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Pat Metheny: Last Train Home. Poesia pura.
Uno dei brani più dolci di Pat e forse anche dei meno conosciuti al grande pubblico: Last Train Home, dall’album “Still Life (Talking)” del 1987.
Pat suona questo pezzo con una chitarra dotata di due serie supplementari di corde, tese sotto a quelle principali in modo da vibrare per assonanza e dare la tipica tonalità del sitar.
Un pickup Exa per l’uscita midi e sei pickup double humbucking fatti a mano artigianalmente dai tecnici dell’Ibanez apposta per lui.
Ma il risultato decisamente valeva la spesa.
A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.
L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me… spero che piaccia anche a voi.
Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.
Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.
Per ascoltare cliccate sul player.
Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.
Bella la vita quando…
Qualche volta scende un particolare stato di calma, come se qualcuno recitasse un mantra per noi.
La calma è talmente profonda che sembra di poter percepire, per alcuni attimi, la sensazione della sospensione del tempo.
Tutto scorre ugualmente, ma non al nostro interno. Oppure, tutto scorre ma ci attraversa come noi fossimo porte immobili, testimoni del fluire degli eventi.
Il silenzio si spande nell’aria e, come una foto in bianco e nero, produce contrasti tanto forti con i suoni da generare una percezione uditiva a due tonalità.
Lo spazio attorno a noi sembra rarefarsi e tutto diventa bello come bere l’acqua da una fontana.
Come salire su una piccola leggera imbarcazione a vela ed essere trasportati da un tenue brezza.
Bello come sentirsi cullare dal delicato movimento del mare.
Ci si sente leggeri come un petalo di rosa che si stacca dal bocciolo e cade, lentamente, assecondando la resistenza dell’aria e, con un movimento lento e sinuoso, ruota, scivola per poggiare infine sul terreno fertile e umido.
Bello come una pioggia sottile che bagna delicatamente il bosco il quale, grato, spande il suo profumo nell’aria.
Bello come la vita quando non ci scordiamo di amarla…
In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum
è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.
“In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.
La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.
Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.
Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.
Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »
Dal suono alla vibrazione
Nello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.
Ma da tutti gli altri punti di vista?
In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.
Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.
Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.
Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse. Leggi il resto di questo articolo »
Acqua e vibrazioni
Solo un piccolo video a sostegno del post di ieri sulla vibrazione.
Qui abbiamo una goccia d’acqua che, reagendo a diverse frequenze sonore, va a formare forme geometriche molto precise.
Lo stesso di quello che succede per le forme di Chadni generate dalla polvere su una lastra messa in risonanza.
Dalla vibrazione al suono
Nei post precedenti sullo stesso argomento, abbiamo visto come la materia sia considerabile uno stato particolare dell’energia, di fatto un rallentamento di una frequenza vibratoria, che man mano che diminuisce diviene sempre più densa fino ad assumere quelle caratteristiche che conosciamo come proprie della materia.
Il fatto di considerare la materia non più come oggetto ma come stato, ci permette di ampliare il nostro possibile spazio di esperienza di diverse grandezze.
Primo fatto non trascurabile fra tutti, quello di poter trascendere i sensi ordinari per poter condividere la nostra percezione. Come dimostrato in questo post infatti, i sensi forniscono una mappa assolutamente inesatta della realtà, una mappa già obsoleta nel momento stesso in cui si forma ma soprattutto difficilmente comunicabile a causa della soggettività della percezione sensoriale.
E questo solo per stare nel campo dei sensi. Di fatto però esistono altre strutture, ordinariamente considerate interiori ma che tali non sono, che si frappongono tra la realtà e la percezione da parte nostra; il pensiero, le emozioni, le considerazioni, la morale, i condizionamenti etc. etc. etc.
Queste strutture, altrettanto illusorie che i sensi, sono sottoposte all’errore ancora più che questi ultimi e quindi, aggiungendo errore ad errore, di fatto allontanano sempre più le nostre percezioni dalla realtà.
