del loro venire incontro al consumatore. No ma dico, pensano che siamo tutti rincoglioniti?
Il prezzo della benzina è sceso si, rispetto a Luglio, ma continua ad essere mostruosamente elevato. Come dire: ieri le mele costavano 10 euro al chilo. Oggi che secondo tendenza dovrebbero costarne 12, te le facciamo pagare solo 9,5. Visto che bravi?
La realtà è che nei dieci giorni in cui il prezzo dei carburanti non ha seguito quello del petrolio, le compagnie si sono intascate quei tot miliardi di euro che gli permetteranno di non subire perdite dalla Robin Tax di Tremonti. Tassa quindi che tanto per cambiare abbiamo pagato noi.
Insomma un po’ tipo lo spot della Vodafone “Tutto intorno a te”: da qualunque parte ti giri lo prendi comunque nel culo.
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A proposito delle armi
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale --->
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Immaginate di abitare in una piccola villetta a schiera. Pochi soldi di valore, un mutuo ormai fattosi pesante. Abitate lì da qualche anno. Tutto sommato la vostra vita però non è così male. Siete ancora abbastanza giovani, avete una bella moglie che ancora pensa più a voi che al lattaio e all’idraulico, una bella figlia di dieci anni, e una piccola impresa, che riesce a darvi da vivere decentemente.
Immaginate di essere andati a letto da qualche ora, abbastanza soddisfatti per un affare andato finalmente a buon fine, grazie al quale riuscirete anche a fare qualche giorno di vacanza coi vostri cari.
Improvvisamente venite svegliati da un rumore, al piano di sotto. Insospettiti vi alzate per andare a vedere cosa stia accadendo; prudentemente scendete le scale, un gradino alla volta. I rumori dal piano inferiore proseguono. A questo punto capite che qualcosa non va: qualcuno si è introdotto in casa. Il cuore vi si mette a battere nel petto. La prima cosa che vi viene in mente è come proteggere vostra moglie e vostra figlia. Telefonare alle forze dell’ordine! Ecco! Vi voltate per andare nello studio, dove c’è il telefono… e improvvisamente capite che la vostra vita ha cessato di essere quella che era. Davanti a voi il minaccioso foro nero della canna di un pistola puntata alla vostra faccia vi fissa come il terzo occhio della faccia ancora più minacciosa dell’uomo che la impugna.
- Adesso te ne stai buono mentre noi ci divertiamo - dice l’uomo.
La vostra mente impazzisce alla ricerca di una cosa qualsiasi da fare, una qualsiasi. Ma non c’è nulla da fare. A meno che non vogliate farvi ammazzare subito, cosa che comunque non cambierà granchè le sorti di vostra moglie e di vostra figlia. Così vi arrendete. E alzate le mani. Nella speranza che più tardi si presenti l’occasione per poter fare una qualsiasi cosa.
Solo che l’occasione non si presenta. E dopo pochi minuti assistete impotenti, ammanettati al corrimano della scala, alle urla di vostra moglie che viene violentata a turno dai quattro uomini che si sono introdotti in casa vostra. Non potete fare assolutamente nulla, se non assistere alla sofferenza della persona che più amate su questa terra, mentre viene violata nel profondo del suo essere. Ma ancora sperate che qualcosa possa accadere. Che l’occasione di fare si presenti. E pochi minuti dopo assistete allo stesso scempio, ma questa volta perpetrato su vostra figlia. E’ a questo punto che la vostra mente cede, e miracolosamente perdete i sensi.
Ecco, ho scritto queste poche, crude righe, perchè oggi mi è capitata una discussione con alcuni colleghi del luogo in cui lavoro. Colleghi che sostengono che la legittima difesa, quando esercitata tramite l’uso delle armi sia cosa orribile ed incivile, e che la legge che regolamenta l’autotutela in un privato domicilio sia illegittima. Che sostengono che non essendo possibile conoscere a priori le vere intenzioni di una persona che si infila nottetempo in casa propria, allora non è giusto difendersi con l’uso della forza. Che bisognerebbe utilizzare un sistema che permetta di immobilizzare l’aggressore senza fargli male. Poverino! Forse voleva solo rubare perchè aveva fame!
Sì… e io sono babbo natale!
