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Un movimento
Come si fa a non venirne continuamente travolti, a trovare un’oasi di pace dove tutto si placa, dove la mente si espande e si calma come un limpido mare?
È tutto così doloroso eppure così bello, infinitamente bello…
Se dal centro di una galassia fosse possibile esistere e stare immobili ad osservare quella miriade di luci, quella infinità di punti luminosi che accende la notte, e seguire con lo sguardo il loro lento muoversi circolarmente, come un fiore che si espande durante un lungo inspiro, un’orchestra di luce e movimento, che illumina miriadi di mondi, che nutre ogni essere, ogni più piccola vita che questi mondi ospitano, quale fortissima traenza produrrebbe tutto questo, quale irresistibile desiderio di venirne travolti, inghiottiti, divorati.
Ed è un momento; l’attenzione si posa lì, all’esterno del nostro essere, e come per effetto di una potente forza centrifuga, si viene immediatamente catturati finendo in periferia di se stessi.
Piacere e sofferenza si mescolano, si alternano, danzano in una sinfonia di note e di colori.
…Ma com’è dolce naufragare in questo mare…
Eppure, dopo un lungo peregrinare durante il quale si è dimenticato il nucleo, il centro, il proprio cuore, riflessi in mille specchi colorati, in uno di essi si potrebbe per un istante, per un puro caso, incontrare la propria immagine e, pur senza riconoscerla, percepire un sapore diverso. Un desiderio nuovo può allora fare breccia, una speranza di trovare la via maestra si fa strada, ma non si sa per dove andare, ne perché, ne esattamente cosa si va cercando. Leggi il resto di questo articolo »






