Articoli marcati con tag ‘emotivo’
Mai successo che decidete di cambiare una cosa e quella si rompe?
Ragionavo ieri con un mio carissimo amico su questo fatto. Nel caso specifico parlavamo del mio computer, o meglio “ex” computer che, essendo decisamente vecchiotto (era un Pentium IV 3 Gz) non ce la faceva decisamente più, per questioni di usura (insomma, sei anni per un computer nelle mie mani non sono pochi e neppure leggeri, devi riconoscerlo).
Avevo deciso di cambiarlo già da qualche tempo, ma il problema era il solito: No money, no computer. Finalmente pochi giorni fa scopro che il mio fornitore abituale ha messo in opera una campagna di noleggio decisamente notevole e, come logica conseguenza, metto in pista tutta la faccenda.
Ed ecco che mercoledi sera il fornitore mi avvisa che il computer è arrivato e che posso ritirarlo il mattino dopo.
Neanche a farlo apposta, il vecchio pc, a distanza di circa 20 minuti dalla telefonata… muore come nel film “La leggenda del pianista sull’oceano”.
Un attimo prima era lì che andava, anche se tutto sudato, e un attimo dopo… BANG! Piantato alla grande!
Mi è sembrato che lo facesse apposta… Poi ho ragionato e mi sono ricordato che una cosa che consiglio sempre quando c’è da cambiare un qualsiasi apparecchio è proprio… non farsi sentire da quello vecchio. E questo perchè il defungimento improvviso dello strumento vecchio poco prima di cambiarlo è abbastanza una costante.
Tralasciando la sfiga e superstizioni di vario tipo, con questo mio amico abbiamo raggiunto una conclusione cui, in effetti avevo pensato qualche tempo fa.
Credo che alcuni strumenti di uso comune per le persone, arrivati al termine del loro ciclo di vita come oggetti, resistano all’usura del tempo grazie… all’energia di chi li ha usati fino a quel momento.
Energia, attenzione, cura… chiamatela come volete, sta di fatto che, nel momento in cui si decide di cambiare uno strumento vecchio, la nostra energia immediatamente cessa di alimentarne la resistenza. A quel punto per lo sventurato oggetto non resta altra scelta che… guastarsi.
Fateci caso, sarà successo anche a voi almeno una volta una cosa simile.
E se pensate che questa spiegazione, in qualche modo, vi convince, sapete come fare per arrivare ad un cambio strumenti non troppo costoso: tenendo a freno l’emotivo.
E’ lui che decide da che parte la nostra energia possa orientarsi, perciò, la prossima volta che dovrete cambiare la macchina, non pensateci troppo fino a che non arrivate dal concessionario con quella vecchia o, quantomeno, non fatelo a distanza troppo ridotta!
Cornamuse, lacrime e forme pensiero
Ieri sera ho postato una bellissima esecuzione per cornamusa del famosissimo brano “Amazing Grace”. Quasi tutti si sono sentiti toccati intimamente da quel brano. Perchè?
Io credo che i fattori siano molti. Quelli di cui posso parlare sono quelli che ho potuto osservare in me stesso, osservazione che condivido qui.
Innanzitutto gli strumenti a fiato fanno mondo a sè nel quadro degli strumenti musicali. Il fiato è il respiro e il respiro è la base della vita. Uno strumento a fiato esprime quindi una qualità vibratoria molto vicina a ciò che più sta all’interno di un essere umano. D’altronde, quando si dice “il soffio della vita” si parla di questo, no?
La cornamusa ha però qualcosa in più. Innanzitutto è strutturata in modo da produrre due o più tonalità contemporanee. Una bassa e una alta, alla quale è riservata la produzione della melodia. Vi è quindi una continuità di conduzione sonora e tonalità che porta l’ascoltatore all’interno della musica in un battibaleno, grazie alla mancanza di “stop” nell’emissione sonora.
In più, le tonalità prodotte dalla sezione melodica solista hanno spesso la qualità di un “singhiozzo”. Il suono di una cornamusa, quando suonato volontariamente in questo modo, riverbera nella memoria emotiva come un pianto.
Fin qui la parte relativa allo strumento.
Per quanto riguarda il brano “Amazing Grace”, in particolare… beh, qui la faccenda è seria!
