L'angolo sagace di Lady Heather

Heather’s Corner: mesi di musi e niente da dire

“Niente!”

Classica risposta di femmina che ha “tutto” che non va alla altrettanto inflazionata domanda di maschio che sa di averla fatta fuori dal vasino: “Cos’hai?”…

Ma che razza di risposta è? Verrebbe da dire… sì d’accordo, tutto vero, ma allora non facciamo domande idiote se non vogliamo ricevere un bel “niente” in cambio. O no?

E’ anche vero, d’altro canto, che noi pseudo-silenti ricattatrici morali potremmo anche sforzarci di guardare dritto in faccia il machoman di turno e raffigurargli una volta e per tutte l’intera lista dei falsi “niente” senza incorrere in quell’accidentato terreno che è il mutismo ostinato di chi vorrebbe che gli altri capissero al volo come stiamo, altrimenti sono dei perfetti idioti: Sì, certo. E allora…

Heather’s Corner: l’insicuro

E’ come scottarsi con l’acqua calda. Lo sai che ti ustioni. Lo sai quale effetto produce toccare con la manina l’acqua in una pentola che bolle. Lo sai.

Ma allora perché ti ci avvicini? Lascia stare, prendi le distanze oppure le precauzioni del caso. Infila un bel paio di guanto-presine a mo’ di prevenzione e poi semmai avvicinati con cautela.

E invece no. Perché l’insicuro ci fa sentire tutte un po’ mamme e un po’ crocerossine. Un po’ manager della sua vita diurna e sociale e un po’ mignotte della sua vita notturna e privata.

Perché l’insicuro ci fa sentire un faro nella nebbia. Un’isola per il naufrago. Un paracadute per scendere un gradino. Perché l’insicuro non prende una decisione…

Heather’s Corner: il “più giovane”

Spiacente Signori Maschi, questo post vale solo per le donne! (ma sono assolutamente certa che molti se ne faranno una ragione…) E meno male che c’è ancora qualcosa al mondo che ci distingue le une dagli altri (appendici di tessuti più o meno molli a parte, s’intende).

Non che ci sia da vantarsi di questa differenza qui in particolare, ma ci si consola con quello che si ha.

Mi preme però sottolineare che in questo caso le donne per cui vale sono di due tipi. Il primo è il genere di donna che, per emulazione o anche molto più semplicemente e coscientemente per pura e sana stronzaggine, fa le tacche all’interno delle ante dell’armadio. Uno più uno più uno e…

Heather’s Corner: il migliore amico (qualunque mestiere faccia)

Il migliore amico è sempre la peggiore idea da farsi venire in mente per l’amore.

E anche per una fugace notte carnale.

Il migliore amico è un miracolo che capita a pochi. E’ una manna gratuita, è il pozzo dei desideri diventato realtà, la lampada di Aladino più unica che rara. Che cavolo di bisogno c’è di rovinare tutto? E questo solo per cominciare.

Poi, volendo proseguire, ce n’è per tutti.

Il migliore amico conosce ogni nostra debolezza, ogni più segreto e aberrante difetto, ogni infinitesimale mania. Intende a menadito tutti gli impercettibili movimenti dei nostri micromuscoli facciali e percepisce con millimetrica perfezione tutti i cambiamenti del nostro stato d’animo.

Al migliore amico abbiamo mostrato tutte le facce di cui siamo fornite/i. Fuori e dentro. Anche quella… da culo quando ci svegliamo la mattina e il nostro recentissimo passato ci ha viste protagoniste/i di una colossale sbronza.

Anche quella da desesperade/i quando l’ultimo vigliacco di turno s’è volatilizzato portandosi appresso un altro chilo del nostro orgoglio e un bel cinque grammi del nostro cuoricino palpitante d’amore per lui. Senza contare il soldo che noi s’è speso in biancheria intima per quel verme strisciante col chiodo fisso per il pizzo nero.

Il nostro migliore amico ci ha viste (non inserisco più la / con la “i” per i maschietti, ma come se fosse) singhiozzare in preda a un disarmante (e disarmato) scoramento totale. Ha osservato le nostre occhiaie e si è preso cura delle nostre guance annerite dal mascara (che doveva essere waterproof, stando alle parole di quella disturbata mentale di commessa della profumeria più chic e per niente cheap del centro), ripulendole con tanta pazienza e dischetti struccanti e latte detergente.

