Ricerca della Verità e Tecnologia Interiore

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La legge di minima azione. Ovvero… perchè si tende a non fare un cazzo.

Francesco Franz Amato La legge di minima azione. Ovvero... perchè si tende a non fare un cazzo.In questo articolo la notizia di una ricerca molto interessante, il cui risultato ha stupito anche gli addetti ai lavori.

L’essere umano è in grado di sviluppare la capacità di vedere nell’oscurità utilizzando le onde sonore come fanno i pipistrelli.

Più precisamente è stato dimostrato che è possibile con l’allenamento sviluppare la capacità di percepire l’ambiente che ci circonda sfruttando il ritorno del suono prodotto dallo schioccare della lingua.

Attraverso un costante allenamento di sole 2 ore giornaliere per circa 4 settimane, è possibile riuscire a distinguere marciapiedi ed alberi. Il maggior esperto di questo metodo è Daniel Kish, un uomo cieco fin dalla nascita che, sviluppato questo metodo fin da piccolo, riesce ad andare in bicicletta, giocare a palla ed ha addirittura ottenuto il brevetto di accompagnatore per non vedenti.

Le potenzialità dell’essere umano sono incredibili ed affascinanti. “VOLERE È POTERE” dice un antico detto.

Normalmente l’essere umano è passivo, poco efficace nel realizzare i propri propositi perchè non è abbastanza motivato e così non riesce a concentrare abbastanza energia in un unico punto per il tempo necessario a rompere il muro delle difficoltà che ogni risultato richiede per essere conseguito.

Pinocchio: l’anniversario di una favola o del manifesto del moralismo?

Francesco Franz Amato Pinocchio: lanniversario di una favola o del manifesto del moralismo?Credo che prima o poi tutti abbiano avuto la sventura di beccarsi la favola di Collodi. Certamente una delle più famose al mondo, tradotta in centinaia di lingue.

A tutti gli effetti credo che se avessi un figlio lo terrei molto, ma molto alla larga da questa autentica puttanata. Da questo mostruoso manifesto della dimensione più oscura dell’umanità. Questa non è una favola per bambini. E’ un manuale su come allevare il perfetto idiota, conformista e ligio alle leggi del cazzo!

Il succo di tutta la storia, la sintesi di tutte le sfighe che capitano a Pinocchio, infatti è questo.

Fai il bravo se no sono cazzi tuoi!

Il che potrebbe forse anche andare bene se per fare il bravo non si intendesse  sottostare alle leggi della morale, della religione, del timor di dio, del comune senso del pudore, dell’opinione pubblica e di chiunque sia preposto all’autorità.

Pinocchio deve avere paura dell’autorità, non rispettarla in quanto saggezza (vedi i gendarmi).

Pinocchio deve rispettare quel pirla di Geppetto, non realizzare che il suddetto invece di trombarsi la fatina bona e fare un figlio come tutti gli altri, si è fatto dare un pezzo di legno per avere il suo burattino.

Un movimento dentro l’altro. Una storia vera.

Francesco Franz Amato Un movimento dentro laltro. Una storia vera. “Un movimento dentro l’altro”.

Questo mi disse allora il minuscolo (fisicamente) Tada Hiroshi, mentre cercavo inutilmente di proiettarlo in una tecnica chiamata “Udekimenage”.

Difficile per un ragazzino capire cosa intendesse quel dannato giapponesino, eppure la differenza tra i suoi movimenti e i miei non era difficile da cogliere; più o meno la stessa che si può trovare tra quelli di un papero e quelli di Nureyev.

Quale che fosse il segreto, allora mi sfuggiva.

Esiste un “Tai Sabaki”, un passo di base, nell’aikido che consiste nel fare un passo avanti con un piede e usarlo come perno per girargli attorno con l’altro, come un compasso. Una stronzata di movimento che però, guarda caso, ti fa sembrare appunto un papero fino a che non trovi un equilibrio. Si chiama Irimi Ten Kan.

Un giorno ero nel dojo di Roma che mi esercitavo in quel malefico movimento. Non riuscivo mai ad arrivare alla fine con il controllo che richiede questo passo e la cosa mi procurava non poca incazzatura, anche perchè lo stesso è un passo di base in quasi tutte le tecniche di Aikido e fare un errore in quello significa sbagliare tutte le tecniche che lo contengono.

Insomma, per farla breve, ero lì che smadonnavo dentro di me, quando improvvisamente una parte del mio cervello del tutto fuori controllo mi sussurrò all’orecchio:

Irimi Ten Kan unisce il cielo con la terra

Sentii qualcosa sciogliersi al mio interno, come se del cioccolato caldo scivolasse via dalla mia pelle. Il successivo Irimi Ten Kan mi vide atterrare sul piede finale con un equilibrio perfetto. Mi sentivo come se neppure un rinoceronte in corsa avrebbe potuto spostarmi.

