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Archivi per la categoria ‘Attualità: commenti e visione personale’

Acqua: Bene o Merce? – By Giuseppe

Francesco Franz Amato Acqua: Bene o Merce?   By GiuseppeUna domanda: “Ma l’acqua appartiene alla Terra o alle multinazionali?”

Se l’acqua viene dalla Terra allora dovrebbe essere un “patrimonio” di tutto il genere umano, nessuno escluso.

Se invece fosse “creata” da privati allora sarebbe anche giusto venderla e farla pagare.

Ma l’acqua, come il gas e il petrolio, nascono dalla Terra, generati in cicli lunghissimi di trasformazione degli elementi.

Allora perché farli pagare, e così cari poi?

Perché permettere che singoli gruppi affaristici si impossessino di qualcosa che la natura offre gratuitamente?

In più, le aziende private non solo ci fanno pagare l’acqua (e ce la faranno pagare sempre più cara) ma la alterano pure, rendendola meno pura e meno adatta a rifornire di sana energia le nostre cellule.

I nostri politici dovrebbero prendere in seria considerazione la difesa di questi due punti: mantenere l’acqua pura il più possibile e mantenerla pubblica e a basso costo.

Invece il 19 novembre dell’anno scorso cos’ha fatto il nostro Parlamento? Ha dato via libera alla conversione in legge dell’articolo 15 del decreto Ronchi, il quale stabilisce i criteri dell’affidamento del “bene” acqua ad aziende private.

Questo farà dell’acqua un grosso business e scatenerà enormi conflitti di interessi tra persone e gruppi economici facendo levitare il costo dell’acqua, tutto a danno del cittadino.

Ormai siamo alla frutta.

Qui si lavora ormai solo per pagarsi i “beni” di prima necessità: acqua, gas, energia elettrica e petrolio in testa…con quel che avanza ci si fa un panino.

Non so a voi, ma a me ’sto inverno ha rotto profondamente i maroni

Francesco Franz Amato Non so a voi, ma a me sto inverno ha rotto profondamente i maroniQuando non piove nevica, quando non nevica, piove.

Ma non acqua… merda!

Un governo ormai delegittimato, i cui atti scadrebbero nel ridicolo se non fosse che alla fine a prenderlo nel culo siamo noi.

Campagne mediatiche di un’iniquità e di una falsità totali.

Una crisi che tutti dicono essere passata e intanto il numero di disoccupati cresce esponenzialmente con le banche che soffiano sul fuoco.

Un ambiente sociale completamente avvelenato dalla totale cecità su tutto ciò che non sia quanto meno idiota.

Programmi televisivi che più che di stronzate non parlano.

Delitti in crescita, ma di cui si parla solo se fa comodo per qualche mira politica dei media.

E un freddo, ma un freddo bestiale che ti fa spendere un capitale di riscaldamento e guadagnare un cazzo perchè i clienti si defilano.

Che palle ’sto spettacolo!


Chiesa e profilattici: accoppiata comica

Francesco Franz Amato Chiesa e profilattici: accoppiata comicaA Roma, oltre che mangiare panini fuori orario e fregature varie, una giusta la stanno facendo: installare distributori di profilattici nelle scuole superiori.

Molti studi confermano che tra i più giovani il sesso si fa sempre più spesso e sempre più senza protezioni.

Mi pare una cosa normale mettere dei distributori di profilattici nei bagni delle scuole.

Ovviamente per la Chiesa di Ratzinger, sempre più insopportabilmente reazionaria ed irrimediabilmente ancorata ai tempi di Maometto (Commistione linguistica panreligiosa, chiedo venia!), la cosa non poteva passare sotto silenzio.

Ma siccome qualunque cosa avessero detto, sarebbe stata identificata come quello che è, pensano bene di dirsi

preoccupati per la superficializzazione della sessualità“.

Eh già, d’altronde dopo i recenti episodi di pedofilia nei cori sacri, si capisce perfettamente come per la Gran Pretagna il sesso sia una cosa profonda, molto profonda….


Automatismi e percezione: effetto rallenty

Francesco Franz Amato Automatismi e percezione: effetto rallentyCredo che almeno una volta sia capitato a chiunque: afferrare al volo un oggetto che sta cadendo, agendo di riflesso.

Il riflesso è una cosa interessantissima da osservare, anche se, in genere, si può farlo solo a posteriori, ovvero tramite la memoria.

