Il Papa e Berlusconi. Due al prezzo di uno.
Di ieri l’ultima uscita del Papa sull’aborto terapeutico che secondo lui non può mai essere tale.
Eh già, dall’alto della sua mistica conoscenza, particolarmente profonda in medicina, ostetricia e ginecologia, lui sentenzia che le condizioni di un feto non potranno mai essere abbastanza gravi da mettere davvero in pericolo le sorti della madre o quelle del feto stesso.
E poi prosegue con la frase riportata dal Corriere:
“la donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l’aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto terapeutico“
Come si ci fossero orde di medici che, pur di portare le donne all’aborto, le ingannerebbero sulle reali condizioni del feto
A Benede’…. ma che stai a dì?
Contemporaneamente il Presidente del Consiglio si esprime in un intervento che parla da sè, dando contro alla scuola pubblica che secondo lui adesso sarebbe addirittura pericolosa a causa del comunismo che, sue parole sempre riportate dal Corriere, avrebbe “provocato centinaia di milioni di morti“.
Eh già, perchè il cattolicesimo dell’inquisizione cattolica invece non ha ammazzato nessuno, il Maccartismo negli Stati Uniti non ha fatto male a nessuno e il nazismo ed il fascismo sono stati un toccasana per l’espansione demografica.
O Berlusca… se te set adree a dì? (Milanese: detto in romanesco… ma che stai a dì?)
Uno e uno due… sarebbe ora che vi ritiraste a vita privata. Avete il denaro, tutto quello che potreste desiderare, uno è oltre i 70 e l’altro oltre gli 80. Ma perchè nei prossimi anni della vostra vita non vi godete (e fate godere anche a noi) un po’ di sano silenzio?
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Formigoni nel 2008 c’ha provato. Ha messo insieme una norma che definire iniqua era poco e l’ha imposta in lombardia.
Da quel momento se una donna era in pericolo di vita per problemi durante la gravidanza era meglio che non se li facesse venire dopo la 22° settimana, perchè in tal caso, secondo Formigoni, evidentemente, doveva crepare e basta.
E non solo: la necessità di aborto doveva essere messa nero su bianco da due diversi ginecologi e in più era d’obbligo l’accertamento, successivo all’intervento, della congruenza con le condizioni del feto e quanto dichiarato nelle condizioni che avevano richiesto l’intervento stesso. Più tutta una serie di altri adempimenti da incubo, adempimenti che rendevano l’aborto terapeutico, già doloroso di per se, un autentico incubo per qualunque donna si trovasse in pericolo di salute fisica o psichica.
In altre parole Formigoni si era eretto a garante e promotore di norme in netto contrasto con la legge 194, la quale non fissa affatto un limite alla 22° settimana per l’aborto terapeutico e lascia la valutazione ai medici per ogni singolo caso, norme che non si sa come avevano deciso che la possibilità di vita autonoma del feto iniziava a 22 settimane e tre giorni e quindi dopo tale periodo la donna in pericolo di vita doveva crepare. Punto.
Fortunatamente al TAR qualcuno la testa, e anche laica, ce l’ha ancora sulle spalle, per cui ha semplicemente cassato in blocco la norma, decretando che non esiste che la Regione metta in atto normative in contrasto con la legge nazionale.
Punto.
E tanti saluti.
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E ti pareva… anche sul Nobel devono dire la loro. Il Vaticano non molla e critica l’assegnazione del Nobel a Robert Edwards, pioniere della fecondazione artificiale.
Secondo monsignor Ignacio Carrasco de Paula infatti, sarebbe colpa dello scienziato se oggi si assiste ai fenomeni del mercato degli ovociti e dei figli nati da madri in affitto.
Ora, a parte il fatto che il Vaticano personalmente a me ormai può dire quello che vuole che tanto me ne frego altamente, quello che trovo discutibile è il fatto che la Chiesa, pur di tirare l’acqua al suo mulino, giri il banbino nella culla, addossando alla scienza una responsabilità che, almeno questa volta, proprio non le può essere imputata.
