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Alice in 3D. Manca la tecnica di Cameron.
Adesso è il momento catartico del 3D e ci tocca pupparcelo così com’è.
Nel caso di Avatar effetticamente mi è toccato vederlo in un cinema con uno dei peggiori sistemi 3D, ma ieri per l’ultima fatica di Tim Burton il sistema era efficiente. In compenso mancava la tecnica.
La trama è quella di sempre da Lewis Carrol, appena un filo rivisitata. Decisamente visionario il film e ben interpretato , con un Jhonny Depp quasi irriconoscibile che riesce a dare mimica ad un volto truccatissimo ed estremamente ben progettato, il film si dipana in un ben bilanciato misto tra personaggi umani e computerizzati, tra sovrapposizioni e trasparenze fuori dall’ordinario.
Il problema nasce nel momento in cui il tridimensionale fallisce, fornendo profondità a tutto ciò che “cartoon” e perdendo completamente profondità nellescene a camp largo.
La tecnica di ripresa dei protagonisti umani infatti, per un qualche motivo, li fà apparire piatti, mentre tutto il resto intorno a loro ha effettivamente una notevole profondità tridimensionale.
Il risultato è che spesso vi sono inquadrature in cui gli attori sembrano delle fotografie animate di se’ stessi.
Amicizia e puttanate
In “Stringi i denti e vai”, un western del 1975, James Coburn e Gene Hackman partecipano ad una gara a cavallo. Coburn se dovesse vincere, prenderebbe 14.000 dollari, Hackman 4.000.
Ad un certo punto Coburn propone a Hackman di lasciarlo vincere e di dividere la vincita. Hackman risponde di no, perchè “vuole vincere la corsa”.
Coburn fa un po’ l’offeso e gli dice:
“Ma così stai tradendo un amico!”
Al che Hackman, con tutta flemma, gli risponde:
“Se non fossi un amico, non sarebbe tradimento”
Io ritengo che essere amico di qualcuno implichi, tanto per cominciare, un rispetto di base che è lo stesso che si tributa a chiunque. In più, per un amico, questo rispetto dovrebbe “debordare” in qualcosa di più, una forma di amore che ti impedisce di fargli danno consapevolmente e che, quando questo accade involontariamente, ti porta poi a riconoscere l’errore e a porvi rapido rimedio proprio con l’atto di riconoscerlo apertamente, se non di riparare materialmente al malfatto.
Lo faremmo con uno qualunque, mediamente, se non siamo proprio dei cafoni o dei bastardi. A maggior ragione dovrebbe avvenire nei confronti di un amico.
Invece, tante volte, con la scusa che tanto “è un amico”, ci permettiamo di trattarlo peggio di quanto faremmo con un illustre sconosciuto.
Fare una puttanata ad uno sconosciuto il più delle volte ci frutta semplicemente un sonoro vaffanculo, proprio perchè dall’altra parte non vi è un sentimento particolare.
Ma se facciamo una puttanata ad un amico c’è una ferita molto più grossa.
Un amico può passarci sopra, è vero, ma può anche rimanerci talmente male che il suo sentimento decade.
E’ in quel momento che molte amicizie naufragano nel nulla: quando il rispetto e l’amore che sappiamo che l’altro prova per noi diventano una scusa per la nostra meschinità.
Kundun – By Giuseppe
Una storia vera, ancora attuale e irrisolta.
La storia del genocidio di un popolo pacifico antico nobile fiero… e quella di un uomo (o un buddha?): Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama e capo politico e religioso del Tibet.
Ma Kundun è soprattutto una storia di crudeltà, di sopraffazione del forte sul debole. Una storia di infinite menzogne da parte dell’occupante e di indifferenza da parte del resto del mondo.
Iniziata ufficialmente nel 1950, quando l’esercito della Repubblica Popolare Cinese ha invaso il territorio tibetano e occupato la sua capitale, Lhasa, in verità questa storia è iniziata parecchio tempo prima. Infatti nei decenni precedenti vi sono state manovre “sotterranee” da parte dei cinesi per infiltrarsi nella politica tibetana e corroderla dall’interno come un cancro.