Un gesto automatico, un riflesso appunto, è qualcuosa che si fa senza un pensiero cosciente. Si dice anche che l’atto “non passa in corteccia”. In realtà è proprio quello che accade. Un atto istintivo, non passando per la corteccia, ovvero per quell’area deputata al ragionamento, è quasi sempre fulmineo.

Un atto meccanico quindi, ma questa volta sano, utile.

Prendiamo ad esempio qualcosa che ci cade di mano. A volte capita che, con uno scatto fulmineo (e del tutto involontario) si riesca a riacchiapparlo prima che tocchi terra. Per inciso, la probabilità che questo accada è inversamente proporzionale al valore dell’oggetto.

Se si analizza la cosa con la memoria, si ha la sensazione che in quel momento il tempo si sia dilatato e la caduta dell’oggetto sia stata vista quasi al rallentatore.

Ma non è il tempo a dilatarsi, quanto la nostra percezione che accelera. Lo stesso principio del rallenty cinematografico. Dato che il proiettore farà passare la pellicola sempre alla stessa velocità (circa 25 fotogrammi al secondo), filmando una scena con scatti molto più frequenti, fornirà l’effetto rallenty.

Allo stesso modo la nostra percezione, accelerando, “fotografa” la realtà in modo molto più veloce, campionando quello che vediamo con maggior frequenza. Rivedendo poi la scena con l’ausilio della memoria, succede lo stesso che ad una pellicola, ed ecco che compare “l’effetto rallentatore” proprio come al cinema.

Ma durante l’atto? Cosa succede in realtà?

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Sembrava uno sguardo carico d’amore, invece… by Giuseppe

elezioni in belgioTempo di elezioni comunali e regionali.

Un tizio di cui non so nemmeno il nome (e col quale ci scambiamo solo saluti distratti quando ci incrociamo per strada) questa mattina, vedendomi arrivare da lontano, ha cominciato a fissarmi con uno sguardo diverso dal solito.

All’apparenza sembrava uno sguardo carico di simpatia, oserei dire d’amore.

Quando finalmente gli sono arrivato vicino l’innamorato mi ferma timidamente e mi sussurra: “Hai saputo che mi sono candidato alle elezioni?”

Io, esternando una finta sorpresa, gli rispondo: “No, non lo sapevo”.

Allora lui tira fuori dalla tasca dei volantini con la sua immagine e il suo simbolo politico stampati sopra e conclude dicendomi (sempre con lo sguardo di un innamorato che lascia una missiva per un appuntamento segreto): “Ti posso dare qualcuno di questi?”.

Certo!” gli rispondo io.

E guardando la sua faccia stampata sulla carta lo saluto dicendogli che ci farò un pensierino.

Allora ciao” mi dice teneramente.

Ciao”, gli rispondo prima di allontanarmi.

Girato l’angolo lascio cadere delicatamente quella “missiva amorosa” nel primo cestino dei rifiuti che trovo, ahime carico fino a scoppiare di tante altre lettere d’amore, consegnate in tante mani distratte, in questi giorni di furore e frenesia politica.

La fistola.

Francesco Franz Amato La fistola. Fistola: collegamento anomalo tra parti anatomiche.

Un dispetto della natura, forse. Ma anche un insperato ausilio all’insulto. Potete sempre dire a qualcuno:

“Hai una fistola cranio – penica”  ovvero “Sei una testa di cazzo” da non confondersi con la fistola cerebro penica, ovvero “Non capisci un cazzo”.

“Hai una fistola oro – rettale” ovvero “Hai detto una stronzata”

“Hai una fistola cardio-anale” ovvero “Hai il cuore troppo vicino al buoco del culo” (in sintesi: fijo de ‘na mignotta)

“Hai una fistola oculo-penica” ovvero “Non ci vedi un cazzo”

Un modo simpatico per dire qualcosa di importante a qualcuno, ma anche sufficientemente criptico per piazzargli tra le mani una bomba a orologeria.

Nella maggior parte dei casi il malcapitato non realizzerà l’insulto prima di aver consultato il vocabolario!

Alan Altieri. La Trilogia di Magdeburgo

Francesco Franz Amato Alan Altieri. La Trilogia di Magdeburgo

Emerse dalle tenebre.

Memento e incubo.

Un uomo in un mantello colore delle ombre, su un cavallo da guerra colore dell’acciaio. Un viandante, nient’altro che un viandante.

Avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L’aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico di petre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arrivava sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere.

Questo, signori, è un incipit. Non uno qualunque, ma qualcosa di geniale, al limite del perfetto.

Dieci righe per far entrare chiunque nell’atmosfera della prima parte di una trilogia ambientata ai tempi della guerra dei cent’anni.

