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Aeon Flux: da vedere.
Un film postatomico, davvero particolare.
A partire dalla protagonista, Cahrlize Theron, come sempre bellissima, nelle vesti di una guerriera mozzafiato, il film è estremamente raffinato, nelle immagini e nella trama, trattata con garbo e buona recitazione.
In un futuro abbastanza lontano, l’umanità superstite ad una epidemia che ha decimato il 90% degli esseri umani è asserragliata in una cittadella governata da una famiglia, i goodchild.
All’esterno l’epidemia è risolta, e il mondo ha ripreso a vivere, ma questo i Goodchild non lo voglion far sapere.
Aeon Flux, il personaggio della Theron, lotterà per dimostrare che la realtà in cui tutti credono non è altro che una profonda illusione.
Stroncato dalla critica per la sceneggiatura, in realtà a me questo film è piaciuto. Non per la trama, effettivamente ritrita, non per la pur stupenda Charlize, ma per il ritmo e l’estetica della storia.
A me, eh?
L’Opera al nero – By Giuseppe
Questo film di André Delvaux narra la storia di un ricercatore di verità e di uno spirito libero, Zenone Ligre (stupendamente interpretato da Gian Maria Volonté).
Pur essendo una storia di fantasia, tratta dall’omonimo romanzo di Marguerite Yourcenar, l’Opera al nero mostra in modo forte, crudo e intenso quello che è stato uno dei periodi più bui e terrificanti dell’Europa del XVI secolo.
Il protagonista Zenone, nato a Bruges, nelle Fiandre, in una famiglia di ricchi e potenti banchieri, si appassiona sin da giovane allo studio della Medicina, della Filosofia e dell’Alchimia.
Ben presto la sua brillante intelligenza lo porta a non accontentarsi più dei dogmi imposti dalla Chiesa Cattolica e, decidendo di sposare una visione più “naturalistica” dell’esistenza, si mette in viaggio per tutta l’Europa.
Col tempo scrive dei libri che gli procureranno l’accusa di eresia.
Il suo è un tempo di lotte religiose, il tempo della Riforma e Controriforma, e basta ben poco per finire sul rogo.
Così a Zenone Ligre tocca viaggiare sotto falso nome fino a quando, stanco di vagabondare per circa trent’anni, decide di tornare a Bruges.
Riconosciuto solo da pochi intimi l’uomo si dedica, come medico, alla cura dei malati presso il convento della città.
Per molto tempo vive nell’anonimato, fino a quando viene scoperto e accusato di eresia ed apostasia perché secondo lui: “…il mondo è un essere vivente di cui noi siamo delle piccole cellule…” e “…la magia della Natura è il solo sacramento, il solo mistero…” e ancora “…tutto il potere si basa sulla conoscenza e tutta la conoscenza sull’esperienza…”.
Questi, ed altri capi di accusa, fanno sì che il rogo sia certo per quell’uomo in cerca di se stesso, della sua verità (a meno di una ritrattazione).
Ma Zenone non ritratta e mentre viene tenuto in prigione preferisce togliersi la vita piuttosto che finire sul rogo.
Solomon Kane
Personaggio alquanto violento, Solomon Kane è un soldato, un guerriero molto abile, ma soprattutto un immenso figlio di puttana. Ad un certo punto della sua vita scopre di essere dannato e tenta di trasformarsi in uomo di pace per salvare la propria anima.
Ovviamente la vita non glielo permetterà, ma l’uomo Solomon cambia comunque, trasformandosi in spietato guerriero ma al servizio di Dio.
Il film è tratto dall’omonima serie Marvel (ero convinto di conoscere tutti i fumetti della casa americana ma questo, proprio, non l’avevo mai neppure sentito nominare…) a sua volta tratta dai romanzi di Robert Howard (si, lo stessso di Conan il Barbaro).
Decisamente ben ambientato in una piovosissima Inghilterra del XVI secolo, il film si sviluppa su una trama non complessa e prevedibile ma comunque con tutti i sacri crismi del film horro- religioso.