Tutti i fenomeni legati alla fecondazione artificiale infatti sono principalmente da ascrivere a dei governi che continuano a mettere i bastoni tra le ruote a qualsiasi progresso abbia a che vedere con la procreazione, cosa che a parer mio fanno principalmente per motivi demagocici esclusivamente dovuti alla volontà di stare dietro alle assurde quanto reazionarie posizioni cattoliche.
In secondo luogo, quando i governi anche non avessero la responsabilità di cui sopra, ci sarebbe da tirare in ballo l’assurdità del comportamento del tutto anormale delle persone che, pur di avere un figlio, magari anche a 60 anni, quando non ci riescono con metodi naturali si danno alla fecondazione artificiale anziche adottare un qualsiasi bimbo di quelli che, intanto che il Vaticano si straccia le vesti, continuano a crepare di fame in giro per il mondo.
Infine, sulle cause della difficoltà ad avere figli, ci sarebbe parecchio da dire su un fenomeno che, almeno a parer mio, trae la maggior parte delle sue origini nello stile di vita completamente innaturale, nelle porcate che, volenti o nolenti, ci tocca ingurgitare fin dalla tenera età e nel progressivo allontanamento della razza umana da una natura che peraltro stenta sempre di più a sopravvivere.
Detto tutto questo, mi viene proprio da chiedermi se il presidente della Pontificia Accademia per la Vita abbia mai pensato a questi aspetti, non dico tanto… almeno una volta nella sua vita.
Personalmente spero di no, almeno avrebbe una scusante per la sua affermazione.
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A quanto pare, dopo “Ti chiamo domani” e “Lunedi inizio la dieta” dev’essere la terza frase più inutile da dire, almeno stando a quanto suggeriscono le cifre di questo articolo del corriere, secondo il quale l’Italia è tra i primi posti al mondo per gravidanze impreviste.
Ora, prima di continuare, un altro appunto: non commentate questo post adducendo la motivazione che io, essendo un maschietto, non posso sapere com’è fatta e cosa prova una donna perchè, anche in questo caso, il primo che ci prova si becca un vaffanculo gratis!
Fatta la solita premessa, continuiamo.
In Italia ci sono parecchie gravidanze impreviste, dicevamo. Tante da farci meritare una medaglia al merito. L’articolo è interessante, perchè aggiunge anche che il nostro paese è agli ultimi posti nell’uso di pillola anticoncezionale e preservativo.
Potrei dilungarmi sulla singolare coincidenza tra sede del Vaticano e mancanza di precauzioni nel rapporto sessuale (mi pare evidente che la morale gioca una bella parte nella scelta del metodo anticoncezionale) e anche sulle implicazioni sanitarie di tale coincidenza ma non è questa la mira del presente post.
La realtà è ANCHE questa ma, questa volta, non solo.
C’è infatti un fattore determinante in una gravidanza imprevista: l’ovulazione. Niente ovulazione, niente gravidanza. Chiaro il concetto?
Ergo, se in una coppia i due decidono di usare il fallace metodo dellla “marcia indietro”, lasciando perdere i motivi per cui decidono di giocare alla roulette russa, quale sarebbe un comportamento logico?
Beh, mi pare abbastanza ovvio: evitare rapporti non protetti durante il periodo più rischioso, ovvero circa quattro giorni prima e altrettanti dopo l’ovulazione (quattro sono tanti, ma per stare sul sicuro vanno bene), specialmente se il vostro partner ha qualche guarnizione… che perde!
Stabilito che molte donne non hanno un ciclo regolarissimo, per cui la data di ovulazione non è certa (a quanto pare le ovaie non mandano raccomandate con ricevuta di ritorno), come si può ragionare? Beh innanzitutto considerando “a rischio fecondazione” i giorni tra la mestruazione e l’ovulazione. Dopo la data di ovulazione (questa si che diventa una data certa) altri quattro/cinque giorni et voilà… da lì in poi il rischio è minimo.