Dieci righe per presentare protagonista e ambiente, storia e atmosfera.

Una cosa del genere non si scrive per caso.

Altieri non scrive romanzi, ma racconti psicoolografici; ti “tira dentro” in un attimo, con uno stile assolutamente inconfondibile. E poi è troppo tardi. DEVI leggere fino in fondo.

Sono anni che leggo i suoi romanzi. Dai tempi di “Città Oscura” e ancora prima, in cui scriveva sotto pseudonimo, quest’uomo ne ha fatta di strada.

Con la “Trilogia di Magdeburgo” credo abbia superato se stesso, con una ricostruzione storica dalla precisione minuziosa, al limite del fanatismo, una trama dalla complessità superba e una tecnica di scrittura che non stento a definire unica.

Dark non basta a definire la qualità in cui Altieri immerge impietosamente il lettore fino ad annegarcelo dentro.

La citazione è tratta dall’apertura di  “L’eretico”, il primo volume della trilogia a cui seguono a ruota “La Furia” e “Il Demone”.

Per gli amanti del genere assolutamente irrinunciabile, per chiunque voglia imparare a scrivere… una bibbia.


Alice in 3D. Manca la tecnica di Cameron.

Francesco Franz Amato Alice in 3D. Manca la tecnica di Cameron.Adesso è il momento catartico del 3D e ci tocca pupparcelo così com’è.

Nel caso di Avatar effetticamente mi è toccato vederlo in un cinema con uno dei peggiori sistemi 3D, ma ieri per l’ultima fatica di Tim Burton il sistema era efficiente. In compenso mancava la tecnica.

La trama è quella di sempre da Lewis Carrol, appena un filo rivisitata. Decisamente visionario il film e ben interpretato , con un Jhonny Depp quasi irriconoscibile che riesce a dare mimica ad un volto truccatissimo ed estremamente ben progettato, il film si dipana in un ben bilanciato misto tra personaggi umani e computerizzati, tra sovrapposizioni e trasparenze fuori dall’ordinario.

Il problema nasce nel momento in cui il tridimensionale fallisce, fornendo profondità a tutto ciò che “cartoon” e perdendo completamente profondità nellescene a camp largo.

La tecnica di ripresa dei protagonisti umani infatti, per un qualche motivo, li fà apparire piatti, mentre tutto il resto intorno a loro  ha effettivamente una notevole profondità tridimensionale.

Il risultato è che spesso vi sono inquadrature in cui gli attori sembrano delle fotografie animate di se’ stessi.

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Nel 2007 sapeva già chi avrebbe vinto gli appalti del G8 nel 2009. Il Generale Lorenzetti e la busta della profezia

Francesco Franz Amato Nel 2007 sapeva già chi avrebbe vinto gli appalti del G8 nel 2009. Il Generale Lorenzetti e la busta della profeziaIl Generale Lorenzetti, nel 2007, aveva consegnato una busta sigillata in cui aveva scritto i nomi di chi avrebbe vinto gli appalti per l’organizzazione del G8 nel 2009.

Con quasi due anni di anticipo, quest’uomo aveva previsto chi sarebbe stato a vincere gli appalti in questione, ovvero la stessa ditta di sempre; il Gruppo Triumph di Maria Criscuolo che da Genova in poi ha sempre ricevuto questo appannaggio.

La busta è stata aperta il  16 Dicembre 2009 e il tutto filmato. Il video lo trovate qui, l’articolo originale su L’Espresso invece è qui.

Non so se mi spiego…

Lezione di Norvegese con Mr. B. – By Ilia

corso di norvegeseDall’inizio dell’anno stiamo assistendo in Italia ad un’escalation di scandali, arresti, attriti istituzionali, limitazioni della libertà: dalle dichiarazioni di Ciancimino al processo di Palermo, dallo scandalo della protezione civile all’inchiesta di riciclaggio di denaro sporco che ha coinvolto tra i tanti nomi illustri il senatore Di Girolamo, fino agli ultimi eventi che riguardano l’esclusione delle liste del PDL nella provincia di Roma e in Lombardia, per probabile incompetenza dei rappresentanti di lista; senza dimenticare la censura della Rai che, tramite i rappresentati del governo che siedono nel consiglio di amministrazione, ha sospeso alcune delle più seguite trasmissioni di approfondimento giornalistico (Porta a Porta, Annozero, Ballarò, Ultima Parola).

