Coronavirus: batterlo sta a noi (almeno in parte)

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Purtroppo in questi giorni siamo arrivati alla frutta o, meglio, alla gabbia. Il Governo, per cercare di fermare l’epidemia dilagante, ha dovuto addirittura bloccare l’intera Lombardia e altre provincie, ponendo pesanti limitazioni anche alla mobilità interna (ovviamente, altrimenti sarebbe stato un provvedimento del tutto inutile).

Prima di proseguire, vi mostro un grafico dell’andamento dei nuovi casi in Cina, dall’inizio ad oggi. Non fate caso a quello “spike” del 13 Febbraio perchè è prodotto dal cambio di metodo di conteggio occorso in quella data: di fatto, dato che sono mostrati i “delta” giornalieri (cioè il numero dei nuovi casi ogni giorno), il cambio di conteggio è poco influente dal punto di vista dell’andamento della curva (lo è dal punto di vista assoluto ovviamente).

Come si vede, in Cina, dopo circa un mese e mezzo, i nuovi casi sono praticamente all’osso (ad oggi, sono 45).

Durante il contenimento i Cinesi sono arrivati a blindare le città (non le regioni) in cui scoppiavano i focolai e le persone si ammalavano a ritmo impressionante, per più di 60 milioni di persone, e lo hanno fatto dopo 7/10 giorni dall’esplosione dell’epidemia (e come sappiamo, in realtà si sono mossi dopo circa 3 settimane da quando il governo ha saputo davvero quello che stava accadendo).

Ora noi in Italia siamo messi così:

Il 7 Marzo, abbiamo avuto un delta di 1.245 casi (lasciamo perdere che in realtà era minore, perchè nei giorni precedenti, non si sa quanti, non avevano conteggiato 300 casi, non si sa per quale motivo), circa un quarto del picco massimo cinese (4.500 contagi circa) prima del cambio di conteggio.

Ora, vorrei far notare la somiglianza dei due grafici, per il periodo di tempo di circa 15 giorni dalla data di inizio del problema. Per dare un’idea ho sovrapposto le curve adattando proporzionalmente i numeri in modo da poterne paragonare lo sviluppo:

Per tutti i dati la fonte è la John Hopkins University e li trovate, ufficiali e aggiornati giornalmente, qui: https://github.com/CSSEGISandData/COVID-19

L’ultima osservazione riguarda il tasso di mortalità: lo stiamo misurando rispetto agli infetti noti ed è piuttosto alto (al 7 Marzo in Italia il 3.96%) ma, dato che manca il dato fondamentale ovvero quante persone siano davvero infette e si siano ammalate solo leggermente oppure per nulla, questa cifra ha un’importanza relativa: in altre parole, per chi si ammala, quello è il tasso di mortalità ma, rispetto a tutti gli infetti il tasso è probabilmente molto inferiore. Ma questo poco importa davvero, perchè già così abbiamo gli ospedali al collasso. E se a qualcuno capita di avere bisogno della rianimazione anche non per il Coronavirus, deve accendere un cero alla Madonna se trova il modo di farsi curare.

Per proseguire, quello che possiamo dire, pur senza modelli di analisi statistica epidemiologica e medica è che, in qualche modo, i numeri potrebbero muoversi in modo omologo. Se così fosse, potremmo aspettarci di essere al picco o quantomeno molto vicini. Non è una certezza, non sono un epidemiologo, ne un virologo, ma con i numeri diciamo che ho una certa dimestichezza. E’ ovvio che potrei anche sbagliarmi completamente e questo deve essere chiaro, ma la cosa che ci dice il buono senso (a prescindere dai numeri, oggettivi o no che siano) è che tutto questo potrebbe essere qualcosa che ci lasceremo alle spalle, magari non subito ma in un periodo di tempo che potrebbe essere ragionevole.

Ho detto “potrebbe” perchè adesso tutto dipende da noi o, meglio, da ognuno di noi.

Basta dire che questa è poco più di un’influenza, perchè sostenendo questa che a tutti gli effetti è una minchiata (dimostrata sul campo dalla quantità di persone in rianimazione o terapia intensiva, numeri che non si manifestano nella normale influenza, oppure purtroppo decedute, il tutto in un lasso di tempo troppo ristretto), induciamo altri a comportarsi in modo sconsiderato.

