Presenza è concentrazione sul qui ed ora.

velocità-di-concentrazione

Campionato mondiale di pattinaggio: Jason Brown si esibisce. Quando si porta al centro della pista, viene inquadrato in primo piano. Sopra vedete due fotogrammi presi a meno di un secondo l’uno dall’altro. Il cambio di sguardo è evidente quanto davvero notevole. Nella foto a sinistra è uno sguardo indubbiamente più che presente, concentrato su quello che sta per fare; in quella a destra diventa simile alla lama di una katana: tagliente all’inverosimile (al di là della forma che prendono gli occhi); è evidente che all’interno è scattato qualcosa di non casuale: la Presenza.

Un attimo dopo il giovanissimo Jason porterà a termine una delle esibizioni più belle dell’intero campionato (che credo gli sia valsa il primo posto).

Durante questa esibizione, che vi includo alla fine dell’articolo, Jason non solo sarà tecnicamente incredibile, ma comunicherà un’energia del tutto rara.

Cosa ha fatto la differenza? Io credo che siamo nel campo di quello che molti definiscono “qui ed ora”. La concentrazione sul momento presente, sull’istante in corso. E Jason lo fa in un attimo. Questa persona “c’è”, si vede dalla foto a sinistra, quantomeno in quel momento. Un attimo dopo la sua mente cessa di interferire con il corpo e la consapevolezza: per questo lo sguardo diventa improvvisamente così affilato.

Riuscire a diventare presente in una frazione di secondo e poi mantenere questa presenza totalmente concentrata sull’Adesso, come lo chiamerebbe Eckart Tholle, gli ha permesso di impiegare una quantità di energia normalmente non disponibile.

Brown è in possesso indubbiamente di un grande talento ma questo non farebbe la differenza se non fosse in grado di esprimerlo. E’ la Presenza (guardate che non uso le maiuscole a caso) a consentirgli di farlo.

Ognuno di noi ha dei talenti: grandi o piccoli che siano, veniamo al mondo con una “riserva di vita” in dote che sta a noi sviluppare e questo lo possiamo fare solo se apprendiamo ad essere presenti lì, proprio in quel momento.

Non è una cosa che si possa apprendere facilmente: occorre volerlo, innanzitutto, e poi “mettersi al lavoro”. Ci sono tanti strumenti per fare questo lavoro che nel corso dei secoli grandi Maestri ed istruttori ci hanno lasciato. Ma quello che conta, alla fine, è comprendere che nello stato abituale, la maggior parte di noi non riesce ad esprimere ciò che ha all’interno, perchè non sa dove e come andarlo a pescare. Anzi, nella maggior parte dei casi non ritiene neppure che vi sia altro oltre a quello che vede di sé stessa.

I valori che perseguiamo abitualmente, pur essendo del tutto normali quanto degni di essere perseguiti, non sono tutto quello che c’è da vedere nell’universo. Anzi, a ben vedere ne rappresentano spesso solo quella parte estremamente superficiale che ci impedisce di cercare qualcosa di più.

Essere presenti significa sostanzialmente operare una continua scelta tra essere e non essere. Solo che prima ti deve venire il dubbio di non esserci, per volere il contrario. E questo dubbio necessita a sua volta di essere coltivato per lungo tempo, prima di trasformarsi in quella leva capace di muoverci verso una meta che ancora neppure intravediamo ma che all’interno già ci attira: la vita!

httpvh://www.youtube.com/watch?v=LEcdgUXvt6o&start=46

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