Si ha la sensazione di un Paese che sta implodendo, un Paese dove tutti urlano, si accusano a vicenda, anche tra ipotetici amici ed alleati, pronti sempre a scaricare le responsabilità sugli altri (in particolare i magistrati, in questo  ultimo periodo capro espiatorio tirato in ballo ad ogni occasione per recitare il ruolo di vittime perseguitate).

Purtroppo non si sente mai un’assunzione di responsabilità: “Scusate, abbiamo sbagliato, cercheremo di rimediare e di fare meglio la prossima volta”.

Figurarsi!

Non voglio commentare ulteriormente questi episodi: sarebbe rumore in aggiunta a rumore. Desidero invece raccontare un episodio che mi è capitato lunedì scorso durante la lezione di norvegese che seguo qui all’università di Oslo, nel tentativo di imparare un po’ la lingua del Paese i cui mi trovo.

Conversando, in modo informale e leggero, a un certo punto l’insegnate, scherzando, non ricordo nemmeno su cosa, ha nominato Berlusconi, prendendolo come uno stereotipo di egocentrismo un po’ claunesco, con una modalità esibizionista e un po’ furba. Poi, evidentemente ricordandosi che sono italiano, l’unico della classe di circa 15 persone, mi ha guardato tra il divertito e l’imbarazzato e mi ha chiesto scusa, dicendo che non c’era niente di personale.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Un piccolo programma per distruggere gli sms compromettenti. O per raccoglierli?

Il terzo uomo - Tiger TextE’ raro che mi metta a parlare di software, ma ’stavolta mi aggrada. E’ uscita una app per iPhone, a breve disponibile anche per altri sistemi, che permette, dietro pagamento di una piccola cifra mensile (circa 3 dollari), di scrivere messaggi che si auto cancellano dopo un tot di tempo, oppure di farlo a comando sugli SMS ricevuti.

E tutto questo su ENTRAMBI i telefoni, sia quello del mittente che quello del ricevente, oltre che dal server.

Ora, non credo che tutti sappiano come funziona un SMS.

Sostanzialmente si tratta di un piccolo file di testo, che viene caricato dal telefono ad un server apposito presso il gestore telefonico e da questo “girato” al telefono destinatario.

Per stessa ammissione dell’azienda autrice del software, la temporizzazione dei messaggi avviene grazie al fatto che gli SMS trasmessi e ricevuti transitano per il server PRIVATO di questa compagnia.

Magari sarò paranoico, ma facciamo due conti.

Chiunque usi questo servizio significa che ha qualcosa da nascondere. Chiunque paghi per averlo ha qualcosa da nascondere abbastanza pesante da giustificare una spesa, per quanto irrisoria.

Ergo, quale miglior sistema di carpire i cazzi privati delle persone se non quello di far transitare i loro messaggi “sensibili” su un server di cui si ha il completo controllo? Tra l’altro non c’è nemmeno bisogno di cercare eventuali contenuti compromettenti: il fatto stesso che qualcuno li voglia cancellare implica che lo sono.

E’ il vecchio sistema detto “del terzo uomo”: io mando una mail a tizio. Un server si infrappone tra me e tizio, “pesca” il mio messaggio  e poi lo reinvia a tizio. Ne io ne il destinatario abbiamo (in teoria) modo di accorgerci dell’avvenuto, se il giochetto è stato messo in piedi correttamente, e intanto la mail se n’è partita per chissà quali lidi.

Geniale, no? Qui il terzo uomo è alla luce del sole e si fa pure pagare!

Sarò anche paranoico, ma credo che il modo migliore per rendere privato un messaggio sia sempre quello di non mandarlo per telefono.

Se ancora volete installare l’applicazione la trovate qui. Si chiama Tiger Text.

Amicizia e puttanate

resisti amico mioIn “Stringi i denti e vai”, un western del 1975, James Coburn e Gene Hackman partecipano ad una gara a cavallo. Coburn se dovesse vincere, prenderebbe 14.000 dollari, Hackman 4.000.

Ad un certo punto Coburn propone a Hackman di lasciarlo vincere e di dividere la vincita. Hackman risponde di no, perchè “vuole vincere la corsa”.

Coburn fa un po’ l’offeso e gli dice:

“Ma così stai tradendo un amico!”

Al che Hackman, con tutta flemma, gli risponde:

“Se non fossi un amico, non sarebbe tradimento”

Io ritengo che essere amico di qualcuno implichi, tanto per cominciare, un rispetto di base che è lo stesso che si tributa a chiunque. In più, per un amico, questo rispetto dovrebbe “debordare” in qualcosa di più, una forma di amore che ti impedisce di fargli danno consapevolmente e che, quando questo accade involontariamente, ti porta poi a riconoscere l’errore e a porvi rapido rimedio proprio con l’atto di riconoscerlo apertamente, se non di riparare materialmente al malfatto.