Non serve l’Illuminazione per adottare comportamenti adeguati, bastano buon senso e un minimo di responsabilità. L’egoismo in queste situazioni può fare danni di una gravità inusitata; piantatela di pensare solo ed esclusivamente a voi stessi o, meglio, fatelo ma con lucidità: questo implica evitare di infettare il prossimo a tutti i costi. Se fin dall’inizio tutti avessero indossato una mascherina in pubblico, invece di prendere per il culo quei pochi che lo facevano, ad oggi i contagiati sarebbero sicuramente meno. A questo punto, continuare a non indossarla significa non riuscire a pensare che ognuno potrebbe essere infettivo, anche se magari senza sintomi (che magari non svilupperà nemmeno mai): è da irresponsabili ma anche da stupidi, perchè ognuno potrebbe essere il prossimo infettato. E a questo proposito, coloro che hanno fatto immediatamente incetta di mascherine per poi non usarle (neppure ora), impedendo ad altri di averne, oppure ancora peggio per rivenderle a prezzi folli, sono la parte di razza umana più esecrabile che esista.

Basta raccontare stronzate su microchip, 5G, scie chimiche e via dicendo. Qualunque sia la causa di questa “epidemia” (e chi mi conosce sa perfettamente come la penso in merito), ora quello di cui dobbiamo occuparci è come uscirne con il minor danno possibile, non trovare scuse per evitare di adottare regole e comportamenti adatti.

Basta sostenere che sia solo una manovra mediatica: questo equivale a intraprendere comportamenti irresponsabili (se si è coerenti ma poi quelli che sostengono questo sono di solito i primi a nascondersi) ma soprattutto, ancora peggio, ad incoraggiare altrettanta irresponsabilità da parte di chi non ha capacità di discernimento sufficiente per capire che non è così.

Basta comportarsi da idioti, come se nulla fosse, fottendosene delle direttive sulla distanza e sul contatto personale perchè “Io non ho paura del Coronavirus“: se affollate i Navigli, le stazioni sciistiche, i bar e i ristoranti, andate ad aperitivi, cene, rave party, concerti e serate in discoteca, non fate altro che esporre voi stessi e chi vi starà vicino da lì in poi ad un rischio inutile, rischio che, se per un adulto di mezza età è magari quello di finire per qualche settimana in terapia intensiva o peggio in rianimazione, per anziani e malati è concretamente quello di morire. E di una morte non bella, perchè morire per insufficienza respiratoria, equivale ad annegare, solo più lentamente. E se oggi siamo arrivati a bloccare un’intera regione di 10 milioni di abitanti, è anche grazie a questi comportamenti imbecilli.

Basta andare in chiesa, a meditazione o dovunque si vada per il proprio culto: a Dio (in qualunque forma sia adorato) non frega una beneamata fava se non vi confessate o se non partecipate al gruppo di meditazione, preghiera o qualunque altra cosa.

Basta affollare mezzi di trasporto, tram, autobus, metro, treni ed aerei. State a casa, porca troia! Non andate in giro come se le sorti del mondo dipendessero dalla vostra presenza in ufficio. E questo vale sia per i dipendenti che per gli autonomi: fermarvi due settimane oggi potrebbe permettervi di evitare di fermarvi per sei mesi o peggio domani (senza contare che il 90% dele attività lavorative non produttive può essere svolto in remoto).

Sostenete in tutti i modi possibili il personale medico e infermieristico: se si ammalano loro, poi a voi chi vi cura?

Il mondo non crollerà se state a casa per due o tre settimane, e l’Italia idem. Ma se non lo fate rischiate di stare a casa per molto più di tre settimane e allora si che il mondo crollerà, quantomeno il vostro personale insieme a quello di moltissimi altri: l’ambito economico è già semidistrutto adesso (e saranno davvero cazzi risollevarne le sorti) ma se lo stop durerà di più, allora diventerà impossibile.

Il mondo sicuramente va avanti, ma come, con chi e quanti di noi, adesso più che mai, dipende da come ci comporteremo da ora in poi.

Ci si vede in giro (ma non adesso)!

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