Ascoltandolo infatti, quanto meno per quanto riguarda il sottoscritto, l’emozione che si produce è qualcosa di estremamente malinconico, oltre che molto, molto dolce. Come la carezza o l’ultimo saluto che si può dare ad un amico in partenza o ad un caro che è mancato.
Amazing Grace è il classico brano che nel mondo anglosassone si associa… ai funerali o alle occasioni di particolare tristezza.
Chi lo ha composto voleva far riverberare in realtà un altro sentire. “Amazing Grace” significa infatti “Grazia meravigliosa”. E in effetti, in quei rari momenti in cui si tocca un vero stato di grazia, la reazione emotiva è di grandissima commozione, con una qualità del tutto diversa dalla commozione per tristezza ma che, di fatto, in qualche modo ne è affine.
Nel mondo, centinaia di milioni di persone associano questo brano con la tristezza del distacco. Questo “sentire comune”, ripetuto nel tempo, genera una sorta di onda, una perturbazione in quello che a volte viene chiamato “inconscio collettivo” ma che, almeno in questo caso e solo secondo il mio parere personale, è una specie di campo emotivo, formato dai campi emotivi dei singoli esseri umani.
A lungo andare, questa perturbazione raggiunge una sua forma, una sua persistenza, come un’eco che si riflette sulle montagne. Con la differenza che in questo caso non c’è l’attrito dell’aria a smorzarne la propagazione.
Quando si ascolta un brano così intensamente “caricato” dal dolore di tante persone che, ascoltandolo si trovano a provare tutte un’emozione simile, si finisce per collegarsi a questo campo.
Un campo immenso, molto forte, in quanto generato dall’emotivo di così tanti esseri, è in grado di influenzare il nostro stesso campo emotivo, allo stesso modo in cui una luce molto intensa lascia un fantasma sulla nostra retina, riproponendosi anche ad occhi chiusi.
Quello che ci tocca in questo caso quindi è la sinergia tra quello che chi ha scritto “Amazing Grace” voleva trasmettere, riuscendoci benissimo e quella “forma” creata dal pensiero emotivo di centinaia di milioni di persone nell’arco di decine di anni.
Qualcosa in grado di toccare chiunque, anche se non ha mai ascoltato “Amazing Grace” ad un funerale o in un’occasione triste.
Una “forma-pensiero” può essere qualcosa di estremamente potente. In grado di cambiare anche la materia.
Io personalmente ritengo che molti “miracoli” siano in realtà prodotti dalla stessa fede espressa dalle migliaia di persone che in essi ripongono la propria fiducia, concentrazione e speranza.
In natura, tutti i simili si attraggono (non sto parlando di polarità, ma di similitudine). Una forma pensiero sufficientemente condensata è in grado di attrarre a sè l’emotivo che vibra su un piano simile che, prima o poi, finisce per adeguarsi, allo stesso modo in cui un campo magnetico finisce per trasferirsi ad un pezzo di ferro originariamente dotato di carica magnetica quasi nulla.
Ritornerò sull’argomento, perchè, guardando le cose sotto questo punto di vista, sono tanti i fenomeni inspiegabili che, improvvisamente, acquistano una diversa chiarezza.
Tracce di Profumo. Naufraghi – By Valeria
Siamo come naufraghi trasportati dalla corrente e abbandonati sulla battigia ancora lambita dalle acque impetuose.
Naufraghi… senza sapere perché, ignari di tutto, eppure il cammino ha già avuto inizio.
Passo dopo passo, senza bussola e senza indicazioni, compiamo il grande viaggio.
Senza una meta ci addentriamo nelle terre paludose e dense delle nostre emozioni, alla ricerca di un istante di gioia, di gocce di piacere, di un sorriso regalato.
Ci addentriamo nel sottobosco intricato e fitto dei nostri recinti mentali, alla ricerca di comprendere qualcosa, alla ricerca di un pensiero illuminato.
E invece, dopo pochi passi, ci siamo già perduti.
Naufraghi senza dimora alla ricerca di un riparo per la notte, di un rifugio sicuro, accogliente e caldo come quello contenuto nel nostro atavico ricordo.
Naufraghi che cercano la luce ed incontrano il buio di altri naufraghi arrivati prima di loro; e seguendone le tracce, finiamo col credere che quella sia la sola, unica strada percorribile.