Solo quando questa subdola opera fu compiuta (per fare la faccia lavata di fronte al mondo) la Cina passò infine alle maniere forti (mostrando il suo vero volto) invadendo militarmente il Tibet, sterminando senza pietà circa un sesto della popolazione, radendo al suolo interi villaggi e migliaia di templi e, soprattutto, distruggendo l’anima di quel popolo, cioè la sua cultura millenaria e le sue tradizioni.
Nel 1950, in questo scenario di terrore e di mostruosa violenza, il quindicenne Tenzin, nato per guidare la sua gente come già aveva fatto in vite precedenti (i tibetani sanno che è sempre lo stesso Essere a tornare per guidarli spiritualmente), non poté fare altro che scegliere la via dell’esilio e constatare amaramente che la Cina stava togliendo tutto al suo popolo.
Emblematica la frase del giovane Tenzin quando, ascoltando gli slogan cinesi sparati ad alto volume da altoparlanti dislocati in vari punti della capitale, sussurra al suo assistente:
“…ci hanno tolto anche il silenzio”.
Questa può sembrare una frase incomprensibile a noi occidentali assuefatti all’inquinamento acustico ma, per un popolo dedito da molti secoli alla meditazione il silenzio è sacro, quindi togliergli il silenzio equivale ad “inquinare” il suo spazio sacro.
Nell’anno del Signore – By Giuseppe
Questo film rappresenta un bell’affresco della Roma papalina del XIX secolo.
Narra della vicenda (vera) di due carbonari di buona famiglia, idealisti e un po’ ingenui (almeno così vengono presentati nel film): Leonida Montanari e Angelo Targhini, ghigliottinati in Piazza del Popolo nel 1825 per aver accoltellato un nobile romano (anch’egli affiliato alla carboneria) perché stava per tradirli.
La vicenda dei due patrioti si intreccia con altre due storie: la prima (inventata), divertente e surreale, è quella di Pasquino, un ciabattino che si spaccia per analfabeta, mentre invece è un fine scrittore di versi satirici contro la Chiesa e l’oppressore straniero.
L’altra storia è quella della feroce avversione della Santa Sede verso gli ebrei.
La bellezza di questo film di Luigi Magni (che fa parte di una trilogia con “In nome del Papa re” e “In nome del popolo sovrano”) è che riesce a raccontare una serie di vicende tragiche in modo ironico e divertente. D’altronde come potrebbe essere altrimenti con un cast composto da Nino Manfredi, Alberto Sordi, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi ed Enrico Maria Salerno?
A ricordo dell’esecuzione dei due Carbonari all’inizio del ‘900 è stata posta una targa in Piazza del Popolo, a ridosso della caserma.
AI – Intelligenza Artificiale. By Giuseppe
Se è programmato per questo, la risposta dovrebbe essere si.
Ma la cosa non è così semplice. Dipende da cosa intendiamo per amore.
Se per amore intendiamo un attaccamento cieco, meccanico, ripetitivo, verso qualcuno o qualcosa allora sì, un cyborg può amare.
Ma se l’amore è compenetrazione, comprensione profonda dell’altro/a, capacità di vivere in empatia ed operare i continui adattamenti che il caso richiede, allora come può un robot amare (fosse anche sofisticato all’ennesima potenza)?
Eppure in questo stupendo film di Steven Spielberg, quasi quasi veniamo convinti che David (il piccolo protagonista della storia) ami alla follia la madre adottiva, forse più del vero figlio. E fin qui va bene.
Proprio come lo Strumento Formatore (cioè la Parte Meccanica del Centro Intellettivo), David fa esattamente ciò per cui è stato programmato: non può scegliere, operare dei cambiamenti. Ma il fatto è che lui ama la mamma fino al punto di accettare di cambiare, di non entrare più in competizione col fratellastro.
In poche parole di adattarsi, di trasformarsi consapevolmente.
E questa sembra una cosa incredibile per una macchina. Leggi il resto di questo articolo »
I film insegnano, mettendo a fuoco ciò che conteniamo. Serenity.
Molte volte mi è capitato di vedere un film e trovarci un contenuto. Penso che almeno una volta sia capitato a tutti. Films anche scadenti, magari fatti veramente col culo, ma qui e là trovi una frase, una battuta, un motto che ti fanno fare uno stop mentale.
