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Sei bella? Allora non puoi fare la maestra!

Michela Roth: troppo bella per insegnare? (foto da profilo facebook)

Questa in buona sostanza la ragione per cui, a dire di vari media, alcuni genitori di un asilo di Bologna avrebbero voluto ritirare i propri figli dalla presenza di una maestra perchè “troppo bella”.

Da notare che la maestra in questione, effettivamente davvero notevole, non è una pornostar e neppure persona che si faccia ritrarre in pose sconvenienti o altro. E’ semplicemente una bella ragazza con un fisico di quelli che non ne trovi tutti i giorni.

Tonica, si, sportiva, pure e  decisamente bella. Quindi alcuni genitori non vogliono…

Dalle nebbie del tempo: non offrire punte

La nebbia di oggi, originariamente pubblicata nel maggio 2010.

Movimento circolare, respirazione circolare: non offrire punte.

Pubblicato originariamente il: 29/05/10.

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La foto qui a fianco non è un montaggio, ve lo posso assicurare.

Nel praticare Aikido, una delle cose più difficili è non creare “punte”; nelle cadute, crearne una con un’articolazione significa offrire un punto su cui la forza d’urto con il terreno si può scaricare, creando danni fisici.

Nelle tecniche, creare una punta significa interrompere il naturale fluire del movimento e quindi offire una possibilità di fuga all’attaccante.

Qui però non stiamo parlando della punta come estremità di qualcosa,…

Debito pubblico al 120 per cento del PIL. Ma la BCE ci loda!

Notizia che sicuramente non verrà particolarmente pubblicizzata dai media, questa.

In soldoni, abbiamo a dicembre 2011 un debito pubblico record: 1.936 miliardi di Euro, pari al 120.1% del PIL, il livello più alto dal 1996.

Ciononostante, sul Corriere Online, direttamente sotto la notizia citata se ne legge un’altra, che se non ci fosse da piangere sarebbe da pisciarsi addosso dalle risate: la BCE, nonostante quanto detto sopra, loda l’Italia. E con questo il cerchio è chiuso: noi stiamo sempre peggio ma la Banca Centrale Europea, per questo, ci dice quanto siamo bravi.

Ma per tornare alla prima notizia,…

Heather’s Corner: il migliore amico (qualunque mestiere faccia)

Il migliore amico è sempre la peggiore idea da farsi venire in mente per l’amore.

E anche per una fugace notte carnale.

Il migliore amico è un miracolo che capita a pochi. E’ una manna gratuita, è il pozzo dei desideri diventato realtà, la lampada di Aladino più unica che rara. Che cavolo di bisogno c’è di rovinare tutto? E questo solo per cominciare.

Poi, volendo proseguire, ce n’è per tutti.

Il migliore amico conosce ogni nostra debolezza, ogni più segreto e aberrante difetto, ogni infinitesimale mania. Intende a menadito tutti gli impercettibili movimenti dei nostri micromuscoli facciali e percepisce con millimetrica perfezione tutti i cambiamenti del nostro stato d’animo.

Al migliore amico abbiamo mostrato tutte le facce di cui siamo fornite/i. Fuori e dentro. Anche quella… da culo quando ci svegliamo la mattina e il nostro recentissimo passato ci ha viste protagoniste/i di una colossale sbronza.

Anche quella da desesperade/i quando l’ultimo vigliacco di turno s’è volatilizzato portandosi appresso un altro chilo del nostro orgoglio e un bel cinque grammi del nostro cuoricino palpitante d’amore per lui. Senza contare il soldo che noi s’è speso in biancheria intima per quel verme strisciante col chiodo fisso per il pizzo nero.

Il nostro migliore amico ci ha viste (non inserisco più la / con la “i” per i maschietti, ma come se fosse) singhiozzare in preda a un disarmante (e disarmato) scoramento totale. Ha osservato le nostre occhiaie e si è preso cura delle nostre guance annerite dal mascara (che doveva essere waterproof, stando alle parole di quella disturbata mentale di commessa della profumeria più chic e per niente cheap del centro), ripulendole con tanta pazienza e dischetti struccanti e latte detergente.

Ci ha abbracciate strette mentre il nostro organismo sussultava e rumoreggiava in tutti i modi che sa, per mancanza di cibo o per sovraccarico dello stesso.

Ci è venuto a trovare quando, febbricitanti col naso gonfio e rosso, la tosse da enfisema e imbottite di antibiotico, non ci si lavava da tre giorni o giù di lì. Uno spettacolo pietoso. Senza contare l’effluvio di muffa che disseminavamo a ogni pie’ sospinto.

Il nostro amico sa quanto siamo mutevoli d’umore. Sa che quando lo mandiamo a farsi fottere siamo in premestruo. Sa che quando, esattamente dopo cinque minuti, lo richiamiamo ridendo e autoironizzando, non si era sbagliato: siamo proprio in premestruo!

È al corrente di quanto siamo pesanti nel periodo che precede il “primo appuntamento”. Gli sminuzziamo le gonadi con telefonate ansanti di agitazione e richieste del tipo “cosa metto, meglio ben coperta o seducente, mi piace ma non voglio dare l’impressione che… ti ricordi i jeans quelli aderenti?… con una bella camicia bianca aperta fino allo sterno come li vedi?… Opporcavacca, mi son dimenticata la ceretta…” Uno sfiancamento da ridurre il cervello di qualunque genio in poltiglia.

Ma l’amico no. Lui è sempre lì, a portata di aiuto. E lui tutte queste cose le sa.

Questo fa di noi prede fin troppo facili e dell’amico un potenziale carnefice del nostro ultimo pezzo di cuore. Mi sembra evidente.

E’ per questo che tra i due quello che si fa avanti per primo non è mai lui, scervellate e ingrate!

Siamo noi. Perché, non si sa bene dietro quale luciferina spinta, a un certo punto ci si accende un neon in testa che ci impedisce di vedere oltre il naso. Quella luce intermittente ci fa credere che il  nostro migliore amico in realtà possieda tutti i requisiti necessari per diventare il nostro consorte. Ci conosce, ci capisce, si prende cura di noi, quando lo chiamiamo c’è sempre, i suoi consigli (averne ascoltato uno!) sono sempre stati quelli giusti. Non abbiamo niente da tenere nascosto e se ci va possiamo anche accoglierlo col pigiamone antistupro pieno di elefantini Dumbo o la maschera all’argilla spiaccicata sulla faccia, ché tanto ci ha viste così un numero imprecisato di volte!

Che altro vado cercando?

Ora, un paio di presupposti da cui non dovremmo mai prescindere: in primo luogo, il nostro migliore amico porta a spasso con sé ventiquattro ore al giorno la sua irrinunciabile “appendice” (maschio è!). Secondo poi, non è omosessuale. E a un attacco così diretto che gli deve dire il cervello? Come gli può rispondere la carne?

Sì, sì, sì, sì e ancora sì. Che altro?

Poi però, c’è il poi. Tutto dovrebbe rientrare nei ranghi. Due passi avanti e uno indietro.

Lui vorrebbe tornare l’amicone perché ci vuole un bene inimmaginabile. Perché darebbe la vita di sua sorella per noi… Ovvio!

E noi che si fa? La frase tipica è: mi piacerebbe provarci sul serio con te. Ci proviamo?

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