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Tracce di Profumo: incontro di anime – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: incontro di anime   By ValeriaIeri sera osservavo una coppia seduta al tavolo di un bar.

Lui guardava un televisore acceso ma, io credo, senza realmente vederlo. Lei dopo un po’, annoiata o forse intristita, prese dalla propria borsa un libro e si mise a leggere.

Nei loro volti non v’era traccia di quella complicità che si può assaporare anche nel silenzio, e dal semplice piacere di condividere un istante della propria vita in cui si è paghi ciascuno della presenza dell’altro.

Nei loro occhi c’era una enorme distanza. Forse ciascuno di loro era immerso nei propri inconfessabili sogni, lontano anni luce dal “sentire” l’altro e dell’altro. Troppo lontano da quell’incontro di anime che riempie il cuore del percepire il magico incanto della vita che scorre.

Osservarli induceva a chiedersi cosa avrebbero fatto loro delle loro vite se – anche soltanto per un momento – avessero potuto osservare se stessi non emotivamente, non come mero esercizio mentale, ma semplicemente con lucida percezione di quel che stavano esprimendo i loro volti.

Forse, il semplice atto di “vedere”, di vedersi dall’esterno, avrebbe potuto dissipare molti dubbi.

Avessero potuto, anche solo per pochi minuti, vedere il vuoto dei loro occhi, l’assenza di empatia, la mancanza di intensità, lontano da tutto il carico emotivo di sensi di colpa e autocommiserazione, avrebbero avuto la grande occasione di comprendere semplicemente “ciò che è”.

Allora ogni reciproca finzione, ogni obbligo che ciascuno forse sentiva nei confronti dell’altro, ogni paura di dover affrontare una presunta solitudine nel caso ciascuno avesse preso la propria strada, tutto questo sarebbe crollato di colpo.

Perché? Non è forse già solitudine quella in cui si trovavano immersi?

“Prendere atto” è l’unica possibilità di cambiamento. Fino a quando ci si lascia condizionare dalle opinioni di se stessi e dell’altro, dai pantani emotivi, fin tanto che si rimane compressi fra il bisogno di fuga e il timore di essere giudicati e aggrediti dall’altro, non si può che continuare a vivere quella solitudine.

A volte un desiderio quasi involontario staziona nella nostra mente…

Vorremmo qualcosa per noi nello svolgersi della nostra esistenza senza osare confidarlo neppure a noi stessi, quasi che in questa vita così spesso dolorosa e sofferente nostro malgrado, desiderare qualcosa di bello possa costituire una sorta di errore, di sbaglio.

Molte persone che dichiarano di “sapersi accontentare” in realtà vivono una vita separata al loro interno: da un lato il loro vivere quotidiano e ordinario, dall’altro l’idea, il sogno, l’aspettativa di un’altra esistenza, producendo così una sorta di stallo nel quale vivono senza passione il loro presente e non osano costruire un futuro soddisfacente.

Chissà, tutto questo forse accade a causa di quel senso del peccato instillato dalla nascita. O per mille altre ragioni. Ma tant’è, e ciascuno costruisce la propria prigione e, quel che è peggio, anche quella dell’altro componente della coppia, intrappolato nella stessa logica e prigioniero della paura di aver disatteso i desideri del primo, di aver disilluso, di non essere stato all’altezza delle aspettative, finendo con l’inseguire un bisogno di conferme più che un vero desiderio di amare ed essere amati.

Poi un giorno subentra la vecchiaia, lenta eppure inesorabile, e allo stesso tempo troppo rapida perché ogni momento di vita sognata e non vissuta, ogni istante dal quale si vorrebbe “scivolare fuori” nel più breve tempo possibile, funge da acceleratore del “tempo soggettivo” che comincia a scorrere rapido come un treno in corsa. E ci si trova ormai al capolinea con il rimpianto negli occhi, con la consapevolezza di un tempo orami giunto al termine.

Sopraggiunge quella vecchiaia che si pensava non dovesse arrivare mai, con i figli ormai lontani, e la certezza di non aver vissuto le poche cose che si sono desiderate veramente e che avrebbero reso la propria vita degna di essere vissuta.

