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Bastardi dentro… morituri te salutant!

Francesco Franz Amato Bastardi dentro... morituri te salutant!

Ascoltare lo spazio

Francesco Franz Amato Ascoltare lo spazioUna strada qualsiasi, tra due centri abitati.  Non serve un miracolo, basta un po’ di attenzione. Stando in auto o in moto si finisce per abituarsi al rumore, alla radio, alla musica.

Occorre far funzionare gli occhi. Provare ad usarli per “vedere” il silenzio oltre al rumore.

Non è difficile: con un po’ di esercizio ci si riesce. Allora la vista vi segnalerà che siete in un luogo potenzialmente silenzioso. Magari in campagna, o forse in una risaia. Meglio comunque quell’ora al crepuscolo, quando la sparizione del Padre Sole produce qualche minuto di sterminato silenzio.

Allora, nel dubbio o nella certezza, accostare. Spegnere il motore, l’autoradio e il cellulare. Fare qualche passo a distanza dall’asfalto.

Poi, scegliendo un punto lontano, una collina o una macchia di alberi, fissarvi sopra lo sguardo, come se per magia questo potesse… portarci là. Non so spiegare bene questa cosa, se non dicendo che è come voler toccare con la vista ciò che è lontano.

Dopo qualche secondo, il respiro potrebbe farsi più lieve, e quel “noi” che ci accompagna in continuazione, perdersi di colpo. Come se si sciogliesse in ciò che stiamo guardando.

Allora, per qualche secondo, potrebbe accadere di sperimentare uno stato di contatto con lo spazio tra noi e il resto.

Uno spazio che, a quel punto, è possibile ascoltare, come una sorta di sospensione all’interno della quale vige un silenzio meraviglioso.

Un silenzio immobile.

Tranquilla cara… non ti vengo dentro.

Francesco Franz Amato Tranquilla cara... non ti vengo dentro.A quanto pare, dopo “Ti chiamo domani” e “Lunedi inizio la dieta” dev’essere la terza frase più inutile da dire, almeno stando a quanto suggeriscono le cifre di questo articolo del corriere, secondo il quale l’Italia è tra i primi posti al mondo per gravidanze impreviste.

Ora, prima di continuare, un altro appunto: non commentate questo post adducendo la motivazione che io, essendo un maschietto, non posso sapere com’è fatta e cosa prova una donna perchè, anche in questo caso, il primo che ci prova si becca un vaffanculo gratis!

Fatta la solita premessa, continuiamo.

In Italia ci sono parecchie gravidanze impreviste, dicevamo. Tante da farci meritare una medaglia al merito. L’articolo è interessante, perchè aggiunge anche che il nostro paese è agli ultimi posti nell’uso di pillola anticoncezionale e preservativo.

Potrei dilungarmi sulla singolare coincidenza tra sede del Vaticano e mancanza di precauzioni nel rapporto sessuale (mi pare evidente che la morale gioca una bella parte nella scelta del metodo anticoncezionale) e anche sulle implicazioni sanitarie di tale coincidenza ma non è questa la mira del presente post.

La realtà è ANCHE questa ma, questa volta, non solo.

C’è infatti un fattore determinante in una gravidanza imprevista: l’ovulazione. Niente ovulazione, niente gravidanza. Chiaro il concetto?

Ergo, se in una coppia i due decidono di usare il fallace metodo dellla “marcia indietro”, lasciando perdere i motivi per cui decidono di giocare alla roulette russa, quale sarebbe un comportamento logico?

Beh, mi pare abbastanza ovvio: evitare rapporti non protetti durante il periodo più rischioso, ovvero circa quattro giorni prima e altrettanti dopo l’ovulazione (quattro sono tanti, ma per stare sul sicuro vanno bene), specialmente se il vostro partner ha qualche guarnizione… che perde!

