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Articoli marcati con tag ‘Films’

L’uomo nell’ombra: un film da NON vedere

L'uomo nell'ombraLento, mortalmente lento. Una trama strascicata per tre quarti del film che poi cerca di recuperare negli ultimi dieci minuti. Un guazzabuglio di sottintesi senza capo ne coda.

La storia è a dir poco necrotica. Ewan McGregor interpreta un ghost writer (quegli scrittori che scrivono per altre persone, senza comparire come autori) che viene incaricato di scrivere l’autobiografia del primo ministro inglese (Pierce Brosnan) che proprio in quei giorni viene accusato di crimini dell’umanità.

Il ghost writer precedente è morto in circostanze sospette e Ewan McGregor si trova impelagato in una specie di intrigo dove negli ultimi dieci minuti viene a galla un coinvolgimento della CIA, infida e arruffona, come la definirebbe Altieri.

Punto. Questo è quanto. Nessun senso. Nessun pathos nella storia, non un crescendo di tensione, non un motivo per quello che accade e , soprattutto, non una ragion d’essere per una conclusione che ti lascia piantato lì sulla poltrona a chiederti:

“Ma chi cazzo me l’ha fatto fare di perdere due ore così?”

Un cast decisamente sovradimensionato, con pezzi grossi del calibro di Brosnan che non smentisce le sue doti di recitazione, per un film senza senso, malfatto e pesante.

Prova ne sono i commenti che ho raccolto fuori dalla sala. Il più positivo è stato:

“Film come questo ti fanno veramente girare le palle!”

Vi lascio immaginare il resto.

Grande regia, niente da dire. Ma il film non vale un euro.

Kagemusha – L’Ombra del Guerriero. By Giuseppe

Francesco Franz Amato Kagemusha   LOmbra del Guerriero. By GiuseppeQuanti strani risvolti può avere la vita di un uomo.

Giappone, seconda metà del XVI sec. Tre clan rivali si fanno guerra per il comando del territorio.

Tra questi il principe Shingen, del clan dei Takeda, scopre di avere un sosia praticamente identico (Kagemusha, che significa più o meno “Il guerriero ombra”): un misero ladro che stava per essere giustiziato. L’uomo viene salvato dall’impiccagione e tenuto da parte per una eventuale necessità.

Ai potenti è sempre risultato estremamente comodo avere dei sosia.

Il caso vuole che il principe muoia.

Il clan è in pericolo e per volontà del principe dovranno passare tre anni prima che i nemici sappiano della sua morte. Kaghemusa deve regnare al suo posto.

Così, un uomo che fino a poco prima era un miserabile si ritrova a vestire e vivere da principe.

L’uomo, in un primo momento refrattario ad interpretare quel ruolo, pian piano comincia ad “identificarsi”, quasi a prendere a ben volere il clan che lo sta ospitando, e si sottopone ad una dura disciplina per apparire simile ad un Samurai.

Ma è solo un’ombra, un riflesso del vero principe Shinghen.

Però grazie a questa ombra il clan riesce a sopravvivere due anni fino a quando, scoperto l’inganno, l’uomo viene scacciato malamente – tornando ad essere un miserabile – ed il clan, perduta la forza dell’immagine-simbolo del principe non viene sconfitto e decimato.

Ma Kagemusha non torna più ad essere il miserabile ladro di prima, per una strana trasformazione alchemica l’uomo si è elevato come carattere e sentimenti e, all’insaputa dei nobili continua a seguire da vicino le loro vicende, fino a morire con loro sul campo di battaglia.

Il film rappresenta uno spaccato del Giappone feudale firmato da un grande maestro del cinema internazionale, Akira Kurosawa.

Questo film è un’opera dalle mille sfumature di colori e di sentimenti umani magistralmente diretto da un uomo che non tralascia nemmeno il più piccolo particolare (notare lo sgabello da guerra su cui sedeva il principe-ombra, che alla fine del film resta vuoto).

Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1980, questo film è un vero capolavoro da vedere e rivedere.

