Imparare a riconoscere l’amore

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Quando l’epidemia sarà passata, molti di noi avranno rivisto le proprie priorità. Io personalmente spero davvero che saremo in tantissimi ad averlo fatto, perché senza un cambiamento solido, importante, tutto questo periodo che comunque ci lasceremo alle spalle avrà causato solo sofferenze inutili.

Invece, iniziare oggi il cambiamento potrebbe davvero fare la differenza. Il mio primo suggerimento è quello di iniziare a comprendere come riconoscere l’amore al di là degli stereotipi che, sempre di più, ci stanno portando nella direzione della superficialità più becera.

Innanzitutto chiariamo che l’amore di cui stiamo parlando non è di certo quello con la “A” maiuscola ma è comunque qualcosa di più evoluto di quello che oggi intendiamo per tale. Si tratta di un primo step, di una prima evoluzione (peraltro già non semplice) ma che potrebbe davvero fare la differenza in quello che alla fine è l’unica cosa che conta: trasformarsi in autentici esseri umani.

Chiarisco anche, mi pare utile, che stiamo parlando in generale: il mondo è pieno di persone che già sperimentano un amore la cui qualità non ha nulla a che vedere con quello che la massa intende per tale.

Per venire al sodo, ad oggi l’amore è visto in un modo un po’ banale: un’emozione magari anche forte ma completamente subissata dalla morale e dal comune senso del pudore, per cui molto spesso parlerei più della famosa equazione di Pigi (prof. di elettrotecnica dei miei tempi) che sostanzialmente era la seguente:

Amicizia + Sesso = Amore

E aggiungerei che è così solo nei casi più elevati (si fa per dire). Nella stragrande maggioranza l’amore viene considerato tale solo se rientra nei canoni imposti dalla società in termini di quanto di più becero si possa immaginare.

E’ per questo che, nel tempo, si è persa una concezione più ampia (e sicuramente più matura) dell’amore. Se chiedete a una donna di 90 anni cos’è l’amore per lei, potreste davvero rimanere scioccati dalla distanza tra la sua concezione e quella attuale. Ho detto una donna ma avrei potuto dire un uomo, anche se a tutti gli effetti, tocca scegliere con cautela il soggetto, in quest’ultimo caso.

Comunque sia, quello che voglio evidenziare è che ad oggi si è persa la capacità di riconoscere l’amore quando si presenta in modo diverso dalla nostra concezione di esso. Da 50 anni a questa parte questa possibilità è andata riducendosi, lasciando spazio appunto, come detto sopra, ad uno stereotipo sostanzialmente unico che ha eclissato qualunque altro aspetto.

L’amore di cui parlo sarebbe comunque stato difficile da riconoscere mezzo secolo fa ma oggi è praticamente impossibile, perchè l’unica versione che viene riconosciuta è quella dell’amore egoico, ovvero basato sull’ego. La realtà è che amore ed ego hanno ben poco a che vedere, a meno che non si parli di utilizzo consapevole di quest’ultimo nel mantenimento di un sentire costante, unico (quello che nel post precedente ho chiamato “Amore per volontà”). Si può decidere di amare? No, non a questo punto evolutivo ma si può senz’altro decidere di continuare ad amare, al di là delle influenze esterne ed impegnare a tal proposito la propria volontà, sostenuta possibilmente da un ego che fa il nostro volere e non che si sostiuisce ad esso.

Si può anche decidere di sviluppare un amore, impersonale e senz’altro più autentico dell’attuale versione circolante. Si può persino decidere di amare qualcuno (ma attenti perchè è un sentiero pericoloso) se abbiamo sufficiente controllo sul nostro emotivo e se sussistono le condizioni di apertura necessarie.

Credo sia chiaro, in base a quanto detto finora che l’amore di cui parlo non è assolutamente quello di dominio comune. Proprio per questo, una tale visione è difficile da interpretare come amore quando gli occhi di chi guarda sono coperti dalle fette di prosciutto dell’ego (che sono sovente molto spesse).

Eppure un modo per imparare a riconoscere l’amore quando è diverso dalla nostra concezione… esiste! (Oooh! finalmente una buona notizia). E’ un percorso coscienziale, di espansione coscienziale per la precisione, che inizia con un atto piuttosto semplice, un pensiero consapevole che occorre tenere fermo nella mente ed è il seguente:

“Come appaio io agli occhi di quella persona?”

E’ un dubbio fondamentale da farsi venire perchè abitualmente proiettiamo la nostra visione di noi stessi negli occhi degli altri. Ma loro (gli “altri”) ci vedono con i propri occhi, con la loro “visione”, non con la nostra. Se avete la fortuna di avere un compagno o una compagna, provate a fare questo esercizio, provate a vedere voi stessi con i suoi occhi. Già questo è un atto d’amore fuori da ogni parametro abituale. Cercare di vedere noi stessi attraverso gli occhi di chi ci sta vicino significa cercare l’unità con quella persona.

Ma anche qui devo mettervi in guardia: può essere uno choc di una potenza inusitata. Potremmo scoprire che il modo in cui vediamo noi stessi è per l’altro più alieno di quanto crediamo… un po’ come quando ascoltiamo la nostra voce registrata per la prima volta.

Potete fare questo esperimento: guardatevi bene allo specchio per qualche secondo poi, senza cambiare posizione o espressione, scattate due foto con il cellulare. La prima puntando l’obiettivo verso di voi e la seconda verso la vostra immagine riflessa. A questo punto cercate di essere presenti a quello che vedete nello specchio e poi… guardate le foto. La differenza tra quello che vedevate riflesso e quello che vedrete nelle due foto, vi darà la dimensione di quanto soggettiva sia la vista. A questo punto prendete la differenza, moltiplicatela per infinito e avrete la misura di quanto sia diverso quelle che può vedere chi sta con voi. Occhio però: se non vedete una differenza, significa che siete talmente identificati col vostro aspetto da non vedere praticamente nulla della realtà.

Farsi la domanda di cui sopra ma, soprattutto, cercarne la risposta con il cuore (non con le emozioni quindi), è proprio il primo passo in direzione di un’espansione coscienziale. Non è ancora un’espansione reale, intendiamoci… questa è qualcosa che verrà dopo. Diciamo che è lo spostamento di tutto il piano identificativo personale (ovvero di ciò in cui ci identifichiamo), da noi stessi a… altro. Attenzione: quando anche riusciremo a comprendere la visione altrui, ricordiamoci che comunque non è neppure quella qualcosa di oggettivo, anzi… quindi dovremo essere molto desti a non scambiare una differente soggettività con una oggettività. Un errore estremamente frequente perchè all’inizio, qualunque soggettività diversa dalla nostra ci apparirà più oggettiva (ma ovviamente non lo può essere). Ciò non di meno, avremo fatto il primo passo verso una dimensione più vasta (come disse Obi Wan Kenobi al giovane Luke).

Continua… (e ci si vedrà in giro!)

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