Lo faremmo con uno qualunque, mediamente, se non siamo proprio dei cafoni o dei bastardi. A maggior ragione dovrebbe avvenire nei confronti di un amico.

Invece, tante volte, con la scusa che tanto “è un amico”, ci permettiamo di trattarlo peggio di quanto faremmo con un illustre sconosciuto.

Fare una puttanata ad uno sconosciuto il più delle volte ci frutta semplicemente un sonoro vaffanculo, proprio perchè dall’altra parte non vi è un sentimento particolare.

Ma se facciamo una puttanata ad un amico c’è una ferita molto più grossa.

Un amico può passarci sopra, è vero, ma può anche rimanerci talmente male che il suo sentimento decade.

E’ in quel momento che molte amicizie naufragano nel nulla: quando il rispetto e l’amore che sappiamo che l’altro prova per noi diventano una scusa per la nostra meschinità.

Arriva la superpatata OGM. Zaia contro tutti.

patata OGMAl di là delle facili battute… la vicenda è semplice: la BASF ha brevettato una patata che produce un amido più facilmente utilizzabile nella produzione della carta.

Per farlo ha preso una patata normale e ne ha alterato il codice genetico in modo che producesse un amido diverso, ma soprattutto diventasse resistente a due antibiotici di tutto rispetto, la Neomicina e la Kanamicina.

La BASF ha comunicato di voler usare questa patata per la produzione industriale, destinandone gli scarti all’alimentazione animale e chiedendo contemporaneamente di poter “sforare” dai limiti di contaminazione consentiti.

Non ci vuole un genio per capire che, se dai da mangiare agli animali alimenti contaminati da materiale genetico che li rende resistenti agli antibiotici , non è poi così improbabile che questa resistenza si trasferisca ad essi e poscia agli uomini che se li mangiano.

Neomicina e Kanamicina sono classificati come antibiotici critici per la cura dell’essere umano. Questo significa che se un uomo è resistente a questi antibiotici è molto dura riuscire a curarlo in caso di necessità.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un tutto questo.

La BASF è un’azienda che ha iniziato la sua fortuna nella produzione di materiali plastici e supporti magnetici. E’ una multinazionale, d’accordo ma… consideriamo semplicemente la frase:

La BASF brevetta una patata alterata geneticamente per produrre più carta ed essere resistente a due antibiotici indispensabili

Ma vi rendete conto di quale assurdità rappresenti questa frase?

Capisco l’assuefazione alla semantica, la dipendenza da imbecillità… ma qui si esagera! Non stiamo parlando di neologismi dovuti a necessità linguistiche per rappresentare realtà finora non manifesta.

Stiamo parlando di normale linguaggio per descrivere tre  concetti uno più assurdo dell’altro.

Il primo:

La BASF brevetta una patata.

Qui l’unico che può vantare il brevetto sulla patata dovrebbe essere il padreterno, anche se Adamo magari ce l’ha ancora su con lui per quella vecchia storia di mele e foglie di fico. Comunque non di certo un’azienda che produce materiali plastici.

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UFP: Cazzi Vaganti Non Identificati

Francesco Franz Amato UFP: Cazzi Vaganti Non Identificati

Dalla “Guida interstellare per autostoppisti galattici”:

Sola (con la “0″ aperta): truffa, fregatura, ciulata, inculata, imbroglio, pacco… atto compiuto consapevolmente ai danni di qualcuno in favore di chi lo compie

In principio fu il Totò nazionale, ripreso poi da vari successori. Furono loro a descrivere con grande ironia e comicità i meccanismi della “sola”, la truffetta all’italiana. Dipinsero così la vendita del colosseo al turista giapponese, e altre fregature storiche.

Ma mai e poi mai si sarebbero immaginati, questi visionari della percezione alterata, tempi come questi.

Credo che persino Totò oggi allargherebbe la bocca in un silenzioso “OH!” di stupore, fino a lussarsi probabilmente la mascella, di fronte all’evidente improbabilità nel trovare qualcosa di vero, di reale in quello che ci circonda.

Forse un sottoprodotto karmico del Kali Yuga, forse un difetto di programmazione nel sistema operativo dell’umanità… fatto sta che oggi bisogna stare attenti pure a guardarsi intorno.

E si, perchè per guardare da qualche parte occorre voltare le spalle a quella opposta. E’ qui che si nasconde il disastro.