Ci ha abbracciate strette mentre il nostro organismo sussultava e rumoreggiava in tutti i modi che sa, per mancanza di cibo o per sovraccarico dello stesso.

Ci è venuto a trovare quando, febbricitanti col naso gonfio e rosso, la tosse da enfisema e imbottite di antibiotico, non ci si lavava da tre giorni o giù di lì. Uno spettacolo pietoso. Senza contare l’effluvio di muffa che disseminavamo a ogni pie’ sospinto.

Il nostro amico sa quanto siamo mutevoli d’umore. Sa che quando lo mandiamo a farsi fottere siamo in premestruo. Sa che quando, esattamente dopo cinque minuti, lo richiamiamo ridendo e autoironizzando, non si era sbagliato: siamo proprio in premestruo!

È al corrente di quanto siamo pesanti nel periodo che precede il “primo appuntamento”. Gli sminuzziamo le gonadi con telefonate ansanti di agitazione e richieste del tipo “cosa metto, meglio ben coperta o seducente, mi piace ma non voglio dare l’impressione che… ti ricordi i jeans quelli aderenti?… con una bella camicia bianca aperta fino allo sterno come li vedi?… Opporcavacca, mi son dimenticata la ceretta…” Uno sfiancamento da ridurre il cervello di qualunque genio in poltiglia.

Ma l’amico no. Lui è sempre lì, a portata di aiuto. E lui tutte queste cose le sa.

Questo fa di noi prede fin troppo facili e dell’amico un potenziale carnefice del nostro ultimo pezzo di cuore. Mi sembra evidente.

E’ per questo che tra i due quello che si fa avanti per primo non è mai lui, scervellate e ingrate!

Siamo noi. Perché, non si sa bene dietro quale luciferina spinta, a un certo punto ci si accende un neon in testa che ci impedisce di vedere oltre il naso. Quella luce intermittente ci fa credere che il  nostro migliore amico in realtà possieda tutti i requisiti necessari per diventare il nostro consorte. Ci conosce, ci capisce, si prende cura di noi, quando lo chiamiamo c’è sempre, i suoi consigli (averne ascoltato uno!) sono sempre stati quelli giusti. Non abbiamo niente da tenere nascosto e se ci va possiamo anche accoglierlo col pigiamone antistupro pieno di elefantini Dumbo o la maschera all’argilla spiaccicata sulla faccia, ché tanto ci ha viste così un numero imprecisato di volte!

Che altro vado cercando?

Ora, un paio di presupposti da cui non dovremmo mai prescindere: in primo luogo, il nostro migliore amico porta a spasso con sé ventiquattro ore al giorno la sua irrinunciabile “appendice” (maschio è!). Secondo poi, non è omosessuale. E a un attacco così diretto che gli deve dire il cervello? Come gli può rispondere la carne?

Sì, sì, sì, sì e ancora sì. Che altro?

Poi però, c’è il poi. Tutto dovrebbe rientrare nei ranghi. Due passi avanti e uno indietro.

Lui vorrebbe tornare l’amicone perché ci vuole un bene inimmaginabile. Perché darebbe la vita di sua sorella per noi… Ovvio!

E noi che si fa? La frase tipica è: mi piacerebbe provarci sul serio con te. Ci proviamo?

Heather’s Corner: il ballerino

Tanto per cominciare, sfatiamo il mito del ballerino sempre e comunque omosessuale. Mi auguro vi siate rese conto giovani o buone per il brodo che siate, che così stanno le cose. Senza contare che noi femminucce tutte bacini e coccole abbiamo la tendenza a sottolineare spesso che magari tutti gli uomini fossero come i gay! Quanto sono sensibili e quanto ci capiscono e come prestano orecchio ai nostri desideri e a ciò che davvero siamo… E tutte queste cose da… femmine, appunto! Altrimenti non sarebbero omosessuali, vi pare?

Detto questo, alcuni ballerini ostentano un atteggiamento quanto meno ambiguo proprio per far sì che noi ci si avvicini di più, che ci si sciolga e ci si mostri in tutto il…

Heather’s Corner: Il senza fissa dimora…

…e tantomeno orari!

In genere questi fanno gli inviati, gli addetti stampa al seguito di qualche Very Important Pirla o cose simili.

Ma possono anche fare gli autotrasportatori.

Oppure, molto più semplicemente, viaggiano molto perché gli piace e trovano pure il modo di farsi pagare (e qui, ammetto, un po’ di invidia mi sale dalla pancia)! Sapete, tipo i documentaristi in solitaria… Nel senso che partono e tornano rigorosamente soli, ma durante il viaggio incontrano una moltitudine di gente, normalmente di sesso femminile. Ma non s’è mai capito cosa spinga questo sciame di fanciulle a mettere a disposizione del soggetto in questione la propria… “esperienza di vita” (sia sopra che sotto, la vita), in modo tale che possa farsi un’idea…

Heather’s Corner: pochi o tanti capelli?

Il “ pochi capelli”

Oh! E qui si comincia a fare sul serio.

Si narra che gli uomini con pochi capelli abbondino in testosterone e che di conseguenza siano grandi amatori, con grandi doti nascoste sia fisiche che di attitudine. Insomma, se tanto mi dà tanto…

E se è sesso sfrenato che andate cercando, al di là di ogni ragionevole dubbio, allora fatevi avanti. Tanto per questi tipi tendenzialmente va bene tutto. Basta che respirino e che “durante” dicano cose eccitanti, tipo: “sono la tua schiava! Farei di tutto per soddisfarti!”… Una tristezza interplanetaria. Con questi signori si fa sesso sempre allo stesso modo. O la fantasia ce l’avete voi oppure loro son tutti lì da vedere. Due o tre…

Heather’s Corner: Il Figlio di Papà

Nel senso che si lascia volentieri “consigliare” dal padre imprenditore e milionario (tradotto in euro, naturalmente) purché il genitore uomo d’affari di grande levatura, cavaliere del lavoro, commendatore della Repubblica e generale di ‘sto cavolo, gli sganci sul conticino in banca un congruo assegno mensile, corredato di carte di credito platinum dalla spesa illimitata in tutto il mondo.

Il pargolo è, naturalmente, una vergogna per il Signor Businessman, il quale cercherà di allontanarlo dalla sua azienda (o aziende), dalla sua casa, dalla sua cerchia di (presunti) amici, dalla città in cui è ubicata la residenza di famiglia, dalla Nazione e, ove possibile, anche dal Continente.

Spedirà il figlio in lungo e in largo per il Globo, su poltrone in pelle…

Heather’s Corner: Il “due cuori e una capanna”

Quando si palesa un romanticone in stile bucolico con l’espressione da cerbiatto persa ad ammirare panorami che solo lui vede, oltre la cortina impenetrabile delle deliranti manie di grandezza di architetti troppo “mazzettati” (e non parlo dello strumento dei carpentieri…) e totalmente privi di senso estetico e passione e pudore.

Quando verso di noi viene ciondolando un esserino che sembra comparso dal nulla, magari caduto dal cielo per errore, che ci pare così sperduto e fuori posto su questo pianeta pieno di “SonoIlReDelMondo”.

Quando, sedute al tavolino del solito bar, intente a riflettere sulla nostra vita da Sex and The City dei poveri, mentre ingurgitiamo il solito cappuccino con la solita mini brioche integrale e dolcificata con il miele (che…

Heather’s Corner: Quelli col complesso dell’occhio di bue

Beautiful woman in hat. Retro fashion. Dark Background.

Ci sono uomini che hanno il bisogno vitale, estremo, imprescindibile di vivere una vita sotto i riflettori. In senso lato, il più delle volte. Di rado, anche in senso letterale. Ventiquattro ore al giorno. Sette giorni a settimana. Dai ventotto ai trentun giorni al mese. E’ vero. Qualcuno l’ho conosciuto anche io. E me ne sono fatta una ragione. Ma di un paio (e dico un paio per non allarmare più di tanto) ho la certezza scientifica. Esperienze vissute da amiche che non vedo più da qualche tempo. I loro mariti, ex mariti a dire il vero (ma come potrebbe essere altrimenti?), si nutrono di popolarità. Ma se ne nutrono in maniera davvero nevrotica.

Soffrono di bulimia da consenso. Si alzano la mattina e cantano canzoni di cui nemmeno ricordano il titolo.

Fanno la doccia impostando la voce, manco fossero cantanti lirici.

Fanno la pipì ancora in preda all’abbraccio di Morfeo, la testa poggiata all’avambraccio contro il muro, e provano lo sguardo assassino per la segretaria dell’Amministratore Delegato che mette in cima alla lista i loro nomi e le loro suppliche (e poi magari, se gliela dà, ancora meglio).

Siedono sulla tazza e… “lavorano” sul diaframma. Eh, perbacco! La voce, signori, la voce.
Bisogna avere un bel tono maschio se si vuole trovare fortuna in amore e sul lavoro. Una di quelle voci suadenti, vellutate, provocanti, impostate. Soprattutto se la cosa che sanno fare meglio è raccontar bugie. Ma di quelle che ci vuole un taccuino al giorno solo per ricordarsele tutte!

Ora, Chiara e Laura, le due amiche in questione, hanno mollato i due primattori per ragioni diverse. La prima perché pare avesse una relazione extraconiugale (lei, intendo) e il buon Martino (l’ex marito) lo ha scoperto per caso (sostiene lui, che conosco bene) da un sms sul cellulare. Peccato che Chiara fosse alla sua prima esperienza fuori dal matrimonio e praticamente innamorata di Marco (sostiene lei).

Martino, invece, è sempre stato un libertino. Convinto pure di essere bello, desiderabile, colto, intelligente, galantuomo e con tanto da offrire, economicamente e sessualmente. Che devo dire? Io non ho mai avuto il… piacere e… l’onore di sperimentare sulla mia pelle l’ultima dote in elenco ma riguardo al resto, chi lo conosce sa bene che si tratta di fantasie costruite ad hoc. Martino non è bello. Anzi, potrei affermare senza tema di smentita che è bruttino anziché no. Molto bruttino.

Una chiavica, in pratica.

Un dente ogni quarto d’ora, l’ipotesi di una capigliatura arrostita, un fisico da briscola con adipe in eccesso, troppe efelidi e pochi muscoli. D’accordo. Mi fermo con l’elenco delle oscenità perché sono una signora, dopo tutto.

In ogni caso, Chiara mi confidava che non è mai stato un fenomeno nemmeno a letto. Bravo, per carità. Sa quel che si fa e come lo si fa. In tre mosse. E tutto finisce lì.
Durata media venti minuti scarsi. Fantasia zero. Bacio con sollevamento gonna o palpeggiamento chiappa (destra, in genere). Slaccio bottoni camicetta o sfilamento maglia, sgancio reggiseno a tempo di record e poi la classica sceneggiatura da tutti in famiglia.

Bon! Fine del film, direte voi. E allora che c’entra il complesso del riflettore? C’entra. Avevano la camera piena di specchi. Il fatto è che il buon Martino non guardava Chiara o… be’, sì, insomma, quello che doveva. No, lui guardava se stesso, le sue espressioni, le noccioline sul bicipite del braccio in tensione del momento. Se non è mania da protagonismo questa! Non solo. Martino il rubacuori ostenta con malcelata indifferenza l’auto della settimana.

Il suo lavoro da Yesman di una grande multinazionale (come se una multinazionale potesse essere definita “piccola”!) di prodotti cosmetici, non si sa bene come, gli ha sempre permesso di cambiare auto una volta al mese. Auto aziendale in prestito d’uso. Se non è fortuna sfacciata questa per uno come lui!

Ci va all’aperitivo al Diana a Milano. Tutte le sacrosante sere che Dio ha la bontà di mandare in terra. Rigorosamente senza moglie (ai tempi in cui Chiara era ancora sua moglie) e per fare la prova del nove con le belle figliole che bazzicano il luogo. Oppure la bella figliola se la portava direttamente dall’ufficio. Magari una modella che aveva appena firmato un contratto per l’imminente campagna di una crema rassodante anticellulite (di cui la signorina era totalmente priva, com’è ovvio!).

Ma le cose che hanno sempre dato fastidio alla mia amica Chiara sono ben altre. Che Martino fosse fedifrago lo sapeva bene fin da tempi non sospetti. E in fondo, pazienza. Quale uomo non lo è? Quello che non poteva sopportare è che non uscisse mai dal suo ruolo di protagonista della vita. Nemmeno in casa.

Le ciabatte o pantofole non erano presenti nella sua scarpiera. Mocassini da barca per il soggiorno, tutt’al più. Una maglietta mezza sbrindellata con un buchino lungo la cucitura sotto l’ascella per la nanna? Manco a parlarne. Mica siamo al centro di recupero! Questa è casa…. Azz! Non lo posso dire, vabbè. Per la nanna, comunque, pigiama di seta. Nero e griffato. Come le lenzuola in cui obbligava a dormire la povera Chiara. Già bell’e pronti per la sepoltura, insomma.

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