Articoli marcati con tag ‘Giornalismo’
Le notizie spariscono: Stefano Cucchi e la Suina, che fine hanno fatto?
Ve lo ricordate Stefano cucchi, il geometra morto in carcere con il corpo pieno di lividi e le vertebre rotte?
Che fine ha fatto quella vicenda? La cortina del silenzio è scesa dai media e, come sempre accade, anche l’oblio nella testa delle persone.
E la suina? Centinaia di milioni di euro buttati nel cesso per un vaccino inutile e forse dannoso, una denuncia al parlamento europeo e la gente già se n’è dimenticata.
Quante sono le notizie di cui ci dimentichiamo solo perchè i media smettono di parlarne?
Qualcuno se ne ricorda qualcun’altra?
Dai che ci facciamo un post tra un paio di settimane, con tutte le storie di cui non si sa più nulla e che non si sa come sono andate a finire!!!
La blogosfera da’ fastidio e va zittita. USA come Italia.
Obama sta dove sta grazie ai blog. Ma adesso che cominciano a fare le pulci pure a lui improvvisamente sono diventati inaffidabili. Devono essere controllati. Lo leggo qui.
Anche negli Stati Uniti sta per partire la caccia alle streghe e la censura non tarderà a cercare di chiudere la bocca alla blogosfera, sempre con la scusa del controllo perchè non si facciano danni.
Da noi il decreto Alfano, recentemente peggiorato da ulteriori rischi di restrizione, rischia di impedire a chiunque di dire qualunque cosa su Internet.
Negli USA uguale, a quanto pare.
Una differenza: negli Stati Uniti molti blogger sono sostenuti dai giornali. E molti giornalisti sanno veramente fare il loro lavoro. Da noi è esattamente il contrario.
Chissà come andrà a finire?
Berlusconi, libertà di stampa e diritto alla privacy. Quando si nega l’evidenza.
Su tutti i giornali oggi l’affondo di Silvio Berlusconi, citato in varie salse ma alla fine sempre cocuzza è: negare l’evidenza.
Che in Italia la stampa ufficiale si occupi quasi più del gossip che delle notizie non è negabile.
Ma che la libertà di stampa non manchi… questa è una vera barzelletta. Ne sappiamo qualcosa noi blogger, con tutti i vari decreti che stanno per pioverci sul cranio (vedi Alfano), per non parlare di coloro che del giornalismo tentano ancora di fare una professione onorevole e che si vedono piovere addosso denunzie a non finire appena toccano qualche argomento serio.
Per non parlare della televisione di stato e degli ostracismi che mette in atto.
Ma che il diritto alla riservatezza sia violato solo dalla sinistra è una frase ancora più assurda, visti i tanti metodi per spiare i fatti nostri messi in campo sotto la voce “sicurezza”. Leggi il resto di questo articolo »
Noemi Letizia e Berlusconi: mi chiedo perchè mai dovrebbe rendere conto a qualcuno per qualcosa che non è reato.
E’ la domanda che mi sono posto per tutto il giorno. Premesso che non ho una particolare simpatia per il Premier, vorrei capire perchè giornali e opposizione continuano a pretendere chiarimenti da Berlusconi.
Ragioniamo con freddezza sui fatti:
1) Per qualche motivo Berlusconi conosce una ragazza. Non mi risulta che questo costituisca reato.
2) Che l’abbia conosciuta minorenne o maggiorenne, dato che non vi sono accuse di adescamento o altri atti a sfondo sessuale, non mi risulta costituisca reato.
3) Berlusconi va alla festa del 18° compleanno di costei. Anche qui non mi risulta nulla di fuori dalla legge.
4) La ragazza chiama Berlusconi ”Papi”. Ancora nessun reato.
5) La ragazza non è al governo, non si muove nel campo della politica. Anche qui non vedo reati.
Noemi Letizia (quella di “Papi”): va bene tutto, ma su Repubblica esagerano!
