Sondaggi
Salve a tutti. Oggi parte una novità: i sondaggi! Li trovate in alto a destra, subito prima del riquadro pubblicitario, e alla destra della gnocca del momento.
Per adesso ne abbiamo uno solo: Chi esilieresti dall’Italia?
Se la vostra risposta non è compresa nell’elenco, aggiungetela come commento a questo articolo. Le più indicate verranno aggiunte alle risposte votabili.
Se invece volete un sondaggio diverso… basta dirlo, e vedrò di accontentarvi (sempre che abbia un senso…)
Ciao
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Nei tuoi occhi
Spazio di freddo infinito,
bruciante come le fiamme dell’inferno:
ora so di cosa ho il terrore!
TUFFI
Prego…
mentre si sgretolano
le parole
il controllo
i sogni
mentre si ribellano
i pensieri
le emozioni
le sensazioni
mentre crolla la Terra sotto ai piedi
e perdo ogni certezza
…che il mio cuore
si tuffi e rituffi
nel tuo cuore
Tibet, Cina e Olimpiadi…
In un precedente articolo (leggibile qui), scrivevo (mi si perdoni l’autocitazione):
“Ma perchè noi, che non siamo al governo, ma forse un cuore ancora l’abbiamo, non facciamo qualcosa?
Inondiamo la RAI di mail e di lettere, in cui diciamo, no anzi, affermiamo che le Olimpiadi non le guarderemo. Nè in televisione nè in altro luogo. E diamo pubblicità alla cosa. Scriviamolo (chi può) sui giornali, e chi non può mandi una lettera anche ai quotidiani. Perchè se noi non guardiamo la TV, la pubblicità non serve a nulla. E senza la pubblicità, le Olimpiadi non si fanno. Perchè le Olimpiadi sono solo l’Olimipade del business.”
Oggi rinnovo l’invito. Facciamo partire una comunicazione virale, che non metterà del denaro in tasca a nessuno, ma in compenso ci farà sentire per una volta di essere stati dritti, eretti e cazzuti di fronte alla nefandezza.
I cinesi contano sulle Olimpiadi per due motivi: denaro e immagine. ROVINIAMOLI! Facciamo sapere agli sponsor che i loro spot avranno un’audience dimezzata rispetto al previsto, e che i loro loghi verranno associati ad un’altra immagine. Questa:
Allora forse, quando i vari Nike, piuttosto che Coca-Cola, dimezzeranno i loro pagamenti, i cinesi potrebbero ripensare a quello che stanno facendo.
Facciamogli fare una figura di merda!
Io personalmente invierò a tutti i miei contatti una mail con questo testo
“Il Tibet, con tutta la sua storia e tradizione, tesoro per tutta l’umanità, sta per essere cancellato dalla faccia della Terra. Io non ci sto. Non guarderò le Olimpiadi. Così tutti gli sponsor avranno buttato nel cesso i loro soldi. E questo potrebbe far cambiare idea al governo cinese. Ti allego due immagini, da usare sul tuo sito, blog o altro, da stampare o da mettere come firma ai tuoi messaggi, da mandare via fax ai giornali, alle agenzie (se ne conosci), da volantinare. Inoltra questa mail. Fai in modo che chiunque si giri, ovunque lo faccia, sia costretto a guardarle in qualche modo. Allora anche gli sponsor le vedranno, e sapranno che il marchio dei loro prodotti potrebbe essere associato per sempre al concetto di sangue e omicidio!!!”
Le immagini sono completamente libere da copyright, e per questo ringrazio il mio amico Mauro che le ha realizzate e messe a disposizione.
Se volete, potete anche cliccare QUI e scaricare il messaggio già pronto per outlook.
Oppure cliccate QUI per l’immagine grande e QUI per quella piccola.
Dai… che li stendiamo!