From Paris With Love. John Travolta pelato è troppo forte!

Francesco Franz Amato From Paris With Love. John Travolta pelato è troppo forte!Un film godibile, all’insegna del “non mi prendo troppo sul serio”, ma ben fatto e con un ritmo mozzafiato. Il tocco di Luc Besson nel soggetto originale è estremamente evidente, soprattutto nel rendere divertenti le sparatorie esagerate che si susseguono senza sosta.

Il giovane attachè che spera di entrare nelle operazioni bagnate dei servizi segreti si ritrova in coppia con l’agente speciale Reese, un John travolta pelato, con tanto di pizzetto e orecchino, che lo trascina in una serie di casini in crescendo, all’inseguimento dei terroristi.

Travolta è scanzonato, irriverente ai limiti della stronzaggine, espertissimo e, nonostante la mole e grazie ad una nutrita raffica di effetti speciali, pure agile: mena come un pazzo e ti fa morire dalle ghignate. Ne ammazza 26 in meno di mezz’ora di film. Anche qui Besson fa capolino, senza neppure mentite spoglie.

Kasia Smutniak, ex prima donzella Tim, condisce il tutto con un certo sex appeal e tanta, tanta bastardaggine femminile.

Insomma, se volete passare un’ora e mezza simpatica e sghignazzante, anche se un po’ splatter, il film fa per voi.


Dialoghi impossibili: Acid House. Quando Dio fa uno scherzo da prete!

Se Dio si rivelasse un autentico, magnifico figlio di buona donna… eppure… in questo dialogo Dio le canta alla grande allo sfigato di turno!

Underground – By Giuseppe

Francesco Franz Amato Underground   By GiuseppeUnderground (di Emir Kusturica) è un’avventura esilarante ambientata nell’arco di cinquant’anni (1941-1992) in una Jugoslavia attraversata da guerre ed infine dallo smembramento come nazione.

I protagonisti sono due uomini incredibili, direi un eroe ed un antieroe, amici per la pelle ma diversi nelle proprie finalità. Incredibili perché veramente singolari: forti, audaci, impavidi, dissacranti, disincantati e sprezzanti del pericolo.

Diversi perché il primo (soprannominato il Nero) insegue un barlume di ideale patriottico, l’altro (Marco) solo il suo interesse personale, non guardando in faccia a niente e nessuno.

Ricco di colpi di scena, questo film trasmette spesso un sapore Felliniano (tutto il film, pur nella sua tragicità, è accompagnato da canti e musiche zingaresche); altre volte, per le ambientazioni, i personaggi e le vicende, ricorda molto da vicino il realismo italiano alla Rossellini (che sosteneva che la realtà non esiste, la realtà è sempre soggettiva).

Una frase molto simile esprime Marco, cinico fino al punto di….

Un film veramente godibile nel quale Kusturica, regista e autore, riserva sempre qualche sorpresa….fino a quella di chiusura, che alleggerisce la crudeltà e la follia delle vicende di un Paese attraversato da atroci guerre, sino alla Guerra dei Balcani, la guerra civile che i primi degli anni ’90 ha messo fine all’unione della grande Jugoslavia.


Giordano Bruno. La Bellezza di un film. – By Giuseppe

Francesco Franz Amato Giordano Bruno. La Bellezza di un film.   By GiuseppeSenza volerlo in questa mia rassegna di recensioni dedicata ai Grandi Film sono finito quasi sempre col parlare di Eroi.

La cosa, a ben guardare, non è poi tanto strana. Chiunque abbia studiato un po’ di sceneggiatura sa che il tema dell’eroe è l’anima portante del film. Non certo dei film proposti dalla cinematografia italiana degli ultimi tempi, s’intende. Ma tutti i grandi film hanno come tassello portante “la storia di qualcuno a cui succede qualcosa”.

In un film vi deve sempre essere un protagonista che insegue un obiettivo elevato, e per fare questo mette in gioco tutto il suo desiderio e la sua volontà pur di raggiungere il fine che si è proposto.

