La leggenda di Beowulf
Ed ecco un film con una storia da raccontare: la leggenda dell’eroe svedese Beowulf e di come uccise il troll Grendel, liberando il re della Danimarca dal terribile mostro.
Tratto dall’omonimo poema epico (messo per iscritto da due amanuensi in inglese arcaico, intorno all’anno 1000, su una storia ben più antica) questo film di Robert Zemeckis (premio Oscar con Forrest Gump) cerca di presentare al grande pubblico una storia che altrimenti non conoscerebbero mai (visto che quasi più nessuno legge qualcosa che non siano quotidiani o libri a grande tiratura).
Il compito del regista non è stato facile e pur servendosi di attori di grosso calibro: Ray Winstone, Anthony Hopkins, John Malkovich e Angelina Jolie, e di tecniche cinematografiche all’avanguardia (come quella di digitalizzare gli attori con la Motion Capture) non sono comunque mancate le critiche.
Eppure, secondo me, qualcosa di forte questo film lo esprime. Sì, è vero che si sono messe poco in evidenza le caratteristiche della cultura nordica; è vero che la digitalizzazione dei personaggi li ha in parte svuotati di contenuto umano (difficile rendere la profondità di uno sguardo con questa tecnica) e forse, sì, il regista avrebbe potuto “innestare” le vere immagini degli attori su scenografie ritoccate, ma forse sarebbero sorti altri problemi tecnici.
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Tracce di Profumo. Cercando un libro… by Valeria
Ho sognato che stavo cercando un libro.
Un antico libro dalle pagine ingiallite e fragili, profumate di polvere e umidità.
Mi trovavo in una affollata libreria del centro cittadino, bersagliata da una esplosione di colori, improbabili best seller, inutili oggetti regalo, rumore del continuo vociferare e musica diffusa in sottofondo.
La gente collezionava pacchetti natalizi; una affannata raccolta di regali dell’ultimo momento da scartare sotto un albero senza poesia ne calore, senza gioia ne vera intenzione.
Una tradizione ormai privata del potere magico del rituale e trasformata in operazione commerciale.
Quella congestione di oggetti, emozioni, frustrazioni e tanta fretta mi impediva di orientarmi, di capire dove cercare.
Mi rivolsi ad una commessa che, a giudicare dall’espressione, aveva perduto ogni possibilità di contatto con i clienti e perfino con se stessa; agiva come un automa e, su mio suggerimento, digitò sulla tastiera di un computer una parola chiave per individuare la collocazione del libro.
Ma l’esito della ricerca fu piuttosto confuso, uscirono argomenti e titoli correlati, voci simili e testi suggeriti. Lei mi guardò assente e disse: “Provi da quella parte”.
Con un sospiro rassegnato iniziai a girovagare a caso nella libreria sperando più che altro in un colpo di fortuna.
D’improvviso mi trovai di fronte una porta che conduceva ad una sala semideserta e silenziosa.
Entrai.
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La Difesa viene privatizzata. E’ l’ultimo scherzo di questo governo
Nel senso di ultimo in ordine di tempo, perchè credo che di scherzi ce ne faranno parecchi altri.
Prendo spunto dalla segnalazione di Giano, che sono andato a vedermi, e leggo l’articolo su gr.net, confermato anche da altre testate.
Nasce Difesa S.p.A. ovvero una holding che gestirà il bilancio della difesa italiana, una società con un budget di qualche miliardo di euro all’anno.
Il controllo sulle voci di spesa militare viene così tolto alla pubblica amministrazione e messo in mano ad un’azienda privata.
Credo che in nessun paese al mondo esista o sia esistita una cosa simile.
E’ vero che in teoria la nuova Società non avrà il controllo operativo, ovvero non deciderà cosa farà il nostro esercito ma è anche vero che, da che mondo è mondo, comanda chi ha i soldi.
Certo, la nostra pubblica amministrazione fa così acqua da tutte le parti che per le forze armate questo dovrebbe essere un toccasana ma rimane un dubbio.
Avete presente la mentalità militare mescolata con quella del bizziness, per giunta con una direzione politica non soggetta al controllo statale?
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Excalibur – di Giuseppe Merlicco
Vi sono film che lasciano un segno perché sono fatti bene e altri che lasciano un segno perché hanno qualcosa da raccontare. Infine vi sono anche film che lasciano un segno perché hanno degli insegnamenti da dare. Excalibur fa parte di questi ultimi.
Adattato dal romanzo “La morte di Artù” di Sir Thomas Malory, e diretto da John Borman, Excalibur racconta della Leggenda del Santo Graal e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, di Re Artù, Ginevra, Mago Merlino, Lancillotto e Parsifal senza cadere nel filone “favolette per bambini” o in una “melensa storia d’amore e di tradimento”.
Questo, invece, è ricco di spunti e frasi profonde che mostrano molti dei dati salienti legati alla storia della Cavalleria, il cui scopo era servire la Verità e la Giustizia in nome dell’Unità. Una “Fratellanza d’armi” unita nel Principio dell’Anello e rivelata da una frase di Merlino:
- Voi siete tutt’uno sotto le stelle -.
Allo stesso tempo ci vengono rivelati i “valori” di un Cavaliere: Coraggio, Onestà, Misericordia, Altruismo, Veridicità, Nobiltà d’animo, Lealtà, Dignità.
Già questo potrebbe bastare per affermare che questo film è stato fatto con scrupolo da qualcuno che “masticava” qualcosa di Cavalleria.
