La tragedia di Bhopal: dopo 30 anni e 10.000 morti la fabbrica responsabile non è ancora bonificata

bhopal-3-dicembre-1984-nube-tossicaGuardate bene questa meravigliosa bambina. E’ solo una delle tante che soffrono ancora oggi a causa della schifosa impunità di cui godono le multinazionali. Questa ragazza soffre di disturbi dell’udito e del linguaggio. Non ieri, non 30 anni fa: oggi!

La storia completa la trovate su Panorama e al relativo link oltre che in un completo reportage a questo link e sul sito della fondazione Reuters.

In sintesi accadde che una nube tossica, sprigionatasi da una fabbrica di pesticidi della Union Carbide a Bhopal, grazie al mancato funzionamento di sistemi di sicurezza disattivati per ragioni di risparmio economico, uccise tra le 8.000 e le 10.000 persone.

Le conseguenze dell’inquinamento prodotto dalla nube tossica continuano ancora oggi, avendo inquinato (e continuando a contaminare) le acque ed i terreni della regione: si stima in 500.000 il numero di persone che ancora oggi soffre dei postumi di quell’inquinamento.

La Union Carbide ha a lungo negato ogni responsabilità, pur sapendo che non facendo nulla il numero di persone contaminate continuava a crescere. Lo ha fatto nella pressoché totale impunità dei suoi responsabili, transando per una cifra di circa 485 milioni di dollari (meno di mille dollari a vittima).

L’amministratore delegato americano fu condannato dalla Suprema Corte Indiana ma rimase libero negli Stati Uniti, mentre i responsabili indiani, puniti con una ammenda di meno di 500 dollari a testa, sono in libertà e hanno pure avuto il coraggio di presentare ricorso.

Tomm F. Sprick, Direttore di Union Carbide Information Center, ha riferito alla Reuters:

“Union Carbide, pur nel massimo rispetto e compassione per le vittime, ritiene che molti dei problemi discussi oggi siano stati risolti e le rimanenti responsabilità addossate a chi di dovere”.

Ponzio Pilato, al confronto, era un’educanda!

Ad oggi, lo stabilimento della Union Carbide (oggi Dow Chemicals), pur fermo, non è ancora stato bonificato e i depositi di isocianato di metile responsabili del disastro continuano a contaminare il terreno e ad inquinare le acque, provocando gravi intossicazioni negli adulti ed alterazioni genetiche nei feti e nei nuovi nati che vengono al mondo affetti da ogni genere di malformazioni e patologie.

Tutto questo grazie ad una multinazionale a cui il potere economico ha consentito non solo sostanzialmente l’impunità ma, cosa ancora più grave, di non dover fare nulla per rimediare all’immenso danno provocato agli esseri umani ed all’ambiente.

Questo sono oggi le multinazionali: del tabacco, del farmaco, dello zucchero o di qualsiasi altra cosa venduta alle masse, non importa. Una multinazionale è un organismo mostruoso la cui potenza e direzionalità consente alla stessa di fare quello che vuole nel nome di un unico comandamento: il profitto dei suoi azionisti.

Occorre fermare questi mostri. Ma per farlo non basta parlare: come per tutti gli altri cambiamenti che occorrerebbero a questo mondo e come ho già scritto, detto e ridetto negli anni, l’unica cosa che a questo punto può davvero fare la differenza è il cambiamento di ognuno di noi: un cambiamento individuale, profondo e completo.

Solo da quel punto sarà possibile costruire nel tempo una società che abbia un minimo di possibilità di essere decente.

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