Come quando una bella donna ti regala uno sguardo di desiderio, allo stesso modo in un film può capitare che una frase sola ti apra un mondo, indipendentemente dalle intenzioni più o meno consapevoli del regista.
Ho sempre pensato che si trattasse di cose nuove, di pensieri mai pensati, di riflessioni mai fatte.
Oggi invece mi sono accorto che non è così. In realtà una frase ti colpisce, sembra insegnarti qualcosa ma non fa altro che mettere a fuoco qualcosa che hai realizzato in parte, o solo inconsciamente.
E d’altronde come potrebbe essere altrimenti?
Un pensiero, un concetto, un’intuizione… come potrebbero essere colti se completamente estranei, alieni al proprio spazio di esperienza? E’ impossibile!
Ma possono essere assonanti, simili in qualche modo. O anche solo associabili. Ecco allora che all’interno qualcosa si mette in vibrazione e crea la possibilità di sviluppare quella o quell’altra comprensione.
Prendiamo ad esempio un film come Serenity; quasi sconosciuto, con un cast non particolarmente nobile, è un film di fantascienza con qualche annetto sulle spalle ma estremamente gradevole e ben fatto, dal punto di vista della recitazione, degli effetti speciali e della trama. Insomma, sicuramente migliore di molte altre cianfrusaglie proposte sul grande schermo da un bel pezzo.
C’è una frase in questo film, che il capitano della nave dice ad una ragazzina alle prime armi nel pilotaggio:
“E’ l’amore che fa stare in aria una nave. Fai volare una nave che non ami e quella, prima o poi, si libererà di te.”
Sembra una frase stupida, del tutto di fantasia, ed in parte lo è, considerato il numero di navi spaziali pilotate dal sottoscritto. Eppure mi ha colpito.
Come se contenesse qualcosa di vero.
Ci ho pensato e ripensato, chiedendomi che cosa potessi trovarci, per poi alla fine capire che basta cambiare la parola “nave” con la parola “vita” per comprendere qualcosa.
“E’ l’amore che fa proseguire una vita. Vivi una vita che non ami e quella, prima o poi, si libererà di te.”
N’est Pas?
Stati di Allucinazione – By Giuseppe
In un’America attraversata da bagliori di fermenti culturali e rivoluzioni giovanili Eddie Jessup (William Hurt), giovane Fisiologo, professore universitario e ricercatore scientifico sta inseguendo il suo sogno di scoprire le origini della vita e della coscienza.
Grazie a particolari attrezzature scientifiche (e all’aiuto di un amico scienziato) Eddie sperimenta personalmente stati alterati di coscienza che lo portano ad una regressione nel tempo. In uno di questi “viaggi” interiori il giovane vive una breve ma strana esperienza: quella di ritrovarsi tra i primi ominidi e condividerne la caccia ed un pasto selvaggio.
Incredulo e spaventato, ma anche attratto da ciò che ha vissuto, il ricercatore vorrebbe portare avanti in segreto gli esperimenti, ma l’amico trova tutto ciò pazzesco e si rifiuta di andare oltre.
Dopo alcuni anni Eddie si è sposato con una brillante antropologa. L’uomo ha fatto carriera, ma non ha mai dimenticato il suo sogno. Così riesce a tirare di nuovo in gioco l’amico e dopo un viaggio in Messico (dove sperimenta l’azione dei funghi allucinogeni) riprende in gran segreto le ricerche interrotte.
Ma questa volta l’uomo non vive solo delle esperienze interiori. La strana combinazione del macchinario che il giovane usa, più l’effetto dei funghi che continua ad assumere, alterano la sua struttura biologica causando una vera e propria (anche se temporanea) metamorfosi in uomo preistorico.
Non soddisfatto Eddie continua gli esperimenti, che lo portano a rischiare seriamente la vita (nonché la salute psichica). Lo scienziato arriva a sperimentare il “ribollire” del magma che ha dato vita alla vita biologica così come la conosciamo ora.
Solo alla fine Eddie comprende che la nostra struttura molecolare attuale è il risultato di miliardi di anni di evoluzione. Questa ha le sue leggi e si rischia veramente grosso ad alterarle senza sapere bene dove mettere le mani.
