Dei Delfini e delle Vele
Da ’ste parti, ad ora, mi trovo nel pieno dell’ennesima notte di questa mia strana e colorosa vita, senza un atomo di sonno ma con un intenso ‘desiderio di vivere’…
Dunque vi racconto qualcosa anche se in questo preciso momento non so cosa…ma certo, perché no:
Era il 1993 o ‘94, eravamo usciti dal porto di Formia a bordo di una vela di 13/14 mt e l’orizzonte marino era a nostra completa disposizione…
Avevamo da poco issato le vele e la barca, che aveva me al timone, e viaggiava spedita verso le isole pontine senza rumori e fumi di motori a scoppio.
Si era in un bellissimo tramonto settembrino: la brezza era dolcissima e assai profumata…quel profumo di mare che sentito anche una sola volta ti accompagnerà per l’eternità…
Ad un certo punto, quando più o meno eravamo nel mezzo del golfo di Gaeta, successe qualcosa di incredibilmente meraviglioso: tutto iniziò con un fruscio che ognuno di noi percepì in modo netto ed inequivocabile e che col passare dei secondi diventava sempre più forte e intenso…e dunque da lì a qualche secondo comparvero dagli abissi marini, tutt’attorno alla barca, un numeroso gruppo di magnifici delfini!!
L’adrenalina schizzò a mille nel sangue e un’emozione possente si appropriò di noi umani sul natante: viaggiarono con noi per un buon quarto d’ora tenendoci sempre al centro di questa loro splendida famiglia: io non riuscivo quasi a controllare le mie emozioni: è infatti ancora vivo in me il desiderio che avevo di tuffarmi e abbracciarne uno per potere…per poter essere io stesso delfino, per poter essere libero come loro.
Grazie ancora splendidi amici!!…
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Vivisezione, esperimenti su animali: un nuovo, agghiacciante video del PETA
Lo so, è lunedi e già non ci sono particolari motivi per stare allegri. Però io questo video ve lo faccio vedere lo stesso.
Parliamo di animali e di ciò che viene fatto loro soffrire in nome della ricerca. Un sadismo inutile e criminale che non trova alcuna giustificazione scientifica, morale o umana. Sono solo atti schifosi, prodotti da persone schifose in nome di principi altrettanto schifosi.
Personalmente prenderei chi paga questi lavori e gli farei passare qualche giorno nelle stesse condizioni.
Un avvertimento: se siete deboli di stomaco non guardate questa clip! Io non mi ritengo un’educanda, ma non sono riuscito ad arrivare in fondo!
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Un’arbitro… alternativo !
Su Facebook spesso si trovano filmati simpatici. In modo particolare c’è una pagina, “Ridi che ti passa“. Il nome mi pare sufficientemente esplicativo. Lì oggi ho trovato questo filmato.
Che, lo giuro, mi ha fatto piegare in due dalle risate!
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Pausa idiozia: i camionisti non sono responsabili degli incidenti…
Ma figurati… e quando mai?
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Fuori Controllo: non leggero ma ben fatto.
Un ufficiale della polizia di Boston si vede ammazzare la figlia sotto gli occhi. Pensando di essere lui la vittima designata e che la figlia sia stata uccisa per errore, si mette ad indagare ma scoprirà che le cose non sono come sembrano.
Scoprirà infatti che la figlia è stata uccisa per nascondere gli sporchi affari di una multinazionale governativa che produce bombe atomiche “sporche” con specifiche di altri paesi, in modo da fabbricare false “prove” di atti terroristici.
Avvelenato a sua volta con il tallio radioattivo riuscirà a concludere le indagini in extremis.
Tratto dalla miniserie TV “The Edge of Darkness” (BBC, 1995), il film parte un po’ in sordina, con un movimento lento ma indispensabile per lasciar sedimentare gli avvenimenti. La verità si rivela pian piano, portando poi ad un finale in stile “action” ma non troppo.
L’ipotesi è tutt’altro che inverosimile, tanto da far pensare che il film possa avere qualche mira diversa dal semplice entertainment.
Mel Gibson, con tutte le rughe al posto giusto (nessun accenno di lifting, cosa più unica che rara ad Hollywood), recita bene, con intensità e maturità e sta decisamente meglio davanti alla macchina da presa che dietro, mentre i coprotagonisti sostengono egregiamente il confronto.
La componente “noir” è particolare in questo lavoro, emergendo più nella qualità della trama che non nelle classiche componenti del genere; non ci sono molte scene al buio o sotto la pioggia e il protagonista non ha l’aria da “bello maledetto”, ma alla fine il peso è comunque notevole.