In pratica il protagonista del film è sempre un eroe, sia che debba recuperare un microfilm, salvare il pianeta da una qualche minaccia, trovare la Pietra Verde o roba del genere.

Vogler stilò le dodici tappe della storia di un film, che poi sono le dodici tappe dell’eroe:

1- La Partenza da casa (dal mondo della quotidianità);

2- Richiamo all’avventura;

3- Rifiuto del richiamo, esitazione, dubbi;

4- L’entrata in scena del Mentore, della Guida che incoraggia l’eroe e gli fornisce gli strumenti per affrontare le sfide;

5- La prima soglia, il primo ostacolo da superare;

6- Prove, nemici, alleati;

7- Avvicinamento alla meta, all’obiettivo;

8- Prova suprema;

9- Premio per le proprie fatiche superate (la spada);

10- Il ritorno a casa dell’eroe;

11- Resurrezione, l’inizio di una nuova e più elevata vita;

12- La conquista dell’elisir.

Per questo a tutti piacciono i film. Tutti sembra che amino gli eroi. Tutti si immedesimano in un qualche tipo di eroe.

Ma la vita, quella vera, non è un film.

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I Cavalieri che fecero l’impresa. By Giuseppe

Francesco Franz Amato I Cavalieri che fecero limpresa. By GiuseppeUn film molto particolare I Cavalieri che fecero l’impresa.

Un film con un profumo di antico e di gesta eroiche.

Ma anche un film crudo, dove solo a sprazzi si sente odore di misticismo e di poesia.

La storia è ambientata sul finire del Medio Evo (1272) prendendo spunto dal ritrovamento di quella che è considerata la più venerata reliquia del cristianesimo: la Sacra Sindone.

In questo film di Pupi Avati i protagonisti dell’impresa eroica, che ha fatto sì che i cristiani di quel tempo buio e tormentato avessero una autorevole testimonianza della storicità del Cristo, sono cinque giovani (ispirati da un vecchio monaco e dalla sua promessa al defunto re di Francia di ritrovare il Sacro sudario).

I cinque sono alcuni di buona famiglia, altri meno nobili di nascita e di stile di vita.

Eppure, spronati dall’impulso puro ed eroico dei più nobili di loro (di animo e di nascita), un giovane inglese e un francese, gli altri tre (italiani) vengono man mano infiammati, attratti dalla gloria e sospinti dalla loro follia, e si lanciano in una impresa piena di rischi e pericoli.

Partono così verso l’ignoto seguendo tracce ed indizi e, pur inseguendo un ideale nobile, in realtà si ritrovano a fare il “lavoro sporco” di dover combattere ed uccidere numerosi uomini pur di adempiere alla promessa fatta.

Ma in quei tempi, come in tutti gli altri d’altronde, gli oggetti sacri non erano cercati solo da persone animate di buone intenzioni, ma anche da uomini privi di scrupoli che miravano al potere e alla supremazia.

L’impresa riesce.

I cinque Cavalieri riportano la Sacra reliquia in Occidente, ma vengono traditi e alla fine uccisi in una imboscata da coloro che volevano sfruttare per il loro tornaconto il potere dell’Oggetto Sacro..

Però il loro sacrificio non fu vano e ottant’anni dopo a Lyres, nella diocesi di Troyes, la Sacra Sindone venne per la prima volta mostrata in pubblico, alimentando così la fede di molte persone bisognose di “prove” concrete per seguire la via della luce.

Flow – Per Amore Dell’Acqua – By Giuseppe

flow per amore dell'acquaQuesta volta parliamo di un film particolare: Flow – Per amore dell’acqua.

Si tratta di un film-documentario (distribuito con un libro della Feltrinelli), di Irena Salina, selezionato al Sundance Film Festival e al Festival Internazionale del Film di Roma nel 2008.

In questo interessante lavoro cinematografico in cui vengono intervistati scienziati, ricercatori e attivisti di tutto il mondo, viene affrontato lo spinoso problema dell’acqua.