Sulla home page di Repubblica trovo questo titolo:
Parla il fotografo del book di Noemi “Troppe stranezze su quelle immagini”
Esce allo scoperto il professionista che ha scattato le foto della ragazza che chiama “papi” il premier.
“Situazione sgradevole. Anche la famiglia si è comportata in modo incomprensibile”
Poi leggi l’articolo... nulla di quanto espresso, se non un’intervista con il manager dell’agenzia che ha fatto il book della ragazza tre anni fa. La fotografa che l’ha realizzato non lavora più per loro da qualche anno, e il manager di Noemi si ricorda a malapena. Tutto qui. L”unica frase che esprima qualcosa di simile al titolo è:
“Non ne sapevo davvero nulla, eppure abito qui, Noemi era passata da qui. Però né io, né alcuni miei amici esponenti a Napoli del Pdl, lo abbiamo mai sentito nominare il suo papà.
Non parla il fotografo, ma il presidente dalla società. Non si ricorda della ragazza e non è al corrente di nulla. (Siamo a Napoli, dove farsi i fatti propri è un’abitudine sana e consolidata). Non parla dei familiari ne’ di situazioni sgradevoli.
E questa sarebbe informazione?
Puah!
L’italia: unico paese europeo classificato a libertà di stampa parziale. Grazie a Berlusconi. By Ilia
Lo dice questo articolo pubblicato ieri sul Corriere. L’Italia è l’unico paese occidentale ad essere stato declassato dalla categoria “paese a stampa libera” a quella di “paese dove la libertà di stampa è parziale”. Il giudizio è opera di Freedom House, un’organizzazione americana indipendente fondata nel 1941 che ebbe come primo presidente la first lady Eleanor Roosvelt.
Il motivo di questo declassamento è addebitato alla figura di Silvio Berlusconi come presidente del consiglio, a causa del suo ben noto conflitto di interessi.
La stampa estera si è occupata di questa anomalia italiana in diverse occasioni, sottolineandone l’inaccettabilità in qualunque altra democrazia occidentale. Il dato di fatto tuttavia è che la maggioranza degli italiani non considera questo un problema importante.
La maggioranza degli italiani ha votato Berlusconi in più occasioni, quindi è giusto che da lui sia rappresentata. Da questo ne consegue che per la maggioranza degli italiani non è un problema essere governata da un politico con un grosso conflitto di interessi e quindi Berlusconi è assolutamente legittimato a non risolverlo.
Questo ragionamento ci permette di spostare l’attenzione dal problema del conflitto di interessi di Berlusconi al nostro livello di consapevolezza sociale, in altre parole sulla cultura e sul costume italiano. Leggi il resto di questo articolo »
In Afghanistan si può stuprare la moglie. Per legge.

A proposito di sovvertimento. A proposito di castrare la donna.
In Afghanistan viene approvata una legge che consente al marito di stuprare la moglie. E non solo: la stessa legge vieta alle donne di andare in giro da sole, di andare dal medico senza il consenso del marito e altre di queste simpatiche cosucce.
Mossa politica o no, come sostenuto da alcuni giornalisti, la cosa resta e rimane una porcata, contro la quale, grazie al cielo, l’Onu ha deciso di metterci becco.
Cosa che lascerà probabilmente il tempo che trova. Di tutti gli articoli usciti sui giornali italiani ce ne fosse uno che dice, appunto, che di porcata trattasi. Sono pure e semplici (nel migliore dei casi) esposizioni di quanto detto o agito da altri.
E intanto la cosa va avanti.
Ma d’altronde da uno stato che definisce “disegno criminoso” l’agire di un uomo che denuncia la mafia, solo perchè non è un giornalista, cosa vogliamo aspettarci?
Come un giornalista può inventarsi le notizie: il caso del barbone massacrato dal figlio illegittimo
Che bello! Per una volta un giornalista che ne sputtana un altro! Leggete questo articolo su “il Giornale”.
Racconta di come la notizia che qualche giorno fa ha imperversato sufficientemente sulla stampa italiana, sia quasi completamente inventata, ricostruita sul falso.