La figura di un uomo misterioso, quello che, per lavoro, “fa in modo che non si possa arrivare da A a B”, rappresenta un quadro a parte nella narrazione, qualcosa di più di un semplice cameo e qualcosa di meno di una sottotrama. Il Capitano Jedburg, ottimamente impersonato da Ray Winstone, è un punto interrogativo che da’ spessore alla vicenda, aggiungendo un elemento di mistero alquanto inquietante.
Insomma, un buon thriller vecchio stile, ben costruito e ben recitato, con un finale inaspettato e particolarmente dolce.
A me è piaciuto.
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Allan Holdsworth. Un genio dimenticato
Allan Holdsworth è stato uno dei chitarristi più incredibili dell’intero panorama Fusion.
Ex violinista, le dita più lunghe che si siano mai viste su una chitarra, Holdsworth mantenne il fraseggio violinistico pur suonando la chitarra.
All’epoca unico chitarrista al mondo, oltre a John McLaughlin, a poter suonare efficacemente una Synthaxe, riusciva a cavare delle sonorità incredibili, sfruttando accordi con intervalli letteralmente impossibili.
In questo video, “House of Mirrors” la sua tecnica è particolarmente evidente, soprattutto quella della mano destra, che “strappeggia” con un controllo da puro delirio.
La musica di Allan non era decisamente per tutti, come dimostra invece quest’altro video in cui esegue “Looking Glass” sulla Synthaxe, uno strumento che sta alla chitarra quanto un’astronave ad una bicicletta. Anche qui il controllo necessario per suonare così questo “strumento” è praticamente inarrivabile.
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Gianluca Mosole. Nel 1986 suonava così: uguale a Pat Metheny
L’ho conosciuto alle Scimmie, a Milano.
Gianluca Mosole è uno dei musicisti italiani di maggior talento. Trevisano, questo (allora) ragazzo ha imparato a suonare da autodidatta, percui ha preso una chitarra in mano così come l’ha trovata, ossia al contrario (per lui), vale a dire con la sinistra e senza invertire l’ordine delle corde.
Sentite cosa riusciva a fare…
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Spot che non vedremo mai: il vibratore
Questo spot non verrà mai trasmesso in Italia, scommettiamo?
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Tracce di Profumo. Naufraghi – By Valeria
Siamo come naufraghi trasportati dalla corrente e abbandonati sulla battigia ancora lambita dalle acque impetuose.
Naufraghi… senza sapere perché, ignari di tutto, eppure il cammino ha già avuto inizio.
Passo dopo passo, senza bussola e senza indicazioni, compiamo il grande viaggio.
Senza una meta ci addentriamo nelle terre paludose e dense delle nostre emozioni, alla ricerca di un istante di gioia, di gocce di piacere, di un sorriso regalato.
Ci addentriamo nel sottobosco intricato e fitto dei nostri recinti mentali, alla ricerca di comprendere qualcosa, alla ricerca di un pensiero illuminato.
E invece, dopo pochi passi, ci siamo già perduti.
Naufraghi senza dimora alla ricerca di un riparo per la notte, di un rifugio sicuro, accogliente e caldo come quello contenuto nel nostro atavico ricordo.
Naufraghi che cercano la luce ed incontrano il buio di altri naufraghi arrivati prima di loro; e seguendone le tracce, finiamo col credere che quella sia la sola, unica strada percorribile.
Naufraghi sofferenti, prigionieri nella stretta gabbia soffocante delle proprie convinzioni. E quando passa noi accanto una possibilità, i nostri occhi non la sanno cogliere, non sanno discernere.
Non colgono lo splendore, il profumo sublime, la bellezza, il bagliore lucente…
E tuttavia, a volte, qualcuno ha il coraggio, o l’ingenuità o forse la follia di cercare un principio luminoso, e allora cerca con tutte le sue forze di vincere la gravità, di raddrizzare la schiena, di elevarsi, di assaggiare la gioia.
Quella gioia intima, luce che si diffonde in se stessi…
Quando qualcuno tenta di privarcene sta solo cercando la nostra sottomissione…
Eppure sulla riva siamo approdati tutti insieme, come gocce dello stesso mare, come frammenti della stessa Anima. Se potessimo ricordarlo forse riusciremmo a vederci, ascoltarci, a toccare i nostri cuori.
Allora sarebbe più facile infrangere quella prigionia che ci fa sentire così soli, separati, e ci fa credere le nostre vite senza scopo.
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Dialoghi impossibili: il curioso caso di Benjamin Button
Una preghiera, una speranza, un invito. Qualcosa di estremamente dolce. Oggi me lo sono detto anch’io
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