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Era l’unico modo. Parlare direttamente con i piloti e il personale di volo e fregarsene dei sindacati. Ieri sera il governo ha ricominciato la trattativa, parlando direttamente con i dipendenti di Alitalia che più piantano casino, ma sempre meno dei sindacati, che in Italia ormai sono una forza politica e politicizzata, contro quello che dovrebbero essere, e che hanno raggiunto il massimo del ridicolo con Epifani che due giorni fa ha dichiarato in un’intervista che loro erano aperti all’ipotesi del compratore estero, quando appena pochi mesi prima hanno fatto saltare la vendita con Air France.

Era ora per far andare in porto una trattativa, ma ancora non riesco a capire perchè questa azienda dovrebbe essere salvata a tutti i costi. Un’azienda che ci “costa” più di 2.000.000 di euro al giorno, con debiti talmente grandi che nessun piano aziendale potrà mai sperare di rifondere.  Con piloti che hanno lo stipendio più alto d’Europa e che lavorano meno di tutti gli altri, e prezzi dei voli interni fuori dal mercato.

Questa azienda dovrebbe essere lasciata fallire o venduta. Punto.

Ma volendo salvarla (e ribadisco, non capisco perchè sprecare così tanto denaro), questa era l’unica mossa possibile.

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Solo in Italia può succedere.

L’azienda sta per chiudere. Arriva un’altra azienda che si offre di comprare tutto e dare 7 anni di stipendio all’80% a coloro che lascerà a casa, di dare una partecipazione agli utili ai dipendenti che rimangono, e di sanare il debito.

Risposta? I dipendenti festeggiano quando i sindacati hanno fatto così tanto ostruzionismo che l’offerta viene ritirata.

Certo che una massa di gente così fuori di testa non l’avevo mai vista.

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E ti pareva… ti pareva che tanto per cambiare i sindacati non devastassero qualcosa.

Gli aerei di Alitalia sono a terra. Ma i sindacati no. Loro non vogliono essere il “capro espiatorio”. Non credo che siano tali.

Credo che siano semplicemente la causa del ritiro del CAI, e di conseguenza del fallimento finale di Alitalia.

Il che non è necessariamente un male.

Quando un’azienda non rende più di quello che spende, normalmente la si chiude. Il titolare deposita i libri in tribunale e i dipendenti si trovano un altro lavoro.

Perchè per Alitalia no?

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L’ultima volta Air France l’hanno affondata senza pietà. Adesso che le cose vanno peggio e Alitalia ci costa quelle nonsoquantecentinaiadimigliaia di euro al giorno, solo perchè esiste, Air France invece andava bene.

Una volta in più i sindacati azzoppano l’economia italiana.

Questa istituzione obsoleta e dannosa, mantiene il suo potere solo grazie alla solita, fottuta ricerca della sicurezza. L’italiano medio sta ancora alla ricerca del “posto sicuro” dello “stipendio fisso”. Provate a licenziare qualcuno perchè non produce, e danneggia la vostra azienda. Un attimo e vi ritrovate il sindacalista di turno sull’uscio, ringhiante e sbavante rottweiler.

Ovunque nel mondo, se non lavori non ti pagano. Tranne che in Italia, dove l’assistenzialismo la fa da padrone, e una volta che hai un contratto a tempo indeterminato con qualcuno, puoi tranquillamente sbattertene, perchè al minimo del tuo impegno nessuno ti potrà mai sbattere fuori. La cosa magari va bene per il tuo mutuo, ma per la tua azienda è un’autentica palla al piede. Se trovano uno che va meglio di te non lo possono usare al posto tuo.

E’ inutile che poi si gridi allo scandalo quando le aziende usano i tutti i trucchi e le scappatoie per non assumere le persone. Quando un’assunzione diventa un salasso più che un investimento, se il mio scopo è fare soldi (e questo DEVE essere lo scopo di un imprenditore), farò di tutto per evitarlo, dove possibile.

E se l’azienda che ti paga lo stipendio non può fare nulla per togliersi di torno chi non la fa crescere, alla fine chiuderà i battenti, e tanti saluti anche al tuo posto fisso.

Il sindacato aveva originariamente una sua ben precisa motivazione all’esistenza: difendere il lavoratore dal sopruso e dalla vessazione, ben presenti in quei tempi, attraverso il coordinamento e la conoscenza delle leggi.

Oggi i sindacati sono diventati un’istituzione politica, responsabile dei contratti a livello nazionale (che poi non valgono nulla perchè le uniche retribuzioni che li seguono sono praticamente quelle del settore pubblico, e le ONLUS perchè gli conviene assai), e la cui unica preoccupazione è quella di conservare il posto di lavoro a chiunque ce l’abbia già, a dispetto.di qualunque evidente buon senso commerciale.

L’Alitalia è una compagnia completamente andata: costi stellari, esuberi di personale, sprechi in ogni angolo (a partire dallo stipendio dell’amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, pari a 2 milioni e 786mila euro l’anno nel 2006). Salvarla per ego nazionalista è semplicemente idiota. Buttiamola nel cesso, faciamone un’altra, mettiamoci a capo una classe dirigente che sappia fare il suo mestiere, e che abbia uno stipendio calibrato con una formula che contempli principalmente due fattori: l’utile netto e il ritorno d’investimento sulle spese sostenute. Assumiamo tutti i lavoratori che in Alitalia hanno acquisito una vera esperienza e mandiamo gli altri a cercarsi un lavoro (come tutti, con ammortizzatori sociali di sei mesi e non di  7 anni). Vuoi scommettere che in cinque anni l’Alitalia non se la ricorderà più nessuno?

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