Avatar & Cigarettes – By Sting
Schizofrenia? Doppia personalità? Sovvertire per controllare? Forse un po’ di tutto questo.. La notizia del New York Times rimbalzata su “La Stampa ” potrebbe anche essere comica.
Nell’ultimo trionfo di effetti speciali diretto da J. Cameron, “Avatar”, la scienziata interpretata da Sigourney Weaver, in una scena è intenta a fumarsi una sigaretta.
Stanton A. Glantz, direttore del “Center for Tobacco Control Research and Education” ha dissotterrato l’ascia di guerra bocciando il film di Cameron in quanto reo di aver mostrato la protagonista intenta a fumare.
Cameron ha risposto alle accuse di propaganda al tabagismo dichiarando che il personaggio di Ms. Weaver non è stato pensato per essere un modello di riferimento per gli adolescenti.
Anzi, il regista di “Titanic” ha aggiunto che oltre al vizio del fumo, la dottoressa Augustine «è scortese, dice parolacce e beve».
Vorrei solo sottolineare che gli USA sono i principali produttori di sigarette e i più “talebani” contro il fumo. Chissà com’è…
Vorrei anche ricordare che la maggior parte dei film Made in Hollywood veicola messaggi di violenza e di egoismo gratuiti, rispetto a cui un fumatore è diseducativo come una educanda in un bordello, come per esempio l’ottimo (per me..) “Non è un paese per vecchi“.
Viene comunque da chiedersi come mai ci si scagli come furie su questioni come il fumo nei film e non si spenda una parola per far chiudere la Philip Morris (qualcuno sa quanto guadagnano i governi dalle tasse sul fumo? Io no ma credo un’enormità), o per far togliere grassi dagli hamburger, o per non permettere alla Monsanto di impestare il mondo con gli OGM.
Duello di magia: la mitica sequenza de “La spada nella roccia” di Disney
L’antesignano dei duelli di Silente e Potter, in un capolavoro d’animazione datato 1963. Pensate quante migliaia di disegni solo per questa breve sequenza!
Natale a Rio sarebbe un prodotto “di interesse culturale”?
Eh si, pare proprio che l’ennesimo film della serie “Natale a…” sia stato classificato come film di interesse culturale e quindi meritevole di un contributo di 1,5 milioni di euro da parte della Sottocommissione cinema del ministero dei Beni e le Attività culturali.
Che il prodotto sia popolare non c’è dubbio.
Che sia entrato nella tradizione natalizia italiana come il Panettone e il Presepe può anche starci.
Ma sentirlo classificato come prodotto di interesse culturale la dice lunga su ciò che in Italia può valere la cultura.
Cultura o cul-tura?
La leggenda di Beowulf
Ed ecco un film con una storia da raccontare: la leggenda dell’eroe svedese Beowulf e di come uccise il troll Grendel, liberando il re della Danimarca dal terribile mostro.
Tratto dall’omonimo poema epico (messo per iscritto da due amanuensi in inglese arcaico, intorno all’anno 1000, su una storia ben più antica) questo film di Robert Zemeckis (premio Oscar con Forrest Gump) cerca di presentare al grande pubblico una storia che altrimenti non conoscerebbero mai (visto che quasi più nessuno legge qualcosa che non siano quotidiani o libri a grande tiratura).
Il compito del regista non è stato facile e pur servendosi di attori di grosso calibro: Ray Winstone, Anthony Hopkins, John Malkovich e Angelina Jolie, e di tecniche cinematografiche all’avanguardia (come quella di digitalizzare gli attori con la Motion Capture) non sono comunque mancate le critiche.
Eppure, secondo me, qualcosa di forte questo film lo esprime. Sì, è vero che si sono messe poco in evidenza le caratteristiche della cultura nordica; è vero che la digitalizzazione dei personaggi li ha in parte svuotati di contenuto umano (difficile rendere la profondità di uno sguardo con questa tecnica) e forse, sì, il regista avrebbe potuto “innestare” le vere immagini degli attori su scenografie ritoccate, ma forse sarebbero sorti altri problemi tecnici.