Quella del barbone pestato a sangue dal figlio illegittimo e frustrato, bla bla… L’unica cosa vera della notizia infatti è il pestaggio del barbone. Tutto il resto pare sia stato inventato di sana pianta dal giornalista redattore, per una propria libidine personale di apparire.
Mi sono sempre chiesto quale fosse la molla che spinge certi pennaioli a scrivere cazzate talmente evidentemente tali da scadere nel ridicolo. Adesso, grazie a questo articolo ho capito, vera o no la storia che vi si racconta.
Una volta in più è quella cosa chiamata “riconoscimento”.
Provate ad immaginare che un giorno, senza motivo alcuno, improvvisamente nessuno più si accorga della vostra presenza. Quando parlate nessuno da’ l’impressione nemmeno di sentirvi. Nessuno vi vede, il telefono squilla sempre a vuoto; insomma, per gli altri esseri umani non esistete.
Quanto tempo ci mettete ad impazzire? Poco, credo.
Questo perchè il bisogno di essere riconosciuti dagli altri è uno di quei bisogni psicologici fondamentali, che pur non appartenendo alla categoria di quelli irrinunciabili, come quello di respirare e di nutrirsi, non sono facilmente estirpabili dalla psiche umana.
Il problema è che questi bisogni generano quella che viene definita spesso identificazione, ovvero l’immedesimarsi completamente, con conseguente completa perdita di se stessi, nell’oggetto del desiderio (o del bisogno).
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Autovelox: un cartello per truffare
E ti pareva: un cartello di aziende che, d’accordo con i comuni, alteravano le tarature degli autovelox e apparecchi vari per aumentare a dismisura il numero delle multe.
Sul corriere di oggi, la notizia.
In oltre trenta comuni italiani, in un modo o nell’altro, i rilevatori di velocità venivano noleggiati da aziende “selezionate”, tutte ovviamente in accordo tra di loro. Gli apparecchi erano truccati in modo da rilevare infrazioni anche dove non ce n’erano, aumentando le entrate del comune, e ovviamente quelle dell’azienda distributrice.
Ma la notizia è messa veramente giù in modo assurdo. C’è infatti l’elenco degli indagati e/o arrestati delle aziende in accusa, ma non vi è un solo nome di quegli amministratori comunali o funzionari, che secondo quanto riportato nello stesso articolo, fornivano l’indispensabile appoggio.
E non vi è nemmeno traccia dell’elenco dei comuni.
“Gli automobilisti potranno così ora presentare ricorso contro le sanzioni comminate” dice il Corriere. Si, bravi! Ma se non sappiamo quali sono i comuni, come cazzo facciamo a presentare ricorso? Ma che giornalismo è… sapete il numero di comuni, sapete quali sono le aziende indagate, sapete che sono coinvolti funzionari pubblici… e poi pubblicate solo i nomi di gente estranea alla pubblica amministrazione?
Se fosse stato il Times o il Guardian a pubblicare la notizia ci sarebbe stato l’elenco dei comuni coinvolti, quello dei personaggi pubblici, e magari anche il modulo prestampato per presentare il ricorso!
La vecchia corporazione dei giornalisti
Se qualcuno ancora si chiede perchè i blog sono importanti, riporto sotto un bell’articolo di Giano Daneluzzo in rete da circa un anno.
Non si può proprio restarsene in pace, ultimamente.
Non faccio in tempo a spegnere il mio bel calcolatore (perché i termini notebook o pc non mi garbano molto), ridacchiando per ciò che ho appena scritto, che subito un’emergenza mi richiama alle armi. Allora entro in una cabina, mi metto la tutina da supereroe e riaccendo il calcolatore pronto a colpire nuovamente le colonne portanti della “cultura” del nostro paese.
Questa volta i malfattori appartengono ad una casta sacerdotale delle più misteriose e potenti: i giornalisti! Altro che massoneria. I bambini di Satana sono dei puttini, in confronto ai giornalisti italiani. Roba che nemmeno Dario Argento è riuscito a farci sopra un film.