Persino camminare con le spalle al muro è pericoloso, vista l’alta tecnologia dei nuovi trapani; tu sei bello tranquillo, appoggiato a un muro che credi solido, quando qualcuno dall’altra parte pianta un Hilti a punta perforante nel calcestruzzo, ci fa un bel buco e, di colpo, te lo trovi piantato nel culo anche lì, proprio dove pensavi di essere al sicuro.

Con tutto l’inquinamento e l’uranio impoverito che gironzola spuntano di quelle mutazioni genetiche stravolgenti… e a qualcuno compare un pinna da squalo in mezzo alla schiena, a qualcun altro una fistola cardio-anale, per cui si trova improvvisamente il cuore in diretto collegamento con il culo. Ad altri, particolarmente evoluti, entrambe.

Occorre stare davvero molto, molto svegli di questi tempi. Perchè, come diceva Grillo:

“La vita è una tempesta e prenderlo nel culo è un lampo!”

La soluzione? Ricordarsi di avere dei neuroni e, soprattutto, di collegarli tra loro invece di lasciarli andare a zonzo tra sogni e improbabili ipotesi di azione. Costringerli a lavorare in squadra su qualcosa di pratico, possibilmente la nostra vita.

E stare molto, molto attenti ai cazzi vaganti. Si, una nuova categoria. Prima erano gli UFOUnidentified Flying Objects, Oggetti volanti non identificati”.

Oggi ci sono gli UFP, “Unidentified Flying Pricks”, “Cazzi Vaganti Non Identificati”.

Sono i cazzi vaganti che ti fanno male, perchè oltre ad infilartisi nel didietro (cosa già dolorosa di per se, nella media, poi pare che a qualcuno piaccia), oltre a farlo di sorpresa, senza un minimo di lubrificazione, lo fanno pure dall’unica direzione da cui non te li aspetti.

Contro gli UFP non c’è nulla da fare. Fanno parte del tessuto intrinseco della storia dell’umanità. Si possono riconoscere, prevenire, intercettare, respingere o abbattere… ma qualcuno riesce sempre a filtrare. Quindi uno li classifica, li parametrizza… e man mano che arrivano, se sopravvive, impara che ce n’è sempre uno nuovo, uno che non aveva mai visto, uno che non si era mai presentato. Quindi tanto vale metterli in conto… e poi tirare dritti per la propria strada.

Ovviamente ammesso, e non concesso, che si sappia qual’è!

Memoria spaziale e funzioni visive. Perchè ti schianti col cellulare…

Francesco Franz Amato Memoria spaziale e funzioni visive. Perchè ti schianti col cellulare...Potete verificarlo comodamente a casa vostra, senza correre rischi inutili.

Basta che vi sediate davanti alla TV e iniziate a guardare un programma cui non siete interessati più di tanto. Il disinteresse non è una condizione necessaria ma aiuta a rendere più evidente il fatto.

Dopo qualche minuto prendete il cellulare e, senza guardarlo, provate a fare un numero che ricordate bene.

Se farete attenzione  alle vostre percezioni, vi sarà facile cogliere il fatto che le due operazioni sono incompatibili. Se farete attenzione a fare il numero, vi sarete persi le immagini televisive e, se viceversa porrete più attenzione allo schermo, non riuscirete a fare il numero.

Il motivo è che, nella composizione manuale di un numero su una tastiera, il nostro cervello attiva un “sostituto”, ovvero la memoria spaziale.

In altre parole, ogni volta in cui avete composto quel numero, avete praticamente risolto uno di quei giochini della settimana enigmistica in cui occorre collegare tra loro i puntini numerati per comporre una figura.

Il nostro cervello fa lo stesso con la sequenza di tasti impiegata nel numero. Se non ci credete, provate a chiedere a qualcuno di dire ad alta voce il PIN del suo cellulare. In 9 casi su 10 lo vedrete tirare fuori il telefono e mimare i movimenti sulla tastiera. Stesso motivo: la mappatura spaziale dei movimenti.

Ma siccome per creare una mappatura spaziale di un percorso si usa prevalentemente la vista, ecco che, mentre guardate la TV le vostre funzioni visive vengono “assorbite” nell’operazione di ricostruzione della mappa dei movimenti necessari a comporre la sequenza numerica.

Risultato: se fate il numero, anche se guardate lo schermo TV, non vedrete proprio un tubo. O meglio, lo vedrete ma il ricordo non sarà disponibile se non con grande fatica e comunque molto raramente.

