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Ricerca della Verità e Tecnologia Interiore

Articoli sulla Ricerca della Verità, Meditazione, Yoga e argomenti spirituali in genere

Demi Moore. Pensavate fosse stupida?

Demi Moore Super palestrata in Charlie's AngelsE invece no. Leggo una intervista qui sul Corriere e trovo parecchie considerazioni degne di nota. Prima fra tutte una mi ha colpito in particolare:

Penso che passiamo anche troppo tempo a preoccuparci di quello che potrebbe succedere.

Dove sto andando? Cosa dovrei fare? Così ti perdi il bello di dove sei ora, e stai progettando una paura, quasi te la stai creando.

Non so cosa succederà fra 5 o 10 anni, può succedere di tutto, ma se io sono connessa con la realtà, come lo sono ora, questo ci fa crescere, questo è più reale di tante fantasie che puoi farti.

Non te la aspetteresti tanta saggezza in un’attrice… tanto per sfatare il mito che la fama…

Non scambiare densità per intensità.

melassaUn classico.

Prima però occorre definire cosa si intende per “denso”.

Qui più che l’etimologia ci viene in aiuto la fisica. La densità in fisica è definita come il rapporto tra massa e volume. Vale a dire che più massa a parità di volume determina maggior densità. Un solido è più denso di un liquido che a sua volta è più denso di un gas.

Quindi il termine densità è riferito alla concentrazione di materia all’interno di un volume. Diciamo che la densità è l’opposto della soavità, intesa come raffinazione di una materia.

Ora però, traslando in riferimento ad un essere umano, occorre andare anche un po’ per esempi. Credo che sia capitato a chiunque di incontrare una persona “grezza”.  Per grezzo in questo caso si ha l’accezione negativa di “poco raffinato”.

Ora immaginiamo una persona dalle forti tendenze egoistiche, molto concentrata su se’ stessa e sulle cose materiali. Avrà un’espressione molto probabilmente più grezza di un’altra meno attratta da ciò che è materiale.

Dall’Estetica alla Verità. Intensità, Coraggio, Fedeltà, Passione, Preghiera. (3 di 3)

surferIntensità e sforzo da un lato e sofferenza dall’altro. Il processo di ricerca del bello è equilibrato in se’ e richiede molto coraggio da parte di chi lo compie per non mollare, per rimanere in linea con l’obiettivo da raggiungere.

Il coraggio è una qualità particolare, che non tutti possiedono ma che credo chiunque possa sviluppare, se sufficientemente motivato.

Coraggio è forza d’animo, una parola che deriva dal latino e che significa “per il cuore“. Avere coraggio significa avere cuore, avere (o sviluppare) quella qualità del cuore che permette di andare oltre le difficoltà, gli ostacoli e la sofferenza nell’esecuzione di un atto.

Ecco perchè dal coraggio spesso può derivare la fedeltà; perchè nel cuore si brucia.

La fiamma di quell’energia che viene dal cuore è talmente calda da vetrificare la sabbia dell’attrito e renderla liscia. Tutto in chi procede con coraggio e intensità alla ricerca dell’armonia tende a conformarsi ad essa.

Si diventa cioè fedeli a quell’armonia superiore verso cui si tende.

Si passa di piano, passando dal coraggio alla fedeltà. Si abbandona l’agire per il sentire, l’atto per il cuore.

E’ come se nel cuore la forza del coraggio si sublimasse, venisse raffinata passando per il sottile collo di una storta distillatrice per restituire solo quell’energia intrinseca che ben trova la sua espressione nel giapponese “kokoro “.

E dal cuore fedele, che non vede altro che l’oggetto del proprio desiderio può accendersi improvvisa la passione. La passione come raffinazione del desiderio.

Dall’Estetica alla Verità. Armonia, Intensità. (2 di 3)

Armonia - Intensità di uno sguardoAncora una volta tuffiamoci nella saggezza popolare. “Ogni scarrafone è bello per mamma sua.” Insieme al detto precedente, questa frase ci permette di evincere due concetti fondamentali: la soggettività del bello da un lato ma anche l’indipendenza del bello da canoni estetici posti in essere dall’uomo.

Tuttavia esiste una bellezza reale, oggettiva. E non ha nulla a che vedere con cosce più o meno tornite o seni più o meno grandi e pieni in quanto attributi fisici. In realtà la bellezza reale è qualcosa che lascia trasparire, che corrisponde a principi elevati.