A costoro, che non stento a definire pusillanimi e moralisti, sfugge forse un fatto: che chi si introduce in casa altrui nottetempo se ne sbatte le cosiddette delle parole, della legge e delle regole, e normalmente non agisce da solo. Può darsi anche che con un taser si riesca ad abbatterne uno. Ma nel frattempo gli altri abbattono te. A colpi di pistola, o di calibro 12, o di coltello. E poi è il turno dei tuoi cari.
A costoro sfugge il fatto che la loro limitata visione pacifista non viene condivisa da chi si dedica al crimine, di qualsiasi livello. Chi si dedica al crimine non ritiene sè stesso un criminale. Ma uno specialista di un lavoro come un altro. Se il criminale pensasse a sè stesso come ad un criminale, non sarebbe un criminale.
E a questa frotta di moralisti della pace, che si mettono a posto la coscienza spendendo 250 euro all’anno in adozione a distanza, io dico che mi hanno rotto le palle! Mi hanno rotto le palle con con i loro Birkenstock portati sotto il doppio petto grigio a righine gialle, e la magliettina “Peace” in perfetto stile radical chic. Mi hanno rotto le palle perchè con il loro falso rispetto per le altrui opinioni negherebbero a chiunque il diritto a difendersi, dimenticandosi che per una persona che non teme le conseguenze del commettere un reato, procurarsi un’arma illegale è molto, ma molto più semplice che per una cittadino normale. Questa è la vera violenza. Quella di queste caricature di esseri umani, che se ne avessero il potere imporrebbero a tutti la propria mentalità.
Io non capisco proprio. Non ci sto dentro. Non vuoi stare in casa armato? E non farlo! Ma non cercare di imporre la tua decisione anche a chi delle tue idee se ne infischia. E invece il moralismo di questa gente li porta a battersi e a cercare di imporre in tutti i modi le proprie idee a tutti, cercando di limitare la libertà di chiunque, anche di coloro che considerano il loro punto di vista come una vera idea del cazzo!
Comunque concludo ricordando a costoro che in data 24 gennaio 2006 presso la Camera dei Deputati è stata approvata la modifica all’art. 52 del codice penale in materia di autotutela in un privato domicilio. Il testo così recita: “Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale”.
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Simpatici oggetti in rete
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale --->
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A volte ricevo delle segnalazioni, come in questo caso per mano di Porrima, che ringrazio.
In rete si trova di tutto, è vero. E’ il caso anche di questo oggetto.
Un taser, ovvero un simpatico generatore di scariche elettriche ad altissimo voltaggio, in grado di paralizzare o comunque mettere ko un assalitore anche allenato.
Voi direte… cosa cè di strano? Nulla, se non il fatto che l’oggetto in questione è camuffato da cellulare, e oltre al generatore di scariche elettriche, contiene anche una sirena da 100Db e una torcia flash-led ad alta intensità.
Non ci credete? Eccolo qui, il coso…
E se poi voleste andare a visitare il sito da cui è stato pescato… potete cliccare qui.
Attenzione però. Anche se il giochetto in questione è acquistabile via internet, qualora foste interessati verificate che la cosa sia legale sul suolo italiano. Io ve l’ho detto…
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Le armi uccidono
Scritto da: franz in Articoli, Attualità: commenti e visione personale --->
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Ricevo la segnalazione e volentieri condivido quanto di seguito. Si tratta di un argomento che più volte ho sostenuto, ma su cui mai ho potuto effettuare un’analisi approfondita. Si tratta di un articolo inviatomi da un mio carissimo amico, scritto da Carlo Stagnaro, che invece effettua la suddetta analisi con grande professionalità, profondità e dovizia di particolari, unita a una mole di dati impressionante.
I miei ringraziamenti per la segnalazione.
Condivido in pieno quanto espresso nell’articolo, per la cui scrittura ringrazio il Sig. Stagnaro, pur non avendo ricevuto diretta autorizzazione alla pubblicazione.
Le armi uccidono
di
Carlo Stagnaro
Nulla di più scontato e, al tempo stesso, nulla di più falso. Non le armi, oggetti inanimati e privi di volontà, ma gli uomini uccidono. Eppure su tale affermazione emotiva e irrazionale, affascinante nella sua semplicità, poggiano le fondamenta tonnellate di retorica e, ciò che è più grave, larga parte della legislazione Italiana ed Europea (ma anche Americana) che rende difficile quando non impossibile per un cittadino onesto possedere un’arma, portarla e “Dio non voglia” usarla. Eppure, non ci vuole molto a falsificare l’equazione, purtroppo molto in voga, secondo cui più armi significherebbero più violenza.