A volte soltanto allora ci si accorge che il cammino intrapreso era obbligato solo nella propria mente, si diventa consapevoli di aver lasciato andare la propria vita alla deriva e di averci trascinando altre vite vincolandole a un’illusoria idea di giustizia, producendo invece sofferenza in se stessi e attorno a se…

Ed esaurendo ogni possibilità di vero “incontro di anime”, vincolandosi ad una esistenza immersa nella più completa solitudine…

Tracce di Profumo. Dispersione – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Dispersione   By ValeriaQuando ero bambina raramente accadeva: sedevo sul bordo del mio letto, magari in un momento di particolare calma durante il quale, in famiglia, ogni altro componente era assorto in una sua propria attività che andava dalla lettura di un libro al riposino pomeridiano.

Il clima (nei miei ricordi spesso soleggiato ed estivo) e l’inattività del momento favorivano in me una sorta di concentrazione nel nulla fare. Osservavo le venature del pavimento in marmo come se le stessi vedendo per la prima volta e, dopo un po’, provavo qualcosa che allora definivo “Io sono io”, una sorta di riconoscimento per il quale non trovavo parole che potessero rappresentarlo.

Un sentirmi che prescindeva dal mio aspetto fisico, dal contesto sociale, culturale e perfino storico in cui mi venivo a trovare. Mi “sentivo” e basta.

Sentivo il mio respiro fluire naturalmente, non era necessario porvi attenzione per ascoltarlo; e altrettanto naturalmente percepivo ogni parte del mio corpo, e ogni suono provenire dall’esterno, come se tutto fosse semplicemente “ciò che era”, tutto fluiva nel tempo mentre io mi immergevo in una osservazione senza tempo.

Forse tutti noi durante l’infanzia abbiamo sperimentato simili momenti. Purtroppo, una volta adulti, raramente riusciamo a ricordarli.

L’adolescenza e l’età adulta mi portarono fuori da questa sorta di presenza.

Mi lasciai convincere, e quindi assorbire, dal mondo “là fuori” che continuamente offriva a piene mani stimoli sempre nuovi di cui nutrirmi, seducenti o spiacevoli che fossero.

Tecnologia e consumismo aggiungevano altro carico di esperienze contribuendo ad una sorta di “dispersione”: programmi televisivi sempre più frequenti, mezzi di trasporto sempre più disponibili e rapidi, centri commerciali carichi di qualunque bene di consumo, discoteche assordanti. Stimoli provenienti da tutte le parti e inevitabilmente condizionanti.

Un continuo stordimento per la mente che non terminava di volere qualcosa e già aveva posato la sua attenzione su qualcos’altro.

Ma io dov’ero?

Quella parte di me che avrebbe dovuto consapevolmente prendere o lasciar andare, saper distinguere fra un vero desiderio e un bisogno indotto, l’avevo completamente perduta.

Ma, per fortuna, non irrimediabilmente.

Ciascuno di noi ha sue proprie attitudini, e desideri che gli sono peculiari. La vita spesso offre la possibilità di sperimentare ciò che corrisponde a quanto vibra profondamente in noi.

La difficoltà consiste nel riconoscere l’eccezionalità quando si presenta e comprendere che in quell’istante il “destino” ci sta offrendo la rara opportunità di vivere una vita degna di essere vissuta.

Ma in mezzo a tutta la confusione di emozioni offerte, di condizionamenti subiti, di richieste, di aspettative di altri, di ciò che dovremmo e non dovremmo essere, delle nostre convinzioni in merito a ciò che è “giusto” e ciò che non lo è, come fare a comprendere? A riconoscere le “nostre” porte?

Come fare per individuarle? E costruire le condizioni più favorevoli per varcarle?

Come distinguere il “nostro treno”, fra miliardi di treni in arrivo e in partenza ogni giorno?

E come fare per scendere da quello sbagliato senza farci prendere da quel panico che ci indurrà o a fare avventati  salti nel vuoto dal treno in corsa (facendoci un gran male), o a rimanere irrimediabilmente intrappolati su quella carrozza, con il naso incollato al finestrino e il pensiero rivolto a ciò che di più importante per noi stiamo lasciando andare per sempre?

Credo che solo un vero desiderio infonda la sufficiente forza e creatività necessarie a produrre un cambiamento, a spostare qualcosa col giusto equilibrio.

Ma il desiderio può nascere solo da una mente tranquilla, limpida.

Nasce da uno spazio di silenzio, durante una notte stellata, durante un’alba quieta.

Non c’è ragionamento che possa aiutarci a catturare quel desiderio.

Il desiderio sorge spontaneamente da acque non agitate, da uno stato di calma, di abbandono, da una ricerca di verità, dalla sete di esserci, di essere fieri di ciò che siamo.

Esso emerge allora inaspettato dal fondo del nostro oceano immoto, come il sommergibile del Capitano Nemo, e quando raggiunge la superficie del lago, non potremo più mentire a noi stessi.

