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Ricerca della Verità e Tecnologia Interiore

Articoli sulla Ricerca della Verità, Meditazione, Yoga e argomenti spirituali in genere

Gli animali non hanno coscienza della propria morte. Provate a dirlo a un maiale…

macellazione-maiali_bigLeggo questo articolo su “La Stampa”, in cui Danilo Mariani, etologo, afferma che gli animali non hanno  coscienza della possibilità di morire.

Avete mai visto un maiale che viene portato al macello? No? Beh… vi sconsiglio l’esperienza.

Perchè questi animali, quando vengono portati alla loro ultima destinazione, spesso gridano.

Si, gridano. In un modo che ti lascia assolutamente inorridito. Perchè a quel punto ti arriva addosso qualcosa e anche qualcosa di forte: l’angoscia di un essere vivente che sa perfettamente cosa lo aspetta. Potete leggere la descrizione di come avviene questa macellazione qui, se avete lo stomaco forte.

Vaglielo a dire a uno di questi animali che “non ha…

Complottismo e scetticismo materialista.

complottoIl mondo non è quello che appare, assolutamente. Ma non è insultandosi e ritenendosi a vicenda dei pirla che si scopre dove sta la verità, anche perchè la stessa, per definizione ed antonomasia, contiene anche il suo opposto. Ecco perchè persone come complottisti e scienziati non riescono a conciliare le proprie visioni.

La visione che richiede per forza la documentazione di quello che si ritiene e che in assenza di questa da’ del ciarlatano a chi non la fornisce è profondamente errata tanto quanto quella di chi sostiene che la scienza è solo scetticismo. E’ questione di linguaggio e strumenti cognitivi.

Quando nei testi indiani di 10.000 anni fa si sostiene l’origine vibratoria della materia e qualcuno ne parla gli danno del ciarlatano. Quando nel mondo scientifico “ortodosso” tirano fuori la stessa teoria e la chiamano teoria delle stringhe, una buona fetta dei matematici si dimostra scettica. E’ questione di rigidità mentale, purtroppo presente sia nel mondo scientifico che in quello “spiritualistico”, passatemi il termine, sono sicuro che mi avete capito.

La scienza in se’ non è “sbagliata” o limitata; sono gli uomini che la usano ad esserlo, così come le armi non uccidono in se’ ma lo possono fare gli uomini che le usano.

La scienza è o dovrebbe essere uno strumento per l’uomo per andare alla ricerca della verità.

Uno strumento limitato fintanto che la stessa scienza non svilupperà gli strumenti adatti per indagare gli aspetti reali della verità stessa e non solo quelli materiali.

Solo 200 anni fa l’energia atomica era sconosciuta e oggi la usiamo (male, ovviamente, perchè siamo dei trogloditi) e non ne neghiamo l’esistenza e gli effetti. E anche 200 anni fa c’erano quelli che ne sostenevano l’esistenza per intuizione e quelli che sostenevano l’inconsistenza documentale delle loro ipotesi.

Il problema delle intuizioni è che spesso non sono comprovabili se non a posteriori. Così come il problema dell’approccio scientifico è quello di non considerare vero ciò che non può essere comprovato. Questo però accade perchè gli strumenti di comprova non sono adeguati a ciò che dev’essere comprovato.

La realizzazione di se’ non può essere comprovata ancora da nessuno strumento scientifico; ma credetemi: guardare negli occhi qualcuno che si è realizzato non lascia dubbi in merito.

Dal lato “complottistico”, è logico che le persone arrivino a vedere complotti dietro ogni cosa. E’ l’esperienza che ti porta a pensarlo. C’è solo un problema dietro questa visione; non è che ci sia sempre un “complotto”, che implica una volontà di nuocere a qualcuno. Molto spesso vi è semplicemente un’altra verità rispetto a quella ordinariamente conosciuta e percepita.

Una visione onirica

sognoQuesta notte ho fatto un sogno: mi trovavo in viaggio con un gruppo di amici ma il clima era molto teso.

Non per ragioni oggettive (se così posso dire), ma piuttosto a causa di quel nervosismo generale prodotto dall’insofferenza, dal “male di vivere”…

Avvertendo questo scontento che mi sembrava davvero irragionevole, venni pervasa da una intensa malinconia. Unii gli indici delle mani parallelamente fra loro ma leggermente discosti affinché vi convogliasse la luce del sole e presi ad osservare la striscia luminosa proiettata su una superficie bianca.

Era curiosa perché costituita da un sottile fascio di luce molto intensa interrotto a metà da una piccola zona d’ombra.

Mi domandai: “Che cos’è la vita?“.

Osservando la piccola banda illuminata, mi risposi:

Uno stato della coscienza.

Io osservo questa striscia luminosa e so che la sto osservando, ed è bella così com’è, è un piacere guardarla. Tanto maggiore sarà la complessità di un essere vivente, tanto più esteso potrà essere lo spazio osservato.

Forse la vita per un piccolo insetto è tutta qui: questa lingua di luce sulla superficie. Per un essere evoluto come l’uomo, l’osservazione si può spingere fino allo studio di molecole complesse, di reazioni nucleari o dello stesso comportamento umano“.