Ottimi anche i costumi e le musiche, anche se il personaggio di Solomon ricorda a tratti Mr. V di V per vendetta e in altri momenti il Van Helsing di recente produzione.
Effetti speciali comunque ben fatti (e come potrebbe essere diversamente nell’epoca del digitale?) e un ritmo incalzante, supportati da una recitazione comunque sufficiente, rendono il film gradevole e ben strutturato.
Insomma… a me è piaciuto, anche se so che molti lo potrebbero considerare non così gradevole.
Il Sole anche di notte – By Giuseppe
Ispirato ad un racconto di Lev Tolstoj, Padre Sergio, questo film è un chiaro esempio di come la vita di un uomo possa essere irrimediabilmente rovinata dalla morale pubblica e religiosa.
Teatro di questa vicenda umana è il sud Italia (Campania e Basilicata) del 1700, Regno delle due Sicilie.
Il protagonista è un nobile lucano che sin da bambino aspira a divenire un ufficiale al servizio diretto del re Carlo III di Borbone. La sua devozione al monarca è tale che il re, per introdurlo nell’alta nobiltà napoletana, pensa di farlo sposare con una giovane e bella duchessa.
Ma poco prima del matrimonio la duchessina confessa al giovane di essere stata l’amante del re.
Ferito nell’orgoglio Sergio abbandona la fidanzata e il corpo d’armi per farsi prete, rifugiandosi così in un’altra sua vecchia aspirazione. Ma dopo pochi anni il giovane, disgustato dagli intrighi della chiesa cattolica pensa di ritirarsi a fare l’eremita.
Dolce nell’aspetto, ma dal carattere di ferro, il giovane eremita affronta stoicamente lunghi periodi di solitudine e di privazioni fino a quando, divenuto un “centro” di attrazione non deve subire una “tentazione” carnale, vinta e superata a caro prezzo.
La donna respinta dall’eremita, sconvolta, si fa suora, e Sergio diviene ben presto un “santo” oggetto di richieste di guarigioni.
Ma la carne, si sa, è debole, e prima o poi la vince lei, perciò una notte l’eremita si concede ad un giovane corpo di donna.
Preso dai rimorsi di coscienza Sergio fugge in piena notte e dopo di allora vive nell’anonimato facendo lavoretti nelle campagne.
Diretto dai fratelli Taviani “Il sole anche di notte” è un film dolce e intenso, dai risvolti drammatici che mettono ben in evidenza quella che era (e che è tutt’ora) la mentalità comune. Una mentalità soggetta ad un moralismo che si insinua nei pensieri, nelle pieghe dei sentimenti e delle vicende umane, alterandole e condizionando spesso tragicamente le scelte di vita.
Star Trek: il futuro ha inizio… che figata!
Finalmente sono riuscito a vederlo! Da settimane lo inseguivo e non riuscivo mai ad acchiapparlo, ma ieri sera ci sono riuscito.
Mi è piaciuto un sacco! La storia non ve la svelo per non rovinarvi la soropresa ma posso assicurarvi che è nel più puro stile Roddenberry, per gli appassionati della saga fantascientifica più famosa del mondo è roba da leccarsi le dita.
Diretto da JJ Abrams, lo stesso di Lost, il film non solo non si arrampica sugli specchi, ma si destreggia alla grande in mezzo a paradossi temporali che hanno fatto sputare da sempre sangue ai migliori scrittori di fantascienza.
L’equipaggio originale, Kirk, Spock, Scott, McCoy, Uhura, Cechov e Sulu porteranno “fuori” la nave più famosa della storia della SF, in una vicenda meravigliosamente incasinata, nella prima avventura della loro carriera militare.
Delizioso il cameo di Leonard Nimoy, che torna a vestire i panni del vulcaniano Spock. Devo confessare che quando l’ho visto aprire a V le dita della mano nel suo storico saluto, quasi mi sono commosso. 