Ricordarsi del cuore.

Guardate [slider title=”questo video”]

[/slider]  dove un gatto ed un corvo, due animali molto diversi che in natura sono piuttosto schivi e diffidenti uno verso l’altro, in questo caso si comportano come fratelli. Sembra un cartone animato della Walt Disney.

Francesco Franz Amato Ricordarsi del cuore.Noi esseri umani invece, anche avendo lo stesso corpo, con due braccia e due gambe, facciamo una fatica infinita per sviluppare un rapporto come quello che questi due animali dimostrano nella loro naturalezza. Loro ovviamente sono appunto solo animali, senza la potenzialità di diventare coscienti di se e quindi con tanti problemi in meno. Vivono nel presente, muovendosi solo per una legge d’istinto che mira alla conservazione della specie all’interno della quale, come ogni animale dotato di una struttura sufficientemente complessa, si muovono alla ricerca del piacere.

Il rapporto con gli altri gioca un ruolo fondamentale in tal senso. Sfortunatamente la coscienza di quello che siamo realmente è qualcosa che abbiamo solo in potenza, che per essere realizzata richiede un grande lavoro su se’ stessi, partendo appunto dall’osservazione che non sappiamo chi siamo e che la maggior parte delle idee che abbiamo su noi stessi è falsa.

Un movimento

Francesco Franz Amato Un movimentoCome si fa a non venirne continuamente travolti, a trovare un’oasi di pace dove tutto si placa, dove la mente si espande e si calma come un limpido mare?

È tutto così doloroso eppure così bello, infinitamente bello…

Se dal centro di una galassia fosse possibile esistere e stare immobili ad osservare quella miriade di luci, quella infinità di punti luminosi che accende la notte, e seguire con lo sguardo il loro lento muoversi circolarmente, come un fiore che si espande durante un lungo inspiro, un’orchestra di luce e movimento, che illumina miriadi di mondi, che nutre ogni essere, ogni più piccola vita che questi mondi ospitano, quale fortissima traenza produrrebbe tutto questo, quale irresistibile desiderio di venirne travolti, inghiottiti, divorati.

Ed è un momento; l’attenzione si posa lì, all’esterno del nostro essere, e come per effetto di una potente forza centrifuga, si viene immediatamente catturati finendo in periferia di se stessi.

Piacere e sofferenza si mescolano, si alternano, danzano in una sinfonia di note e di colori.

…Ma com’è dolce naufragare in questo mare…

Eppure, dopo un lungo peregrinare durante il quale si è dimenticato il nucleo, il centro, il proprio cuore, riflessi in mille specchi colorati, in uno di essi si potrebbe per un istante, per un puro caso, incontrare la propria immagine e, pur senza riconoscerla, percepire un sapore diverso. Un desiderio nuovo può allora fare breccia, una speranza di trovare la via maestra si fa strada, ma non si sa per dove andare, ne perché, ne esattamente cosa si va cercando.

Tecnologia interiore e meccanica motoria: lento è preciso, preciso è veloce.

Qualunque sequenza di movimenti, se ripetuta un numero sufficiente di volte, viene memorizzata e attivata successivamente senza più bisogno dell’intervento cosciente in ogni singola fase.

E’ il principio di qualunque addestramento fisico, marziale, militare o ginnico. O anche lavorativo, come nel caso del video seguente:

Questo è quello che ritengo si possa definire un caso di “addestramento volontario del centro motore“. La ragazza infatti, intervistata, ha dichiarato di essersi accorta che l’atto meccanico della timbratura poteva essere…

A quale scopo?

Francesco Franz Amato A quale scopo?Da bambina desideravo volare ma non su un aereo; cosa che in seguito ho anche fatto, come quasi tutti noi, ma mi sembrò non molto diverso dallo stare in autobus, o meglio sul torpedone di Linus.

Mi sarebbe piaciuto volare in elicottero. Lo desiderai al punto che un giorno ne chiesi un modellino in regalo a mia mamma.

E lei me lo comprò. Io ci giocai fino a doverlo archiviare per usura!

Che cosa mi affascinava tanto? era una questione di geometrie. Certo allora non avrei saputo usare queste parole per dirlo, ma mi piaceva immaginare i paesaggi che ero abituata a vedere da terra da un’altra angolazione e distanza.

Provo a svolgere una traccia della maturità. Chissà che voto prenderei?

Francesco Franz Amato Provo a svolgere una traccia della maturità. Chissà che voto prenderei?A quanti è successo di sognare (in un incubo, mediamente) di dover rifare l’esame di maturità? A me parecchie volte e dato che siamo in periodo, ho pensato di esorcizzare in qualche modo questo incubo. Ho dato un’occhiata alle tracce per la prova di italiano e ne ho scelta una, [slider title=”quella sulla creatività”]Restituire senso alla parola “creatività”. Non è creativo ciò che è strano, o trasgressivo o stravagante o diverso e basta. Gli italiani, specie i più giovani – ce lo dicono le ricerche – hanno idee piuttosto confuse in proposito. […] Bisognerebbe restituire alla parola creatività la sua dimensione progettuale ed etica: creativa è la nuova, efficace soluzione di un problema. È la nuova visione che illumina fenomeni oscuri. È la scoperta che apre prospettive fertili. È l’intuizione felice dell’imprenditore che intercetta un bisogno o un’opportunità, o l’illuminazione dell’artista che racconta aspetti sconosciuti del mondo e di noi. In sostanza, creatività è il nuovo che produce qualcosa di buono per una comunità. E che, essendo tale, ci riempie di meraviglia e gratitudine. […] Creatività è un atteggiamento mentale. Una maniera di osservare il mondo cogliendo dettagli rilevanti e facendosi domande non ovvie. Uno stile di pensiero che unisce capacità logiche e analogiche ed è orientato a capire, interpretare, produrre risultati positivi. In questa vocazione pragmatica e progettuale sta la differenza tra creatività, fantasia e fantasticheria da un lato, arte di arrangiarsi dall’altro. [/slider].

Provo a svolgerla. Chissà quanto prenderei?

Svolgimento:

Per iniziare con una minima nota polemica, indicherei come estremamente restrittivo l’ambito indicato nella traccia per la dimensione del termine creatività. Creatività è un sostantivo, un termine il cui significato deriva dal sanscrito Kar-ati, ovvero fare, produrre un effetto.

L’atto creativo implica quindi la produzione di un effetto a partire dall’essere se stessi causa dell’effetto stesso. L’ambito indicato in traccia risulta quindi estremamente restrittivo nel relegare la creazione all’inedita quanto efficace soluzione di un problema. Questo tuttavia offre spunto proprio per la dimostrazione di quanto indicato, ovvero la limitatezza concettuale del termine. Limitatezza che non si esplica solo nell’ambito giovanile o italiano ma che ritengo possa abbracciare l’intera umanità.

La convinzione di poter creare, radicata generalmente nel mondo artistico, quand’anche derivante da dimensioni di superiore comprensione di lavori scientifici (la creatività nelle scienze matematiche applicate alle frontiere conoscitive, ad esempio) sarebbe a mio avviso da sfatare.

Il silenzio è d’oro. No, è l’oro che è fatto di silenzio.

Francesco Franz Amato Il silenzio è doro. No, è loro che è fatto di silenzio.Nella vita umana ormai il rumore è il re.

Il rumore che abbiamo in casa, quello del vicino che passa l’aspirapolvere, quello dei mezzi in strada. E quando proprio non c’è nessuno di questi, il rumore delle nostre parole. Un rumore che non cessa mai, neppure quando siamo da soli e lontani da occhi indiscreti parliamo da soli.

E se riusciamo ad essere così castrati da non riuscire a fare nemmeno questo, il pensiero non ci abbandona mai. Quella chiacchera continua della nostra mente, che ci tiene compagnia anche mentre la nostra presunta consapevolezza sfuma nel sonno.

Il rumore è un sottoprodotto dei nostri anni, della tecnologia e del pensiero organico. Qualcosa che ci ha talmente accompagnato fin dalla nascita che ora non possiamo più farne a meno. Piuttosto che niente accendiamo la televisione, la radio, l’MP3.

Montagna. Un’immagine

Francesco Franz Amato Montagna. Un’immagineÈ interessante osservare d’estate la nuda pietra della montagna dolomitica che, immobile, si inserisce come un antico testimone fra la macchia verde di larici e abeti e il cielo azzurro intenso, tinto qui e lì dal candore immacolato di qualche nube di passaggio.

Se c’è una particolare zona montuosa dove amiamo recarci di frequente, al rinnovarsi di quell’incontro scorgeremo sempre i medesimi avvallamenti, gli stessi canaloni, le solite creste dalla forma irregolare e immutata.

È un incontro, quello con le vette, che ci rassicura ad ogni occasione poiché le ritroveremo del tutto inalterate, solide e altere, maestose, possenti, in un mondo nel quale, invece, ogni cosa è in continua evoluzione.

Gli alberi non sono più quelli, il bosco ha già preso forme leggermente diverse, la “regina dei boschi” ormai è un ricordo lontano (nome che fu dato all’abete più alto del bosco; superava in altezza gli altri così tanto da essere ben visibile anche in lontananza). Fu colpita da un fulmine in una notte impietosa durante un violento temporale.

Distogliendo da lì lo sguardo per rivolgerlo alla vallata, esso si perderà presto nel ricordo di bambini diventati adulti, adulti diventati anziani.

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Catherine Bellwald

Fisiatra, Agopuntrice, Esperta in Medicina Tradizionale Cinese

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