Stabilito che molte donne non hanno un ciclo regolarissimo, per cui la data di ovulazione non è certa (a quanto pare le ovaie non mandano raccomandate con ricevuta di ritorno), come si può ragionare? Beh innanzitutto considerando “a rischio fecondazione” i giorni tra la mestruazione e l’ovulazione. Dopo la data di ovulazione (questa si che diventa una data certa) altri quattro/cinque giorni et voilà… da lì in poi il rischio è minimo.

Ne rimangono pochini, direte voi. Certo! Negli altri, nel dubbio… usate un preservativo, porca puttana!

Ma andiamo oltre. La maggior parte delle donne (e tu che non fai parte della maggior parte e leggi questo articolo, non fare la scandalizzata…) non sanno quando ovulano. Ora, questo è un vero casino! Signore mie: possibile che siate incapaci di ascoltare il vostro corpo al punto di non sapere quando ovulate?

Cazzo! E’ tutta roba vostra, il vostro corpo cambia in maniera impressionante poco prima, durante e dopo l’ovulazione! Il muco cambia densità, l’odore diventa diverso, il seno sembra sollevarsi… ma soprattutto, al vostro interno gli ormoni si scatenano, perchè il vostro corpo si predispone alla possibile gravidanza (e certo che non vi telefona prima, è furbo lui!).

In sintesi, tutto il vostro essere cambia e diventate come la carta moschicida per qualunque maschio nel raggio di trecento metri!

Il problema è che oggi davvero voi donne, nella stragrande maggioranza dei casi, non sapete ascoltare quello che vi accade all’interno. E non lo sapete fare perchè mai nessuno vi ha spiegato come si fa, nessuno si è mai dedicato a voi per insegnarvi quell’ascolto che, anche senza diventare profondissimo, dovrebbe essere in grado di rivelarvi molto sulle fasi della vostra vita sessuale e dirvi quando un rapporto sessuale abbia possibilità di finire in gravidanza.

Ora, se qualcuna di voi pensa che questo sia un giudizio di merito nei vostri confronti… si sbaglia. Questo non è altro che un appello. Non sapete come si fa ad ascoltare il proprio corpo? Bene! Ammetterlo è già una buona cosa, un ottimo inizio! Il passo successivo sarà cercare qualcuno che sia in grado di spiegarvi come si fa.

Il che non deve necessariamente avvenire in risposta alla domanda: “Scusi, lei mi sa dire come si fa a capire quando ovulo?”

Basterà trovare qualcuno che sia in grado di educarvi all’ascolto del vostro corpo in senso lato. Vedrete che una delle prime cose che vi scoprirete in grado di percepire sarà proprio il vostro ciclo ormonale.

Magari non con una percezione diretta (quello è il punto “B”) ma sicuramente con la capacità di cogliere gli avvisi periferici, gli allarmi che il corpo femminile accende tutte le volte che un ovulo sta per diventare il possibile bersaglio di qualche milione di allegri, scodinzolanti spermatozoi… il famoso “BABY ALARM”.

E se il vostro lui si azzarda a pretendere qualcosa di diverso in quei giorni… beh, datemi retta: tirate fuori un bel profilattico dalla tasca, fateglielo penzolare davanti e, fissandolo dritto negli occhi con un lieve sorriso, usate la seguente formula magica:

“No guanto… no party!”

P.S. nel caso vi fosse venuto un dubbio, ascoltare il proprio corpo potrebbe essere un’ottima porta per capire qualcosa di più di voi e di quello che contenete, anche solo a livello potenziale. Ora, magari, fatevi venire un altro dubbio, ovvero il seguente:

“Ma perchè cazzo in Italia nessuno spiega queste cose alle ragazze PRIMA che si caccino nei guai?”

E quando vi sarete date una risposta, proseguite col dubbio, magari chiedendovi CHI potrebbe avere interesse a fare di voi delle fattrici senza voce in capitolo, senza uno straccio di dignità e senza la benchè minima possibilità di sviluppare tutte quelle meravigliose cose che avete dentro.