Potremo solo direzionare le nostre energie verso l’intenzione di espanderlo, di comprenderlo e, infine, esaudirlo. Ritrovando nella “giusta azione” noi stessi e un senso a tutte le cose.

Tracce di Profumo: Mondiali – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Mondiali   By Valeria

Io non amo il gioco del calcio, anzi, lo trovo un po’ noioso. Ma i mondiali li guardo… quando gioca l’Italia.

Ciò che mi appassiona molto è percepire, durante la partita, quel propagarsi di uno stato emotivo generalizzato e “unidirezionato”.

Un’emozione simultanea, che segue di frazioni di secondo l’azione sul campo da gioco.

Un’emozione così forte da spandersi nell’aria, diffondersi nell’etere, attraversare i muri delle case.

Come una sola onda…

Sembra compiersi un piccolo miracolo, reso possibile dalla diffusione in tutte le case dell’evento calcistico che pare assumere la funzione di “germe di cristallizzazione” dell’emotivo umano, di veicolo di emozioni che si direzionano e si stabilizzano tutte contemporaneamente su un pensiero comune e stabile e, se la Nazionale vince, perfino (e soprattutto) positivo.

Molti anni fa mio padre ricordava spesso che nei tempi della sua infanzia, durante i quali si viveva il momento di massima crisi sociale ed economica, di crollo di valori e (purtroppo) di una guerra mondiale imminente, fra le persone si era diffuso un fanatismo esasperato per il gioco del calcio.

Fatto che lui giudicava come il segnale dell’impoverimento delle menti umane. E forse aveva anche ragione.

Non considerava però – forse per esservi stato lui stesso immerso – quel senso di isolamento che, durante i momenti di crisi, spesso accompagna il genere umano.

In tali momenti c’è un bisogno esasperato di contatto con gli altri che viene tuttavia inibito da una sorta di apatia, di “stallo emozionale”.

Ci si incontra, si esce con amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro, ma qualcosa blocca il flusso emotivo tra individui impedendo loro di toccarsi in profondità.

Aumenta la diffidenza interpersonale e quando si interagisce con persone che sembrano vibrare sulla propria corda, ci si domanda dov’è il “trucco”.

Ecco che allora aggregarsi attorno a un semplice evento calcistico, lontano per sua natura da componenti emotive più raffinate e profonde,  riproduce quel bisogno di “unità positiva” che infondo l’individuo cerca da sempre.

È come se per una manciata di minuti si aprisse una porta che consente al flusso di emozioni di transitare da un essere all’altro, senza però quelle implicazioni “profonde” che producono, nei momenti bui, la paura della delusione, il senso di perdita, di inadeguatezza, il timore di una sconfitta.

Certamente è soltanto un surrogato di un potenziale umano che ha ben altre possibilità di interazione, ma è indubbiamente (e tragicamente) un segno dei tempi.

Tracce di Profumo: un personaggio in cerca d’autore – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: un personaggio in cerca dautore   By ValeriaA volte le circostanze ci costringono a rivisitare tutti i passi compiuti. A osservarli in un modo nuovo, diverso.

Può accadere attraverso un incontro che produce un dolore.

Per esempio con persone che si muovono cadendo da un bisogno a un altro senza valutare e pesare le loro azioni, spesso estreme, e che per conseguenza oscillano dirigendosi ora in una direzione ora nel suo opposto.

E si può rimanere sorpresi dal loro apparente equilibrio, dal loro saper elargire istanti di affetto incondizionato, dell’immagine che sanno dare di se esteriormente così ampia ed evoluta.

Recitano invece una parte nella quale probabilmente si sono esercitate per tutta la vita cercando un antidoto al vuoto interiore.

L’antidoto lo cercano attraverso il riconoscimento degli altri, rispecchiandosi e perdendosi nel proprio bisogno di gratificazione e approvazione.

Credono di poter colmare il proprio baratro assorbendo l’energia di chi quel vuoto, con discrezione e fatica, ha saputo almeno in parte riempire.

E invece ricadono rapidamente, inevitabilmente, profondamente, nella loro solitudine.

Spesso hanno molto letto, hanno accumulato tante idee e nozioni su come colmare “l’insostenibile leggerezza dell’essere” e si sono illuse che una semplice lettura serale, da sola,  possa arricchire la loro esistenza.

Evolvere invece, o comunque camminare in quella direzione, richiede ben altro lavoro.