Tutto questo insieme di “generatori di errore” però ha una cosa in comune con la realtà: ne fa parte. Transitoriamente, parzialmente e inutilmente… ma ne fa parte.
Esiste quindi la possibilità di utilizzare i sensi e le altre strutture per un contatto, a patto di non cascare nella trappola di credere fermamente che sia tutto lì. Leggi il resto di questo articolo »
Il suono di un mantra può non essere una parola.
L’utlizzo del suono come vibrazione non prevede obbligatoriamente l’uso di bijia mantra o di parole sanscrite di significato compiuto. Di fatto si possono utilizzare anche delle vocali o delle consonanti.
In questo esempio, ho utilizzato la vocalizzazione delle lettere “A” e “U” per produrre una sorta di variazione maggiore-minore. Lo uso quando voglio entrare in uno stato di maggior calma.
L’uso degli armonici iniziali invece rappresenta una specie di “stacco”, come un segnale che si entra in un’altra vibrazione rispetto alla condizione avuta fino a quel momento.
Come sempre il brano l’ho prodotto personalmente, se desiderate usarlo sul vostro blog o sito web vi prego solo di citare la fonte.
Se desiderate scaricare il brano lo trovate qui. (Per scaricarlo fate click destro sul link e scegliete “Salva destinazione con nome…” o similia)
Il mantra AUM eseguito come un’onda continua.
Mi è capitato di sentirlo qualche settimana fa. Ci ho messo un po’ a capire come veniva eseguito, ’stavolta.
In questo caso invece di praticarlo all’unisono, alcune vocalizzazioni iniziano mentre le altre finiscono. Il risultato è un ritmo sinusale che ricorda quello di un’onda lunga sulla spiaggia. Questo tipo di esecuzione ha la peculiarità di produrre una quantità di armonici spontanei davvero ragguardevole.
Come per tutti gli altri di questa serie l’ho inciso personalmente con parecchio lavoro, perciò se lo usate in un vostro sito web o blog, vi prego di citare la fonte.
Se vi interessa lo potete scaricare qui.
Mi scuso con chi finora non è riuscito a scaricarlo dal link sopra. Ho fatto un errore di digitazione. Adesso comunque è a posto. Grazie ad Aldo per la segnalazione di errore.
Tecnologia Interiore: il mantra Iesu. Qualcosa che tocca veramente il cuore.
Non fa parte dei Bija Mantra. Non fa parte nemmeno dei mantra tradizionalmente eseguiti. E’ però un mantra a me estremamente caro.
Nella vita, a volte succedono cose strane, come il ritrovarti senza volerlo in lande sconosciute del Cuore, per cui il prezzo del biglietto d’ingresso può essere molto alto e quello di uscita ancora di più. Tanto da non avere di che pagarlo.
E’ in momenti così che uso immergermi in questo mantra; non allevia la tristezza, il vuoto che mi capita di toccare.
Ma per un istante… aiuta.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.
Prima che ve lo chiediate, la bella voce femminile che, con tanta dolcezza, accompagna e chiude questa esecuzione è quella della mia compagna.
Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte:
Tecnologia interiore: il canto armonico
Il canto armonico o overtone, nasce nell’isola di Tuva, in Mongolia. E’ una tecnica semplice da trovare ma, al contempo, estremamente difficile da padroneggiare quando se ne voglia fare strumento di conoscenza.
In Italia non è molto conosciuta, se non per il lavoro di pochi. Il primo ad avventurarsi su questa strada fu Demetrio Stratos, famoso per i suoi bi e tri cordi. Tra i vari artisti italiani che studiano oggi questa tecnica posso senz’altro segnalare Roberto Laneri.
Il canto armonico propriamente detto prevede la generazione contemporanea di varie note; una ottenuta normalmente e le altre, ovvero gli armonici, per risonanza dalla prima nota all’interno della cavità orale.
