leggerezza

Fare salti d’Ottava per cogliere il Meraviglioso – by Giuseppe

Francesco Franz Amato Fare salti d’Ottava per cogliere il Meraviglioso   by GiuseppeProviamo a ricordare quante volte, nella vita, abbiamo fatto sforzi incredibili per raggiungere qualcosa che ci stava particolarmente a cuore.

E, tornando indietro a quei ricordi, sicuramente ci sovverrà l’atmosfera di meraviglia che, aureolata, circondava ogni gesto, ogni parola…ogni sensazione ed emozione.

Chi di noi non ha fatto un lungo viaggio per appagare un desiderio, rinunciato a dormire o vissuto momenti d’attesa sotto la pioggia; oppure sopportato il caldo, il freddo e la fatica per raggiungere un obiettivo, per un amore…per un “contatto”.

Sempre, dietro l’esperienza del Meraviglioso, vi è il nostro “sforzo” per raggiungere l’oggetto desiderato, poi tutto diventa magia.

Pensiamo, al contrario, a quanti momenti, giornate, forse mesi, abbiamo vissuto nell’apatia e nel grigiore.

A qualcuno sembrerà strano ma…dietro tutto questo c’è la Legge del Tre e del Sette.

Finché non portiamo a compimento un’Ottava, saltando gli intervalli, e fin quando non passiamo da un’Ottava all’altra, siamo costretti a “rimasticare il masticato”: pena la ripetitività e la noia. Niente freschezza, niente meraviglia.

Ma quando grazie ad un intenso sforzo, animati dal “fuoco della passione”, siamo riusciti a non fermarci davanti a nessun ostacolo, allora,  anche se stanchi, sudati, coi muscoli doloranti o col cervello che ci scoppia, l’atmosfera attorno a noi cambia di colpo, rivelandoci tutto il suo splendore.

Allora una musica, un sorriso, un tramonto…ma anche il semplice respirare, guardare le proprie mani, ascoltare la propria o l’altrui voce…tutto, insomma, si trasforma nell’esperienza del Meraviglioso.

Non è che prima “lui” non c’era: eravamo noi che non c’eravamo.

Il Meraviglioso è sempre lì, che attende un nostro “risveglio”.

Articoli correlati:

Immagina se… – By Giuseppe

Francesco Franz Amato Immagina se...   By Giuseppefosse l’uomo a partorire,

la terra fosse un cubo,

avessimo la testa davanti e i genitali dietro,

si nascesse vecchi per morire bambini,

il sole fosse freddo,

la Legge di gravità non esistesse,

Romolo non avesse mai fondato Roma,

non fosse mai stata inventata la polvere da sparo,

Colombo non avesse mai scoperto l’America,

ci svegliassimo domani e scoprissimo che la Crisi Economica è solo un “pesce d’Aprile”,

Chuck Norris non fosse mai nato, idem per Emilio Fede,

da domani i telefonini smettessero di funzionare,

Adamo ed Eva non fossero mai stati cacciati dal Paradiso (su cosa si poggerebbe la Chiesa Cattolica?),

Mosè, scendendo dal monte Sinai, avesse riportato un libro di barzellette,

non fosse mai stata inventata l’elettricità,

amare gli altri come noi stessi (ammesso che ci amassimo) fosse la norma,

Dio esistesse davvero, e…fosse una gran gnocca alé: tutti a cercare Dio.

Articoli correlati:

Buona serata di San Valentino: con Fabio Concato in M’innamoro Davvero

Eccolo qui! Il nostro menestrello dolcissimo!

Buon San Valentino a tutti/e da Franz’s Blog!

Articoli correlati:

Leggerezza: è indispensabile in questi tempi bui

Francesco Franz Amato Leggerezza: è indispensabile in questi tempi bui

E fatti una risata, dai!!!

