Come nascono i pensieri ossessivi

Potete ascoltare/scaricare il podcast qui sotto oppure iscrivervi al canale Telegram: 

Credo sarà capitato a tutti noi, di “entrare in paranoia” su qualcosa, dove per “paranoia” si intende una preoccupazione o una paura per qualcosa di negativo che potrebbe accadere. Gli stati d’ansia che si generano in questi casi vanno dal “nessun problema” al “terrore totale” (con tutte le sfumature che ci stanno in mezzo) a seconda della persona ma, a tutti gli effetti, che mi risulti, prima o poi può capitare davvero a tutti di sperimentare un pensiero ossessivo su qualcosa che potrebbe anche andar male (magari solo con lo 0,00001% di possibilità) e che pian piano diventa sempre più forte, sempre più pregnante nella nostra mente fino a causare anche veri e propri attacchi di panico.

Le ragioni che concorrono ad episodi di questo tipo possono essere davvero tantissime ed entrare in azione tutte insieme o solo in parte a creare momenti davvero poco piacevoli. Non essendo uno psicologo, non ho intenzione in questo post di analizzarle tutte ma solo di prendere in analisi il meccanismo relativo al pensiero meccanico per tentare di spiegarne una parte.

Parleremo quindi di quei casi in cui la nostra mente continua a proporci sempre la stessa solfa, presentando sempre gli stessi pensieri, quasi sempre nello stesso ordine, portando comunque invariabilmente sempre alla stessa conclusione di quale sia il possibile epilogo, di solito il disastro.

Dobbiamo prendere in considerazione due fattori importanti. Il primo è l’acclarata “tossicodipendenza da emozioni negative” di cui quasi tutti, in un modo o nell’altro, soffriamo. Le emozioni negative sono più facili da generare, provare ed accettare, perchè sono mediamente più veloci e, soprattutto, più dense di quelle positive.

Noi siamo attratti morbosamente da questo genere di emozioni, tanto è vero che prprio su questo si basano, per fare un esempio, tutti i quotidiani che, proprio perchè conoscono perfettamente questo meccanismo, tendono a fare una tragedia di qualunque cosa, anche non grave e comunque a porre sempre l’accento sul lato negativo degli eventi. Oppure è il motivo per cui in caso di incidente le persone accorrono per vedere cosa accade e non si sognano magari neppure di prestare soccorso ma creano capannelli di “curiosi” (oppure code sulla corsia opposta). Oppure, esempio ancora più lampante, il motivo per cui i siti di previsioni meteo tendono sempre a parlare di eventi avversi, maltempo, spesso con un linguaggio roboante (una volta si diceva “nubifragio”, oggi si parla di “bombe d’acqua”, per dirne una), anche quando magari il sole splende alto nel cielo ma a quel punto il titolo diventa “oggi sole ovunque ma domani torna la pioggia”, sapendo perfettamente che presentando emozioni negative, attrarranno molto più traffico.

Si potrebbe proseguire per ore ma credo che basti per capire di cosa stiamo parlando: noi andiamo a cercare le emozioni negative. Alla fine il motivo di questa tendenza (quantomeno uno dei tanti ma sicuramente uno dei più seri) è che… è più facile!

Il secondo fattore da prendere in considerazione è la linea di minor costo o resistenza. Come abbiamo detto in tanti articoli, l’universo tende a seguire la linea di minor resistenza. Tutto si muove in direzione del minor costo energetico. L’acqua scorre verso il basso e non viceversa, l’elettricità scorre verso il polo di minor potenziale, l’economia si muove sempre verso il massimo profitto a minor costo, appena possiamo prendiamo l’auto invece che andare a piedi o in bici… etc. etc.

Nel nostro mondo interiore, tutto ciò che è automatico, meccanico, non fa eccezione. I pensieri meccanici, quelli che vengono creati automaticamente dalla nostra mente in risposta ad eventi esterni o interni, seguono la stessa regola. Nel caso di questo post, i pensieri vanno in direzione delle emozioni negative in quanto sono quelle più facili da generare, con cui interagire e che richiedono minor controllo: si creano da sole ad ogni occasione, sia in risposta al bombardamento di stimoli esterni (giornali, media, web…) che a quelli interni.

Quindi, quando iniziamo a pensare a ciò che potrebbe andar male, stiamo semplicemente assistendo al comportamento automatico della nostra mente. E già mi vedo quelli che commenteranno: “Ah… io sono diverso…. sono sempre ottimista”. La risposta è: bravo! Bene! Ma funziona fino a che non ti scontri con una paura di quelle che potremmo definire “fondamentali”. Allora il tuo innato ottimismo potrebbe infrangersi come uno specchio colpito da un mattone. Poi magari non succede ma, per esperienza, direi che prima o poi anche all’ottimista più incallito può capitare di sperimentare il pensiero ossessivo.