Le tecniche principali sono tre, e prendono tutte origine dallo stesso luogo in Mongolia. Il canto armonico propriamente detto, chiamato “Sygyt”, il throat singing o “karghiraa” e il più generico “koomei”.
Più che parlarne comunque credo che valga la pena ascoltare un brano dall’indiscusso top mondiale di questa tecnica, David Hykes.
Il brano è “Hallelujah” ed è tratto dal doppio CD “Harmonic Meetings”.
Per le altre spiegazioni rimando ai prossimi post.
Tecnologia interiore: il mantra AUM
Questo non fa parte dei cosiddetti “Bijia Mantra“, anche se la sillaba AUM è considerata il vertice della rappresentazione vibratoria. E’ un mantra particolarissimo, la cui esecuzione richiede un po’ di intonazione da parte di chi lo esegue.
E’ infatti difficile che tutti arrivino comodamente alla stessa estensione, in basso o in alto. Occorre quindi, quando utilizzato non in “assolo”, che chi lo emette scelga una tonalità armonica con quella degli altri.
L’esecuzione che vi presento utilizza un tamburo come “metronomo”, oltre ad alcuni interventi di canto armonico ordinariamente non utilizzati in questo mantra.
Può essere un po’ diversa dalle solite, melense esecuzioni da new age… ma credo che abbia molto più senso.
Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.
Se a qualcuno interessa, lo può scaricare direttamente dal link seguente (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se volete usarlo sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:
Luce e Suono. Solo vibrazione.
E’ una cosa che può capitare. Rimanere assorbiti all’interno per un tempo sufficiente per cui il chiacchiericcio meccanico del pensiero, piano piano scemi verso il nulla.
E’ in quei momenti che il silenzio improvvisamente ti avvolge. Una cosa strana, perchè parte dall’interno, ma poi finisce per includerti.
All’interno di questa dimensione inusuale, cui non si è avvezzi per nulla, la cui ricerca ti impegna per anni senza darti mai un minimo di garanzia, non è raro trovare qualcosa da ascoltare.
Altri timpani entrano in vibrazione, timpani collegati direttamente al cuore. Un altro suono, che non è detto venga da te, si fa strada e ti porta, a volte mano nella mano, a volte spingendo più di un treno, in una caverna all’interno. Uno spazio che non si sa nemmeno di poter contenere.
E in questo spazio quel suono improvvisamente si dilata, come una luce che si accenda e diventi sempre più grande.
Suono e luce, due aspetti della vibrazione. A volte, ma solo a volte, se ne può toccare l’identità.
Suono e luce superano i confini del corpo, e ti portano con loro, verso… un altro spazio, un’altra velocità, un’altra frequenza, in cui la luce non viaggia, semplicemente è. Ovunque. Identica. Un unico oceano di luce, in cui non si può che annegare.
E dolce è il naufragio, quando finalmente non vi è più “io” a guardare, ma solo luce.
Per tutti. Da sempre lì. Nel silenzio.
Tecnologia interiore: un’esecuzione del mantra OM.
E’ un mantra un po’ particolare, dato che li racchiude tutti, come se tutti gli altri fossero armonici di questo suono, ma è anche il più conosciuto. Per questo ho scelto questa registrazione come primo esempio pratico.
Ho scelto un’esecuzione abbastanza particolare, forse un po’ “forte”, ma il mantra OM non ha nulla a che vedere con qualcosa di debole, anzi; esprime tutta la bellezza di questo universo. E come tale è qualcosa di estremamente stabile, forte, continuo.
La potete ascoltare cliccando sul player qui sotto. Provate, se volete e potete, ad ascoltarlo ad un volume medio, per tutta la durata del brano (sono circa 12 minuti).
Al termine, fate attenzione a quello che si è prodotto nella stanza in cui lo avete fatto suonare. Noterete sicuramente qualcosa di diverso. Un silenzio profondo forse, o una calma inusitata.
