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Il Sentire, questo sconosciuto atto del cuore

raggi del sole Quella italiana non è una lingua adatta a descrivere correttamente parole come questa. L’inglese, ad esempio va già meglio. Nella lingua anglosassone infatti esistono due vocaboli distinti, solo per fare un esempio, che traducono il verbo sentire; uno è to hear, usato per definire l’atto fisico di sentire qualcosa con le orecchie, l’altro è to feel, che invece indica il sentire nel senso di sentimento.

Ma vi sono anche altri significati per questa parola. Sentire nel senso di “percepire” qualcosa, ad esempio. In questo caso ci viene in aiuto ancora una volta il latino, che ci spiega brillantemente l’etimologia di questo termine.

Pecepire viene infatti da “percipio“, composto dalla particella “per” (attraverso, per mezzo di) e il verbo “capio” ovvero “prendere“, nel senso di “intendere“.  Il significato originale ptrebbe quindi essere tradotto con “intendere attraverso“. Percepire diventa quindi intendere in sè, nel senso di “lasciarsi attraversare“.

Ecco che il sentire, ovvero la percezione, si svelano come quel modo assai difficile di apprendere, lasciandosi attraversare, prendendo in sè qualcosa. Una sorta di intuizione, ma assai diversa. L’intuizione è qualcosa che si genera “sua sponte” dalla correlazione di esperienze e che può determinare, in un dato momento, una sorta di “fusione” che porta ad un lampo, un attimo di luce, che svela un concetto o un pensiero tutto insieme alla mente conscia.

Il sentire è un atto del cuore, che consente di andare al di là delle ordinarie considerazioni mentali. Per questo è così difficile distinguerlo dalle altre percezioni.

Come se non bastasse poi, è anche difficile distinguerlo da tutto il rimanente sostràto di reazioni emotive… ma forse è meglio procedere con ordine.

Se si prova ad ascoltare le proprie emozioni ovvero, per chi non è avvezzo a questo termine, a rendersi consapevoli di esse, ci si accorge prima o poi che le suddette sono di diversi tipi e “gradazioni”. Come se esistessero delle linee di separazione tra la densità delle emozioni che si possono provare.

Attenzione che qui non si sta parlando di “intensità”, ma di “densità”. Soprattutto le donne devono fare attenzione a questo particolare distinguo giacchè, più degli uomini, tendono a confondere i due termini.

Emozioni dense sono sempre intense. Emozioni intense non sempre sono dense. Anzi.

Esistono infinite sfumature di densità e intensità nel campo emotivo ma, ascoltando attentamente, si noterà che nell’estensione di queste sfumature esistono delle specie di linee, come degli spartiacque, che dividono tra loro le possibili densità del campo emotivo.

Passata una di queste linee non è possibile provare emozioni dalla densità corrispondente al livello inferiore. Ciò che varca questi livelli spartiacque è la consapevolezza. Per chiarire, è come se noi fossimo dei pesci che nuotano e il mare in cui lo facciamo il campo emotivo.

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Il suono: esercizio di canto armonico in Sigit

Francesco Franz Amato Il suono: esercizio di canto armonico in SigitIl suono è suono.

Che si tratti di un mantra, come nei post precedenti, o di un canto, come quello che vi propongo oggi.

La linea di base sfrutta armonie di quinta e nona maggiore e l’utilizzo di diverse vocali per “aprire” o “chiudere” l’impatto emotivo, mentre la linea melodica acuta è ottenuta con la tecnica classica del canto armonico detta “Sigit”.

Il risultato sono quei suoni flautati estremamente acuti che hanno inizio circa a 1:50 per proseguire fino alla fine dove rimangono in “assolo” per qualche tempo.

In questo caso si tratta proprio di un esercizio, nulla di particolare quindi, ma mi faceva piacere condividerlo come sempre in questo spazio.

Come tutti gli altri brani da me registrati è a disposizione nell’apposita pagina, da cui potete anche scaricarlo, alle condizioni riportate in loco.