Excalibur – di Giuseppe Merlicco
Vi sono film che lasciano un segno perché sono fatti bene e altri che lasciano un segno perché hanno qualcosa da raccontare. Infine vi sono anche film che lasciano un segno perché hanno degli insegnamenti da dare. Excalibur fa parte di questi ultimi.
Adattato dal romanzo “La morte di Artù” di Sir Thomas Malory, e diretto da John Borman, Excalibur racconta della Leggenda del Santo Graal e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, di Re Artù, Ginevra, Mago Merlino, Lancillotto e Parsifal senza cadere nel filone “favolette per bambini” o in una “melensa storia d’amore e di tradimento”.
Questo, invece, è ricco di spunti e frasi profonde che mostrano molti dei dati salienti legati alla storia della Cavalleria, il cui scopo era servire la Verità e la Giustizia in nome dell’Unità. Una “Fratellanza d’armi” unita nel Principio dell’Anello e rivelata da una frase di Merlino:
- Voi siete tutt’uno sotto le stelle -.
Allo stesso tempo ci vengono rivelati i “valori” di un Cavaliere: Coraggio, Onestà, Misericordia, Altruismo, Veridicità, Nobiltà d’animo, Lealtà, Dignità.
Già questo potrebbe bastare per affermare che questo film è stato fatto con scrupolo da qualcuno che “masticava” qualcosa di Cavalleria.
Ma non finisce qui. Excalibur è veramente denso di insegnamenti, che si susseguono a ritmo incalzante, ambientati in un “tempo” di transizione tra l’epoca dei Re Eroi e semidivini a quella degli uomini senza più un re (o governati da re senza misericordia). Uomini il cui destino è ora affidato quasi esclusivamente nelle proprie mani.
Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e poi ancora primavera – di Giuseppe Merlicco
Un film per gli amanti dello zen (ma non solo).
Primavera, estate, autunno, inverno…e poi ancora primavera ci mostra il naturale fluire della vita in cicli che sempre ritornano al punto di partenza, ma in una voluta più alta.
In questo meraviglioso affresco (dove ogni immagine è un quadro) il regista e pittore sud-coreano Kim Ki-duk (L’isola, La Samaritana, La casa vuota, L’arco, e altri film) ci trasporta in un mondo magico e incantato e in una natura incontaminata dove vive, in un tempio in mezzo a un lago, un vecchio monaco zen col suo giovanissimo allievo.
Il vecchio si sforza di insegnare al bimbo a discriminare tra ciò che è bene e ciò che è male, ma i consigli, si sa, lasciano il tempo che trovano e quasi mai vengono ascoltati. Perciò sarà l’esperienza personale, dolce e tragica allo stesso tempo, a far maturare il giovane discepolo.
Un film bello e commovente che parlando per immagini e suoni (più che con le parole) conduce in un viaggio tra scorci di cultura buddhista del sud-est asiatico e frammenti di pulsioni e vicissitudini dell’animo umano.
2012: ottimo e abbondante per la truppa, ma uno schiaffo all’Italia.
Un kolossal nel genere catastrofico. 135 minuti tirati per bene, effetti speciali di prim’ordine. Il girato digitale è impressionante e non mancano inquadrature da assoluto capolavoro.
La sequenza del decollo fortunoso a bordo di un piccolo turboelica è lunghissima e davvero incredibile per qualità e realismo. Il tutto un po’ a scapito della trama, sempliciotta ma comunque realistica.
E’ la fine del mondo, i capi di stato lo sanno con due anni di anticipo e se ne stanno ben zitti. Organizzano alcune arche colossali con i miliardi di pochi fortunati e ci schiaffano dentro il fior fiore (secondo loro) dell’umanità.
Il protagonista, scrittore un po’ sfigato, riesce a scampare la catastrofe sempre stando un soffio avanti e a salvare ex moglie e figli, fino alla fine. Riesce anche a salire da clandestino su una delle arche e a salvare in extremis tutti quanti risolvendo un malefico guasto.
Ingenuo ma non troppo, questo film non manca di trovate ironiche, che lo alleggeriscono quel tanto che basta a far pensare che Emmerich non si prenda poi così tanto sul serio. I buoni sopravvivono (quasi tutti), i cattivi e gli antipatici no.