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Amico mio
Non sai,
amico mio
come ci si sente
piccolo piccolo
sotto quel cappello,
mi avvolge
un grande silenzio
come nel deserto
tra la sabbia ed il vento
Ma sai,
amico mio
chiudo gli occhi
ed inizio a suonare
di mondi lontani
di tempi passati
e il mio cuore danza
come un fanciullo che corre
tra le braccia del padre.
The Fantasioso
…era da tempo che nella mente di Richard
strane geometrie si evidenziavano al minimo ascolto di un brano musicale….
spirali che ricordavano il dna,
geometrie complesse , numeri, colori ,
la sua immaginazione era super attiva,
quasi una dimensione interiore immaginativa dove rifugiarsi…
le sue giornate si riempivano di musica,
pittura scultura, disegno, creatività a tutti i livelli, in quel periodo studiava composizione
e frequentava danzoterapia…
il computer si chiamava ancora commodor 64 se non sbaglio…
ormai aveva anche nella notte una intensa attività….
tutte le volte che si coricava
ripeteva nella sua mente tutti i brani che di giorno aveva studiato per ore sullo strumento….
la sua mente era iper attiva…
e più di una volta si fermava su note dominanti lunghe,
quasi mantra interiori che lo facevano entrare nella dimensione notturna….
con una qualità particolare…
Una nota ed un colore…
si fecero spazio nella mia mente…
da tempo mi coricavo la sera immergendomi in quel suono ed in quella cromia…
e mi ritrovai in una strada…
ai margini molti esseri che avrebbero voluto ma non potevano accedervi…
sospesa nel nulla si allontanava nel vuoto della notte……
ero sospinto da un energia…
insieme la percorravamo e mentre la attraversavo
osservavo gli esseri che a loro volta mi osservavano
quasi tenuti fuori da una barriera invisibile
e li mi resi conto che mi stavo allontanando dal pianeta…
…portava al centro di una possente montagna in una grotta….
in quel momento mi resi conto che ero arrivato all’interno della montagna…
e che dovevo salire… in alto dall’interno….come prendere un ascensore…
ma mi chiesi come potevo se non vedevo bottoni di sorta…
e lì che la mia guida si palesò a me…
dicendomi che dove mi trovavo non avevo bisogno di nulla
perchè ci stavamo muovendo in un certo senso col pensiero…
il viaggio fu breve e mi ritrovai in un altopiano…
nella penombra quasi al buio…
non capivo cosa stesse succedendo
e la mia guida quasi a carpire le mie preoccupazioni si fece intravvedere,
aveva un cappello alto sulla testa giallo e ricurvo simile a quello di alcuni monaci…
mi tranquillizzò parecchio…questa cosa…
fui accompagnato al centro di un immensa piazza circolare…
una sorta di grande disco luminoso sotto i miei piedi….
tutt’intorno altri dischi luminosi che scorgevo nella penombra….come sospesi nel vuoto…
ma scorgevo anche le strutture che li sorreggevano,
erano immense statue, sculture gigantesche e possenti che forse ricordavano l’antica grecia…
erano bellissime e stupefacenti,
mi guardai intorno ed in basso, ne scorsi parecchie altre…
erano in piedi in una posizione a braccia semi alzate…con i palmi delle mani rivolti verso l’alto…
…sorreggevano questi dischi luminosi appoggiati di piatto…
rimasi al centro su un disco parecchio tempo…
sentivo che mi rigeneravo,
mi ricaricavo,
mi ripulivo…e non solo…
il tempo che rimasi fu indefinito…
il piacere che provavo…anche… [.........]
ed al mattino quando mi svegliai….
qualcosa era cambiato….
Il mutuo del bastian contrario
Oggi mi è capitato di fare una riflessione dopo aver navigato un po’nel web.
Mi sono soffermato nella lettura di alcuni forum, si parlava di mutui.
La maggior parte, per non dire quasi tutti, scrivevano e si prodigavano in consigli su come scegliere il mutuo giusto. Meglio quello a tasso fisso!