Ma non finisce qui. Excalibur è veramente denso di insegnamenti, che si susseguono a ritmo incalzante, ambientati in un “tempo” di transizione tra l’epoca dei Re Eroi e semidivini a quella degli uomini senza più un re (o governati da re senza misericordia). Uomini il cui destino è ora affidato quasi esclusivamente nelle proprie mani.
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Pattern recognition. La fregatura meccanica e la schermata blu.
I computer sono stati costruiti prendendo spunto dal cervello umano. Ma non solo, anche per il software vale lo stesso.
Quella cosa chiamata “pattern recognition” altro non è che il riconoscimento di uno schema da parte del computer.
Perchè questo possa avvenire occorre che esista un software specifico per il tipo di schema da riconoscere.
Ad esempio, la trasformazione di un testo passato allo scanner in un testo modificabile.
L’immagine della pagina scritta, catturata da uno scanner per un computer non significa nulla. Per l’uomo è naturale mettersi a leggere quello che c’è scritto ma per un computer no. Una pagina di un libro o la foto di un tramonto sono la stessa cosa. A meno che non intervenga un programma in grado di “riconoscere” le forme presenti nell’immagine ed estrapolare la corrispondenza con caratteri tipografici.
Un programma di questo tipo è detto OCR (Optical Carachter Recognition) ed è un esempio di “pattern recognition” ovvero di strumento in grado di rconoscere uno schema ed agire di conseguenza.
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Lettera ad un amico – By Valeria
Non sono sicura di aver capito bene; un amico mi scrive, pratica da tanto tempo.
Aveva molte certezze, ora ha soltanto mal di schiena.
Era un entusiasta, ora si è fatto prendere dalla pigrizia.
Mi racconta che è ingrassato, e non crede più in nulla.
Un passaggio il suo, forse il più importante di tutta la sua vita.
Doveva arrivare a questo punto, ma probabilmente non sa quanto è fortunato.
Ha rimesso tutto in discussione. Io lo trovo meraviglioso, lui lo trova frustrante.
Come faccio a dirglielo?
È così vicino a quel che ha cercato per una vita intera da averne perduto la visione di insieme…
È a un passo da un cambiamento radicale e si ferma proprio ora.
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Tracce di profumo. Recuperare la vista – by Valeria
La prima volta che sentii qualcuno sostenere che le persone fondamentalmente “dormono” sinceramente mi domandai perché non dovrebbero.
Mi sembrava che “addormentarsi” di continuo potesse costituire un buon anestetico per non soffrire troppo.
La sofferenza è di tutti, anche dei ricchissimi e dei fortunati che comunque dovranno fare i conti con le delusioni, le malattie e infine la morte.
Non trovai allora, di fronte a quelle parole, motivi sufficientemente validi per considerare utile aprire gli occhi più che tanto e guardarsi attorno con maggiore attenzione.
Mi venne in mente, invece, un film visto molti anni fa: un bambino cieco avrebbe potuto recuperare la vista se sottoposto ad un delicato e costoso intervento chirurgico; la famiglia non disponeva del denaro necessario ma in qualche modo riuscì a racimolare l’intera somma, l’intervento fu eseguito e riuscì perfettamente.
Il chirurgo raccomandò poi il ragazzo di non fissare a lungo il sole perché l’intensità luminosa avrebbe reso vana l’operazione rendendolo nuovamente cieco.
Ma in pochi giorni quel bambino vide molte cose brutte attorno a se che la sua cecità gli aveva risparmiato.
E così decise di fissare il sole abbastanza a lungo da perdere la vista nuovamente e irrimediabilmente.
Trovo che la metafora sia molto aderente a quel che facciamo tutti (o quasi) ogni giorno.
In fondo (ritenevo allora) sapere, avere una visione più nitida degli eventi della vita, aggiunge dolore al dolore.
Devo dire che nel tempo mi sono profondamente ricreduta.
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Cosa c’entra la rete con l’aggressione di Berlusconi?
L’aggressione a Berlusconi produce subito effetti nefasti. Agli appassionati del controllo non è parso vero di avere una scusa in più per poter tentare la censura su quella cosa che gli sta sovranamente sui maroni: il Web.
Secondo questi faziosi incompetenti i siti che incitano all’odio andrebbero oscurati.
Si… e chi decide qual’è il confine tra incitazione all’odio e critica sociale, per quanto feroce? E chi garantisce a questo punto una libertà di espressione?
Il problema non è nel web. Il problema è nella testa di cazzo che usa il web per sfogare un odio completamente malsano, anzi che affrontare la cosa con gli strumenti di competenza.
Odiare qualcuno non è un reato. Almeno per adesso. E nemmeno dirlo ai quattro venti. La libertà di espressione comprende anche la libertà di esprimere odio per qualcuno.
Non è il web che va oscurato. Sono le teste di cazzo che vanno isolate da coloro che hanno ancora un minimo di due neuroni funzionanti.
Poi c’è l’altro aspetto: perchè così tante persone sono arrivate ad un odio viscerale nei confronti di Berlusconi?
Non credo sia un segreto per nessuno che in Italia la crisi economica è piuttosto violenta. Anche se la stampa fa di tutto per non parlarne e per dire che va tutto bene (questi si, che andrebbero oscurati), in realtà le cose vanno di merda.
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On My Own cantato da Natori Naughton nel remake di Fame
Nel remake di Fame uscito quest’anno, un pastrocchio malfatto devo dire, c’è una cosa che ti lascia veramente secco: è la versione di “On My Own”, famoso hit lanciato da Nikka Costa qualche era fa, eseguito da Natori Naughton.
Un momento che da solo, secondo me, vale il film intero, per il cuore e la passione con cui viene cantato. Eccolo qui. Enjoy!
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