Le grandi tragedie che ci vengono narrate dalla stampa non si svolgono mai nei poligoni di tiro o in altri circoli di persone armate. Esse accadono sempre nei luoghi più impensati: per strada, a scuola, tra le quattro mura domestiche. Laddove forse l’unico uomo armato è l’aggressore e spesso neppure lui, visto che le cronache ci raccontano di omicidi efferati compiuti grazie a coltelli o taglierini e, c’è da scommetterci, le armi impiegate per compiere delitti non sono mai legalmente possedute. I criminali se ne fregano delle leggi, altro che storie. I numeri, d’altra parte, nella loro crudezza smentiscono l’intera montagna di pregiudizi contro le armi da fuoco e ciascuno di essi. La loro lezione, anzi, è che laddove i cittadini hanno la possibilità di armarsi liberamente, i criminali fanno la vita grama. Per dirla col grande scrittore Robert Heinlein, “una società armata è una società educata”. La maggior parte degli studi su questi temi si concentra su problemi specifici ed è difficile avere uno sguardo d’insieme sulla questione. Fortunatamente, è disponibile per gli utenti della rete un documento molto ampio, intitolato Gun Facts e curato dall’instancabile Guy Smith, che periodicamente aggiorna il proprio lavoro e raccoglie la maggior parte delle informazioni di cui disponiamo. Così, si scopre ad esempio che, sebbene negli Stati Uniti il numero di pistole in circolazione sia più che raddoppiato negli ultimi trent’anni, sia i suicidi che gli omicidi (commessi con pistole o senza) sono rimasti stabili.
Non vi è alcun legame, dunque, tra questi fenomeni e non è corretto affermare che in una società armata suicidi ed omicidi tendano ad aumentare. Anzi, secondo i dati del Dipartimento di Giustizia Americano, il rischio di ferimento durante un’aggressione per una donna che non opponga alcuna resistenza è 2.5 volte più grande che nel caso di resistenza armata; la resistenza senza armi è 4 volte più pericolosa che la resistenza con le armi. Per un uomo, i due rapporti assumono rispettivamente i valori di 1 .4 e 1 .5. Inoltre, secondo il criminologo Gary Kleck nel 98% dei casi è sufficiente che la vittima di un’aggressione brandisca una pistola perché il criminale desista dalle proprie intenzioni. Questo significa che nel 98% delle aggressioni contro uomini armati, il delinquente fa un buco nell’acqua e, ciò che è più importante, non vi è alcuno spargimento di sangue. Inutile chiedersi quale sia tale percentuale nel caso in cui la vittima sia disarmata. Invero, la semplice possibilità che in una casa siano presenti delle armi diminuisce notevolmente il rischio che i suoi abitanti corrono ogni giorno e ogni notte. In Canada e Gran Bretagna, dove la regolamentazione sulle armi è assai stringente, quasi la metà dei furti nelle abitazioni avviene in presenza dei proprietari, che quindi corrono un serio pericolo. Per contro, negli Stati Uniti la percentuale di “hot burglaries” (come viene definito questo genere di crimini) è appena del 13%.