Mi sono andato a cercare un po’ di numeri e ho fatto alcune considerazioni.
Fino a tre anni fa veniva consigliato a tutti il mutuo a tasso variabile perchè costava meno, oggi anche le banche consigliano il mutuo a tasso fisso perchè costa meno. A me però risulta che più persone chiedono una cosa più quella cosa sale di prezzo.
Ma allora perchè il prezzo di un mutuo non segue questa legge?
Il prezzo di un mutuo a tasso fisso viene fatto con un tasso che si chiama IRS, mentre quello a tasso variabile con l’EURIBOR.
Ma chi li fissa questi tassi se non le banche?
Ma allora perchè due tassi diversi per la stessa operazione?
E soprattutto perchè fino a tre anni fa l’IRS era più alto dell’EURIBOR (e poi i tassi sono saliti) mentre oggi è il contrario?
A mio modesto avviso fino a tre anni fa la banca che mi concedeva un prestito a tasso fisso, non volendo perderci, si premuniva facendomi pagare fin da subito un po’ di più perchè così, una volta aumentati i tassi, non ci avrebbe perso.
Ma se è così, oggi che informazione mi viene data dalle banche? Che vogliono meno soldi per tutta la durata del mutuo? MAGARI!!!
Allora forse il tasso fisso è un po’ più basso del variabile perchè comunque ALLA FINE avrò pagato di più rispetto all’altro…
Non voglio dire che sia meglio l’una o l’altra scelta. NON LO SO.
La considerazione che ho fatto, naturalmente non si è fermata al mutuo, ma a tante, tutte forse, le scelte che facciamo.
Le persone non scelgono. Mandrie di pecoroni che si muovono guidati da un pastore che si chiama PAURA.
Ecco cosa siamo: pecoroni. E poi, paura di cosa?
A me non piace…
Forse sono un bastian contrario… e voi?”
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Cercandoti
Cercandoti in un ricordo
come amante l’amato,
smarrito all’incrocio
fra respiro e respiro.
Capitano
Stanco è il mio braccio, per tenere un timone fantasma
Cieco il mio occhio per cercare una rotta introvabile nel riverbero del mare
debole il mio cuore, per mantenere un coraggio inutile
Ti prego, prendi il comando, Mio Capitano
Chiudo gli occhi
Se ti cerco
con lo sguardo
allora ancora
ti sono lontano
chiudo gli occhi
non li apro
mi trafigge
questa distanza.
adesso siedi
qui vicino a me,
sussurrata la tua presenza,
ricordo l’istante
in cui mi illudevo
di poter stringere
il tempo fra le mani.
Se puoi
Dimmi, se puoi,
come restare
qui adesso
a guardare
in silenzio la vita
che accade
che cambia ogni cosa
che è fiamma
che brucia
e poi è brace
e poi è calore…
Autostrade, finanziamenti, autogrill, panini e cessi (scusate l’accosto) 3
NON CI CREDO!!! Non solo mi hanno risposto, ma l’hanno anche fatto con notevole cortesia.
Riporto il testo e di seguito copia del messaggio originale inviatomi!.
“Gentile Signor Amato,
ci scusiamo innanzitutto per il ritardo con il quale riscontriamo la Sua o-mail del 14 Marzo u.s. ed entrando me merito della Sua nota Le comunichiamo di avere provveduto subito dopo a fare delle ricognizioni nel tratto segnalato.
L’esito di dette ricognizioni ha evidenziato un taglio nell’asfalto sulla carreggiata opposta a quella de Lei segnalata ossia alla progressiva chilometrica94 del tratto Milano – Venezia direzione Venezia. Lo strappo è stato immediatamente tamponato con un intervento tremporaneo di manutenzione d’urgenza con l’impiego di asfalto a freddo.
Le assicuriamo altresì che tale ammaloramento viene tenuto soctantemente monitorato per garantire sicurezza alla circolazione stradale.