Quando praticato da più persone, le singole note, emesse in modo asincrono, si uniscono in un’unica vibrazione che a sua volta può dare origine a pulsazioni, armonici, variazioni di intensità e di tonalità. Ma la nota di fondo rimane sempre la stessa.
E’ qualcosa di straordinario praticare questo mantra. Occorrerebbe davvero provare, almeno una volta.
Per perdersi in questa immensa vibrazione, alla fine della quale, paradossalmente, si trova il silenzio assoluto.
L’utilizzo di questo mantra apporta significative modificazioni alla qualità vibratoria di un ambiente, portandola ad una diversa condizione. Condizione ovviamente non rilevabile strumentalmente ma percepibile da chiunque non abbia delle grosse fette di prosciutto su occhi e orecchie.
Per inciso, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate. Se a qualcuno interessa, lo può scaricare dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome…” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:
Tecnologia interiore: i mantra, questi sconosciuti.
E’ difficile per un occidentale non cascare nell’identificazione della parola Mantra con il più famoso di questi, ovvero il mantra Om. Ma soprattutto è difficile non identificarlo con l’aspetto new age dello stesso, purtroppo.
La New Age, come già detto in precedenza, è stata forse una delle più grosse rovine per tutto ciò che ha a che vedere con la ricerca della verità. Non perchè i contenuti di quel movimento fossero falsi, quanto per l’incredibile superficialità e, in molti casi, fuorviante idiozia, con cui vennero acquisiti e, di conseguenza, presentati.
Purtroppo a fare le spese di questa idiozia e sciatta romanticheria sono stati proprio quei contenuti che, per la loro profondità, possono toccare l’emotivo. Uno per tutti, il caso dei mantra.
E’ tale l’ignoranza sull’uso del suono per ottenere un effetto oggettivo che persino su wikipedia, dove si trova una [slider title="definizione abbastanza esatta e approfondita del temine"] La parola mantra deriva dalla combinazione delle due parole sanscrite manas (mente) e trayati (liberare). Il mantra si può quindi considerare come un suono in grado di liberare la mente dai pensieri.[/slider], manca un pezzo.
E’ vero: ripetere mentalmente un mantra ha l’effetto di liberare la mente dai pensieri vaganti. Ma dato che l’effetto si può ottenere ripetendo qualunque frase (anche “mi piace bere la coca cola” va bene se ripetuta abbastanza a lungo), viene da chiedersi perchè un popolo dalla spiritualità così profonda come quello indiano, abbia creato diverse tecniche di vocalizzazione e diverse sillabe da “cantare” ad alta voce. Leggi il resto di questo articolo »
Il suono: saper ascoltare la musica non è cosa comune.
Nei due post precedenti ho presentato due esecuzioni diverse ma straordinarie dello stesso brano. Nella prima vi era un solo strumento, anche se talmente polifonico da rendere la complessità di un’orchestra, mentre nella seconda vi era un’orchestra vera e propria.
Ascoltare veramente la musica non è propriamente uno scherzo. Occorre che discernimento e cuore vadano a braccetto.
Vi è una parte di noi, quella emotiva, che reagisce con delle sensazioni, con delle emozioni al suono. E quanto più il suono è oggettivo, quanto più la corrispondenza tra frasi o note musicali e sensazioni sarà precisa.
Il suono: La Toccata e Fuga trascritta per orchestra da Stokowski
Voi direte: ma come, ancora?
Si, ancora, perchè questo video ha una regia perfetta che segue la direzione d’orchestra. Vale la pena di osservarla, per qualcosa che dirò nel prossimo post.
Il suono: Karl Richter nella Toccata e Fuga in Re Minore.
J. S. Bach la compose nel primo decennio del ‘700 e da allora la fama di questa composizione è dilagata ovunque. Qui abbiamo Karl Richter, forse il miglior interprete di Bach, che la esegue con una maestria incomparabile, su un organo meraviglioso. Buon ascolto!