Sono tempi davvero pesanti questi. I giornali non fanno altro che soffiare acqua sul fuoco, pubblicando notizie esclusivamente negative. I media in genere fanno a gara per chi parla delle cose più brutte e pesanti, e spesso nel modo peggiore in cui possono farlo.

La situazione economica non è certamente di quelle che ti fanno sorridere e, con il governo che ci ritroviamo, la cosa si aggrava ancora di più.

Ma una cosa è certa: è inutile appesantirsi e lasciarsi appesantire dall’atmosfera generale; non serve a nessuno esser pesante, triste, cupo. 

Una delle prima cose da mettere in atto è la sensibilità: ovvero discernere se ciò che sentiamo come pesantezza ha davvero motivo di esistere come tale o non è invece il risultato dell’influenza continua e protratta del continuo bombardamento di emozioni negative che subiamo quotidianamente.

Non è semplice, d’accordo, ma neppure così difficile. Per iniziare, è sufficiente mettere sotto osservazione quella continua, sottile condizione di pesantezza che ci coglie subito, appena alzati e che ti rovina pure il sacrosanto gusto di un caffè fumante.

Osservare e non intervenire. Un po’ come per quanto riguarda il principio di indeterminatezza di Heisenberg, infatti, anche solo osservando stiamo già intervenendo sulla cosa.

Osservando, stabiliamo un punto di vista che non  può più essere, necessariamente, all’interno di ciò che osserviamo. Per questo motivo, già il semplice atto di osservare produce un immediato, anche se poco percettibile all’inizio, alleggerimento.

In seguito, questo distacco produrrà un progressivo ridimendionamento di ciò che viene osservato, fino a ridurlo alle sue reali dimensioni. Non dovrebbe essere una novità per nessuno il fatto che qualsiasi pensiero, se rimuginato in continuazione, tende inevitabilmente ad ingigantirsi.

Come dire: più ci pensi e più la sfiga diventa grossa. Per contro, più la guardi e più lei si sente presa a calci in culo.

Poi occorre scrollarsi di dosso questa cazzo di atmosfera sempre più plumbea. Noi non siamo tristi, non siamo cupi, non siamo rincoglioniti: non c’è bisogno di essere così.

Sorridiamo a qualcuno per strada, e al primo che ci viene a parlare delle borse in picchiata… rispondiamogli parlando di quanto ci siamo rilassati a giocare con i figli, nell’ultimo fine settimana.

Oppure di quanto ci siamo goduti quell’ultimo, sontuoso pompino!

Insomma… rompiamo questo guscio di pesantezza che i media e l’informazione tutta tende a crearci addosso ogni giorno di più.

E si, occorre proprio farlo. Perchè è evidente che se stanno facendo questo è per uno scopo preciso che ancora non conosciamo ma che, come mi pare evidente, non può di certo essere nobile. Magari è solo un espediente per vendere più copie di quella carta igienica che spacciano per quotidiani ma, comunque sia, non va affatto bene.

Persone cupe, tristi e così via dicendo, reagiranno in un modo estremamente prevedibile, in quanto prede assolute delle emozioni negative. Avete mai provato a prevedere le azioni di una persona allegra? Molto, molto più difficile che con quelle di uno incazzato nero o depresso come un calorifero alle Hawaii.

Quindi, datemi retta: giù di sorrisi, cazzate, gioia di vivere.

Cazzo, la vita non deve necessariamente essere vista come quella merda che cercano in tutti i modi di farci apparire. La vita è qui. Respiriamo, amiamo, trombiamo, eccheccazzo…

E basta preoccuparsi di come andrà la borsa domani: se fossimo tutti più allegri (ma tutti, intendo, anche quelli che in borsa ci lavorano) questa tenderebbe al rialzo.

Perchè ci sarebbero più fiducia e meno paure sul campo.

Cioè esattamente il contrario di quello che ci viene inculcato in continuazione!

Provare per credere!

 

Articoli correlati:

Globalizzazione e legge di unità

Francesco Franz Amato Globalizzazione e legge di unitàCi sono i no-global e i  pro-global. I giornali e i vari culturologi, tuttologi…. ecceterologi si riempiono la bocca con la parola “globalizzazione”.

Ma qualcuno ha studiato davvero questo fenomeno/tendenza? Parliamone…

La tendenza è quella di collegare, di mettere tutto assieme. Globalizzazione è soprattutto questo: connessione.

Come per tutte le cose che accadono su questo pianeta però, una cosa che in sè non potrebbe portare altro che benefici, rischia di venire pervertita.

Guardiamo la cosa da due lati. Il primo, dal basso.

Globalizzazione implica, all’atto pratico che tuttti sono collegati tra di loro, ma solo alcuni sono autorizzati ad accedere a questi collegamenti in modo da trarne profitto. Vedi, ad esempio, la GDO (grande distribuzione organizzata). Un settore commerciale in espansione da diversi anni, qualcosa che permette di avere sulla nostra tavola le arance in estate, le banane tutto l’anno e i kiwi anche d’inverno.

Il che non sarebbe male, se non fosse che, per realizzare tutto questo, intere popolazioni vengono schiavizzate per produrre frutta e verdura in quantità industriale. Loro, gli schiavi, la globalizzazione la vedono solo come un enorme, intero mondo che ha deciso di troncarglielo nel culo.

Noi, ci godiamo le arance d’inverno e le banane tutto l’anno.

La società tende a rendere tutti uguali, ma il fatto è che non lo siamo. Non siamo tutti uguali, anzi, siamo tutti diversi. Non ce n’è uno uguale all’altro. Ciononostante veniamo tutti indotti a mangiare contemporaneamente le stesse schifezze, ingoiare lo stesso pattume, fare delle cose che non ci competono.

Il secondo lato, dall’alto.

Tutto il mondo inizia ad essere sempre più strettamente collegato. Dal punto di vista dell’informazione, dei trasporti, della cultura… qualsiasi notizia può fare il giro del pianeta in meno di venti secondi.

Un frutto può essere trasportato a destinazione addirittura prima che sia maturato. Un bambino in Africa può avere il sangue analizzato a Boston ed essere curato con farmaci provenienti dalla Germania.

Siamo tutti diversi, ma in realtà siamo tutti diverse espressioni di una sola cosa. Renderci conto che ognuno è una singola, meravigliosa goccia in un unico, stupendo mare, potrebbe essere qualcosa di non più così lontano da realizzare. Così come il vivere in pace ognuno secondo il proprio sentire e la propria provenienza.

Vedete le due facce della medaglia? La globalizzazione non è altro che una conseguenza logica della legge di unità, un’estrinsecazione pratica del concetto secondo cui siamo tutti collegati.

Ma la nostra società, il livello tremendo di ignoranza dei molti (e di stronzaggine dei pochi), la grandiosa superficialità delle persone e la completa mancanza di interesse in qualsiasi cosa non sia materiale (mancanza solo da parte della gente, perchè chi realmente detiene il potere non solo si interessa a queste cose ma le usa pure), consentono la perversione anche di questo fenomeno che, a tutti gli effetti, dovrebbe essere un’autentica manna per tutti.

Vi ricordate lo spot della TIM di qualche anno fa, quello con il discorso di Gandhi che faceva il giro del mondo, trasmesso a tutti con ogni mezzo di comunicazione?

Ricordate che la qualità di quello spot era tremendamente commovente (se non vi siete commossi almeno un po’ siete delle bestie insensibili!) ?

Se ci fate caso, quella commozione aveva a sua volta una qualità particolare. E l’aveva perchè dentro ognuno di noi, ben sepolta da qualche parte, c’è sempre una piccola memoria, qualcosa che sa cosa è sacro, vero, bello e luminoso. Lo sa per istinto. E quello spot aveva la capacità proprio di andare a toccare “dentro” quella corda, quella che vibra subito, appunto, per legge di unità, quando si parla di unità.

