Libri per sapere: Il nunzio del bene venturo di G. I. Gurdjieff

01_145872_Il-nunzio-del-bene-venturoIl primo libro pubblicato personalmente da Gurdjeff (e anche l’unico pubblicato fintanto che è rimasto in vita). Contiene alcuni insegnamenti estremamente utili ma più che altro è un manifesto della complessa personalità e formazione di Gurdjieff e del suo modo di percepire e mettere in pratica l’insegnamento.

Se vogliamo, anche un modo per capire un pelo di più uno degli uomini più complessi del panorama esoterico di quell’epoca e anche una chiave per interpretare la personale, per quanto discutibile, scelta da lui effettuata di seguire la “via del biasimo” per evitare quella misteriosa condizione che lui stesso chiarisce ben poco, detta “Tzvarnoharno”.

Una condizione che, una volta venutasi a realizzare nell’interno di qualcuno che pur lavora per il bene dell’umanità porta invariabilmente alla distruzione sia sua che di coloro che lo seguono in essa.

Un testo per molti versi apparentemente noioso, ma solo se lo si estrapola dal contesto originario, o se lo si affronta armati di troppe o errate aspettative.

In realtà, “Il Nunzio del Bene Venturo” può essere davvero visto come un chiave per dipanare alcuni dei lati misteriosi del grande Gurdjieff.

Da leggere, senza dubbio.

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2 Comments

  1. Patrizio ha detto:

    Ciao Franz
    Perdona la mia ignoranza.. Ti chiedo di chiarire quanto dici relativamente alla via del biasimo per evitare la condizione di “Tzvarnoharno”. Se possibile, ovviamente. Non conoscevo l’esistenza di questo libro e in questo periodo sto riprendendo in mano alcuni testi relativi all’insegnamento di Gurdjieff per trarre delle informazioni sulla macchina umana… Direi, più precisamente, che una serie di circostanze mi hanno portato a riprenderne la lettura per far chiarezza, a livello mentale, sul funzionamento e la struttura della macchina umana. Grazie per l’eventuale risposta, altrimenti ti saluto con tutto il cuore e ti ringrazio sempre per quello che fai in questo blog.

    • Francesco Franz Amato ha detto:

      Più che altro scusa tu per il ritardo di questa risposta… La via del biasimo scelta da Gurdjieff in sostanza era la scelta di un comportamento appunto “biasimevole”, per evitare l’attaccamento e la dipendenza psicologica degli allievi. In poche parole Gurdjieff si comportava come uno stronzo emerito appositamente, in modo da non fornire appigli che producessero una dipendenza nelle persone a cui insegnava. Tuttavia pare che abbia un po’ esagerato con tale atteggiamento, producendo l’effetto contrario, come lui stesso ammette, seppur velatamente dato un notevole ego che lo contraddistingueva, proprio nel testo di cui parliamo.
      Buona giornata!

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