Il film apre parlando delle malattie dovute all’inquinamento idrico e all’acqua impura (muoiono circa 2 milioni di persone all’anno, soprattutto bambini sotto i cinque anni).

In questa prima parte il biologo Tyron Hayes, dell’Università della California, Berkeley, ed altri ricercatori, spiegano come il 40% dei casi in America di malattie attribuite all’influenza o a virus gastrici in realtà sono dovuti all’acqua inquinata.

I maggiori responsabili dell’inquinamento dell’acqua sembrano essere i composti chimici creati dall’uomo (ma va? che novità!)

Questi composti chimici (suppergiù 116.000) sono pesticidi, fitofarmaci, scarti di industrie belliche, chimiche, di allevamento di bestiame, aerospaziale, eccetera.

Un grande incriminato negli USA tra i pesticidi è l’Atrazina, usato largamente soprattutto nelle colture di grano. Il biologo Hayes dice di aver fatto molte ricerche di laboratorio su questo pesticida e ha notato, per esempio, come le rane maschio diventavano femmine dopo essere state sottoposte a questa sostanza. In pratica l’Atrazina ha dei potenti effetti negativi sul sistema endocrino. Nell’uomo provoca l’oligospermia, cioè una forte riduzione di spermatozoi e il cancro.

La cosa comica sull’Atrazina è che è stata bandita nell’UE, ma viene prodotto in Svizzera – cioè un paese europeo – e venduto in America (dove pare sia considerato innocuo dal governo).

Il film continua mostrando interessanti scene sugli effetti della privatizzazione dell’acqua in vari paesi sottosviluppati: Perù, Bolivia, Sud Africa, India.

Le tre più importanti Multinazionali che stanno monopolizzando l’acqua in tutto il mondo sono la Thames Water, la Vivendi e la Suez.

In pratica durante il Consiglio Mondiale dell’Acqua, nato nel 1997, le aziende leader del settore si sono proposte ufficialmente di risolvere il problema della crescente scarsità di acqua in tutto il mondo (perché loro hanno il know-how, la tecnologia) e possono risolvere qualsiasi problema, ma in realtà hanno fatto diventare l’acqua una merce che rende enormi profitti.

L’acqua è diventata un’industria globale da 400 miliardi di dollari, la terza dopo l’elettricità e il petrolio.

Pare che dietro queste aziende vi siano la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Questi prestano soldi ai governi. Questi ultimi non potranno mai restituirli e si indebitano sempre più. Così la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale si impadroniscono pian piano di tutto, acqua compresa.

Il resto del film non lo racconto, non voglio togliervi il piacere della sorpresa.


Fuori Controllo: non leggero ma ben fatto.

Francesco Franz Amato Fuori Controllo: non leggero ma ben fatto.Un ufficiale della polizia di Boston si vede ammazzare la figlia sotto gli occhi. Pensando di essere lui la vittima designata e che la figlia sia stata uccisa per errore, si mette ad indagare ma scoprirà che le cose non sono come sembrano.

Scoprirà infatti che la figlia è stata uccisa per nascondere gli sporchi affari di una multinazionale governativa che produce bombe atomiche “sporche” con specifiche di altri paesi, in modo da fabbricare false “prove” di atti terroristici.

Avvelenato a sua volta con il tallio radioattivo riuscirà a concludere le indagini in extremis.

Tratto dalla miniserie TV “The Edge of Darkness” (BBC, 1995), il film parte un po’ in sordina, con un movimento lento ma indispensabile per lasciar sedimentare gli avvenimenti. La verità si rivela pian piano, portando poi ad un finale in stile “action” ma non troppo.

L’ipotesi è tutt’altro che inverosimile, tanto da far pensare che il film possa avere qualche mira diversa dal semplice entertainment.