Infine Le comunichiamo che abbiamo provveduto ad inserire il tratto autostradal in questione nel piano 2008 di rifacimento delle pavimentazioni e pertanto entro il mese di Luglio del corrente anno, il manto stradale verrà rifatto integralmente.
La ringraziamo per la segnalazione e il contributo inviato e Le assicuriamo che il nostro impegno volto a garantire un servizio adeguato alle aspettative dei nostri clienti è sempre pregnante e orientato al miglioramento continuo.
Distinti saluti”
E’ vero!!! Ho cannato brutalmente la direzione! Ma sono andati a guardare anche dall’altra parte!
E allora… valeva la pena incazzarsi un po’… no?
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Ancorato a Parigi
Vagabondo per una vita errante e boheme
eccomi, Buenos Aires, ancorato a Parigi;
segnato di dolori, coperto d’angosce,
ti chiamo dentro da questo lontano paese.
Dalla mia finestra di boulevard
guardo la neve che cade piano.
I lumi rossi che muoiono lenti
sembrano sguardi di strane pupille.
Buenos Aires lontana, come devi essere bella…
Sono dieci anni ormai che mi hai visto salpare.
Qui, in questo Montmartre, faubourg sentimentale,
io sento il ricordo come un pugnale.
Come sarà cambiata la tua calle Corrientes,
Suipacha, Esmeralda, il quartiere !
Sei in fiore, qualcuno mi ha detto,
e un gioco di strade si disfa sulla diagonale.
La voglia che ho di vederti !
Resto qui inchiodato senza grana nè fede.
Chissà che una notte non m’ingabbi la morte
e…ciao, Buenos Aires, non ti riveda mai più.
(Parigi, 1931)
Il mestiere – 2
Leggi le puntate precedenti: il mestiere – 1
Potevo chiaramente percepire, oltre che vedere quello che stava passando nella mente di Bri , e quasi provai un attimo di pena per lei; ma non c’era più tempo: il punto rosso del laser le si piazzò in mezzo agli occhi esattamente nel momento in cui l’afferrai per il coppino e la tirai verso di me per toglierla dalla linea di mira. Vidi i suoi occhi spalancarsi, mentre mi gettavo a terra con lei sotto; fu per questo che non vide il finestrino dell’auto esplodere. In compenso dovette udire perfettamente il boato del 308, perchè la sentii irrigidirsi e subito lanciare un breve urlo acuto. Rotolando mi portai al coperto dell’Audi, inseguito da un altro colpo che alzò un geiser di cemento dal pavimento. Misi Bri a ridosso della portiera.
“Non muoverti!” dissi semplicemente. Lei fece cenno di si con la testa. Era pallida come uno straccio, ma sembrava mantenere una parvenza di controllo. L’ho sempre detto che darla via a nastro aiuta a non avere problemi emotivi.
La scavalcai, ignorando la sua espressione mentre da sotto il completo di Armani estraevo la mia arma, una monumentale Grizzly 44 e mi diressi verso il posteriore della TT. Un altro boato. Vidi il tettuccio rigido dell’auto incurvarsi come sotto il colpo di un maglio, e l’interno esplodere in un bailamme di lamiera, scintille e imbottitura dei sedili. Non era un 308 quello che tirava. Rinfoderai la pistola, afferrai Bri per un polso e la scaraventai verso il fondo del garage, facendola scivolare sul cemento liscio fino dietro a una colonna portante, e tuffandomi subito dopo al seguito. Raggiunsi copertura appena in tempo, mentre un altro colpo staccava di netto un’intera sezione di cemento dal fianco della colonna. Bestemmiai.
“Ma cosa… chi…” farfugliò Bri da in mezzo alle mie gambe.