Premetto che io non sono un giornalista, per chi nutrisse certi dubbi: io non ho mai preso un centesimo per i miei scritti e mai lo prenderò, proprio per via del potere di questa casta. Non perché ciò che scrivo vale poco, sia ben chiaro. Anzi, se mi confronto con i giornalisti del calibro di Gampiero “Bisteccone” Galeazzi penso che dovrei ricevere 100 € a battuta, nonché il Pulitzer.
Il fattaccio che mi obbliga a parlar di loro risale al 19 luglio 2007, quando a Verona è andato in scena “Amleto” di Gabriele Lavia al teatro Romano. Senza voler entrare nel merito dello spettacolo che non ho visto, pare che i giornalisti abbiano per lo più abbandonato la sala dopo un quarto d’ora. Ecco, considerato che poi gli articoli sono stati scritti, i commenti sono stati pubblicati e questi professionisti hanno percepito la loro buona remunerazione per questa immane fatica (mentre la nostra redazione la compie gratuitamente), mi pongo delle domande. Domande inquietanti da porsi in un moderno stato democratico. Perché loro si possono permettere certi atteggiamenti? Come hanno fatto a crearsi tutte queste “difese”?
Il punto fondamentale, per avere le idee più chiare in merito, sta nella normativa sulla professione del giornalista, che evidenzia in maniera palese come ci si trovi di fronte ad una grave irregolarità giuridica. Cominciamo dal principio.L’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, non stiamo parlando del manifesto di qualche partitino populista, recita quanto segue: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
Tenete a mente questo articolo della Costituzione, perché lo vedrete deriso da altre norme. In particolare tenete a mente “non può essere soggetta ad autorizzazioni”.Mettiamo che un ragazzo di buona cultura, con buone capacità di comunicazione scritta e con la passione per la materia decida di intraprendere la professione del giornalista. Vediamo cosa deve fare. Intanto deve essere laureato, per cui, indipendentemente da come uno scrive e dal suo livello culturale, la laurea è indispensabile. Potrebbe essere giusto, in sé. Questo è così dal decreto dell’attuale sindaco di Milano Letizia Moratti che, il giorno dell’emanazione, dichiarava che è stata presa questa decisione “su richiesta dell’ordine”. Ma andiamo avanti.M
ettiamo che il nostro giovane abbia conseguito la sua brava ed inutile laurea. L’articolo 45 della legge n. 69/1963 sull’Ordine dei Giornalisti, dice che “nessuno può assumere il titolo né esercitare la professione di giornalista, se non è iscritto nell’Albo professionale”.Benissimo, ora il nostro giovane laureato andrà ad iscriversi all’ordine. No! Non corriamo! Bisogna fare un passo alla volta. Dunque, per iscriversi si può seguire una delle due seguenti ed agevoli strade. Si può diventare giornalista professionista” o “pubblicista”. Il professionista è colui che esercita “in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista”, ossia un giornalista a tempo pieno.
Per diventare professionisti bisogna avere i seguenti requisiti:
1.età non inferiore ai 21 anni
2.iscrizione al registro dei praticanti
3.esercizio continuativo della pratica giornalistica per almeno 18 mesi (o seguire un’apposita scuola di specializzazione, costosissima, esclusivissima e gestita da giornalisti “arrivati”)
4.superamento di un esame di abilitazione professionale, che è piuttosto selettivo, al termine del praticantato o della scuola.
Per diventare pubblicista, invece, è tutto molto più semplice, bisogna:1.aver pubblicato articoli con regolarità per almeno due anni2.presentare i giornali sui quali sono apparsi i propri articoli3.presentare i certificati dei direttori di queste pubblicazioni che comprovino l’attività biennale regolarmente retribuita.
E qui le risate si sprecano, essendo sempre e comunque gratuite le collaborazioni con chi non è nemmeno pubblicista. Se poi sei già pubblicista nessuno ti prenderà mai, in quanto è molto più comodo avere collaboratori che scrivono gratis, nella speranza di diventare forse, magari, un giorno pubblicista. Il pubblicista ovviamente non può diventare professionista. Ed ecco che la casta è al sicuro. Chi non è conforme all’ordine non ce la farà mai.