Per ascoltare cliccare sul player qui sotto (non appena si carica…)

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Il suono: mantra Aum eseguito in Kargiraa

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Francesco Franz Amato Il suono: mantra Aum eseguito in Kargiraa

Il canto armonico, in tutti i suoi stili e sottostili, è molto antico. Presso il popolo tibetano entra a gran diritto nella tradizione non solo religiosa, in cui viene utilizzato per il canto dei mantra, ma anche in quella medica.

Nella medicina tibetana, infatti, il suono viene utilizzato moltissimo, specialmente nelle varianti del canto armonico, per produrre effetti vibratori precisi che, interferendo con l’energia della persona, ne possono ristabilire l’armonia, quando ad esempio questa sia stata inficiata da ferite o malattie.

Ci ho messo molti anni ad acquisire questa tecnica, detta “Kargiraa”. Nonostante a molti venga istintiva, per me non è stato così e fintanto che non ho potuto ascoltarla direttamente dalla voce di un Maestro, non sono mai riuscito a produrla correttamente.

Ho fatto da poco questa incisione, utilizzando la tecnica in questione, per tentare di riprodurre una qualità a me molto cara, per diversi motivi. La condivido in questo spazio.

Gli armonici acuti e alti che si sentono in diverse fasi sono prodotti spontaneamente dall’interazione delle varie tracce. Come sempre, il file è a vostra completa disposizione per il download nella pagina dedicata al suono. Per andarci cliccate qui e seguite le istruzioni in loco. Per ascoltare invece, cliccate semplicemente sul player all’inizio dell’articolo.

 

Lasciarsi attraversare, per imparare.

Francesco Franz Amato Lasciarsi attraversare, per imparare.Non sempre è possibile vivere qualcosa in prima persona.

Molti eventi non sono “vivibili” personalmente, perchè avvengono entro un contesto, magari con un loro “lessico comportamentale”. Al punto che riprodurli è davvero impossibile.

Esperienze macroscopiche, ad esempio, come trovarsi coinvolti in una sparatoria, una guerra, creano una sorta di collante tra chi le ha vissute, anche se ovviamente l’esperienza non può che essere soggettiva.

Ma di fronte all’enormità di un fatto come quelli citati, per quanto soggettiva, l’esperienza ha comunque livelli di possibile condivisione molto elevati.

Questo è dovuto all’energia intrinseca della situazione. Uno shock traumatico da esplosione, o da combattimento, ha una sua energia talmente elevata che l’esperienza dello stesso, per quanto soggettiva, viene vissuta più o meno in modo comune.

Diverso è quanto accade invece nel momento in cui si parla proprio di una “piccola” esperienza, di qualcosa di personale.

Nella vita di ognuno di noi accadono piccole o grandi “rivelazioni”, epifanie che hanno senso solo all’interno di un particolare spazio di esperienza.

Eppure è possibile apprendere, imparare anche dalle esperienze di altri.

Quando siamo assillati da un problema, da una pena personale, a volte è possibile uscirne semplicemente ascoltando.

Ascoltando davvero, con il cuore, con tutto noi stessi ciò che una persona può aver vissuto.

Allora può accadere che ciò che quella persona ha vissuto ci attraversi, come un vento tra le garze di una tenda. Se non opponiamo resistenza, se non apponiamo un giudizio, allora quell’esperienza ci “passa dentro”, facendo vibrare ciò che in noi esiste di simile.

Non è come aver realmente vissuto un fatto, un evento. Ma se usiamo la sensibilità allora si può davvero far tesoro dell’esperienza di un altro.

“Similia similibus curantur” era la frase preferita di Hahnemann, l’inventore dell’omeopatia moderna. Allo stesso modo in cui il simile cura il simile, al nostro interno il simile fa vibrare il simile. Anche se poco in noi è assonante con ciò che ci attraversa, il solo fatto di vibrare in accordo con l’esperienza di un altro renderà più ricco ciò che in noi vi è di simile.

Ripeto, non è come vivere qualcosa in prima persona.

Ma se ci alleniamo ad ascoltare, ad accogliere, qualcosa di quell’esperienza ci può rimanere dentro.

Per farci crescere.