Ricerca della verità: cos’è la vibrazione 7 – trasmettere con il suono
Questo è un post difficile da scrivere, e altrettanto da leggere. Come detto nell’articolo precedente il suono è qualcosa di perfettamente adatto a trasmettere qualcosa. Qualcosa che può essere la passione, o la rabbia, o quello che uno ha dentro in quel momento. Ma se la materia è fatta di energia, e il suono ne può veicolare, quale sarà l’incontro tra suono e materia?
Dipende dalla materia, ma dipende anche dal suono. Un suono qualsiasi, quello che definiremmo al massimo “rumore”, avrà la caratteristica di essere disarmonico, e nell’incontro con un materiale, l’unica cosa che potrà trasferire sarà proprio questa disarmonia; se incontra un muro, non succederà nulla, ma se incontra un essere umano probabilmente produrrà del fastidio.
Ma cosa succede se il suono ha in sè una caratteristica fortemente armonica? Allora si che si può seriamente parlare di trasmettere qualcosa.
Per esempio, provate a mettere il volume delle vostre casse a circa un terzo, o comunque in modo da avere un buon livello di volume, e ad ascoltare il seguente suono.
Sentito bene? Sono voci umane, nella fattispecie quelle di David Hykes, il maestro indiscusso a livello mondiale di canto armonico e dei suoi studenti, nell’ouverture del brano “Two Poles”, dall’album “Hearing Solar Wind”.
Se non avete provato nulla nell’ascolto, vi sconsiglio di procedere oltre nella lettura: questo articolo non fa per voi. Se invece qualcosa al vostro interno si è mosso, e vi ha fatto pensare, ad esempio “Dio, che figata!” oppure anche solo semplicemente “Che strana sensazione”, allora potete proseguire.
Ricerca della verità: cos’è la vibrazione 6, il suono
Come la materia è uno stato densificato di un’energia diversa, allo stesso modo molti aspetti della nostra vita e del mondo in cui viviamo sono de facto una rappresentazione simbolica densificata di altri principi, a loro volta più “sottili”.
In questa serie di articoli sulla vibrazione, ho cercato di introdurre un concetto: quello che non tutto ciò che vediamo è solo quello che sembra essere; in questo post, vorrei parlare di uno di questi aspetti, che forse è quello che ha più attinenza con il concetto di vibrazione, ovvero il suono.
Il suono è una vibrazione che si propaga in un mezzo elastico (solitamente si pensa all’aria, ma a tutti gli effetti il suono si propaga in tutti i mezzi, ovviamente con diversa capacità di penetrazione a seconda del materiale), e ha la caratteristica fisica di non potersi propagare nel vuoto.
Il fatto è che un suono non è altro che la rappresentazione densa di un’altro tipo di vibrazione, quella dell’energia in senso lato.
Ma qui, sulla Terra, dove un mezzo per la propagazione lo si trova più o meno sempre, il suono ha un valore particolare, in quanto è la cosa più vicina a una vibrazione più alta che l’essere umano possa emettere in modo percepibile dagli altri. Quando parliamo, urliamo, susurriamo o cantiamo, quello che arriva all’ascoltatore, non è solo una vibrazione fisica, ma anche qualcosa d’altro.
Per questo vi è una fondamentale differenza ad esempio, tra l’ascoltare un canto in una registrazione ed essere presenti dal vivo: quando ascoltiamo una registrazione, quello che si produce è una vibrazione fisica, che evoca al nostro interno una corrispondente vibrazione emotiva per assonanza. Un po’ come se avessimo all’interno un diapason emotivo, in grado di essere messo in vibrazione da una musica o da un suono.
Quando ascoltiamo un’esecuzione dal vivo della stessa registrazione, non arriva più solo la vibrazione fisica, ma anche la vibrazione emotiva dell’esecutore. I suoni prodotti da chi esegue fanno da tramite per ciò che l’artista (se è tale) sente al suo interno.