Insomma, inutile negarlo. L’enterprise di Roddenberry mi ha accompagnato per tutta l’infanzia, mentre divoravo tutti i libri della serie Oro dell’Editrice Nord (per chi non lo sapesse si tratta della più prestigiosa raccolta di titoli di fantascienza mai pubblicata in Italia), e rivivere oggi la stessa atmosfera, grazie alla genialità di Abrams, per giunta con la tecnologia grafica attuale, è stata un’esperienza davvero folgorante.
Per chiudere: se qualcuno si chiedesse chi è la stragnocca che fa la parte di Uhura in questo film, sappia che si tratta nientepopodimeno che di… Zoe Saldana, ovvero l’interprete umana di Neytiri in Avatar.
La guerra del Fuoco – By Giuseppe
Con questo film facciamo un salto indietro di ben 80.000 anni.
Più che un film sembra un documentario che ci fa rivivere un frammento di storia dei nostri progenitori. Un vero capolavoro di Jean-Jacques Annaud ispirato ad un romanzo.
Così, con estrema semplicità, il regista ci riporta nella cosiddetta preistoria e ci fa rivivere una vicenda appassionante e significativa. Appassionante perché vi sono tutti gli elementi per coinvolgere emotivamente lo spettatore colto e sensibile: la lotta per la sopravvivenza, i primi approcci dell’uomo col fuoco, le lotte tra clan rivali, una vita selvaggia (ormai ricordo ancestrale per la maggior parte di noi), una storia d’amore…
…e significativa perché a ben guardare questa vicenda in cui sono coinvolti degli uomini della tribù degli Ulam – che per il fuoco si battono contro tribù di uomini di Neanderthal e, addirittura, contro dei cannibali – e immedesimandosi in essa, si può vedere fino a qual punto è cambiata la vita dell’uomo.
Sin dall’inizio del film ci si rende fortemente conto che quello di allora era un uomo che non aveva nulla, o quasi: solo una pelle per coprirsi e un bastone per difendersi. Niente pc, niente cellulare, frigorifero, auto in garage e cose di questo genere.
Un uomo che non era ancora uomo ma parte integrante della natura. Un uomo che viveva solo la vita selvaggia, mangiava e si accoppiava come un animale, il cui daffare quotidiano era la lotta per la sopravvivenza e…non sapeva se avrebbe assistito all’alba del giorno dopo.
E’ incredibile di quante cose siano cambiate e, a ben pensarci, sono cambiate proprio grazie al fuoco. Ogni successiva conquista dell’uomo è dovuta proprio a quel periodo “magico” in cui l’uomo ricevette il potere del fuoco.
Grazie al fuoco è nato il “focolare” domestico, l’agricoltura, la forgiatura dei metalli e mille altre “magie”.
Ed è proprio quello che si legge negli occhi del protagonista quando assiste per la prima volta all’accensione di un fuoco coi bastoncini: stupore infinito di chi sta assistendo ad una magia.
Chissà che momento meraviglioso dev’essere stato, eppure se torniamo indietro alla nostra infanzia…anche noi chissà a quante magie abbiamo assistito. Anche i nostri occhi devono essere stati colmi di stupore e meraviglia nel vedere per la prima volta una lampadina elettrica accesa.
Poi la consuetudine…
…e ora non ci stupiamo più di nulla.
Questo film ci stimola a ricordare che la magia e la meraviglia sono sempre sotto i nostri occhi distratti che danno ormai tutto per scontato.
The Fountain: L’Albero Della Vita – By Giuseppe
Questo film racconta del dramma di un uomo, forse il peggiore che possa capitare ad ognuno di noi: la consapevolezza che un male incurabile ci sta togliendo la persona che più amiamo al mondo.
L’ironia della sorte vuole, tra l’altro, che quest’uomo sia un ricercatore medico impegnato proprio nella ricerca di una cura definitiva per il cancro.
Quest’uomo è di quelli che non si arrendono mai e pronto, per amore, a combattere con tutte le sue forze e la sua intelligenza sino alla fine, sino all’ultimo respiro.