Mel Gibson, con tutte le rughe al posto giusto (nessun accenno di lifting, cosa più unica che rara ad Hollywood), recita bene, con intensità e maturità e sta decisamente meglio davanti alla macchina da presa che dietro, mentre i coprotagonisti sostengono egregiamente il confronto.

La componente “noir” è particolare in questo lavoro, emergendo più nella qualità della trama che non nelle classiche componenti del genere; non ci sono molte scene al buio o sotto la pioggia e il protagonista non ha l’aria da “bello maledetto”, ma alla fine il peso è comunque notevole.

La figura di un uomo misterioso, quello che, per lavoro, “fa in modo che non si possa arrivare da A a B”, rappresenta un quadro a parte nella narrazione, qualcosa di più di un semplice cameo e qualcosa di meno di una sottotrama. Il Capitano Jedburg, ottimamente impersonato da Ray Winstone, è un punto interrogativo che da’ spessore alla vicenda, aggiungendo un elemento di mistero alquanto inquietante.

Insomma, un buon thriller vecchio stile, ben costruito e ben recitato, con un finale inaspettato e particolarmente dolce.

A me è piaciuto.

Il Mahabharata – by Giuesppe

Francesco Franz Amato Il Mahabharata   by GiuesppeAncora un grande film.

Il Mahabharata è un indiscusso capolavoro cinematografico di Peter Brook che, per la considerevole mole dell’omonimo poema indiano da cui è tratto, ha richiesto circa sei ore di programmazione.

Ed è veramente impossibile portare su pellicola in tempi minori tutto quello che ha da dire questo maestoso poema epico.

Quest’ultimo infatti è di una mole spaventosamente considerevole, tanto da essere diverse volte più esteso dell’Iliade e dell’Odissea messi assieme, praticamente il più esteso che memoria umana ricordi.

Il Mahabharata con le sue 125.000 strofe di quattro ottonari ciascuna (e diviso in diciotto libri) è considerato un itihasa, cioè una raccolta di storie del passato, e fa parte della tradizione sacra indiana.

La tradizione racconta che questo poema è stato composto dal saggio Vyasa per trasmettere all’umanità, in questa era di Kali  (il Kali yuga, cioè un’era di decadenza e di povertà intellettiva, etica e spirituale), le quattro finalità dell’esistenza umana: 1) Kama, passione, desiderio e godimento estetico nel senso più ampio del termine; 2) Artha, ciò che è utile dal punto di vista economico e sociale; 3) Dharma, complesso di regole etiche e spirituali a cui anche Kama e Artha si devono uniformare; e 4) Moksha, la liberazione finale dell’uomo dalle catene dell’ignoranza, dell’illusione e dell’attaccamento alle cose terrene (naturale conseguimento di chi ha pienamente soddisfatto i suoi desideri, coltivato la conoscenza sacra e assolto ai suoi doveri interiori ed esteriori).

Da ciò possiamo quindi capire, nel vedere questo bellissimo film, quanto la guerra fratricida tra Kaurava e Pandava (su cui sia il film che il poema si basano) sia solo un pretesto per trasmettere al “debole” uomo del Kali yuga una minima parte della Scienza Sacra (Brahamadeya) al fine di condurlo sul sentiero dello Yoga e quindi della liberazione finale.

Ciò risulta evidente dalla lettura della Bhagavad-gita (un “poema nel poema” contenuto nel VI libro del Mahabharata, il Bishma-parvan) e nel dialogo mostrato anche nel film, dove il dio Krishna trasmette al suo discepolo Arjuna la summa di tutte le Vie di autorealizzazione esponendogli i differenti tipi di Yoga.

Ma il Mahabharata ha diverse “chiavi di lettura”.

Una di queste paragona il Campo di battaglia di Kurukshetra ai conflitti emotivi e passionali che si svolgono in ognuno di noi, dove solo chi si innalza (o si abbandona) al Sé superiore può trovare la vittoria sulle eterne turbolenze del Mondo Emotivo Inferiore, cioè del regno di Maya (altrimenti detto il Regno Astrale o  l’Oceano dell’Illusione).

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Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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