E di gente che è passata di lì prima di noi… in giro ce n’è tanta!

Il ruggito di una pantera. La dice tutta…

PANTERAL’unica volta in cui ho potuto vedere una pantera nera dal vivo è stato al parco delle Cornelle, vicino a Bergamo.

In quell’occasione ho potuto anche sentirne il ruggito.

Impressionante come un animale non così grande come una tigre o un leone possa sprigionare tanto “volume di fuoco” in un singolo ruggito!

Dato che ho trovato una registrazione sul web, ve la propongo qua sotto.

Mettete a manetta le casse e preparatevi.

Se avete bambini nei dintorni sarà meglio che li facciate sloggiare o che usiate le cuffie.

Se qualcuno volesse una definizione del significato di “intensità”… credo che troverà in questa breve registrazione un’utile indicazione.

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L’uso del suono nelle arti marziali. Il Kiai Jutsu

Francesco Franz Amato Luso del suono nelle arti marziali. Il Kiai JutsuUn altro aspetto decisamente arrivato “debosciato” in occidente è quello legato al suono nella tradizione marziale. La trasliterazione fumettistica ha infatti indotto a credere che l’uso della voce durante il combattimento marziale fosse qualcosa di simile ad un grido di guerra, utilizzato con l’intento di indurre spavento o esitazione nell’avversario.

Ovviamente nulla di più superficiale e lontano dalla realtà quanto questa visione dell’urlo prodotto con il suono del nome, “Kiai“, appunto.

La tecnica sonora delle arti marziali è giunta fino a noi quasi esclusivamente dalla tradizione giapponese. Ma in realtà il combattimento e le relative arti sono qualcosa di molto più antico, proveniente spesso da tradizioni di cui si è addirittura persa la memoria.

Senza scomodarsi tanto, basta osservare come le arti marziali giapponesi derivino quasi per intero da quelle cinesi, le quali a loro volta hanno tratto spesso origine dagli insegnamenti esoterici della vicina India.

Ricordo molto bene quando il maestro Tada Hiroshi, allora “solamente” 8° Dan di Aikido nonche direttore tecnico per l’Italia, disse in un suo discorso che non aveva mai capito l’Aikido fino a che non glielo aveva spiegato un maestro di Yoga, presso cui aveva poi studiato per mesi.

Nel corpus di insegnamento delle arti marziali, il suono e l’uso della voce non avevano certo un ruolo secondario, anzi… la voce, vista come strumento perfetto per modulare una vibrazione sonora, diventava spesso un modo per trasferire energie vibratorie particolarmente assonanti e, come nell’uso dei Mantra, atte a produrre effetti precisi.

In campo marziale, una sola sillaba, pronunciata con la corretta cordinazione interna, può sortire effetti anche letali. Un default del nervo vago con conseguente arresto cardiaco immediato non è cosa così difficile da produrre, conoscendo l’opportuna tecnica vocale (e possedendo ovviamente anche il corretto addestramento)

Il termine Kiai in realtà non è quindi un’onomatopeica definizione della vocalizzazione utilizzata ma semplicemente il nome dato ad un insieme di tecniche vocali particolari: il kiai-jutsu.

Odiernamente questo nome è stato trasportato a definire un insieme di tecniche curative che interagiscono su punti simili a quelli dell’agopuntura e dello shiatsu.

Kiai è una parola formata da due sillabe: “KI” il cui ideogramma rappresenta l’energia interna e “AI“, che significa armonia. Come nell’ AIKIDO ma invertite di posizione.

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Sentire lo spazio.

Francesco Franz Amato Sentire lo spazio.Seduto in silenzio, semplicemente respiro. Testimone dapprima silente, intervengo dopo un po’ per allungare le fasi.

Senza fretta. Con dolcezza, una carezza dopo l’altra, il respiro si allunga come le carezze sul capo di una donna i cui capelli crescono a vista d’occhio.

Prima un tempo, poi un po’ di più… poi ancora di più.

E nel concentrare l’attenzione sul respiro, il corpo si fa immobile. Il pensiero si allontana, in sottofondo, dissolvenza sfumata da un misterioso DJ interiore.