Un seno florido è bello perchè manifesta alcuni principi particolari. Un “bel” viso può essere mostruoso per qualcuno appartenente ad una diversa etnia o razza. Allo stesso modo in cui un uomo o una donna, esteticamente brutti, possono diventare bellissimi se esprimono qualcosa di profondamente armonico in se’.

L’armonia è quindi la qualità, la “sostanza” alla base del concetto di estetica, completamente avulso dai parametri propri di un’epoca o un’etnia.

Il concetto di armonia è forse un po’ più semplice da spiegare, facendo ancora ricorso all’etimologia; viene dal greco “Armozein” che significa “connettere“, “collegare“. Armonia può essere espressa come “insieme assonante”, “collegato”. In una parola: unito.

Armonico è ciò che è in unità, nel senso di completo, di assonante in se’ stesso e con ciò che lo circonda.

Osservare qualcosa di armonico produrrà invariabilmente l’espressione: “Che bello!”

La bellezza quindi è un’espressione dell’armonia e, quantomeno nella condizione corretta, l’uomo tende naturalmente al piacere, quindi al bello e in ultima analisi all’armonia.

Dall’Estetica alla Verità. Estetica, Armonia. (1 di 3)

aestheticaIl termine estetica nasce negli anni intorno al 1750, ad opera di Alexander Baumgarten, che lo coniò come titolo del suo trattato “Aesthetica”.

La parola in realtà nasconde in se’, come sempre, molti più significati di quelli su cui si focalizza Baumgarten.

Estetica viene dal greco “Aistetikos” ovvero “sensibile, capace di sentire”. La scienza del bello di Baumgarten infatti viene definita in un momento in cui il filosofo è fortemente impregnato dal pensiero di Leibniz che, a sua volta, prendeva a piene mani gli aspetti monadici e immanentistici del pensiero di Cartesio e, soprattutto, di Spinoza.

Proprio nell’espressione di quest’ultimo va ricercata l’origine del concetto di estetica enunciato da Baumgarten.

Spinoza aveva a lungo indagato molti aspetti metafisici della natura umana, ma senza approfondire in questa sede più di tanto, uno dei concetti fondamentali da lui esposti era quello di “Sostanza“.

Per Spinoza la “Sostanza” era da intendersi proprio nel senso evincibile dall’etimologia di questo termine (sub stanza, ciò “che sta sotto”) tramite il concetto proprio di immanenza del divino.

Nel pensiero spinoziano, difficilmente riassumibile in poche righe, la natura del divino dev’essere considerata immanente l’universo in quanto, essendo il divino stesso infinito e omnicomprensivo oltre che inconoscibile razionalmente, non aveva senso enunciare una qualsiasi cosa come esterna ad esso.

Pertanto, ogni cosa nell’universo, osservabile dall’uomo oppure no, deve essere parte del divino. La sostanza dell’universo diventa allora il divino stesso, la cui conoscenza non può essere, proprio per questo, condotta in “opera ratio”, con il ragionamento cioè, quanto con l’intuizione, nel senso che oggi intendiamo con il termine “insight“.

Viviamo nell’unico universo possibile” era una classica affermazione di Spinoza che arriva dritta dritta fino a Baumgarten, attraverso il suo mentore Wolf.

Essere o non essere. Questo non è un problema

Amleto con il teschio di YorickRecita il bardo.

Essere o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna,

o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio

e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.

Uno dei più diffusi  sonetti di Shakespeare ma anche uno dei meno conosciuti. Conosciuti nel senso di esperiti.

Non essere non è un problema. Essere non è un problema.

Perchè se non sei e non lo sai e non ti viene nemmeno il dubbio allora non te ne frega niente. Allo stesso modo se sei quello che sei allora sai di essere e la prospettiva si sposta.

Giochi di parole a parte, Shakespeare non era uno stupido. E nemmeno l’ultimo arrivato.

Bella la vita quando…

rosaQualche volta scende un particolare stato di calma, come se qualcuno recitasse un mantra per noi.

La calma è talmente profonda che sembra di poter percepire, per alcuni attimi, la sensazione della sospensione del tempo.

Tutto scorre ugualmente, ma non al nostro interno. Oppure, tutto scorre ma ci attraversa come noi fossimo porte immobili, testimoni del fluire degli eventi.