Ne rimangono pochini, direte voi. Certo! Negli altri, nel dubbio… usate un preservativo, porca puttana!
Ma andiamo oltre. La maggior parte delle donne (e tu che non fai parte della maggior parte e leggi questo articolo, non fare la scandalizzata…) non sanno quando ovulano. Ora, questo è un vero casino! Signore mie: possibile che siate incapaci di ascoltare il vostro corpo al punto di non sapere quando ovulate?
Cazzo! E’ tutta roba vostra, il vostro corpo cambia in maniera impressionante poco prima, durante e dopo l’ovulazione! Il muco cambia densità, l’odore diventa diverso, il seno sembra sollevarsi… ma soprattutto, al vostro interno gli ormoni si scatenano, perchè il vostro corpo si predispone alla possibile gravidanza (e certo che non vi telefona prima, è furbo lui!).
In sintesi, tutto il vostro essere cambia e diventate come la carta moschicida per qualunque maschio nel raggio di trecento metri!
Il problema è che oggi davvero voi donne, nella stragrande maggioranza dei casi, non sapete ascoltare quello che vi accade all’interno. E non lo sapete fare perchè mai nessuno vi ha spiegato come si fa, nessuno si è mai dedicato a voi per insegnarvi quell’ascolto che, anche senza diventare profondissimo, dovrebbe essere in grado di rivelarvi molto sulle fasi della vostra vita sessuale e dirvi quando un rapporto sessuale abbia possibilità di finire in gravidanza.
Ora, se qualcuna di voi pensa che questo sia un giudizio di merito nei vostri confronti… si sbaglia. Questo non è altro che un appello. Non sapete come si fa ad ascoltare il proprio corpo? Bene! Ammetterlo è già una buona cosa, un ottimo inizio! Il passo successivo sarà cercare qualcuno che sia in grado di spiegarvi come si fa.
Il che non deve necessariamente avvenire in risposta alla domanda: “Scusi, lei mi sa dire come si fa a capire quando ovulo?”
Basterà trovare qualcuno che sia in grado di educarvi all’ascolto del vostro corpo in senso lato. Vedrete che una delle prime cose che vi scoprirete in grado di percepire sarà proprio il vostro ciclo ormonale.
Magari non con una percezione diretta (quello è il punto “B”) ma sicuramente con la capacità di cogliere gli avvisi periferici, gli allarmi che il corpo femminile accende tutte le volte che un ovulo sta per diventare il possibile bersaglio di qualche milione di allegri, scodinzolanti spermatozoi… il famoso “BABY ALARM”.
E se il vostro lui si azzarda a pretendere qualcosa di diverso in quei giorni… beh, datemi retta: tirate fuori un bel profilattico dalla tasca, fateglielo penzolare davanti e, fissandolo dritto negli occhi con un lieve sorriso, usate la seguente formula magica:
“No guanto… no party!”
P.S. nel caso vi fosse venuto un dubbio, ascoltare il proprio corpo potrebbe essere un’ottima porta per capire qualcosa di più di voi e di quello che contenete, anche solo a livello potenziale. Ora, magari, fatevi venire un altro dubbio, ovvero il seguente:
“Ma perchè cazzo in Italia nessuno spiega queste cose alle ragazze PRIMA che si caccino nei guai?”
E quando vi sarete date una risposta, proseguite col dubbio, magari chiedendovi CHI potrebbe avere interesse a fare di voi delle fattrici senza voce in capitolo, senza uno straccio di dignità e senza la benchè minima possibilità di sviluppare tutte quelle meravigliose cose che avete dentro.
Dopodiche, individuato il bersaglio, producetevi in un maestoso, altisonante….
VAFFANCULOOOOOOOOOO!
Vedrete che dopo vi sentirete molto, ma molto meglio!
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Già… l’italia è la patria della par condicio, ma con tutto il can can mediatico contro l’aborto, uno spot in difesa della libertà delle donne di decidere se e quando affrontare una gravidanza non lo vedremo mai.
Troppa paura della politica, infognata fino al collo con la chiesa e dipendente dai voti cattolici.
Troppo poca consapevolezza per insegnare ai propri figli e figlie quale sia il vero significato di un rapporto sessuale e di una gravidanza.
Troppo moralismo, troppo poca etica e troppe, assolutamente troppe stronzate che occupano il cervello dell’italiano medio!
Niente preservativi in una farmacia: “Siamo Cattolici”.
In una farmacia di Roma non vendono preservativi perchè sono cattolici. La notizia, per quanto incredibile, la trovate qui.
In Piemonte e Veneto, Cota e Zaia hanno fatto sapere che faranno di tutto perchè la pillola RU486 resti nei magazzini. Vale a dire boicottaggio puro.
Succede solo in Italia. In un qualsiasi stato estero, non potrebbe accadere, tranne forse in Portogallo, ancora più retrogrado, bigotto e bacchettone di noi.
La cosa più importante tuttavia, che nessuno ha sottolineato, è che l’obiezione di coscienza, per quanto odiosa, è prevista dalla legge nei casi di farmaci o pratiche abortive.
Il profilattico, evitando la gravidanza e non interrompendola, non può essere classificato come abortivo e pertanto non può nemmeno essere oggetto di obiezione di coscienza.
Pertanto questi illustri farmacisti, di fatto, stanno infrangendo la legge, rifiutandosi di vendere un articolo che è previsto dal S.S.N. e per cui non è ammesso alcun tipo di obiezione di coscienza.
Poi ci incazziamo per le donne in Burqa. Per me fare violenza ad una donna costringendola ad avere una gravidanza indesiderata o a beccarsi l’AIDS è molto più grave che non costringerla ad andare in giro col velo.
Ma a persone come quelle che gestiscono questa farmacia, evidentemente, questo non passa nemmeno per il cervello.
E non venitemela a menare col fatto che i profilattici si possono acquistare ovunque: se tutti facessero come questi “signori”, diventerebbe impossibile!
Episodi come questo, vanno stroncati sul nascere. Peccato che non ne abbia il potere, perchè io a questi gli toglierei la licenza, la laurea e poi li sbatterei a fare i farmacisti in Iran.
Articoli correlati:La sanità italiana le nega la pillola del giorno dopo. Mette al mondo un figlio e chiede 500.000 euro di danni.
Grande! Anzi: Grandissima! Bravaaaa! Era ora!
La storia è la solita dell’Italia cattobacchettona e fedifraga: preservativo rotto durante il rapporto sessuale; lei va in quattro o cinque tra ospedali, guardie mediche e affini, ma ha la sfiga di incontrare sempre obiettori di coscienza che le negano la pillola del giorno dopo.
Riesce a farsela prescrivere solo dopo diversi giorni ma ormai è tardi: è incinta, dopo nove mesi partorisce e il padre non riconosce il pupo.
La donna parte all’attacco e denuncia la ASL, chiedendo 500.000 euro di danni.
A questo punto mi sovvengono tre considerazioni.
Prima: per legge un obiettore è tenuto ad indicare a chi ne faccia richiesta dove trovare assistenza. Ma questo ovviamente lo sanno in pochi.
Seconda: la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo ma contraccettivo e, pertanto, nessun obiettore lo può negare. La differenza rende la cosa di rilevanza penale. E anche questo, evidentemente, lo sanno in pochi.
Terza: ecco a cosa porta una società in cui si consente alle convinzioni religiose di interferire con lo Stato: un figlio indesiderato, un uomo che se ne lava le mani, una donna con la vita rovinata perchè di abortire non ne voleva nemmeno sapere.