Richiede soprattutto possedere il coraggio di guardare in faccia il proprio baratro, imparando a riconoscerlo e, un po’ alla volta, a trasformarlo.

Trascinarci gli altri, in quel baratro, non serve a nulla. Produce solo altra sofferenza, altre macerie da cui poi diventa sempre più difficile risollevarsi.

Il coraggio. Il contrario della paura. O meglio il coraggio di guardare in faccia la paura. E la volontà di camminare con coerenza, almeno di provarci ma continuamente, quotidianamente, malgrado la paura. Tutto questo fa la differenza. Leggi il resto di questo articolo »

Tracce di profumo: occhi grandi – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di profumo: occhi grandi   By ValeriaUna signora oggi si è sentita male, nel suo appartamento.

C’è stato parecchio trambusto: reperire la famiglia che tiene copia delle chiavi di casa, chiamare il pronto soccorso, avvisare la figlia…

La signora era caduta a terra e non riusciva a rialzarsi, e si levava un lamento straziante da quel corpo accasciato al suolo.

Ma quel che più di ogni altra cosa mi ha impressionata sono stati i suoi grandi e celesti occhi che un tempo forse fecero tremare più di qualche cuore.

Oggi sembravano quelli di Frodo dopo che venne colpito alla spalla dalla lama di un Nazgul, gli occhi della paura e dell’assenza, una voragine di vuoto.

A volte è necessario cogliere qualcosa per comprendere il suo contrario.

Come provare la sete per poter  apprezzare il piacere di bere dell’acqua limpida e fresca.

È stato doloroso leggere la sofferenza scolpita sul volto della signora. Ma vedere l’abisso dell’inconsapevolezza contenuto nei suoi occhi è stato se possibile, addirittura traumatico.

Ho visto lo sguardo non sguardo, lo sguardo di chi non è lì, di chi è già scivolato lontano.

E forse già da molto tempo…

Quegli occhi grandi e vuoti li ho osservati per la prima volta in questa difficile giornata.

Eppure, ripensandoci, già in passato, quando le condizioni fisiche della signora erano buone, quello sguardo era tutto lì, già perduto nei meandri della mente, già precipitato negli abissi imperscrutabili di stati emotivi che, come maremoti, travolgono e lentamente uccidono.

Occhi che è impossibile strappare alla loro prigione.

In fondo, quanti ne vedo ogni giorno…

Tracce di Profumo. Partenza – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Partenza   By ValeriaQuando è imminente una partenza tutto si “assottiglia”. O almeno io sento così.

Prendiamo le distanze da ciò che ci circonda e che, per un po’ di tempo (lungo o breve), ci era divenuto familiare. Iniziamo dunque a interporre una barriera protettiva fra noi e l’ambiente che stiamo per lasciarci alle spalle.

I momenti che precedono il commiato hanno così il sapore della pausa, vengono percepiti (a volte anche dolorosamente) come una sorta di sospensione fra l’attimo presente e quello che si trova nel nostro immediato futuro.

Può succedere allora che molti dettagli che ancora non avevamo notato diventino improvvisamente evidenti eppure, in qualche misura, irrilevanti.

Ce ne stiamo separando e questo ce li fa osservare forse per la prima volta e pur tuttavia con un certo distacco.

Si potrebbe desiderare di rimuovere quell’improvviso  senso di “mancanza” ma è difficile.

Infatti, il momento che precede un commiato è uno dei pochi durante i quali barare con se stessi, evitare di ascoltarsi, può diventare un’impresa davvero ardua.

Accade alla fine di una vacanza, a volte anche sul finire di una sola giornata trascorsa in luoghi dove siamo stati particolarmente bene. Accade quando una persona a noi cara parte. Accade quando avvertiamo emotivamente una separazione come definitiva.

Ci sono rari momenti durante la nostra esistenza in cui accade e basta. Semplicemente nella nostra mente.

Non dobbiamo andare da nessuna parte, non è in procinto un addio, eppure percepiamo quella stessa “qualità emotiva”.

Restiamo in ascolto del contesto in cui siamo calati in assorto silenzio e, in fondo al cuore, sentiamo quel mondo non appartenerci più.

Normalmente non si dà ascolto a queste percezioni; e tuttavia molto spesso potrebbero rivelare una precisa, intima aspirazione al mutamento, una spinta ad un cambiamento radicale.

Si trattasse anche “solo” di un cambiamento interiore, questo segnale andrebbe ascoltato.

Potrebbe rappresentare l’espressione di un importante desiderio di trasformazione oppure la percezione di una metamorfosi è già in atto.