Quando inizia, questo tipo di pensiero segue una sequenza che apparentemente è perfettamente logica ma, a guardarla bene, ci si accorge che di logico ha solo la “consecutio”. In realtà ogni pensiero che deriva dal precedente si crea sotto la guida della paura. Quindi se da A può seguire B o C dove B è “tutto ok” mentre C è “la conseguenza peggiore di A”, ecco che da A seguirà invariabilmente C. Da C a sua volta seguirà E (negativo) anzi che D (positivo) e così via, fino a che la sequenza di eventi che potrebbero accadere si conclude con quella che è, di solito, la materializzazione di una o più delle nostre paure fondamentali.

Non è sfiga, depressione o stupidità; si tratta semplicemente della nostra mente che, alimentata dalle emozioni negative, continua a scegliere come pensiero successivo della catena quello più comodo. Ovviamente quello negativo, non quello positivo. E’ il pensiero meccanico che si muove in questo modo e che è stato addestrato a comportarsi così in anni di condizionamento alla paura, al pessimismo, all’essere indifesi, senza speranza etc. etc.

Tutte le religioni, ad esempio, insegnano a temere l’ira divina, pur promulgando l’immagine di Dio come buono, giusto, onnisciente e onnipotente. Che la domanda viene spontanea: ma allora… perchè si incazza?

La legge umana insegna a “comportarsi bene” per evitare la punizione, non perchè è giusto comportarsi in modo dignitoso, umanamente corretto. La detenzione e la privazione della libertà, alla fine sono solo una punizione (quando non una vendetta della società) e non, come spesso sbandierato, un percorso di recupero per l’individuo che ha commesso il crimine.

Noi viviamo costantemente immersi in un gigantesco campo che ci spinge a muoverci verso la paura; le nostre emozioni sono costantemente guidate verso i toni cupi, verso il peggio che potrebbe accadere.

Ed è grazie a questo che nascono i pensieri negativi: è la linea di minor resistenza. Ma non è finita: perchè un pensiero passi da “negativo” ad “ossessivo”, occorre che continui a ripetersi. Ed è esattamente quello che accade nella nostra testa quando il pensiero negativo “tira” verso qualcosa che ci fa paura: i pensieri diventano sempre più o meno uguali e portano sempre a prevedere come probabile (quando non sicura) la conseguenza più temibile (per noi). Ancora una volta, la ripetizione del pensiero sempre con la stessa sequenza è dovuta alla linea di minor resistenza: per la nostra mente è più facile pensare sempre le stesse cose che pensarne di nuove. Ed ecco che i nostri pensieri si ripetono sempre uguali, con una sequenza all’apparenza perfettamente razionale ma in realtà completamente illogica.

E più la sequenza si ripete, più diventa solida, inamovibile. In qualche modo si scava una specie di sentiero per i pensieri, esattamente come si scava nella neve il percorso dei pneumatici, i pensieri che si ripetono aprono una via per cui al ciclo successivo sarà sempre più facile seguire quello precedente anzi che uno nuovo e diventerà di conseguenza sempre più difficile pensare in altro modo.

Credo che comprendere questo meccanismo possa aiutare ad intervenire sui nostri pensieri anche in modo autonomo. Se siamo svegli, vigili, ci accorgiamo quando la nostra mente parte per la tangente e, se interveniamo subito, possiamo davvero cambiare il modo in cui si comporterà. Ma anche se non siamo immediati, e questo è il bello della cosa, potremo comunque intervenire con lo stesso modo anche più in là, anche quando la faccenda si è già in qualche modo stabilizzata in malo modo: occorrerà più energia, certo, più determinazione… ma funziona.

Ora il post è già diventato molto lungo ma qui di seguito vi metto il link a due altri post in cui ho condiviso alcuni metodi estremamente funzionali per prenderci cura dei nostri pensieri, e altri li trovate di volta ion volta sotto agli stessi, nella sezione “Altri articoli sul genere”. E ricordiamoci che non si tratta di “credere” ma di “mettere in atto”. Qualunque metodo funziona solo se lo applichiamo nella realtà. Se ci fermiamo ad elucubrarne le modalità, decidendo se ci piace oppure no, se funziona oppure no, esclusivamente nella nostra mente, nulla sarà mai efficace.

Una volta in più: se non fai un cazzo, non cambia un cazzo!

Ci si vede in giro!

Come gestire i pensieri automatici: qualche semplice tecnica

Usare il cuore per cambiare la polarità del pensiero

 

 

Condividi

Commenta con il tuo nome Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *