OpenID, guerra tra Google e Microsoft: il controllo totale fa troppo gola!
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L’articolo sul Corriere è di oggi, ma la faccenda gironzola da un po’. La creazione di un OpenID, cioè un unico identificativo accettato su tutta la rete, è notizia vetusta.
Invece di citare un articolo e parlare del fatto però, stavolta voglio proprio parlare dell’articolo in se’, stranamente non facilone e superficiale, in cui si pone l’accento sul problema della sicurezza. L’uso di un OpenID, per quanto comodo infatti prevede che chi rilascia la certificazione sia automaticamente in grado di conoscere ogni sito su cui il navigatore si è autenticato.
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Navigare (quasi) anonimi in Internet.
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Il quasi è d’obbligo. Tutto dipende da chi decide di scoprire cosa fate e dove, quali sono le sue motivazioni, e quali mezzi ha a disposizione. Un hacker ben motivato, o incazzato che poi fa lo stesso, o un ufficiale di polizia internazionale ben addestrato, possono muoversi molto più in profondità di quanto si pensi. Ma se vogliamo semplicemente difenderci da chi invece il proprio movimento lo fa in zona commerciale… allora ecco qui di seguito come fare. Bisogna fare un po’ di sforzo, ma ne vale la pena.
Innanzitutto diamo per scontato che abbiate a disposizione una connessione a banda larga.
0) Andate sul sito http://www.whatismyip.com e prendete nota del vostro indirizzo di rete.
1) Non pensate di usare Internet Explorer. E’ un sistema tanto bucato che è praticamente impossibile proteggerlo. Quindi andate subito a scaricarvi Firefox cliccando QUI, e installatelo.
2) A questo punto andate sul sito http://www.tor-project.org e scaricate il pacchetto d’installazione, andando in questa pagina e scegliendo quello che si adatta alla vostra configurazione. Quindi installatelo.
3) Nella pagina di download, trovate anche alcuni consigli su come fare perchè TOR funzioni veramente. Seguiteli.
4) Scaricate i plugin per Firefox: NoScript (lo trovate QUI), Torbutton (lo trovate in questa pagina, cliccando sul link accanto alla parola “Install”). Installateli, e riavviate FireFox. Se avete bisogno di una guida su come installare i plugin per firefox, cliccate QUI.
5) A questo punto siete pronti, o quasi. Cliccate sul pulsante TORBUTTON che si è aggiunto. Quando la cipollina in icona diventa verde, significa che TOR è attivo. Da questo momento la vostra navigazione diverrà un po’ più lenta (un po’ tanto), ma parecchio sicura. TOR fa rimbalzare la connessione tra un numero indefinito di proxy e routers in giro per la rete. Gli altri plugin servono per evitare che il vostro peregrinare venga comunicato all’universo dai bastardissimi cookies che ogni sito tende a scaricare.
6) Ritornate sul sito http://www.whatismyip.com e verificate che ora il vostro IP sia diverso. In questo caso TOR è attivo e funzionante. In caso contrario avete combinato qualche pasticcio.
TOR non è un aggeggio facilissimo da usare, ma purtroppo neanche la rete in realtà lo è. Se avete bisogno di qualche dritta, il blog è a disposizione.
Buona navigazione
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Google Chrome. Lo spione. Come volevasi dimostrare.
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La mia era un’ipotesi. A quanto pare non sono l’unico scemo a farsi venire strane idee.
Vedi:
Electronic Privacy Information Center (EPIC)
Io l’ho sempre detto: oggi a gratis non ti danno manco gli schiaffi. Figuriamoci un browser!
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E’ uscito Chrome, il browser di Google. Ma che bisogno c’era?
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L’ho scaricato. Tanto per iniziare è una versione beta, quindi ancora instabile. Poi non lo si scarica direttamente. Si va sul sito di Google, e lui ti scarica un installer (un programma) che a sua volta in autonomia scarica quello che gli serve da dove gli pare, dopodichè installa il tutto.
Lanciato il browser, l’interfaccia è abbastanza scarna ma funzionale, e il rendering grafico è decisamente veloce. Finite le novità, a parte la comodità di poter prendere una scheda e “spostarla” fuori, in modo da avviare automaticamente una nuova istanza del browser.
Quello che vorrei capire è: che bisogno c’era di un altro browser? E soprattutto: perchè proprio Google?
Sicuramente Google ha le risorse finanziare e umane necessarie, che sul suo bilancio non gravano granchè.
Ma quello che mi rode profondamente, inside, è la solita domanda: cui prodest?
Sviluppare un browser costa molti, moltissimi soldi. Google non è un’impresa benefica o una onlus, ma allora dov’è il tornaconto?
Beh, secondo me non c’è dubbio: la raccolta di informazioni. I firewall, i software di sorveglianza, i plugin per la privacy… sono tutte cose “esterne” al browser, e se il browser raccoglie le informazioni e le spedisce insieme al traffico di rete usuale, potranno fare ben poco per ostacolarlo.
Sono pronto a scommettere che questa versione “beta” al momento non fa nulla di tutto questo. Ma sono altrettanto pronto a scommettere che una delle prossime invece qualcosa del genere lo implementerà.
Io personalmente non lo userò, e fossi in voi farei lo stesso.
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Grande Fratello is back: la rete sotto sorveglianza
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Riporto un articolo comparso su Punto Informatico. Si commenta da solo. Okkio!!!
Washington ha attivato il Grande Fratello globale
Da ieri la backdoor di Stato è aperta: tutti gli operatori di rete, qualunque provider di qualsiasi genere, hanno installato strumenti che facilitano le intercettazioni delle attività Internet. E la cosa non riguarda i soli utenti americani.
Tutti gli operatori di rete statunitensi, i fornitori di accesso e di servizi online, i provider di servizi VoIP, le aziende del broad band e quelle del cavo, società satellitari e molte università: da ieri tutti questi soggetti negli Stati Uniti sono tenuti per legge a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet.
Lo ha ricordato ieri Wired che parla di Giorno dell’Intercettazione di internet, in uno scenario atteso da tempo e che le nuove leggi rendono reale.
Si tratta, come noto, degli effetti dell’estensione alla rete delle norme sulle intercettazioni, che già da più di dieci anni obbligano i fornitori di servizi voce tradizionali a facilitare il lavoro di monitoraggio delle conversazioni da parte della polizia.
Sebbene questo possa avvenire solo dietro mandato di un giudice, non sono mancati i casi in cui la polizia federale ha utilizzato il sistema per velocizzare indagini ottenendo i permessi a posteriori. Un quadro che ora si ripresenta, preoccupando i molti che già preconizzano l’avvento di nugoli di cybercop dediti all’osservazione delle attività online di utenti ancora non formalmente indagati. Questo è, peraltro, quanto avviene in molti paesi, un malcostume ben noto, dove l’autorizzazione a raccogliere le prove viene rilasciata a prove già acquisite, illegalmente.
Inutile dire che c’è anche chi sottolinea come la semplicità delle intercettazioni sia destinata a fornire ai detentori del diritto d’autore nuove armi per chiedere più ficcanti indagini sulle attività online degli utenti. Basterà loro la compiacenza di un tribunale per ottenere dati ed informazioni che consentano di costruire procedimenti ad hoc basati, anziché su attività investigative, sull’intercettazione pura e semplice delle attività degli utenti.
“Rendere la sorveglianza più veloce e più facile - sottolinea Wired - offre alle forze dell’ordine di ogni genere nuove ragioni per evitare il tradizionale lavoro di indagine e preferire lo spionaggio”. Come già avvenuto per le intercettazioni telefoniche, il numero di operazioni di questo tipo, secondo gli esperti, non potrà che aumentare di anno in anno.
Ciò che preoccupa gli utenti americani dovrebbe però preoccupare anche moltissimi utenti di altri paesi. Una parte consistente del traffico Internet globale, infatti, passa sulle reti americane ed è ora gestito da operatori con la backdoor a stelle e strisce. Per non parlare della quantità di attività Internet mantenuta da utenti di mezzo mondo su server statunitensi, ora soggetti al nuovo sistema di monitoraggio. Ritenere una garanzia il fatto che un tribunale americano debba dare il suo via libera al monitoraggio delle attività web, soprattutto per gli utenti non americani, è dunque del tutto improponibile.”
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Finzione digitale? Nooo… l’ha detto la tv!
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Guardate questo video. E’ una produzione completamente digitale. Nel senso che non c’è nulla di reale, non solo il volto. Nulla.
Per tutti coloro che dicono “Embè?”, aggiungo che ottenere un costrutto completamente digitale con questa verosimiglianza e con queste caratteristiche di movimento è qualcosa di estremamente particolare.
Ma quello che mi interessava era segnalare a tutti coloro che ritengono vangelo quello che viene mostrato in TV, che forse è il momento di diventare un pochettino più critici.
La cosa parte dal film Forrest Gump, in cui per alcuni fotogrammi si vede Tom Hanks parlare con il presidente Kennedy. Da quel film (peraltro neppure così remoto), la strada percorsa fino al filmato qui sopra, è immensa.
Per dare un’idea, con questi presupposti, un video in cui questo o quel politico bestemmia in pubblico, facendo sforzi di petto mentre malmena una suora, verrebbe sicuramente accettato come autentico.
Insomma… Okkio alla penna… quella vera!
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Che bello fare gli spioni con Google
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Molti, privati e aziende, si mettono in casa o in ufficio una telecamera di sorveglianza. Alcuni anche più di una. Ma quasi tutti ormai montano le cosiddette “network camera”, ovvero delle telecamere che permettono con un semplice browser tipo firefox o Explorer, di gestirne tutte le funzioni, e di poter vedere in tempo reale cosa riprende il loro obiettivo.
Trovarle in rete non è facile. Ci viene in aiuto Google, con le sue funzioni che pochi conoscono. Per esempio, se digitate nella casella di ricerca il testo: “inurl:view/index.shtml“(ma siccome siete pigri come dei bradipi, potete anche cliccare qui) vi uscirà un elenco di siti web dal titolo strano. Un po’ lenti da caricare, dipende dal traffico della telecamera che avete scelto, sono al 99% gli indirizzi dei webserver interni a queste telecamere. Basta cliccare sul link… et voilà, vi potreste trovare a Toronto, o a Tokyo o Milano.
Se vi va male potrete vedere solo le immagini in tempo reale. Se invece è il vostro giorno fortunato troverete anche i comandi per spostare a vostro piacimento la telecamera.
E’ un modo per dare un’occhiata al mondo, magari in una pausa caffè. Non costa nulla, e può essere divertente, un po’ come guardare dal buco della serratura.
Enjoy!
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