Ora provate a trasportare (metaforicamente, non realmente!) l’esperienza durante la guida di un’auto ad alta velocità su un’autostrada.

Voi guardate la strada e intanto componete un numero sul cellulare (oppure lo cercate in rubrica, peggio ancora).

Siete convinte di stare guardando la strada, ma nella realtà state “guardando” nella vostra mente la mappatura spaziale dei gesti che state compiendo.

Non è facile accorgersene, se non quando ci si trova stampati sul culo di un camion.

Ma di solito, a quel punto, è troppo tardi…

Ah, dimenticavo… se a qualcuno venisse in mente di dire che tutto questo non è provabile scientificamente e che quindi sono cialtronerie… lo dico prima:

Ma vaffanculo, va!

Dialoghi impossibili. L’avvocato del Diavolo: descrizione di Dio

Al Pacino in una delle sue interpretazioni più incredibili, in una descrizione di Dio da brivido!

Pensavate di essere agili?

Parkour estremo in questa compilation da brivido!

Centro motore, riflessi ancestrali e percezione meccanica

Francesco Franz Amato Centro motore, riflessi ancestrali e percezione meccanicaQualche sera fa stavo passando per Corso V. Emanuele a Milano. Questo Corso è il più importante, il più centrale della città ed è isola pedonale, completamente interdetta al traffico, ovviamente anche molto affollata.

Come credo in molte altre città è anche molto frequentata da venditori ambulanti di ogni genere.

Camminando, ogni tanto vedevo delle piccole macchie luminose blu schizzare verso l’alto e stagliarsi sullo sfondo del cielo notturno, partendo da molti degli ambulanti. Avvicinatomi ad uno di loro, ho visto che si trattava di piccole eliche di plastica, lanciate in aria con un elastico e che, girando su se stesse a contatto con l’aria, alimentavano un piccolo generatore che permetteva loro di emettere quella luce blu che mi aveva colpito.

Soddisfatta la curiosità me ne sono andato per la mia strada, continuando a vedere quelle piccole eliche che ogni tanto shizzavano in su. La cosa che mi ha colpito è stata che per lo sguardo sembrava essere impossibile non seguirle; nonostante sapessi di cosa si trattava e nonostante non me ne potesse fregar di meno, non potevo fare a meno di seguirle con gli occhi ogni qualvolta ne partiva una.

Guardandomi attorno ho visto che praticamente tutti i passanti facevano come me, seguendo in modo evidentemente automatico gli oggetti con gli occhi.

Ho iniziato a porre attenzione alla cosa e ho scoperto che il fatto altro non era che un riflesso, messo in atto da un istinto abbastanza primario: quello di difesa.

I miei occhi, come ho potuto osservare, seguivano quegli oggetti non per il fatto che fossero strani o per il bel colore della luce emessa, quanto perchè la loro velocità li faceva “emergere” da un quadro complessivo di tutt’altra qualità.

In altre parole, era come se la situazione fosse stata in qualche modo parametrizzata dal cervello che ne aveva tratto una sorta di “Immagine qualitativa dinamica”, con una sua  mediana. Le eliche, schizzando via a velocità evidentemente molto maggiore della media dei movimenti attorno a me, uscivano da questa “valutazione media” e quindi facevano scattare un allarme per cui lo sguardo era costretto a seguirle.

Ascoltando con molta attenzione, mi sono accorto che l’allarme era prodotto proprio da un riflesso automatico. Ogni volta che nel campo visivo, anche periferico, e quindi non sottoposto allo stesso livello di vigilanza di quello centrale, si muovevano quegli oggetti, i miei occhi andavano automaticamente a collimare con precisione sulla loro posizione.

Un riflesso ancestrale dunque, non originato dalla corteccia, ma da qualche zona subcorticale; molto probabilmente un retaggio di epoche remote in cui percepire un possibile pericolo con il massimo anticipo poteva fare la differenza tra la vita e la morte.

Controllare quel riflesso non era affatto facile, come ho scoperto poi, perchè l’impulso per il movimento era praticamente immediato all’insorgere dello stimolo e del tutto subconscio.

Stimolato dalla scoperta ho iniziato a cercare di controllarlo volontariamente e devo dire che non è stata affatto un’impresa facile. Per riuscirci ho dovuto praticamente concentrare tutta la mia attenzione sul campo visivo periferico, ed esercitare una “vigilanza” costante su di esso. Un solo istante in cui l’attenzione andava da qualche altra parte e il controllo se ne andava a farsi benedire.

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La condanna a Google per il video del disabile molestato: una sentenza assurda.