La mia personale opinione è che la globalizzazione sia una conseguenza della legge di unità.

E la sua perversione, così come sta avvenendo, sia una conseguenza dell’oscurità in cui siamo immersi e da cui, porca di quella troia, sembra non freghi un cazzo a nessuno di uscire!

Articoli correlati:

Leggerezza. Qualcosa che sta svanendo

Francesco Franz Amato Leggerezza. Qualcosa che sta svanendoE non è che sia colpa delle persone. E’ il mondo che diventa un posto sempre più pesante in cui vivere: crisi, soldi, casini, tensione, leggi che ti impediscono anche di scorreggiare, fra un po’…

Per forza che poi la vita diventa pesante. E hai voglia a pensare che esista di meglio, che si possa fare di meglio, che la vita non sia solo questo schifo di materia: alla fine ti ritrovi sempre a pensare a come arrivare a fine mese.

Eppure è importante, vitale, non perdere la speranza, la voglia di fare, di rendere le cose migliori. Una delle cose che aiutano, in questi casi, è la leggerezza. Se sei leggero, la tua qualità è leggera di conseguenza. Ergo lo è la tua vibrazione. E di conseguenza hai la massima possibilità di attirare cose leggere.

Occorre nutrire la propria anima di leggerezza, di cose belle.

Non della costante montagna di merda che ci propinano dappertutto: giornali, televisione, cinema: tutti lì a sparare tetraggini, superficialità, problemi, liti e morti ammazzati.

Ma parlare d’amore, di fiori, chessò… della bellezza di un oceano, della forza del mare… no?

Eh, no! Eccheccazzo! Le emozioni DEVONO essere negative, sennò la gente si rilassa. E le persone non si devono rilassare, perchè se non come facciamo a farli andare dove vogliamo noi con la carta dell’indignazione, della rabbia e dell’ingiustizia?

Oh, intendiamoci… non sto dicendo che bisogna trasformarci tutti in idioti ridanciani, anzi, la serietà, semmai, è un’altra cosa che a cercarla fra un po’ ci mandano la Raffai.

Ma un conto è essere seri, un altro è essere pesanti come macigni, tetri e disarmonici. Un conto è essere attenti e consapevoli, un altro è andare a cercare il morbo dove non c’è e dare la caccia alle emozioni più scure che si può.

Ci avete mai fatto caso che uno si ricorda con molta più facilità le esperienze negative di quelle positive? Ma in tutto, eh?

L’altro giorno ero in macchina con un amico. Guidava lui e, nell’andare da un cliente, sbaglia strada e mi fa: “Oh… ma cazzo! Tutte le volte che vengo qui canno alla grande”

Vi giuro che sono andato con lui almeno venti volte a quell’indirizzo e che ha sbagliato strada solo tre volte compresa l’ultima. Eppure lui ricorda solo quelle tre, non quelle in cui è arrivato senza problemi.

Capito il trucco? Il nostro cervello è strutturato in questo modo bacato. Tocca a noi fargli cambiare idea.

Come? Semplice: mandandolo a cagare tutte le volte che si pianta su un argomento “nero” e dandogli una pacca amichevole sulla spalla tutte le volte che, invece, si sofferma su qualcosa di bello.

Il che implica, ovviamente, dargli molte più occasioni di ricevere una pacca sulla spalla che non un sonoro invito alla defecazione.

Quindi… giù di stimoli leggeri, ad ampio respiro, che parlino di bellezza, di cose intense… Diamoci dentro con testi dall’afflato ampio, che parlino della libertà, della bellezza, di alti ideali, di cose spirituali.

E soprattutto, diamoci un taglio con le stronzate tragiche. Non servono a nulla se non ad aumentare il veleno!

Articoli correlati:

Leggerezza o superficialità?