In conclusione: mi piacerebbe davvero molto che la signora vincesse la causa.
Mi piacerebbe ancora di più che la ASL si rifacesse poi materialmente su quegli obiettori che hanno prodotto questo danno.
Auguri, signora.
Articoli correlati:Primario chiama “assassine” tre donne in attesa di abortire
Grazie a chi di dovere per la segnalazione.
Su “Repubblica” in questo articolo, la vicenda di tre donne in attesa di IVG che si sono viste arrivare il primario di ginecologia che davanti a tutti ha urlato loro in faccia
“Assassine! State uccidendo vostro figlio!”.
Sinceramente mi chiedo come sia possibile che a un primario di ginecologia possa essere consentita l’obiezione di coscienza.
Ma soprattutto mi chiedo come sia possibile che qualcuno, per motivi religiosi, sia disposto a schiacciare sotto i piedi i diritti di tutti gli altri.
Sei cattolico? Non vuoi abortire? E non abortire!
Ma piantala di rompere i coglioni a chi non la pensa come te!!!
E ‘un problema dell’integralismo: ti porta a vedere solo la tua visione come esatta. E alla fine a volerla imporre agli altri a tutti i costi.
Gandhi, che credo nessuno possa considerare un cretino, diceva:
Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, l’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno.
Ru486. Bagnasco, quando la pianterai di volerti fare i cazzi nostri?
E ti pareva che Bagnasco non ci mettesse il naso anche stavolta? Un articolo su Repubblica e il solito retrogrado, reazionario, medievale punto di vista della Chiesa cattolica spunta di nuovo.
Cito volentieri Fabio Pari che, con un ragionamento che non fa una piega, dice:
Nessuna istituzione ne religione obbliga una donna contraria all’aborto ad abortire, perché la Chiesa e i suoi militanti si sentono il diritto di sottrarre il libero arbitrio a chi non la pensa come loro?
E poi mi chiedo: come mai sull’influenza suina e su tutta ‘sta puttanata del vaccino relativo non hanno fatto un fiato?
Cos’è: sull’aborto non è ingerenza in uno stato laico e sul possibile omicidio di massa no?
E la cintura di castità? A quando?
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Ci risiamo: il Papa su eutanasia e fecondazione assistita
Il Papa ritorna sulla questione dell’eutanasia e della fecondazione assistita, condannandole entrambe in quanto “contrarie alla giustizia sanitaria” e contro il diritto alla vita.
Giustizia sanitaria? Già non sarei d’accordo sull’ascriversi un’autorità rappresentativa della giustizia divina (che poi ci sarebbe davvero da disquisire sull’argomento) ma la giustizia sanitaria da dove viene fuori? E perchè mai dovrebbe essere diritto del Papa attribuirsi l’autorità in materia?
Ma andiamo oltre: in che modo la fecondazione assistita sarebbe contraria alla vita? Mi sbaglio o è esattamente il contrario?
Potremmo dire che è contro natura, forse. Certo, in alcuni casi lo è, ma in tutti gli altri? Perchè mai una coppia che non riesce a procreare in altro modo dovrebbe rinunciare ad avere un figlio se tramite la scienza può riuscire? Come può essere questo contrario al diritto alla vita?
Ma poi, soprattutto, consideriamo che il discorso del Papa è rivolto agli operatori del settore sanitario, gli stessi che solo due giorni fa si sono lamentati perchè negli ospedali stanno iniziando a limitare le assunzioni di obiettori di coscienza.
Un discorso che sostanzialmente vuole ingerire nella linea di condotta di impiegati in un servizio pubblico di uno stato che, quantomeno sulla carta, dovrebbe essere laico.
L’imposizione di un magistero che non credo potrebbe essere più lontanto dalle radici etimologiche del termine:
Magistero, Magister, Maestro.
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