Un sondaggio condotto nelle carceri americane tra i detenuti ha rivelato che questi ultimi, nell’esercizio della loro “professione”, temono di gran lunga di più i cittadini armati che non la polizia, Il caso della Gran Bretagna, poi, è particolarmente istruttivo. Tale paese ha progressivamente introdotto norme sempre più severe, fino al punto che, oggi, è virtualmente impossibile per un privato cittadino possedere armi per difesa personale. Ciò nonostante, come ha dichiarato Bob Elder della “Felice Federation”, “Le nostre dure leggi non sembrano avere alcun effetto”. In Inghilterra le armi sono state usate con scopi aggressivi per 2648 volte nel 1997 e per 3685 neI 2000. Può essere interessante notare che, delle 20 zone con il più basso numero di armi legalmente detenute, ben 10 presentavano una criminalità al di sopra della media; al contrario, delle 20 zone con il massimo numero di armi legali, solo due si trovavano in quella situazione. In generale, il numero di cittadini armati è diminuito e ogni genere di crimine violento è aumentato. Questo dato, peraltro, ne ricorda un altro analogo. Secondo un’indagine condotta dall’FBl sulle città americane più sicure, sei di esse si trovano ” incredibilmente ” nella stessa contea, quella di Orange, California. Una delle poche in cui, in quello Stato, i cittadini possono ottenere senza troppi problemi un permesso di porto d’armi per autodifesa. Può essere utile anche ricordare il caso della legge della Florida, che rendeva il permesso di porto occultato accessibile praticamente a chiunque disponesse di alcuni requisiti oggettivi (la fedina penale pulita, tra gli altri). Ebbene, i dati del Dipartimento di stato della Florida mostrano che, dall’inizio dell’esperimento nel 1987 al giugno 1993, sono stati richiesti 160.823 permessi, di cui solo 530 (ovvero lo 0.33%) sono stati negati per l’assenza delle qualifiche necessarie: il che suggerisce che la legge ha favorito proprio coloro che intendeva favorire, i cittadini onesti. Solo 16 permessi, vale a dire un centesimo dell’1%, sono stati revocati a causa dell’uso criminale delle armi da fuoco.
Inutile dire che, da allora, il crimine violento è diminuito. In generale, all’aumentare del numero di pistole i crimini contro la proprietà tendono a diminuire (i criminali cercano di agire quando le loro vittime sono assenti, per esempio). Un’inchiesta condotta nello Stato di New York ha rilevato che circa l‘81% dei “buoni samaritani” cioè di quanti hanno soccorso persone minacciate da un aggressore, era in possesso di un’arma da fuoco. Vigliaccheria da parte dei cittadini disarmati? Mancanza di virile coraggio? Può darsi. Certamente razionalità. Se le probabilità di successo sono più elevate, è più facile che un passante intervenga in aiuto di una persona aggredita. Vale a confermare questa affermazione il fatto che, a Chicago, i civili armati hanno ucciso per motivi giustificati il triplo dei criminali violenti uccisi dalla polizia. In generale, i civili armati hanno ucciso, catturato, ferito o almeno allontanato gli aggressori nel 75% dei casi di scontro violento, contro il 61 % della polizia. Non sembra essere corretta neppure l’opinione, assai diffusa, che le armi siano oggetti così “difficili” da maneggiare da produrre chissà quanti incidenti. Negli Stati Uniti, dal 1965 a oggi il numero di armi da fuoco in circolazione é salito da circa 90 milioni a oltre 200 milioni. Per contro, il numero di incidenti mortali dovuto a un loro uso errato è sceso da quasi 2.500 a meno di 1.500 all’anno. Tutto questo senza tenere conto dell’aumento demografico che, se fossero fondate le preoccupazioni dei liberali, avrebbe dovuto produrre catastrofi immani. La lezione che si deve dedurre da questi dati è che non vi è alcuna relazione (nella peggiore delle ipotesi) tra il numero di armi in circolazione e il loro impiego errato. In America un numero compreso tra 60 e 65 milioni di cittadini possiedono oltre 200 milioni di armi da fuoco (tra cui 60-65 milioni di pistole). Le armi per difesa personale sono circa l’11% del totale (il 13% tra le pistole). Meno dello 0.2% delle armi (0.4% delle pistole) viene impiegato a scopi criminali, mentre ogni anno esse vengono utilizzate per legittima difesa da circa 645.000 persone (circa l‘1% dei possessori di armi, pari circa allo 0.35% delle armi in circolazione) e per quasi due milioni di volte. Anche a una prima occhiata, dunque, sono evidenti due fatti: che la larghissima maggioranza dei possessori di armi (99.8%) sono persone oneste e che le armi da fuoco vengono impiegate per usi legittimi quasi il doppio delle volte in cui vengono utilizzate per scopi criminosi.