Francesco Franz Amato Leggerezza o superficialità?Molte volte ho visto confondere densità e intensità. Ma molte di più ho visto la confusione tra leggerezza e superficialità.

Specialmente nella ricerca, che ad un certo punto diventa una cosa seria.

Essere leggeri non significa essere superficiali. Ricercare se stessi è una cosa seria. Si attraversano momenti, periodi, fasi. Non sempre si può essere leggeri. Nella vita a volte le difficoltà impediscono di essere leggeri.

Ma è quello il momento in cui occorre ricordarsi chi si è, cosa si sta cercando. E, come ha detto un grande uomo, decidere se fermarsi davanti ad un limite che in quel momento non riusciamo a superare, oppure se premere sull’acceleratore. Vanno bene entrambe  le soluzioni. Basta che le mettiamo in atto completamente.

La superficialità è nelle cose, è nell’elenco delle traenze, anche molto forti, di questi tempi. Un momento di superficialità è da mettere in conto. La superficialità è figlia dell’inconsapevolezza, della mancanza di presenza.

Ma non si può sempre essere al top, no?

Quello che occorre è che si cerchi sempre la massima intensità. Che non è detto sia sempre la stessa. Non credo esista una tabella con la massima intensità fissata per ogni evento. Ma ognuno di noi sa quando non sta dando il massimo in qualcosa.

Non conta farsi nascere dei sensi di colpa per questo, anzi, è deleterio. Conta accorgersene e poi andare avanti.

Molte volte qualcosa di leggero ci pare superficiale. Molto spesso è un problema di trave nell’occhio, come disse un altro grande uomo. Non è detto che ciò che vediamo sia superficiale. Potrebbe essere solo leggero; una sorta di boccata d’aria per qualcuno che in quel momento ha bisogno di quello.

Ma di certo, se vediamo qualcosa di superficiale e quello ci genera un fastidio… sarà meglio che tiriamo immediatamente i remi in barca e ci mettiamo a guardare al nostro interno, perchè è molto probabile che la superficialità sia nel nostro occhio in quel momento e non in ciò che vediamo.

Allo stesso modo vale il contrario. Se vediamo qualcosa di intenso, o di serio,  e questo ci genera pesantezza o chiusura, occorre guardarsi nuovamente all’interno, perchè è molto probabile che stiamo vedendo qualcosa che, generandoci un attrito, forse ci sta facendo da specchio, rivelando un nostro limite.

Ovvio che esistono cose obiettivamente pesanti e altrettante obiettivamente superficiali.

Ma nel momento in cui generano una reazione in noi che va oltre la semplice osservazione, come ad esempio un senso di fastidio, questo deve far scattare un campanello d’allarme.

Significa che qualcosa o qualcuno ci sta dando una “dritta” su noi stessi.

Intensità e pesantezza. Leggerezza e superficialità; quando si confondono tra di loro significa che è arrivato il momento di darsi una bella lavata alla faccia e alzarsi dal letto.

E cominciare una nuova giornata.

Articoli correlati:

Newsletter:

Cosa aspetti... una pacca sulla spalla? Iscriviti! Metti la tua mail e clicca su submit. Io non faccio spam!

Professionals

Catherine Bellwald

Fisiatra, Agopuntrice, Esperta in Medicina Tradizionale Cinese

Istruzioni d’uso del blog

Leggi prima di sparare cazzate! Leggi prima, poi spari cazzate

Articoli random

Vivisezione: già nel 2006 si dimostrava inutile. Perchè vanno avanti?

vivisezione9.jpg

Anna mi invia questo articolo.Si parla di come, già nel 2006, fosse dimostrata l’inutilità della vivisezione per la sperimentazione farmacologica. Oggi esisterebbero tutti i presupposti scientifici per fare a meno di una pratica inutile, crudele e cruenta, che non porta alcun valore aggiunto a nessuno, se non a chi dal traffico di animali da laboratorio [...]