“Il chi te lo dico dopo, dolcezza. Il cosa è un calibro 50 BMG. ”
Vidi la confusione negli occhi della ragazza, insieme ad una sana dose di terrore. Incassai la testa tra le spalle, proteggendomi gli occhi dallo spruzzo di cemento provocato dall’ennesimo colpo del cecchino. Con quello che usava poteva essere a qualunque distanza, da cinquanta metri a un chilometro. Impossibile pensare di contrastarlo. Abbassai nuovamente lo sguardo su Bri.
“Ci stanno sparando con qualcosa di appena più piccolo di un cannone antiaereo. ”
Mi meravigliai di vedere la comprensione in quegli splendidi occhioni verdi ma non il panico. Bri si limitò ad annuire, poi disse semplicemente:
“Cosa facciamo allora?”
La voce non le aveva nemmeno tremato. Quella ragazza era davvero straordinaria.
“Ci leviamo di qui il prima possibile.”
Cercai di ostentare sicurezza, ma la realtà non era così rosea come cercavo di far sembrare. Non riuscivo ad individuare il punto di tiro del cecchino, e quello ci poteva tenere inchiodati lì per secoli. In lontananza iniziai a sentire le sirene della polizia. La cosa non mi fece sentire meglio. Se dietro il grilletto c’era chi pensavo io, le forze dell’ordine non gli facevano un baffo. Mi guardai attorno, cercando di trovare una soluzione allo stallo.
Eravamo praticamente inchiodati con le spalle al muro di fondo. L’uscita più vicina era a meno di cinque metri, ma per quello che mi riguardava avrebbe anche potuto essere dall’altra parte della città. Senza una qualche copertura rischiavamo solo di farci bucare da parte a parte. Poi lo sguardo mi cadde su due estintori messi uno a fianco all’altro su due lati della colonna accanto; un’idea molto malsana mi prese forma nella mente. Mi accucciai e dissi:
“Afferra la mia cintura, e guai a te se la lasci andare. Preparati perchè ci sarà da correre.”
Ancora una volta lei mi stupì, non dicendo una parola e afferrando la cintura da sotto la giacca. Doveva davvero avere dei nervi d’acciaio.
Sfoderai la pistola e sparai un singolo colpo. La palla da 45 winchester magnum bucò entrambi gli estintori come se non fossero nemmeno stati lì. I due contenitori sotto pressione esplosero come una bomba, proiettando ovunque l’ammonio di cui erano pieni, e l’aria calda si saturò immediatamente di vapore acqueo, trasformando il parcheggio in una specie di bagno turco.
“ORA!” esclamai scattando da dietro la colonna, e trascinandomi dietro Bri nello slancio.
Mentre mi dirigevo nella direzione approssimativa della scala di sicurezza vidi il pennello del laser sciabolare nella nebbia artificiale alla disperata ricerca di un bersaglio. Dalla direzione capii che il tiratore doveva essere appostato da qualche parte all’esterno del palazzo, dall’altra parte della strada, ma un colpo tirato a casaccio che si piantò a meno di un metro alla mia destra mi fece desistere dalle mie elucubrazioni. Un attimo dopo mi gettavo a tuffo contro il maniglione antipanico dell’uscita, finendo a terra e chiudendo con un calcio.
Aiutai Bri ad alzarsi.
“Presto seguimi, non siamo ancora fuori dai guai”
Mi lanciai giù dalle scale di sicurezza, la Grizzly in una destra, il bavero del giubbotto di Bri (con dentro Bri naturalmente) nella sinistra. Avevo la sensazione che tutto quel picchiare di calibro 50 non fosse il nostro unico problema.