Dal 1900 a oggi il numero di omicidi in America è cresciuto notevolmente. A inizio secolo, esso era di circa i per ogni 100,000 abitanti all’anno (tutti i dati sugli omicidi, da qui in poi, vanno intesi riferiti al singolo anno e fatta 100.000 la popolazione dell’area interessata). All’epoca, non vigeva alcun tipo di regolamentazione. Salvo casi eccezionali, ovunque negli Stati Uniti chiunque poteva acquistare una qualunque arma da fuoco. Da lì agli anni ‘30, gli omicidi aumentarono in maniera esponenziale, sfiorando la ragguardevole cifra di 10 ogni 100.000 abitanti. Quasi tutti gli studiosi sono concordi nel sottolineare la “curiosa” coincidenza di questa crescita con la massiccia immigrazione dall’Europa e la conseguente urbanizzazione. Nel 1933 venne abolito il proibizionismo. Da quell’anno al 1958 gli omicidi si dimezzarono. In quel momento era ancora possibile acquistare armi da fuoco senza alcun genere di limitazione. Va notato che, terminata la Seconda Guerra Mondiale, dieci milioni di soldati ritornarono a casa, conservando però un alto numero di armi. In quegli anni si toccarono i livelli di omicidi più bassi dal 1915. Purtroppo, fu proprio in questa situazione di apparente tranquillità che accaddero due fatti politici di incredibile importanza. Da un lato, si iniziarono a intravedere i primi barlumi della improduttiva e, anzi, dannosa “guerra alla droga”, una sorta di riedizione del vecchio proibizionismo. Dall’altro, nel 1968 venne approvato il Gun Control Act. primo embrione di legge contro le armi. A questo si somma una seconda ondata migratoria. Non stupisce, a questo punto, scoprire che da allora a oggi gli omicidi sono aumentati quasi senza tregua salvo conoscere una nuova dimi nuzione negli anni ‘90, in concomitanza con un nuovo aumento degli acquisti di armi. E importante anche esaminare la distribuzione degli omicidi non nella loro evoluzione nel tempo, ma in un dato momento. Pare ragionevole, ad esempio, confrontare quegli stati che impongono regolamentazioni onerose con quelli che invece lasciano maggiore libertà. Nonostante sia vigente una normativa federale, infatti, gli stati hanno in America una grande autonomia e, di fatto, possono esercitare politiche completamente diverse l’uno dall’altro.
I tre stati con leggi più restrittive sono (tra parentesi il numero di omicidi ogni anno, per 100.000 abitanti): California (12.7); lllinois (11 .3); Maryland (11 .7). Gli stati con leggi più tolleranti: ldaho (1 .8); Iowa (2.0); Maine (1 .2). Tali dati si riferiscono al 1991. Per fare un confronto, nello stesso anno in Italia si sono registrati 3.3 omicidi ogni 100.000 abitanti, in Germania 3.0 (in realtà tale confronto è poco significativo, in quanto bisognerebbe prendere in esame molti altri fattori: tra cui, però, è di particolare importanza la presenza in America, e specificamente in alcuni stati, di nutrite minoranze etniche, i cui membri dimostrano, secondo le statistiche, una spiccata propensione alla violenza). Contrariamente a quanto si crede poi, le armi sono molto in basso nella lista delle cause di morte in America. Con riferimento al 1991, ad esempio, con meno di 33.000 vittime esse occupano il quindicesimo posto, poco dopo il diabete e gli incidenti automobilistici (dodicesima e undicesima causa di morte) e molto dopo l’alcol (quinta). Si pensi inoltre che ogni anno in America si suicidano circa 30.000 persone, il 60% delle quali (18.000) utilizza un’arma da fuoco. Non vi è ragione di ritenere che esse non si sarebbero suicidate in assenza di una pistola o un fucile. Le morti attribuibili direttamente alle armi da fuoco, dunque, di fatto si riducono a 15.000, scendendo ben più in basso nell’ambito di questa particolare classifica. In tale numero sono compresi gli omicidi “legittimi” commessi dalla polizia o dai cittadini per legittima difesa. Purtroppo non è disponibile tale dato. Sappiamo però che, sommandolo agli omicidi non legittimi e depurandolo dai casi in cui le armi da fuoco non vengono impiegate, esso raggiunge la cifra di circa 13.500. Supponiamo che il 50% di tali omicidi fossero evitabili (stima per eccesso). Ricordandoci che, a causa degli incidenti nell’uso di armi da fuoco, muoiono ogni anno 1.500 persone e assumendo che tutte queste morti siano attribuibili alla libera circolazione delle armi (ipotesi assurda), si conclude che, per colpa delle armi, muoiono ogni anno circa 8.500 persone. Tutto questo in un paese con più di 270 milioni di abitanti, nel quale ogni anno gli errori medici sono all’origine di oltre 90.000 decessi e gli incidenti automobilistici di quasi 50.000 dipartite. E’ questa forse una ragione per proibire le automobili o chiudere gli ospedali?