Dopo qualche tempo, l’attenzione si sposta dal respiro. Prima era lineare, ora è una sfera. I confini del corpo, non più percepiti, generano una strana condizione, come essere sospesi per aria.

Ma la sfera di percezione è lì, anch’essa sfumata. Tutto, intorno, è fermo ma anche vibrante. C’è un suono che riempie lo spazio, un suono lontano.

Nell’ascoltare quel suono, lo spazio si allarga di colpo.

L’intera casa entra all’interno di chi ascolta. Un’espansione improvvisa, quasi sorprendente. Ma l’emotivo è fermo quanto il pensiero e nulla accade, se non la dilatazione di confini percettivi ora evanescenti.

Mi ritrovo al centro del capo e contemporaneamente in tutto lo spazio che percepisco. Non vi è differenza.

E’ forse per questo che la percezione si fa di colpo ancora più spaziosa. Anche i muri della casa hanno cessato di esistere ed ora la sfumatura esterna del campo percettivo, flangia impalbabile di un “me” non riconoscibile, lentamente, si ritrae fino a cadere d’un tratto nuovamente al centro del capo.

Una bellissima luna mi saluta nel silenzio della notte.

A volte un mantra può servire a ricordare qualcosa.

Pieghe nella notte

L’avevo lì nel cassetto. Un valore particolare per me…  spero che piaccia anche a voi.

Come per tutti gli altri l’ho prodotto in proprio e potete farne quello che volete, tranne che un uso commerciale.

Per il resto, se lo volete usare sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte.

Per ascoltare cliccate sul player.

Per scaricare il file, potete fare click destro qui e selezionare “Salva destinazione con nome” o similia.


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Deserto e Sierra Nevada. Terre diverse, stessa qualità.

Il Deserto di GiudaQualche tempo fa, in un momento in cui la situazione lo permetteva, feci un viaggio insieme ad alcuni amici, a Gerusalemme. Fu un viaggio per molti versi indimenticabile, soprattutto verso la fine.

In particolare, il penultimo giorno, grazie ad un notevole colpo di fortuna e di abilità da parte degli organizzatori, riuscimmo ad entrare nel Deserto di Giuda che è lì a pochi chilometri.

Ci addentrammo per una ventina di minuti su una pista battuta e ci fermammo lì.

Ricordo ancora con impressionante precisione come mi sentii.

Pareva di essere seduti su una centrale atomica. L’energia che permeava quel luogo era così forte… così antica… che il silenzio scese in me immediatamente.

Qualcuno di noi disse ancora poche parole, poi finalmente stette zitto.

Il caldo secchissimo, l’assenza di vento… e lo spazio; uno spazio enorme in cui l’occhio non trovava ostacolo. E uno spazio di silenzio, altrettanto dilatato, in cui neppure la percezione pareva poter trovare ostacolo.

Ricordo che la sentii espandersi in un lampo di velocità assoluta. Un attimo prima era malamente limitata ai confini del mio corpo ed un attimo dopo abbracciava uno spazio immenso, in cui i miei amici ed io eravamo davvero ben poca cosa.

Qualche anno più tardi, durante un altro viaggio, andai a fare un giro con la mia compagna sulla Sierra Nevada. Percorremmo la “carrettera mas alta de Europa” fino alla sua fine e lì ci fermammo. Per puro caso ho trovato su YouTube questo video, girato da un ciclista nello stesso identico punto in cui mi fermai allora.

Incredibilmente, a più di 1.500 metri di dislivello rispetto al Deserto di Giudea, appena sceso dall’ auto ebbi la stessa identica sensazione di qualche anno prima; silenzio, energia a livelli incredibili e un’antichità maestosa.

Ma ancora di più, quello che veramente mi colpì, fu che quel silenzio e quell’energia avevano la stessa qualità di quelle avvertite nel deserto.

Anche lì mi fermai in silenzio ad ascoltare e l’identità essenziale delle due terre mi parve davvero lampante.