Non avevamo fatto dieci gradini che due secchi colpi scavarono altrettanti crateri nella parete, ad un palmo dalla mia testa. Risposi a casaccio, sporgendo il braccio appena oltre il corrimano, mentre schiacciavo la ragazza contro la parete. I colpi di 44 presero a miagolare come gatti in amore, rimbalzando sulle pareti e sui gradini, e fui felice di sentire anche un grido di dolore. Sulla rampa scese il silenzio, ma non mi feci fregare. Presi l’accendino dalla taca e lo lanciai pochi gradini più in basso. Immediatamente furono esplosi altri colpi in rapida successione. Mi alzai di scatto, individuai il tiratore, una rampa più sotto e gli vuotai addosso il caricatore. L’urto del piombo ad alta velocità lo inchiodò praticamente a terra, scaraventadolo poi giù per le scale. Eseguii un rapido ricaricamento tattico, riafferrai Bri, che teneva le mani sulle orecchie e dissi:
“Andiamo, corri!”
Percorsi il resto della rampa, saltando praticamente i gradini. Bri mi seguì dappresso, con solo un attimo di esitazione al momento di scavalcare il cadavere dell’uomo che avevo appena abbattuto. Appena arrivati al primo piano mi arrestai di colpo. Non aveva senso cercare di uscire dalla porta principale. Ce ne dovevano essere degli altri ad aspettarci. Non ci pensai su due volte; sparai un colpo verso la porta di sicurezza, infilai un braccio nel buco grosso come un pallone da calcio e sganciai la maniglia di sicurezza, spalancando il battente. Feci un brevissimo capolino per controllare, ma lì sotto la situazione era normale; eravamo dalla parte opposta rispetto al lato in cui si trovava il cecchino, ed evidentemente se c’era qualcuno ad aspettarci era vicino all’uscita.
Richiamai alla mente la planimetria del parcheggio. Avevo di fronte il lato ovest, e se non ricordavo male proprio da quella parte doveva esserci il basso tetto di un capannore.
“Vieni” dissi, e corsi verso i finestroni, oscurati dallo smog depositatosi in anni di mancata manutenzione. La maniglia era bloccata dalla ruggine, ma due colpi dati col calcio della Grizzly la sbloccarono. Tirai immediatamente un sospiro di sollievo quando vidi che non c’era più di un metro di salto da fare.
“Sbrigati! Sali e salta sul tetto!” dissi mezzo tirando e mezzo spingendo Bri
“Ma mi ammazzo, tu sei tutto scemo!” Mi stavo giusto chiedendo quando avrebbe iniziato a perdere colpi.
“Non abbiamo molto tempo! Preferisci fare la fine dell’emmenthal?”
“Ma, io…” iniziò lei. Un classico; la voleva discutere. Non persi altro tempo. Le puntai la Grizzly in faccia, con l’espressione più gelida che mi riuscì di mettere in piedi.
“O salti o ti stendo qui e ora!” Parlai a voce bassissima, ma fu come se avessi urlato. La sua espressione si sciolse, come se sulla faccia avesse avuto una maschera di cera. Potevo capirlo. Il buco della mia pistola spianato in faccia faceva spesso quell’effetto. Guardandomi di sbieco, e con un discreto tremore, cercò di salire sul bordo del finestrone, ma era molto in alto per lei.
“Non ce la faccio!” Piagnucolò. Non mi feci intimidire. Feci solo un gesto con la Grizzly:
“Vuoi che ti aiuti con questa?” ringhiai. Ottenni l’effetto sperato. Digrignando i denti e bofonchiando un “Bastardo!” a mezze labbra, salì sul davanzale con qualche goffaggine.
“Forza, salta!” dovetti spronarla nuovamente. Allora lei saltò, atterrando malamente sul tetto appena sotto. Temetti che si fosse slogata una caviglia, ma quando si rimise in piedi tirai un sospiro di sollievo, e saltai a mia volta.
“Adesso corri se ci tieni alla vita e alla libertà!” La afferrai per una mano e partii in corsa. Lei diede un tale strappo al braccio che quasi mi buttò a terra.
“No!” gridò “C’è la polizia la sotto.” urlò correndo verso il limite del tetto. Mi tuffai a pesce, e riuscii a placcarla. Lei iniziò a strillare e a martellarmi di pugni. Il che considerato l’allenamento che aveva non fu molto piacevole. Ci misi forse cinque secondi ad immobilizzarla.