Dopodiche, individuato il bersaglio, producetevi in un maestoso, altisonante….

VAFFANCULOOOOOOOOOO!

Vedrete che dopo vi sentirete molto, ma molto meglio!

Il sentire e la ragione

sensibilità e ascoltoSentire… tutti sentono. Chiunque sente qualcosa. Ovviamente non parlo delle orecchie, ma della sensibilità, della capacità di cogliere qualcosa al di là dei sensi fisici.

Il sentire è l’unica cosa che a volte rimane a guidarci, quando ci perdiamo nelle tenebre della ragione mendace.

Ma, come la mente, a volte, mente ed altre dice la verità, così il sentire a volte ce la racconta anche lui.

Occorre distinguere tra ciò che davvero si sente e la semplice manifestazione di un bisogno, primario o meno.

Per fare questo occorre esercitare il sentire esattamente come faremmo con un muscolo.

Non servono palestre particolari. Basta un po’ di umiltà e un po’ di sfacciataggine, il tutto mescolato ad una congrua dose di silenzio.

Innanzitutto occorre accorgersi che si sente qualcosa. Bisogna fare attenzione a quello che accade al nostro interno, alle nostre reazioni emotive, alle variazioni che accadono negli strati meno superficiali, anche se non ancora profondi, di noi stessi.

Ovviamente, fintanto che la nostra mente produrrà un gran casino di pensieri, sensazioni più o meno sballate e chiacchericci vari, non sarà facile.

Perciò occorre il silenzio. Ho scritto alcuni post sull’argomento, per cui non ci torno sopra.

Diciamo però che il silenzio, più è profondo e più permette ad un sentire vero di farsi cogliere dalla nostra attenzione.

Una volta individuata questa nuova “voce” al nostro interno, occorrerà esercitarla. Quindi permanere in una condizione di ascolto il più spesso possibile.

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Quante cose può dire una voce – By Giuseppe

Francesco Franz Amato Quante cose può dire una voce   By GiuseppeSe ascoltiamo attentamente chi ci parla possiamo intuire molto di ciò che nasconde più intimamente.

Se anziché usare il nostro computer mentale, quando ascoltiamo qualcuno parlare, usassimo un altro “orecchio” – e fossimo più attenti alle infinite sfumature della voce – potremmo cogliere un mare di informazioni vitali per una interazione più reale, viva, costruttiva…e non un semplice gioco di concetti meccanici triti e ritriti.

Una voce dice molto. Non intendo le tante ciance che raccontiamo agli altri o che loro raccontano a noi (spesso per nascondere proprio quello che sentiamo veramente) ma, al contrario, proprio ciò che le parole velano.

Dall’intonazione della voce possiamo comprendere:

1 la nazionalità o gruppo etnico

2 stati emotivi (collera, risentimento, tristezza, timidezza, attrazione….)

3 stati mentali (distrazione, chiusura, meccanicità, indifferenza…)

4 cultura

5 educazione

6 stato sociale

7 quoziente intellettivo

8 quanto controllo ha su di sé

9 cosa vuole e non vuole comunicare

10 quanto è sincero

11 stato di veglia

12 quanto è meccanico.

La prossima volta che ascoltiamo qualcuno parlare proviamo a “sentirlo” con un’altra facoltà, una facoltà che va oltre il concettualismo e le opinioni.

Forse, oltre gli incontri di cervelli, vi possono essere altri tipi di “incontri” più raffinati e ricchi di sfumature.

Cerchiamo quei tipi di incontri, e…

…buon ascolto.

Ascoltare è una questione di esercizio. Ma anche di interesse

Francesco Franz Amato Ascoltare è una questione di esercizio. Ma anche di interesseTante volte si sente parlare di “ascolto”. Su cosa si intenda con questa parola credo si potrebbe discutere parecchio.

Ascoltare con le orecchie, per esempio. Ma “ascoltare” non è “udire”. Così come “vedere” non è “guardare”.