Ho poi fatto qualche ricerca ma non ho trovato nulla che mi potesse dire la provenienza della terra della Sierra Nevada e confrontarla con quella del Deserto di Giuda ma sono pronto a scommettere che in tempi molto antichi queste due terre erano una sola.

Ma comunque, credetemi: vale la pena andarci e stare lì qualche secondo, minuto, giorno o anno.

Ad ascoltare.

Perchè sono terre che, a chi voglia sentire, hanno veramente molto da dire.

In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

Francesco Franz Amato In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

In principio erat verbum

è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.

In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.

La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.

Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.

Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.

Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati. Leggi il resto di questo articolo »

Dal suono alla vibrazione

Francesco Franz Amato Dal suono alla vibrazioneNello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.

Ma da tutti gli altri punti di vista?

In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.

Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.

Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.

Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse. Leggi il resto di questo articolo »

Acqua e vibrazioni

Solo un piccolo video a sostegno del post di ieri sulla vibrazione.
Qui abbiamo una goccia d’acqua che, reagendo a diverse frequenze sonore, va a formare forme geometriche molto precise.
Lo stesso di quello che succede per le forme di Chadni generate dalla polvere su una lastra messa in risonanza.

Dalla vibrazione al suono

vibrazione e teoria delle stringheNei post precedenti sullo stesso argomento, abbiamo visto come la materia sia considerabile uno stato particolare dell’energia, di fatto un rallentamento di una frequenza vibratoria, che man mano che diminuisce diviene sempre più densa fino ad assumere quelle caratteristiche che conosciamo come proprie della materia.

Il fatto di considerare la materia non più come oggetto ma come stato, ci permette di ampliare il nostro possibile spazio di esperienza di diverse grandezze.

Primo fatto non trascurabile fra tutti, quello di poter trascendere i sensi ordinari per poter condividere la nostra percezione. Come dimostrato in questo post infatti, i sensi forniscono una mappa assolutamente inesatta della realtà, una mappa già obsoleta nel momento stesso in cui si forma ma soprattutto difficilmente comunicabile a causa della soggettività della percezione sensoriale.

E questo solo per stare nel campo dei sensi. Di fatto però esistono altre strutture, ordinariamente considerate interiori ma che tali non sono, che si frappongono tra la realtà e la percezione da parte nostra; il pensiero, le emozioni, le considerazioni, la morale, i condizionamenti etc. etc. etc.

Queste strutture, altrettanto illusorie che i sensi, sono sottoposte all’errore ancora più che questi ultimi e quindi, aggiungendo errore ad errore, di fatto allontanano sempre più le nostre percezioni dalla realtà.

Tutto questo insieme di “generatori di errore” però ha una cosa in comune con la realtà: ne fa parte. Transitoriamente, parzialmente e inutilmente… ma ne fa parte.

Esiste quindi la possibilità di utilizzare i sensi e le altre strutture per un contatto, a patto di non cascare nella trappola di credere fermamente che sia tutto lì. Leggi il resto di questo articolo »

Tecnologia interiore: il passaggio al limite non è solo un’operazione matematica

Passaggio al limite, integrale di funzioneIl passaggio al limite è quella cosa che ti tocca fare in matematica quando occorre passare dal mondo teorico a quello reale.

Senza fare un trattato, per spiegare questa operazione possiamo fare il seguente esempio: abbiamo un piatto rotondo. Vogliamo sapere quant’è grande ma per misurarlo abbiamo a disposizione solo dei quadratini di plastica. Mettendoli uno a fianco all’altro copriamo più o meno la superficie del piatto, lasciando alcuni spazi scoperti e coprendone altri in eccesso.

Così facendo, otteniamo una misura approssimativa. Questa misura può diventare più precisa se diminuiamo la dimensione dei quadratini. Arriveremo quindi a definire la superficie del piatto con ottima approssimazione, ma non sarà mai quella reale. Questo sarà possibile solo nel teorico caso in cui i quadratini avranno superficie nulla. Ma nella realtà in questo modo non otterremmo alcuna misura.

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Il suono di un mantra può non essere una parola.