L’ordine… Ma che cos’è l’ordine? Cosa sono, i seguaci di Voldemort, che fanno l’ordine e le loro leggine, i regolamenti deontologici ed etici. Me li immagino chiusi in una grotta, illuminati da torce, col cappuccio sul capo… E poi vanno a minacciare tutti di sputtanarli ai quattro venti con foto nascoste, con intercettazioni, se non pagano il pizzo! L’ordine dei giornalisti.
E questi signori che pensano di avere il monopolio dell’espressione di opinioni e della scrittura, essendo gli unici, possono permettersi questi atteggiamenti, con la strafottenza del politico, ma le armi di chi ha in mano l’Opinione Pubblica.
La legge dell’8 febbraio 1947 n. 48 (G.U. n. 43 del 20 febbraio 1948) e qui io inviterei a riflettere sulle date, recita all’articolo 5 quanto segue:”Nessun giornale o periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve effettuarsi”.
Per la registrazione occorre che siano depositati nella cancelleria:
1) una dichiarazione, con le firme autenticate del proprietario e del direttore o vice direttore responsabile, dalla quale risultino il nome e il domicilio di essi e della persona che esercita l’impresa giornalistica, se questa è diversa dal proprietario, nonché il titolo e la natura della pubblicazione;
2) i documenti comprovanti il possesso dei requisiti indicati negli articoli 3 e 4;
3) un documento da cui risulti l’iscrizione nell’albo dei giornalisti, nei casi in cui questa sia richiesta dalle leggi sull’ordinamento professionale;
4) copia dell’atto di costituzione o dello statuto, se proprietario è una persona giuridica.Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato, verifica la regolarità dei documenti presentati, ordina, entro quindici giorni, l’iscrizione del giornale o periodico in apposito registro tenuto dalla cancelleria.
Il registro è pubblico.
Vi ricordate cosa diceva la Costituzione? Ve lo ricordo io, diceva che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni. Lascio che il cervello di chi eventualmente mi legge lavori, non lo tedierò con commenti a mio avviso superflui.
Ebbene il web, con le sue brutture, con le sue truffette, con le sue meschinità, ha il potere di far emergere anche altre opinioni. Io non sono un giornalista e scrivo gratis. Però scrivo. E quando parlo di uno spettacolo lo faccio dopo essermelo sorbito tutto, dopo non aver perso una sola battuta, dopo essermi documentato ed esprimendo un giudizio che ha una sua giustificazione reale.
Non voglio fare, come sarebbe facile, di tutt’erba un fascio, ci sono ottimi giornalisti in Italia, abbiamo una tradizione di gente che “non fa il giornalista”, ma che “giornalista lo è” e che rende onore alla casta di appartenenza. Ma è una casta e c’è un sacco di gente che vedrei bene a coltivare la terra, piuttosto che ad andarsene in giro a testa alta a dire in giro: “Lei non sa chi sono io. Guardi che sono un giornalista”.
Non farò nemmeno commenti banali sui giornalisti-sciacalli, su Vallettopoli, Calciopoli, Ballopoli ed altre amenità e nemmeno sulle telefonate riportate sui giornali. Sarei uno sciacallo io.
Chiedo solo questo, e lo faccio in ginocchio: cari sacerdoti della Parola, Onorevoli Maestri delle Opinioni, Venerabili Detentori dell’Espressione, nel caso qualcuno vi paghi per scrivere qualcosa circa uno spettacolo, guardatelo, ascoltatelo, state attenti e scrivete di conseguenza: acquisirete una dote meravigliosa e preziosa. Una cosa che magari mai vi tornerà utile sul lavoro, ma guardandovi allo specchio vi aiuterà molto: la professionalità, sorella straniera, in quanto in Italia è rara, della dignità.