Nella sua corsa contro il tempo l’uomo vive una terribile lacerazione interiore e si vede costretto a rinunciare addirittura alla compagnia dell’amata moglie proprio per stare in laboratorio e seguire i suoi esperimenti.
Bello l’intreccio delle vicende umane e storiche: i due protagonisti sono allo stesso tempo i personaggi di fantasia del libro scritto dalla moglie, al quale manca l’ultimo capitolo (sarà l’uomo a scriverlo). Nel libro, e lo vediamo nel film, i due sono la Regina Isabella di Castiglia ed un Conquistador che, per amore della regina (e per salvarle la vita) parte per il Nuovo Mondo in cerca del Segreto dell’Albero della Vita.
In più tutta la vicenda è strettamente collegata ad atroci storie di Inquisizione, Inquisizione che, come un cancro, minaccia l’esistenza stessa della Regina.
Il Conquistador troverà, rischiando la sua stessa vita, l’Albero delle leggende Maya, ma…alla fine scoprirà che il suo segreto riguarda un’altra Vita, ben più ampia e vasta della semplice vita umana.
Un terzo “innesto” cinematografico è rappresentato magicamente dal terzo personaggio “interiore” del protagonista, rappresentato da un suo “io” più profondo che vive la vicenda drammatica da un diverso punto di osservazione. Si tratta di un io trascendente, che vive la storia come testimone e allo stesso tempo come “io direttivo”.
Bellissime le scene, i costumi, le interpretazioni, i ritmi e anche le musiche, ipnotiche e circolari, quasi creassero una spirale che porta in alto (o nel profondo? Chissà!).
A mio avviso un vero capolavoro da vedere e rivedere.
Apocalypse Now – By Giuseppe
In quell’inferno che è stata la Guerra del Vietnam un veterano, un Capitano dell’esercito, riceve un incarico “top secret”.
L’uomo dovrà raggiungere ed uccidere un Colonnello statunitense (Marlon Brando) che si è ribellato alla politica e al modo di vivere americano.
Il colonnello, pluridecorato – e destinato a raggiungere i più alti vertici dello Stato Maggiore dell’Esercito – a capo della sua divisione vive nella giungla cambogiana in un modo considerato folle dai vertici del potere “perché ha superato il punto di non ritorno”.
Così il Capitano si ritrova in missione e secondo le sue parole: “Ognuno ottiene quello che vuole, io volevo una missione…una missione davvero speciale, e una volta conclusa non ne avrei volute altre”.
Nel suo viaggio lungo un fiume il Capitano ci porta con sé a scoprire più da vicino quell’assurdità che è stata la Guerra del Vietnam: altri colonnelli anch’essi pazzi, ma considerati normali – che fanno stragi di innocenti al suono di “La Cavalcata delle Valchirie” e che conquistano un territorio solo perché vi sono “le creste d’onda giuste per fare Surf” -; giovani americani in preda al terrore e alla follia omicida; conigliette di Playboy che vanno ad allietare le truppe e pronte a vendersi per un barile di carburante; esuli francesi che vivono isolati da tutto e da tutti e, infine, il Colonnello, un uomo senza più filtri mentali, senza schemi, diretto.
Il Colonnello, un uomo dalla visone talmente lucida che all’affermazione del Capitano che asserisce di essere un soldato, dice: “Lei è solo un galoppino mandato dal droghiere a incassare il sospeso”.
Il Colonnello sa bene quanto si è allontanato dallo status normale degli uomini dalla facciata pulita ma col marcio dentro:
“Non c’è niente che detesto di più
dell’odore di marcio delle bugie”.
Ma il dialogo più bello del Colonnello, più forte e intenso, come intenso è tutto il film, è quello in cui afferma, dopo aver descritto orrori e forza di volontà vista nei suoi nemici:
“Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore. L’orrore ha un volto e bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore e il terrore morale ci sono amici, in caso contrario diventano nemici da temere. Sono i veri nemici…C’è bisogno di uomini con un senso morale e allo stesso tempo capaci di utilizzare il loro primordiale istinto di uccidere. Senza sentimenti, senza passione, senza giudizio…perché è il giudizio che ci indebolisce”.
Un uomo davvero particolare il Colonnello, e anche un uomo stanco, al punto di lasciare che il Capitano assolva al suo compito pur potendoglielo impedire con estrema facilità
Il Capitano a sua volta comprende l’uomo che ha di fronte, forse lo ammira anche, eppur sapendo quanto si sia allontanato dalla normalità: “Se i generali in patria avessero visto quello che vedevo io avrebbero voluto che lo uccidessi? Probabilmente più che mai”, pure forse non vorrebbe portare fino in fondo la sua missione, una missione che alla fine diventa un atto liberatorio per il Colonnello.
Il Capitano…Un uomo, la sua missione…una missione che sente assurda, come assurda è stata tutta quella guerra; eppure l’uomo, alla fine, assolve al suo compito, ma un compito talmente amaro che una volta concluso non ne vorrà altri.
Due Fratelli – By Giuseppe
Un film veramente incredibile Due Fratelli.
Un film per gli amanti dei felini, ma anche per chi ama l’avventura e le giungle tropicali.
Protagonisti: due cuccioli di tigre (che poi cresceranno divenendo due splendidi esemplari di regine della giungla).
La loro storia si intreccia con quella di un avventuriero inglese – cacciatore e trafugatore di opere d’arte dai templi del sud-est asiatico -, di un principe insoddisfatto di se stesso e di due circensi in lotta per la sopravvivenza del loro circo.
Una storia incredibile, dicevo, perché le giovani tigri “recitano” in un modo veramente spettacolare. Recitano, oserei dire, molto meglio di tanti attori (che recitano da cani).
Le riprese dei loro giochi, delle loro scorribande nella foresta o tra le rovine dei templi, e delle vicissitudini che incontreranno crescendo sono veramente eccezionali. Come dice lo stesso regista, Jean-Jacques Annaud, non vi sono trucchi né effetti speciali o ritocchi al computer: tutto è naturale ed è frutto di molto lavoro paziente.
Vedendo questo film anche chi non ama le tigri se ne può subito innamorare.
Chi invece le ama già non può che goderne infinitamente e…rimpiangere di non poter essere, fosse anche per un giorno, uno di loro e vivere con loro.
L’uomo nell’ombra: un film da NON vedere
Lento, mortalmente lento. Una trama strascicata per tre quarti del film che poi cerca di recuperare negli ultimi dieci minuti. Un guazzabuglio di sottintesi senza capo ne coda.
La storia è a dir poco necrotica. Ewan McGregor interpreta un ghost writer (quegli scrittori che scrivono per altre persone, senza comparire come autori) che viene incaricato di scrivere l’autobiografia del primo ministro inglese (Pierce Brosnan) che proprio in quei giorni viene accusato di crimini dell’umanità.
Il ghost writer precedente è morto in circostanze sospette e Ewan McGregor si trova impelagato in una specie di intrigo dove negli ultimi dieci minuti viene a galla un coinvolgimento della CIA, infida e arruffona, come la definirebbe Altieri.
Punto. Questo è quanto. Nessun senso. Nessun pathos nella storia, non un crescendo di tensione, non un motivo per quello che accade e , soprattutto, non una ragion d’essere per una conclusione che ti lascia piantato lì sulla poltrona a chiederti:
“Ma chi cazzo me l’ha fatto fare di perdere due ore così?”
Un cast decisamente sovradimensionato, con pezzi grossi del calibro di Brosnan che non smentisce le sue doti di recitazione, per un film senza senso, malfatto e pesante.
Prova ne sono i commenti che ho raccolto fuori dalla sala. Il più positivo è stato:
“Film come questo ti fanno veramente girare le palle!”
Vi lascio immaginare il resto.
Grande regia, niente da dire. Ma il film non vale un euro.