Che non sia possibile rintracciare alcuna correlazione positiva tra il numero di armi e gli omicidi è evidente anche confrontando i dati relativi a diversi paesi del mondo. E, allargando lo sguardo al crimine violento in generale, scopriamo che Australia e Inghilterra, i paesi forse con le leggi più dure al mondo verso i possessori di armi da fuoco, guidano questa poco gloriosa classifica, che vede invece in posizioni “onorevoli” paesi caratterizzati da una radicata “cultura delle armi” come Stati Uniti e Svizzera. E non è un caso che queste due nazioni siano anche quelle comunemente ritenuti “più libere” sulla faccia della Terra. Sebbene sia azzardato tentare di tracciare un legame tra il numero di cittadini armati e il grado di libertà politica di una nazione, è indubbio che le armi privatamente detenute costituiscano, per così dire, una polizza assicurativa contro la tirannide. E anche un antidoto a essa: solo un cittadino armato può fare appello all’antico e nobile diritto del tirannicidio. D’altronde, questo punto era perfettamente chiaro ai Padri Fondatori degli USA. che infatti vollero inserire nella Costituzione l’esplicita garanzia che i cittadini non sarebbero stati disarmati. Ed era pure evidente ai tanti dittatori il cui avvicendarsi alla guida dei rispettivi Stati ha scandito il sanguinoso ritmo del ventesimo secolo. L’Unione Sovietica ha approvato il controllo delle armi nel 1929. Dal 1929 al 1953 circa venti milioni di dissidenti politici, incapaci di difendersi, sono stati sterminati. La Turchia lo ha fatto nel 1911 e dal 1915 al 1917 un milione e mezzo di Armeni, incapaci di difendersi, sono stati sterminati. La Cina ha promulgato leggi contro la libera circolazione delle armi da fuoco nel 1935 e dal 1948 al 1976 venti milioni di anti-comunisti cristiani, dissidenti politici e gruppi riformisti, incapaci di difendersi, sono stati sterminati. La Germania lo ha fatto nel 1938 e dal 1939 al 1945 tredici milioni di Ebrei, Zingari, malati mentali e altri “popoli imbastarditi” sono stati sterminati.
Il Guatemala ha fatto la stessa cosa nel 1964 e dal 1964 ai 1981 un milione di Indiani Maya, incapaci di difendersi, sono stati sterminati. L’Uganda a stabilito il gun control nel 1970 e dal 1971 al 1979 trecentomila cristiani, incapaci di difendersi, sono stati sterminati. La Cambogia lo ha fatto nel 1956 e dal 1975 al 1977 un milione di “borghesi” e intellettuali sono stati sterminati. In tutto fanno oltre cinquantacinque milioni di persone innocenti massacrate dai loro stessi governi: che per farlo hanno prima reso indifesi i propri cittadini confiscando o vietando le armi da fuoco. Una cifra infinitamente superiore a tutti i morti dovuti a un uso “civile” (accidentale o doloso, legittimo o illegittimo) delle armi da fuoco. L’Italia, per parte sua, ha introdotto le prime norme contro il possesso privato di armi da fuoco nel 1931, nel bel mezzo di un periodo che non si può certo definire come il più libero della nostra storia. Le armi privatamente detenute, dunque, sono un segno di libertà e di autonomia. La bocca di un fucile segna chiaramente il limite della proprietà privata, significa che la casa è, per così dire, territorio consacrato e la sua soglia non può essere varcata da persone indesiderate se non a loro rischio e pericolo. La canna di una pistola infine comunica forte e chiaro agli uomini politici che essi non hanno alcun diritto di improvvisarsi tiranni. Per usare le parole di Charlton Heston, presidente dell’americana National Rifle Association, “Non ci sono armi buone. Non ci sono armi cattive. Un’arma nelle mani di un uomo cattivo è una cosa cattiva. Un’arma nelle mani di un uomo buono non è una minaccia per nessuno. Eccetto che per gli uomini cattivi”.
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