Per ascoltare occorre fare uno sforzo. Occorre voler fare un atto, quello appunto di ascoltare.

Si può sentire quello che la persona davanti a noi sta dicendo ma non ascoltarla (cosa che accade piuttosto spesso, direi). Questo significa che oltre all’atto di udire, ci deve essere poi un altro processo, un atto volontario di comprensione, qualcosa di più o meno razionale, che consenta di far entrare al nostro interno il significato di ciò che udiamo.

In altre parole esistono altre orecchie oltre a quelle fisiche.

Ma se questo è vero, allora significa che esistono anche altri suoni, oltre a quelli fisici. Altre vibrazioni, oltre a quelle sonore.

E’ qui che si gioca un altro tipo di ascolto. Quello che ti permette di sentire qualcosa di più. Che ti consente di imparare, su te stesso e su chi ti sta di fronte.

Non è difficile. Solo che all’inizio si fa un po’ fatica, perchè non siamo abituati.

Il primo passo normalmente è automatico. Accade ad esempio tutte le volte che non ci sentiamo in forma. Il solo fatto di avvertire la propria condizione come debole, porta l’attenzione all’interno del corpo, alla ricerca di cosa ci sia che non va.

E’ un ascolto rudimentale, certo, ma è un primo passo.

Se esercitiamo questo tipo di attenzione verso l’interno, scopriremo presto che possiamo sentire molto di più di quanto non siamo abituati a fare, fino a che, ad un certo punto, avvertiremo la necessità di silenzio anche all’interno, esattamente nello stesso modo in cui si zittisce qualcuno che parla quando si sente un rumore sconosciuto o sospetto.

E’ lo stesso meccanismo: abbassare il livello di rumore per ascoltare qualcosa di preciso.

Per l’udito normale significa far cessare i suoni estranei a quello che vogliamo ascoltare, per quell’altro, quello che ascolta all’interno, invece significa abbassare l’unica vera fonte di rumore: il pensiero meccanico.

Ma come non è semplice far cessare rumori che non siamo noi a produrre, così non è semplice far cessare quelli del pensiero.

Si può utilizzare l’attenzione, una sorta di concentrazione su ciò che vogliamo udire, fino a far sparire tutti gli altri suoni. Anche all’interno è possibile fare la stessa cosa. Non dare ascolto ai pensieri, al corpo, concentrando l’attenzione sul nostro obiettivo, fino a far cessare il rumore della mente.

Il rumore esterno c’è ancora, ma grazie alla concentrazione riusciamo a sentire cosa dice la persona il cui discorso ci interessa. Allo stesso modo il pensiero meccanico esiste sempre, ma  turba sempre di meno la nostra concentrazione, fino a che tutto il rumore viene escluso dalla consapevolezza.

Allora sembra che il pensiero cessi. E in effetti è così. Non lo percepiamo più. Quindi è come se non esistesse.

E’ una questione di esercizio, arrivare al silenzio. Di volontà e di interesse verso qualcos’altro. E come tutti gli esercizi, deve essere messo in pratica se vogliamo migliorare.

Ma come tutti gli esercizi, più viene praticato, più cresce nel tempo.

Donandoci momenti di comprensione assolutamente non immaginabili all’inizio del cammino.





Tracce di Profumo: Il tempo è adesso. – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Il tempo è adesso.   By ValeriaCi sono istanti della nostra vita di completa espansione durante i quali noi, immersi in una sorta di tempo senza tempo, assorbiamo ogni goccia del presente che ci circonda portandolo all’interno, dilatandolo. Momenti in cui non abbiamo occhi abbastanza per guardare, polmoni sufficienti ad inspirare.

Sembra la descrizione di uno stato alterato della mente tanto ci siamo disabituati a viverlo.

Eppure, cercando nel nostro passato, lontano passato, possiamo facilmente ricordare di averli sperimentati.