Francesco Franz Amato La condanna a Google per il video del disabile molestato: una sentenza assurda.La sentenza di ieri, secondo me è assurda. Ritenere Google responsabile perchè un gruppo di idioti ha postato un video in cui ritrae la bravata di  altrettanti idioti che molestano un disabile è un errore colossale.

Non ha alcun senso ritenere responsabile Google ne dell’atto della pubblicazione, ne tantomeno dell’atto in se’.

Questo dovrebbe essere chiaro a chiunque. Chi mette un servizio a disposizione del pubblico non può essere ritenuto responsabile dell’uso distorto che alcuni utenti possono farne.

Secondo lo stesso principio, la compagnia proprietaria degli aerei utilizzati nell’attentato delle due torri gemelle dovrebbe essere ritenuta colpevole di strage. E questo appare assurdo a chiunque.

Allo stesso modo, in tutto il mondo appare assurda la sentenza del Tribunale di Milano in merito alla responsabilità di Google.

Moralismo? Bacchettonismo tutto italiano? E’ possibile.

Una cosa è certa: questa sentenza non è altro che uno dei tanti passi che si stanno portando avanti per limitare sempre di più la libertà di espressione personale sulla rete.

La rete dev’essere libera. Chi deve essere pesantemente sanzionato è chi ne fa, volontariamente e consapevolmente, un uso criminoso.

Come detto ovunque, questa senyenza costituisce un pericolosissimo precedente per la sopra citata libertà. Il problema è che il pericolo non si limita all’Italia ma a tutto il mondo.

Chissà se chi ha firmato la sentenza ci ha pensato, prima di farlo.

Io scommetto di si.

Un prurito e un bruciore intimi…

Francesco Franz Amato Un prurito e un bruciore intimi...Primo piano: una ragazza che raggiunge due sue amiche, trafelata, in evidente ritardo. Fronte corrugata, espressione preoccupata

- Scusate il ritardo… sono dovuta passare in farmacia… avevo un “prurito e un bruciore intimi”…

Zoom indietro.

- per fortuna c’è… – tira fuori dalla borsetta grasso di foca o di balena.

“Un prurito e un bruciore intimi” ? Le amiche si guardano in tralice e una dice all’altra:

- Cazzo sta dicendo? -

Alzata di spalle, espressione bovina:

- Boh! -

- Cazzo dici? -

La pruriginosa rimane interdetta:

- Mi da fastidio… laggiù! -

Sguardo di intesa tra le altre due, una comincia:

- Ah… capito! Ma parla come mangi! Potevi dirlo subito: ti prude la topa, la gnocca, la patata, la farfallina… -

E l’altra:

- La figa, la spacca, la trappola, la vulva, l’albicocca, la pispola, la fregna… -

Rimbalzo, la camera si gira di scatto:

- L’aspira cazzi, la bernarda, la boschetta, la cicciola, la ciccina, la cocchi, la frittola… -

Altro rimbalzo, più veloce della camera, l’amica si incazza:

- la fagiana, la flippa, la gatta, la ciorciola, la cozza, la boffa, l’attizzabanane, la fragolina, la fringuella.. -

Altro rimbalzo, la camera non riesce a star dietro allo scambio, anche l’altra amica si incazza e snocciola sempre più veloce saltando gli articoli per far prima:

- mafalda, pacchina, nido, muschio, lanterna, katiuscia, gatta, ghira, ginetta, fringuella… -

Le due si accapigliano:

- lerchia, luana, lumaca, patonza, prugna, pucchiacca, sbavona, ubalda, zazzera, spelonca… -

- tagliola, tana, torta, turlio, rotta, quaglia, prindunza, pippa, potta, penceca… -

E’ scattata la rissa. La tipa col prurito è allibita. Il regista entra in campo urlando:

- STOP! -

La troupe si lancia sulle due per dividerle ma loro continuano a menarsi gridandosi addosso sinonimi a nastro:

- STIVA, SUGOSA, SUSANNA, SVERTA, PELOSA, SGNACCA, SCRIFFIA… -

- PATACCA, PASSERA, PIOTTA, MONA, MUSSA, MECCIA…

Campo lungo, dissolvenza, titoli di coda.

Fine

La gnocca del momento
gngal2111-3
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Un post scelto a caso...
Questo l’ho scritto io:
"Kesa - Alla fine della solitudine"

Kesa - alla fine della solitudine E' una storia d'amore, un po' strana, lo ammetto, ma tutti quelli che hanno letto il libro lo hanno trovato bello.

..........

Se volete potete leggere qui i primi due capitoli.

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