Difendersi e farsi giustizia da soli sono due cose diverse... - Franz's Blog

Difendersi e farsi giustizia da soli sono due cose diverse…

DefendingYourself…ma tendono a diventare uguali nella testa degli esseri umani (specialmente se religiosi, a prescindere dal credo). E siccome i legislatori altro non sono che esseri umani, ecco che spesso la giustizia impedisce al cittadino di difendersi.

Chiariamo subito una cosa: “farsi giustizia da soli” significa ritenere che l’unica giustizia valida sia quella indicata dal proprio senso della morale. Da qui il fatto che ciò non possa che essere sostanzialmente sempre contro la legge.

Difendersi invece è tutt’altra cosa: la giustizia in questo caso non entra nel computo, dato che difendere sé stessi non è “giusto” quanto “un diritto fondamentale e inalienabile”.

Ma se la difesa di noi stessi è un diritto (e sfido chiunque a sostenere il contrario), perchè aspettiamo, o a volte addirittura pretendiamo, che siano altri a difenderci?

Certo, essere difesi dallo Stato è un nostro diritto sancito dalla legge ma… una legge non sempre è applicabile. Se un delinquente ci minaccia con un coltello, è in quel momento che ci serve essere difesi dalle forze dell’ordine, non dopo minuti o ore, quando ormai tutto è già accaduto.

Pretendere che sia lo Stato a difenderci non ha senso. Eppure è proprio in questa direzione che vanno la maggior parte delle leggi, in cui la difesa del cittadino viene sempre più delegata a forze di Polizia che, per ovvi motivi e non disponendo della facoltà dell’onnipresenza non possono assolutamente assolvere a questo compito, specialmente in zone in cui la criminalità è molto presente.

Inoltre non bisogna confondere il diritto alla difesa di sé stessi con il diritto alla giustizia. Il secondo infatti, pur essendo anch’esso sancito per legge, non può che offrire la punizione del colpevole che ci ha danneggiati ma questo in nessun modo toglie una sola virgola al male che ci è stato fatto.

A volte leggo di storie tremende, di persone che magari sono state uccise o violentate o comunque hanno subito pesantissime aggressioni fisiche da parte di delinquenti che, pur noti alla legge, non hanno potuto essere fermati prima che fosse troppo tardi.

Questo non dovrebbe avvenire, certo: lo Stato dovrebbe essere in grado di difendere il cittadino ma… sappiamo che non è così. Pretendere ugualmente che ciò avvenga, quando sappiamo che non può avvenire, è una sciocchezza, è un intestardirsi egoico su un diritto che, pur essendo nostro in tutto e per tutto lo è solo dal punto di vista teorico, perchè di fatto non ha basi pratiche su cui poggiarsi. E non c’è nulla di più letale che pretendere un diritto che non può essere concesso.

Faccio un esempio realmente accaduto in Inghilterra, nel Sussex se non erro, dove il possesso di armi da parte del pubblico è piuttosto rigorosamente regolamentato; una donna viene continuamente molestata da un vicino di casa, un poco di buono violento.

Dopo diverse denunce nei confronti dell’uomo (che peraltro aveva parecchi precedenti come sex offender), ad un certo punto viene aggredita in casa e violentata dallo stesso.

Il giorno dopo l’uomo viene arrestato, processato e messo in carcere ma, alla fine del processo, urla alla donna che la ammazzerà. A distanza di anni nessuno si ricorda più delle minacce, l’uomo viene scarcerato per scontata pena e, ovviamente, la prima cosa che fa è andare a casa della donna per vendicarsi.

A questo punto quello che davvero è accaduto, ve lo dico dopo.

Immaginiamo che questa sia la trama di un romanzo. Che finali potremmo scrivere? Diciamo sostanzialmente tre.

Il primo: la donna, fiduciosa delle istituzioni che dovrebbero tutelarla, non si occupa della propria difesa. Viene aggredita, pestata a sangue e alla fine uccisa.

Il secondo: la donna sa che la polizia non può essere presente nel momento esatto in cui serve ma ha troppa paura delle possibili conseguenze legali e, invece che procurarsi un’arma adatta a difenderla, frequenta un corso di arti marziali e difesa personale. L’uomo la minaccia con una pistola, poi la pesta a sangue e quindi la uccide.

Il terzo: per pura fortuna la donna riesce a chiamare la polizia, chiudendosi in casa. L’uomo sfonda la porta, e quando la polizia arriva dieci minuti dopo, non può far altro che constatare la morte della donna.

In tutti e tre i casi ad uccidere la donna, oltre chiaramente alla follia ed alla cattiveria dell’uomo, è stata la paura di andare contro la legge mettendo sé stessa in grado di difendersi e la pretesa (teoricamente più che legittima ma praticamente inapplicabile) che fosse lo stato ad occuparsi della sua difesa.

Ora vi dico com’è andata a finire invece realmente: la donna si è procurata una pistola di grosso calibro adatta al cosiddetto “porto occulto”, ovvero ad essere portata in modo discreto, ovviamente illegalmente, dato che non possedeva porto d’armi e da quando l’uomo è stato scarcerato, l’ha portata praticamente sempre con sé (rischiando continuamente di finire in galera, ovvio ma, nel caso, in carcere sarebbe comunque stata al sicuro dall’uomo).

Quando lui l’ha aggredita davanti alla porta di casa, minacciandola a sua volta con una pistola, la donna ha fatto fuoco con l’arma che teneva nella tasca del soprabito. L’uomo è morto e lei è stata denunciata per omicidio e detenzione illegale d’arma.

Tuttavia, dato che in Inghilterra non sono idioti come in Italia, al processo le sono state concesse tutte le possibili attenuanti generiche e, dopo una battaglia legale durata mesi, alcuni dei quali passati in galera, la donna è stata riconosciuta comunque colpevole ma condannata ad una pena minima che ha scontato ai domiciliari.

Risultato: il suo aggressore sta guardando le margherite crescere dalla parte delle radici e lei è viva, sana e libera di vivere i suoi restanti anni con la sua famiglia (che ogni giorno ringrazia Dio di vederla ancora viva).

Morale della favola: preferite un brutto processo o un bel funerale?

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