Magari, ascoltando questi attimi con lucida onestà, l’imminente fase di transizione ci coglierebbe meno impreparati, potremmo essere più forti nel gestirla, nell’accettarla, nell’andare oltre e affacciarci al nuovo.

Infondo si sa, la vita è impermanenza.

Tracce di Profumo: Vuoto – By Valeria

Il Vuoto del SilenzioEcco di nuovo quel senso di vuoto.

Si espande e tutto ciò che mi circonda sembra assottigliarsi. Tutto appare improvvisamente remoto e irraggiungibile.

I suoni, le parole delle persone, i loro volti che ti guardano ma non ti vedono, i loro sguardi perduti in un sogno, la loro forza assorbita dall’immaginazione.

I loro pensieri altrove, già troppo lontani, finiti in luoghi a me inaccessibili, su territori inesplorabili.

Esistere… cosa significa?

Non si tratta forse di una particolare luce negli occhi che si sprigiona? Luce che esprime il desiderio di aderire alla vita? Qui e ora? Di fare delle scelte, a volte sagge, altre forse avventate o stupide?

E invece troppo spesso quella luce si spegne, assorbita nel baratro denso della paura. Paura di un cammino non compreso, della solitudine, della sconfitta, della morte.

Quanta solitudine in quegli sguardi persi nel vuoto, quanto bisogno di affetto e calore, bisogno di percepire la complicità di un amore, speranza di poter essere ascoltati e compresi.

Ma rompere quell’ isolamento sembra davvero un’impresa impossibile, la più ardua, la più ardita.

In un attimo eccoci soli un’altra volta, immersi nella confusione del mondo, assorbiti da tante cose da fare. Tutto pur di sottrarci a quel silenzio che chiede risposte a troppe domande.

Domande inevase, dubbi che non trovano soluzione.

Ma intanto il tempo scorre e noi, inchiodati ai nostri piccoli e grandi drammi interiori, ancora una volta abbiamo perduto il nostro treno…

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Tracce di Profumo. Parole effimere. – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Parole effimere.   By ValeriaSu questo pianeta si parla troppo, e spesso ci si parla addosso.

Di parole che vibrano su corde negative ce ne sono in abbondanza e non vale certo la pena di evocarle.

Ma frequentemente alcuni dispensano intere frasi elargendole come perle di saggezza, di conoscenza, di amore, di affetto. Sembra un bene questo ma non sempre lo è…

Tutti parlano ma pochi si domandano quale effetto produrranno i loro discorsi in chi, magari ingenuamente, ne viene investito.

In pochi si domandano se il significato più profondo di quanto stanno esprimendo corrisponde veramente al loro sentire, pochi si prendono la responsabilità delle loro asserzioni, pochissimi sanno ascoltarsi abbastanza onestamente da comprendere se saranno poi in grado di sostenere le loro parole con i fatti.

A volte anche le frasi più belle, le frasi d’amore, di gratitudine, di stima, possono diventare come lame acuminate per la persona a cui sono dirette, il giorno in cui essa scoprirà, suo malgrado, che sono state dette per gioco, per voluttà o, peggio, per convinzione di elargire attimi di piacere o di gioia nel nostro sensibile e attento ascoltatore.

Come Dei magnanimi, alcune persone credono forse di donare momenti di calore e luce, gratificanti e curativi per l’animo di chi li riceve.

In realtà quelle persone esprimono solamente il bisogno di gratificare se stesse.

Ma il momento della verità arriva sempre.

Allora il mirabile oratore si trasformerà improvvisamente in un male oscuro che ha ferito e umiliato.

Quelle parole acquisteranno il sapore della maldicenza, della superficialità, della assoluta mancanza di compassione.

Produrranno un forte dolore in chi le ha ricevute. Apriranno ferite che non rimarginano, ferite profonde, ferite dell’anima. Le più difficili da curare. Impossibili da cancellare.

Cicatrici che lasceranno tracce profonde e indelebili

Ogni tanto, prima di aprire la bocca, molti dovrebbero farsi delle domande.

Ma forse la loro intrinseca natura egocentrica e superficiale gli potrebbe impedire di elaborare qualsiasi considerazione minimamente profonda e benevola.

A queste persone consiglio un gioco. Consiglio loro di immaginare che gli effetti della devastazione che producono, del dolore, della delusione più profonda, riecheggino per l’eternità.