Una trama comunque calcolata a tavolino, con alcune grosse cappelle di irrealismo: la prima, le arche sono strutturate per affrontare la forza d’urto di un immane tsunami ma il ponte di comando è dotato di finestrini di cristallo non protetti. La seconda, in un sistema complesso come quello delle arche, c’è un blocco di sicurezza che impedisce di avviare il motore se tutti gli ingressi non sono sigillati.
Roba da strozzare l’ipotetico progettista con le sue stesse budella.
Nel film il presidente americano è l’ex arma letale Danny Glover, che alla fine rimane a terra per dare sostegno e conforto alla popolazione (ma che bravo!) in contrapposizione al capo del governo italiano che invece resta a terra perchè “preferisce affidarsi alla preghiera“. E il solo sguardo del vicepresidente quanto pronuncia questa frase la dice tutta, ma proprio tutta su quello che il regista ha voluto dire.
Un notevole quanto viscido schiaffo all’Italia da parte di Emmerich che, almeno per quanto mi concerne, solo per questo meriterebbe di essere mandato a fare in culo!
A parte questo triste particolare però il film è tirato dall’inizio alla fine, senza cadute di ritmo. E per due ore e mezza è un risultato notevole.
Il messaggio che Emmerich vuol lanciare è perfettamente sintetizzato in una sola frase, detta verso la fine dallo scienziato genio di turno, che più o meno suona così.
“E’ quando smettiamo di pensare agli altri che rinunciamo alla nostra umanità”
Twilight: The New Moon. Questo si che è un trailer!
Le immagini sono da andare giù di testa! Ma proprio giù di testa! Per chi, come me, ha iniziato a lavorare sui computer quando si usavano ancora le schede perforate, vedere la perfezione con cui un uomo si trasforma in un lupo durante un salto non solo è sinonimo di arte ma anche di tecnologia avanzata. Poi capisco che a tanti possa sembrare una stronzata. Ma capendo cosa c’è dietro la realizzazione di effetti di morphing di questa portata… beh credetemi. E’ quasi incredibile!
Avatar: il secondo trailer.
Non ho ancora capito perchè ma ho la sensazione che il film sarà stupendo… Le immagini promettono indubbiamente bene, la musica mi sembra eccezionale… non riesco a capire dove sarà la fregatura!
Comunque qui c’è il secondo trailer. Purtroppo l’incorporamento è disattivato, ma se cliccate sulla scritta “Guarda su Youtube” potrete vederlo per intero.
L’era glaciale 3: se possibile ancora più bello dei primi due
Non c’è niente da dire: una delle poche volte che un terzo episodio supera i precedenti.
Dopo i primi cinque minuti sei già dentro alla storia, piena di citazioni e trovate geniali. Scrat ovviamente apre lo spettacolo e compare qua e là con sequenze da fulminarti dalle risate ma senza mai esagerare la propria presenza. La compagnia si arricchisce di nuovi personaggi e la trama si svolge in un crescendo di ritmo e tempi molto serrati ma calcolati con maestria per lasciarti godere i particolari.
I disegni sono sempre più sofisticati e anche lì si possono cogliere citazioni stilistiche ai grandi dell’animazione, da Disney in poi.
In particolare la scena del tango di Scrat e quella dell’inseguimento aereo (e non dico altro per non rovinare il film a chi non l’ha ancora visto) sono secondo me da annoverare nella storia del cinema d’animazione, per perfezione e genialità.
Per chi non sa nulla di computer grafica è uno spettacolo molto piacevole, leggero ed esilarante. Chi invece qualcosa dell’argomento conosce troverà motivo di autentica meraviglia nell’utilizzo delle profondità di campo, dell’animazione facciale e delle trasparenze, per non parlare della modellazione delle mimiche dei personaggi che secondo me rasentano il miracoloso.
Un film per tutti, da non perdere assolutamente.
E se non vi piace, date retta a me: fatevi venire un dubbio!
2012 di Roland Emmerich. Questo si che è un film catastrofico!
E non me lo perdo di certo!!! Beccatevi il nuovo trailer!