Naufraghi sofferenti, prigionieri nella stretta gabbia soffocante delle proprie convinzioni. E quando passa noi accanto una possibilità, i nostri occhi non la sanno cogliere, non sanno discernere.
Non colgono lo splendore, il profumo sublime, la bellezza, il bagliore lucente…
E tuttavia, a volte, qualcuno ha il coraggio, o l’ingenuità o forse la follia di cercare un principio luminoso, e allora cerca con tutte le sue forze di vincere la gravità, di raddrizzare la schiena, di elevarsi, di assaggiare la gioia.
Quella gioia intima, luce che si diffonde in se stessi…
Quando qualcuno tenta di privarcene sta solo cercando la nostra sottomissione…
Eppure sulla riva siamo approdati tutti insieme, come gocce dello stesso mare, come frammenti della stessa Anima. Se potessimo ricordarlo forse riusciremmo a vederci, ascoltarci, a toccare i nostri cuori.
Allora sarebbe più facile infrangere quella prigionia che ci fa sentire così soli, separati, e ci fa credere le nostre vite senza scopo.
Tracce di Profumo. Sostanza emotiva. By Valeria
Milioni di anni fa, colando lungo il tronco delle conifere, imprigionava insetti ed altri animali di piccole dimensioni soffocandoli e conservandoli nel tempo pressoché intatti.
Come insetti inclusi nell’ambra, noi viviamo inglobati in una densa, fluida sostanza emotiva. Ci nutriamo di emozioni, ne gioiamo e ne soffriamo, rimanendone costantemente invischiati.
Ne risulta impedito qualsiasi movimento.
La vita attorno a noi è continuo mutamento eppure noi sostiamo in ciò che siamo sempre stati, solamente con qualche ferita e qualche ruga in più.
L’indurimento della resina e la sua trasformazione in ambra è un particolarissimo processo di fossilizzazione che la rende trasparente abbastanza da consentire, spesso, di vedere anche a occhio nudo gli organismi conservati al suo interno.
Anche noi, come insetti intrappolati, fluttuiamo nella nostra sostanza emotiva della quale, trovandoci completamente immersi, non abbiamo percezione.
Non sappiamo modificare nel tempo i nostri gesti meccanici, le nostre reazioni, il linguaggio che adoperiamo, la percezione che abbiamo del mondo.
Qualsiasi trasformazione è inibita.
Se fosse possibile emergere, anche solo per pochi momenti, potremmo renderci conto della terribile sensazione di attrito che questa “materia densa” produce, come un immenso centro attrattore nel quale tutta l’energia vitale si dissolve.
In conseguenza di ciò, ogni azione “alternativa” a quanto rientra nei nostri schemi psichici appare impossibile, irrealizzabile; ogni evoluzione solo una possibilità posticipata a domani.
Non appena si emerge, la vita riprende movimento, vigore.
Passione, intensità, volontà, prendono il sopravvento sulle convinzioni della mente, sulle paure e i sui nostri assoluti.
La nostra esistenza allora si trasforma dall’impossibile al possibile, dal “domani forse accadrà” al “io sono adesso”, “il nuovo è soltanto ora”.
“Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’umanità” (Neil Armstrong)
Tecnologia interiore: informatica mentale e meccanica emotiva.
(Continua dal post precedente) Tanto si può paragonare il funzionamento della mente a quello di un computer, quanto molto spesso si può fare quasi la stessa cosa con le emozioni.
L’emotivo, così come sperimentato nella maggior parte dei casi, è qualcosa di estremamente superficiale, automatico e non molto raffinato.
Per fare un esempio: se la domenica e il lunedi fioriscono i programmi che parlano di calcio, non è un caso, o una questione di vicinanza temporale con le partite.
L’italiano medio considera il calcio un argomento di cui veramente vale la pena di parlare e discutere, anche per giorni e giorni, mentre se cercate di farlo parlare di qualcosa che riguardi le sue emozioni… vi parlerà di quanto si è incazzato per la perdita della partita da parte della sua squadra!
Il problema è che, oggi come oggi, la sensibilità, la profondità emotiva e il culto del bello sono stati sostituiti da valori molto, molto più superficiali. E il numero di persone che cerca nella vita qualcosa di più elevato, di diverso dalla semplice sopravvivenza, è in costante calo.
Esistono quindi due aspetti da indagare: il perchè di questa superficializzazione e come opporvisi.