Ricordo un pomeriggio piovoso, a casa di una zia. Attraverso i vetri delle finestre della sua cucina guardavo il giardino fiorito ed il melo carico di frutta. Nella stanza si diffondeva il profumo che la terra restituisce  quale ringraziamento alla pioggia che la nutre,  la disseta, la irrora.

L’ambiente si era riempito della gioia sprigionata dal terreno, dai fiori bellissimi, dall’albero che levava i suoi rami, se possibile, ancora più in altro, e da ciascun filo d’erba che aveva intensificato la sua verde colorazione.

E noi ridevamo. Io bambina, lei anziana. Complici, agli antipodi della vita e proprio per questo entrambe capaci di ascoltare quella gioia. Lei perché non aveva più nulla da perdere, io perché avevo ancora tutto da scoprire.

Quel momento non aveva confini, non aveva ne impegni ne pesi, non aveva paure ne aspettative.

Era solamente l’attimo. E bastava a se stesso.

Poi  la vita prende ad accelerare. Prima nella ricerca di sempre nuove esperienze, poi nella fuga da nuove possibili delusioni.

Ma accelera. E noi perdiamo ogni goccia di profumo. Qualcuno vive nel ricordo, molti hanno del tutto dimenticato.

Carichi di pesi e frustrazioni viaggiamo portando fardelli che hanno completamente sostituito la gioia del presente.

Come sistemi chiusi non comunichiamo più con l’esterno, non ascoltiamo più la forza misteriosa della vita.

Ma se potessimo riappropriarci qualche volta, anche per soli pochi minuti, di istanti di completa immersione nel presente, produrremmo un contatto talmente profondo e intimo con noi stessi da toccare corde da tempo assopite e vibranti del piacere di esistere.

Tracce di Profumo. Nelle mie mani petali di rosa – By Valeria

RosaIl profumo si spande nell’aria come un’offerta.

Ne osservo l’intenso colore rosso, la forma morbida e regolare, la superficie vellutata; sembrano piccole onde che si propagano nel palmo della mano.

La vita ha toni accesi, così forti che solo un cuore ardito ne può sostenere la vista.

Quell’ardimento ciascuno di noi lo ha portato in se stesso quando era fanciullo ma il tempo, poi, lo ha trasformato.

Le intemperie, le delusioni, la noia, il rumore di quest’epoca che non accorda una tregua, non concede pause o silenzi, hanno trasformato il desiderio di farsi attraversare dalla vita in paura di esserne toccati, anche solo sfiorati.

Ma nell’ascolto immoto, raccolto, a volte lo si può ritrovare, soltanto lasciando che il silenzio agisca a suo modo.

E nel lasciarlo espandere, può affiorare un ricordo lontano, memoria di tempi  remoti, traghettatore di un antico messaggio.

Dal profondo del proprio essere  emerge qualcosa; una sorta di relitto che riaffiora portando con se il sapore di epoche austere nelle quali bellezza, forza, tragedia, volontà, tutto era contenuto in pochi gesti, in pochi atti decisi e semplici.

Allora sopraggiunge la certezza che… si, si può fare.

Deserto e Sierra Nevada. Terre diverse, stessa qualità.

Il Deserto di GiudaQualche tempo fa, in un momento in cui la situazione lo permetteva, feci un viaggio insieme ad alcuni amici, a Gerusalemme. Fu un viaggio per molti versi indimenticabile, soprattutto verso la fine.

In particolare, il penultimo giorno, grazie ad un notevole colpo di fortuna e di abilità da parte degli organizzatori, riuscimmo ad entrare nel Deserto di Giuda che è lì a pochi chilometri.

Ci addentrammo per una ventina di minuti su una pista battuta e ci fermammo lì.

Ricordo ancora con impressionante precisione come mi sentii.

Pareva di essere seduti su una centrale atomica. L’energia che permeava quel luogo era così forte… così antica… che il silenzio scese in me immediatamente.