Mi sembrava che in quel tratto luminoso fosse contenuto tutto il significato dell’esistenza. Assaporavo integralmente il piacere di quella osservazione.

L’intensità nell’atto di “vedere” attenuava l’inquietudine provocata dal malessere che percepivo nell’ambiente attorno a me, carico di ansia, timore e rabbia.

Mi chiesi allora che cosa ci impedisce di provare questo stato di concentrazione in ogni momento, cosa lo oscura, lo ottenebra.

Cosa lo rende quasi irraggiungibile anche se, probabilmente, da bambini quasi tutti ne abbiamo fatto esperienza, magari osservando il volo di una farfalla o gioendo di una corsa mozzafiato.

Perché proprio noi, esseri più evoluti della Terra, perdiamo quotidianamente questa meravigliosa possibilità di visione sul mondo? L’evoluzione sembra averci dato e tolto questa opportunità.

L’espansione della coscienza ci consente una più raffinata capacità di osservare ed elaborare dati, di estrapolazione e sintesi che ci ha permesso di costruire società sempre più complesse e, da un certo punto di vista, più efficienti.

Il viverci dentro ha tuttavia reso indispensabile potenziare in certa parte degli automatismi mentali di protezione, tali da rendere sempre più meccaniche e veloci molte delle azioni che noi svolgiamo nell’arco delle nostre giornate.

Demi Moore. Pensavate fosse stupida?

Demi Moore Super palestrata in Charlie's AngelsE invece no. Leggo una intervista qui sul Corriere e trovo parecchie considerazioni degne di nota. Prima fra tutte una mi ha colpito in particolare:

Penso che passiamo anche troppo tempo a preoccuparci di quello che potrebbe succedere.

Dove sto andando? Cosa dovrei fare? Così ti perdi il bello di dove sei ora, e stai progettando una paura, quasi te la stai creando.

Non so cosa succederà fra 5 o 10 anni, può succedere di tutto, ma se io sono connessa con la realtà, come lo sono ora, questo ci fa crescere, questo è più reale di tante fantasie che puoi farti.

Non te la aspetteresti tanta saggezza in un’attrice… tanto per sfatare il mito che la fama…

Non scambiare densità per intensità.

melassaUn classico.

Prima però occorre definire cosa si intende per “denso”.

Qui più che l’etimologia ci viene in aiuto la fisica. La densità in fisica è definita come il rapporto tra massa e volume. Vale a dire che più massa a parità di volume determina maggior densità. Un solido è più denso di un liquido che a sua volta è più denso di un gas.

Quindi il termine densità è riferito alla concentrazione di materia all’interno di un volume. Diciamo che la densità è l’opposto della soavità, intesa come raffinazione di una materia.

Ora però, traslando in riferimento ad un essere umano, occorre andare anche un po’ per esempi. Credo che sia capitato a chiunque di incontrare una persona “grezza”.  Per grezzo in questo caso si ha l’accezione negativa di “poco raffinato”.

Ora immaginiamo una persona dalle forti tendenze egoistiche, molto concentrata su se’ stessa e sulle cose materiali. Avrà un’espressione molto probabilmente più grezza di un’altra meno attratta da ciò che è materiale.

Dall’Estetica alla Verità. Intensità, Coraggio, Fedeltà, Passione, Preghiera. (3 di 3)

surferIntensità e sforzo da un lato e sofferenza dall’altro. Il processo di ricerca del bello è equilibrato in se’ e richiede molto coraggio da parte di chi lo compie per non mollare, per rimanere in linea con l’obiettivo da raggiungere.

Il coraggio è una qualità particolare, che non tutti possiedono ma che credo chiunque possa sviluppare, se sufficientemente motivato.

Coraggio è forza d’animo, una parola che deriva dal latino e che significa “per il cuore“. Avere coraggio significa avere cuore, avere (o sviluppare) quella qualità del cuore che permette di andare oltre le difficoltà, gli ostacoli e la sofferenza nell’esecuzione di un atto.

Ecco perchè dal coraggio spesso può derivare la fedeltà; perchè nel cuore si brucia.

La fiamma di quell’energia che viene dal cuore è talmente calda da vetrificare la sabbia dell’attrito e renderla liscia. Tutto in chi procede con coraggio e intensità alla ricerca dell’armonia tende a conformarsi ad essa.

Si diventa cioè fedeli a quell’armonia superiore verso cui si tende.

Si passa di piano, passando dal coraggio alla fedeltà. Si abbandona l’agire per il sentire, l’atto per il cuore.

E’ come se nel cuore la forza del coraggio si sublimasse, venisse raffinata passando per il sottile collo di una storta distillatrice per restituire solo quell’energia intrinseca che ben trova la sua espressione nel giapponese “kokoro “.

E dal cuore fedele, che non vede altro che l’oggetto del proprio desiderio può accendersi improvvisa la passione. La passione come raffinazione del desiderio.

Dall’Estetica alla Verità. Armonia, Intensità. (2 di 3)

Armonia - Intensità di uno sguardoAncora una volta tuffiamoci nella saggezza popolare. “Ogni scarrafone è bello per mamma sua.” Insieme al detto precedente, questa frase ci permette di evincere due concetti fondamentali: la soggettività del bello da un lato ma anche l’indipendenza del bello da canoni estetici posti in essere dall’uomo.