Lo facciano questo gioco, provino a fare un piccolo sforzo di immaginazione. E allora forse, prima di elargire doni inesistenti, prima di offrire scatole vuote, prima di propagandare se stessi diffondendo dolci e amorevoli falsità, magari penseranno. Per un momento, rifletteranno.

Immaginando quegli effetti che essi stessi hanno prodotto come scolpiti per sempre nell’etere e nel cuore del loro bersaglio, potrebbe aprirsi un piccolo varco di compassione nel loro cuore inaridito e spento.

Attraverso questo “esercizio di stile”, magari con gli anni, con l’età che avanza, la vecchiaia, la malattia, la sofferenza, impareranno a distinguere fra il vero amore per il prossimo che, come luce divina, nutre la vita, e l’effimera luce della vanità che uccide.

Tracce di Profumo. Il Nulla – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo. Il Nulla   By ValeriaUna nostalgia che nasce da lontano mi ha trasportata su questo litorale e ora ascolto il suono delle onde del mare che ritma la mia vita.

Vedo le mie orme sul terreno e il lungo cammino già percorso. E mi fermo a pensare…

A volte dimentico di esistere, lo sguardo perso in un sogno…

Altre alzo gli occhi e cerco di penetrare l’esistenza.

In quegli istanti scorgo il mare in tutto il suo splendore, la sua lucentezza, la sua forza, la potenza. Osservo le sue acque calme e limpide o le ondate della tempesta.

Ma vedo ancora più lontano, fino all’orizzonte.

Oltre, il nulla.

Quel nulla che inquieta, che impone domande, che non concede risposte.

Nulla silenzioso e paziente, che mantiene sempre la stessa distanza; anche io decidessi di spingermi in mare aperto, di corrergli incontro. Sempre la stessa distanza…

Forse può essere esplorato solo allargando i miei orizzonti, forse desidera che la mia anima si lasci toccare.

Allora la mente si svuota in atteggiamento di profondo ascolto, il corpo è saldo eppure morbido, la mia presenza stabile si immerge in uno stato di totale abbandono…

Lo sguardo si confonde con il mare:

Fai dunque di me ciò che credi. E sia quel che deve essere…”.

Tracce di Profumo: Il tempo è adesso. – By Valeria

Francesco Franz Amato Tracce di Profumo: Il tempo è adesso.   By ValeriaCi sono istanti della nostra vita di completa espansione durante i quali noi, immersi in una sorta di tempo senza tempo, assorbiamo ogni goccia del presente che ci circonda portandolo all’interno, dilatandolo. Momenti in cui non abbiamo occhi abbastanza per guardare, polmoni sufficienti ad inspirare.

Sembra la descrizione di uno stato alterato della mente tanto ci siamo disabituati a viverlo.

Eppure, cercando nel nostro passato, lontano passato, possiamo facilmente ricordare di averli sperimentati.

Ricordo un pomeriggio piovoso, a casa di una zia. Attraverso i vetri delle finestre della sua cucina guardavo il giardino fiorito ed il melo carico di frutta. Nella stanza si diffondeva il profumo che la terra restituisce  quale ringraziamento alla pioggia che la nutre,  la disseta, la irrora.

L’ambiente si era riempito della gioia sprigionata dal terreno, dai fiori bellissimi, dall’albero che levava i suoi rami, se possibile, ancora più in altro, e da ciascun filo d’erba che aveva intensificato la sua verde colorazione.

E noi ridevamo. Io bambina, lei anziana. Complici, agli antipodi della vita e proprio per questo entrambe capaci di ascoltare quella gioia. Lei perché non aveva più nulla da perdere, io perché avevo ancora tutto da scoprire.

Quel momento non aveva confini, non aveva ne impegni ne pesi, non aveva paure ne aspettative.

Era solamente l’attimo. E bastava a se stesso.

Poi  la vita prende ad accelerare. Prima nella ricerca di sempre nuove esperienze, poi nella fuga da nuove possibili delusioni.

Ma accelera. E noi perdiamo ogni goccia di profumo. Qualcuno vive nel ricordo, molti hanno del tutto dimenticato.

Carichi di pesi e frustrazioni viaggiamo portando fardelli che hanno completamente sostituito la gioia del presente.

Come sistemi chiusi non comunichiamo più con l’esterno, non ascoltiamo più la forza misteriosa della vita.

Ma se potessimo riappropriarci qualche volta, anche per soli pochi minuti, di istanti di completa immersione nel presente, produrremmo un contatto talmente profondo e intimo con noi stessi da toccare corde da tempo assopite e vibranti del piacere di esistere.

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"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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