“Ma qual polizia! Non ti rendi conto che li hanno fatti fuori come volevano fare con noi?”
Lei si agitò ancora, ma le tenevo le braccia inchiodate a terra, ai lati della testa.
“Non ti accorgi che non si sentono più le sirene? Sono andati! Kaputt! Fottuti!”
A quel punto Bri sembrò calmarsi. Si era resa conto che dicevo la verità. Il passo successivo era scontato: le lacrime iniziarono a farsi strada dalle sue palpebre. Ma era un lusso che nessuno dei due poteva permettersi. La rimisi in piedi d’autorità.
“Devi fidarti di me se vuoi rimanere in vita!” le dissi con tono un filo più dolce, liberandole i polsi. Lei esitò un attimo, poi annuì.
“Forza, corri!” Nuovamente la presi per mano e mi misi a correre lungo il tetto, stando il più lontano possibile dal bordo.
Dopo venti metri c’era un lucernario. Lo forzai con facilità; come speravo c’era una scala di scurezza. Scendemmo entrambi nella penombra dell’interno, rischiarata appena dalle luci dell’illuminazione stradale. Seguii ciecamente il mio senso d’orientamento, aggirando mucchi di casse e altre cose indistinguibili, e la guidai fino alla parete nord, seguendola fino a che non incontrammo una porta. Ci misi dieci secondi a forzarne la serratura, poi l’aprii di un paio di centimetri; la strada sembrava sgombra.
“Via libera!” dissi. Uscimmo entrambi in una minuscola via laterale. Alla nostra destra si udirono altre sirene in avvicinamento.
“Questi sono vigili del fuoco!” disse Bri, che nel frattempo aveva ripreso il suo pieno controllo.
“Dobbiamo sparire da qui. Vieni!” Mi diressi verso il lato opposto, la ragazza sempre alle mie spalle che mi tallonava. A quanto pareva aveva deciso di fidarsi.
- CONTINUA -
p.s. Strega, a te la palla… voglio vedere come te la cavi!
Canzone del cercatore di verità
Come un fiore che cerca la luce
così l’anima mia si è protesa
fin da quando ho memoria di me
sempre e solo ad un’unica impresa:
indagare chi sia il sognatore
di quel sogno che dicon “realtà”,
e andar oltre dolore e illusione
per cercare e trovar Verità.
Verità, ch’è sfuggente fanciulla,
ora fata ora perfida strega,
mentre mostra a ciascuno il suo corpo
nel suo cuore a ciascuno si nega.
E così, oltre le soglie del cielo,
dove gli angeli cantan le lodi,
ho incontrato il silenzio e la quiete,
e il conforto di provvidi approdi.
Poi son sceso negli inferi infidi
dove il Buio è sovrano e tiranno
e Ignoranza, sua sposa fedele,
gli sta accanto, compagna di scranno.
Esplorando le menti ed i cuori
per saper ciò che l’uomo ha di umano
ho incrociato milioni di mondi,
e ciascuno era un magico arcano.
Ho sofferto ed ho fatto soffrire.
Ho giocato: ho perduto ed ho vinto.
Ho respinto chi amor mi ha donato,
ed ho amato e son stato respinto.
Come foglia nel vento d’autunno
mi han portato la vita e il destino:
ora ho scelto, ora ho solo subito,
ma alla fine ho concluso il cammino:
Conoscenza mi ha offerto il suo seno
e Saggezza mi ha accolto a palazzo
e finalmente, al tramonto, ora so!
So di non sapere un cazzo.
appunti
mi sono perso sulle tue colline
fermato sulle tue radure sconfinate
vissuto i tuoi bagliori estivi
percorso le tue strade di fiaba
ho sognato tra le tue morbide chiome
Dio che noia mortale!