Qualcuno di noi disse ancora poche parole, poi finalmente stette zitto.

Il caldo secchissimo, l’assenza di vento… e lo spazio; uno spazio enorme in cui l’occhio non trovava ostacolo. E uno spazio di silenzio, altrettanto dilatato, in cui neppure la percezione pareva poter trovare ostacolo.

Ricordo che la sentii espandersi in un lampo di velocità assoluta. Un attimo prima era malamente limitata ai confini del mio corpo ed un attimo dopo abbracciava uno spazio immenso, in cui i miei amici ed io eravamo davvero ben poca cosa.

Qualche anno più tardi, durante un altro viaggio, andai a fare un giro con la mia compagna sulla Sierra Nevada. Percorremmo la “carrettera mas alta de Europa” fino alla sua fine e lì ci fermammo. Per puro caso ho trovato su YouTube questo video, girato da un ciclista nello stesso identico punto in cui mi fermai allora.

Incredibilmente, a più di 1.500 metri di dislivello rispetto al Deserto di Giudea, appena sceso dall’ auto ebbi la stessa identica sensazione di qualche anno prima; silenzio, energia a livelli incredibili e un’antichità maestosa.

Ma ancora di più, quello che veramente mi colpì, fu che quel silenzio e quell’energia avevano la stessa qualità di quelle avvertite nel deserto.

Anche lì mi fermai in silenzio ad ascoltare e l’identità essenziale delle due terre mi parve davvero lampante.

Ho poi fatto qualche ricerca ma non ho trovato nulla che mi potesse dire la provenienza della terra della Sierra Nevada e confrontarla con quella del Deserto di Giuda ma sono pronto a scommettere che in tempi molto antichi queste due terre erano una sola.

Ma comunque, credetemi: vale la pena andarci e stare lì qualche secondo, minuto, giorno o anno.

Ad ascoltare.

Perchè sono terre che, a chi voglia sentire, hanno veramente molto da dire.

Un esperimento sull’inconsapevolezza.

Francesco Franz Amato Un esperimento sullinconsapevolezza.Una notizia di due anni fa ma molto interessante: Joshua Bell, uno dei più grandi violinisti al mondo, suona in incognito con il suo Stradivari per circa 45 minuti in una delle principali stazioni della metropolitana di Washington ma nessuno lo riconosce e riceve scarsa attenzione, come un semplice musicista da strada, guadagnando poco più di 32 dollari.

Un esperimento organizzato e filmato dal Washington Post alle 8 del mattino in un normale venerdì di gennaio del 2007, mentre transitavano per la stazione migliaia di persone.

Lo scopo dell’esperimento era quello di verificare se, in un contesto anomalo, la gente normale avrebbe riconosciuto un famoso e acclamato artista e, soprattutto ne avrebbe riconosciuto il talento. Così non è stato, sorprendendo non poco il famoso musicista che ha dichiarato:

“è stato veramente strano, era come se la gente…mi ignorasse. Quando ti esibisci per un pubblico pagante  il tuo valore è già riconosciuto. Ma lì, ho pensato: perché non mi apprezzano?”.

Tutto questo nonostante il livello estremamente elevato del repertorio proposto, alcuni tra i pezzi più difficili mai scritti per violino tra cui la Ciaccona di Bach e l’Ave Maria di Scubert.

Tra le poche persone che hanno manifestato un vero interesse di fronte alla musica eseguita dal famoso violinista c’è stato qualche bambino, in particolare uno di 3 anni che ha cercato più volte senza successo di tirare la mano della mamma per fermarsi ad ascoltare.

Un esperimento molto interessante che dimostra in maniera inequivocabile il basso livello di osservazione che in una situazione normale siamo in grado di mettere in atto, a causa della mancanza di consapevolezza, della nostra incapacità di essere svegli, presenti a noi stessi, come diceva Gurdjeff “di ricordarsi di se”. Leggi il resto di questo articolo »

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Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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