L’utlizzo del suono come vibrazione non prevede obbligatoriamente l’uso di bijia mantra o di parole sanscrite di significato compiuto. Di fatto si possono utilizzare anche delle vocali o delle consonanti.

In questo esempio, ho utilizzato la vocalizzazione delle lettere “A” e “U” per produrre una sorta di variazione maggiore-minore. Lo uso quando voglio entrare in uno stato di maggior calma.

L’uso degli armonici iniziali invece rappresenta una specie di “stacco”, come un segnale che si entra in un’altra vibrazione rispetto alla condizione avuta fino a quel momento.

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Come sempre il brano l’ho prodotto personalmente, se desiderate usarlo sul vostro blog o sito web vi prego solo di citare la fonte.

Se desiderate scaricare il brano lo trovate qui. (Per scaricarlo fate click destro sul link e scegliete “Salva destinazione con nome…” o similia)

Tecnologia Interiore: il mantra Iesu. Qualcosa che tocca veramente il cuore.

Non fa parte dei Bija Mantra. Non fa parte nemmeno dei mantra tradizionalmente eseguiti. E’ però un mantra a me estremamente caro.

Nella vita, a volte succedono cose strane, come il ritrovarti senza volerlo in lande sconosciute del Cuore, per cui il prezzo del biglietto d’ingresso può essere molto alto e quello di uscita ancora di più. Tanto da non avere di che pagarlo.

E’ in momenti così che uso immergermi in questo mantra; non allevia la tristezza, il vuoto che mi capita di toccare.

Ma per un istante… aiuta.

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Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.

Prima che ve lo chiediate, la bella voce femminile che, con tanta dolcezza, accompagna e chiude questa esecuzione è quella della mia compagna.

Se a qualcuno interessa, può scaricarlo direttamente dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se lo usate sul vostro sito o blog, per favore vi chiedo solo di citare la fonte:

Mantra Iesu


Tecnologia interiore: il canto armonico

tuva è la patria di origine del canto armonicoIl canto armonico o overtone, nasce nell’isola di Tuva, in Mongolia. E’ una tecnica semplice da trovare ma, al contempo, estremamente difficile da padroneggiare quando se ne voglia fare strumento di conoscenza.

In Italia non è molto conosciuta, se non per il lavoro di pochi. Il primo ad avventurarsi su questa strada fu Demetrio Stratos, famoso per i suoi bi e tri cordi. Tra i vari artisti italiani che studiano oggi questa tecnica posso senz’altro segnalare Roberto Laneri.

Il canto armonico propriamente detto prevede la generazione contemporanea di varie note; una ottenuta normalmente e le altre, ovvero gli armonici, per risonanza dalla prima nota all’interno della cavità orale.

Le tecniche principali sono tre, e prendono tutte origine dallo stesso luogo in Mongolia. Il canto armonico propriamente detto, chiamato “Sygyt”, il throat singing o “karghiraa” e il più generico “koomei”.

Più che parlarne comunque  credo che valga la pena ascoltare un brano dall’indiscusso top mondiale di questa tecnica, David Hykes.

Il brano è “Hallelujah” ed è tratto dal doppio CD “Harmonic Meetings”.

Per le altre spiegazioni rimando ai prossimi post.

Tecnologia interiore: il mantra AUM

Questo non fa parte dei cosiddetti “Bijia Mantra“, anche se la sillaba AUM è considerata il vertice della rappresentazione vibratoria. E’ un mantra particolarissimo, la cui esecuzione richiede un po’ di intonazione da parte di chi lo esegue.

E’ infatti difficile che tutti arrivino comodamente alla stessa estensione, in basso o in alto. Occorre quindi, quando utilizzato non in “assolo”, che chi lo emette scelga una tonalità armonica con quella degli altri.

L’esecuzione che vi presento utilizza un tamburo come “metronomo”, oltre ad alcuni interventi di canto armonico ordinariamente non utilizzati in questo mantra.

Può essere un po’ diversa dalle solite, melense esecuzioni da new age… ma credo che abbia molto più senso.

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Come per tutti gli altri articoli di questa serie, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.