Tuttavia esiste una bellezza reale, oggettiva. E non ha nulla a che vedere con cosce più o meno tornite o seni più o meno grandi e pieni in quanto attributi fisici. In realtà la bellezza reale è qualcosa che lascia trasparire, che corrisponde a principi elevati.

Un seno florido è bello perchè manifesta alcuni principi particolari. Un “bel” viso può essere mostruoso per qualcuno appartenente ad una diversa etnia o razza. Allo stesso modo in cui un uomo o una donna, esteticamente brutti, possono diventare bellissimi se esprimono qualcosa di profondamente armonico in se’.

L’armonia è quindi la qualità, la “sostanza” alla base del concetto di estetica, completamente avulso dai parametri propri di un’epoca o un’etnia.

Il concetto di armonia è forse un po’ più semplice da spiegare, facendo ancora ricorso all’etimologia; viene dal greco “Armozein” che significa “connettere“, “collegare“. Armonia può essere espressa come “insieme assonante”, “collegato”. In una parola: unito.

Armonico è ciò che è in unità, nel senso di completo, di assonante in se’ stesso e con ciò che lo circonda.

Osservare qualcosa di armonico produrrà invariabilmente l’espressione: “Che bello!”

La bellezza quindi è un’espressione dell’armonia e, quantomeno nella condizione corretta, l’uomo tende naturalmente al piacere, quindi al bello e in ultima analisi all’armonia.

Dall’Estetica alla Verità. Estetica, Armonia. (1 di 3)

aestheticaIl termine estetica nasce negli anni intorno al 1750, ad opera di Alexander Baumgarten, che lo coniò come titolo del suo trattato “Aesthetica”.

La parola in realtà nasconde in se’, come sempre, molti più significati di quelli su cui si focalizza Baumgarten.

Estetica viene dal greco “Aistetikos” ovvero “sensibile, capace di sentire”. La scienza del bello di Baumgarten infatti viene definita in un momento in cui il filosofo è fortemente impregnato dal pensiero di Leibniz che, a sua volta, prendeva a piene mani gli aspetti monadici e immanentistici del pensiero di Cartesio e, soprattutto, di Spinoza.

Proprio nell’espressione di quest’ultimo va ricercata l’origine del concetto di estetica enunciato da Baumgarten.

Spinoza aveva a lungo indagato molti aspetti metafisici della natura umana, ma senza approfondire in questa sede più di tanto, uno dei concetti fondamentali da lui esposti era quello di “Sostanza“.

Per Spinoza la “Sostanza” era da intendersi proprio nel senso evincibile dall’etimologia di questo termine (sub stanza, ciò “che sta sotto”) tramite il concetto proprio di immanenza del divino.

Nel pensiero spinoziano, difficilmente riassumibile in poche righe, la natura del divino dev’essere considerata immanente l’universo in quanto, essendo il divino stesso infinito e omnicomprensivo oltre che inconoscibile razionalmente, non aveva senso enunciare una qualsiasi cosa come esterna ad esso.

Pertanto, ogni cosa nell’universo, osservabile dall’uomo oppure no, deve essere parte del divino. La sostanza dell’universo diventa allora il divino stesso, la cui conoscenza non può essere, proprio per questo, condotta in “opera ratio”, con il ragionamento cioè, quanto con l’intuizione, nel senso che oggi intendiamo con il termine “insight“.

Viviamo nell’unico universo possibile” era una classica affermazione di Spinoza che arriva dritta dritta fino a Baumgarten, attraverso il suo mentore Wolf.

Essere o non essere. Questo non è un problema

Amleto con il teschio di YorickRecita il bardo.

Essere o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna,

o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio

e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.

Uno dei più diffusi  sonetti di Shakespeare ma anche uno dei meno conosciuti. Conosciuti nel senso di esperiti.

Non essere non è un problema. Essere non è un problema.

Perchè se non sei e non lo sai e non ti viene nemmeno il dubbio allora non te ne frega niente. Allo stesso modo se sei quello che sei allora sai di essere e la prospettiva si sposta.

Giochi di parole a parte, Shakespeare non era uno stupido. E nemmeno l’ultimo arrivato.

Bella la vita quando…

rosaQualche volta scende un particolare stato di calma, come se qualcuno recitasse un mantra per noi.

La calma è talmente profonda che sembra di poter percepire, per alcuni attimi, la sensazione della sospensione del tempo.

Tutto scorre ugualmente, ma non al nostro interno. Oppure, tutto scorre ma ci attraversa come noi fossimo porte immobili, testimoni del fluire degli eventi.

Il silenzio si spande nell’aria e, come una foto in bianco e nero, produce contrasti tanto forti con i suoni da generare una percezione uditiva a due tonalità.

Lo spazio attorno a noi sembra rarefarsi e tutto diventa bello come bere l’acqua da una fontana.

Come salire su una piccola leggera imbarcazione a vela ed essere trasportati da un tenue brezza.…

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