Il silenzio si spande nell’aria e, come una foto in bianco e nero, produce contrasti tanto forti con i suoni da generare una percezione uditiva a due tonalità.

Lo spazio attorno a noi sembra rarefarsi e tutto diventa bello come bere l’acqua da una fontana.

Come salire su una piccola leggera imbarcazione a vela ed essere trasportati da un tenue brezza.…

In principio era il verbo. Ecco perchè il suono è così importante.

tibet

In principio erat verbum

è la frase latina. Ma questa frase da sola spiega parecchio sul significato del suono, nel senso in cui lo intendo io.

In principio” non significa “all’inizio“, altrimenti sarebbe stato tradotto in altro modo. “In principio” significa “Nel principio“, “All’interno del principio“. Ovvero il verbo è contenuto nel principio, poi ne esce, generando ciò che conosciamo come creazione.

La parola (Verbum) in questo caso ha il significato di espressione della volontà divina di generare la manifestazione.

Ecco perchè da sempre nella magia esistono le “parole magiche” e le “formule magiche” senza cui la magia non si manifesta.

Ma le parole hanno un loro potere psicologico e anche simbolico. La parola di cui si parla in questo caso non può essere considerata un “termine”, quanto un suono, o meglio una vibrazione.

Il suono prodotto nella materia può essere un rumore quando non armonico. Quando invece è armonico, ovvero vibra in fase, in armonia con un principio, allora diventa simbolo del principio con cui vibra in assonanza. Il suono, quando prodotto con conoscenza, diventa una rappresentazione materiale di principi più elevati.

Dal suono alla vibrazione

ascoltoNello scorso post ho parlato del suono come vibrazione. Ma realmente cosa si produce quando un suono ci raggiunge ? Dal punto di vista fisico la faccenda è molto semplice: la vibrazione dell’aria si trasmette al timpano e da lì all’orecchio interno, dove viene raccolta e trasformata in impulsi elettrici che raggiungono il cervello.

Ma da tutti gli altri punti di vista?

In realtà non esiste il punto di vista fisico come separato dagli altri. Se tutto è energia, allora anche il suono lo è. La parte fisica, ovvero quella parte di energia che vibra in modo particolarmente lento, non è altro che una porzione di un segnale molto più ampio.

Per fare un paragone al contrario, immaginate di essere un po’ sordi. L’orecchio umano mediamente può avvertire frequenze che vanno dai 40 ai 18-20.000 Hertz. Immaginate di essere in grado di udire solo le frequenze che vanno dagli 8.000 hz ai 12.000 e di essere nati con questo difetto.

Per voi il mondo del suono sarà estremamente ridotto, più o meno quanto lo è una sinfonia ascoltata al telefono in rapporto con la stessa esecuzione ascoltata dal vivo.

Solo che essendoci nati non avreste neppure l’idea che i suoni possano essere diversi, nemmeno se qualcuno ve lo dicesse.

Il senso di vuoto

Non saprei definirlo altrimenti. Un termine affine potrebbe essere “noia“, ma forse neppure questo rende molto l’idea.

Credo accada quando si cerca di catturare qualcosa senza riuscirci.  Non ha nulla a che fare col senso di leggerezza. Sopraggiunge quando tutto sembra essere senza senso, senza “sostanza“. Come bere dell’acqua che non disseta. È l’opposto del senso del mistero, della bellezza, dell’amore. Il contrario dell’intensità.

È quell’istante in cui verrebbe da dire “Ehi, scusate un momento! Ma io che ci faccio qui? Che scopo ha tutto questo?”.

Trasmette la sensazione di essere diventati sottili, sottili. È una percezione di perdita di significato della propria esistenza.

È l’opposto dell’aria di mare profumata e piena. Il contrario dell’odore intenso del muschio in mezzo ad un bosco di larici.

È qualcosa da cui ho sempre cercato di fuggire il più rapidamente possibile, anche a costo di rincorrere sogni o di cacciarmi in qualche guaio. A costo di pensare in negativo.

È un sentire vacuo che soltanto ciò che ha il sapore antico del rituale riesce ad allontanare.

Forse si dovrebbe saper ascoltare anche questo “non essere” perché vuole dirci qualcosa.

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Catherine Bellwald

Fisiatra, Agopuntrice, Esperta in Medicina Tradizionale Cinese

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