Se a qualcuno interessa, lo può scaricare direttamente dal link seguente (click destro e “salva destinazione con nome” o simili). Se volete usarlo sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:

Aum Mantra

Luce e Suono. Solo vibrazione.

Francesco Franz Amato Luce e Suono. Solo vibrazione.E’ una cosa che può capitare. Rimanere assorbiti all’interno per un tempo sufficiente per cui il chiacchiericcio meccanico del pensiero, piano piano scemi verso il nulla.

E’ in quei momenti che il silenzio improvvisamente ti avvolge. Una cosa strana, perchè parte dall’interno, ma poi finisce per includerti.

All’interno di questa dimensione inusuale, cui non si è avvezzi per nulla, la cui ricerca ti impegna per anni senza darti mai un minimo di garanzia, non è raro trovare qualcosa da ascoltare.

Altri timpani entrano in vibrazione, timpani collegati direttamente al cuore. Un altro suono, che non è detto venga da te, si fa strada e ti porta, a volte mano nella mano, a volte spingendo più di un treno, in una caverna all’interno. Uno spazio che non si sa nemmeno di poter contenere.

E in questo spazio quel suono improvvisamente si dilata, come una luce che si accenda e diventi sempre più grande.

Suono e luce, due aspetti della vibrazione.  A volte, ma solo a volte, se ne può toccare l’identità.

Suono e luce superano i confini del corpo, e ti portano con loro, verso… un altro spazio, un’altra velocità, un’altra frequenza, in cui la luce non viaggia, semplicemente è. Ovunque. Identica. Un unico oceano di luce, in cui  non si può che annegare.

E dolce è il naufragio, quando finalmente non vi è più “io” a guardare, ma solo luce.

Per tutti. Da sempre lì. Nel silenzio.

Tecnologia interiore: un’esecuzione del mantra OM.

Francesco Franz Amato Tecnologia interiore: unesecuzione del mantra OM.E’ un mantra un po’ particolare, dato che li racchiude tutti, come se tutti gli altri fossero armonici di questo suono, ma è anche il più conosciuto. Per questo ho scelto questa registrazione come primo esempio pratico.

Ho scelto un’esecuzione abbastanza particolare, forse un po’ “forte”, ma il mantra OM non ha nulla a che vedere con qualcosa di debole, anzi; esprime tutta la bellezza di questo universo. E come tale è qualcosa di estremamente stabile, forte, continuo.

La potete ascoltare cliccando sul player qui sotto. Provate, se volete e potete, ad ascoltarlo ad un volume medio, per tutta la durata del brano (sono circa 12 minuti).

Al termine, fate attenzione a quello che si è prodotto nella stanza in cui lo avete fatto suonare. Noterete sicuramente qualcosa di diverso. Un silenzio profondo forse, o una calma inusitata.

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Quando praticato da più persone, le singole note, emesse in modo asincrono, si uniscono in un’unica vibrazione che a sua volta può dare origine a pulsazioni, armonici, variazioni di intensità e di tonalità. Ma la nota di fondo rimane sempre la stessa.

E’ qualcosa di straordinario praticare questo mantra. Occorrerebbe davvero provare, almeno una volta.

Per perdersi in questa immensa vibrazione, alla fine della quale, paradossalmente, si trova il silenzio assoluto.

L’utilizzo di questo mantra apporta significative modificazioni alla qualità vibratoria di un ambiente, portandola ad una diversa condizione. Condizione ovviamente non rilevabile strumentalmente ma percepibile da chiunque non abbia delle grosse fette di prosciutto su occhi e orecchie.

Per inciso, il mantra l’ho registrato personalmente mediante diverse (molte) sovraincisioni, perciò non cercatelo in giro perchè non lo trovate.  Se a qualcuno interessa, lo può scaricare dal link qui sotto (click destro e “salva destinazione con nome…” o simili).  Se lo usate sul vostro sito o blog, vi chiedo solo di citare la fonte:

Om Mantra

La gnocca del momento
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Un post scelto a caso...
Questo l’ho scritto io:
"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

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Se volete potete leggere qui i primi due capitoli.

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